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5 agosto 2014

0015 [WILFING] Come leggere l'architettura transnazionale e vivere felici

di Salvatore D’Agostino

Pubblico l'introduzione eliminata dal post 0015 Colloquio Italia ---> Inghilterra con Davide Del Giudice, come promesso a @aRCHIfETISH autore del blog Archifetish.
È arrivato il momento di cambiare il punto di osservazione (ndr per l’aporia/rubrica fuga di cervelli) e scrutare le dinamiche del nostro paese osservando la vita dei cittadini che abitano il pianeta terra, oggi, nel 21° secolo. Una dilatazione di prospettiva che da subito si rileva complicata perché è impossibile semplificare le infinite culture abitative esistenti nel nostro pianeta. Per orientare questo dialogo ci aiutiamo delle analisi del sociologo Leslie Sklair e le usiamo come linea guida:
«In architettura, come in altri ambiti - scrive Sklair -, la classe capitalistica transnazionale è transnazionale perché: gli interessi economici dei suoi membri sono sempre più collegati a livello globale, piuttosto che di origine esclusivamente locale e nazionale: la TCC (ndr Transnational Capitalist Class) cerca di esercitare il controllo economico nei luoghi di lavoro, il controllo delle politiche interne e internazionali, e il controllo ideologico - culturale nella vita quotidiana attraverso forme specifiche di retorica e pratica del consumo e della concorrenza; i membri della TCC tendono a condividere l'alto livello di istruzione e il consumo i beni e servizi di lusso. Infine, i membri della TCC vogliono dare un'immagine di se stessi come dei cittadini del mondo, oltre che dei propri luoghi di nascita».1

Da quest’angolazione ipotizziamo un uomo nato sul suolo inglese o italiano o cinese o emirato arabo e consideriamo che faccia parte della classe capitalistica transnazionale TCC (come ipotizzato da Leslie Sklair) per domandarci: che abitante è?

29 luglio 2014

0015 Colloquio Italia ---> Inghilterra con Davide Del Giudice

di Salvatore D’Agostino

Dopo diversi dialoghi è arrivato il momento di eliminare da Wilfing Architettura la tag fuga di cervelli poiché quando sei anni fa nasceva, l’intento era quello, e continua ad esserlo, di smontare i luoghi comuni e capire, attraverso la voce dei protagonisti, la vita dietro le parole di plastica amate dai media mainstream. Dopo sei anni la retorica dei politici e la pigrizia del giornalismo italiano, bloccati come per incanto sulla parola ‘fuga di cervelli’, usata come calco mimetico per descrivere un problema senza mai analizzare le cause, mi porta a non reiterare più questo stereotipo privo di senso e a sostituirlo con una semplice indicazione - freccia - di viaggio.

Con questo dialogo a Davide del Giudice ci spostiamo, solo logisticamente, a Londra per parlare dell’architettura terrestre. Davide del Giudice non è un cervello in fuga è un architetto laureatosi nell’Università di Torino, ma che si è formato nel pianeta Terra, leggete il suo blog - o, se volete, un vecchio dialogo su Wilfing - per capire l’incredibile rete di relazioni che ha dilatato la sua cultura formativa. Dopo la laurea ha iniziato a lavorare, prima nello studio italiano, e adesso nello sede londinese di Zaha Hadid.


11 settembre 2009

0042 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Made in California di Davide Del Giudice

Salvatore D’Agostino:
  • Qual è l’architetto noto che apprezzi e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?
Qui l’articolo introduttivo


Made in California di Davide Del Giudice

Zaha Hadid perché il suo design è una continua ricerca in territori inesplorati.

Andrea Graziano (citato in OLTRE IL SENSO DEL LUOGO qui), per la sua passione per l'architettura e lo spirito di sharing che ha nei confronti dei suoi lettori.

