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Visualizzazione post con etichetta Emanuele Piccardo. Mostra tutti i post
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24 giugno 2024

0015 [WILFING] Dove eravamo rimasti?

di Salvatore D'Agostino
Che cos’è un blog per un architetto è evidente dalla stasi di queste pagine.
Come ho scritto più volte* * * *, un blog per un architetto è un'estensione del tavolo di disegno, un luogo per annotare idee, riflettere su quelle altrui, e avviare dialoghi con altri architetti, scrittori, fotografi, artisti e commentatori. Essendo un blog senza redazione, la frequenza degli articoli/post dipende dal tempo disponibile dell'autore, sia fisico che mentale.
Wilfing Architettura è nato anche con l'intento di esplorare il cambiamento della scrittura architettonica nel passaggio dal cartaceo al digitale. Ho interrogato i protagonisti di questo periodo non per 'tassonomizzare' o 'almanaccare', né per 'dimostrare una tesi' su un processo, ma per stratificare la storia raccontandola mentre avveniva.
Il silenzio di Wilfing Architettura in questi anni è stato causato dal trasloco fisico da Leonforte, un piccolo paese della provincia di Enna, a una città quasi metropolitana come Milano. Ricreare uno studio di architettura e fare casa non è stato semplice, ma ora che ho 'una stanza tutta per me', posso rendere nuovamente pubblico il mio tavolo di disegno.
Dunque, dove eravamo rimasti?
Dopo quasi otto anni, riprendere queste pagine significa riconnettersi con un altro mondo, dato che il blog sembra ora archeologia informatica, almeno nel modo in cui era usato nei suoi anni più attivi.

7 ottobre 2013

"Igort, The Secret Landscape": Life Under Communism


«Initially I found Ukraine obscure; a cloud belonging to the Soviet heaven. Then I started going there more often and the foreign names that I'd been hearing at home since childhood such as Kiev, Odessa, Poltava, Sevastopol, Lviv, Yalta, became more recognizable. I started to ask myself honestly, what was life like around here during and after communism?»
The documentary about Igort, a cartoonist, starts with this quote from him. The show, filmed by Domenico Distilo [Director of Photography: Maurizio Tiella, Editor: Alberto Masi. Produced by Marco Lo Curzio; SCIARA Film Production/Media Design].
Igort tells the story of his trip to Ukraine, a sort of initiation diary that changed his life, "a sort of practical test, on the ground" to come to terms with himself, with the "communist dream" as it says in the documentary and what was left of it.
As he tells the story, he reveals his own creative journey, the idea, the notes on the diaries, books, travel, stories, visual notes taken with an old camera, notes, preparatory drawings, retouches on the computer and then finally a conversation with a French publisher. (What a beautiful comic store at around 29 minutes into the show!)

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13 settembre 2013

...a proposito di Igort, na3 e Plug_in...


di Salvatore D'Agostino

...a proposito di Igort,
«Al principio l’Ucraina era per me qualcosa d’indistinto una nuvola appartenente al firmamento sovietico. Poi ho cominciato a frequentarla e i nomi esotici che sentivo in casa sin dall’infanzia Kiev, Odessa, Poltava, Sebastopoli, Leopoli, Yalta, divennero paesaggi concreti. Com'è stata la vita durante e dopo il comunismo da queste parti? Me lo domandavo sinceramente.»

Inizia con le parole di Igort il documentario che Domenico Distilo ha girato sul fumettista che andrà in onda stasera su Rai Tre, alle 00.50, prima di fuori orario, e forse fuori orario per molti telespettatori [direttore della fotografia Maurizio Tiella, montaggio Alberto Masi e prodotto da Marco Lo Curzio SCIARA Film Production/Media Design].


Igort racconta del suo viaggio in Ucraina, una sorta di diario iniziatico che gli ha cambiato la vita, «una specie di verifica sul terreno» per fare i conti con se stesso e con il "sogno comunista”, tra parentesi come dice nel documentario, e cosa di questo sogno rimaneva.
E mentre si racconta, rileva il suo percorso creativo, l’idea, gli appunti sui diari, i libri, i viaggi, le storie, gli appunti visivi attraverso una vecchia telecamera, le note, i disegni preparatori, i ritocchi al computer e infine un dialogo con un editore francese (che bella la libreria di fumetti intorno al minuto ventinovesimo).

Ogni storia un viaggio rilevatore: dall'eccidio stalinista dei Culachi (proprietari terrieri) causato da una carestia artificiale che li portò al cannibalismo; al racconto della morte di Anna Politkovskaja, di cui già aveva sentito il bisogno di scrivere alcuni giorni dopo il suo assassinio sul suo blog; per finire con il prossimo libro su Pavel Aleksandrovič Florenskij, un mistico russo, che indaga sul tempo rovesciato e la quarta dimensione ucciso dal regime sovietico l’8 dicembre 1937.
«E come se si dovesse raggiungere - attraverso il fumetto - un certo equilibrio e se è possibile arrivare alla verità, una verità che non è il realismo, il realismo è un genere, la verità è come una specie di essenza della scena è una specie d'immedesimazione. [...] Ciò che m’interessa è aprire la finestra delle domande, non dare risposte, non ho risposte da dare» conclude Igort.
Visione consigliata perché il documentario si preoccupa di raccontare e non di elogiare il fumettista e perché c’è sapienza nel montaggio tra il parlato, il visivo e la musica. Musiche, non a caso, tratte dall'album ‘Casinò’ dei Los Ciceros cioè Igort, Sarah Tartuffo, Don Ross e Mario Pirolla; edito in Italia da Coconino Press.



31 maggio 2012

0049 [SPECULAZIONE] Progettare senza limiti

di Fulvio Irace*  

All’archivio di Stato una rassegna sull’«architettura radicale» che negli anni Sessanta voleva rompere con la tradizione e incarnare la contestazione antiborghese. 




