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29 settembre 2008

0010 [A-B USO] Museo della stupidità a Catania

Articolo di Filippo Gravagno per Wilfing Architettura

Non sono un frequentatore abituale degli spazi virtuali e non nutro molta fiducia nelle forme e negli strumenti della cosiddetta democrazia virtuale.

Ma sollecitato ad esprimere la mia opinione in merito al progetto di Corso Martiri della Libertà non posso che ribadire ciò che ho avuto modo di affermare in qualche altra sede.
E’ un pessimo progetto per la città ma è anche il miglior progetto di cui è capace questa città.
Poiché questa affermazione si presta a qualche fraintendimento provo, sinteticamente, a spiegarne il senso.
Da anni ormai chi si occupa di urbanistica e soprattutto di progetto urbano sa bene che la qualità di un progetto è intimamente legata alla qualità del processo che lo ha prodotto. Il progetto “è”, infatti, il processo che ha partorito una determinata configurazione dello spazio. Ce lo hanno fatto capire nella prima metà del novecento Paul Klee con la poetica della sua pittura e dopo di lui, quarant’anni di riflessioni epistemologiche che hanno informato la scienza e le discipline del progetto.
Se quindi dobbiamo valutare ciò che abbiamo davanti come documentazione tecnica sulla base delle modalità con cui è stata prodotta e soprattutto delle razionalità che la hanno informata non possiamo che esprimere un giudizio negativo su tutto il progetto.
Detto questo però è necessario anche prendere atto del fatto che rigettare questo progetto significa anche azzerare il processo di definizione di quest’area per riavviarlo in una situazione e un contesto che di fatto restano immutati e che, quindi, non possono che produrre, qualora si riuscirà a farlo, qualcosa di ancora analogo. Alla luce dell’oggi non vedo, infatti, ragioni nuove che portino a sperare che una realtà che in cinquant’anni non è riuscita a trattare e a risolvere un tema come questo possa poi improvvisamente dotarsi delle necessarie capacità per affrontarlo in modo differente.
Non c’è quindi nessuna alternativa all’attuale progetto? No, anch’io ho una alternativa da proporre.
L’alternativa che mi sento di proporre è l’esproprio dell’intera area, il costo dovrebbe aggirarsi solo sui 90 milioni di euro, per consentire di conservare l’attuale voragine e trasformarla magari in un museo. Nel museo della stupidità di Catania. Sarebbe una nuova grande attrazione turistica della città. Porrebbe Catania alla stregua e sullo stesso piano di Bilbao e delle tante altre città europee che hanno investito per il proprio futuro sulla cultura. Qualche critico d’arte non troverà alcuna difficoltà a sponsorizzare l’operazione che già di per sé potrebbe essere considerata il più grande esperimento di land art urbana, visto che questa voragine costituisce, ad oggi, il più grande vuoto urbano interno ad un tessuto urbano storico d’Europa.

La città ne avrebbe finalmente un possibile rientro economico e, forse, anche un nuovo simbolo capace di sostituire quell’elefante di cui nessuno ha mai capito il significato. Il simbolo della sua assoluta incapacità di discutere, confrontarsi e decidere. Sarebbe anche l’emblema di ciò che la modernità ha prodotto in questa città e di ciò che sono stati i suoi ultimi cinquant’anni. E chissà se partendo da questo buco finalmente non diventa possibile parlare anche del resto della città.
Una città che per cinquant’anni non è in grado di decidere da sola del suo futuro non è una città. E’ una accozzaglia di spazi, edifici e persone che non hanno alcun programma e alcun progetto in comune, quindi, nessuna possibilità di futuro.
A conclusione di questo breve contributo vorrei solo dire che la mia proposta non vuole assolutamente avere un carattere provocatorio ma, vista la situazione generale in cui versa la città, un carattere eminentemente propositivo e progettuale, da mettere sullo stesso piano delle tante altre proposte di sistemazione urbanistica dell’area, apparentemente più sensate, sino ad oggi messe in campo come possibili alternative.

Consiglio di lettura: Piera Busacca e Filippo Gravagno, "L'occhio di Arlecchino. Schizzi per il quartiere San Berillo a Catania", Gangemi, 2004

Consiglio di ascolto: La notte di radio uno: "La notte e la città: Catania", puntata del 01 novembre 2007:
- il sincero Umberto Scapagnini
- l'esagerato Enzo Bianco
- il funereo Giacomo Leone Umberti
- il crepuscolare Carmelo Nicosia

Intersezioni ---> A-B USO

25 settembre 2008

0015 [MONDOBLOG] Intervista Blog a Davide Del Giudice


di Salvatore D'Agostino

L'architettura implementata in un'intervista con l'autore del blog MADE in CALIFORNIA.

Salvatore D'Agostino
«Il genio di Manhattan consiste nella semplicità con cui l'apparenza si scinde dalla realizzazione: l'illusione architettonica rimane intatta pur abbandonandosi interamente alle esigenze della metropoli; l'architettura si relaziona alle forze della Großstandt come un surfista alle onde.» (Rem Koolhaas)
Cercando nella rete sul tuo blog appare scritto: MADEinCALIFORNIA, nella terra dei surfisti e dell'architettura… Tralasciando il perché del tuo blog (Leggi: Why Made In California?), trovi che ci sia veramente un'analogia tra surf e architettura?

