1 agosto 2009

0014 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Il blog della cosa di Emanuele Papa

Salvatore D’Agostino:
  • Qual è l’architetto noto che apprezzi e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?
Qui l’articolo introduttivo


Il blog della cosa di Emanuele Papa

E' con un certo imbarazzo che devo confessarti che non c'è nessun architetto noto e in attività che mi sento di apprezzare pienamente. I veicoli tradizionali di notorietà degli architetti, ovvero le pubblicazioni per soli architetti (un po' tipo quelle per soli uomini, patinate, che si nascondevano in bagno) riportano solo personaggi piatti, che hanno molto a che fare con il design delle facciate o di soluzioni tecniche di dettagli (Mies con le sue fissazioni ci ha rovinati!).
Architetti che progettino spazi per le persone pare siano ormai una categoria estinta: almeno, non se ne parla più sulle riviste e, ahimè, neanche se ne parla nei blog, dove impera spesso il mito del bel disegno e delle ricerche morfologiche, magari l'uso originale delle tecnologie recenti innestate nel corpo architettonico come protesi bioniche.
Il corpo architettonico è stato dimenticato nelle università, nei manuali, nelle riviste e sui blog, tanto che non se ne parla più, come se la sua conoscenza fosse cosa acquisita e inutile da ricordare. Invece io ritengo che il fatto che una camera da letto sia compresa come tale e usata con comodità e felicità da chi la abita sia il primo impegno di ogni architetto e tutte le cianfrusaglie (lo stile, le tendenze, l'educazione sociale, ecc.) accessorie valgano molto poco (Amate l'architettura di Ponti è una mia lettura sempre presente). Così pure una porta o una finestra hanno la loro dignità, un loro linguaggio, una necessità di impiego, una riconoscibilità che va rispettata e non stravolta per fare il Grande Progetto Originale.
Per farla breve: gli stimoli vitali, per le mie ricerche (perché fare architettura è cosa complicata e serve salire sulle spalle di quelli che in qualche modo ci sono riusciti) li vado a prendere dal passato, da architetti come Scarpa o Wright, o magari ancora più "antichi".

Non conosco un numero consistente di architetti non noti e forse per questo non riesco anche in questo caso ad esprimere un nome. Quello che posso dire è che, quando sento un cliente o conoscente o artigiano o fornitore parlare di colleghi architetti sto sempre con il fiato sospeso, sperando di sentire apprezzamenti sinceri. Ed è una vera soddisfazione poter dire a chiosa del giudizio dell'altro: "Visto che ci sono ancora dei bravi architetti in giro?" Capita infatti più spesso che le parole riferite agli architetti siano di critica o addirittura di compatimento ("quello non sa dopo sei mesi dove vuole mettere le prese elettriche e le chiede a me!", "l'albergo doveva aprire il mese dopo e l'architetto ha chiesto di spostare la piscina già fatta e pavimentata!", ecc.).
Fare l'architetto è un mestiere complicato e faticoso: proporrei un monumento all'architetto ignoto, quello che ha fatto un buon lavoro, senza lasciare in mutande il cliente per sopraggiunte spese non considerate, senza pretese di originalità stilistiche fuoriluogo, creatore di spazi gradevoli e funzionali, per la persone in carne ed ossa e non per abitanti ideali e idealizzati. Io apprezzo questo architetto ignoto.

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9 commenti:

  1. Emanuele,
    da fruitore di blog, occorre fare un'osservazione, e vero ci sono molti blog (soprattutto stranieri) che parlano delle nuove potenzialità offerte dai sistemi CAD, dove si può constatare una certa deriva da giocatore di game/architettonici, ma non possiamo trascurare questo tipo di approccio leggibile solo attraverso il suo lento mutamento quotidiano.
    Per capire occorre l'immersione, non commentare da vecchi abili bagnini.
    Tu pensi che siano protesi bioniche, ma in fin dei conti le superfetazioni che vediamo nelle nostre città, antenne paraboliche, condizionatori, pannelli solari, brisoleil 'accomodati', chiusure di vario tipo di spazi aperti e via dicendo non sono delle protesi protobioniche?


    Condivido, la lezione di Giò Ponti resta ancora attuale. La struttura aperta del suo libro/dialogo resta insuperabile.
    Anche per me Scarpa, resta un architetto con cui colloquiare ogni giorno.

    Come condivido in toto la tua idea del “monumento all'architetto ignoto” Attraverso il mio blog sto cercando il modo di parlare dell'architettura più prossima alla vita degli italiani e non quella chiacchierata nei salotti buoni o negli happy hours degli architetti.
    Occorre una nuova grammatica, senza più aspettare che veicoli attraverso le fonti ufficiali.
    Wilfing Architettura si propone di farlo.
    Saluti,
    Salvatore D'Agostino

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  2. Grazie intanto salvatore per la spozio che mi hai concesso e compimenti per questa iniziativa di far parlare tanti blogger nel tuo: na nasce una sorta di confronto indiretto che credo sarà positivo.
    Concordo con te sulla necessità di mettere mano al lavoro di architetto e di fare sul luogo il lavoro pratico e teorico. Mi piacerebbe alla fine della carrellata di intrventi fare con te una sorta di bilancio delle preferenze degli architetti blogger. Che ne dici? saluti e buon lavoro

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  3. Emanuele,
    più che un bilancio mi piacerebbe che quest’iniziativa fosse letta come un racconto a più voci, dove ognuno può trarre le sue conclusioni.
    Io credo di fare un data diagram flow finale.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  4. Davide Cavinato6 agosto 2009 15:36

    Intervento illuminante. Non sarei così anti-contemporaneo, in questo senso mi sento vicino a Salvatore D'Agostino (ma questo, si sa :)), però il resto dell'intervento è quanto più di sacrosanto, anche quello sull'architetto ignoto. anche se credo che giovani, bravi, poco noti e che conoscono il mestiere concreto ce ne siano. Ho avuto modo di confrontarmi con i materiali e gli architetti del Premio Oderzo, e presto lo farò con il Cappocchin, e vi assicuro che ci sono. Anzi, presto ne parlerò nel mio blog, che ne approfitterà per riaprire i battenti (SCOOP!).

    Saluti

    Davide

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  5. ---> Davide,
    seguirò i tuoi nuovi post, emancipiamo e non lamentiamoci più della stampa ufficiale.
    Abbiamo tanto da fare, i blog di architettura italiani sono ancora all’anno zero.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  6. Vorrei collegarmi ai problemi dell'architettura slegata dai bisogni essenziali della gente, parlando della pubblicistica esistente in Italia: sembra malata di schizofrenia.
    Da una parte abbiamo riviste che parlano di soluzioni pratiche, di consigli tecnici e legali, sempre legate all'interior design o a case esclusive, ma con architettura assente o quasi (non poi parliamo della mancanza di un qualsiasi riferimento al disegno della città!).
    Dall'altra le classiche riviste di architettura, monopolizzate da almeno 25 anni dalle grandi firme dell'architettura, che utilizzano un linguaggio autoreferenziale e per lo più incomprensibile (anche agli addetti ai lavori che non hanno un dottorato di ricerca). Come se utilizzare un linguaggio criptico, più che tecnico, potesse dare (maggiore) lustro all'opera o all'articolo.
    E' certo difficile, con questo atteggiamento avvicinare la gente comune alla cultura architettonica.
    Conservo numeri di Domus degli anni '50 (diretta da Ponti) dove c'erano articoli di indirizzo didattico (per esempio con un set di mobili definito quali combinazioni si potevano creare in un ambiente).
    La qualità era molto elevata ma la rivista era apprezzabile (e comprensibile) anche dalla gente comune.
    Noi di Amate l'Architettura pensiamo che si debba ripartire da qui. Dalla divulgazione.

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  7. ---> Giulio Paolo,
    in una delle prime interviste di WA introducevo l’argomento in questo modo (perdona l’autocitazione):«Oggi, le analisi di mercato delle grandi aziende, i filtri di google (o dei diversi motori di ricerca) e l'editoria manualistica, sembrano i più attenti osservatori delle dinamiche sociali.
    In Italia ci sono più di 125.000 mila architetti e molte migliaia di laureandi, tra questi difficilmente ci sono compratori abituali di libri di critica o approfondimento, ma tutti almeno possiedono un manuale.
    Nelle mie frequentazioni in libreria mi hanno sempre incuriosito i titoli e gli editori di libri di pronto intervento, perché rispondono con tempismo alle esigenze dell'utente quando le istituzioni nicchiano. A tal proposito ne ho discusso con Sabrina Nart autrice di un manuale di orientamento per futuri e neo architetti».

    A proposito di divulgazione non conoscevo la rubrica di Domus che hai citato (troppo giovane) mi piacerebbe compararla con l’attuale rubrica della rivista abitare ‘Istruzione per l’uso’ (notevole - secondo me - insieme le sintesi grafiche di salottobuono).
    Mi passi qualche scansione, mi hai messo una grande curiosità.

    Io non credo che sia solo una questione d’educazione sociale e quindi divulgazione.
    Andrebbe cambiata la mentalità del ciclo del cemento, dell’idea del mattone come bene rifugio, della casa o urbanistica fai da te, del mondo accademico trincerato dietro le cattedre e scollegato dalla realtà, delle riviste di settore autistiche non in sano conflitto tra di loro e soprattutto della forte discrezionalità politica sugli appalti pubblici.

    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  8. Salvatore, è vero che il problema è politico in Italia, ma io credo che quello della divulgazione - per chi non ha forza politica come noi - sia un buon punto di partenza. Beppe Grillo ce lo insegna. Il mio sogno è trasformare l'Italia da un popolo di sudditi ad uno di cittadini, responsabili e critici.
    Per l'esattezza, per come lo ricordo io (non lo vedo da parecchi anni) era un articolo e non una rubrica. Nella seconda metà di ottobre proverò a cercarlo per farti una scansione. Ora, mi spiace, sono sotto consegna di lavoro.
    Ti saluto
    P.S.
    Come te sono sempre stato un gran fanatico di manualistica. Soprattutto anglosassone.

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  9. Giulio Paolo,
    dopo due anni passati a capire cosa siano i blog d’architettura da oggi inizio una nuova indagine sui dialoghi Web urbani.
    Ovvero come utilizzare la rete per migliorare le nostre realtà urbane senza passare dalla politica ‘alta ‘ o tantomeno da Grillo ma semplicemente iniziando dai comuni cittadini.
    Sicuramente sarà una faticaccia. Ho già (poiché è da cinque mesi che preparo questa rubrica) selezionato dei blog molto interessanti (sto già facendo le interviste).
    Racconterò l’Italia attenta e interessante dei margini.
    Con la speranza di dare input e idee per nuovi URBAN BLOG.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    P.S.(1): per le scansioni so attendere
    P.S.(2): conosci urban blog romani?

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