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26 maggio 2011

0013 [FUGA DI CERVELLI] Colloquio Giappone ---> Italia con Junko kirimoto

di Salvatore D'Agostino 
Fuga di cervelli è una TAG non una definizione. La TAG è contenitore di diversi 'punti di vista'.

C’eravamo lasciati con il racconto di un italiano in Giappone ripercorriamo lo stesso viaggio all'inverso: una giapponese nel cuore di Trastevere.

Salvatore D'Agostino Junko Kirimoto di anni..., originaria di..., migrante a ..., qual è il tuo mestiere? 

Junko kirimoto Sono nata a Yokohama quarantuno anni fa, ho vissuto i primi dodici anni a Tokyo, poi a Kobe; ho fatto 4 anni di università a kyoto. Subito dopo la laurea mi sono trasferita a Roma per collaborare con Massimiliano Fuksas. Sono architetto e designer.

Com'è nata la collaborazione con Massimiliano Fuksas? 

Al terzo anno di università lavoravo presso un architetto giapponese, Shin Takamatsu, molto di conosciuto all’epoca. Io stavo spesso nella sua biblioteca a leggere i suoi libri raccolti in tutto il mondo, è lì che ho trovato alcune monografie di Fuksas.
Takamatsu era un carissimo amico di Fuksas nonché il relatore della mia tesi di laurea. Ed è stato lui che ha scritto la lettera di raccomandazione a Massimiliano Fuksas per me.


Ricordo le architetture ‘post-brutaliste’ di Shin Takamatsu, pubblicate in Italia dalla rivista ARCA.
Leggendo le biografie degli architetti giapponesi, ritrovo sovente un forte connubio tra università e praticantato presso gli studi degli architetti.
Che cosa ti è rimasto della tua formazione universitaria e lavorativa? 


Detto francamente, io non amavo molto la sua architettura. Personalmente ho un altro tipo di approccio verso lo spazio. A me piaceva la sua personalità come maestro e tutt’ora sono rimasta in buoni rapporti con lui.
Mi piaceva come pensava l'architettura e la sua energia nel coinvolgere gli allievi.
Da studentessa, a differenza dei suoi collaboratori e di altri studenti, io mi comportavo come una persona normale, mi ponevo allo stesso livello. In Giappone c’è una separazione netta tra i maestri e gli allievi o studenti. Gli allievi trattano i loro maestri come se fossero Dei. Tra maestro e allievo sono difficili i dialoghi come tra persone normali. È un aspetto della cultura giapponese che non mi piace. Io riuscivo a comunicare con lui in maniera normale, come due adulti. Ovviamente c'era un enorme differenza di cultura tra me e lui. 


Che cosa hai imparato nel suo studio? 

Attitudine al lavoro e la passione per l’architettura. 

E dall'università? 

La facoltà che ho frequentato era un po' particolare. Nata un anno prima che mi iscrivessi come una facoltà di architettura sperimentale, era a numero chiuso 25 – 30 studenti.
Didatticamente non davano un gran peso alle materie di base come matematica, strutture o storia di architettura, ma puntavano tutto sulla progettazione. Infatti dal primo anno c’era la progettazione uno e chiamavano gli architetti noti come Toyo Ito, Riken Yamamoto o, appunto, Shin Takamatsu come relatori. Ospitavano anche gli architetti della AA school di Londra per conferenze o workshop.
In Giappone i professionisti possono diventare professori universitari, quando sono invitati, senza rinunciare alla libera professione. Per i professionisti insegnare all'università è un vero onore (ovviamente sono pagati anche bene).
Ritornando alla tua domanda,
grazie a questo sistema sperimentale ho imparato ad esprimere la mia idea sin dal primo anno. 

Mi piacerebbe leggere la lettera di raccomandazione di Shin Takamatsu. Perché hai scelto di lavorare per Massimiliano Fuksas? 

Perché ha uno stile che non esiste in Giappone, lui progetta l’architettura con istinto, come un pittore.
Come ti dicevo avevo letto dei libri su Massimiliano Fuksas e mi sono fatta affascinare dall'idea di lavorare per lui. Sapevo dell'amicizia con Shin Takamatsu e gli ho chiesto la sua intermediazione.
Nel giro di qualche mese mi sono trovata a Roma a lavorare nel suo studio.
Una realtà lavorativa totalmente diversa.

