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31 maggio 2008

0009 [MONDOBLOG] Mort ... archiwatch

di Salvatore D'Agostino

Giorgio Muratore autore del corrosivo, caustico, sarcastico e sferzante blog: 'ARCHIWATCH'. 

Salvatore D'Agostino Giorgio dal greco gheorgòs "agricoltore": agricoltore/muratore/architetto chi è Giorgio Muratore?

Giorgio Muratore Se potessi scegliere … naturalmente … il primo, poi il secondo e quindi il terzo, che sarei comunque tentato di escludere fin da principio. Sono senz'altro un architetto “pentito” e, in fondo, lo ero diventato, tanti anni fa decisamente “per caso” … scegliendo una facoltà e quindi un “mestiere” che nel ’64, con i miei occhi di allora … sarebbero dovuti essere “del futuro” ...

Muratore, quindi di nome e di fatto … mi piacciono le cose concrete … I muri, le pietre, i mattoni, le cose e le case semplici, normali, naturali, … detesto l’artificio, la maschera, le cose urlate, la “messa in scena”, la manfrina, l’arroganza, l’ignoranza, l’ipocrisia … in breve: l’architettura vincente di oggi …

Agricoltore, quindi, contadino … come un sogno, un’aspirazione alla ciclicità, alla visione naturale di un tempo che si è pur sempre perduto, è altrettanto capace di ricominciare … sempre uguale … il fascino dell’immutabilità e del mutamento … metamorfosi … natura …

A che cosa serve un 'blog' per un architetto? 

Assolutamente a niente … quindi: indispensabile … soprattutto per uno come il sottoscritto che negli ultimi anni non poteva più scrivere praticamente da nessuna parte …
Tutto quello che dice Grillo sulla stampa è vero … la censura esiste … il mondo della carta stampata nella quale ho vissuto per quarant'anni, come l’università è un letamaio; … un blog … finché non staccheranno la spina … è l’unico modo per avere l’illusione di poter parlare, ma è, comunque, una bottiglia nell'oceano, … ma, sicuramente, sempre meglio di niente ...

Perché Archiwatch? 

Immagino che tu voglia sapere come è nata la scelta di un logo così banale … trendy … e, al fondo, volutamente kitsch … la scelta risale ad alcuni anni fa, molto prima del blog ed era il titolo di una rubrichetta su una rivistina architettonica, inventata da Massimo Catalani che, in qualche modo, era a sua volta un’appendice di una testatina artistica di Ludovico Pratesi che, ben prima della rete, si autoriproduceva via fax … e delle quali, vista l’età, non ricordo neppure il nome … sicuramente, erano i primi anni del primo Rutelli, sarà stato il ’93 o il ‘94 e proprio “via fax” [N.d.R.: La rivista si chiamava Artel] … iniziò, per me, la lunga battaglia dell’Ara Pacis … i primi scazzi con l’amministrazione capitolina e i suoi sinistri suggeritori … poi entrai in contatto con James Beck un famoso e compianto professore della Columbia che, con grande modestia, intelligenza ed energia animava un’associazione e un sito intitolato “ArtWatch[N.d.R.: Sito attuale ArtWatch] che lui usava per denunciare le malefatte degli addetti ai lavori nel campo dell’arte antica e del restauro (famosa la sua denuncia contro i restauri della Sistina …) così quando capitò l’eventualità, su due piedi, di dare un nome ad un blog elettorale in occasione delle ultime elezioni per il consiglio dell’ordine degli architetti di Roma … non trovai di meglio che riesumare quell’Archiwatch … che, in fondo, conservava pressoché intatta una certa quale attualità comunicativa … oscenamente trendy … come ho già detto … in fondo l’Archiwatch di oggi è una specie di residuato bellico … riciclato … un po’ come la vespa … come Internet … se vogliamo fare qualche paragone “alto” … si parva licet ...

Un osservatorio sull'architettura … un diario … un pulpitino … dal momento che per me si erano praticamente chiuse le possibilità di comunicare via stampa a causa di una censura lunga ormai diversi anni …

… sono puntini di sospensione che in grammatica indicano pausa, altro, non detto e così via. Perché questa scrittura sospesa e romana? 

Non so se i miei troppi puntini … siano una pratica “romana” o meno … quello che è certo che nella scrittura, come in qualsiasi altra forma di espressione mi sembra opportuno lasciare sempre spazio all'immaginazione, alla creatività del lettore e quindi … giù coi puntini ...  

È sempre preferibile a un nudo … anche se di Marilyn … il panneggio delle vesti dell’estatica Teresa berniniana … è più sexy ...

È possibile costruire oggi a Roma senza fare i conti con la retorica della città storica? 

Naturalmente si … chi lo impedisce?
Basta avere la modestia, la cultura, l’intelligenza e soprattutto le palle per saperlo fare ... La città storica è un’invenzione dei giornalisti e degli urbanisti … due categorie dannose e inutili, destinate alla demolizione ...

Per lei e altri, "Citylife " a Milano è una speculazione finanziaria alla stregua delle villette-abitazione di Monticchiello. È possibile un connubio architettura/imprenditoria senza scadere nell'epiteto 'operazione di speculazione'? 

Da che mondo è mondo dietro ad ogni architetto ci sono un committente e un imprenditore … è il ragionevole equilibrio tra le loro tre esigenze a produrre un’Architettura degna di questo nome ... Tra il caso di Milano e quello di Monticchiello c’è poi una bella differenza ...

Il caso di Monticchiello è stata sostanzialmente una montatura giornalistica estiva in stile Repubblica … vip in vacanza … presenzialismo di vecchi e baffuti intellettuali-guru decotti, scandali colti, ipocrisia e arroganza da cortile snob tra Capalbio e la Val d'Orcia … Insomma: … una tempesta … in un bicchiere di Brunello ...

A Milano mi sembra che le cose stiano ben diversamente … si tratta di un modello di sviluppo incivile e selvaggio che si sta sviluppando in tutto il pianeta da parte di alcuni gruppi bancari internazionali e degli architetti al loro servizio … un modello che si potrebbe utilmente evitare nel nostro paese, ma che non trova forze sociali, politiche economiche e culturali capaci di contrastarlo … anzi, da destra e da sinistra, … tutti accorrono in aiuto innescando la catastrofe definitiva, prossima ventura; … l’idea di sviluppo, di sperimentazione e di innovazione sottintesa a queste operazioni è solo uno specchietto per le allodole, un’attrattiva per i gonzi che accorrono a frotte … incoscienti e felici … verso il sedicente “nuovo” che avanza …

Lei è attualmente professore presso la Facoltà di Architettura "Valle Giulia", dov'è titolare della cattedra di "Storia dell'Arte e dell'Architettura Contemporanea". Qual è la situazione dell'università in Italia? 

