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31 agosto 2011

Un incontro con Beniamino Servino per *Intersections 2011* a Catania

di Salvatore D'Agostino 

Ognina, Nettuno, Europa, Proserpina, Armisi e Acquicella. Sono sei luoghi che non sempre osservano la costa catanese ma l'attraversano. Sei punti di confronto tra studenti e progettisti per il secondo workshop Intersections* che si svolgerà tra il quattro e il dieci Settembre 2011 all'interno del Palazzo Platamone di Catania. 

Martedì 6 settembre alle 19.00 è previsto il primo off topic* che mi vedrà chiacchierare con Beniamino Servino. Una sedia, un film e un informale reportage fotografico guideranno la conversazione sul mestiere dell'architetto.
L'incontro è aperto a tutti.

7 ottobre 2009

0063 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Architettura Catania

Salvatore D’Agostino:
  • Qual è l’architetto noto che apprezzate e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezzate e perché?
Qui l’articolo introduttivo


Architettura Catania risponde Giovanni D'Amico

Domanda 1:
È una domanda che mi sono rivolto più volte, fin da tempi dell'Università, per capire dove stavo andando.
E' un po' come dire: dimmi chi frequenti e ti dirò chi sei. E via via ho scoperto nuove inclinazioni e stimato vari architetti.
Il fatto è che per dare dei giudizi su un'opera occorre visitarla, viverla, e in molti casi non sia ha questa fortuna.
Così capita in genere che si attribuiscono dei valori su un'opera in funzione della sua riproduzione su una rivista di settore.
Premesso ciò, bisognerebbe dunque viaggiare molto e conoscere la realtà in cui opera l'architetto per dare giudizi obiettivi.
All'università odiavo Meier poi ho visitato il museo di Francoforte e ne sono rimasto affascinato, amavo Gehry e ne sono rimasto deluso.
Se devo rispondere oggi, non posso che nominare Renzo Piano, e lo faccio perché credo sia il miglior architetto italiano degli ultimi decenni, (chiedo scusa nel dare il mio personale Oscar, a tutti i prof. arch. delle università italiane).
Ho potuto apprezzare personalmente molte delle sue opere e ne sono rimasto affascinato, per la capacità di curare ogni dettaglio, di rinnovare il linguaggio, di approcciare l'intervento al luogo. 10 e lode.

Domanda 2:
Non saprei. Ci sono tante opere interessanti di vari giovani architetti che cercano di rinnovare il linguaggio, però siccome, sono siciliano credo debba essere citata l'opera dell'architetto Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, per la capacità di individuare un metodo, che attraverso un linguaggio contemporaneo è capace di rinnovare la brutta edilizia delle nostre periferie.

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22 settembre 2009

0051 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Architettura radicale di Emanuele Piccardo

Salvatore D’Agostino:
  • Qual è l’architetto noto che apprezzi e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?

Qui l’articolo introduttivo

Architettura radicale di Emanuele Piccardo

Ti rispondo soprattutto da curatore di archphoto.
La mia risposta non può essere univoca e merita una premessa. Il mio interesse oggi verso l'architettura che fa tendenza è pari a zero, non è un caso che la mia ricerca si svolga a cavallo delle discipline: arte contemporanea, fotografia e architettura; in una dimensione sociale. Insomma oggi le architetture invecchiano precocemente come il Maxxi di Zaha Hadid a Roma a differenza delle architetture moderne, ad esempio Le Corbusier, Wright o Mies; per restare in Italia Terragni, Libera, Daneri, Fiocchi, Figini e Pollini...
Cercando di rispondere alla tua domanda devo complessificare, altrimenti è come dire qual è il cantante preferito? Non ha senso, l'architetto deve avere una attenzione per il contesto in cui la sua architettura si inserisce, deve avere una precisa e chiara, dal punto di vista teorico, idea di architettura, avere un linguaggio risultato di una ricerca coerente che sappia coniugare forma e funzione. Non può quindi esserci una risposta univoca, posso affermare che Renzo Piano, Alvaro Siza e Bernard Tschumi sono gli architetti che stimo per la solidità del loro impianto teorico e la capacità che entrambi hanno di creare spazi mentali, fisici e politici. Piano etereo, leggero, trasparente; Siza poetico, solido, radicale, complesso nel modo in cui ti fa "entrare" nelle sue architetture; Bernard Tschumi per la capacità di saper coniugare lo spazio politico di un luogo con lo spazio architettonico.

Non farei una distinzione tra architetto noto e poco noto, esistono progetti buoni o se vuoi efficaci. Degli architetti che non sono considerati star ma la cui ricerca è interessante metto: i primi lavori di Lacaton & Vassal, le sperimentazioni tra neo-avanguardia e new brutalism di Anna Rita Emili/altro_studio, la radicalità delle architetture di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo ancora troppo sottovalutate. In pratica ciò che non m'interessa sono le finte sperimentazioni alla 5+1aa, Archea, Corvino e Multari, Cherubino Gambardella... dove l'aspetto mediatico è più importante della capacità di fare architettura.

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3 giugno 2008

0007 [A-B USO] San Berillo la 'Citylife' di Catania?

Leggendo la rassegna quotidiana dei blog, mi sono imbattuto in un'accorata lettera dell'architetto Giacomo Leone indirizzata al capo dello stato Giorgio Napolitano: v. Catania: al via transazione illegittima, a rischio sicurezza. Lettera Aperta a Sua Eccellenza il Presidente della Repubblica scritta dall'architetto Giacomo Leone.
In seguito, ho scritto una mail, per chiedere all’architetto se aveva intenzione di avviare a tal proposito una petizione. Mi ha prontamente risposto e, con il suo assenso, pubblico l’estratto della mail.

Egregio amico combatto questa guerra da oltre quarant'anni e avevo con me Italia Nostra, urbanisti di fama internazionale, partito comunista e sindacati di un tempo. Defilata, sempre, la facoltà di Ingegneria; insensibili gli Ordini professionali; disinteressati i cittadini che, come nei secoli addietro, cercano una città da "mostrare" e non da vivere.
Siamo assediati da grilli parlanti, graffitari da protesta, movide ..... senza riferimenti.... Anche l'immondizia produce denaro.
Una petizione?
Nel nostro Paese si cerca di trovarsi un posto a tavola, come tanti altri.
La Sicilia di ieri registrava, fra i critici "qualche isolato intellettuale" senza citare la lettera che oggi trova spazio su internet ricercando "catania san berillo lettera aperta a Napolitano" grazie per la solidarietà.
Saluti giacomo leone.
Il giorno 31/mag/08, alle ore 16:02 inviato a Salvatore D'Agostino

Tralasciando la sensibilità e il coinvolgimento emotivo dell'architetto catanese, è indubbio che, per Catania, il vuoto del quartiere 'San Berillo' (Corso dei Martiri della Libertà) può diventare una sfida per una rivendicazione culturale ed estetica assopita da tempo. Chi però cerca elementi qualitativi, tra le righe degli accordi politici, trova solo numeri: il costo dell’operazione immobiliare, i posti di lavori e le cubature. Nessuna descrizione del progetto. (v. Giuseppe Bonaccorsi, Svolta per S. Berillo.-Tra sei mesi le ruspe.-Lavori finiti in 5 anni, La Sicilia 31 maggio)
Mentre a Milano si procede alla demolizione dei caseggiati dell'area che ospiterà il controverso Citylife, a Catania i proprietari del cinquantenario 'Ground Zero' prendono accordi senza progetto.
Se i cittadini milanesi possono definire i grattacieli sghembi e poco meneghini, esercitando la facoltà della critica, ai cittadini catanesi non è data neanche quest’opportunità sul vuoto di San Berillo.
L’architettura può aspettare o, come dichiara l'avvocato Andrea Scuderi, consulente dell'Istica (una delle società coinvolte) e responsabile degli aspetti urbanistici: «[…] ad occuparsi del piano di risanamento saranno architetti di fama mondiale, come Massimiliano Fuksas. Ma accanto al nome dell’architetto romano lavoreranno moltissimi altri tecnici. E tra quelli più importanti si fa strada quello di un altro professionista di fama mondiale, un architetto iraniano che dovrebbe occuparsi di disegnare e realizzare il mercato coperto che diverrà la nuova fiera.»
E’ questo l’effetto Bilbao: una cittadina sconosciuta chiama un noto architetto, per osmosi diventa una cittadina nota e cambia progressivamente l’economia locale. Anche in Italia i politici hanno capito il trucco della formula Bilbao e, per far uscire le loro città di provincia dall’anonimato, la utilizzano, chiamando, senza concorso, le grandi firme. Spesso con l’aggravante di giustificare mega speculazioni immobiliari.
Ma Catania, con la sua vis etnea, ha bisogno di uno shock architettonico o di un’architettura innovativa e glocale (v. Restauro del monastero di San Nicolò l'Arena a cura di Giancarlo De Carlo, Winebar CafHè di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, Zoculture di Nigel Allen)?


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