Davide Del Giudice Si potrebbero trovare diverse analogie tra l'architettura e il surf, ma quella che ritengo più importante è la sensazione che provi nell'azione di fare architettura e fare surf. L'unica differenza è il tempo. In architettura prima di avere dei risultati concreti ci vuole molto tempo, nel surf tutto è molto più immediato. Fare surf non è solo uno sport, è uno stile di vita. Quando fai surf l'oceano scambia con te la sua energia, ti trasmette la sua forza. Quando sei sulla tavola e cavalchi l'onda, in quel momento ti sembra di volare. In California, patria del surf, molti praticano questo sport anche i bambini. Ho vissuto con un surfista e ho amici surfisti e tutti mi dicono la stessa cosa: fare surf ti rende libero.
Uno dei miei film preferiti è Point Break, di Kathryn Bigelow; un gruppo di surfisti sopravvive alla vita di tutti i giorni compiendo continue esperienze adrenaliniche e rifiutando il sistema. La loro "droga" è l'adrenalina: si lanciano con il paracadute, fanno sport estremi e per pagarsi tutto questo fanno rapine a Los Angeles. Lo spirito del film è quello di vivere una vita libera priva di costrizioni.
Anche nell'architettura, quando progettiamo ci sentiamo liberi. Gli architetti trovano la loro libertà in quei segni grafici che creano sul foglio bianco, anche se costretti dai vincoli, dalle normative, dai costi riusciamo a creare la nostra architettura e quando ci riusciamo abbiamo raggiunto la nostra libertà. Come in Point Break dove il messaggio è che la vita si deve vivere al limite, se no è solo una vita vuota, in architettura dobbiamo osare e andare oltre i nostri limiti per creare qualcosa di interessante.

Recentemente hai partecipato a diversi workshop: Una stanza di luce; Architettura Parametrica - approccio al progetto di architettura attraverso software parametrici; Prototyping the city. In che misura, queste esperienze, sono state formative?

Dopo aver frequentato questi workshop posso dire che sono stati tutti e tre molto formativi aprendo nuove strade alla mia agenda personale di ricerca: i pattern generativi, features parametriche e la prototipazione, la realizzazione di un padiglione eco-parametrico. Ognuno di questi tre workshop ha lasciato qualcosa nel mio bagaglio personale che col tempo vorrei riprendere e continuare ad approfondire nel blog.
Consiglio a tutti gli studenti, ma anche ai professionisti, di cogliere l'occasione di partecipare ai workshop e rimanere costantemente aggiornati. Vorrei anche sfatare il luogo comune della facoltà di architettura italiana che non prepara lo studente. La facoltà dà gli strumenti per capire come organizzarsi una volta raggiunto il mondo del lavoro; certo facciamo una fatica immensa, ma a questo ci si abitua.

Il workshop "una stanza di luce" è stata l'occasione per lavorare in modo intensivo per 3 giorni ad un progetto di una stanza di un museo. Il tema è stato quello di progettare il sistema di illuminazione naturale di questo spazio lavorando sulle aperture dell'ultimo solaio, in modo da ottenere un esatto quantitativo di luce naturale prefissato. Ognuno di noi ha fatto dei plastici in scala sempre più dettagliati partendo dallo studio di superfici con aperture che seguivano dei pattern che si adattavano a seconda della quantità di luce da portare all'interno della stanza. Abbiamo lavorato in un ambiente molto suggestivo e stimolante, la mostra dei progetti dello studio MCA alla Cavallerizza Maneggio Chiablese di Torino. L'architetto Mario Cucinella con le sue critiche costruttive nella fase centrale e finale del workshop è stato molto prezioso e indispensabile per la riuscita di ogni progetto.

Il secondo workshop mi ha dato la possibilità di conoscere Maria Ludovica Tramontin (asp(e)x esperimental architecture, UNICA, Pratt Insitute, NY, USA) e Erich Schoenenberger (Su11 architecture+design, Pratt Insitute, NY, USA ). Oltre ai due tutor ho conosciuto un gruppo di studenti sardi e ora amici blogger che si occupano di architettura parametrica in Italia. Forse la cosa che mi ha colpito di più di questo workshop è stato appunto questo sistema di relazioni che si è andato a creare. Tre giorni intensivi lavorando con il software Generative Components della Bentley con persone molto preparate che condividevano la mia stessa passione. Anche in questo workshop il risultato finale è stato quello di creare qualcosa di tangibile, creato con il software e una macchina a taglio laser: un modulo tridimensionale che si adatta nello spazio in forma e dimensioni seguendo le u e v di una superficie generata da tre curve.

L'ultimo workshop è stata una summer school organizzata dal Politecnico di Torino, L'Architectural Association di Londra e la Columbia University di New York. Ognuna di queste tre facoltà di architettura aveva dei docenti come rappresentanti. Questa volta non ero studente ma sono passato dall'altra parte, essendo nel team dei tutors. La summer school consisteva in progettare e realizzare un padiglione ecologico con duecento stick di legno e duecento assi, tramite software parametrici come Grasshopper di Rhino4, Processing e Maya. In questa esperienza ho lavorato in un ambiente molto creativo e con studenti con un altissimo potenziale, ognuno di loro era specializzato in qualcosa e lavorava insieme agli altri per realizzare un progetto comune. Per questa summer school ho creato un blog http://www.protocity.blogspot.com/ . È stata molto intensa anche la review finale con la jury composta da Brett Steele, Antonino Saggio, Bernard Cache, Yasha Grobman, Enrico Morteo e Stefano Mirti, dove tutti gli studenti hanno uplodato ogni giorno il processo progettuale e gli esperimenti sui materiali.

Che cosa intendi per architettura parametrica?

Parametrica è un'entità geometrica creata da variabili. Con un sistema parametrico si ha un concetto di spazio legato ad un insieme di dati che possono essere modificati generando una nuova entità geometrica. È un concetto molto pratico: data una serie di dati otteniamo una forma e in un qualsiasi momento modificando il valore di questi dati automaticamente modificheremo la forma iniziale.