Questo è un tema un po’ troppo grande per trattarlo in poche battute … sull'argomento credo poi di aver rotto abbastanza le balle … ai miei colleghi e ai miei studenti, per circa quarant'anni, per insistere ancora ... L’università è, com’è ovvio, lo specchio del paese … lei ha presente Napoli … Palermo … Casal di Principe … Gioia Tauro … Roma?

Mi può raccontare lo studente di oggi? 

In questi casi è buona norma lasciarsi andare alla leggerezza … alla speranza … al ritornello: delle nuove idee che vengono dalle nuove generazioni; … tutti contenti e tutti coglionati; … purtroppo non credo che sia così … credo che gli studenti, oggi come ieri, siano sostanzialmente “sempre gli stessi” … con i loro problemi e con le loro speranze … ma che, come sempre, esista soltanto una piccolissima minoranza “realmente” interessata, realmente in grado di capire criticamente le cose, le situazioni, i contesti … insegnare è difficile, ma anche studiare dovrebbe esserlo, almeno un po’ … oggi poi con l’informatica, con i telefonini … si potrebbero fare cose magnifiche, ma … al massimo si scopiazza Zazà o si fanno le tesine copia-incolla … ci sono, come sempre le eccezioni dalle quali c’è sempre qualche cosa da imparare, ma sono veramente eccezioni …

Quanti studenti spengono il telefonino a lezione? … e quanti professori fanno altrettanto? Quest’anno poi mi è capitata, per la prima volta, una strana vicenda: mi si avvicina, prima della lezione uno studente un po’ imbarazzato con un foglietto in mano e mentre io, tutto contento, sperando in una domanda sul programma … in un chiarimento … in un suggerimento bibliografico … tra me e me andavo già dicendomi: “vedi come sono interessati gli studenti di quest’anno …”, mi allunga il bigliettino e mi sussurra con voce implorante “potrebbe farmi una dedica prima della lezione … sa … è il suo compleanno …” capito? Come nelle radio private, nelle feste di paese, nelle televisioni trash di prima serata, … io, naturalmente, ho fatto premurosamente la “dedica”, … ma ho anche pensato per settimane al mio professore di meccanica razionale … se l’avessero chiesto a lui? ...

Comunque all'università, dagli studenti, non si smette di imparare io ci vado ancora per questo … 

Nel suo blog lei è spesso critico verso gli architetti denominati 'archistar' e il potere politico. Qual è la sua idea di architettura?  

“Una cosa semplice e fatta bene” … come diceva un mio vecchio professore che nessuno si filava … perché insegnava arte dei giardini, un “complementare”, … ma che era un galantuomo e si chiamava Francesco Fariello … e che, evidentemente, ripeteva una frase sentita, a sua volta, a scuola … quando, anche lui, era studente … i grandi professori, all’epoca già attigui ai politici, “insegnavano” invece … l’utopia … ed ecco i risultati … 

31 maggio 2008 (ultima modifica: 8 giugno 2011)
Intersezioni ---> MONDOBLOG
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Note:
Per i commenti vai sul blog di Giorgio Muratore: 'Intervista...blog...su blog' del 31 maggio 2008

27 maggio 2008

0008 [MONDOBLOG] Tutti i blog di architettura

di Salvatore D’Agostino 
introduzione 

Alessandro Ranellucci nel 2005 ha creato ‘ArchiBlog’ il primo aggregatore di architettura in lingua inglese, spagnola, portoghese, francese e italiana.  

Salvatore D'Agostino Archiblog è un aggregatore di notizie del mondo dei blog di lingua inglese, francese, spagnola, italiana, portoghese che vertono sul tema dell’architettura, città, design e arte contemporanea. Attraverso l’uso di algoritmi e l’apporto manuale, ogni giorno ci dà l’anteprima sulle news che gravitano nei blog. Con l’evoluzione del web 2.0, la blogosfera sembra avere contenuti più vivi e interessanti? 

Alessandro Ranellucci Sicuramente l'architettura è un settore in cui il mondo dei blog sta dando un contributo interessante integrando il panorama editoriale esistente: se guardiamo ad esempio l'Italia, sappiamo bene quanto le riviste di architettura siano definite dall'alto e perseguano scelte editoriali rigide. I blog che stanno nascendo in questi anni sono spesso gestiti in modo semiprofessionale e pertanto allargano il panorama dell'informazione e della divulgazione senza nulla da invidiare alla qualità dell'editoria tradizionale. 

Com’è nata l’idea di ArchiBlog? 

È nata dalla curiosità personale verso i blog di architettura e dalla necessità di fare ordine tra le tante fonti presenti in rete. Fortunatamente nel 2005, quando il progetto iniziò, esistevano molti meno blog e quindi fu più semplice iniziare l'indagine. Sfruttando le mie competenze dovute ad una "vita parallela" da informatico professionista ho realizzato dei software piuttosto complessi che mi aiutano nella selezione e catalogazione degli articoli, permettendomi di concentrarmi sull'aspetto contenutistico. L'iniziativa ha avuto sin da subito un buon successo tra i blogger e i lettori e quindi è potuta crescere grazie alle segnalazioni che tutti i giorni arrivano. 

A che cosa serve un blog per un architetto studente o professionista? 

La decisione di curare un blog è, in architettura come in tanti altri settori, frutto di una moltitudine di fattori. Per un professionista è spesso un'occasione per far conoscere la propria produzione, i propri interessi e riferimenti culturali, le proprie presenze sul territorio e negli ambienti culturali. Per uno studente è lo spunto per studiare, approfondire, riordinare le tante fonti della cultura architettonica, oltre che per guadagnare una visibilità e costruire una rete di contatti. Esistono diversi esempi di personaggi dell'architettura (italiani e non) che hanno incrementato moltissimo, se non addirittura creato, la propria notorietà nel settore investendo tempo nella cura di un blog. 

Quali sono le differenze (se ci sono) tra i blogger di lingua inglese/francese/spagnola/italiana/portoghese? 

