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23 giugno 2009

0025 [MONDOBLOG] Archistar o Archipov? 2° parte

di Salvatore D'Agostino
introduzione e prima parte 

Un dialogo doppio con il gruppo blogger architetti senza tetto. Provincia, ironia, sbalzi umorali, Computer Aided Design, parcelle, uffici tecnici e storie di un gruppo di amici architetti che dialogano in rete. 

Legenda: 
ANG Angiolo;
AST Architetti senza tetto;
LB Lina Bo;
MF Massimiliano;
RK Rem;
SD Salvatore D'Agostino;
TD Tadao;
ZH Zaha. 

SD Nel maggio del 2008 bandite un concorso Vectorialize This! invitate gli architetti ad uscire fuori dagli schemi di routine di vetorializzazione e offrite l'occasione di una nuova visione artistica. 
Tra le proposte pubblicate segnalo quella di:
A proposito dell'avvento del disegno al computer Gae Aulenti annota:
«[...] le dico una differenza [...] nel mio studio prima si sentiva la radio, la musica, il chiacchiericcio e tutti disegnavano parlando, vedendo, chiedendosi e quindi un gran fracasso, oggi il silenzio è preoccupante, perché tutti hanno la testa dentro il computer, si parla solo quando si organizzano le riunioni.» 1
MF Concordo sul fatto che ci sia silenzio assordante anche nel nostro studio, ma io ci provo a fare djset nello studio ritmicamente interrotti da telefonate e altro. Un plotter che stampa comunque è un ottimo sottofondo glitch/loop se si vuole ;)

TD Ciao Salvatore,
La chiamo per nome come compete alle persone ormai familiari... Il timore della Aulenti lo condivido, e in effetti anche rispondere a una mail mi genera perplessità in merito... in fin dei conti nei nostri studi un po' di baccano c'è ancora... io (potendoLe testimoniare solo quanto mi riguarda personalmente) quando lavoro da solo è un conto, sono concentrato, "dentro" il monitor del mio computer, mi faccio accompagnare solo dalla mia musica preferita (non sopporto la radio, perché amo decidere da me la colonna sonora della mia vita...), principalmente classica con una preferenza al barocco, ma quando condivido l'ambiente con qualcuno allora la parola e la musica (di lastfm.it) non mancano mai... sarà che la dimensione del mio lavoro non è quella "industriale" di certi grandi studi e che preferisco contornarmi di persone con cui ho un rapporto personale prima che professionale? 

RK L’idea di Vectorialize This! È nata per gioco quando, lavorando con un altro studio a distanza ci sono arrivati, nascosti tra le sezioni, omini e sagome bizzarre. È la follia del caddista che nasconde dove non te lo aspetti scherzi e trabocchetti. Da lì la cosa è degenerata in un concorso, tuttora aperto e senza un vincitore (d’altronde se partecipi e ti diverti hai comunque vinto!), che ha come fine la valorizzazione dell'uso "improprio" del disegno tecnico al cad.
Per quanto riguarda l'effetto che il computer ha sulla vita dello studio devo dire che la nostra esperienza è molto diversa da quella di Gae (che tra l'altro saluto con affetto - non si fa così in tv quando un intervistato cita qualcuno che non ha mai nemmeno lontanamente incontrato? - ): quando siamo sotto consegna siamo silenziosi e concentrati ma quando siamo meno stressati facciamo veramente di tutto tra cui: improvvisare duetti canori a squarciagola fingendo di stare girando un musical ambientato in uno studio di architettura, sfidarci in accese competizioni di ginnastica ritmica (la mia specialità preferita è il nastro), inventare nuove ricette a base di nutella e crackers integrali, giocare a baseball su poltrone a rotelle e molte altre cose amene di questo tipo.

