A margine di queste considerazioni su OLTRE IL SENSO DEL LUOGO di Rossella Ferorelli riprendo - parte - della risposta data da Luca Molinari alla stessa. Chiamata in quel caso, a formulare una domanda al curatore del Padiglione Italia della Biennale di Venezia attualmente in corso:
Luca Molinari: Il problema della produzione teorica nell’ambito dell’architettura contemporanea è serio ma forse dovremmo cambiare prospettiva. Forse non è più tempo di grandi narrazioni teoriche, dei volumi decisivi che spostavano i baricentri tematici, forse il sistema carsico e frammentario dei blogger contemporanei sta modificando il nostro modo di produrre e scambiare teoria in architettura. Insieme credo che la cultura architettonica debba fare uno sforzo diverso, cercare in un mondo che sta cambiando radicalmente e drammaticamente le parole, gli stimoli e le risorse per ridefinire confini disciplinari e elementi per rielaborazioni teoriche.

In medium stat virtus (la virtù è nel medium): considerazioni a margine dell’indagine
Molto è stato già detto, negli ultimi tempi, sulle caratteristiche del blog come mezzo di comunicazione; eppure, molto probabilmente è ancora da dire sull’argomento. In particolare, a margine di un’indagine che ha avuto come consapevole oggetto, appunto, dei blogger, è necessario operare qualche considerazione basilare.
In primis occorre osservare la natura ibrida dello strumento, che galleggia in un limbo – fortissimamente rappresentativo del periodo in cui viviamo – tra cultura alfabetica e cultura elettronica. Della cultura alfabetica conserva chiaramente la struttura del diario, e presenta una certa resistenza all’integrabilità dei contenuti multimediali che invece gli deriva dalla percentuale di cultura elettronica in cui risulta calato. L’integrabilità è limitata, dicevamo, dalla rigidità della struttura linguistica con la quale i blog sono costruiti per facilitarne la gestione da parte di utenti che non conoscano approfonditamente i linguaggi di programmazione.
È, insomma, uno strumento che permette la condivisione di contenuti non-letterari in un numero limitatissimo di modi: sostanzialmente, tramite il link e l’embedding, mentre la più evoluta delle indicizzazioni possibili è il tagging1.
Ogni altro tipo di riferimento, sia esso interno (cioè un riferimento ad un post, contenuto in un altro post del medesimo blog) od esterno, è possibile solamente attraverso la pratica del copia-e-incolla, che è per costituzione l’ultima propaggine alfabetica, e tra l’altro la più obsoleta, a cui siamo attaccati sulla via della connessione totale. È chiaro infatti che il concetto di copia è del tutto estraneo alla logica connettiva, perché se un oggetto/contenuto è presente in rete, dato che i gradi di separazione tra me e tale oggetto/contenuto sono annullati da una connettività totale, è del tutto inutile che esso venga replicato. Devo solamente esplicitare il collegamento diretto ad esso, e ne avrò il pieno possesso. È interessante notare come, invece, il ricorso alle tecniche del copia-e-incolla e della scrittura manuale dei link sia stato necessario nella costruzione dei post che costituiscono l’indagine e nelle conclusioni riassuntive dei dati da essa emersi.
Quindi, testimoniata la (pur assolutamente affascinante) obsolescenza dello strumento blog nella logica dell’evoluzione della rete, si potrebbe ulteriormente osservare che lo stesso format dell’intervista asseconda decisamente questa obsolescenza, tant’è vero che si presta al passaggio cartaceo, la qual cosa sarebbe anch’essa di per sé degna di un’analisi che però conviene rimandare ad altra sede.
Ci si potrebbe, però, chiedere se sia questo il giusto modo di fare un’analisi dei blog, o se un giusto modo esista. Piuttosto, una simile operazione, portando senz’altro allo scoperto i limiti di cui si è detto, deve spingerci a chiederci di quali possibilità avrebbero bisogno i blogger per meglio integrare vicendevolmente i propri contenuti, e se esistano necessità specifiche dei blogger di architettura in questo senso. Forse, un motore grafico online con una logica wiki, o in generale una più semplice interfaccia di condivisione delle immagini e dei modelli potrebbero facilitare lo scambio di informazioni tra gli utenti architetti.
Questo, per quanto riguarda il metodo.
Per entrare, invece, nel merito dell’indagine, e volendo accettare che i blogger intervistati costituiscano quantomeno un campione fortemente rappresentativo della blogosfera architettonica italiana, si deve sottolineare, come pure è stato già fatto, che questi costituiscono una percentuale irrisoria (appena lo 0,13%) degli operatori del settore presenti nel paese. Ma occorre a questo punto chiedersi: che fetta, qualitativamente parlando, di tali operatori è stata intercettata dall’indagine?