Le differenze ci sono, e rispecchiano il ruolo che l'architettura e le sue branche rivestono nelle diverse culture. Nei paesi anglosassoni, ad esempio, c'è distinzione più netta rispetto all'Italia tra l'architettura e l'urbanistica (che lì è il "planning" e si avvicina nell'ambito della ricerca, più alle tematiche economiche e sociologiche sulla cultura urbana che non al discorso sulla forma della città che interessa maggiormente i blogger italiani). Altro genere di blog tipicamente anglosassone è quello sulla casa, dove si fonde l'interior design con il fai da te e l'oggettistica: esempi analoghi in Italia non ce ne sono, e infatti per ArchiBlog è sempre delicato evitare di includere articoli che sono troppo al di fuori dall'interesse specifico del settore dell'architettura. I blog di lingua spagnola invece sono in larga misura situati nell'America meridionale, e quindi danno conto dell'abbondante produzione di architetture contemporanee che lì si verifica in questi anni. Sono spesso blog di alta qualità editoriale che presentano progetti difficilmente pubblicati dalle riviste e dagli altri media del mondo europeo o anglosassone. 

Mi puoi indicare i blog più interessanti di lingua inglese-francese-spagnola-portoghese? 

È difficile dare un primato a dei singoli blog; la ricchezza di contenuti è data proprio dal loro insieme e dalla loro varietà. I blog di qualità sono alcune decine per ciascuna lingua, e quindi posso eventualmente citarne qualcuno a titolo di esempio. Vorrei però sottolineare il fatto che anche i blog "minori" (ossia con minore frequenza di pubblicazione, o meno noti e pubblicizzati, o gestiti con politiche più amatoriali) spesso propongono delle perle assai interessanti: è proprio per questo che ArchiBlog ha come obiettivo la valorizzazione dei contenuti di qualità indipendentemente dalla fonte. Nel mondo di lingua spagnola c'è da segnalare senz'altro Plataforma Arquitectura che è un'iniziativa editoriale più di ampio respiro e decisamente di alta qualità. Tra i blog di lingua portoghese non ci sono testate particolarmente importanti, ma per citarne alcuni ci sono Projetos Urbanos e A Barriga de um Arquitecto. Nel mondo anglosassone le segnalazioni di qualità potrebbero essere tante, e in ordine casuale cito Edward Lifson, architechnophilia, Architecture Chicago e A Daily Dose of Architecture. Tra i francesi segnalo infine Détours d'architecture e Details. 

Tra i blog italiani quali sono i più interessanti? 

In Italia è d'obbligo citare blog come Archiwatch di Giorgio Muratore, Architettura di pietra o iniziative più giovani come PEJA :::TransArchitecture, ma ce ne sono altri curati da studenti, come Architettura In Progress, Bovisiani, Petra Dura o da giovani architetti come Architettura Catania, Na3 Blog, De Architectura e Architetti senza tetto, che hanno una minore frequenza di pubblicazione ma propongono spesso argomenti vari ed interessanti. In ArchiBlog è anche presente la ben nota presS/Tletter di Luigi Prestinenza Puglisi che è la fonte più ufficiale ed "integrata" sull'attualità del dibattito sull'architettura nel mondo universitario. 

Con il proliferare dei blog i contenuti dei blogger tendono a diventare amplificatori di notizie prelevate dai giornali, TV e WEB secondo te questa ridondanza è utile? 

In effetti, è inevitabile che argomenti come la demolizione della teca di Meier o le presenze televisive di Massimiliano Fuksas vengano riprese dai blog, anche perché l'architettura ha una presenza abbastanza marginale sui mezzi di comunicazione di massa e quindi ogni volta che un tema diviene di pubblico interesse si tratta senz'altro di un evento. A questo, comunque, i blog reagiscono con una certa ironia e capacità critica senza allinearsi piattamente. Del resto l'architettura non è fatta di notizie: è fatta di racconti, fotografie, commenti, dibattiti. Anche per questo motivo nel settore dell'architettura quel fenomeno caratteristico dello strumento blog, ossia il riciclaggio di notizie, si verifica a mio avviso in misura minore. Quasi tutti preferiscono produrre contenuti originali e lo fanno anche a scapito dell'aspetto di "networking" tra blog (mi riferisco la citazione di notizie da altri blog e il rimando mediante link). 

Un consiglio per i neo-archiblogger? 

Il mio consiglio (che, essendo io un grande lettore e fruitore, è un desiderio) è quello di cercare le proprie fonti di informazione ed ispirazione al di fuori del mondo di Internet. Nonostante i contenuti d'architettura presenti nei blog siano vari ed interessanti, mancano di molte riflessioni proprie del mondo universitario e professionale: mi riferisco a settori disciplinari come il restauro, la tecnologia, il cantiere, la scenografia ed altri. Inoltre anche nella forma, forse è il caso di sfruttare l'occasione del connubio blog/architettura per scegliere forme espressive più approfondite e meno sintetiche, più fatte di conoscenza che di semplice informazione. Per fare un esempio, è una graditissima sorpresa trovare ogni tanto dei lunghi articoli, pieni di foto e di riferimenti culturali, su temi di storia dell'architettura o di teoria della progettazione. Questo è ciò che può dare ad un blog esordiente la capacità di attrarre interesse e lettori, lasciando alle strutture editoriali più attrezzate il compito di diffondere bandi di concorsi e aggiornamenti legislativi. 

Un errore da evitare? 

La banalità. Tutto il resto in un modo o nell'altro ci piace: siamo pur sempre architetti no? 

Vuoi aggiungere qualcos'altro? 

Una classica domanda potrebbe essere "progetti per il futuro?" 

Un po' ‘marzulliana’, ma va bene. 

Anzitutto aumentare il numero delle lingue presenti in ArchiBlog. Attualmente già raccolgo articoli da interessanti blog stranieri (scandinavi, romeni, islandesi) ma occorre lavorare per la loro pubblicazione, eventualmente ricercando delle collaborazioni. Il secondo obiettivo a medio termine è quello di superare la consultazione cronologica privilegiando i contenuti di qualità, e quindi operando delle scelte editoriali più nette che aiutino il lettore a non venire sommerso dalla grande mole ormai presente ogni giorno (parliamo di una media di 80 articoli al giorno). A questo proposito bisogna anche superare la distinzione per lingue, permettendo da un lato al lettore di scegliere le lingue che preferisce ma anche suggerendogli eventuali collegamenti tematici in diverse parti del globo. Infine potenziare il motore di ricerca, che è al momento l'unico motore di ricerca tematico sull'architettura ed è ampiamente usato come banca dati poiché cerca su oltre 65mila documenti in più lingue. 

27 maggio 2008
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23 maggio 2008

...a proposito di sgarbi architettonici, rito tridentino e architettura moderna...