Con l'introduzione del computer il disegno architettonico è diventato parametrico. I primi esempi di moduli parametrici sono stati i blocchi di Autocad, utilizzati negli arredi o per i moduli in facciata. In qualsiasi momento editando il blocco di partenza e modificando le dimensioni il disegno viene aggiornato con le modifiche apportate ovunque siano stati utilizzati i blocchi. Una proto-parametrizzazione la troviamo nell'utilizzo di strumenti xref e dei blocchi 2d e 3d di Autocad che hanno ottimizzato il flusso di lavoro grazie ad un sistema di aggiornamento dei disegni fatti da un team composto da diverse persone che lavora sullo stesso file. Questo è il concetto che sta alla base dei sistemi attuali BIM (building information modeling). Chi si occupa dei prospetti automaticamente modifica gli elevati e il software aggiorna anche le piante. Non solo, scegliendo il pacchetto dei materiali che compongono i muri perimetrali, possiamo avere dal software i disegni alle varie scale di dettaglio. Più input forniamo al software più output potremo ricevere.

Ho provato tempo fa il software Autodesk Revit e penso che sia il futuro del disegno architettonico per questo semplice motivo, non possiamo permetterci di perdere tempo ridisegnando da capo e svariate volte parti del progetto. La strategia vincente sarà quella di pianificare le parti del progetto con le giuste variabili per rendere parametrico l'intero progetto e poterlo modificare con pochi click. Ogni software parametrico lo fa a suo modo con la propria interfaccia. Ad esempio Paracloud lavora interfacciandosi con un foglio di calcolo Excel e il software di modellazione Nurbs Rhinoceros. Il software Generative Components della Bentley lavora con una struttura a ramo in cui i nodi sono la chiave del progetto. Quando creiamo una nuova entità o una modifica nel progetto possiamo registrarla e ottenere una storia parametrica del processo progettuale, modificabile in qualsiasi momento.

Una volta finito il modello possiamo alterare ad esempio il primo nodo che detta le regole delle curve generatrici della forma e aspettare qualche secondo per vedere il software al lavoro che modifica interamente il progetto al posto nostro e risparmiandoci ore di lavoro. In campo architettonico avremo a mio parere nuove possibilità per quanto riguarda la risoluzione di problemi geometrici e spaziali. Sarà molto più semplice raggiungere dei risultati scomponendo e risolvendo i singoli sottosistemi del progetto e parametrizzando con delle regole i sottosistemi. Avremo nel progetto degli elementi fissi e altri variabili che saranno controllati dal software grazie alle regole che noi imposteremo. Investiremo il tempo impiegato per tutta la fase iniziale di parametrizzazione e scelta delle equazioni variabili per poi risparmiarlo in fasi più avanzate del progetto quali i disegni esecutivi e la realizzazione stessa del progetto.

Diversi studi di architettura utilizzano questo processo progettuale, ad esempio automatizzando parti della struttura come i giunti e i montanti. Non solo dettagli tecnologici e forma architettonica, l'architettura parametrica ha invaso da tempo anche i campi della progettazione urbanistica. All'Architectural Association di Londra il corso di master DRL ha da anni, come agenda, il titolo Parametric Urbanism. Un metodo di progettazione associativa è utilizzato per controllare le informazioni locali e dinamiche che derivano dall'analisi di uno spazio urbano e della società che lo governa per creare un sistema intelligente che regola forma, organizzazione e performance di spazi urbani, strutture e infrastrutture. Un esempio di associative design è il progetto del research studio synthetic vernacular, tenuto da Peter Trummer del Berlage Institute. I dati analizzati sono stati utilizzati per creare un set di regole che genera un sistema parametrico per un progetto di un'area urbana a Shanghai.

L'architettura parametrica quindi è metaprogettazione organizzata attraverso i software. Più aumenta la sofisticazione nell'utilizzo dei sistemi di disegno assistito più si riesce a processare l'idea/forma dell'oggetto architettonico. Quali sono i suoi limiti?

I software parametrici vengono utilizzati o in modo massivo all'interno di un progetto o solo per alcune parti, ma in entrambi i casi ci sono dei limiti. Quello più frustrante è la velocità di realizzazione dei disegni. Districarsi all'interno di questi tipi di software è molto difficile e bisogna spendere molte ore di esercizio per poter riuscire a disegnare qualcosa che con gli altri software riusciremmo a realizzare in pochi click. Il limite appunto è il tempo iniziale di apprendimento e di impostazione delle variabili durante il processo progettuale.  È però un tempo che investiamo perché sarà tutto quel tempo che con gli interessi risparmieremo quando dovranno essere apportate delle modifiche al progetto. Personalmente io utilizzo Rhinoceros perché trovo che sia il software che più si avvicina alla velocità del disegno a mano, strumento che per me risulta essere il più veloce e l'unico che accompagna l'intero processo progettuale. Utilizzo il software base correlato con alcune tools e qualche rhinoscript e con l'uscita del plugin Grasshopper anche i modelli in Rhino possono diventare parametrici.

Secondo me è fondamentale trovare il proprio set di software e tools per compiere il lavoro e seguirne gli aggiornamenti è la soluzione per poter risparmiare tempo.

La tua preparazione sembra ricalcare un percorso 'virtuoso': studi in un'università italiana non periferica, esperienza di formazione estera, specializzazione attraverso diversi e mirati master.   È  questo il percorso attuale dello studente italiano nelle nostre università di architettura?

