Facebook Header

Visualizzazione post con etichetta Peter Zumthor. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Peter Zumthor. Mostra tutti i post

25 novembre 2009

0073 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Il massimo di diversità nel minimo spazio

di Salvatore D'Agostino

«Che sia nazionalista o cosmopolita, che abbia radici o non ne abbia, un europeo è profondamente influenzato dal rapporto con la sua patria; la problematica nazionale, probabilmente, è più complessa, più dolorosa in Europa che altrove, o quantomeno è sentita in modo differente. A questo si aggiunge un'altra particolarità: accanto alle grandi nazioni ci sono in Europa piccole nazioni, molte delle quali, nel corso degli ultimi due secoli, hanno ottenuto (o ritrovato) l'indipendenza politica. Forse è stata la loro esistenza a farmi capire che la diversità culturale è il grande valore dell'Europa. Nel periodo in cui il mondo russo ha cercato di ridisegnare a propria immagine il mio piccolo paese (ndr ex Cecoslovacchia), ho formulato il mio ideale europeo in questo modo: il massimo di diversità nel minimo spazio; i russi non governano più la mia patria, ma quell'ideale è ancora più in pericolo.
Tutte le nazioni d'Europa vivono lo stesso destino comune, ma ognuna lo vive in modo diverso, in base alle proprie esperienze specifiche. E per questo che la storia di ogni arte europea (pittura, romanzo, musica, ecc.) appare come una corsa a staffetta in cui le varie nazioni si passano il testimone. La polifonia fa il suo esordio in Francia, prosegue la sua evoluzione in Italia, raggiunge un'incredibile complessità nei Paesi Bassi e trova il suo compimento in Germania, nell'opera di Bach; lo sviluppo del romanzo inglese del XVIII secolo è seguito dall’epoca del romanzo francese, poi dal romanzo russo poi dal romanzo scandinavo, ecc. La dinamicità e l’ampio respiro della storia delle arti europee sono inconcepibili al di fuori dell'esistenza delle nazioni, le cui diverse esperienze costituiscono un'inesauribile fonte di ispirazione.
Penso all'Islanda. Nei secoli XIII e XIV vi è nata un'opera letteraria di migliaia di pagine: le saghe. Né i francesi né gli inglesi hanno creato in quel periodo, nelle loro lingue nazionali, un'opera in prosa del genere! Vorrei che si meditasse a fondo su questo il primo grande tesoro della prosa dell'Europa fu creato nella sua nazione più piccola, che ancor oggi conta meno di trecentomila abitanti». [1]


Per scrivere l’epilogo di quest’inchiesta mi è venuto in soccorso un saggio di Milan Kundera ‘Il sipario’ da dove ho tratto la citazione iniziale.

Lo scrittore cecofrancese per avvalorare la sua tesi ‘Il massimo di diversità nel minimo spazio’ introduce il concetto di ‘Die Weltliteratur’ citando una frase di Goethe: «La letteratura nazionale non rappresenta più granché ai giorni nostri, stiamo entrando nell’èra della letteratura mondiale (Die Weltliteratur) e spetta a ciascuno di noi accelerare tale
evoluzione» [2] e osserva come quest’intuizione, ancora oggi, viene contrastata da una certa accademica che s’identifica esclusivamente con il proprio contesto nazionale.
Per Milan Kundera ci sono due tipi di provincialismo, quello delle piccole nazioni e quello delle grandi nazioni.
«Come definire il provincialismo (ndr dei piccoli)? Come l’incapacità (o il rifiuto) di considerare la propria cultura nel grande
contesto. [3]
[…]
E il provincialismo dei grandi? La definizione resta la stessa: l’incapacità (o il rifiuto) di considerare la propria cultura nel grande
contesto». [4]
Due definizioni simili ma profondamente diverse poiché se il provincialismo dei piccoli può apparire intrinsecamente naturale non lo è quello delle grandi nazioni, che come nota, preferiscono auto-compiacersi della propria presunta autorità culturale.
Cita un sondaggio fatto da un giornale francese all’establishment intellettuale, ognuno era chiamato a compilare una lista dei «dieci libri più significativi di tutta la storia francese [...]
Da questa competizione uscì vincitore I miserabili di Victor Hugo. Uno scrittore straniero ne rimarrà sorpreso. Non avendo mai considerato questo libro importante né per sé né per la storia della letteratura, capirà all'istante che la letteratura francese che ama non è quella che viene amata in Francia. All'undicesimo posto, le Memorie di guerra di De Gaulle. Attribuire al libro di un uomo di Stato, di un militare, una simile importanza è una cosa che difficilmente potrebbe accadere fuori della Francia. Ma quel che davvero sconcerta è il fatto che i più grandi capolavori vengano solo dopo! Rabelais figura soltanto al quattordicesimo posto! Rabelais dopo De Gaulle! Leggo a questo proposito il testo di un grande docente universitario francese, il quale dichiara che alla letteratura del suo paese manca un fondatore quale Dante per gli italiani, Shakespeare per gli inglesi, ecc. Dunque, agli occhi dei suoi compatrioti, Rabelais è sprovvisto dell'aura del fondatore! Eppure, agli occhi di tutti i grandi romanzieri del nostro tempo, egli è, accanto a Cervantes, il fondatore di un'arte intera, quella del
romanzo». [5]

Per l'inchiesta 'OLTRE IL SENSO DEL LUOGO' ho contattato 176 blogger a cui ho chiesto:
  • Qual è l’architetto noto che apprezzi e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?
Ho ricevuto 70 risposte e sono stati nominati 159 architetti o studi di architettura.

Le scelte più numerose sono state le ‘non scelte’, 10 per i noti e 12 per i non noti. Risposte che appaiono dei moniti nei confronti di un mestiere particolarmente controverso in Italia, molti di loro rilevano lo scontro impari degli architetti con i cementificatori, ovvero gli indiscussi padroni dell’edilizia italiana.
Dei 39 architetti noti menzionati solo 11 sono italiani, tra cui Giancarlo De Carlo, Ettore Sottsass e Bruno Munari (citati ma fuori tema), uno studio spagnolo-italiano e un architetto che si è auto-proclamato noto ma che è decisamente poco noto.
Tra i non noti sono stati citati 62 architetti (molti italiani), in alcune risposte c’è anche qualche stramberia come Le Corbusier, Giuseppe Terragni e Peter Zumthor e soprattutto ciò che si può definire frutto dell’effetto Wired Mario Cucinella[6] che, come si sa, è architetto noto da tempo. Questa scelta tra i ‘non noti’, dovrebbe far riflettere sul perché la comunicazione di una rivista non di settore sia più efficace di quella specialistica.
Una variante interessante sono state le risposte che non si sono limitate alla scelta di un solo nome, ma hanno indicato un gruppo di architetti. Ho chiamato queste risposte multiple ‘miscellanea’, v’invito a leggere le motivazioni poiché sovente sono interessanti.
Infine, va considerata una piccola sezione che, in contrapposizione alle domande poste, ha citato l’architetto che non apprezza o il non preferito, sono pochi, ma sono tutti italiani.

Ciò che emerge da quest’inchiesta è l’autonomia critica dei blogger interpellati. Come si può notare è mancato il plebiscito nei confronti di alcuni architetti. Il più citato tra i noti è stato Peter Zumthor con sei preferenze. Tra i non noti Mario Cucinella (effetto Wired) con tre rimandi.
Ai blogger manca l’architetto di riferimento, sembra essersi persa la tradizione italiana delle scuole/pensiero. Questa ricchezza critica, denota in positivo, una non omologazione culturale.
Inoltre, se consideriamo i voti nel suo complesso, non si rileva una corrente architettonica predominante:
  • Peter Zumthor [6 citazioni] architetto che possiamo definire fine artigiano dello spazio;
  • Renzo Piano [6] espressionista tecnologico o elegante post-moderno ecologico;
  • Alvaro Siza [6] esponente dell’architettura mediterranea;
  • Santiago Calatrava [4] organico misurato;
  • SANAA [4] gli estremisti dell’architettura diagrammatica;
  • Zaha Hadid [4] blob architettura o meglio l’architettura parametrica;
  • R&Sie(n) [4] sperimentalismo non modaiolo.
Contrariamente al paventato provincialismo kunderiano, i blogger italiani osservano l’architettura nel suo contesto mondiale.
Una vitalità che si trova anche nelle citazioni degli architetti non noti.
L’Italia da Sud a Nord nasconde una vivacità che mi auguro, con il tempo, possa emergere.
Attraverso i dialoghi nati grazie ai commenti, quest’architettura italiana latente, è stata chiamata ‘architettura di resistenza’.
Un’architettura, che con estrema fatica, si emancipa dalla cultura edile dominante. Cioè la cultura edilizia, che possiamo definire ‘speculativa’, che ha determinato la qualità e l’estetica negli ultimi decenni.
Per speculativa si deve intendere l’estremo interesse nei confronti del rapporto costi-benefici a discapito della qualità architettonica.

L’inchiesta nasce per stanchezza dell’uso mediatico di alcune parole che definiscono tutto e il suo contrario e registra con piacere l’assenza del concetto d’identità.
«Gli uomini non hanno mai abitato il mondo, - sostiene Umberto Galimberti - ma sempre e solo la descrizione che di volta la religione, la filosofia, la scienza hanno dato del mondo». [7]
Per il filosofo le 'parole' che definiscono i concetti sono nomadi, parafrasandolo, per molti blogger ‘l’architettura è nomade’.
I blogger/architetti sembrano disinteressati alle tesi care all’accademia italiana che tratterà in un imminente convegno il tema ‘Identità dell’architettura italiana’. [8]
«L’identità è un fondo vuoto e la sua ricerca un tentativoinutile». [9]
Molti blogger, non tutti (alcuni reiterano ancestrali scontri ideologici, bla-bla-bla senza costrutto o ricercano l’identità smarrita), studiano e lavorano per la Die Weltliteratur architettonica, niente di mediaticamente importante ma fondamentale per il respiro culturale della nostra provinciale edilizia (da intendere nei due sensi) italiana.
Ciò che emerge da quest’inchiesta è che per i blogger non esistono culture architettoniche dominanti ma una ricca miscellanea di scritture, idee e progetti con cui confrontarsi.
L’architettura italiana/blogger ha un respiro europeo/mondiale, forse in nuce, l’agognata Die Weltliteratur goethiana.

25 novembre 2009


Link inchiesta
Intersezioni --->OLTRE IL SENSO DEL LUOGO
Come usare WA ----------------------------------------------------------------Cos'è WA

__________________________________________
Note:

[1] Milan Kundera, Il sipario, Adelphi, Milano, 2005, pp. 43-44

[2] op. cit., pp. 47-48

[3] op. cit., p. 49

[4] op. cit., p. 52

[5] op. cit., pp. 52-53
[6] Mario Cucinella, Il mio piano casa. Wired ed. italiana, n.3, maggio 2009, pp. 54-63 (Link)

[7] Umberto Galimberti, Parole nomadi, Feltrinelli, Milano, 2006, p.9
[8] Identità dell’architettura italiana, Firenze, Aula Magna dell’Università, Piazza San Marco, 2-3 Dicembre 2009. Qui il programma.

[9] Umberto Galimberti, op. cit., p. 83
__________________________________________


Leggi:

16 ottobre 2009

0071 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Archiwatch di Giorgio Muratore

Salvatore D’Agostino:
  • Qual è l’architetto noto che apprezza e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezza e perché?
Qui l’articolo introduttivo


Archiwatch di
Giorgio Muratore

Carissimo D’Agostino, avevo messo da parte la sua lettera di qualche giorno fa e in cuor mio speravo proprio che si fosse dimenticato di quelle sue terribili domande che, da quando le ho ricevute, mi frullano in mente come mosche impazzite: l’architetto più noto, quello meno noto … con tutti i loro complessi perché?

Le ho tentate tutte in questo pur breve lasso di tempo per non risponderle, magari facendo finta di non aver ricevuto la sua richiesta, ma con tutti i marchingegni di oggi lei sicuramente sapeva che avevo letto il suo messaggio con tutti i dettagli, ora, data, …

Che fare allora? Scriverle che non me la sentivo di rispondere? … peggio che mai … avrebbe sicuramente (e giustamente) messo in rete la mia risposta e avrei fatto comunque la figura del pirla … di quello che si caga sotto …

Poi, oggi [1], ricevo il suo sollecito … una specie di affettuoso ultimatum, … definitivo, … ineludibile …

Provo, quindi, a dare un seguito alle sue domande … difficilissime: …

“Qual è l’architetto noto, che apprezza e perché?

Qual è l’architetto non noto che apprezza e perché?”

Per rispondere alla prima scelgo la via breve, e anche la più banale e, tra i tanti nomi possibili, scelgo quello di Peter Zumthor, … l’ultimo Pritzker, … il falegname … che, a prescindere dalla sua recente incoronazione internazionale, ha dimostrato, e lo ha fatto concretamente, non a chiacchiere, che si può fare architettura di qualità pur non frequentando il rutilante circuito delle archistar della Formula Uno, … ma magari appartandosi in un prato dell’Eiffel e ragionando discretamente … pochi metri cubi … qualche tronco arrostito … e … un’idea … fulminante; … altrettanto aveva fatto, tempo fa, a Vals … una sorgente … qualche pietra; … bastano poche cose e neanche tanto cospicue per definire un grande … architetto … poche pennellate per un grande artista.

Più difficile rispondere alla seconda domanda …

che, d’altronde, ha, implicita, anche una sua crudele risposta:

se quell’architetto non lo conosce nessuno … ci sarà pure qualche ragione … magari, non ultima, … il fatto che sia una sega … e allora è meglio così … perché ce ne sono già troppe in giro …

Sarebbe, quindi, stato il caso di rispondere, come mi è altre volte capitato, per scantonare di fronte ad analoga domanda, tout court: Antonio Belvedere, … ma neanche questo è ormai più possibile … ché questa mia virtuale figura di architetto immaginario ideato, per puro accidente retorico, in occasione di una lontana Biennale veneziana, concretamente, esiste … e sarebbe quindi imbarazzante attribuirgli tutti quei valori che mi sarebbe piaciuto, la mia creatura possedesse davvero.

Dovrei quindi ripiegare su qualche architetto vero, magari un amico che non ha avuto fortuna, uno sfigato che ritengo “bravissimo” … una parola … mi toglierebbe comunque il saluto perché Lui … a prescindere … si sente il più paraculo del mondo intero e poi mi farei pure nemici tutti gli altri … che, naturalmente, non sono da meno …

Vede … caro D’Agostino … lei con quella semplice domanda … mi ha messo, davvero, nei guai …

Nota:
[1] mail del 25 giugno 2009 12.35

Prof,
non è per piaggeria ma l'inchiesta non può partire senza le sue risposte.
L'inchiesta coinvolge solo blogger/architetti.
Capisco le domande le sembrano semplici/stiche, a lei una risposta a t(u)ono.
Vorrei riflettere sul doppio equivoco italiano: archistar/edilizia e centro storico/periferia.

La prima inizia da queste semplici domande.
Per uscire fuori dall’opinionismo, vorrei mettere in sequenza le vostre riposte, al momento ne ho raccolto circa quaranta.
Una storia blog: complessa, variegata e non banale.
Per questo motivo non posso iniziare senza la sua risposta. Mancherebbe il pioniere.
Con stima (anche se i nostri punti di vista sembrerebbero distanti),
Salvatore D’Agostino

P.S.: La storia la conosco sono stato alunno di sua moglie nella bolgia reggina :-)

Intersezioni --->OLTRE IL SENSO DEL LUOGO

Come usare WA
---------------------------------------------------Cos'è WA

__________________________________________

Leggi:

2 ottobre 2009

0060 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Architetti senza tetto

Il blog degli Architetti senza tetto ha risposto dedicando all'inchiesta un post Le domandone dell'estate 2009:

Cari ArchitettiSenzaTetto, come voi ben sapete, il caro Salvatore D'Agostino ha passato l'estate a fare a tutti i blogger della terra le seguenti domande:
  • Qual è l’architetto noto che apprezzi e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?
Ovviamente noi non potevamo sfuggirgli e allora ho pensato: visto che siamo tanti e sparsi per il mondo, diamo le nostre personali e raffinatissime risposte qui nei commenti così poi Salvatore se le ritrova pronte per il suo blog. Geniale, vero?

Comments
Posted by Rem
on 19 September, 2009, 1:15 pm
ok, inizio io.

Alla prima domanda non posso rispondere perché a me non interessano gli architetti ma le architetture (anche se "interessare" è una parola grossa e per me ormai le riviste e i siti degli architetti equivalgono un po' ad album di figurine). Inoltre penso che l'architettura sia il risultato di un processo così complesso e articolato che la figura del singolo architetto si stempera tra le tante e importanti figure professionali coinvolte, a partire proprio dal committente.

Alla seconda domanda rispondo che mi piacerebbe fare il nome di qualcuno che ancora non conosco e che mi piacerebbe conoscere (dal punto di vista dell'architettura ovviamente, non siate maliziosi), in particolare mi piacerebbe segnalare le tante blogger architette che ho scoperto in rete o che già conosco (
Lacuocarossa, Romins, Zaha, LinaBo, Denise e tante altre) e alle quali va tutto il mio incondizionato appoggio e sostegno. Perché fare l'architetto è dura ma farlo in quanto donna lo è ancora di più. E poi gli architetti uomini il loro spazio lo hanno avuto, sarebbe il caso di far posto alle donne, sono sicuro che qualcosa di nuovo da dire lo hanno.

Posted by Massimiliano
on 19 September, 2009, 3:19 pm

posso dire qual è la mia squadra del cuore?

Posted by zaha
on 19 September, 2009, 9:44 pm

infatti, non vale! ha ragione massimiliano, qui si scopre che rem è un sentimentalone! e perlomeno io, non sono all'altezza!
non voglio fare "complimenti"... quindi vado al sodo: condivido la prima risposta, in toto. e forse lo stesso concetto vale per la seconda, cioè, intendendola a mio modo (e sono sentimentalissima): un minuto di silenzio per le tante figure anonime (uomini e donne) che ogni giorno, a vario titolo, lavorano per progettare/concettualizzare/realizzare "architettura". o magari semplice edilizia, per necessario compromesso.
tanta nobiltà di sentimenti è incrinata dal fatto di riconoscersi in tale categoria?

Posted by ele
on 21 September, 2009, 8:33 am

andrò contro tendenza e mi esporrò con nomi e cognomi.
posto che condivido la visone di rem sull'architettura e le figurine, un architetto che mi sento di apprezzare, per la dedizione ad ogni singolo progetto, cui dedica il tempo necessario per uno sviluppo delle idee che non sia solo correre al progetto successivo, è
zumthor.
per altri versi, non tanto per la resa estetica, ma per l'approccio quasi filosofico, altrettanto posso dire di
sottsass.
mi spiace non nominare una donna, ma non è che ci sia granché da scegliere.

nel non conosciuto, i non architetti che hanno reso l'Italia il bel paese che è e da cui ci sarebbe ogni giorno da imparare solo guardandosi intorno, con una buona dose di umiltà.
bei tempi quelli in cui si costruiva il modello insegnato dal manuale... :->

Posted by denise
on 21 September, 2009, 11:38 am

1) giancarlo de carlo. perché credeva che il buon senso fosse utile tanto quanto un'ottima preparazione tecnica. e si vede dalle sue architetture, dai suoi scritti, dai suoi lavori a scala urbana.
2)
cuzzolin e pedrina (suggerito da peter, e condivido) ma forse sono famosi e non lo sappiamo. riescono a fare cose interessanti rispettando la norma e ascoltando l'impresa. Naturalmente potreste dire che è una osservazione banale e che è questo un principio in base al quale ogni architetto dovrebbe lavorare...

Posted by lina bo
on 24 September, 2009, 1:05 pm

... anch'io trovo qualche difficoltà a indicare un solo nome, soprattutto tra i noti, perché anch'io tendo ad apprezzare singole architetture. Proverò comunque a fare nomi e cognomi... e donna sia (bravo Rem! ), anche se in coppia o in gruppo.
NOTO •
Kazuyo Sejima. Per la luce.
NON NOTO • esclusi i presenti... vorrei comunque citare un gruppo di amici
Spacelab Architects (che contiene un'altra donna: Zoè Chantall Monterubbiano insieme a Luca Silenzi). Per la ricerca che nasce in provincia e va alla conquista dello spazio.

Posted by kazuyo
on 29 September, 2009, 11:04 pm

siza&me,
mi piace il cielo fra i suoi muri,
il mio essere donna e architetto sotto il mio tetto.

Posted by tadao
on 30 September, 2009, 1:17 pm

allora... allora... vediamo un po'... mi sembra di aver letto tra le righe scritte da rem una certa filosofia di base... ma dove l'ho incontrata... fammi pensare... ECCO!!! Il nostro premier è solito fare complimenti alla categoria femminile... ecco chi mi ricordava!!!

risposta seria (per quanto possibile...)
l'architetto noto è difficile da segnalare, soprattutto in un unico nome... ma se devo stare al giuco, ci starò... l'opera di Cino Zucchi mi interessa molto, per diverse ragioni. Una delle quali è che fa buona architettura con la stessa normativa a cui siamo soggetti noi... (il prossimo che mi dice che l'architettura è un problema di normative, gli sbatto in testa il neufert... quello per ipovedenti scritto con carattere 14pt...)

tra i meno noti non saprei... anche perché se non sono "noti" devo pescare necessariamente tra le mie conoscenze personali, ma non tra le mie conoscenze personali che i più possano conoscere... allora farei un torto a qualcuno.

Intersezioni --->OLTRE IL SENSO DEL LUOGO

Come usare WA
---------------------------------------------------Cos'è WA

__________________________________________

Leggi:

18 settembre 2009

0048 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Cibo architettura di Barbara Falcone

Salvatore D’Agostino:
  • Qual è l’architetto noto che apprezzi e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?
Qui l’articolo introduttivo


Cibo architettura di Barbara Falcone

Beh, la tua domanda è una di quelle da 1 milione di euro! Non è facile decidere fra gli architetti viventi quelli che mi piacciono di più.
Te ne dico tre. Peter Zumthor, Souto de Moura e Steven Holl. All'apparenza molto diversi nello stile, sono secondo me accomunati dal gusto per la scelta dei materiali, dal rapporto sensuale-sensoriale con la materia architettonica, dalla poesia che traspare nelle loro opere dal rapporto con il paesaggio sempre estremamente rispettoso e anche quando l'impatto delle opere può apparire importante. Il senso della misura è molto importante.

Per quanto riguarda la seconda domanda...beh non è facile... potrei dirti che è il mio compagno di lavoro e di vita (ndr Giovanni Palermo)... per le stesse ragioni di cui sopra! Ma forse questo non conta!!

Intersezioni --->OLTRE IL SENSO DEL LUOGO

Come usare WA
---------------------------------------------------Cos'è WA

__________________________________________

Leggi: