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21 settembre 2009

0050 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] na3

Salvatore D’Agostino:
  • Qual è l’architetto noto che apprezzate e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezzate e perché?

Qui l’articolo introduttivo

na3: rispondono Nicola Auciello e Flavio Rispoli


Nicola Auciello: Stranamente è una domanda che dietro una celata semplicità nasconde il panico. A pari dignità non preferisco solitamente un architetto all’altro, anche perché molto spesso è difficile, quasi impossibile, avere una carriera carica di successi e di grandi opere: prima o poi c’è qualche pecca per tutti (siamo poveri mortali!).
Senz’altro apprezzo un determinato approccio all’architettura di taluni, noti o meno, che per un motivo o l’altro sono stati fonte di studio e di ispirazione (nel passato) e che sento molto vicini nell’approccio progettuale oggi.
Credo fortemente, come più volte espresso, e come appare volutamente anche sulla home page del sito dello studio, in un’architettura fatta di emozioni e di poesia progettuale, in fondo è ciò che diversifica quest’ultima dalla “mera edilizia”. Credo anche che, per trasmettere emozioni, non occorrano grandi opere o grandi architetture (che nel nostro Paese ci è molto difficile realizzare) e a volte basta saper vedere e cogliere (…e progettare) nel piccolo: è per questo che apprezzo le architetture di Carlo Mollino, di Adalberto Libera e di Giuseppe Terragni, di Giò Ponti e di Carlo Scarpa e Franco Albini, di Alvar AAlto e Adolf Loos se guardiamo al passato e ancora di Beniamino Servino, Eduardo Souto de Moura, Alvaro Siza e Alberto Campo Baeza se guardiamo al presente in egual modo di Ofis o degli Uda o dei miei coetanei Lapo Ruffi e Raimondo Guidacci e infine Barozzi-Veiga e Abcarius & Burns. In tutti loro ho trovato forti emozioni (…ma la lista è ancora molto lunga).

Flavio Rispoli: Generalmente il termine di notorietà è un’arma a doppio taglio, soprattutto in un’epoca come la nostra dove regna incontrastata la pubblicità, l’immagine, e gli architetti di oggi sanno che l’anticipare un futuro “migliore” tramite queste immagini riduce non solo i tempi d’attesa di una realtà burocrata, ma stimola un’immaginazione sensoriale fatta di emozioni, di ideali. Spesso l’architettura di oggi è solo un’illusione fatta di carta. Premesso questo io posso parlare solo di apprezzamento piuttosto che di notorietà in quanto troppo di personale giudizio. Apprezzo tutti gli architetti che rispondono alle esigenze di una società; apprezzo chi sa guardare l’architettura per le persone, attorno le persone, apprezzo quegli architetti che, consapevoli del loro potere mediatico, non se ne approfittano per il piacere dell’inganno; apprezzo chi è contrario alla definizione del curatore della Biennale di Venezia del 2008 Aaron Betsky che afferma :”…l’architettura non è il costruire...”, mentre apprezzo Louis Kahn che afferma:”…l’architettura esiste solo nelle sue opere…”; apprezzo chi è sensibile a dare una risposta ad ogni esigenza del quotidiano, a vivere l’architettura anche come forma d’arte, a leggere una poesia anche di fronte i soliti cinici interessi; apprezzo chi, come Mario Cucinella Architects, fa delle energie alternative una fonte di guadagno per la collettività; apprezzo quei studi di architettura in grado di mettersi in discussione, di rinnovarsi, di dare spazio ai giovani; apprezzo chi sa conquistarsi in campo internazionale il “Made in”, un tempo l’Italia, oggi paesi nordici in primis, a seguire Spagna e Francia.”
...Apprezzo tante cose e tante persone ma a quale prezzo…”

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1 commento:

  1. na3,
    dalla vostra risposta vorrei estrapolare l’opera di Beniamino Servino.

    Un architetto che l'anno scorso avevo apprezzato alla Festarch (Ecco il link: http://www.festarch.it/video/main.php?currentflvfile=31-s5-1800) e in quest’intervista rilasciata a Stefano Mirti (Ecco il Link: http://www.abitare.it/mirtilli/learning-from-caserta/) mi riconosco nel suo essere architetto locale (casertano) e non globale, nella sua accettazione dei mali congeniti dell'architettura marginale: progettazioni pubbliche senza scadenza di realizzazione, l’ipervelocità nel costruire ampliamenti abusivi e il costruire sul costruito.
    Questa sua frase: «Forma e linguaggio sono bestemmie. Solo grammatica e programmi» mi si è fissata nella mente.
    Spesso in questo blog ho enfatizzato il tema della grammatica come perno del fare e parlare dell'architettura.
    Concordo con Servino occorre costruire la nostra Italia minore con la grammatica e con i programmi.

    Quest'ultima è una parola usata solo dalle cosche mafiose, non dai politici del sud.
    Saluti,
    Salvatore D'Agostino

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