In che senso?

Non so come dire, ecco, mancava quel rapporto diretto o se vuoi edificante con l'architetto.
Che per me resta una prerogativa essenziale di vita.

Quanti anni hai lavorato per Massimiliano Fuksas?

Due anni e mezzo.

E dopo?


Durante l'esperienza lavorativa da Fuksas, sono stata nel cuore di Trastevere dove aveva l'ufficio. Quel periodo per me è stato un momento importante, in particolare ho conosciuto delle persone molto interessanti che venivano da tutto il mondo, Germania, USA, Francia, Svizzera, tutti cercavano di fare un'esperienza dall'architetto superstar romano. Adesso a 20 anni di distanza, sono rimasta in contatto con molte delle persone che ho conosciuto in quel periodo, tra cui il mio attuale marito che è pure partner dell'ufficio.

Mi piace il sostantivo 'ufficio' poco usato dagli architetti italiani. Dal punto di vista anagrafico sei più un architetto italiano che giapponese?

Semplicemente mi suona meglio di 'studio' non c'è un grande significato dietro.
Dentro di me ho ancora lo spirito giapponese mischiato con quello italiano che è subentrato nella mia vita.
Il lato giapponese mi serve per la creatività, mentre quello italiano per rilassarmi.

Questa tua risposta mi ha fatto venire in mente una frase di Carlo Scarpa:

«L'architettura è un linguaggio molto difficile da comprendere - è misterioso, a differenza delle altre arti, della musica in particolare, più direttamente comprensibili. In Giappone, ad esempio, si avvertono due tendenze ben distinte: il buddismo, di derivazione cinese, e lo shintoismo - tanto è vero che l'architettura cinese, pur molto gloriosa, non ci piace. Il valore di un'opera consiste nella sua esposizione - quando una cosa è espressa bene, il suo valore diviene molto alto.»1
Esistono ancora queste due anime in Giappone?

Sì. Nella nostra anima sono rimasti due religioni come cultura. Lo stato è laico, politicamente non abbiamo religione di nessun tipo e nessun partito politico religioso.
La nostra educazione, sia a casa che a scuola, è basata su queste due religioni.
Per molti aspetti, tra la cultura giapponese e quella italiana, vi è una profonda incompatibilità. 


Quali sono le incompatibilità più evidenti? 

Abitudini sul rispetto per le persone e le cose. 

Akira Kurosawa condivideva con Federico Fellini, la trasposizione visiva e narrativa in film dei suoi sogni.
Nel film 'Sogni' vi è un episodio che a rivederlo adesso sembra - nel suo dramma assoluto - profetico: Fujiama in rosso (traduzione in italiano).
Il risveglio del vulcano Fujiama causa violenti esplosioni, devastando in poco tempo il paesaggio circostante.
Un'immensa folla scappa e finisce per gettarsi da una scogliera a picco sul mare.
Un ingegnere della centrale atomica2 costruita in prossimità del monte, descrive gli effetti deleteri della radioattività a un uomo e una donna che tiene stretti a se due bambini; sono gli unici ancora in vita sul promontorio.
Prima dell'arrivo della nuvola letale l'ingegnere decide di gettarsi dalla rupe.
Nell'ultima scena si vede l'uomo lottare contro la nube tossica cercando con la giacca di allontanarla, nel tentativo estremo di proteggere la donna con i suoi figli.
Io non ho visto questo film e non so dire molto al riguardo.
Su Fukushima si sono scoperti tanti lati oscuri, l'inaffidabilità sia del governo che delle grosse aziende giapponesi come Tepco.
Questo incidente doveva succedere da tempo, come racconta Kurosawa vent’anni fa nel suo film.
In questo periodo, studiando il nucleare in Giappone - perché fin ora non ne sapevo niente - ho scoperto tante storie spaventose che è inutile elencare in questo contesto. Vorrei parlare della reazione diversa del popolo giapponese da quello italiano.
Ho un'amica che ha un fratello ingegnere che in questo momento, lavora alla centrale nucleare di Fukushima per il recupero del quinto e sesto reattore. È uno dei famosi cinquanta eroi che hanno iniziato e tuttora lavora ininterrottamente dopo l'incidente. La sua famiglia si è trasferita a Tokyo, perché abitavano a dieci km dalla centrale in un complesso di abitazione per i dipendenti dell'azienda. Il figlio di questo ingegnere di un anno e mezzo ha detto a sua zia (questa mia amica): «Kanako, non devo dire agli altri - i nuovi amichetti che incontra nella nuova città - che mio papà sta lavorando al reattore nucleare, vero?».
Questo perché rischia di non avere amici. Nella mentalità giapponese, il bimbo non viene trattato come il figlio di un eroe e rischia di essere isolato.
Anche se i bimbi sono troppo piccoli per capire, sono informati dai genitori.
Tutti questi ingegneri e operai che lavorano al nucleare sono vittime di questo incidente in prima persona, anche se i reattori non sono stati progettati da loro. Il giapponese reagisce in modo sbagliato. Se fosse successo una cosa simile in Italia, li avrebbero accolti in modo completamente diverso.
In genere dei giapponesi parlano molto bene, ma ci sono alcuni comportamenti di questo popolo che qui in Italia è difficile immaginare. Con aspetti al limite del disumano.
Forse mi sono allontanata troppo dalla tua domanda? 