ZH ricordo anch'io le notti prima di un esame passate a bere caffè, ascoltare la radio, ridere e lucidare, panico da rapidograph 0,13 rotto in quanto caduto di punta, o lo 0,40 che sbavava rovinando all'ultimo una tavola quasi finita... o il tentativo di incollare piccolissimi e complicatissimi retini che rimanevano ostinatamente incollati al dito o al taglierino... o la cancellazione con la lametta, e si finiva sempre con la tavola bucata... la preparazione dei sottolucidi... il mal di schiena da tecnigrafo e/o parallelografo, a seconda se eri un purista oppure no (per non parlare delle sacre tecniche di sistemazione del parallelografo, due fili o un unico filo passante?)...
Al ricordo provo contemporaneamente nostalgia e nausea. Oggi il panico è dovuto alla stampante o al plotter che si rifiutano di lavorare all'ultimo minuto, oppure salta la corrente eletGAe Aulentitrica. Però è vero che si parla meno, il disegno al computer richiede più concentrazione. Ma in realtà ha talmente cambiato i tempi e le modalità del progetto, che solo un "boss" come Gae Aulenti può rilevare l'aspetto marginale della conversazione in studio. Immagino che lei faccia gli schizzi, e gli altri disegnino. 
Invece, il disegno al computer influisce sul modo di progettare, sulle possibilità di modifiche, sulla complessità degli edifici, e consente cose prima inimmaginabili (e non mi riferisco alla grafica). Magari non necessariamente tutte cose positive, è vero, però... è una rivoluzione, come la catena di montaggio di Ford per l'automobile, ed ancora tutta da valutare, secondo me.

AST & presS/Tletter Il nome di un edificio famoso che non ti piace affatto.

SD La ricostruzione della cattedrale di Noto un falso storico perfetto, bianco, ideale, giusto per i filologici che amano farsi prendere in giro dalla storia. 

AST & presS/Tletter Il nome della tua rivista preferita e perché. 

SD Lotus perché si deve leggere.

AST & presS/Tletter
Non c'è critica, ma solo storia (Tafuri). Sei d'accordo?

SD In parte. Tafuri ha presentato agli architetti italiani Peter Eisenman nel suo libro Five architects N.Y.2, in quel testo non esiste la parola decostruttivismo, termine che in seguito ha creato una totale confusione linguistica perché chi conosce il significato (dal vocabolario De Mauro: filos. scomposizione di un'elaborazione concettuale in un insieme di concetti allo scopo di analizzarli in modo comparativo e di relativizzarli storicamente) intuisce che l'architettura bisogna leggerla processandola, chi invece ha un cultura intuitiva cade in una sorta di ambiguità linguistica-figurativa del de-costruire, ovvero un'attività di smontaggio formale come le costruzioni Lego. Dato che, come dice Franco La Cecla - «gli architetti non leggono ma sfogliano» -3 molti guardano l'aspetto e non lo sviluppo semantico dell'architettura creando una confusione storica. Bisognerebbe osservare la storia con conoscenza evitando la critica militante.

AST & presS/Tletter Bruno Zevi. Un giudizio sintetico sul personaggio. 

SD Spazialista, aveva capito che lo studio dell'architettura non può avvenire attraverso la lettura delle piante, sezioni o fotografie, al limite attraverso lo sguardo cinematografico. Io sono convinto che l'architettura sia teatrale e non flat ---> disegno/rendering/fotografia. Inoltre asseriva che l'architettura non può essere giudicata come un quadro, lezione ancora non compresa da molti critici della forma.

SD A che cosa serve un blog per un architetto?

LB ...forse qualcuno al posto di Gae potrebbe dire: "[...] oggi tutti si mandano messaggi in chat, postano video, si scambiano file per email, commentano libri arte musica e architettura attraverso il blog... !!!" ...
Ecco a che cosa serve un blog per un architetto o per lo meno a cosa potrebbe servire... fare scambio.
Come dice Roy Ascott (ndr
Cybercettività, 1994):
«Siamo tutti interfacce. Siamo computer-mediati e computer aumentati».

MF Può servire a quello che si vuole ma nel nostro caso è uno sfogo, una possibilità di non prendersi troppo sul serio, l'autoironia è sempre meno presente, ovunque.

TD Il blog è un luogo. Architettisenzatetto è luogo dove ci si ritrova e dove si romanza la propria giornata, un luogo di evasione, di riflessione, di autocritica... direi un luogo dove si socializza, dove infondo si può stare insieme a ritmi asincroni e a distanze qualunque, cose che nella fisicità spesso risultano complicate... A cosa serve questo? In una professione difficile da esercitare, che richiede orari di lavoro impensabili ad altre categorie, direi che serve, insieme a tante altre cose, a ricordarsi di essere "persone", prima che architetti...