Intersezioni --->OLTRE IL SENSO DEL LUOGO

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Leggi:

5 aprile 2009

0004 [BLOG READER] L'architettura blog

«Importa solo sottolineare che lapsus ed errori possono capitare scrivendo o parlando, ma anche leggendo o ascoltando: ed è per questo che così spesso le nostre conversazioni sono fitte di interruzioni e richieste (eh? che cosa hai detto? devo aver capito male!) e le nostre letture sono spesso continue riletture, per afferrare parole che non sembrano mai stare ferme.»1
Ed è in un lapsus di lettura come è stato descritto da Stefano Bartezzaghi la causa del mio inciampo.
A proposito di una lettera di risposta2, a una scorrettezza blog3 nei miei confronti da parte di Giorgio Muratore nel suo Archiwatch.
Come di consueto, prima della pubblicazione avevo riletto la fonte4, ma il lapsus resta un mistero per psicoanalisti.
Un errore che ha sminuito e delegittimato il mio intervento circa il ruolo della critica nei blog.
Franco Purini nel suo libro, La misura italiana dell'architettura, annovera Giorgio Muratore tra i protagonisti della critica italiana attento: «alla ragione della scrittura architettonica»5 ma la scrittura analitica sul suo blog appare marginale, attento più a tutelare la propria idea di architettura che a creare i cortocircuiti necessari per alimentare una crescita culturale. Spesso gli interventi sono privi delle letture sui processi architettonici. Roland Barthes sosteneva: «appena una forma viene vista è necessario che assomigli a una cosa: l'umanità sembra condannata all'analogia.»6 La critica di Muratore è legata all'analogia.
Nella presS/Tletter n. 10-20097 Edoardo Alamaro, con la sua scrittura barocca napoletana, riporta una conversazione in occasione di una presentazione di un libro: «Purini ha rilevato (forse, mi è tarso) che la critica della rete, quella nata o abortita nei blog e nelle presS/Tletter, non riesce a sviluppare un linguaggio proprio convincente. Lasciamo stare i contenuti, per caritè di patria. Con troppi salti e trippi com’è, buchi e saltimbanchi. Intermezzi e intervalli senza galli e palli. Una critica a puntate senza punta. Né tacchi. Che non riesce a sviluppare un discorso veramente coinvolgente. E avvolgente.
Insomma un quadro preoccupante, quelli di Purini.» Evito i sic perché non conosco l'esperanto di Edoardo Alamaro.

Con l'editoriale di Domus del marzo 2009, Flavio Albanese8 annuncia l'inizio della rubrica 'Intersection' «dedicata al nuovo web», ma sembra essere più preoccupato della possibile manipolazione mediatica sull'identità, che delle potenzialità latenti del web. Più che una novità Domus propone un risveglio. Dov'è stata la critica nella prima fase Web?
Vi consiglio di vedere la cura grafica di Onlab con Tobias Krafczyk9 (creatori di una pagina che per contrasto non è fruibile via web, con la possibilità di una lettura 'tattile') e gli articoli di Nicholas G. Carr , Bruce Sterling, Lev Manovich, Richard Baraniuk, David Weinberger, Stefan Heidenreich.

Se Purini appare preoccupato (forse perché legge solo archiwacth e presS/Tletter) io non lo sono, se è vero che i blog di architettura in Italia10 non hanno colto appieno le loro potenzialità, non va trascurato ciò che attualmente i blog in modo latente stanno producendo.
Vi è una contraddizione di fondo nelle idee di Muratore, di Purini, e nel ritardo di Albanese, la nostra epoca non può più essere spiegata per semplificazioni tassonomiche. Occorre capire a pieno la complessità del nostro tempo analizzando la logica del web dal suo interno.
Non più apocalittici accorati appelli su cosa salvare da questa mutazione (come è stata chiamata da Alessandro Baricco), ma entrare dentro la mutazione: «E adesso ci starebbe bene un bel paragrafo per spiegare cosa secondo me bisognerebbe portare in salvo nella mutazione. Ma il fatto è che non ho le idee molto chiare, al proposito. So che c'è sicuramente qualcosa, ma cosa, è difficile dirlo, adesso, con esattezza.» (Alessandro Baricco) 11
Non è facile capirlo e tantomeno inutile parlarne in questi termini pre WWW o da osservatori esterni.
La riflessione sull'utilità dei blog, avviata su Wilfing Architettura, mi ha portato a selezionare alcuni post che raccontano una cultura 'altra' svincolata dalla cultura 'editoriale', aventi un importante autonomia. Ecco tre esempi:

Andrea Graziano architetto e autore del blog DigitAG& e Davide Del Giudice neoarchitetto autore del blog Made in California hanno dato vita ad AAST ovvero: Advanced Architecture Settimo Tokio.
«Da più di due anni infatti dialoghiamo, ci interfacciamo e discutiamo sulle tematiche dello scripting e del computational design nell'architettura ed in questi due anni abbiamo avuto modo, attraverso i nostri blog, di conoscere moltissime persone.»12 Graziano inoltre spiega che in questi anni ha potuto constatare come ci siano due categorie di utenti, gli studenti e i professionisti, quest'ultimi anche se italiani spesso lavorano all'estero. «Con il passare del tempo con molti di questi colleghi italiani all'estero si è instaurato un rapporto di amicizia (per lo più virtuale) con un sempre più fitto dialogo da cui abbiamo capito alcune cose che tutti accomunano. Innanzitutto la disponibilità al confronto, a raccontarsi ed a rendere palesi i propri lavori e le proprie sperimentazioni (cosa che si contrappone sostanzialmente ad una italianissima tendenza all'occultamento ed al segreto).»13
Si inizia martedì 7 aprile 2009 alle 17,30, Settimo Torinese, Teatro Garybaldi – Via Garibaldi 4 con la conferenza di Filippo Innocenti, Architetto presso Zaha Hadid Architects London. Per gli altri appuntamenti leggere sul blog AAST [Link].
AAST si lega all'idea dell'architettura parametrica teorizzata nel 1939/40 da Luigi Moretti e si propone di promuovere la ricerca tramite l’uso di software parametrici e generativi.
Un'idea nata attraverso i blog che supera l'input dell'accademia e degli accademici.

Fabio Fornasari autore del Blog Luoghi Sensibili14, architetto, libero professionista e insegnante universitario, da classico viaggiatore da anni indaga i luoghi virtuali e Mario Gerosa, autore del blog Played Italy giornalista e capo redattore della rivista AD Architectural Digest sono stati intervistati dalla rivista di Architettura e design Ottagono cui ha dedicato la copertina (autore della foto lo stesso Fabio Fornasari) e lo sviluppo del tema: Metacreatività, materia e immaginario. Il lavoro degli autori attraverso lo strumento del blog è stato fondamentale. In una vecchia intervista Mario Gerosa dice: «Per quanto riguarda le linee di tendenza, è estremamente difficile definire dei trends. Second Life e i mondi virtuali in generale sono dei flussi in continua mutazione, non si possono congelare dei movimenti. Le tendenze in SL (second life N.d.R.) sono come quelle creature aliene che si possono modificare all’istante, come gli skull dei Fantastici Quattro.
Per percepire le tendenze nei mondi virtuali bisogna entrarci, lasciarsi trasportare, far parte di quelle culture. Se si rimane osservatori distaccati, non si capisce niente di ciò che vi succede.»15
La vita reale non può considerare aliena la vita virtuale.
La mutazione non è un omicidio perpetrato a danno dell'identità ma semplicemnete il suo sviluppo.
Per questo tipo d'indagine sarebbe impossibile pensare ad una sede diversa da un blog.

Antonino Saggio è un architetto, critico, professore universitario e autore del blog Conferenze e talks of Architettura by Antonino Saggio16. È il primo professore universitario a credere negli strumenti offerti dal web, tutte le sue lezioni o conferenze sono pubblicate sul blog. In questo modo ha fondato il primo podcast informale in un'università di architettura.
Il blog diventa uno strumento di mediazione fondamentale per scambiare conoscenze con i suoi studenti.
Nei corsi, i lavori degli allievi sono resi noti attraverso l'apertura di blog personali. Una lezione che dall'aula si espande attraverso il web.
Ascoltando le lezioni sul podacast, può succedere che si venga incuriositi dal suo entusiasmo «ho pensato ad una cosa fantastica!»", dalle sue urla incalzanti per animare il dibattito e dagli applausi che spesso sanciscono la fine della lezione. Su Facebook è stato fondato un gruppo Cloniamo il prof. Antonino Saggio!! a cura dei suoi studenti.
V'invito a leggere un dialogo sviluppatosi all'interno dell'ultimo corso:
Studente: Andrea Albanese, L'ellenismo e il dinamismo, blog Pensieri di un protoarchitetto, 17 marzo 2009 [qui]
Professore: Antonino Saggio, Del dinamismo in rapporto al concetto di Modernità, Blog Conferenze e talks of Architettura by Antonino Saggio, 27 marzo 2009 [qui]
Un guru o un'idea concreta d'insegnamento interattivo?

Ciò che appare evidente è il ritardo della critica sullo sviluppo culturale del web. Non capire le mutazioni significa ignorare le dinamiche del presente e soprattutto del futuro.
Dopo un anno di Wilfing Architettura ho la sensazione
di usare uno strumento già datato.
Bruce Sterling ha scritto: «La maggior parte dei blog di oggi non sono affatto blog. Sono fondamentalmente riviste con un altro nome. E il 94% dei blog è già morto.»17
Gianluca Nicoletti giornalista e conduttore radiofonico del programma Melog 2.0 su radio 24, il 2 aprile 2009, nella sua pagina Facebook ha annunciato: Facebook è morto.


Ah! Dimenticavo
il 3 aprile sul sito della rivista Domus è stato aperto un blog redazionale18.
Che tempismo!

Intersezioni --->BLOG READER

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1Stefano Bartezzaghi, Non ne ho la più squallida idea, Mondadori, Milano, 2006, p. 166

2
Giorgio Muratore, D'Agostino ... incazzatissimo ..., Blog Archiwatch, 16 febbraio 2009 [qui]

3Salvatore D'Agostino, D'Agostino ... amareggiato ..., Blog Archiwatch, 10 marzo 2009 [qui]

4Eduardo Alamaro, Amara Befana napoletana..., Blog Archiwatch, 7 gennaio 2009 [qui] (Leggendo il mio commento a questo post si può notare come l'errore si ripete.
)

5Franco Purini, La misura italiana dell'architettura, Laterza, Bari, 2008, p. 22

6Roland Barthes, La camera chiara. Nota sulla fotografia, Einaudi, Torino, pp. 130

7Edorado Alamaro, Zeppole e panzarotti della critica web, presS/Tletter n.10-2009, 19 marzo 2009 [qui]


8Flavio Albanese, Architetture del pensiero in perpetual beta, Domus n. 923, Marzo 2009

9
Folding the Intersections 923 (miss)
e (Mister)



10Vedi articoli su Wilfing Architettura: [1]; [2]; [3];[4]

11Alessandro Baricco, I barbari, Biblioteca di Repubblica, Roma, 2006

12Andrea Graziano, Finalmente ..... AAST, Blog DigitAG&, 10 marzo 2009 [qui]

13Andrea Graziano, op. cit.

14
ecco come descrive la sua ricerca blog Fabio Fornasari: «La fiction è stata sostituita dal racconto della realtà. Memorie, biografie, diari e racconti di vita riempiono le pagine del digitale. Il digitale stesso più abitato, second life, talvolta ne è uno specchio.
Anche io, da tempo, raccolgo storie legate all’abitare i luoghi.