No. Anzi, hai reso bene l'idea.
Mi ricollego ai temi di una tua recente intervista3, dove spiegavi che in Giappone in seguito al devastante terremoto del 1923 tutti gli edifici sia storici sia di nuova costruzione - in pochi anni - sono stati riadattati o costruiti secondo una rigida normativa antisismica.
Con realismo, dicevi, che in Italia un intervento del genere sarebbe impossibile:
«Se per ristrutturare con modalità antisismica un edificio ci si mette una vita, non ci si può stupire se poi nel frattempo avvengono delle tragedie. È una questione di priorità e di volontà politica».
Mi parli della tua esperienza di architetto in Italia? 

I miei parametri sono basati sulle due precedenti esperienze lavorative Fuksas e Takamatsu, dimenticavo anche su Kazuyo Sejima che a quei tempi era un architetto emergente.
Studi di architettura dove si lavora tantissimo, 12 – 15 ore al giorno, ovviamente sacrificando le ore personali.
Arrivo a Roma, dove praticamente lavoravamo io e un altro ragazzo giapponese, gli stranieri (tedesca, svizzero, inglese, americano e altri) e due ragazze calabresi.
Gli altri italiani si mettevano a discutere su ogni problema: lavoro, calcio, mogli, figli. Ovviamente con le mani ferme. Il mio scopo per il primo anno è stato quello di imparare bene l’italiano - non parlavo inglese - per incazzarmi con questa gente.
Nonostante ciò mi sono divertita, perché mentre in Giappone stavo chiusa in ufficio tutte le ore di veglia, qui avevo tutti i pomeriggi (dopo le sei) per passeggiare (sono arrivata nel mese di giugno, bellissimo) con un amico pittore canadese che già conoscevo prima di venire in Italia, facevo dei piccoli viaggi ogni fine settimana (tranne sotto consegna).
Il secondo anno da Fuksas, il ragazzo giapponese se ne è andato dicendo:«io me ne torno in Giappone e riprendo a lavorare. Non posso continuare a giocare». Aveva già lavorato per sette anni in un'azienda e stava aprendo il suo studio, era in Italia grazie alla borsa di studio organizzata dal ministero della cultura giapponese.
È stato sostituito da un altro ragazzo giapponese, con pari esperienza professionale.
Ricordo, che in quel periodo, gli architetti noti europei nelle loro discussioni si vantavano: «io ho un collaboratore giapponese, lavora benissimo»; «io ne ho due». Era una moda, nonché una convenienza, avere dei collaboratori giapponesi. Nello studio di Fuksas qualsiasi cosa facevamo noi giapponesi andava bene. Se per caso ci sbagliavamo, Fuksas si arrabbiava con gli altri, ma non con noi. Quest’aspetto non mi piaceva.
Poco prima di andare via è arrivato un ragazzo, che è il mio attuale marito, Massimo Alvisi. Con lui ci siamo trasferiti a Genova, perché ha iniziato a lavorare per Renzo Piano. Io ho trovato lavoro a Milano in un ufficio di interior design; facevano tutti gli interni per Gianni Versace. Mi occupavo del settore franchising nel mondo insieme ad un altro ragazzo giapponese. Il ritmo di lavoro e la professionalità erano completamente diversi da Roma. Dopo un anno ho avuto un figlio e ho smesso di lavorare.
Dopo la nascita di mio figlio abbiamo avuto il nostro primo incarico, 'INCÁ' a Barletta, un complesso industriale. All’inizio lavoravamo da casa e dopo tre anni di esperienza da Renzo Piano, Alvisi ha deciso di mettersi in proprio e trasferirsi a Roma dove ha avuto l’incarico, da parte di Renzo Piano, a seguire il cantiere dell’auditorium 'Parco della musica'.
Era l’aprile del ’98. 