...sgarbi architettonici,
Vittorio Sgarbi: «Parlo di pensiero perché è quello che sembra mancare oggi agli architetti: depensanti e ignari della storia». Vorrei sapere dal critico Vittorio Sgarbi chi sono gli architetti che possono costruire in Italia?;

...rito tridentino,

un'articolo o meglio una bufala coinvolge l'architetto Massimiliano Fuksas.
In un'intervista a cura di Bruno Volpe, si parla della sua conversione grazie al nuovo Papa Joseph Ratzinger, della chiesa a tre navate che sta costruendo a Foligno (sono due cubi sovrapposti pelle-involucro) e della sua architettura consevatrice. Sullo stesso giornale potete leggere gli articoli di Luciano Moggi. Uno scherzo da prete?;

e architettura moderna...

infine segnalo un vecchio articolo di Pierluigi Panza in risposta alle tesi di Roger Scruton e Nikos A. Salingaros. Il ritratto di un'Italia architettonicamente vincente?


Intersezioni ---> ...a proposito di...

Come usare WA ---------------------------------------------------Cos'è WA

22 maggio 2008

0007 [MONDOBLOG] Jorn Barger e ArchiBlog

di Salvatore D'Agostino

Il primo blog risale al 17 dicembre 1997 a cura di Jorn Barger.1 Gli serviva come promemoria per i siti che consultava. In seguito, cominciò a inserire note per la sua ricerca sull’intelligenza artificiale e su James Joyce, che, secondo il blogger, è il padre della psicologia descrittiva che sta alla base dell’AI (Artificial intelligence). Il sito ‘ArchiBlog’ riprende la filosofia originaria di Barger e ci fornisce ogni giorno una rassegna dei blog curata da architetti e altri specialisti di lingua inglese-spagnola-portoghese-francese-italiana.  

22 maggio 2008
Intersezioni ---> MONDOBLOG  
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Note:
1 Jorn Barger non è stato il primo blogger per una storia più accurata sui blog leggi qui.
Pubblicato sulla presS/Tletter n.19-2008

19 maggio 2008

0006 [MONDOBLOG] Intervista Blog: PEJA TransArchitecture

di Salvatore D'Agostino

TransArchitecture research lo zibaldone di Peja. Appunti, dialoghi, divagazioni di uno studente di architettura.

Salvatore D'Agostino Perché 'TransArchitecture'? 

Emmanuele Pilia Credo che sia una questione chiave! Prima di tutto potrei iniziare a parlare della questione della transarchitettura, o come viene chiamata tante volte erroneamente, architettura virtuale. La transarchitettura è una disciplina di confine tra le scienze molli, l'ingegneria informatica, la grafica ed ovviamente, offrendosi come spunto euristico per la progettazioni di "spazi", l'architettura. La prima definizione di transarchitettura è di Marcos Novak, che parla più o meno come spazi "tra" il virtuale ed il reale. Dunque quella radice non ha niente a che vedere con le transavanguardie come vorrebbero alcuni critici italiani. Ecco, il mio blog nasce proprio per parlare di questo.

A cosa serve un Blog per uno studente e un futuro professionista? 

Ho letto la tua intervista a Giorgio Muratore, e sinceramente sono d’accordo con lui: "un blog non serve a nulla, quindi è indispensabile". Anche se credo che ci siano "troppi" blog di architettura in cui non si parli di assolutamente niente. La gente, presa dalla possibilità di poter parlare davanti ad una platea potenzialmente infinita, si fa prendere la mano e troppo spesso scambia il concetto di "critica/teorica" con quello di un servizio di cronaca. Dunque, può essere una bella vetrina ovviamente, ma come penso sai, ha bisogno di sforzo per non annacquare nella globalità in cui si inserisce.

La transavanguardia è un movimento artistico italiano e come dici tu non ha niente a che vedere con la 'Transarchitecture' chi sono (se ci sono) i tuoi padri di riferimento?

Mi piacerebbe dire di essere un autodidatta dato che ho scoperto solo dopo aver intrapreso questa ricerca chi erano i padri fondatori, ma come dicevo prima, il primo che ha parlato esplicitamente di architettura virtuale è stato Marcos Novak. Un personaggio che dopo essere caduto un po’ in disgrazia intorno nel 2003 ha smesso di produrre materiale teorico. Successivamente, stimolati da questa ricerca, altri architetti e pensatori hanno iniziato a lavorare su questi concetti. Per citare i più originali, Lars Spuybroek e Maurice Nio, che ho avuto il piacere di conoscere, Kas Oosterhuis, che ha prodotto transarchitetture vere e proprie, anche per la biennale di architettura del 2004 e Greg Lynn. Ma credo che il concetto di spazio virtuale nella sua formulazione su cui oggi lavoriamo ancora debba essere cercata altrove, e precisamente nella cinematografia e nella letteratura. Chi parla per la prima volta, descrivendone i paradigmi in modo veramente profetico è William Ford Gibson nel Neuromante. È un libro che in alcuni passaggi può apparire un saggio di Derrick De Kerckhove. Poi dovrei citare anche il film "The Cube", che per capire il riferimento occorre vedere il film. Eccezionale.

Qual è l'approccio progettuale, il movimento ideativo, creativo ed esecutivo per un architetto 2.0?

Avendo scoperto che la transarchitettura, che ripeto come disciplina è nascente, contiene personaggi tanto variegati da farne non tanto un movimento unitario, ma una procedura euristica, posso parlare di come lavoro io. In realtà nel processo ideativo/formale non trovo eccessive differenze con la procedura di un edificio solido, se nonché cerco di interrogarmi sulle nuove "funzioni" a cui deve essere adibita la transarchitettura che si sta progettando, e che bisogni dovranno avere gli Avatar che dovranno fruire questo "spazio". Vorrei specificare che per me è molto importante far chiarezza su un aspetto: la mia non è futurologia, si sta parlando di una problematica che per quanto temporalmente distante, sta sempre di più incombendo. Prendendo spunto dalla psicologia della Gestalt, e prendendo coscienza che entro massimo una decina di anni saranno diffuse periferiche uomo/macchina che si interfacceranno direttamente con la mente, trovo di primaria importanza una comunicazione dello spazio che eviti in maniera assoluta lo shock come valore, ma si faccia sensuosità. In finale, dietro i "bisogni" dell'avatar, ci sono le pulsioni di chi manovra quel manichino.

Per il programmatore/hacker Richard Stallman, ideatore del copyleft, la conoscenza dei software avviene leggendo semplicemente i manuali. Com'è avvenuta o avviene la tua conoscenza?

Leggendo i manuali (su internet)...

Sfruttando le potenzialità della 'condivisione' che stanno alla base della filosofia 'Wiki' e dell'architettura 2.0?

Certo, anche! È una cosa in cui credo molto. La vedo vicino al concetto di senso civico: se la gente invece di creare micro/vandalismo informatico collaborasse ad una valorizzazione dello spazio più fruito oggi (il web) si eviterebbero tanti problemi di obsolescenza delle informazioni cui la cultura contemporanea è afflitta.