La risposta a questa domanda può aprire diversi scenari interpretativi, se si considera l’assoluta disomogeneità delle preferenze espresse dagli intervistati.
Se, infatti, consideriamo i blogger come una categoria di per sé caratterizzante (perché denota una certa confidenza con la cultura informatica e della rete, il che potrebbe implicare quantomeno un discrimine anagrafico), allora la mancanza di una linea anche solo vagamente comune nelle scelte stupisce ancora maggiormente. Il fenomeno sembrerebbe confermare la scarsissima tendenza dei titolari di blogger al reciproco confronto e scambio, o se non altro l’assenza di qualsivogliano tentativi di fare rete, direzioni di ricerca comuni, o anche solo tendenze corporative.
Ma probabilmente è sbagliato, a questo punto, attribuire una componente unitaria alla blogosfera degli architetti, anche solo su base generazionale. D’altronde, quale tratto accomuna blogger dai 20 ai 65 anni, alcuni dei quali sono studenti, altri professori, altri professionisti della progettazione o della realizzazione, certi ancora sono teorici o critici, altri solo appassionati?
Un generico senso di appartenenza ad un settore culturale/economico e poco più, probabilmente, dato che le stesse ragioni che gli autori adducono all’apertura del loro blog variano dalla ricerca teorica a quella tecnologica, dall’approfondimento di temi di attualità alla semplice promozione del proprio lavoro2.
Compatibilmente con quanto detto, infatti, i dati restituitoci dall’intervista fanno emergere preferenze che è difficile confrontare tra loro per trarne conclusioni, soprattutto statistiche.
Che tipo di considerazioni, allora, ci restano?
Ci resta constatare ancora la duplice natura culturale della nostra nazione, divisa tra una sorta di anarchico rifiuto di conformarsi ad avanguardie d’importazione ed una patologica incapacità di porre le basi per la creazione di movimenti autoctoni. Un problema vecchio di ottant’anni, se vogliamo.
Ci resta sottolineare che questa schizofrenia coinvolge tutti i gradi dell’opinione, dal blogger autonomo ed autoreferenziale, che legge e rilegge quasi solo la sua produzione, agli istituti di formazione e ricerca, incapaci di comprendere i cambiamenti in atto e farne materia di discorso (polifonico) e di progetto.
Ci resta infine sperare che una piccola rete si stia creando proprio intorno a Wilfing Architettura e lavorare sodo per tenerla in vita.
- 27 settembre 2010
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Note:
1 Cfr. The era of the TAG, Derrick de Kerckhove, pdf consultabile online qui
2 Cfr. 0005 [BLOG READER] Homophilia e nuovi blog, indagine precedente ad Oltre il senso del luogo, condotta sempre da Salvatore D’Agostino, 16 maggio 2009. Disponibile online su Wilfing Architettura qui.
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Gli architetti dell’inchiesta
- 3XN [1]
- Aadrl [1]
- Abcarius & Burns [1]
- AKT (Adams Kara Taylor) [1]
- Alberti, Emilio [1]
- Alles Wird Gut [1]
- Altro Modo [1]
- Altro_studio (Anna Rita Emili) [1]
- Amatori, Mirko [1]
- Antòn Garcìa-Abril & Ensamble Studio [1]
- Aragona, Guido [1]
- Aravena, Alejandro [1]
- Archingegno [1]
- Architecture&Vision [1]
- Architecture for Humanity (Cameron Sinclair) [1]
- Archi-Tectonics [1]
- Asymptote Architects [1]; [2]
- Atelier Bow Wow [1]
- Ban, Shigeru [1]
- Barozzi-Veiga [1]
- Baukuh [1]
- Baumschlager & Eberle [1]
- Blogger donne (Lacuocarossa, Romins, Zaha, LinaBo, Denise e tante altre) [1]; [2]
- Bollinger+Grohmann [1]