Basta visitare il vostro sito (alvisikirimoto) per capire l’intensità e la qualità dei progetti dal 1998 a oggi. Senza trascurare le continue collaborazioni con studi internazionali.
Vorrei concludere il nostro dialogo con una frase che mi è venuta in mente mentre leggevo le tue risposte.
«L'Italia è ancora come la lasciai, - scriveva Johann Wolfgang von Goethe nelle note al suo secondo viaggio in Italia - ancora polvere sulle strade, ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole.
Onestà tedesca ovunque cercherai invano, c'è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina; ognuno pensa per sé, è vano, dell'altro diffida, e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé.
Bello è il paese! Ma Faustina, ahimè, più non ritrovo. Non è più questa l'Italia che lasciai con dolore».4 
Sembra che le mie esperienze italiane siano tutte negative, sia sul lato personale che professionale. Dopo la laurea, da quando mi sono staccata economicamente dai genitori, ho trascorso l’intera parte della mia vita in Italia. Sarei cresciuta diversamente se fossi rimasta solo in Giappone. Ho delle opinioni completamente diverse dai miei amici e dai colleghi giapponesi. Il Giappone, ormai, per me non è più il paese dove "tornare", ma solo da visitare, anche se dentro di me, più avanzano gli anni più mi sento di essere giapponese.
Sento di avere una qualità diversa rispetto a quelli che escono poco o non sono mai usciti dal loro paese.
Ho ancora tutta la mia vita da trascorre in questo paese. Per me l'Italia è una seconda casa. 

25 maggio 2011
  Intersezioni ---> Fuga di cervelli
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Note:
1 Conferenza tenuta all'Accademia di belle arti di Vienna il 16 novembre 1976. Testo tratto dalla monografia Electa a cura di Francesco Dal Co e Giuseppe Mazzariol del 2003: Carlo Scarpa, Può l'architettura essere poesia? (p. 283)
2 Coincidenza: la centrale nucleare che esplode nel sogno-film ha sei reattori atomici. La centrale di Fukushima Dai-ichi danneggiata dal terremoto e maremoto del l’11 marzo 2011 (Tōhoku) ha, anch'essa, sei reattori.
3 Eleonora Martini, Ma l'architettura antisismica ha evitato il peggio, Il manifesto, 12 marzo 2011. Qui
4 Fertonani Roberto (curatore), Johann Wolfgang von Goethe, Viaggio in Italia, Mondadori, I meridiani, Milano, 1987 

24 luglio 2009

0010 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] L’Archimigrante di Marco Calvani

Salvatore D’Agostino:
  • Qual è l’architetto noto che apprezzi e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?
Qui l’articolo introduttivo



L’Archimigrante di Marco Calvani

1) Direi indubbiamente Shigeru Ban, per il suo impegno morale e tecnico.

2) Sono indeciso... tra l'arroganza di Fuksas, il menefreghismo di Gregotti e il fallimento capitolino di Aymonino.


Intersezioni --->OLTRE IL SENSO DEL LUOGO

Come usare WA
---------------------------------------------------Cos'è WA

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Leggi:

16 settembre 2008

...a proposito di Bla UIA, Bla Geodesign, Bla Casa per tutti...

..tracce sulla rete per chi si è perso gli eventi di maggio/luglio...

bla... dal 24 maggio al 6 luglio 2008 sono stati esposti al Palafuksas di Torino i progetti del concorso Geodesign. 48 architetti/designer sono stati chiamati ad indagare e risolvere problemi concreti della città con la logica dell'autocostruzione (es.: braccialetti porta preservativi, accessori per hammam, nuovo tipo di berimbau, orti urbani, stendipanni, panca trasformabile, seduta dissuasore, toilette per i murazzi, pontili mobili per canoisti). Su abitare numero 483, giugno 2008, ne parlano la curatrice della sezione MoMA Paola Antonelli, l'artista e collezionista Vladimir Archipov, il direttore della mostra di Architettura alla Biennale di Venezia 2008 Aaron Betsky, l'architetto Sami Rintala e il crtico di design John Thackara. Geodesign è una sperimentazione di progettazione dal basso, sofisticato per la qualità dei progettisti e delle aziende presenti. Vi trascrivo un commento tratto dal dibattito, Vladimir Archipov: «Comunque l'idea che sta dietro a Geodesign mi sembra un approccio dà "tappabuchi", un camuffamento. Anche se l'arte, come il design, ha un'importante missione sociale, così diventa un atto di carità. Mi sembra strano che alla domanda "Hai un problema?" si possa rispondere "Non ti preoccupare te lo risolvo io!"»

bla... dal 23 maggio al 14 settembre è stata aperta una mostra alla Triennale di Milano dal tema Casa per tutti a cura di Fulvio Irace e Carlos Sambricio: «L’idea sostanzialmente è di affiancare a una mostra per “esempi” storici, una sezione sulla contemporaneità che presenti e spieghi le più diverse soluzioni di un abitare temporaneo: dalle case d’emergenza alle case autoprodotte, a quelle per utenti speciali (case per studenti, case per ragazze, case per nomadi, case per operai, la casa-abito, etc,), comprese le investigazioni di artisti che hanno posto tale tema al centro del loro lavoro.
La mostra [...] pone al centro i nuovi bisogni che emergono dalle domande di socialità di comunità o singoli espropriati degli elementari diritti all’abitare che Zygmunt Bauman [sic.]  ha definito in un suo recente studio le
vite di scarto.
Si vuole insomma dare una risposta progettuale – e propositiva – al bollettino di guerra scandito quotidianamente dalle cronache delle nostre città, dalla rivolta delle banlieu francesi alla caccia al rom delle nostre».
Autori:  Alejandro Aravena, Massimiliano Fuksas, MVRDV, Kengo Kuma, Cino Zucchi. 
Qualcuno c'è stato?

bla... dal 29 giugno al 3 luglio 2008 si è svolto a Torino il XXXIII Congresso Mondiale degli Architetti Transmitting architecture  (pagina web non più visibile). Leggendo il manifesto conclusivo Dalla crisi di megacity e degli ecosistemi verso eco-motropoli l'era post-consumista l'architettura sembra aver abbandonato il prefisso Bio- (Bios- dal gr. vita) è abbracciato quello Eco- che se pur  semanticamente rimanda all'idea di casa/ambiente (oiko- dal gr. abitazione) concretamente avvia il processo verso le nuove frontiere economiche due esempi: l'IKEA a breve commercializzerà i suoi pannelli solari e il tema dell'Expo del 2015 di Milano Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Nella speranza che l'eco- non perda il suo contenuto vitale e non sia svuotato di significato dagli speculatori e dai piazzisti.
Intersezioni ---> ...a proposito di...

9 settembre 2008

0009 [A-B USO] Catania: Cratere San Berillo un affare tra compari?

Uno dei difetti del provinciale è reiterare gli errori senza processare gli eventi. Oggi la bella, scura ed esplosiva Catania sembra avere queste referenziali.

Eppure a mio avviso non mancano le eccellenze, ma sembrano non emergere e soprattutto non occupare i posti di potere congeniali. Il catanese, come il siciliano, non ama le chiacchiere, il dialogo o le poesie della gente pensante e si crogiola su idee fisse senza sfaccettature.
Una di queste
idee fisse è l’economia basata sul cemento, in piena sinergia con l’ultimo rapporto congiunturale dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili, maggio 2008, che festeggia, per il nono anno consecutivo, la crescita del settore, la Confcommercio catanese chiama gli imprenditori ad investire nell’etneo.

Ma investire nel cemento significa sviluppo?

L’economia edile è basata sull’uso del suolo, un bene che non può più considerarsi illimitato. I nostri imprenditori, incapaci di investire su settori competitivi e innovativi, si rifugiano in un bene antievolutivo. Cementificare senza tregua sembra essere l’unica idea redditizia.