Ho studiato al Politecnico di Torino e fin da studente ho frequentato molti workshop in Italia e all'estero e ho fatto diversi concorsi internazionali con studi di architettura. Ho sempre cercato di fare tutto ciò che mi veniva proposto e non perdevo tempo a partire per fare qualche nuova esperienza. Quello che ho imparato in questi anni di università è che bisogna fare molta pratica e lavorare duro per ottenere dei risultati accettabili e più facciamo pratica e più accumuliamo esperienza, elemento fondamentale per fare l'architetto. Lo studente italiano medio ormai ha un rapporto molto smaliziato con il computer e ha sete di conoscenza. Molti di loro preferiscono documentarsi sui blog degli altri studenti che frequentano corsi all'estero piuttosto che comprare riviste o libri molto costosi.

La quantità di informazioni che abbiamo al giorno d'oggi è davvero immensa, il parametro fondamentale è l'accessibilità a queste informazioni. Tutti ormai abbiamo una connessione a internet per poter accedere alle informazioni e vedere cosa succede nel mondo. Chi ha la possibilità, viaggia e conosce la realtà che esiste all'estero, un esempio sono i programmi Erasmus e Socrates o i Visiting Student Programs. Con questo sistema molti studenti italiani vanno all'estero per fare nuove esperienze e capire come si progetta fuori dall' Italia. Ormai fioccano i workshop estivi e le summer school delle più prestigiose facoltà estere, ma anche in Italia ultimamente si sta muovendo qualcosa.


Grazie alla rete i campi della ricerca si estendono e vanno oltre le mura del laboratorio di progettazione. Durante il percorso della mia tesi ho avuto modo di conoscere e far conoscere la mia ricerca a diversi architetti; è così che ho conosciuto il mio correlatore di tesi. Il mio blog pian piano ha preso la strada del design computazionale, che è un po' quello che cercavo, cioè trovare il mio design e il mio metodo di progettare. Grazie al blog conosco varie persone che sono interessate a quello che pubblico e con loro nasce a volte un sistema di scambio di conoscenze molto interessante e spesso e volentieri riesco a conoscerli di persona. 

Franco La Cecla nel suo pamphlet Contro l'architettura afferma: «Ma si sa, gli architetti non leggono, sfogliano». Quali sono i tuoi riferimenti?

È  vero che gli architetti sfogliano e non hanno tempo per leggere, ma è anche vero che se vogliamo riusciamo a ritagliarci degli spazi per leggere durante la nostra giornata. Abbiamo la necessità di immagazzinare nella nostra memoria tante immagini diverse per crearci un nostro archivio formale e tecnologico, ma allo stesso tempo sentiamo la necessità di leggere e capire la complessità che sta dietro ad un progetto. Io leggo molto in treno ed, essendo un pendolare, lo faccio tutti giorni. Ultimamente leggo molti testi che scarico direttamente da internet, quando navigo e vedo qualcosa che mi interessa lo mando in stampa e lo metto in borsa. I miei riferimenti sono i blog che salvo nel mio aggregatore e che consulto periodicamente e ormai sono davvero tanti.

I blog principali che si occupano di design computazionale sono Data-Tribe, De Zeen, Design Reform, ctrl i, DigitAG& e The very many. Le archistar che seguo ora sono i MAD, Zaha Hadid, Mario Cucinella, Massimiliano Fuksas e i più giovani Emergent architecture, Modostudio e AquilialbergIl mio libro preferito è Toyo Ito. Istruzioni per l'uso a cura di Andrew Barrie, Rachaporn Choochuey e Stefano Mirti, un libro che consiglio di leggere a tutti i giovani architetti. Le riviste che leggo sono The Plan, A+U e Abitare.

25 settembre 2008
Intersezioni ---> MONDOBLOG

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Note:
Si possono leggere altri commenti su MADEinCALIFORNIA On Wilfing

Pubblicato sulla presS/Tletter n. 26-2008

22 settembre 2008

0001 [APPUNTI DI VISTA] Due immagini simili, ma divergenti

di Salvatore D'Agostino

Appunti da appuntare: der. di punta con ad- e -are. Ad-: Verso, presso, vicino. -are: individua l'infinito dei verbi della prima coniugazione. Punta: dal lat. tardo pŭncta(m), der. di pungĕre "pungere".
Campi semantici di vista: facoltà di vedere, visione, ciò che si vede (panorama), sguardo, occhiata, apparenza, aspetto, finestra, apertura.
Appunti di vista indaga verso/presso/vicino il punctum (barthesiano) della vista inteso in senso lato.
«Mohamed Atta, quando lanciò il volo 11 dell’American Airlines contro la torre nord del World Trade Center, l’11 settembre del 2001, stava esprimendo tutto il suo risentimento verso quanto l’edificio simbolizzava: il trionfo del materialismo nella nostra epoca, il successo e la ricchezza dell’America, lo strapotere dell’alta finanza, e l’arroganza della città moderna. Stava anche dichiarando un vecchio rancore nei confronti del modernismo in architettura, contro cui si era già espresso nella sua tesi per il master alla facoltà di architettura di Amburgo. La tesi trattava dell’antica città di Aleppo, devastata dal presidente siriano Hafiz al-Assad durante la sua lotta spietata contro la Fratellanza Musulmana, ma ancora più devastata dai grattacieli che prendono il posto delle antiche strade e superano in altezza le sottili dita imploranti delle moschee. Questo modernismo distruttivo era, per Atta, un simbolo dell’empietà del mondo moderno e del brutale disprezzo nei confronti della città islamica». Roger Scruton, L’Architettura tra arte e scienza, traduzione di Stefano Silvestri, Il covile, Anno VIII, N° 441

Immagine tratta dal sito ufficiale della NASA

La NASA in occasione dell'ultima ricorrenza nella sua quotidiana rubrica Image of the Day Gallery ha pubblicato una foto satellitare di quel giorno, si nota la vastità della striscia di fumo alimentata dalle torre gemelle. Il comandante Culbertson quel giorno commenta: è una ferita aperta sul nostro paese.


