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22 settembre 2009

0051 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Architettura radicale di Emanuele Piccardo

Salvatore D’Agostino:
  • Qual è l’architetto noto che apprezzi e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?

Qui l’articolo introduttivo

Architettura radicale di Emanuele Piccardo

Ti rispondo soprattutto da curatore di archphoto.
La mia risposta non può essere univoca e merita una premessa. Il mio interesse oggi verso l'architettura che fa tendenza è pari a zero, non è un caso che la mia ricerca si svolga a cavallo delle discipline: arte contemporanea, fotografia e architettura; in una dimensione sociale. Insomma oggi le architetture invecchiano precocemente come il Maxxi di Zaha Hadid a Roma a differenza delle architetture moderne, ad esempio Le Corbusier, Wright o Mies; per restare in Italia Terragni, Libera, Daneri, Fiocchi, Figini e Pollini...
Cercando di rispondere alla tua domanda devo complessificare, altrimenti è come dire qual è il cantante preferito? Non ha senso, l'architetto deve avere una attenzione per il contesto in cui la sua architettura si inserisce, deve avere una precisa e chiara, dal punto di vista teorico, idea di architettura, avere un linguaggio risultato di una ricerca coerente che sappia coniugare forma e funzione. Non può quindi esserci una risposta univoca, posso affermare che Renzo Piano, Alvaro Siza e Bernard Tschumi sono gli architetti che stimo per la solidità del loro impianto teorico e la capacità che entrambi hanno di creare spazi mentali, fisici e politici. Piano etereo, leggero, trasparente; Siza poetico, solido, radicale, complesso nel modo in cui ti fa "entrare" nelle sue architetture; Bernard Tschumi per la capacità di saper coniugare lo spazio politico di un luogo con lo spazio architettonico.

Non farei una distinzione tra architetto noto e poco noto, esistono progetti buoni o se vuoi efficaci. Degli architetti che non sono considerati star ma la cui ricerca è interessante metto: i primi lavori di Lacaton & Vassal, le sperimentazioni tra neo-avanguardia e new brutalism di Anna Rita Emili/altro_studio, la radicalità delle architetture di Maria Giuseppina Grasso Cannizzo ancora troppo sottovalutate. In pratica ciò che non m'interessa sono le finte sperimentazioni alla 5+1aa, Archea, Corvino e Multari, Cherubino Gambardella... dove l'aspetto mediatico è più importante della capacità di fare architettura.

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1 commento:

  1. Emanuele,
    ti ringrazio soprattutto per due risposte Altro_Studio e Maria Giuseppina Grasso Cannizzo.
    Due scelte opposte ma non contraddittorie poiché l'architettura ha bisogno di utopia e di concrettezza.
    Hai ragione, l'architetto siciliana è poco conosciuta rispetto a ciò che riesce a esprimere in un luogo dove l'architettura sembra l'unica latitante, stranamente non perseguita per legge.
    Saluti,
    Salvatore D'Agostino

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