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18 settembre 2009

0048 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Cibo architettura di Barbara Falcone

Salvatore D’Agostino:
  • Qual è l’architetto noto che apprezzi e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?
Qui l’articolo introduttivo


Cibo architettura di Barbara Falcone

Beh, la tua domanda è una di quelle da 1 milione di euro! Non è facile decidere fra gli architetti viventi quelli che mi piacciono di più.
Te ne dico tre. Peter Zumthor, Souto de Moura e Steven Holl. All'apparenza molto diversi nello stile, sono secondo me accomunati dal gusto per la scelta dei materiali, dal rapporto sensuale-sensoriale con la materia architettonica, dalla poesia che traspare nelle loro opere dal rapporto con il paesaggio sempre estremamente rispettoso e anche quando l'impatto delle opere può apparire importante. Il senso della misura è molto importante.

Per quanto riguarda la seconda domanda...beh non è facile... potrei dirti che è il mio compagno di lavoro e di vita (ndr Giovanni Palermo)... per le stesse ragioni di cui sopra! Ma forse questo non conta!!

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3 commenti:

  1. Barbara,
    il tuo terzetto è veramente variegato non so se sei affetta da bipolarismo ‘cronico’ o semplicemente ami farti contaminare da linguaggi tra loro distanti ma con alto profilo creativo/professionale.
    Ti confesso che non essendo bipolare, anch’io apprezzo le ricerche di Zumthor e Holl un po’ meno Souto de Moura, non per la sua architettura, ma per una certa retorica molto italiana sull’architettura mediterranea.

    Invece aspetto le vostre architetture, perché in Italia c’è un estremo bisogno di persone che sappiano fare architettura e non mera edilizia.
    Saluti,

    Salvatore D’Agostino

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  2. ciao salvatore
    diciamo che la tua seconda opzione è quella più vicina al mio sentire attuale. Per quanto riguarda Souto de Moura...forse è vero, il suo linguaggio fa molto architettura mediterranea italiana, e forse è vero che c'è una certa retorica in tutto questo, ma mi piacciono molto la purezza degli spazi (quasi zen i giardini nei suoi patii) e il modo in cui la luce crea le forme, "un sapiente gioco di volumi sotto la luce", incide sulle superfici materiche... e poi "l'altra metà "dello studio è salentina... come potrei non apprezzare l'architettura mediterranea?

    Per quanto riguarda la possibilità di fare Architettura e non edilizia in Italia...
    sai che scoperchi un calderone?!
    Non è molto facile fare architettura, soprattutto in questo periodo di crisi in cui noi (giuvani?!) siamo in balia di quello che capita... ristrutturazioni e progettazione per committenze poco illuminate, pratiche di vario genere, tentativi di fare proposte (anche valide) alle pubbliche amministrazioni a cui si risponde: "vedremo" oppure "ora con la crisi"...
    Non è facile fare Architettura quando si deve tentare di sopravvivere!
    Ma noi ci proviamo, cerchiamo di mettere sapienza progettuale e un pizzico di qualità anche nelle piccole occasioni che ci capitano. Speriamo in tempi migliori!

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  3. ----> Barbara,
    non sapevo che l’altra metà dello studio dello studio di Souto de Moura fosse salentina.
    Gli architetti italiani hanno perso il ritmo, non c’è più una continuazione interessante con la tradizione ‘mediterranea’, attualmente possiamo trovare timide tracce’ innovative’nelle architetture di Beniamino Servino, Maria Giuseppina Grasso Cannizzo e aggiungo in modo provocatorio Italo Rota.
    Perché?
    Riscriverei il tuo commento.
    C’è una banalizzazione del mestiere dell’architetto che non ci permette di emergere o meglio di produrre una qualità diffusa.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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