Quali sono i tuoi strumenti?

Un notebook che sta per andare in pensione, ed un set di programmi che ho scelto per le possibilità euristiche che mi offrono: Rhinoceros per la geometria Nurbs, Blender per lo scripting delle forme, Cinema 4d perché è italiano, e come dice Rem Koolhaas, è stupido andare contro il sistema, noi dobbiamo riuscire a migliorarlo. Poi ovviamente, come tutti gli architetti, sono schiavo del Cad...

L'università di oggi prepara l'architetto del futuro?

Nelle più banali delle ipotesi: no! Ma non solo perché non prepara alla realtà lavorativa, ma perché il corpo docente per lo più è composto da un disomogeneo insieme di intenti, che nella loro complessità abbozza tanti temi, senza affrontarne seriamente nessuno.

19 maggio 2008
Intersezioni ---> MONDOBLOG
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Note: 
...si possono leggere altri commenti sul blog 'PEJA TransArchitecture research'

18 maggio 2008

...a proposito di Gomorra, 'Le vele' e il nascente filone camorra/fiction...

Ciò che resta del film 'Gomorra' di Matteo Garrone:
troppo cinema pulito e corretto;
troppa finzione;
l'inzio di un filone 'camorra/fiction' che farà dimenticare la realtà in cui viviamo/ono;
l'ossimoro visivo 'Le vele' di Scampia progetto dell'architetto Franz Di Salvo;
la gente che sembra abitare l'astronave impazzita di Andrej Tarkovskij;
il trionfo dell'urbanistica e dell'edilizia popolare.

Domanda al margine: ma chi è stato l'architetto che ha progettato la villa stile 'Scarface' al camorrista Walter Schiavone detto 'Sandokan'? (v. WA)

Intersezioni ---> ...a proposito di

Come usare WA ---------------------------------------------------Cos'è WA

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Le vignette di Vauro ad Anno Zero 'Ritorno a Gomorra' del 28-04-2008

16 maggio 2008

0016 [SPECULAZIONE] Italia xenofoba e misoneista: “l’edilizia è nera”

Guardando la puntata di Anno Zero, andata in onda su rai due giovedì 15 maggio ‘Se li conosci li eviti’, mi è venuta in mente una considerazione di mio zio immigrato negli Stati Uniti nella metà degli anni sessanta, a proposito delle nozze di suo figlio con una ragazza di origini cinesi: «Io non sono razzista, ma ho semplicemente detto a mio figlio, immaginami con un nipote con gli occhi a mandorla!»
La stessa profonda radice xenofoba e ipocrita l’ho riscontrata nella puntata in Roberto Castelli, quando dice: «se l’Italia ha bisogno di extracomunitari decidiamo noi il numero» un discorso numerico/commerciale/schiavista. L’Italia ha solo bisogno di schiavi.
Omeya Seddik leader delle banlieues parigine, ha risposto a questa considerazione, dando del ‘delinquente’ all’ex ministro della giustizia.
In una intervista a Paolo Berizzi, autore del libro 'Morte a 3 euro' nella puntata del programma di radio tre, fahrenheit, dice: «Qui ogni giorno, all’alba i caporali arrivano con i loro camioncini, con le loro auto, fanno il pieno, selezionano, caricano questi schiavi secondo delle esigenze di giornata e li distribuiscono nei cantieri della ricca Lombardia, della Milano che aspetta l’EXPO 2015, ma che fa finta di non vedere che ci sono ogni giorno persone la cui vita viene consegnata in mano a questi caporali». Racconta dell'illegalità diffusa e della mancanza di regole nei cantieri, lui stesso per quindici giorni si è finto clandestino per poter fare questo reportage e afferma che in Italia ci sono 5 milioni di lavoratori in nero, di cui 1,5 milioni sottoposti a caporalato che produce 4 miliardi di euro.
Per Castelli, il giornalista presente alla trasmissione di Santoro, Paolo Berizzi non è lombardo ed è scollegato con la realtà lavorativa del nord, peccato che Berizzi sia di Bergamo.

Stefano, sul blog di Anno zero, commento n. 553, dice: «castelli, vai alla rotonda autostrada di bergamo alle 5 di mattina.. e chiediti che ci fanno tutti quei stranieri.. castelli, di sicuro non lavori a bergamo.. perche altrimenti sapresti che in OGNI cantiere c’e’ gente in nero!!!!»
Qualcosa in Italia sta cambiando: permettiamo che alcuni camorristi non digeriscano la rivolta antipizzo degli zingari e facciano degli sgombri autogestiti. La notizia, che in un primo momento era balzata sulla cronaca, adesso è stata deviata sul filone indecenza campi rom. Come dice Gerardo di Ponticelli: «La verità è che sulla stampa locale alcuni rom avevano denunciato il racket del clan dei Sarno che qui comandano; dissero qualcosa tipo 50 euro per ogni baracca e per la licenza ad accattonare, il che non è vero». La reazione è stata quelli di respingerli mentre lo stato stava a guardare inerme.
Non importa se il 9,2% del PIL è dato dalla forza lavoro non italiana e che ci sono 120.000 clandestini che lavorano come muratori, perché da ipocriti fingiamo di essere un paese accogliente a condizione che rispettino le nostre leggi, rifuggendo nel più ottuso provincialismo, perché fondamentalmente l’italiano è misoneista, ha una profonda paura del nuovo. Da questa inchiesta si deduce che l’edilizia in Italia ha due radici economiche: la manodopera in nero e l’irriconoscibilità del lavoratore, più è fantasma meno problemi burocratici/626/qualitativi.

Se crediamo nell’architettura, non possiamo far finta di niente, perché questo fa comodo agli ingegneri dei grandi numeri, all’architetto del balcone tondo e al geometra tutto fare che non devono rispondere a nessun senso estetico ed etico.
Altrimenti l'Italia rischia di essere una Repubblica fondata sul cemento in nero.

Dal Blog della puntata:

404 franco scrive:
Maggio 15th, 2008 alle 23:08
Ma chi è quel marocchino che spara tutte quelle cazzate?! se andassi io al suo Paese a dare del delinquente a un loro governante.? autotutela ragazzi, autotutela… è questione di sopravvivenza perché altrimenti qui tra 10 anni saranno loro a comandare e quelli mica fanno le trasmissioni per sentire la tua opinione

405
PIEEE scrive:
Maggio 15th, 2008 alle 23:08
ma vi rendete conto delle parole del signore di colore che era in collegamento.. “Castelli lei è un delinquente!!”Il problema è che “questi” vengono qui a comandare!!!Devono andarsene tutti, tornassero a casa loro in barca o in zattera come sono arrivati qui!!!