Immagine tratta dalla rivista Diario

Per una strana associazione d'idee, quest'immagine mi rimanda in Sicilia all'eruzione dell'Etna, ottobre 2002. Quel giorno segna il declino politico/economico di Catania.


22 settembre 2008
Intersezioni ---> APPUNTI DI VISTA

19 settembre 2008

0014 [MONDOBLOG] MADE in CALIFORNIA ---> Architettura parametrica

di Salvatore D'Agostino
Riprendendo lo spirito di  Jorn Barger  - tra pionieri blogger - i cui post erano degli appunti di ricerca sull'intelligenza artificiale, più che un blog un work in progress senza limitazioni, il blog MADE in CALIFORNIA di Davide Del Giudice usa la stessa logica, un lavoro in lento, ma continuo progresso sull'architettura parametrica.













19 settembre 2008 (ultima modifica 4 settembre 2012)


Intersezioni ---> MONDOBLOG

16 settembre 2008

...a proposito di Bla UIA, Bla Geodesign, Bla Casa per tutti...

..tracce sulla rete per chi si è perso gli eventi di maggio/luglio...

bla... dal 24 maggio al 6 luglio 2008 sono stati esposti al Palafuksas di Torino i progetti del concorso Geodesign. 48 architetti/designer sono stati chiamati ad indagare e risolvere problemi concreti della città con la logica dell'autocostruzione (es.: braccialetti porta preservativi, accessori per hammam, nuovo tipo di berimbau, orti urbani, stendipanni, panca trasformabile, seduta dissuasore, toilette per i murazzi, pontili mobili per canoisti). Su abitare numero 483, giugno 2008, ne parlano la curatrice della sezione MoMA Paola Antonelli, l'artista e collezionista Vladimir Archipov, il direttore della mostra di Architettura alla Biennale di Venezia 2008 Aaron Betsky, l'architetto Sami Rintala e il crtico di design John Thackara. Geodesign è una sperimentazione di progettazione dal basso, sofisticato per la qualità dei progettisti e delle aziende presenti. Vi trascrivo un commento tratto dal dibattito, Vladimir Archipov: «Comunque l'idea che sta dietro a Geodesign mi sembra un approccio dà "tappabuchi", un camuffamento. Anche se l'arte, come il design, ha un'importante missione sociale, così diventa un atto di carità. Mi sembra strano che alla domanda "Hai un problema?" si possa rispondere "Non ti preoccupare te lo risolvo io!"»

bla... dal 23 maggio al 14 settembre è stata aperta una mostra alla Triennale di Milano dal tema Casa per tutti a cura di Fulvio Irace e Carlos Sambricio: «L’idea sostanzialmente è di affiancare a una mostra per “esempi” storici, una sezione sulla contemporaneità che presenti e spieghi le più diverse soluzioni di un abitare temporaneo: dalle case d’emergenza alle case autoprodotte, a quelle per utenti speciali (case per studenti, case per ragazze, case per nomadi, case per operai, la casa-abito, etc,), comprese le investigazioni di artisti che hanno posto tale tema al centro del loro lavoro.
La mostra [...] pone al centro i nuovi bisogni che emergono dalle domande di socialità di comunità o singoli espropriati degli elementari diritti all’abitare che Zygmunt Bauman [sic.]  ha definito in un suo recente studio le
vite di scarto.
Si vuole insomma dare una risposta progettuale – e propositiva – al bollettino di guerra scandito quotidianamente dalle cronache delle nostre città, dalla rivolta delle banlieu francesi alla caccia al rom delle nostre».
Autori:  Alejandro Aravena, Massimiliano Fuksas, MVRDV, Kengo Kuma, Cino Zucchi. 
Qualcuno c'è stato?

bla... dal 29 giugno al 3 luglio 2008 si è svolto a Torino il XXXIII Congresso Mondiale degli Architetti Transmitting architecture  (pagina web non più visibile). Leggendo il manifesto conclusivo Dalla crisi di megacity e degli ecosistemi verso eco-motropoli l'era post-consumista l'architettura sembra aver abbandonato il prefisso Bio- (Bios- dal gr. vita) è abbracciato quello Eco- che se pur  semanticamente rimanda all'idea di casa/ambiente (oiko- dal gr. abitazione) concretamente avvia il processo verso le nuove frontiere economiche due esempi: l'IKEA a breve commercializzerà i suoi pannelli solari e il tema dell'Expo del 2015 di Milano Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Nella speranza che l'eco- non perda il suo contenuto vitale e non sia svuotato di significato dagli speculatori e dai piazzisti.
Intersezioni ---> ...a proposito di...

13 settembre 2008

0013 [MONDOBLOG] Intervista Blog 'The city of blogs'

di Salvatore D'Agostino
Gli architetti e i blogs in una conversazione con Miki Fossati e Emanuele Piccardo autori di 'The city of blogs'. 

Salvatore D'Agostino Il primo post di The city of blogs è datato 30 giugno 2008, nasce ufficialmente a Torino all'interno delle iniziative del XXIII UIA World Congress of Architecture. Cos'è o che cosa sta diventando "The city of blogs"? 