RK La questione è aperta, da grande esperto e guru del Web (scusa ma mi vien da ridere anche a scriverlo...) vedo nel futuro degli architetti sempre più blog e meno siti impaludati e raffinati (come se non sapessimo cosa c'è dietro questa patina di algida perfezione...). Oramai guardo distrattamente i siti degli architetti, sempre più simili tra di loro, e la cosa di cui sento fortemente la mancanza è la possibilità di interagire colloquialmente. Mi piacerebbe che anche gli architetti si esponessero ai commenti, che intorno a un progetto o a un dettaglio si scatenassero scambi infuocati di post come tra fan e detrattori dei Tokyo Hotel.


ZH il blog serve a non sentirsi soli.

AST & presS/Tletter L'università italiana...la consiglieresti? E se sì in quale città. 

SD No, consiglio un'iniziazione pedestre, l'architettura di strada accompagnato da uno o più Virgilii e non dai ciceroni come lo sono molti 'insegnanti della poltrona' in Italia.

AST & presS/Tletter Mettimi in ordine di preferenza i seguenti architetti: Eisenman, Koolhaas, Moss, Hadid, Herzog e de Meuron, Gehry, Coop Himmelb(l)au, Fuksas, Piano, Anselmi, Purini, Cellini, Casamonti, Culotta (per cortesia non mettere parimerito). 

SD
Koolhass|La misura del contemporaneo;
Eisenman|Il diagramma e il concetto;
Piano|L'ultimo degli artigiani;
Herzog & De Meuron|Allegorici formalisti;
Hadid| Concreti Aritmetici Disegni;
Purini|Paesaggio teorico;
Gehry|Detto F.O.G. il baroccaccio;
Fuksas|Anno zero;
Casamonti|Villamare;
Culotta|Dov'è l'architettura mediterranea?;
Cellini|Architetto o professore?;
Anselmi|Apologia del recinto;
Moss|s. v.;
Coop Himmelb(l)au|s. v.

AST & presS/Tletter Un libro che consiglieresti a uno studente, a un architetto, a un critico. 

SD
  • studente ---> Leo Colovini, I giochi nel cassetto. Guida teorica per aspiranti autori di giochi, Unicopli, Milano, 2002;
  • architetto ---> Stefano Bartezzaghi, Lezioni di enigmistica, Einaudi, Torino, 2001;
  • critico ---> Freccero & Lucentini, I ferri del mestiere. Manuale involontario di scrittura creativa con esercizi svolti. Einaudi, Torino, 2007. 
AST & presS/Tletter Saranno famosi: fammi tre nomi.

SD Sarah Schneider, Estudio Barozzi Veiga e il mio amico Alessandro Cavallaro, una provocazione, ma anche una speranza perché rappresenta uno dei tanti bravi e giovani architetti di provincia che devono arrabattarsi con il lascito culturale dequalificante della figura dell'architetto e dell'edilizia in generale.

AST & presS/Tletter Tre parole oggi importanti. 

SD Trans, Distopia e la disobbedienza di Don Milani.  

23 giugno 2009 (ultima modifica 23 giugno 2009)


Intersezioni ---> MONDOBLOG
Come usare WA -----------------          ----------------------------------Cos'è WA
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Note:
1 Tratto dal programma di radio tre "Il Terzo Anello - Mostri sacri" con Roberto Andreotti e Federico De Melis ospite Gae Aulenti del 27/10/2008. Link 
2 Manfredo Tafuri, Five architects N.Y., Officina edizione, 1981 
3 Franco La Cecla, Contro l’architettura, Bollati Boringhieri, Torino, 2008

5 aprile 2009

0004 [BLOG READER] L'architettura blog

«Importa solo sottolineare che lapsus ed errori possono capitare scrivendo o parlando, ma anche leggendo o ascoltando: ed è per questo che così spesso le nostre conversazioni sono fitte di interruzioni e richieste (eh? che cosa hai detto? devo aver capito male!) e le nostre letture sono spesso continue riletture, per afferrare parole che non sembrano mai stare ferme.»1
Ed è in un lapsus di lettura come è stato descritto da Stefano Bartezzaghi la causa del mio inciampo.
A proposito di una lettera di risposta2, a una scorrettezza blog3 nei miei confronti da parte di Giorgio Muratore nel suo Archiwatch.
Come di consueto, prima della pubblicazione avevo riletto la fonte4, ma il lapsus resta un mistero per psicoanalisti.
Un errore che ha sminuito e delegittimato il mio intervento circa il ruolo della critica nei blog.
Franco Purini nel suo libro, La misura italiana dell'architettura, annovera Giorgio Muratore tra i protagonisti della critica italiana attento: «alla ragione della scrittura architettonica»5 ma la scrittura analitica sul suo blog appare marginale, attento più a tutelare la propria idea di architettura che a creare i cortocircuiti necessari per alimentare una crescita culturale. Spesso gli interventi sono privi delle letture sui processi architettonici. Roland Barthes sosteneva: «appena una forma viene vista è necessario che assomigli a una cosa: l'umanità sembra condannata all'analogia.»6 La critica di Muratore è legata all'analogia.
Nella presS/Tletter n. 10-20097 Edoardo Alamaro, con la sua scrittura barocca napoletana, riporta una conversazione in occasione di una presentazione di un libro: «Purini ha rilevato (forse, mi è tarso) che la critica della rete, quella nata o abortita nei blog e nelle presS/Tletter, non riesce a sviluppare un linguaggio proprio convincente. Lasciamo stare i contenuti, per caritè di patria. Con troppi salti e trippi com’è, buchi e saltimbanchi. Intermezzi e intervalli senza galli e palli. Una critica a puntate senza punta. Né tacchi. Che non riesce a sviluppare un discorso veramente coinvolgente. E avvolgente.
Insomma un quadro preoccupante, quelli di Purini.» Evito i sic perché non conosco l'esperanto di Edoardo Alamaro.

Con l'editoriale di Domus del marzo 2009, Flavio Albanese8 annuncia l'inizio della rubrica 'Intersection' «dedicata al nuovo web», ma sembra essere più preoccupato della possibile manipolazione mediatica sull'identità, che delle potenzialità latenti del web. Più che una novità Domus propone un risveglio. Dov'è stata la critica nella prima fase Web?
Vi consiglio di vedere la cura grafica di Onlab con Tobias Krafczyk9 (creatori di una pagina che per contrasto non è fruibile via web, con la possibilità di una lettura 'tattile') e gli articoli di Nicholas G. Carr , Bruce Sterling, Lev Manovich, Richard Baraniuk, David Weinberger, Stefan Heidenreich.

Se Purini appare preoccupato (forse perché legge solo archiwacth e presS/Tletter) io non lo sono, se è vero che i blog di architettura in Italia10 non hanno colto appieno le loro potenzialità, non va trascurato ciò che attualmente i blog in modo latente stanno producendo.
Vi è una contraddizione di fondo nelle idee di Muratore, di Purini, e nel ritardo di Albanese, la nostra epoca non può più essere spiegata per semplificazioni tassonomiche. Occorre capire a pieno la complessità del nostro tempo analizzando la logica del web dal suo interno.
Non più apocalittici accorati appelli su cosa salvare da questa mutazione (come è stata chiamata da Alessandro Baricco), ma entrare dentro la mutazione: «E adesso ci starebbe bene un bel paragrafo per spiegare cosa secondo me bisognerebbe portare in salvo nella mutazione. Ma il fatto è che non ho le idee molto chiare, al proposito. So che c'è sicuramente qualcosa, ma cosa, è difficile dirlo, adesso, con esattezza.» (Alessandro Baricco) 11
Non è facile capirlo e tantomeno inutile parlarne in questi termini pre WWW o da osservatori esterni.
La riflessione sull'utilità dei blog, avviata su Wilfing Architettura, mi ha portato a selezionare alcuni post che raccontano una cultura 'altra' svincolata dalla cultura 'editoriale', aventi un importante autonomia. Ecco tre esempi:

Andrea Graziano architetto e autore del blog DigitAG& e Davide Del Giudice neoarchitetto autore del blog Made in California hanno dato vita ad AAST ovvero: Advanced Architecture Settimo Tokio.
«Da più di due anni infatti dialoghiamo, ci interfacciamo e discutiamo sulle tematiche dello scripting e del computational design nell'architettura ed in questi due anni abbiamo avuto modo, attraverso i nostri blog, di conoscere moltissime persone.»12 Graziano inoltre spiega che in questi anni ha potuto constatare come ci siano due categorie di utenti, gli studenti e i professionisti, quest'ultimi anche se italiani spesso lavorano all'estero. «Con il passare del tempo con molti di questi colleghi italiani all'estero si è instaurato un rapporto di amicizia (per lo più virtuale) con un sempre più fitto dialogo da cui abbiamo capito alcune cose che tutti accomunano. Innanzitutto la disponibilità al confronto, a raccontarsi ed a rendere palesi i propri lavori e le proprie sperimentazioni (cosa che si contrappone sostanzialmente ad una italianissima tendenza all'occultamento ed al segreto).»13
Si inizia martedì 7 aprile 2009 alle 17,30, Settimo Torinese, Teatro Garybaldi – Via Garibaldi 4 con la conferenza di Filippo Innocenti, Architetto presso Zaha Hadid Architects London. Per gli altri appuntamenti leggere sul blog AAST [Link].
AAST si lega all'idea dell'architettura parametrica teorizzata nel 1939/40 da Luigi Moretti e si propone di promuovere la ricerca tramite l’uso di software parametrici e generativi.
Un'idea nata attraverso i blog che supera l'input dell'accademia e degli accademici.