Blog puntata Anno zero del 14 maggio 2008 'Se li conosci li eviti'


Consigli:
Radio tre Fahrenheit 'Maledetti nomadi' 15 maggio 2008
Radio tre Fahrenheit 'La sindrone del nemico' 15 maggio 2008
cds

14 maggio 2008

0002 [ARCHIWEB] Bauwelt

di Salvatore D'Agostino

Un consiglio di Giorgio Muratore: 


Qual è la rivista d'architettura (non solo nazionale) più interessante? perché?

Secondo me la più interessante è "Bauwelt", pubblicata a Berlino da oltre un secolo con cadenza quindicinale ...è fatta da professionisti seri ed autonomi ... che studiano, si documentano e girano il mondo ...il risultato è un prodotto eccezionale privo di tutte quelle "debolezze" ...che rendono inutili e illeggibili le riviste italiane ...

Il sito della rivista: Bauwelt

14 maggio 2008 (ultima modifica 9 luglio 2013)

Intersezioni ---> ARCHIWEB


12 maggio 2008

0015 [SPECULAZIONE] Intervista a Daniele Segre: morire in cantiere

Avevamo già segnalato su 'WA' il lavoro di Daniele Segre, che con gentilezza ci ha concesso un'intervista. Tre aspetti sembrano trasparire: l'illegalità, il lavoro degli immigrati e la morte per incuria.
In Italia si costruisce tanto, male e illegalmente per dopo indignarci se qualcuno muore. Che masochismo!

Il suo film entra nei cantieri per raccontare storie di morti, qual è il panorama che ne esce fuori?

La situazione è particolarmente grave, riguarda in particolare il rispetto della legalità nei luoghi di lavoro che è la diretta conseguenza del mercato "selvaggio" dei subappalti che produce situazioni molto difficili per i lavoratori.

Secondo Franco Martini (Segretario Generale della Fillea Cgil) vi è un «segno evidente di un imbarbarimento delle modalità e delle condizioni di lavoro» chi sono i mandanti?

"I mandanti", come li chiama Lei, sono le condizioni che permettono subappalti al ribasso che non consentono di investire in sicurezza, "mandanti" sono le "non condizioni" in cui operano chi dovrebbe fare i controlli, "mandanti" sono le condizioni - molto facili e senza controllo - in cui si può aprire un'impresa e metterla sul mercato.

La forza lavoro nei cantieri ormai è multietnica da chi è formata la nuova geografia secondo la sua indagine?

Nei cantieri edili siamo a più del 50% di presenza di lavoratori immigrati.

Che rilievo hanno figure come il geometra, l'ingegnere o l'architetto?

Non sono in grado di rispondere, sicuramente per la figura dirigente che svolgono sul cantiere rappresentano l'impresa e certamente sono a conoscenza delle condizioni di regolarità dei lavoratori presenti sul cantiere.

Cosa consiglierebbe ai costruttori e ai progettisti?

Credo che occorrerebbe stimolare la cultura della legalità e della sicurezza all'interno delle proprie aziende, questo migliorerebbe molto anche le condizioni e la qualità del lavoro di tutti.

Un film come 'Morire di lavoro' perché non veicola attraverso la TV?

Sono stati fatti molti tentativi con la RAI ma purtroppo al momento inutilmente nonostante gli appelli di Articolo21 e non solo.

Qual è la storia più significativa del film?

Sicuramente quella della signora Franca Mulas Sonzogni che ho conosciuto in Lombardia: nel giro di 15 mesi ha perso il figlio e il marito.

Vuole aggiungere qualcosa?

Mi auguro che il film "Morire di lavoro" serva a produrre quella cultura della legalità e della sicurezza, e che possa essere usato in tutte le scuole italiane così come possa essere trasmesso dal servizio pubblico radiotelevisivo (RAI) in una serata interamente dedicata al lavoro.

Lo spero anch'io. Grazie.

10 maggio 2008

0005 [MONDOBLOG] PEJA TransArchitecture research

di Salvatore D'Agostino

Cercando informazioni su 'Jean Clair musei' su Google il primo link di riferimento è stato il blog di Emmanuele Pilia, una scoperta, vorrei consigliarlo a chi vuole capire l'influenza delle tecnologie digitali sull'architettura. Niente di complicato o sofisticato solo un mondo di relazioni, dialoghi, interviste tra studenti e non solo ecco alcuni frammenti:
«[...] Diventerebbe una sorta di Architettura 2.0: come nel web collaborativo dove tanta gente non si conosce e fanno cmq tante cose insieme. Ecco, immagina se un edificio lo montassero tante persone che non si conoscono… Un po' come le città ora… Oddio ora che mi ci fai pensare: non è che wikipedia abbia copiato il metodo chiave dell’urbanistica medievale?»;
«[...] Sai mi fanno molta rabbia (o tristezza? chissà!) quei tipi che parlano tanto di creatività e che però si limitano semplicemente a fare cose strane… Ecco, sarà una gran vittoria non cadere né nel tecnicismo totale, per quanto affascinante, né nell’ingenuismo post moderno…»;
«(Maurice Nio) I think there should be no restrictions with the way we design, we should design with what we like, everything is ok as long as the process is followed.»
PEJA TransArchitecture research

10 maggio 2008
Intersezioni ---> MONDOBLOG
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Note:
Pubblicato sulla presS/Tletter n. 18-2008

9 maggio 2008

Punta Perotti, la prima opera di architettura in Italia dopo la devastazione edilizia?

di Salvatore D'Agostino 

Intervista del 28 ottobre 2006
di Salvatore D'Agostino a Pia Livia Di Tardo e Lorenzo Romito
 
   Iniziamo con il definire il “collettivo Stalker/Osservatorio nomade?  

    Stalker è un collettivo di artisti ed architetti formatosi nel '95 a Roma, nato durante l’occupazione della pantera ad architettura… a Valle Giulia…  Osservatorio nomade è una rete di soggetti promossa da Stalker, ed è un progetto transdisciplinare di ricerca.

   La modalità di intervento proposta è sperimentale, fondata su pratiche spaziali esplorative, di ascolto, relazionali, conviviali e ludiche, attivate da dispositivi di interazione creativa con l’ambiente investigato, con gli abitanti e con gli archivi della memoria. Tali pratiche e dispositivi sono finalizzati a catalizzare lo sviluppo di processi evolutivi auto-organizzanti, attraverso la tessitura di relazioni sociali ed ambientali, lì dove per abbandono o per indisponibilità sono venute a mancare. La traccia di tali interventi verrà a costituire una mappatura sensibile, complessa e dinamica del territorio, realizzata con il contributo dei più diversi approcci disciplinari, attraverso cui si intende investigare i mutamenti in atto nel rapporto tra uomo e ambiente. Tale mappatura conterrà dati sofisticati e molteplici e al contempo risulterà uno strumento capace di attivare interesse e di facile accessibilità.

   La modalità operativa descritta, oltre ad essere un inedito strumento di conoscenza, potrà contribuire a promuovere la diffusione di una maggiore consapevolezza della popolazione nei confronti del proprio territorio e quindi ottenere più efficaci feedback di partecipazione creativa nella gestione delle problematiche territoriali e urbanistiche. Tra gli Stalker ci sono artisti, architetti e gente che fa un po' di tutto, dall'odontotecnico all'astrofisico, ma non sono solo quello che fanno nella vita concreta, essere Stalker è un approccio dinamico sensibile alla vita, aperto a nuovi orizzonti, impegnato al rispetto delle diversità etniche culturali, volte all’ incoraggiamento del dialogo tra popoli diversi.

   La diversità è la ricchezza più importante e la cooperazione fra le diversità, rende l’esperienza Stalker/on, unica e completa! Siamo un organismo complesso, perché formato da varie e diverse entità, ed è lo scambio, la comunicazione a rendere le cose interessanti e stimolanti... senza negare momenti di tensione... Questa volontà di interagire pur essendo a volte così diversi per cultura, provenienza, abitudini, è il primo passo verso la comprensione dell’individuo umano... e verso la pace nei mondi! 

   Il 12 e il 15 ottobre il vostro collettivo ha svolto un workshop su ‘Punta Perotti’. Dalla vostra indagine si può parlare ancora di “ecomostro”? Cos’è oggi quel vuoto? 

   Domenica sera (15 ottobre), dopo quattro giorni di cammino - siamo partiti dal molo sud del porto di Barletta giovedì mattina - ci troviamo, seduti sulla terra calda, morbida e appena arata dove fino a poco tempo fa troneggiava "l'ecomostro" di Punta Perotti. Senza sosta ci siamo mossi lungo la linea di costa, accompagnando l'andare a piedi con sguardi dal mare, grazie all'appoggio degli uomini e delle barche della F.I.P.S.A.S. 
   Mi raccontate l'esperienza “sensoriale” avuta, nel percorrere la “via” che dal mare arriva al nuovo campo arato “Perotti”? 

   Abbiamo attraversato e cercato di comprendere usi, abusi, disusi (mi si conceda il termine), usi mancati e usi possibili del territorio a cavallo tra Terra e Mare. Abbiamo percorso quella linea che divide chi vieta da chi trasgredisce, chi progetta da chi usa il territorio. 

  Abbiamo conosciuto persone, ascoltato storie e progetti, abbiamo raccolto e a volte coniato nomi di luoghi ancora da inscrivere sulle mappe, abbiamo tessuto il primo filo di una rete con la quale vorremmo comprendere e provare a ricucire tante lacerazioni. Riteniamo questa esplorazione un punto di partenza per chi volesse interrogare il territorio prima di proporre ricette per la sua salvaguardia e/o il suo sviluppo. Percepito il conflitto fra usi, progetti e norme, pratiche, immaginari e leggi, ci siamo chiesti quale nuova ecologia sociale possa portare ad innescare una dinamica di rispetto, scambio e collaborazione tra istituzioni e persone, così ben espressa nella forma dal nuovo statuto regionale, e dar luogo ad uno spazio del possibile tra vittime, indifferenti e carnefici. Così seduti al tramonto tra le tracce assenti dell’ecomostro abbiamo colto la potenzialità di laboratorio più che di simbolo, che oggi ha Punta Perotti. 

   Facendo appello alla nostra forza ludica… inizieremmo a disegnare un playground che può aiutare a progettare la nuova realtà della bella costa barese vergine, priva di immaginazione per far fruire ai baresi la bellezza della possibilità di andare al mare stando in città! Quindi arte and architettura per un fine comune la lettura mirata dell’immaginario basato su reali esigenze dell’individuo…perché soltanto l'arte può penetrare l'animo umano è far cambiare l'immaginario di consuetudini di comportamento ormai desuete... è l'unico mezzo puro... l'arte è l'organo della filosofia, cioè l'attività mediante la quale si può cogliere l'assoluto nella sua unità e identità di natura e spirito... ma affinché non rimanga solo al livello dell’immaginario, deve unirsi a una progettualità cosciente e strutturata solo nell'accezione del rispetto delle regole...(anch’esse discutibili) un laboratorio che può immaginare futuri diversi e concretamente progettarli... l’immaginario che diventa realtà! Passione! Ci vuole passione...

   La passione non è la febbre dei propri convincimenti ideologici, è la modalità con cui attraversi il territorio, la capacità di sentire con amore, la gente, di sentirne il fiato, di ascoltarne il racconto e di esserne il testimone... offrire la propria voce ai senza voce. L'oggetto fondamentale della nostra passione è fare comunità...
«La radice di ogni cosa è l'essere umano.» (Carl Marx)
   La povertà è la difficoltà nell’immaginare il futuro... la paura lo spavento sono forme nuove di povertà... 

   Hai definito l‘arte e l’architettura come punti di partenza per un buon rapporto tra l’uomo e il territorio. Possiamo definire il crollo della gabbia di cemento come la prima opera di architettura in Italia dopo la devastazione edilizia degl’ultimi trent’anni? 

   Possiamo dire che rappresenta un punto di partenza, la nostra è un'azione sull'immaginario, dare spazio alle utopie nascoste di ognuno di noi. Impossessarsi ideologicamente di quella parte di terra barese importante per migliorare lo sviluppo dell'intera città. Una progettazione partecipata dell’area dove far vivere Punta Perotti, attraverso la voce di tutti, e non dei singoli direttori dei lavori. La gente non è abituata ad immaginare quello che potrebbe esserci. 

   Cosa potrebbe esserci in questo fresco tratturo? 