Miki Fossati The city of blogs nasce come iniziativa di presenza all'interno del congresso UIA di Torino. Presenza intesa in senso fisico ed in senso informativo: produrre contenuti direttamente dall'interno della manifestazione, in tempo reale, agilmente, senza mediazione; creare spazi di discussione con caratteristiche analoghe di immediatezza e diffusione, il tutto utilizzando la rete come strumento principale di propagazione delle idee. A partire da questi principi abbiamo creato un vero e proprio aggregatore di blogs che parlano di architettura, a partire dal quale poter estrarre un po' di voci sui temi che consideriamo interessanti nel campo della sperimentazione e della sostenibilità nel design, nell'arte e nell'architettura.
A queste voci abbiamo unito anche la nostra per denunciare via via una serie di palesi incongruenze all'interno di quello che doveva essere un luogo di confronto, dal titolo Transmitting Architecture e che si è rivelato invece un luogo chiuso dominato da sentimenti luddisti di asservimento ai poteri forti, incapace di comunicare alcunché. Cosa sta diventando questo progetto ricorda quel che mi diceva mia nonna, analfabeta: «da grandi si diventa quello che si è». L'evoluzione di The city of blogs lo porterà ad essere un luogo di discussione, una raccolta il più possibile democratica di voci lontane tra loro, ma ugualmente importanti, il risultato di una ricerca volta a riconoscere con i fatti il valore della produzione disintermediata di contenuti nel campo dell'architettura, dell'arte contemporanea e nei campi a loro affini.

Emanuele Piccardo The city of blogs è una sinergia tra Archphoto e Miki Fossati, già autore della ristrutturazione informatica della rivista, in occasione di UIA, affinchè UIA potesse proporsi come una occasione per discutere e far discutere con uno strumento veloce e contemporaneo come il blog sulle tematiche affrontate dal Congresso. È vero il macro tema di Torino era "comunicare" l'architettura in una forma demagogica e banale, al punto che noi stessi siamo giunti alla conclusione che l'architettura non si può trasmettere con le parole, ma solo attraverso l'architettura, ossia il progetto e la realizzazione da parte di architetti sensibili e capaci. 
The city of blogs è la città dei blogs, un progetto teorico che immagina di creare una città mentale, fluida, non formale, un plateau dove si posizionano i differenti approcci all'architettura, in futuro il progetto ha l'ambizione di svilupparsi ulteriormente attraverso una tematizzazione sempre più forte. Il congresso torinese è stato un momento in cui abbiamo fatto delle verifiche, abbiamo sperimentato con e per la rete un modo nuovo di comunicare avendo ben presente il senso etico del nostro procedere.

Mi puoi spiegare meglio che cosa intendi per "aggregatore di blogs"?

MF Un aggregatore è un aggeggio che si legge tutti i post dei vari blog che aggrega e ne presenta alcuni a noi mortali secondo un criterio (quale non è importante, può essere una specie di classifica o una valutazione di ordine semantico). Questo dovrebbe aiutare noi mortali a gestire meglio l'enorme quantità di informazione prodotta su determinati temi. Una specie di rassegna stampa globale, se vuoi, ma totalmente automatica. La particolarità di The city of blogs è che oltre al lavoro di aggregazione permette l'inserimento diretto di contenuti.

Alexander Halavais, uno studioso che indaga l'influenza dei fenomeni informatici sulla società, afferma:
 «Internet, la rete e ora la blogosfera rappresentano sistemi guidati dagli stessi bisogni sociali di base che aveva la città.»
Quali sono i 'bisogni sociali' dell'architetto che rintracciate sul vostro aggregatore? 

MF Premetto che sono convinto che Halavais si sbagli nella sua analisi della rete per l'atteggiamento ingenuo tipico di alcuni professori anglosassoni a cui sfugge la reale complessità delle cose per mancanza di conoscenza dei sistemi di funzionamento: «Faccio tredici modifiche a Wikipedia con tredici utenti diversi, mi beccano, quindi Wikipedia è affidabile, fine della questione». L'affermazione che citi è altrettanto palesemente ingenua, perché alla premessa si potrebbe sostituire qualunque cosa "la lievitazione del pane rappresenta sistemi guidati dagli stessi bisogni sociali di base (quali?) che aveva (aveva? e adesso?) la città", oppure "l'accrescimento dei cristalli..." o "l'auto-organizzazione dei termitai...". Assomiglia alle spiegazioni che si danno ai bambini, ipersemplificazioni inesatte che colgono solo alcune superficiali similitudini, ma non il cuore del problema. Non è sufficiente che un sistema abbia una certa complessità per giustificare il paragone con "la città" la cui stratificazione temporale e culturale è difficilmente replicabile in una situazione di quasi completa alea com'è la rete.
La rete è ovviamente un sistema composto da emergenze di sottosistemi organizzati più o meno spontaneamente e questi sottosistemi spesso (o sempre? bisognerebbe farci uno studio serio) si organizzano attorno ai bisogni, i più forti dei quali sono l'informazione, il business ed il sesso. Il fenomeno dei social networks esula un po' da questa analisi e meriterebbe a sua volta una riflessione anche se è un po' presto per cogliere la portata del fenomeno in termini di potenzialità socio-culturali.

Detto questo, i bisogni sociali dell'architetto sono fondamentalmente comunicativi e possiamo in effetti suddividere la categoria in due grandi scuole di pensiero: quelli che il problema comunicativo non se lo pongono perché sono troppo occupati a vincere premi internazionali, a distruggere gli skyline di mezzo mondo e ad alimentare il proprio ego smisurato e quelli che il problema comunicativo non se lo pongono, ma per fortuna le loro opere ed il loro pensiero hanno una grande valenza culturale che qualcuno poi deve prendere la briga di tradurre in un linguaggio più "letterario" e ci auspichiamo distante da quello tecnico degli architetti.
Tra questi due poli si situa un'enorme "zona grigia" composta di moltissime voci capaci di cogliere aspetti interessanti (critici, divulgativi, promozionali, riflessivi) che l'affaccio dell'"architetto" sulla rete comporta, zona grigia che noi tentiamo di toccare.