Faccio collezione di questi racconti anche a fini didattici: in un’epoca nella quale si è dichiarata la fine delle grandi narrazioni, come tanti, raccolgo storie, eventi fatti particolari apparentemente senza senso e senza una funzione. Tutti parlano di luoghi, spazi ed architetture. Non dicono, questi racconti, come si deve progettare una città o come ci si deve vivere, o ancora come si deve disegnare una architettura. Per me che li raccolgo, quanto meno, servono per capire cosa sono le città e gli edifici, in realtà, ancora meglio cosa significa abitarci dentro e intorno.»
[qui]

15s.a., Intervista a Mario Gerosa, Wuz, 27 aprile 2007 [qui]

16Franco Purini, op. cit., p.22 descrive la ricerca di Antonino Saggio nel classico schema di contrapposizione tassonomica: «La polemica zeviana continua ancora oggi attraverso i suoi seguaci, fra i quali si distinguono Luigi Prestinenza Puglisi e Antonino Saggio. Si tratta di una posizione non molto chiara, se considera Renzo Piano e Massimiliano Fuksas come audaci sperimentatori, non riconosce ad altri architetti, altrettanto capaci di produrre opere significative, dense di valori innovativi, la stessa capacità di prefigurare scenari progettuali avanzati. Le possibilità di una sperimentazione avanzata vengono individuate nella sola dimensione tecnologica, nel rilievo spettacolare delle immagini e soprattutto negli orizzonti teorici aperti dagli strumenti digitali, ampiamente mitizzati. Non solo non è riconosciuto alcun valore al lavoro sul segno architettonico, sulla corrispondenza tra spazio e struttura, sulla tettonica, sulla stratificazione semantica e sulla memoria, ma, anzi, tale lavoro viene considerato un esercizio fuori dal tempo, inutile, se non proprio dannoso. Questo orientamento è contrastato da molti critici attenti alle ragioni della scrittura architettura, tra i quali, oltre a Francesco Dal Co, Renato De Fusco, Cesare de Seta, Fulvio Irace, Giorgio Muratori, Mario Pisani, Vittorio Savi, Francesco Tentori.»

17Bruce Sterling, Tra fantascienza e realtà, Domus, marzo 2009, n. 923, p. 110

18Il primo post è firmato da Flavio Albanese, Babhell TV, Domus blog, 3 aprile 2009 [qui]

6 ottobre 2008

0020 [SPECULAZIONE] Istruzioni per l'uso per futuri e neo architetti

Oggi, le analisi di mercato delle grandi aziende, i filtri di google (o dei diversi motori di ricerca) e l'editoria manualistica, sembrano i più attenti osservatori delle dinamiche sociali. In Italia ci sono più di 125.000 mila architetti e molte migliaia di laureandi, tra questi difficilmente ci sono compratori abituali di libri di critica o approfondimento, ma tutti almeno possiedono un manuale. Nelle mie frequentazioni in libreria mi hanno sempre incuriosito i titoli e gli editori di libri di pronto intervento, perché rispondono con tempismo alle esigenze dell'utente quando le istituzioni nicchiano. A tal proposito ne ho discusso con Sabrina Nart autrice di un manuale di orientamento per futuri e neo architetti.

Salvatore D'Agostino: A settembre è uscita la nuova edizione della sua guida sul Fare l'architetto in Italia, contiene dei suggerimenti di orientamento, per la scelta dell'università, i corsi post laurea e le prime informazioni sulla professione. La sintesi che sta alla base del suo studio implica una conoscenza abbastanza ampia del sistema universitario e professionale in Italia, quali sono i suoi punti di forza? E quali sono state le difficoltà per scriverla, se ci sono state?

Sabrina Nart: La principale ricaduta, verificatasi sul sistema universitario italiano dopo la riforma didattica a seguito del DM 509/99, è stata una generale semplificazione dei percorsi di laurea. Lo scopo della riforma era anche l’ottimizzazione delle risorse delle università e la maggior integrazione dei diversi cicli didattici all’interno dello spazio europeo della formazione, obiettivi che però stentano a verificarsi.
L’unico punto di forza del sistema universitario italiano è rappresentato da quelle Università che producono le eccellenze, cioè cercano di evitare di riprodurre all’infinito dovunque le stesse specializzazioni che rappresentano di fatto le maggiori difficoltà per l’orientamento studentesco.

SD: Francesco Dal Co nel suo editoriale sul numero 737 (ottobre 2005) di Casabella In Italia ci sono ventitré facoltà di architettura. Prossima tappa i Corsi di Laurea di quartiere?, accusava il sistema universitario di un dispendio di energia "intellettuale" a favore di "insegnanti privi di ruolo" esclusi dal mondo del lavoro e accolti dalle stesse università in cui si sono formate. Nella tua ricerca hai riscontrato questo decadimento degl'insegnanti?

SN: Per diventare professori universitari di II fascia (associato non confermato) occorre una valutazione comparativa di titoli pubblicati, integrata dalla discussione degli stessi titoli e da una lezione cattedratica di fronte a una commissione nazionale di cinque componenti (tre professori ordinari e due associati confermati, uno dei quali è indicato tuttavia come "membro nominato" dalla Facoltà che ha bandito il posto dopo aver avuto la garanzia della copertura stipendiale da parte del Senato Accademico e del Consiglio d'Amministrazione di un Ateneo). All'atto della chiamata in ruolo da parte delle Facoltà universitarie (qualora vi siano più idonei nello stesso concorso, spetta al Consiglio di Facoltà stabilire chi debba essere reclutato, tra gli idonei), s'assume per un triennio il titolo di professore associato (non confermato). Dopo un triennio di servizio in qualità di associato non confermato, si procede alla conferma in ruolo da parte di una commissione nazionale di tre professori (due ordinari, un associato), che esamina l'attività di ricerca e di didattica svolte nel triennio di prova. A seguito sempre di valutazione comparativa dei titoli pubblicati, si può conseguire l'idoneità a professore di I fascia dopo giudizio favorevole della maggioranza di una commissione di cinque professori ordinari, uno dei quali designato come "membro nominato" dalla Facoltà che ha bandito il concorso pubblico). All'atto della chiamata in ruolo da parte delle Facoltà universitarie (qualora vi siano più idonei nello stesso concorso, è la facoltà che decide chi debba essere reclutato e, generalmente, viene reclutato il candidato interno), l'idoneo assume per un triennio il titolo di professore straordinario. A seguito poi di una valutazione dei titoli pubblicati e delle attività istituzionali svolte da parte di una commissione nazionale di tre professori ordinari, dopo un triennio il professore straordinario, qualora venga confermato in ruolo, consegue la qualifica di professore ordinario, massimo grado della docenza accademica.Alla base della piramide ci sono i ricercatori universitari. Si diventa ricercatore universitario a seguito di una valutazione comparativa bandita dalle singole facoltà universitarie ed espletata da una commissione di tre membri (un professore ordinario, uno associato e un ricercatore confermato) che sottopone il candidato a esami scritti e orali, e alla disamina delle eventuali pubblicazioni a stampa. A decorrere poi dal terzo anno dalla presa di servizio, il ricercatore universitario può ottenere la conferma in ruolo da una commissione nazionale di tre membri. Attualmente il ruolo di assistente ordinario è assimilato a quello di ricercatore.Questa è la trafila per diventare docenti universitari e non mi sembra una gavetta così facile ed immediata; il consiglio per gli studenti è di verificare il ruolo del proprio docente di corso e quindi la sua qualità in base al percorso che occorre seguire per poter insegnare. Indubbiamente questo può essere un parametro per valutare l’eccellenza di una Università che non può fornire tutors che siano poco più grandi degli allievi, in termini di età naturalmente.

SD: Franco Purini, anche nel suo recente libro La misura italiana dell'architettura, ribadisce che in Italia c'è un numero eccessivo di laureati che congestionano il mondo del lavoro e della ricerca. Ci sono delle strade alternative per un'università di qualità e non di quantità?