   La difficoltà non tanto nel sapere le leggi che regolano la vita, ma riuscire ad immaginare altre dimensioni, oltre a quelle già esistenti, lasciar cadere le barriere provincialotte che ci impediscono di liberare il pensiero. Un luogo che vorremmo restasse un luogo del possibile, dove sperimentare un inedito rapporto tra amministrazione e cittadinanza. Un possibile laboratorio più che un monito o un simbolo. 
   Una palestra di usi civici per la città in divenire, per iniziare basterebbe dare accesso, accoglienza e voce ai cittadini. Ci piacerebbe con il Sindaco aprire la stazione, dedicarla a quel ragazzo che due mesi fa nell’attraversare i binari è morto, vittima per aver trasgredito ad un uso gratuitamente impedito. Ci piacerebbe affiggere le immagini dell’esplosione che ha generato quel luogo del possibile, perché un nuovo modo di gestire ed abitare la città non nasca su una rimozione, ma conservi memoria e consapevolezza della propria storia. E poi aprile il lotto anche al mare abbattendo siepi e griglie e rallentando le macchine, tutte barriere che seppur in scala ridotta impediscono ancora oggi di ottenere il risultato per cui tanto si è lottato, ricucire un rapporto tra la Città e il Mare. Barriere che sono forse solo il frutto di distrazione, ma che fanno dubitare i cittadini che tutto ciò sia stato fatto per loro, che sia ancora possibile reinventare un rapporto tra Istituzioni e Cittadinanza.

9 maggio 2008 (ultima modifica 18 agosto 2012)

Come usare WA ----------------------------------------- ----------Cos'è WA 
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Note: 
Stalkers: Lorenzo Romito, Pia Livia Di Tardo, Roberto Dell’Orco, Ketty Di Tardo, Massimo Izzi, Valentina Vetturi, Antonio Porta, Nico Angiuli, Pasquale Carucci, Daniele Coi, Michele Loiacono, Alessandra Giannandrea un grazie speciale all'appoggio degli uomini e delle barche della F.I.P.S.A.S 
Workshop sostenuto dall’Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Bari nell’ambito della rassegna “Premio Gap”, curata da Lia De Venere, Marilena Di Tursi e Antonella Marino.

7 maggio 2008

0004 [MONDOBLOG] Intervista Blog: Giorgio Muratore mort...archiwatch

di Salvatore D'Agostino

questa intervista è stata integrata vedi: 0009 [MONDOBLOG] Mort ... archiwatch 

Giorgio Muratore autore del corrosivo, caustico, sarcastico e sferzante blog: 'ARCHIWATCH'

Salvatore D'Agostino Giorgio dal greco gheorgòs "agricoltore": agricoltore/muratore/architetto chi è Giorgio Muratore? 

Giorgio Muratore Se potessi scegliere … naturalmente … il primo, poi il secondo e quindi il terzo, che sarei comunque tentato di escludere fin da principio. Sono senz'altro un architetto “pentito” e, in fondo, lo ero diventato, tanti anni fa decisamente “per caso” … scegliendo una facoltà e quindi un “mestiere” che nel ’64, con i miei occhi di allora … sarebbero dovuti essere “del futuro” ...

Muratore, quindi di nome e di fatto … mi piacciono le cose concrete … I muri, le pietre, i mattoni, le cose e le case semplici, normali, naturali, … detesto l’artificio, la maschera, le cose urlate, la “messa in scena”, la manfrina, l’arroganza, l’ignoranza, l’ipocrisia … in breve: l’architettura vincente di oggi …

Agricoltore, quindi, contadino … come un sogno, un’aspirazione alla ciclicità, alla visione naturale di un tempo che si è pur sempre perduto, è altrettanto capace di ricominciare … sempre uguale … il fascino dell’immutabilità e del mutamento … metamorfosi … natura … 

A che cosa serve un 'blog' per un architetto? 

Assolutamente a niente … quindi: indispensabile ... soprattutto per uno come il sottoscritto che negli ultimi anni non poteva più scrivere praticamente da nessuna parte ...

Tutto quello che dice Grillo sulla stampa è vero … la censura esiste … il mondo della carta stampata nella quale ho vissuto per quarant'anni, come l’università è un letamaio; … un blog … finché non staccheranno la spina … è l’unico modo per avere l’illusione di poter parlare, ma è, comunque, una bottiglia nell'oceano, … ma, sicuramente, sempre meglio di niente … 

È possibile costruire oggi a Roma senza fare i conti con la retorica della città storica? 

Naturalmente si … chi lo impedisce?
Basta avere la modestia, la cultura, l’intelligenza e soprattutto le palle per saperlo fare … La città storica è un’invenzione dei giornalisti e degli urbanisti … due categorie dannose e inutili, destinate alla demolizione … 

Per lei e altri, "Citylife " a Milano è una speculazione finanziaria alla stregua delle villette-abitazione di Monticchiello. È possibile un connubio architettura/imprenditoria senza scadere nell'epiteto 'operazione di speculazione'?  

Da che mondo è mondo dietro ad ogni architetto ci sono un committente e un imprenditore … è il ragionevole equilibrio tra le loro tre esigenze a produrre un’Architettura degna di questo nome ... Tra il caso di Milano e quello di Monticchiello c’è poi una bella differenza ...

Il caso di Monticchiello è stata sostanzialmente una montatura giornalistica estiva in stile Repubblica … vip in vacanza … presenzialismo di vecchi e baffuti intellettuali-guru decotti, scandali colti, ipocrisia e arroganza da cortile snob tra Capalbio e la Val d'Orcia … Insomma: … una tempesta … in un bicchiere di Brunello ...

A Milano mi sembra che le cose stiano ben diversamente … si tratta di un modello di sviluppo incivile e selvaggio che si sta sviluppando in tutto il pianeta da parte di alcuni gruppi bancari internazionali e degli architetti al loro servizio … un modello che si potrebbe utilmente evitare nel nostro paese, ma che non trova forze sociali, politiche economiche e culturali capaci di contrastarlo … anzi, da destra e da sinistra, … tutti accorrono in aiuto innescando la catastrofe definitiva, prossima ventura; … l’idea di sviluppo, di sperimentazione e di innovazione sottointesa a queste operazioni è solo uno specchietto per le allodole, un’attrattiva per i gonzi che accorrono a frotte … incoscienti e felici … verso il sedicente “nuovo” che avanza … 

… sono puntini di sospensione che in grammatica indicano pausa, altro, non detto e così via. Perché questa scrittura sospesa e romana?

Non so se i miei troppi puntini … siano una pratica “romana” o meno … quello che è certo che nella scrittura, come in qualsiasi altra forma di espressione mi sembra opportuno lasciare sempre spazio all’immaginazione, alla creatività del lettore e quindi … giù coi puntini ...

È sempre preferibile a un nudo … anche se di Marilyn …il panneggio delle vesti dell’estatica Teresa berniniana ... è più sexy …

7 maggio 2008 
Intersezioni ---> MONDOBLOG
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Note:
 Pubblicato sulla presS/Tletter n.17-2008