Ma è possibile che i blogger/architetti determinino dinamiche innovative anche nel contesto sociale in cui operano? Non si rischiano interazioni fluide con un approccio sul territorio debole?

MF Gli architetti in genere non determinano alcuna dinamica innovativa, se non a causa di variabili che in generale non sono governate né govermabili in fase di progetto. Sempre in genere gli architetti sono "strumenti" di dinamiche innovative innescate altrove. Per quanto riguarda i blogger, in Italia valgono zero di zero, e la categoria "blogger/architetti" un po' meno di così. In altri paesi la questione è diversa e l'influenza di quanto pubblicato sui blog è paragonabile a quella della stampa "mainstream", cosa nota a tutti gli operatori del settore (Bill Menking dice che la sua rivista - The architect's newspaper - è fondamentalmente un raggruppamento di blogs. Curatore del Padiglione degli Stati Uniti d'America per la Biennale di Venezia 2008 'Into the open: positioning practice').
 Le interazioni fluide sono un crimine contro l'umanità, dal punto di vista degli architetti, e anche qui bisogna capire di cosa si sta parlando. In Italia l'approccio sul territorio che parte dagli architetti contemporanei è pressoché nullo e non certo perturbato da quello che succede sulla rete, forse la stessa domanda bisognerebbe farla a Caltagirone che di approccio sul territorio è più esperto.

Credo che Caltagirone, come altri imprenditori, non firmi i progetti. Quest'ultimi sono avallati da ingegneri/architetti che hanno determinato più degli archistar l'attuale skyline del nostro paese. Vi sembra che l'architetto medio (brutta definizione ma l'unica che rende l'idea) sia estraneo alle dinamiche imprenditoriali e che sia un lettore di blog più o meno approfonditi sull'architettura?

MF Sì ma in questa affermazione vedo solo una parte di verità. La stragrande percentuale del costruito italiano è composto da edifici sotto i tre piani, e non vado oltre, questo è un cancro. Io l'architetto che firma per Caltagirone lo capisco, lui lavora gli altri centomila no.
Non ho dati specifici in merito agli architetti, però in generale in Italia "nessuno" legge i blog. Questo significa che agli argomenti che "smuovono" la sfera dei blog italiani non è ad oggi mai corrisposto un analogo movimento percepibile a livello sociale. Immagino che per gli architetti le percentuali siano del tutto simili. In molti paesi sono gli architetti che determinano le dinamiche imprenditoriali, in Italia, dove gli architetti sono 1,3 ogni 1000 abitanti, ne sono completamente soggiogati.

È un cancro perché le città italiane si espandono in un'orizzontale e non in verticale?

MF No, è un cancro perché si espandono male e non bene.

Allora a che serve un blog per un architetto?

MF Questa è una domanda enormemente difficile. A che cosa serve un blog? L'espressione personale è qualcosa che va un po' al di là dei perché, anche quando questa espressione coinvolge la propria passione o professione. In ambito architettonico riteniamo, che ci sia da un lato una necessità comunicativa, sottolineo necessità perché è il centro di tutto il discorso, da coltivare e da contrapporre all'oggettivo deficit di scambio di idee tra un mondo accademico vecchio, chiuso ed ottuso ed una professione che difficilmente realizza situazioni di condivisone, di scambio e di crescita (difficilmente realizza, si potrebbe dire). Dall'altro c'è la necessità per gli architetti di prender confidenza con il mezzo tecnologico che permette, se ben usato, di espandere le proprie conoscenze e le proprie relazioni soprattutto al di fuori dei confini culturali a cui l'assenza della rete ci relega e permette anche di percepire meglio la complessità della rete stessa che può essere di stimolo ed ispirazione per la progettazione di spazi che non possono più essere solo visti come racchiusi da pareti ma che hanno bisogno di sguardi complessi e trasversali in grado, in una parola, di "comprendere" la nostra epoca.

Quali sono i vostri progetti?

MF I nostri progetti sono molti, a partire dall'attività, politicamente più rilevante, di dare dignità attraverso Archphoto alle voci che rischiano la completa esclusione dai media contemporanei; c'è l'attività editoriale di plug_in che subirà presto una svolta, diventando a sua volta un punto d'incontro di idee ed opinioni, di critica e progetto, anche sulla rete; c'è The city of blogs, che verrà certamente più integrato con le iniziative di plug_in; ci sono le iniziative sul territorio, come l'organizzazione del prossimo appuntamento con le Lezioni di paesaggio a Savignone; c'è la partecipazione alle iniziative che riguardano l'architettura in Italia, per fare da "pungolo" nel fianco di un establishment che ormai si sta dimostrando fermo, immobile, nei confronti di ogni spiraglio di innovazione e sperimentazione.

EP Vorrei precisare alcune cose rispetto alla questione progetti per il futuro, la mission principale di Archphoto come rivista/fiore al'occhiello dell'associazione culturale plug_in: laboratorio di architettura e arti multimediali" rimane un diverso modo di fare cultura, una sorta di cultura alternativa al sistema, ma che cerca delle occasioni di confronto e mediazione col sistema e il potere. In quanto la radicalità fine a se stessa non porta a nulla, occorre a mio avviso instaurare un dialogo col potere e attivare una mediazione che non significa indebolire il nostro pensiero teorico tutt'altro, ma portare il potere a ridurre le proprie ambiziosi e concedere qualcosa. 
Il potere non riesce a essere così performante come la cultura alternativa, perché non produce cultura e laddove lo fa ciò accade in modo generalista, democristiano per accontentare tutti... 
   
Archphoto nasce nel 2002 con l'esigenza di dare spazio ad autori (architetti, fotografi, artisti, intellettuali) di potersi esprimere liberamente e soprattutto attraverso l'individuazione di tematiche che di volta vengono affrontate. Archphoto è una piattaforma di scambio di idee e opinioni ma anche un luogo dove portare in evidenza le ricerche sommerse di architetti che, seppur bravi, spesso rimangono nell'ombra. In questo senso forse abbiamo recuperato una della finalità del fare critica dell'architettura, ossia individuare nuovi architetti promuoverne e valorizzarne il lavoro. Poi abbiamo sempre cercato di unire le azioni nella rete con azioni sul territorio con i cittadini per formare una sensibilità verso l'architettura e la cultura contemporanea. Vedremo se il tempo ci darà ragione.

13 settembre 2008 
Intersezioni ---> MONDOBLOG
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Note: 
pubblicato sulla presS/Tletter n. 25-2008

9 settembre 2008

0009 [A-B USO] Catania: Cratere San Berillo un affare tra compari?

Uno dei difetti del provinciale è reiterare gli errori senza processare gli eventi. Oggi la bella, scura ed esplosiva Catania sembra avere queste referenziali.

Eppure a mio avviso non mancano le eccellenze, ma sembrano non emergere e soprattutto non occupare i posti di potere congeniali. Il catanese, come il siciliano, non ama le chiacchiere, il dialogo o le poesie della gente pensante e si crogiola su idee fisse senza sfaccettature.
Una di queste
idee fisse è l’economia basata sul cemento, in piena sinergia con l’ultimo rapporto congiunturale dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili, maggio 2008, che festeggia, per il nono anno consecutivo, la crescita del settore, la Confcommercio catanese chiama gli imprenditori ad investire nell’etneo.

Ma investire nel cemento significa sviluppo?

L’economia edile è basata sull’uso del suolo, un bene che non può più considerarsi illimitato. I nostri imprenditori, incapaci di investire su settori competitivi e innovativi, si rifugiano in un bene antievolutivo. Cementificare senza tregua sembra essere l’unica idea redditizia.

Il fotografo cinese Yao Lu inventa paesaggi irreali fotografando i teli verdi dustproof che caratterizzano i cantieri della new-China. Per l’artista un paesaggio privo di questi elementi significa che quel paese non è entrato nel processo di ammodernamento e quindi non ha futuro. Questo paradosso è possibile per Catania? Vi è una strategia di marketing mondiale come in Cina? Catania ha il respiro internazionale nelle sue iniziative imprenditoriali?

Io temo di no. Osservando la vicenda San Berillo che riguarda il vuoto in prossimità del Corso Martiri della Libertà, non si nota un sistema virtuoso tra imprenditoria e politica, dove al profitto si deve contrapporre l’efficienza e l’armonia di un brano di città. Sembra un tipico affare tra compari.
Basta seguire la cronaca per
accorgerci dell’abuso di potere da parte di chi deve investire, avallato da una classe politica autoreferenziale e senza identità sociale:

- il 30 maggio 2008 viene firmato l’accordo alla presenza di tutti gli uomini politici vecchi e nuovi;

- lo stesso giorno il difensore civico del Comune di Catania, Francesco Siracusano, scrive una lettera al commissario straordinario Vincenzo Emanuele invitandolo ad astenersi dal sottoscrivere l’intesa«L'eventuale sottoscrizione della transazione tra il Comune di Catania ed i privati proprietari delle aree di Corso Martiri della Libertà può presentare gravissimi profili di illegittimità, tanto per la violazione della vigente disciplina urbanistico-edilizia, quanto per la violazione delle competenze proprie del Consiglio Comunale che, cosa ancor più grave, da mesi è impegnato nelle procedure volte all'approvazione del nuovo Prg della città di Catania»;

- il giorno prima l’architetto Giacomo Leone scrive una lettera-monito al Presidente della Repubblica per invitarlo a sorvegliare sulla trattativa (riportato anche su Wilfing Architettura: San Berillo la Citylife di Catania e San Berillo e l'architettura. Chiarimenti di Giacomo Leone;

- il 5 agosto 2008, Roberto Di Caro sul settimanale l’Espresso pubblica una piccola inchiesta sullo stato attuale di Catania che appare come tutta un buco (metafora non casuale);

- leggendo quest'ulimo articolo, Giorgio Muratore, l'attento professore di Storia dell’Arte e dell’Architettura Contemporanea della Facoltà di Architettura "Valle Giulia" e autorevole Blogger, fa notare come gli attori imprenditoriali siano gli stessi di alcuni funesti interventi romani: «com’è, anche, “romana” ’sta storiella … ce se ritrova l’Immobiliare … quella de li preti vaticani … ce se ritrova Palmeri … quello de Risorse pe’ Roma … de Rutelli e de Veltroni … ce se ritrova Parnasi … quello dell’Euromostro2 … de Purini … ce se ritrova puro Massimiliano … imperatore dell’architetti capitolini … ma allora è proprio vero … che tutte le strade … c’ariportano a Roma …».

Un malvezzo degli imprenditori è non considerare il proprio investimento come ‘progetto sociale’. Sono dell’idea che una città accorta non può fare a meno di importanti capitali ed investimenti soprattutto esteri, ma quest’ultimi devono essere mediati, da chi governa, in modo trasparente e lungimirante per garantire l’economia all’imprenditore e la città al cittadino.

Catania ancora una volta sembra aver scelto la roba verghiana degli interessi personali al suo latente nero splendore, per degradare dall’etichetta di provinciale a quella di paesano.
Buon viaggio.

Intersezioni ---> A-B USO

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P.S.: Augurandomi che Massimiliano Fuksas non sia solo per il suo nome garanzia di legalità e bellezza  a proposito alla fine ha costruito il barbecue a Messina?