Il fotografo cinese Yao Lu inventa paesaggi irreali fotografando i teli verdi dustproof che caratterizzano i cantieri della new-China. Per l’artista un paesaggio privo di questi elementi significa che quel paese non è entrato nel processo di ammodernamento e quindi non ha futuro. Questo paradosso è possibile per Catania? Vi è una strategia di marketing mondiale come in Cina? Catania ha il respiro internazionale nelle sue iniziative imprenditoriali?

Io temo di no. Osservando la vicenda San Berillo che riguarda il vuoto in prossimità del Corso Martiri della Libertà, non si nota un sistema virtuoso tra imprenditoria e politica, dove al profitto si deve contrapporre l’efficienza e l’armonia di un brano di città. Sembra un tipico affare tra compari.
Basta seguire la cronaca per
accorgerci dell’abuso di potere da parte di chi deve investire, avallato da una classe politica autoreferenziale e senza identità sociale:

- il 30 maggio 2008 viene firmato l’accordo alla presenza di tutti gli uomini politici vecchi e nuovi;

- lo stesso giorno il difensore civico del Comune di Catania, Francesco Siracusano, scrive una lettera al commissario straordinario Vincenzo Emanuele invitandolo ad astenersi dal sottoscrivere l’intesa: «L'eventuale sottoscrizione della transazione tra il Comune di Catania ed i privati proprietari delle aree di Corso Martiri della Libertà può presentare gravissimi profili di illegittimità, tanto per la violazione della vigente disciplina urbanistico-edilizia, quanto per la violazione delle competenze proprie del Consiglio Comunale che, cosa ancor più grave, da mesi è impegnato nelle procedure volte all'approvazione del nuovo Prg della città di Catania»;

- il giorno prima l’architetto Giacomo Leone scrive una lettera-monito al Presidente della Repubblica per invitarlo a sorvegliare sulla trattativa (riportato anche su Wilfing Architettura: San Berillo la Citylife di Catania e San Berillo e l'architettura. Chiarimenti di Giacomo Leone;

- il 5 agosto 2008, Roberto Di Caro sul settimanale l’Espresso pubblica una piccola inchiesta sullo stato attuale di Catania che appare come tutta un buco (metafora non casuale);

- leggendo quest'ulimo articolo, Giorgio Muratore, l'attento professore di Storia dell’Arte e dell’Architettura Contemporanea della Facoltà di Architettura "Valle Giulia" e autorevole Blogger, fa notare come gli attori imprenditoriali siano gli stessi di alcuni funesti interventi romani: «com’è, anche, “romana” ’sta storiella … ce se ritrova l’Immobiliare … quella de li preti vaticani … ce se ritrova Palmeri … quello de Risorse pe’ Roma … de Rutelli e de Veltroni … ce se ritrova Parnasi … quello dell’Euromostro2 … de Purini … ce se ritrova puro Massimiliano … imperatore dell’architetti capitolini … ma allora è proprio vero … che tutte le strade … c’ariportano a Roma …».

Un malvezzo degli imprenditori è non considerare il proprio investimento come ‘progetto sociale’. Sono dell’idea che una città accorta non può fare a meno di importanti capitali ed investimenti soprattutto esteri, ma quest’ultimi devono essere mediati, da chi governa, in modo trasparente e lungimirante per garantire l’economia all’imprenditore e la città al cittadino.

Catania ancora una volta sembra aver scelto la roba verghiana degli interessi personali al suo latente nero splendore, per degradare dall’etichetta di provinciale a quella di paesano.
Buon viaggio.

Intersezioni ---> A-B USO

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P.S.: Augurandomi che Massimiliano Fuksas non sia solo per il suo nome garanzia di legalità e bellezza  …a proposito alla fine ha costruito il barbecue a Messina?

3 giugno 2008

0007 [A-B USO] San Berillo la 'Citylife' di Catania?

Leggendo la rassegna quotidiana dei blog, mi sono imbattuto in un'accorata lettera dell'architetto Giacomo Leone indirizzata al capo dello stato Giorgio Napolitano: v. Catania: al via transazione illegittima, a rischio sicurezza. Lettera Aperta a Sua Eccellenza il Presidente della Repubblica scritta dall'architetto Giacomo Leone.
In seguito, ho scritto una mail, per chiedere all’architetto se aveva intenzione di avviare a tal proposito una petizione. Mi ha prontamente risposto e, con il suo assenso, pubblico l’estratto della mail.

Egregio amico combatto questa guerra da oltre quarant'anni e avevo con me Italia Nostra, urbanisti di fama internazionale, partito comunista e sindacati di un tempo. Defilata, sempre, la facoltà di Ingegneria; insensibili gli Ordini professionali; disinteressati i cittadini che, come nei secoli addietro, cercano una città da "mostrare" e non da vivere.
Siamo assediati da grilli parlanti, graffitari da protesta, movide ..... senza riferimenti.... Anche l'immondizia produce denaro.
Una petizione?
Nel nostro Paese si cerca di trovarsi un posto a tavola, come tanti altri.
La Sicilia di ieri registrava, fra i critici "qualche isolato intellettuale" senza citare la lettera che oggi trova spazio su internet ricercando "catania san berillo lettera aperta a Napolitano" grazie per la solidarietà.
Saluti giacomo leone.
Il giorno 31/mag/08, alle ore 16:02 inviato a Salvatore D'Agostino

Tralasciando la sensibilità e il coinvolgimento emotivo dell'architetto catanese, è indubbio che, per Catania, il vuoto del quartiere 'San Berillo' (Corso dei Martiri della Libertà) può diventare una sfida per una rivendicazione culturale ed estetica assopita da tempo. Chi però cerca elementi qualitativi, tra le righe degli accordi politici, trova solo numeri: il costo dell’operazione immobiliare, i posti di lavori e le cubature. Nessuna descrizione del progetto. (v. Giuseppe Bonaccorsi, Svolta per S. Berillo.-Tra sei mesi le ruspe.-Lavori finiti in 5 anni, La Sicilia 31 maggio)
Mentre a Milano si procede alla demolizione dei caseggiati dell'area che ospiterà il controverso Citylife, a Catania i proprietari del cinquantenario 'Ground Zero' prendono accordi senza progetto.
Se i cittadini milanesi possono definire i grattacieli sghembi e poco meneghini, esercitando la facoltà della critica, ai cittadini catanesi non è data neanche quest’opportunità sul vuoto di San Berillo.
L’architettura può aspettare o, come dichiara l'avvocato Andrea Scuderi, consulente dell'Istica (una delle società coinvolte) e responsabile degli aspetti urbanistici: «[…] ad occuparsi del piano di risanamento saranno architetti di fama mondiale, come Massimiliano Fuksas. Ma accanto al nome dell’architetto romano lavoreranno moltissimi altri tecnici. E tra quelli più importanti si fa strada quello di un altro professionista di fama mondiale, un architetto iraniano che dovrebbe occuparsi di disegnare e realizzare il mercato coperto che diverrà la nuova fiera.»
E’ questo l’effetto Bilbao: una cittadina sconosciuta chiama un noto architetto, per osmosi diventa una cittadina nota e cambia progressivamente l’economia locale. Anche in Italia i politici hanno capito il trucco della formula Bilbao e, per far uscire le loro città di provincia dall’anonimato, la utilizzano, chiamando, senza concorso, le grandi firme. Spesso con l’aggravante di giustificare mega speculazioni immobiliari.
Ma Catania, con la sua vis etnea, ha bisogno di uno shock architettonico o di un’architettura innovativa e glocale (v. Restauro del monastero di San Nicolò l'Arena a cura di Giancarlo De Carlo, Winebar CafHè di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, Zoculture di Nigel Allen)?


Intersezioni ---> A-B USO

23 maggio 2008

...a proposito di sgarbi architettonici, rito tridentino e architettura moderna...



...sgarbi architettonici,
Vittorio Sgarbi: «Parlo di pensiero perché è quello che sembra mancare oggi agli architetti: depensanti e ignari della storia». Vorrei sapere dal critico Vittorio Sgarbi chi sono gli architetti che possono costruire in Italia?;

...rito tridentino,

un'articolo o meglio una bufala coinvolge l'architetto Massimiliano Fuksas.
In un'intervista a cura di Bruno Volpe, si parla della sua conversione grazie al nuovo Papa Joseph Ratzinger, della chiesa a tre navate che sta costruendo a Foligno (sono due cubi sovrapposti pelle-involucro) e della sua architettura consevatrice. Sullo stesso giornale potete leggere gli articoli di Luciano Moggi. Uno scherzo da prete?;

e architettura moderna...

infine segnalo un vecchio articolo di Pierluigi Panza in risposta alle tesi di Roger Scruton e Nikos A. Salingaros. Il ritratto di un'Italia architettonicamente vincente?