Fabio Fornasari autore del Blog Luoghi Sensibili14, architetto, libero professionista e insegnante universitario, da classico viaggiatore da anni indaga i luoghi virtuali e Mario Gerosa, autore del blog Played Italy giornalista e capo redattore della rivista AD Architectural Digest sono stati intervistati dalla rivista di Architettura e design Ottagono cui ha dedicato la copertina (autore della foto lo stesso Fabio Fornasari) e lo sviluppo del tema: Metacreatività, materia e immaginario. Il lavoro degli autori attraverso lo strumento del blog è stato fondamentale. In una vecchia intervista Mario Gerosa dice: «Per quanto riguarda le linee di tendenza, è estremamente difficile definire dei trends. Second Life e i mondi virtuali in generale sono dei flussi in continua mutazione, non si possono congelare dei movimenti. Le tendenze in SL (second life N.d.R.) sono come quelle creature aliene che si possono modificare all’istante, come gli skull dei Fantastici Quattro.
Per percepire le tendenze nei mondi virtuali bisogna entrarci, lasciarsi trasportare, far parte di quelle culture. Se si rimane osservatori distaccati, non si capisce niente di ciò che vi succede.»15
La vita reale non può considerare aliena la vita virtuale.
La mutazione non è un omicidio perpetrato a danno dell'identità ma semplicemnete il suo sviluppo.
Per questo tipo d'indagine sarebbe impossibile pensare ad una sede diversa da un blog.

Antonino Saggio è un architetto, critico, professore universitario e autore del blog Conferenze e talks of Architettura by Antonino Saggio16. È il primo professore universitario a credere negli strumenti offerti dal web, tutte le sue lezioni o conferenze sono pubblicate sul blog. In questo modo ha fondato il primo podcast informale in un'università di architettura.
Il blog diventa uno strumento di mediazione fondamentale per scambiare conoscenze con i suoi studenti.
Nei corsi, i lavori degli allievi sono resi noti attraverso l'apertura di blog personali. Una lezione che dall'aula si espande attraverso il web.
Ascoltando le lezioni sul podacast, può succedere che si venga incuriositi dal suo entusiasmo «ho pensato ad una cosa fantastica!»", dalle sue urla incalzanti per animare il dibattito e dagli applausi che spesso sanciscono la fine della lezione. Su Facebook è stato fondato un gruppo Cloniamo il prof. Antonino Saggio!! a cura dei suoi studenti.
V'invito a leggere un dialogo sviluppatosi all'interno dell'ultimo corso:
Studente: Andrea Albanese, L'ellenismo e il dinamismo, blog Pensieri di un protoarchitetto, 17 marzo 2009 [qui]
Professore: Antonino Saggio, Del dinamismo in rapporto al concetto di Modernità, Blog Conferenze e talks of Architettura by Antonino Saggio, 27 marzo 2009 [qui]
Un guru o un'idea concreta d'insegnamento interattivo?

Ciò che appare evidente è il ritardo della critica sullo sviluppo culturale del web. Non capire le mutazioni significa ignorare le dinamiche del presente e soprattutto del futuro.
Dopo un anno di Wilfing Architettura ho la sensazione
di usare uno strumento già datato.
Bruce Sterling ha scritto: «La maggior parte dei blog di oggi non sono affatto blog. Sono fondamentalmente riviste con un altro nome. E il 94% dei blog è già morto.»17
Gianluca Nicoletti giornalista e conduttore radiofonico del programma Melog 2.0 su radio 24, il 2 aprile 2009, nella sua pagina Facebook ha annunciato: Facebook è morto.