SN: Dato per scontato che l’università di massa è un fatto naturale e corrisponde ad un innalzamento dei livelli medi di studio, all’allungamento della vita, alle maggiori possibilità economiche della popolazione e alla volontà di promozione sociale e professionale, il vero nodo dell’istruzione universitaria è la qualità media del sistema e del suo prodotto formativo. La situazione attuale dell’Università non consente di fornire adeguati strumenti di studio ad un numero illimitato di studenti e talvolta coloro che si iscrivono non sono in possesso dei requisiti adeguati a fornire un successo formativo. Il problema nasce dalla necessità di limitare gli accessi alle facoltà italiane e dall’affrontare il problema del numero chiuso richiesto dalla comunità europea ma inconciliabile con la Costituzione Italiana che sancisce il diritto per ogni cittadino di raggiungere i livelli più elevati di studio. Occorre quindi agire sull’orientamento e sulla formazione costante e non limitata al periodo universitario, come accade nel resto del mondo. In questo modo si potrebbe riequilibrare un’offerta che non prescinde mai dal mondo del lavoro, ma che continuamente dialoga con lui per mantenere e garantire un continuo livello di aggiornamento metodologico e didattico.

SD: Davide Del Giudice giovane architetto, in una mia intervista Blog, afferma: «Vorrei anche sfatare il luogo comune della facoltà di architettura italiana che non prepara lo studente. La facoltà da gli strumenti per capire come organizzarsi una volta raggiunto il mondo del lavoro; certo facciamo una fatica immensa, ma a questo ci si abitua». Tutte le università italiane riescono a dare gli strumenti di base al neo architetto?

SN: Dal VII rapporto del CNVSU si notano un numero eccessivo di abbandoni, la frammentazione dei percorsi, la scarsa o nulla internazionalità e deboli raccordi con il mercato del lavoro. Questi dati dimostrano come è difficile arrivare alla fine del percorso universitario per storture interne al sistema ma non tolgono l’ineludibile verità che sia necessario fare fatica e avere talento per diventare architetti. Dopodiché possiamo parlare di quali siano le Università che preparino meglio il neo architetto: quest’anno primeggia il Politecnico di Milano che torna in testa dopo aver ceduto la palma a Modena e Reggio oggi al terzo posto dietro Trieste. Ottime sono anche Architettura a Ferrara, il Politecnico di Torino e Roma Tre.

SD: Il maggiore studio al mondo di architettura è Gensler con 1216 professionisti, il quinto è Foster & Partners con 913 architetti, nessuno studio italiano è presente tra i primi 50 in Europa. Che lavoro svolge l'architetto in Italia e nel mondo?

SN: In parte la risposta si trova nel libro, dove indico quali siano attualmente alcuni sbocchi lavorativi per i neo laureati ma, se la domanda si riferisce espressamente all’architetto progettista la situazione in cui versa la cultura del progetto in Italia è abbastanza drammatica.
Il motivo dipende dal fatto che in Italia si privilegiano i progettisti stranieri che hanno avuto la possibilità di acquisire nei loro paesi - grazie alla realizzazione di grandi opere “di interesse sociale” - competenze tali da far privilegiare questi ai nostri architetti che si vedono ora sfuggire di mano analoghe “occasioni di lavoro”. Questa condizione di stallo che determina l'impiego sempre più massiccio di architetti stranieri nelle opere pubbliche e artistiche può essere poi spiegata con la presenza in Italia di un patrimonio storico massiccio che impone la salvaguardia nei confronti di “molte opere significative rimaste sulla carta”.


Intersezioni ---> SPECULAZIONE

Pubblicato sulla presS/Tletter


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19 settembre 2008

0014 [MONDOBLOG] MADE in CALIFORNIA ---> Architettura parametrica

di Salvatore D'Agostino
Riprendendo lo spirito di  Jorn Barger  - tra pionieri blogger - i cui post erano degli appunti di ricerca sull'intelligenza artificiale, più che un blog un work in progress senza limitazioni, il blog MADE in CALIFORNIA di Davide Del Giudice usa la stessa logica, un lavoro in lento, ma continuo progresso sull'architettura parametrica.













19 settembre 2008 (ultima modifica 4 settembre 2012)


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