Intersezioni ---> ...a proposito di...

Come usare WA ---------------------------------------------------Cos'è WA

24 aprile 2008

0002 [MONDOBLOG] Intervista blog: AiP di 'Valle Giulia'

di Salvatore D'Agostino
introduzione

Alcune domande Marco Calvani un curatore del Blog AiP di Valle Giulia

Salvatore D'Agostino Che senso ha un blog di architettura?

Architettura in Progress Nel mio/nostro caso il blog, assieme ad altre iniziative (vedere la Wiki anti-burocrazia), nasce ed agisce per sopperire alle mancanze della comunicazione universitaria dedicata agli studenti, contaminandola con settori affini: informatica, tecnologia, web. È una sorta di volontariato. In più, la pubblicità finanzia i contest del gruppo fotografico (spontaneo anch'esso) di Valle Giulia. Il motto è: "inutile aspettare, inutile chiedere, facciamo da soli".

L'architettura critica globale dei blog può aiutare l'architetto che costruisce localmente?

L'Architetto locale è vittima in primo luogo delle sue piccole/grandi ambizioni (uno stile di vita troppe volte caricaturale; una mancanza di attenzione verso i più e non solo verso il proprio portfolio) e soprattutto dei propri committenti. Non credo possa essere aiutato. Meglio puntare sugli studenti. 

 Ma non si perde la sfida con la concretezza del territorio e con l'idea stessa di città?

Affacciandomi ora alla finestra, qui a Roma, vedo la sfida già bella che persa. Una possibile soluzione? Inviare migliaia di studenti fuori dall'Italia, in giro per l'Europa e poi farli tornare nel loro Paese. Come nel Giappone dell'epoca Meiji. 

Perché spesso sui blog si è intolleranti nei confronti dei 'grandi architetti' mentre accettiamo l'immagine edilizia più bieca e speculativa?

Sui blog, almeno quelli iscritti nel mio aggregatore RSS, non c'è tutta questa intolleranza verso i grandi architetti; basta leggere nella blogosfera le numerose segnalazioni riguardanti i grandi progetti delle archistar. Si è invece critici nei confronti delle persone poco corrette: vedi Fuksas. 

24 aprile 2008 (ultima modifica 24 agosto 2012)
Intersezioni ---> MONDOBLOG
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Note:

20 aprile 2008

0001 [MONDOBLOG] Valle Giulia

di Salvatore D'Agostino 
In questo periodo di transizione tra homo sapiens sapiens e homo cyber, non si può trascurare la grande ricchezza informativa e creativa che animano i blog. Tralasciando i freudblogger si possono trovare anche delle eccellenze. Vi segnalo un blog dedicato agli studenti di architettura, il post parla del funesto intervento di Massimiliano Fuksas al programma 'Anno zero' su RAI due. L'architetto romano sbaglia anche a ricordare il nome del giornalista del ‘New York Times’, Ian Fisher, parlando di un fantomatico John Fisher.

Buon Blog: Università di Roma 'Valle Giulia' - Architettura in progress

20 aprile 2008 
Intersezioni ---> MONDOBLOG
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Note: 

9 aprile 2008

0015 [CITTA'] L'impotente Daniel Libeskind

Primi effetti positivi dell'EXPO 2015 di Milano: il nostro ‘becero pronvicialismo’ si confronta con il mondo, Libeskind ci consiglia di: «[…] buttare alle ortiche la politica, di destra e di sinistra, che da decenni paralizza il Paese. E deve smetterla di ascoltare i demagoghi che vogliono interferire in campi non di loro competenza. »:

09 aprile 2008 Libeskind "Critiche alle torri? Come i fascisti."

07 aprile 2008 A Berlusconi il grattacielo storto gli comunica un senso d'impotenza

07 aprile 2008 Risposte di Mario Botta, Italo Rota e Massimiliano Fuksas

07 aprile 2007 Per Boeri i grattacieli sono il segno del nuovo, ma adesso serve un' idea moderna di città

Pubblicato sulla presS/Tletter n.14-2008