Ah! Dimenticavo
il 3 aprile sul sito della rivista Domus è stato aperto un blog redazionale18.
Che tempismo!

Intersezioni --->BLOG READER

Come usare WA ---------------------------------------------------Cos'è WA
________________________

1Stefano Bartezzaghi, Non ne ho la più squallida idea, Mondadori, Milano, 2006, p. 166

2
Giorgio Muratore, D'Agostino ... incazzatissimo ..., Blog Archiwatch, 16 febbraio 2009 [qui]

3Salvatore D'Agostino, D'Agostino ... amareggiato ..., Blog Archiwatch, 10 marzo 2009 [qui]

4Eduardo Alamaro, Amara Befana napoletana..., Blog Archiwatch, 7 gennaio 2009 [qui] (Leggendo il mio commento a questo post si può notare come l'errore si ripete.
)

5Franco Purini, La misura italiana dell'architettura, Laterza, Bari, 2008, p. 22

6Roland Barthes, La camera chiara. Nota sulla fotografia, Einaudi, Torino, pp. 130

7Edorado Alamaro, Zeppole e panzarotti della critica web, presS/Tletter n.10-2009, 19 marzo 2009 [qui]


8Flavio Albanese, Architetture del pensiero in perpetual beta, Domus n. 923, Marzo 2009

9
Folding the Intersections 923 (miss)
e (Mister)



10Vedi articoli su Wilfing Architettura: [1]; [2]; [3];[4]

11Alessandro Baricco, I barbari, Biblioteca di Repubblica, Roma, 2006

12Andrea Graziano, Finalmente ..... AAST, Blog DigitAG&, 10 marzo 2009 [qui]

13Andrea Graziano, op. cit.

14
ecco come descrive la sua ricerca blog Fabio Fornasari: «La fiction è stata sostituita dal racconto della realtà. Memorie, biografie, diari e racconti di vita riempiono le pagine del digitale. Il digitale stesso più abitato, second life, talvolta ne è uno specchio.
Anche io, da tempo, raccolgo storie legate all’abitare i luoghi.

Faccio collezione di questi racconti anche a fini didattici: in un’epoca nella quale si è dichiarata la fine delle grandi narrazioni, come tanti, raccolgo storie, eventi fatti particolari apparentemente senza senso e senza una funzione. Tutti parlano di luoghi, spazi ed architetture. Non dicono, questi racconti, come si deve progettare una città o come ci si deve vivere, o ancora come si deve disegnare una architettura. Per me che li raccolgo, quanto meno, servono per capire cosa sono le città e gli edifici, in realtà, ancora meglio cosa significa abitarci dentro e intorno.»
[qui]

15s.a., Intervista a Mario Gerosa, Wuz, 27 aprile 2007 [qui]

16Franco Purini, op. cit., p.22 descrive la ricerca di Antonino Saggio nel classico schema di contrapposizione tassonomica: «La polemica zeviana continua ancora oggi attraverso i suoi seguaci, fra i quali si distinguono Luigi Prestinenza Puglisi e Antonino Saggio. Si tratta di una posizione non molto chiara, se considera Renzo Piano e Massimiliano Fuksas come audaci sperimentatori, non riconosce ad altri architetti, altrettanto capaci di produrre opere significative, dense di valori innovativi, la stessa capacità di prefigurare scenari progettuali avanzati. Le possibilità di una sperimentazione avanzata vengono individuate nella sola dimensione tecnologica, nel rilievo spettacolare delle immagini e soprattutto negli orizzonti teorici aperti dagli strumenti digitali, ampiamente mitizzati. Non solo non è riconosciuto alcun valore al lavoro sul segno architettonico, sulla corrispondenza tra spazio e struttura, sulla tettonica, sulla stratificazione semantica e sulla memoria, ma, anzi, tale lavoro viene considerato un esercizio fuori dal tempo, inutile, se non proprio dannoso. Questo orientamento è contrastato da molti critici attenti alle ragioni della scrittura architettura, tra i quali, oltre a Francesco Dal Co, Renato De Fusco, Cesare de Seta, Fulvio Irace, Giorgio Muratori, Mario Pisani, Vittorio Savi, Francesco Tentori.»

17Bruce Sterling, Tra fantascienza e realtà, Domus, marzo 2009, n. 923, p. 110

18Il primo post è firmato da Flavio Albanese, Babhell TV, Domus blog, 3 aprile 2009 [qui]