   Non ha tutti i torti chi ritiene che l’unico contributo italiano alle avanguardie del ‘900 sia stato il Futurismo. Per tutto il XX secolo la stessa parola – “avanguardia” – non è mai stata molto popolare da noi, soprattutto se riferita all’architettura, un’arte in cui ogni apertura al nuovo – dalla Metafisica alla Tendenza – ha più o meno conciso con un ritorno al passato. Al punto che, anche quando l’impulso a ricostruire il mondo si fece sentire l’urgenza di una febbre giovanile in un momento storico che ha radicalmente cambiato il paese, la cultura ufficiale ha reagito voltando le spalle e raggelandone ogni velleità in silenzio. 

   La scena naturalmente è quella degli anni 60, quando Londra era “swinging” e a Berkley, in California, Marcuse era il guru della rivolta studentesca. Sui muri di Parigi si invocava l’”immaginazione al potere” e a Firenze – destatasi per incanto dal dorato tramonto post brunelleschiano – due stimati “maestri” (Leonardo Savioli e Leonardo Ricci) aprivano inaspettatamente i loro corsi di progettazione ai nuovi temi proposti dagli studenti: dall’urbanistica integrata all’urbanistica del divertimento. 

   A Roma, di fronte al quartiere Coppedè, era da poco sorto il Piper: il tempio-icona della “beat generation” dove Patty Pravo e i Rokes si esibivano in una sala decorata da Warhol, Schifano e Manzoni. A londra, Cedric Price aveva lanciato il suo progetto più rivoluzionario: il Fun Palace, padre nobile del Beaubourg di Piano e Rogers, e rappresentazione di quell’impulso ludico alla creazione che Marcuse aveva posto alla base della sua critica alla società totalitaria in Eros e Civiltà. Per gli studenti fiorentini progettare il “Piper” significava dunque sperimentare lo spazio del coinvolgimento, scatenare le forze di quella guerriglia esistenziale con cui si credeva di rompere l’arido guscio dell’architettura professionale e tecnologica ed entrare in contatto con le forze più eversive della contestazione antiborghese. Andrea Branzi proponeva il Luna Park a Prato, Natalini il Palazzo dell’Arte a Firenze, Gianni Pettena incursioni artistiche sul Ponte Vecchio e sfide impossibili ad Arnolfo di Cambio. Si incontravano così nelle strade compagni inattesi come Ugo La Pietra che a Milano sperimentava i “gradi di libertà”, Riccardo Dalisi che nei bassifondi di Napoli anticipava l’architettura della partecipazione o Derossi/Strumm che a Torino affidava al “Fotoromanzo” le utopie delle lotte operaie, prima che queste di lì a poco degenerassero nelle regressioni armate degli anni di piombo. 

   Nasceva insomma l’”architettura radicale” (il termine fu coniato a posteriori da Germano Celant un po’ sulla scia dell’arte povera”) che il leader di Superstudio Natalini – definì un misto di: ironia, provocazione, paradosso, terrorismo, misticismo, umanesimo, patetico, di volta in volta adoperate secondo la nota strategica avanguardistica della “mossa del cavallo”!. Poi vennero Mendini – che giunto alla direzione di Casabella la trasformò nell’house organ del “radicalismo” internazionale - e l’argentino Emilio Ambasz che nel 1972 li trabordò tutti nelle sale del Moma di New York in una mostra memorabile intitolata «Italy: the domestic landscape». 

   Il paradosso però fu che l’agiografia concise con l’atto di morte: una celebrazione suntuosa che rilanciò l’Italia nel circuito internazionale, ma si lasciò dietro solo un grandioso cimitero cartaceo che ancor oggi affascina per la visionarietà di certe intuizioni (come il Monumento continuo, ad esempio, o la Non-stop City) che sono il testamento più vitale di un’inquietudine che la società italiana non seppe cogliere.

   «Velleità eversive» le definì Tafuri, esempi di «ironia che non sa ridere». La seriosità accademica e la censura politica (quella di sinistra naturalmente che era ben lungi dal dismettere la sua ossessione del “centralismo democratico”) ne fecero strage, lanciando l’anatema di una “dannatio memoriae” che di fatto condannava l’Italia a un autarchismo scambiato per culto del “genius loci”. Oggi, per il breve spazio di un mese, le ipotesi della «Radical City» tornano al centro di una mostra che è il fiore all’occhiello della seconda edizione di «Architettura in città»: un’occasione di riflettere su un progetto di modernizzazione incompiuto, per analizzare non solo le cause della disfatta, ma anche – e soprattutto – le ragioni di un grande successo internazionale. 

   Radical City, a cura di Emanuele Piccardo, Torino, Archivio di Stato. Dal 30 maggio al 30 giugno.  Catalogo Archphoto 2.0

31 maggio 2012
Intersezioni ---> SPECULAZIONE
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Note:
* Pubblicazione autorizzata dall'autore


11 luglio 2011

0047 [MONDOBLOG] Verifica dei poteri 2.0: archphoto

di Salvatore D'Agostino

Il 24 marzo 2011 il blog Nazione Indiana ha iniziato un’indagine sulle dinamiche letterarie e critiche che si sono sviluppate in rete negli ultimi dieci anni, chiamandola Verifica dei poteri 2.0; una ricostruzione storica a cura di Francesco Guglieri e Michele Sisto è sottoposta al vaglio di diversi protagonisti del Web e non.

L’inchiesta inizia con questa citazione del 1960 di Franco Fortini:
«I luoghi dell’opinione e del gusto letterario sono stati sorpresi nel giro di pochi anni dall’insorgere ed estendersi di forme per noi nuove di industria della cultura che hanno mutato aspetto e funzione ai tradizionali organi di mediazione fra scrittori e pubblico, come l’editoria, le librerie, i giornali, le riviste, i gruppi politici e d’opinione. Alla motorizzazione la società letteraria ha resistito anche meno dei nostri storici centri urbani.»1
Quest’intervista a Emanuele Piccardo, direttore editoriale di archphoto, ripercorre una tra le tappe delle nuove forme di comunicazione degli ultimi dieci anni dell’architettura italiana.



Salvatore D'Agostino 
«Ieri ricevo, come molti, la newsletter di Domusweb in cui con grande enfasi si parla delle novità grafiche bellissime, contenuti bla, bla, bla... spinto dalla curiosità vado a cliccare e devo dire che un po' di scoramento mi è preso."[...] negli ultimi sei mesi abbiamo lavorato a un sito completamente nuovo che ridefinisce la presenza di Domus sul web. Sarà un inizio completamente nuovo e introdurrà una rinnovata e bellissima linea grafica, una serie di nuovi contenuti, collaboratori e rubriche"Così scrive il bravo Joseph Grima. Però qualche dubbio mi viene navigando nel sito, dopo dieci anni di frequentazioni web con Archphoto e con gli amici di Channelbeta, noi che siamo stati i primi a mettere gallery di immagini, video interviste, video alle architetture. Poi tutti ci hanno copiato a partire da Europaconcorsi, Exibart ecc... noi però eravamo già orientati verso l'uso totale dei media già nel 2002.»2
Inizia così una tua recente nota su Facebook. Pensi che Archphoto sia stata l’avanguardia del Web in Italia? 

Emanuele Piccardo Il web che si occupa di architettura in Italia nasce nel 1995 con la creazione, da parte del gruppo Dada, del portale architettura.it (Arch'it) gestito da Marco Brizzi (ndr dal 1998). Successivamente nascono Antithesi, Architecture.it (ndr Web log non più attivo),  Archphoto e Channelbeta.
A fine 2001 insieme a Luca Mori fondiamo archphoto.it , effettivamente attivo da gennaio 2002, contrariamente a quanto si pensa non è un sito di architettura e fotografia. Chi ha inventato il nome, da me condiviso, ben esprimeva la mia persona ovvero un architetto-fotografo che nel tempo non farà il progettista ma farà progetti culturali.
Dopo una breve frequentazione come collaboratore di arch'it3, mi sono reso conto che non mi soddisfaceva. Gli articoli trattavano i temi più disparati così ho iniziato a pensare che c'era spazio per fare una rivista diversa, tematica e che producesse contenuti, non limitandosi solamente a mettere articoli senza una linea critica. Produrre per me significa seguire il dibattito e rappresentarlo, attraverso il video, per il "web people" che non può assistere a mostre o eventi o visitare architetture e renderlo visibile online. Come già affermato, in una recente intervista da Gianlugi D'Angelo su questo blog, il web in quegli anni era archeologico, i siti si aggiornavano con Dreamweaver e tutto era abbastanza complicato non c'erano né blogspot né wordpress.
Archphoto dunque nasce per raccontare l'architettura non solo attraverso i progetti e le riflessioni teoriche ma anche attraverso le discipline ad essa affini come sociologia urbana, fotografia, cinema e arte contemporanea. Fin dall'inizio io, Luca Mori e poi Luisa Siotto ragioniamo sulle modalità di presentazione dei progetti, sull'inserimento dei video, non c'era lo streaming gratuito per cui erano salvati rigorosamente in Windows Media Player o Real Player divisi per isdn e 56K, caricandoli sul server del sito, con l'obiettivo di renderli fruibili a tutti. Siamo stati la prima webzine italiana di architettura ad avere i video e i contributi audio.
Inoltre ho iniziato a usare l'intervista video come strumento per fare critica.
Ciò mi ha consentito di produrre una quantità considerevole di video, solo in parte messi in rete (visibili qui).
Quindi sì Archphoto è stata all'avanguardia perché produceva cultura, non solo nella dimensione virtuale ma anche nei territori organizzando conferenze e seminari (come la biennale off del 2002 "14_02 incontri per l'architettura italiana" che diede origine ad un numero monografico di Parametro). Modalità che continuano anche oggi. Poi con l'avvento di wordpress tutto è divenuto più facile, dal 2007 Archphoto è su wordpress grazie al lavoro di Miki Fossati che ha modificato i parametri dati per rifare con wordpress stesso la grafica dell'"archeologico" Archphoto. Ciò smentisce chi, ignorando come funziona il web, afferma che wordpress è limitato e non consente modifiche non è vero ed Archphoto ne è la dimostrazione lampante (ndr con riferimento alle dichiazioni di Fabrizio Gallanti di Abitare su WA).
 

A vent’anni dal World Wild Web e dieci da archphoto. Non credi che inserire gallery di foto, video interviste e news siano state semplici trasposizioni dell’uso comune del Web?

Visto con gli occhi di oggi la risposta è ovvia: sì.
Infatti le gallery di foto riguardano il settore dedicato alla fotografia, io mi riferivo però all'inserimento delle immagini negli articoli. Noi oggi possiamo inserire video e foto contemporaneamente all'interno della struttura grafica di archphoto o di una piattaforma gratuita. La tecnologia e le opportunità sono mutate e si sono evolute. Quindi sì è uso comune. Affermare che sia "una semplice trasposizione" non la condivido perché occorre contestualizzare storicamente i fenomeni altrimenti si rischia di essere superficiali. Però non confondiamo una rivista online di architettura con un blog, nascono da presupposti differenti.


Mi spiego meglio. Non mettevo in discussione la vostra azione pioneristica – come ad esempio l’uso delle video-interviste – e immagino le difficoltà tecniche e i tempi biblici per caricare un video. Siete stati intuitivi e quindi bravi.
Ti chiedevo vi è bastato introdurre questi nuovi strumenti d’informazione (ripeto bravi per l’arguzia) per essere definiti una rivista di architettura digitale d‘avanguardia? 

L'avanguardia consiste nell'anticipare azioni e comportamenti che poi verranno fatti da tutti.  Archphoto ha anticipato modalità di rappresentazione visiva dei contenuti inerenti alle arti visive che poi sono divenute "normali". Europaconcorsi all'inizio non aveva le gallery di progetti, Exibart non aveva i video; magari non siamo stati determinanti però... La vera sfida è innovare attraverso le idee, siti che esistevano negli anni duemila sono scomparsi quindi ci vuole una certa resistenza per sopravvivere.
Ad esempio siamo stati i primi nel 2008 a creare un aggregatore di notizie sull'architettura e sul design "The city of blogs" (e tu ci avevi intervistato), che il buon Gianlugi D'Angelo ne aveva rimosso l'esistenza (ndr confronta qui), nonostante fosse venuto al nostro stand al congresso UIA di Torino 2008.
Nello stesso anno abbiamo fatto lo streaming video in diretta dal padiglione americano ai giardini della Biennale di Venezia, non con una connessione wi-fi o in fibra ma con una pennetta vodafone, quindi con sbalzi del segnale di ricezione. Oggi Archphoto ha un ruolo di avanguardia culturale nel senso che il livello di approfondimento critico è molto più selettivo del passato, soprattutto rimane una forte volontà nel ricercare nuovi autori (architetti, artisti, intellettuali) per costruire un network in progress.

Io distinguerei tra l’avanguardia e i pionieri nel Web.
L’avanguardia sono i codici ideati da Tim Berners-Lee e testati il 6 agosto del 1991.
I pionieri chi elabora i codici di Tim Berners-Lee creando nuove città nell’infinito pianeta Web.
A proposito di The city of blogs perché dopo il congresso UIA il progetto fu sospeso?

Giusta osservazione. Anche in questo caso contestualizzo "avanguardia" in quanto le mie competenze sono culturali e non informatiche com'è giusto che sia. Compito di chi cura e gestisce un sito è proporre temi interessanti ai suoi lettori che siano espressione di un concetto politico (in senso lato) dell'architettura in cui sia chiaro l'obiettivo. Deve esserci una totale unicità di visione tra l'informatico e il gestore del sito, se una delle due figure è latitante non funziona.
Per cui intendo avanguardia le modalità di concezione di un sito nell'ambito culturale, ovvero quello che riesco a controllare. Poi dal 2007 con la sinergia attuata con Miki Fossati c'è stata un'evoluzione ulteriore e si è rafforzato l'insieme contenuto+struttura. Ciò è potuto succedere perché nel frattempo le opportunità e il contesto tecnologico l'hanno consentito. Oggi è più facile fare un sito, hai piattaforme gratuite con grafiche dignitose, sei tu che gestisci tutto.
The city of blogs l'abbiamo sospeso e messo offline, forse verrà riattivato con nuove modalità, un'idea in merito c'è, vedremo...

«Dipenderà quindi da noi se, nel futuro, vorremmo fare di questi mezzi, in nome di una ideologia della dematerializzazione universale, un uso alienante, oppure farne invece, come io ritengo che si dovrebbe, un uso che sfrutti al massimo il formidabile potenziale di interfaccia conoscitiva, progettuale e creativa dell’uomo con il mondo. Non una fuga mundi, ma una creatio mundi.»4
Quest’invito di Tomás Maldonado, scritto circa vent’anni fa, stride con l’idea e l’uso quasi infantile della tecnologia in Italia. L’auspicata creatio mundi si è arenata in un default mundi (perdona l’accostamento improprio delle due parole).
Da default aspettiamo passivi le nuove funzioni. Nel caso delle riviste digitali di architettura, in questi vent’anni, non c’è stata nessuna Webzine in grado di dialogare con le testate storiche italiane (apprezzate all’estero) e imporsi ‘autorevolmente’ fuori dal contesto italiano.
Perché? 

A proposito di avanguardia il pensiero di Maldonado lo è!
Domanda difficile. Come fai a dialogare con riviste come Domus e Casabella se ti poni in uno spazio alternativo a loro, se proponi un diverso modo di interfacciarsi con il progetto usando strumenti e linguaggi diversi?
Oggi il web è il mezzo più veloce per diffondere le notizie, è un infinito archivio che raccoglie dati su persone, fatti, eventi in cui non hai un limite di tempo. Nel caso dell'architettura è fantastico, puoi aggiornare il sito in ogni momento a seconda delle esigenze senza avere una scadenza. Però sono importanti sia le riviste cartacee sia quelle online. Sul cartaceo puoi fare approfondimenti teorico-critici che non puoi fare nel web, per questo abbiamo deciso di fare archphoto 2.0 cartacea, anche per prendere in giro quelli che parlano di web 2.0., rafforzando la tematizzazione e ponendosi contro un certo modo di fare la rivista. Oggi le riviste italiane non hanno più quella capacità di fare critica come nel moderno o negli anni sessanta laddove riviste come Domus e Casabella rompevano con la loro tradizione per assimilare contenuti e forme grafiche simili alle fanzine degli Archigram o alle autopubblicazioni degli architetti e degli artisti.
L'altra ragione riguarda il provincialismo delle webzine italiane che sono, per evidenti motivi economici, in italiano senza traduzione in altre lingue. Questo determina esclusione perché non dialoghi con il resto del mondo.
 

Non credo che Internet sia un archivio, ma non importa.
Perché senti l’esigenza di creare una rivista ‘contro’ e non ideare una rivista con un carattere autonomo?

Internet per me e molti altri è un archivio di parole, pensieri, notizie, è uno spazio come potrebbe essere una biblioteca d'idee in cui tutti contribuiscono ad implementarla. Internet è un mare di gesti nei confronti dell'altro, fornendogli un punto di vista fatto di molti punti di vista, non m'interessa il pensiero di un architetto che apre un blog e scrive ciò che gli passa per la mente. M'interessa un architetto che fa delle riflessioni coerenti con il proprio tema di ricerca, se ce l'ha, un architetto che esca dal proprio ego; capisco di chiedere troppo. Internet è un modo alternativo di fare cultura, dare spazio e visibilità a chi produce ricerche interessanti che altrove non sarrebbero conosciute, in questo senso è democratico. Chiunque può mettere online le proprie idee e ricerche, sta al lettore selezionare e capire dove si annida la fuffa e dove c'è realmente competenza scientifica. Internet non è la panacea di tutti i mali, non è infallibile, se devo fare una ricerca avrò ancora bisogno di consultare un libro cartaceo, toccarlo, sentirne l'odore. Internet è uno degli strumenti ma non deve essere l'unico, per me è necessario usare più strumenti per comprendere meglio la natura delle cose.
Per entrare nel merito della tua domanda, il sistema accademico e tradizionale della Rivista non esplora i nuovi territori dell'architettura si mantiene all'interno di un binario consolidato, insomma non rischia. L'esigenza di essere contro è manifestare un'autonomia di pensiero dalla cultura dominante, de-strutturare il linguaggio per costruirne uno nuovo così si crea un carattere autonomo. Perché solo individuando il nemico sai qual è la direzione, senza nemico non hai riferimenti. Il nemico è l'ipocrisia, la banalità, la superficialità degli intellettuali che orientano la cultura, sia essa architettonica o letteraria. Intellettuali che non hanno etica nelle loro azioni ignorandone le conseguenze sociali, ciò vale per tutte le discipline ma negli ultimi anni in particolare per l'architettura.

Niente di personale, su internet, sui blog e sul nemico mi trovi in disaccordo ma non è rilevante.
A che cosa serve una rivista digitale per un architetto?

Meno male che non condividiamo gli stessi pensieri altrimenti sarebbe una discussione noiosa. Senza il nemico c'è il "buonismo", il non prendere posizione e quindi compiere delle scelte, individuare un punto in cui mettersi
A che cosa serve una rivista cartacea/digitale per un architetto?
Dipende dall'architetto. All'architetto incapace servono entrambe per copiare il linguaggio da altre architetture, all'architetto capace serve per capire come si sviluppano le ricerche di altri architetti, artisti, sociologi ed essere aggiornato sulla riflessione critica contemporanea. Dipende dalla rivista, se prendiamo Lotus degli anni ottanta o Domus di oggi, Abitare di Italo Lupi o L'Arca, Arch'it o Architecture, Archphoto o Under-Construction (ndr sito non più visibile)...
Per il resto mi sembra di aver già risposto spiegando le motivazioni che mi hanno mosso a fondare Archphoto.
Le risposte le darà il tempo, giudice delle nostre azioni.

11 luglio 2011
Intersezioni ---> MONDOBLOG

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Note:
1 Franco Fortini, Verifica dei poteri, in Id., Verifica dei poteri. Scritti di critica e di istituzioni letterarie, nuova edizione accresciuta, il Saggiatore, Milano 1969, p. 41.
2 Emanuele Piccardo, La deriva delle riviste di architettura, note di Facebook profilo personale, 3 dicembre 2010 alle ore 10.39. Qui
3 Alcuni articoli apparsi su Arch'it: 8 aprile 200125 aprile 2001 e 4 agosto 2011.
4 Tomás Maldonado, Reale e Virtuale, Milano Feltrinelli, 1993 (I ed. 1992), P. 78

Scheda storica: 
Archphoto viene registrato nel 2001 sulla piattaforma DADA fondatori Emanuele Piccardo e Luca Mori.
Il primo numero online è edito nel gennaio 2002; tema trattato Architettura e Fotografia.
Nell'estate del 2002 inizia la collaborazione con Luisa Siotto.
Nel 2003 nasce il laboratorio plug_in e si decide di far editare archphoto attraverso plug_in.
Nel 2007 Miki Fossati cura il passaggio sulla piattaforma Wordpress nell'architettura informatica attuale.
Nel marzo del 2011 nasce la rivista cartacea archphoto 2.0.

24 marzo 2011

...a proposito della statale 18, 27 visite europee a domicilio e archphoto 2.0...

di Salvatore D'Agostino

... statale 18,

 ...da leggere: Mauro Francesco Minervino, Statale 18, Fandango, 2010.

«Oggi un antropologo non ha bisogno di andare lontano, basta girare nei dintorni della propria casa per trovarsi di fronte a un paesaggio anomalo. Il territorio come caso clinico, questo è il tema. Minervino con sdegno accorato ci dice che i calabresi stanno rovinando la Calabria e non è colpa solo dei mafiosi, ma di una mentalità diffusa nella stragrande maggioranza dei cittadini». (Recensione di Franco Arminio qui)
 

19 febbraio 2011

0040 [MONDOBLOG] Memoria b-e-t-a

di Salvatore D'Agostino

 «Avremo l'Internet che ci meritiamo» (Bruce Sterling)* 

Nel tentativo di ripercorrere la storia delle voci Web, ho chiesto a Gianluigi D’Angelo di raccontare la sua esperienza, in modo da individuare gli argomenti del prossimo dialogo.

Per Gianluigi D’Angelo è stato complicato sintetizzare dieci anni esatti di storia (b-e-t-a nasce il 19 febbraio del 2001). Ne è uscito fuori un racconto che ho deciso di pubblicare nella sua informalità.

Nelle trame del ricordo s’intrecciano un po’ tutte le esperienze significative avvenute in rete. Un ritratto, più che una storia, delle interazioni di questi anni.

Questo è l’anticipo. A presto il colloquio in cui parleremo del lato non edulcorato della rete.



di Gianluigi D'Angelo  

Sono 10 anni che siamo on line. Dalla prima esperienza del numero monografico b-e-t-a sul tema del vuoto alla successiva evoluzione in Channelbeta. Nel 2003 fummo tra i primi ad introdurre la possibilità di commentare gli articoli, e realizzammo anche un forum completo dove registrarsi e partecipare alle discussioni. Queste prime esperienze venivano fatte nello stesso periodo da architetture.it di Furio Barzon (non più online), che più di una volta organizzò incontri chat live. 

Era il tempo in cui prima di noi esisteva solo un unico riferimento: architettura.it di Marco Brizzi, che in assoluto è in Italia la prima esperienza di rilievo del mondo dell'architettura sul web e che proprio qualche settimana fa ha compiuto 15 anni di vita. In quel periodo nacque anche archphoto.it di Emanuele Piccardo, che ancora oggi è un punto di riferimento, e c'era e c'è ancora oggi antithesi.info di Sandro Lazier e Paolo Ferrara, che a mio avviso può essere ritenuto il primo blog di architettura italiano, connotato sempre da una forte vis polemica che ha prodotto diverse discussioni molto interessanti. 

Il web era molto diverso da ora, ma soprattutto era molto più piccolo. Anche a livello internazionale il panorama non era certo quello di oggi. Esistevano archined, archinect, baunetz, soloarquitectura ecc...
Noi in quel tempo c'eravamo. 

Tra il 2002 ed il 2004 ci fu un momento di grande fermento del mondo dell'architettura sul web. b-e-t-a.net, acronimo di Bollettino Ermeneutico Trimestrale d'Architettura. Era pensata come una pubblicazione digitale a cadenza trimestrale monografica. il numero zero, premiato a Romarchitettura, aveva come tema il vuoto. Ero appena tornato dal Portogallo dopo un'intensa esperienza di un seminario estivo il cui tema era sui vuoti urbani. C'era il saggio eclettico e simpatico Manuel Vicente, il pazzo Manuel Graça Dias, il diafano Carrillo Da Graça, l'emergente sanguigno Manuel Mateus ed infine Gonçalo Byrne che mi capitò come tutor.

Inutile dire che quell'esperienza fu determinante per la scelta del tema del numero zero. Comprendere il concetto di "vazio" permette di ribaltare la prospettiva. Infatti tra i vari progetti selezionati per b-e-t-a alcuni furono proprio portoghesi. L'aspetto interessante di b-e-t-a è la trasversalità culturale con cui affronta il tema. Accanto ai progetti e alle riflessioni (dove c'è uno dei primi testi on line di Luigi Prestinenza Puglisi) ci sono sezioni come "interferenze" con articoli di artisti, musicisti, fisici e matematici, come l'allora semi sconosciuto Piergiorgio Odifreddi: per ricevere il suo testo, lo rincorremmo via mail tra Europa ed India. Poi c'era uno spazio interamente dedicato agli studenti ed infine la sezione "itinera" con due percorsi sempre sul tema del vuoto: il viaggio degli Stalker dentro Roma, tra i vuoti urbani e sociali e quello fotografico di Giuliana Succo, da poco trasferitasi a Tokio, che ci propose un percorso ritmico in tutti quegli spazi residuali e compressi della capitale giapponese.

Questo è il nucleo dal quale parte Channelbeta, Canale d'Informazione sull'Architettura Contemporanea.

Come dicevo, b-e-t-a ci regalò tante motivazioni. Arrivò il primo nostro riconoscimento ufficiale: una menzione al premio Bruno Zevi Romarchitettura del tutto inaspettata. Quella domenica ero a Roma a fare una passeggiata e quasi per caso decisi di andare a Castel Sant'Angelo alla premiazione. La sorpresa fu enorme in quanto inaspettata. Non ebbi quasi il tempo di entrare nella Sala Paolina che fui chiamato sul palco da Oliviero Beha. Era la prima volta in Italia (almeno a mia memoria) che un prodotto digitale riceveva un riconoscimento ufficiale. Nel frattempo era già iniziato da qualche mese il processo di trasformazione e mutazione verso Channelbeta. Fu una naturale evoluzione per meglio adattarsi a sfruttare le qualità del supporto digitale. Infatti, dopo il debutto con un discreto successo, gli accessi giorno dopo giorno diminuivano, allora decidemmo di introdurre le news per inserire nuovi aggiornamenti, ma anche perché avevo voglia di continuare quotidianamente quell'avventura. Ben presto mi resi conto che il quel modo si contaminava il lavoro monografico ed altro non era che una forzatura. È proprio per questo che nacque Channelbeta, con l'idea iniziale di continuare trimestralmente a portare avanti anche b-e-t-a con aggiornamenti monografici: la materia, il paradosso erano già in cantiere... ma come potete immaginare, e come si sa, b-e-t-a fini lì.

Channelbeta fin dal primo momento riscontrò un notevole successo. Cercammo di rendere fruibili i nostri contenuti il più possibile in lingua inglese e non solo, come avevamo fatto con b-e-t-a, che era disponibile in tre lingue. Allora eravamo gli unici in Italia a farlo, anche se solo su determinati contenuti. Questo ci portò ad avere una percentuale di lettori esteri sempre crescente che arrivò, in breve tempo, a diventare il nostro pubblico principale. La rete era molto più piccola, nonostante i nostri numeri, che paragonati a quelli di ora fanno quasi tenerezza, eravamo sulla classifica mondiale di Alexa intorno alla 140'000 posizione. Il lavoro editoriale veniva fatto artigianalmente in HTML con Dreamweaver, per impaginare un articolo ci volevano ore, un lavoro estenuante che ci impegnava quasi tutto il tempo libero a disposizione e non solo. Col passare degli anni avevamo raggiunto una certa visibilità.

Certo il web era ancora un territorio frequentato da una piccola comunità, ma piano piano il mondo "ufficiale" della cultura architettonica incominciava a guardarlo con un certo interesse. In breve tempo si pensò che questo processo di lì a poco producesse una rivoluzione. Fu così, ma i tempi non furono esattamente brevi. Il momento era di grande fermento, Furio Barzon con Architecture.it organizzava la Biennale-Out aprendo uno spazio di dibattito e confronto ed utilizzando per la prima volta la chat on line. Il nostro lavoro era da detective dell'architettura. Eravamo curiosi di quello che accadeva all'estero ed allo stesso modo desideravamo comunicare fuori ciò che accadeva in Italia. Volevamo capire come e cosa studiavano i nostri colleghi studenti d'oltreoceano, per questo contattammo Winka Dubbeldam che allora insegnava alla Columbia University per chiederci se potevamo pubblicare le tesi di laurea dei suoi studenti. Anche il mondo accademico si incominciò ad accorgere della rete, sui programmi dei corsi universitari i docenti incominciavano ad inserire nelle biografie dei corsi i siti web di architettura. Poi iniziarono gli incontri, dibattiti, tavole rotonde al Politecnico di Milano, a Ferrara, allo Iuav ecc...

Tra il 2003 ed il 2004 ogni 2-3 mesi si organizzavano incontri a cui puntualmente eravamo invitati a partecipare, un continuo confronto che cresceva mese dopo mese. Noi con Channelbeta cercammo di portare il dibattito fuori le istituzioni, con "O-live, parla come mangi", ci si incontrava nei club e nei locali delle principali città italiane: studenti, architetti e docenti, seduti per terra su cuscini, con un buon bicchiere di vino in una mano e con il microfono nell'altra, si avvicendavano in discussioni che arrivavano fino a notte fonda.

Era il periodo in cui il reportage del ponte sullo stretto di Domenico Cogliandro usciva a puntate, seguendo un filo che andava oltre la singola testata digitale, passando di capitolo in capitolo da Archphoto a Channelbeta ad Arch'it ecc...
un esperimento innovativo e geniale di Domenico che fu accolto con molto entusiasmo da tutti noi. In quel periodo capitava anche che quotidiani nazionali riportassero nelle loro pagine dei nostri articoli, come ad es. Maledetti Architetti che per la prima volta, analizzando ed elaborando statistiche ufficiali, metteva in evidenza la questione della densità di architetti in Italia, facendo emergere senza margine di opinioni questa anomalia tutta italiana.

Purtroppo a questa fase di grande fermento ne successe un'altra, di raffreddamento. Il contesto culturale, probabilmente, ancora non era pronto. Gli incontri diventarono sempre meno frequenti. Alcuni dei protagonisti di questo periodo si eclissarono. Si stava chiudendo un periodo d'oro. Anche noi con Channelbeta subimmo questo raffreddamento, il continuo lavoro ci aveva usurato e le motivazioni e la passione non erano più sufficienti. Tra il 2005 ed il 2007 il web crebbe notevolmente. Iniziarono a nascere i cosiddetti portali di architettura, contenitori asettici dove la quantità spesso sostituiva la qualità e dove lo spazio di riflessione e di critica si riduceva sempre di più. La nostra tecnologia 1.0 in puro html non ci consentiva di competere in questa direzione, né noi lo desideravamo. Mantenemmo la nostra identità, così come la mantennero Archphoto ed Architettura.it che ancora oggi, insieme a pochissime altre straniere, possono essere considerate le uniche riviste di architettura esclusivamente digitali.

Arriviamo al 2008, dopo un periodo piuttosto lungo di standby, in un certo senso rifondammo Channelbeta. Venne completamente rinnovato il comitato editoriale e la redazione e si decise di passare il prima possibile ad una piattaforma dinamica. Decidemmo di integrare i social network e di sfruttare al massimo le piattaforme Flickr e Youtube. Il primo articolo che uscì dopo questo rinnovamento fu "Il mazzo di carte dello Star System": l'editoriale manifesto con il quale rilanciammo Channelbeta. Ci tenevamo a sottolineare la nostra linea editoriale, di talent scouting, di ricerca delle architetture cosiddette minori e non solo. Decidemmo, da questo momento in poi di pubblicare solo progetti realizzati e possibilmente inediti, corredandoli otre che delle foto, soprattutto dei disegni delle piante, prospetti e sezioni. Questo nuovo slancio ci portò un altro prestigioso riconoscimento, il Primo Premio nella sezione Cultura dell'Econtent Award 2008 in ex equo con un progetto curato dal CNR. Un premio riconosciuto con la Targa d'Argento della Presidenza della Repubblica e che ci candidò al WSA per rappresentare l'Italia nella competizione mondiale.

In questi ultimi due anni il nostro lavoro è stato prevalentemente quello di dimostrare che esistono architetture sconosciute che hanno molto da dire e che, prima dell'architetto, esiste l'architettura. Devo dire con un certo orgoglio che grazie a noi per la prima volta i Plasma Studio sono stati pubblicati in Italia, così come Giancarlo Mazzanti, Plan B, Piñol, Li Xiaodong, ECDM, Mass Studies, Ishigami ecc ecc...

Abbiamo continuato a dare il nostro contributo su temi caldi come il Piano Casa, Le New Town ed in particolare nell'ultimo periodo ci siamo dedicati ad una dura battaglia per la realizzazione dell'Auditorium di Shigeru Ban a L'Aquila. L'Aquila in un certo senso fa parte del nostro DNA, essendo tutto il comitato editoriale abruzzese di nascita o di adozione, oltre al fatto che due di noi sono stati colpiti direttamente da questa immane tragedia. Nonostante lo sentissimo fortemente dentro, non abbiamo mai voluto trattare questo tema fuori dal nostro taglio editoriale, lo abbiamo fatto solo quando questi avvenimenti hanno intersecato il nostro ambito. La questione che abbiamo sollevato con l'Auditorium di Shigeru Ban ha fatto il giro del mondo, siamo riusciti a portare l'attenzione dei grandi media che hanno fatto da cassa di risonanza e, grazie al nostro piccolo contributo, oggi finalmente è arrivata alla luce quest'opera così importante per la città.

Attualmente il nostro archivio conta oltre 3'000 tra articoli news e progetti, siamo presenti su Facebook con un account utente ormai saturo dei 5'000 amici oltre i 2700 che ci seguono dalla pagina di fan. Il nostro canale Flickr conta circa 5'000 foto mentre su Youtube abbiamo creato uno dei principali canali di architettura con circa 650 iscritti ed oltre 300'000 video visualizzati.

Infine abbiamo creato architecturefeed che, pur non essendo un blog, è un utilissimo strumento per tenere sotto controllo le principali fonti di informazione dell'architettura. la Redazione di Channelbeta ha selezionato, durante mesi di lavoro, migliaia di siti web di architettura, li abbiamo selezionati e divisi per categorie: news, projects, design, competitions& jobs e naturalmente blogs. Sulla home mettiamo in evidenza i contenuti più interessanti per ogni categoria. Un'altra funzione molto utile è quella di poter salvare in un proprio bookmark i post preferiti. Inoltre è possibile segnalare il proprio blog o i blog preferiti che verranno vagliati ed inseriti nelle categorie. Unico requisito tecnico è che il sito web da inserire abbia tecnologia rss feed. Attualmente architecturefeed monitora circa 300 siti web che possono essere quindi consultati in maniera comoda. È inoltre possibile ricercare informazioni attraverso il motore di ricerca interno, applicando filtri come ad es. categoria, lingua ecc...
È uno strumento completamente gratuito, necessita solamente di una semplice e veloce registrazione. Abbiamo creato questo aggregatore inizialmente per una necessità interna, dato che la consultazione quotidiana di decine di siti web portava via molto tempo, successivamente, rendendoci conto della grande utilità, lo abbiamo sviluppato e reso fruibile da tutti. In meno di un anno architecturefeed conta già un archivio di circa 50'000 post ordinati e catalogati. 

19 febbraio 2011
Intersezioni ---> MONDOBLOG
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Note: 
*Giuseppe Granieri, Facebook sei tu, Blog notes, 5 giugno 2010. Qui 

b-e-t-a:
Gianluigi D'Angelo     
Andrea Pinna             
Davide Vocale            
Anthony Bellezza             
Emanuela Bonvecchi
traduzioni: Michela Lucchini

Channelbeta:
dal 2002 al 2007:
Gianluigi D'Angelo     
Andrea Pinna             
Davide Vocale            
Anthony Bellezza             
Emanuela Bonvecchi 

dal 2008 ad oggi:
Gianluigi D’Angelo
Roberta Patrizia Di Benigno
Roberta Di Loreto
Davide Di Virgilio
Matteo Falcone
Francesco Giorgino (fino al dicembre 2010)
Manuela Ianni
Cabiria Iannucci
Annalisa Gentile (dal 2009)

17 settembre 2010

...a proposito di Adriano Olivetti, Biennale di architettura e Le Corbusier...

di Salvatore D'Agostino

...Adriano Olivetti, 
Da Emanuele Piccardo
06 settembre 2010 12:04
oggetto Adriano Olivetti

Ciao Salvatore,
il premio che l'Asolo Art Film Festival ha dato al film "Lettera22" dimostra quanto sia importante diffondere il pensiero e le azioni di Adriano Olivetti che ha sempre posto al centro del suo agire l'uomo e la comunità. 
Egli ha teorizzato e realizzato in parte, un nuovo modello di società attraverso l'architettura. Ha dimostrato che l'architettura se viene usata bene consente all'essere umano di migliorare le proprie condizioni di vita.
Un esempio per tutti gli architetti che oggi mettono al centro dei loro interessi unicamente il profitto e l'egoismo.

emanuele
case per famiglie numerose di Figini&Pollini

...Biennale di architettura,
Da Salvatore Gozzo
31 agosto 2010 12:15
oggetto Cartoline da Venezia

Salvatore,
due cartoline da Venezia: una di mente, l'altra di cuore.
Saluti 


 e Le Corbusier... 
Da Martino Di Silvestro
03 dicembre 2009 10:56
oggetto Le Corbusier

Ciao [...]
Ti mando queste foto, niente di che, ma rappresentative.
È la strada dell'abitazione di Le Corbusier, la maison blanche, anzi dei genitori di Le Corbusier a La chaux de Fonds.
Passava da lì, forse ancora non aveva gli occhialoni... [...]

...e poi in quel boschetto alle spalle della maison ho trovato, irrazionalmente, questa scultura lignea vivente, perbacco!


17 settembre 2010
Intersezioni ---> ...a proposito di...
Come usare WA ------------------------------------------------------------------------------------------Cos'è WA

29 luglio 2010

0416 (finExTRA) 29 luglio 2010----> WWW o WWC [51] Web e letteratura?

di Salvatore D'Agostino



«I fatti hanno smentito clamorosamente le analisi che indicavano nell'era digitale il trionfo dell'audiovisivo e il tramonto della scrittura: nessuna epoca storica ha mai assistito a una produzione di testi di dimensioni paragonabili a quella attuale; ogni attimo delle nostre vite è scandito dalla lettura di sms, email, chat, post di blog, variazioni di stato di social network, che si sommano - più che sostituire - a libri, giornali e riviste. Ma la valanga di parole che popola piccoli e grandi schermi può ambire, al pari delle «vecchie» parole di carta, alla definizione di letteratura? La «antologia della webletteratura italiana» curata da Mario Gerosa (Parla come navighi, Edizioni il Foglio, pagine 330, Euro 18) risponde con un convinto sì, anche se, dalla ricca massa di testi online e di articoli critici dedicati al fenomeno raccolti nel volume, emergono problematiche che suggerirebbero giudizi più sfumati. In primo luogo occorre distinguere, come opportunamente suggerito da alcuni contributi, fra letteratura sul web e webletteratura».

Carlo Formenti, Nasce la webletteratura, ovvero un' antologia di testi inconsapevoli, Corriere della Sera, 25 luglio 2010. Link

Sul tema, parlando con Emanuele Piccardo ho scoperto un libro: Marco Brizzi e Luigi Prestineza Puglisi, GR. La generazione della rete, Castelvecchi 2002. Devo recuperare.

Invece attraverso un Wilfing ho trovato: a cura di Loredana Lipperini, La notte dei blogger. La prima antologia dei nuovi narratori della rete, Einaudi, 2004.

29 luglio 2010 (Ultima modifica 30 luglio 2010)

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Come usare WA ---------------------------------------------------Cos'è WA