- BM [1]
- C&P (Luca Cuzzolin e Pedrina Elena) [1]
- C+S (Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini) [1]
- Calatrava, Santiago [1]; [2]; [3]; [4]
- Campo Baeza, Alberto [1]
- Carta, Maurizio [1]
- CASE (David Fano) [1]
- Catalano, Claudio [1]
- Cirugeda, Santiago [1]
- Clément, Gilles [1]
- Cogliandro, Antonino [1]
- Contemporary Architectural Practice - Ali Rahim [1]
- Contin, Giulio [1]
- Coppola, Dario [1]
- Cosenza, Roberto [1]
- Critical garden [1]
- Cucinella, Mario [1]; [2]; [3]
- Dal Toso, Francesco [1]
- De Carlo, Giancarlo [1]
- Decq, Odile [1]
- Design Institute Cinesi [1]
- Diffuse, Luca [1]; [2]
- Diller Scofidio+Renfro [1]; [2]
- Dogma [1]
- Douglis, Evan [1]
- Duminuco, Enzo [1]
- Eifler, John [1]
- Eisenman, Peter [1]; [2]
- Elastik (Igor Kebel) [1]
- EMBT | Enric Miralles - Benedetta Tagliabue | Arquitectes associats [1]; [2]
- Emergent Architecture (Tom Wiscombe) [1]
- Ferrater, Carlos [1]
- Florio, Riccardo [1]
- FOA [1]
- Galantino, Mauro [1]
- Garzotto, Andrea [1]
- Gehl Architects [1]
- Gehry, Frank Owen [1]; [2]
- Gelmini, Gianluca [1]
- Grasso Cannizzo, Maria Giuseppina [1]; [2]
- Graziano, Andrea [1]; [2]
- Graypants (Seth Grizzle e Jon Junker) [1]
- Gregotti, Vittorio [1]
- Guidacci, Raimondo [1]
- Hadid, Zaha [1]; [2]; [3]: [4]
- Hensel, Michael [1]
- Herzog & De Meuron [1]; [2]
- Holl, Steven [1]
- Hosoya Schaefer architects [1]
- Ingels, Bjarke [1]
- Ishigami, Junya [1]
- Kahn, Louis [1]
- Kakehi, Takuma [1]
- Knowcoo Design Group [1]
- Kokkugia [1]
- Koolhaas, Rem [1]; [2]; [3]
- Kudless, Andrew [1]
- Kuma, Kengo [1]; [2]
- Lacaton e Vassal [1]
- Lancio, Franco [1]
- Libeskind, Daniel [1]
- Le Corbusier [1]
- Lomonte, Ciro [1]
- Lynn, Greg [1]
- MAB [1]
- Made In [1]
- Mau, Bruce [1]
- MECANOO [1]
- Melograni, Carlo [1]
- Menges, Achim [1]
- Moodmaker [1]
- Morphosis [1]
- Munari, Bruno [1]
- Murcutt, Glenn [1]; [2]
- MVRDV [1]
- Najle, Ciro [1]
- Njiric, Hrvoje [1]
- Notarangelo, Stefano [1]
- Nouvel, Jean [1]
- Ofis [1]
- Oosterhuis, Kas [1]
- Oplà+ [1]
- Oxman, Neri [1]
- Palermo, Giovanni [1]
- Pamìo, Roberto [1]
- Parito, Giuseppe [1]
- Park, Sangwook [1]
- Piano, Renzo [1]; [2]; [3]; [4]; [5]; [6]
- Piovene, Giovanni [1]
- Pellegrini, Pietro Carlo [1]
- Pizzigoni, Pino [1]
- Porphyrios, Demetri [1]
- R&Sie(n) (Francois Roche) [1]; [2]; [3]; [4]
- RARE office [1]
- Raumlabor [1]
- Rogers, Richard [1]
- Ruffi, Lapo [1]
- Salmona, Rogelio [1]
- SANAA (Kazuyo Sejima + Ryue Nishizawa) [1]; [2]; [3]; [4]
- Sandbox [1]
- Sanei Hopkins [1]
- Sauer, Louis [1]
- Schuwerk, Klaus [1]
- Servino, Beniamino [1]
- Siza, Alvaro [1]; [2]; [3]; [4]; [5];[6]
- Soleri, Paolo [1]
- SOM [1]
- Sottsass, Ettore [1]
- Souto de Moura, Eduardo [1]; [2]; [3]
- Spacelab Architects (Luca Silenzi e Zoè Chantall Monterubbiano) [1]
- SPAN (Matias Del Campo+Sandra Manninger) [1]
- Spuybroek, Lars [1]
- Studio Albanese [1]
- Studio Albori [1]
- Studio Balbo [1]
- StudioMODE + MODELab [1]
- Supermanoeuvre [1]
- Tecla Architettura [1]
- Tepedino, Massimo [1]
- Terragni, Giuseppe [1]
- Tscholl, Werner [1]
- Tschumi, Bernard [1]
- Uap Studio [1]
- Uda [1]
- UN Studio (Ben Van Berkel) [1]; [2]
- Vanelli, Nildo [1]
- Vanucci, Marco (Open System) [1]
- Verdelli, Roberto [1]
- Vulcanica Architettura [1]
- Wiscombe, Tom [1]
- Zoelly, Pierre [1]
- Zordan, Filippo [1]
- Zucca, Maurizio [1]
- Zucchi, Cino [1]
- Zumthor, Peter [1]; [2]; [3]; [4]; [5]; [6]
Epilogo: Il massimo di diversità nel minimo spazio
Note conclusive sull'inchiesta: