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11 luglio 2011

0047 [MONDOBLOG] Verifica dei poteri 2.0: archphoto

di Salvatore D'Agostino

Il 24 marzo 2011 il blog Nazione Indiana ha iniziato un’indagine sulle dinamiche letterarie e critiche che si sono sviluppate in rete negli ultimi dieci anni, chiamandola Verifica dei poteri 2.0; una ricostruzione storica a cura di Francesco Guglieri e Michele Sisto è sottoposta al vaglio di diversi protagonisti del Web e non.

L’inchiesta inizia con questa citazione del 1960 di Franco Fortini:
«I luoghi dell’opinione e del gusto letterario sono stati sorpresi nel giro di pochi anni dall’insorgere ed estendersi di forme per noi nuove di industria della cultura che hanno mutato aspetto e funzione ai tradizionali organi di mediazione fra scrittori e pubblico, come l’editoria, le librerie, i giornali, le riviste, i gruppi politici e d’opinione. Alla motorizzazione la società letteraria ha resistito anche meno dei nostri storici centri urbani.»1
Quest’intervista a Emanuele Piccardo, direttore editoriale di archphoto, ripercorre una tra le tappe delle nuove forme di comunicazione degli ultimi dieci anni dell’architettura italiana.



Salvatore D'Agostino 
«Ieri ricevo, come molti, la newsletter di Domusweb in cui con grande enfasi si parla delle novità grafiche bellissime, contenuti bla, bla, bla... spinto dalla curiosità vado a cliccare e devo dire che un po' di scoramento mi è preso."[...] negli ultimi sei mesi abbiamo lavorato a un sito completamente nuovo che ridefinisce la presenza di Domus sul web. Sarà un inizio completamente nuovo e introdurrà una rinnovata e bellissima linea grafica, una serie di nuovi contenuti, collaboratori e rubriche"Così scrive il bravo Joseph Grima. Però qualche dubbio mi viene navigando nel sito, dopo dieci anni di frequentazioni web con Archphoto e con gli amici di Channelbeta, noi che siamo stati i primi a mettere gallery di immagini, video interviste, video alle architetture. Poi tutti ci hanno copiato a partire da Europaconcorsi, Exibart ecc... noi però eravamo già orientati verso l'uso totale dei media già nel 2002.»2
Inizia così una tua recente nota su Facebook. Pensi che Archphoto sia stata l’avanguardia del Web in Italia? 

Emanuele Piccardo Il web che si occupa di architettura in Italia nasce nel 1995 con la creazione, da parte del gruppo Dada, del portale architettura.it (Arch'it) gestito da Marco Brizzi (ndr dal 1998). Successivamente nascono Antithesi, Architecture.it (ndr Web log non più attivo),  Archphoto e Channelbeta.
A fine 2001 insieme a Luca Mori fondiamo archphoto.it , effettivamente attivo da gennaio 2002, contrariamente a quanto si pensa non è un sito di architettura e fotografia. Chi ha inventato il nome, da me condiviso, ben esprimeva la mia persona ovvero un architetto-fotografo che nel tempo non farà il progettista ma farà progetti culturali.
Dopo una breve frequentazione come collaboratore di arch'it3, mi sono reso conto che non mi soddisfaceva. Gli articoli trattavano i temi più disparati così ho iniziato a pensare che c'era spazio per fare una rivista diversa, tematica e che producesse contenuti, non limitandosi solamente a mettere articoli senza una linea critica. Produrre per me significa seguire il dibattito e rappresentarlo, attraverso il video, per il "web people" che non può assistere a mostre o eventi o visitare architetture e renderlo visibile online. Come già affermato, in una recente intervista da Gianlugi D'Angelo su questo blog, il web in quegli anni era archeologico, i siti si aggiornavano con Dreamweaver e tutto era abbastanza complicato non c'erano né blogspot né wordpress.
Archphoto dunque nasce per raccontare l'architettura non solo attraverso i progetti e le riflessioni teoriche ma anche attraverso le discipline ad essa affini come sociologia urbana, fotografia, cinema e arte contemporanea. Fin dall'inizio io, Luca Mori e poi Luisa Siotto ragioniamo sulle modalità di presentazione dei progetti, sull'inserimento dei video, non c'era lo streaming gratuito per cui erano salvati rigorosamente in Windows Media Player o Real Player divisi per isdn e 56K, caricandoli sul server del sito, con l'obiettivo di renderli fruibili a tutti. Siamo stati la prima webzine italiana di architettura ad avere i video e i contributi audio.
Inoltre ho iniziato a usare l'intervista video come strumento per fare critica.
Ciò mi ha consentito di produrre una quantità considerevole di video, solo in parte messi in rete (visibili qui).
Quindi sì Archphoto è stata all'avanguardia perché produceva cultura, non solo nella dimensione virtuale ma anche nei territori organizzando conferenze e seminari (come la biennale off del 2002 "14_02 incontri per l'architettura italiana" che diede origine ad un numero monografico di Parametro). Modalità che continuano anche oggi. Poi con l'avvento di wordpress tutto è divenuto più facile, dal 2007 Archphoto è su wordpress grazie al lavoro di Miki Fossati che ha modificato i parametri dati per rifare con wordpress stesso la grafica dell'"archeologico" Archphoto. Ciò smentisce chi, ignorando come funziona il web, afferma che wordpress è limitato e non consente modifiche non è vero ed Archphoto ne è la dimostrazione lampante (ndr con riferimento alle dichiazioni di Fabrizio Gallanti di Abitare su WA).
 

A vent’anni dal World Wild Web e dieci da archphoto. Non credi che inserire gallery di foto, video interviste e news siano state semplici trasposizioni dell’uso comune del Web?

Visto con gli occhi di oggi la risposta è ovvia: sì.
Infatti le gallery di foto riguardano il settore dedicato alla fotografia, io mi riferivo però all'inserimento delle immagini negli articoli. Noi oggi possiamo inserire video e foto contemporaneamente all'interno della struttura grafica di archphoto o di una piattaforma gratuita. La tecnologia e le opportunità sono mutate e si sono evolute. Quindi sì è uso comune. Affermare che sia "una semplice trasposizione" non la condivido perché occorre contestualizzare storicamente i fenomeni altrimenti si rischia di essere superficiali. Però non confondiamo una rivista online di architettura con un blog, nascono da presupposti differenti.


Mi spiego meglio. Non mettevo in discussione la vostra azione pioneristica – come ad esempio l’uso delle video-interviste – e immagino le difficoltà tecniche e i tempi biblici per caricare un video. Siete stati intuitivi e quindi bravi.
Ti chiedevo vi è bastato introdurre questi nuovi strumenti d’informazione (ripeto bravi per l’arguzia) per essere definiti una rivista di architettura digitale d‘avanguardia? 

L'avanguardia consiste nell'anticipare azioni e comportamenti che poi verranno fatti da tutti.  Archphoto ha anticipato modalità di rappresentazione visiva dei contenuti inerenti alle arti visive che poi sono divenute "normali". Europaconcorsi all'inizio non aveva le gallery di progetti, Exibart non aveva i video; magari non siamo stati determinanti però... La vera sfida è innovare attraverso le idee, siti che esistevano negli anni duemila sono scomparsi quindi ci vuole una certa resistenza per sopravvivere.
Ad esempio siamo stati i primi nel 2008 a creare un aggregatore di notizie sull'architettura e sul design "The city of blogs" (e tu ci avevi intervistato), che il buon Gianlugi D'Angelo ne aveva rimosso l'esistenza (ndr confronta qui), nonostante fosse venuto al nostro stand al congresso UIA di Torino 2008.
Nello stesso anno abbiamo fatto lo streaming video in diretta dal padiglione americano ai giardini della Biennale di Venezia, non con una connessione wi-fi o in fibra ma con una pennetta vodafone, quindi con sbalzi del segnale di ricezione. Oggi Archphoto ha un ruolo di avanguardia culturale nel senso che il livello di approfondimento critico è molto più selettivo del passato, soprattutto rimane una forte volontà nel ricercare nuovi autori (architetti, artisti, intellettuali) per costruire un network in progress.

Io distinguerei tra l’avanguardia e i pionieri nel Web.
L’avanguardia sono i codici ideati da Tim Berners-Lee e testati il 6 agosto del 1991.
I pionieri chi elabora i codici di Tim Berners-Lee creando nuove città nell’infinito pianeta Web.
A proposito di The city of blogs perché dopo il congresso UIA il progetto fu sospeso?

Giusta osservazione. Anche in questo caso contestualizzo "avanguardia" in quanto le mie competenze sono culturali e non informatiche com'è giusto che sia. Compito di chi cura e gestisce un sito è proporre temi interessanti ai suoi lettori che siano espressione di un concetto politico (in senso lato) dell'architettura in cui sia chiaro l'obiettivo. Deve esserci una totale unicità di visione tra l'informatico e il gestore del sito, se una delle due figure è latitante non funziona.
Per cui intendo avanguardia le modalità di concezione di un sito nell'ambito culturale, ovvero quello che riesco a controllare. Poi dal 2007 con la sinergia attuata con Miki Fossati c'è stata un'evoluzione ulteriore e si è rafforzato l'insieme contenuto+struttura. Ciò è potuto succedere perché nel frattempo le opportunità e il contesto tecnologico l'hanno consentito. Oggi è più facile fare un sito, hai piattaforme gratuite con grafiche dignitose, sei tu che gestisci tutto.
The city of blogs l'abbiamo sospeso e messo offline, forse verrà riattivato con nuove modalità, un'idea in merito c'è, vedremo...

«Dipenderà quindi da noi se, nel futuro, vorremmo fare di questi mezzi, in nome di una ideologia della dematerializzazione universale, un uso alienante, oppure farne invece, come io ritengo che si dovrebbe, un uso che sfrutti al massimo il formidabile potenziale di interfaccia conoscitiva, progettuale e creativa dell’uomo con il mondo. Non una fuga mundi, ma una creatio mundi.»4
Quest’invito di Tomás Maldonado, scritto circa vent’anni fa, stride con l’idea e l’uso quasi infantile della tecnologia in Italia. L’auspicata creatio mundi si è arenata in un default mundi (perdona l’accostamento improprio delle due parole).
Da default aspettiamo passivi le nuove funzioni. Nel caso delle riviste digitali di architettura, in questi vent’anni, non c’è stata nessuna Webzine in grado di dialogare con le testate storiche italiane (apprezzate all’estero) e imporsi ‘autorevolmente’ fuori dal contesto italiano.
Perché? 

A proposito di avanguardia il pensiero di Maldonado lo è!
Domanda difficile. Come fai a dialogare con riviste come Domus e Casabella se ti poni in uno spazio alternativo a loro, se proponi un diverso modo di interfacciarsi con il progetto usando strumenti e linguaggi diversi?
Oggi il web è il mezzo più veloce per diffondere le notizie, è un infinito archivio che raccoglie dati su persone, fatti, eventi in cui non hai un limite di tempo. Nel caso dell'architettura è fantastico, puoi aggiornare il sito in ogni momento a seconda delle esigenze senza avere una scadenza. Però sono importanti sia le riviste cartacee sia quelle online. Sul cartaceo puoi fare approfondimenti teorico-critici che non puoi fare nel web, per questo abbiamo deciso di fare archphoto 2.0 cartacea, anche per prendere in giro quelli che parlano di web 2.0., rafforzando la tematizzazione e ponendosi contro un certo modo di fare la rivista. Oggi le riviste italiane non hanno più quella capacità di fare critica come nel moderno o negli anni sessanta laddove riviste come Domus e Casabella rompevano con la loro tradizione per assimilare contenuti e forme grafiche simili alle fanzine degli Archigram o alle autopubblicazioni degli architetti e degli artisti.
L'altra ragione riguarda il provincialismo delle webzine italiane che sono, per evidenti motivi economici, in italiano senza traduzione in altre lingue. Questo determina esclusione perché non dialoghi con il resto del mondo.
 

Non credo che Internet sia un archivio, ma non importa.
Perché senti l’esigenza di creare una rivista ‘contro’ e non ideare una rivista con un carattere autonomo?

Internet per me e molti altri è un archivio di parole, pensieri, notizie, è uno spazio come potrebbe essere una biblioteca d'idee in cui tutti contribuiscono ad implementarla. Internet è un mare di gesti nei confronti dell'altro, fornendogli un punto di vista fatto di molti punti di vista, non m'interessa il pensiero di un architetto che apre un blog e scrive ciò che gli passa per la mente. M'interessa un architetto che fa delle riflessioni coerenti con il proprio tema di ricerca, se ce l'ha, un architetto che esca dal proprio ego; capisco di chiedere troppo. Internet è un modo alternativo di fare cultura, dare spazio e visibilità a chi produce ricerche interessanti che altrove non sarrebbero conosciute, in questo senso è democratico. Chiunque può mettere online le proprie idee e ricerche, sta al lettore selezionare e capire dove si annida la fuffa e dove c'è realmente competenza scientifica. Internet non è la panacea di tutti i mali, non è infallibile, se devo fare una ricerca avrò ancora bisogno di consultare un libro cartaceo, toccarlo, sentirne l'odore. Internet è uno degli strumenti ma non deve essere l'unico, per me è necessario usare più strumenti per comprendere meglio la natura delle cose.
Per entrare nel merito della tua domanda, il sistema accademico e tradizionale della Rivista non esplora i nuovi territori dell'architettura si mantiene all'interno di un binario consolidato, insomma non rischia. L'esigenza di essere contro è manifestare un'autonomia di pensiero dalla cultura dominante, de-strutturare il linguaggio per costruirne uno nuovo così si crea un carattere autonomo. Perché solo individuando il nemico sai qual è la direzione, senza nemico non hai riferimenti. Il nemico è l'ipocrisia, la banalità, la superficialità degli intellettuali che orientano la cultura, sia essa architettonica o letteraria. Intellettuali che non hanno etica nelle loro azioni ignorandone le conseguenze sociali, ciò vale per tutte le discipline ma negli ultimi anni in particolare per l'architettura.

Niente di personale, su internet, sui blog e sul nemico mi trovi in disaccordo ma non è rilevante.
A che cosa serve una rivista digitale per un architetto?

Meno male che non condividiamo gli stessi pensieri altrimenti sarebbe una discussione noiosa. Senza il nemico c'è il "buonismo", il non prendere posizione e quindi compiere delle scelte, individuare un punto in cui mettersi
A che cosa serve una rivista cartacea/digitale per un architetto?
Dipende dall'architetto. All'architetto incapace servono entrambe per copiare il linguaggio da altre architetture, all'architetto capace serve per capire come si sviluppano le ricerche di altri architetti, artisti, sociologi ed essere aggiornato sulla riflessione critica contemporanea. Dipende dalla rivista, se prendiamo Lotus degli anni ottanta o Domus di oggi, Abitare di Italo Lupi o L'Arca, Arch'it o Architecture, Archphoto o Under-Construction (ndr sito non più visibile)...
Per il resto mi sembra di aver già risposto spiegando le motivazioni che mi hanno mosso a fondare Archphoto.
Le risposte le darà il tempo, giudice delle nostre azioni.

11 luglio 2011
Intersezioni ---> MONDOBLOG

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Note:
1 Franco Fortini, Verifica dei poteri, in Id., Verifica dei poteri. Scritti di critica e di istituzioni letterarie, nuova edizione accresciuta, il Saggiatore, Milano 1969, p. 41.
2 Emanuele Piccardo, La deriva delle riviste di architettura, note di Facebook profilo personale, 3 dicembre 2010 alle ore 10.39. Qui
3 Alcuni articoli apparsi su Arch'it: 8 aprile 200125 aprile 2001 e 4 agosto 2011.
4 Tomás Maldonado, Reale e Virtuale, Milano Feltrinelli, 1993 (I ed. 1992), P. 78

Scheda storica: 
Archphoto viene registrato nel 2001 sulla piattaforma DADA fondatori Emanuele Piccardo e Luca Mori.
Il primo numero online è edito nel gennaio 2002; tema trattato Architettura e Fotografia.
Nell'estate del 2002 inizia la collaborazione con Luisa Siotto.
Nel 2003 nasce il laboratorio plug_in e si decide di far editare archphoto attraverso plug_in.
Nel 2007 Miki Fossati cura il passaggio sulla piattaforma Wordpress nell'architettura informatica attuale.
Nel marzo del 2011 nasce la rivista cartacea archphoto 2.0.

20 agosto 2009

0025 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Mezzo mondo di Miki Fossati

Salvatore D’Agostino:
  • Qual è l’architetto noto che apprezza e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezza e perché?
Qui l’articolo introduttivo


Miki Fossati exblogger di Mezzo mondo e The city of blogs (su Wilfing qui)
| da tempo che non leggo un post sul tuo blog.
Credo dipenda dal fatto che il mio blog è stato chiuso sei mesi fa.
| Ti pongo due domande per un'inchiesta su Wilfing Architettura:
Mi sa che non mi occupo più di architettura, ormai.
| Qual è l’architetto noto, ancora in attività, che apprezzi e perché?
Peter Zumthor, perché ha il "Thor" nel cognome, ed era come predestinato ad essere un dio.
| Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?
Peter Zumthor, perché ha il "Thor" nel cognome, ed era come predestinato ad essere uno sconosciuto.


Intersezioni --->OLTRE IL SENSO DEL LUOGO

Come usare WA
---------------------------------------------------Cos'è WA

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Leggi:

30 ottobre 2008

0003 [SQUOLA] La dottrina del bastone?

Stamattina partecipo anch'io alla manifestazione di Roma, seguo a distanza la mia compagna (maestra precaria della scuola primaria), si è portata un ombrello, una giacca a vento, dei panini, un pile, insomma è armata per combattere la pioggia e il freddo, ma leggendo il post sul blog Mezzomondo di Miki Fossati, comincio a preoccuparmi ecco la sua testimonianza sugli scontri di ieri:a

Stamattina intorno alle 10, io e due colleghe del Levi Civita, nel recarci a Piazza Navona dai pressi del Senato dove ci trovavamo, abbiamo impiegato tantissimo tempo perché tutte gli accessi alle strade limitrofe erano sbarrati dai blindati di polizia e carabinieri che, naturalmente, non ci hanno fatto passare. Attraverso quindi un’ampia circonlocuzione siamo giunte nella piazza dove si stava svolgendo del tutto pacificamente la manifestazione. Più tardi, circa tre quarti d’ora dopo, UN CAMION TENDONATO si è fatto largo tra la folla: ebbene, da quel camion è uscito un gruppo di ragazzotti armati di spranghe e catene che ha cominciato a caricare più volte i ragazzi che si trovano lì, pacifici e inermi. La polizia ha lasciato fare… (continua a leggere)

Per chiarezza riporto le dichiarazioni di Francesco Cossiga sulla possibile modalità d'intervento del governo:

Dal "Quotidiano Nazionale" del 23/10/2008

Intervista a Cossiga

"Bisogna fermarli: anche il terrorismo partì dagli atenei"

di Andrea Cangini

D - Presidente Cossiga, pensa che minacciando l'uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?

R - Dipende, se ritiene d'essere il Presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l'Italia è uno Stato debole, e all'opposizione non c'è il granitico PCI ma l'evanescente PD, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia.

D - Quali fatti dovrebbero seguire?

R - Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero Ministro dell'interno.

D – Ossia?

R - In primo luogo, lasciar perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...

D - Gli universitari, invece?

R - Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.

D - Dopo di che?

R - Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.

D - Nel senso che...

R - Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.

D - Anche i docenti?

R - Soprattutto i docenti.

D - Presidente, il suo è un paradosso, no?

R - Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!

D - E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? In Italia torna il fascismo, direbbero.

R - Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio.

D - Quale incendio?

R - Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale.

D - E' dunque possibile che la storia si ripeta? «

R - Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo.

D - Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.

R - Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama...

D - Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente...

R - Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all'inizio della contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com'era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro. La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla... Ma oggi c`è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente.

Integro con alcune dichiarazioni di Umberto Eco che sembrano sensate per l'università, ma non per le scuole primarie, ovvero le maestrine ragazzine:

Corriere 29 ottobre 2008

Eco bacchetta i ragazzi: combattete per i baroni


Il professor Umberto Eco, invitato dall'Università di Siena, sta parlando al convegno su Luciano Berio. Ma i ragazzi che lo ascoltano sono più interessati a conoscere la sua opinione sulla scuola e sul movimento anti-riforma. E così lui spiega che «l'intenzione del governo è quella di aiutare il più possibile le scuole private elementari e medie perché è lì che si formano i ragazzi. All'università non vale più la pena». La protesta «è appena cominciata ed è diversa dalle altre. Siccome non faccio il profeta di professione, sto a vedere cosa accade. Al governo darei il suggerimento di qualsiasi persona sensata: tagliare i fondi per la ricerca vuol dire impoverire il Paese». A lezione finita, poi, scambia vivaci battute con gli studenti in assemblea sulla lotta al decreto Gelmini: «I tagli danneggiano più i professori che gli studenti: è molto curioso che facciate una battaglia del genere per i baroni». Per Eco, comunque, è curioso che questo movimento «sia sganciato dai partiti ma voglia comunque riforme politiche: un progetto politico prima o poi deve venire fuori».

Credo che ci siano tutti gli elementi per creare confusione e far slittare il problema principale, che è la riforma economica e non pedagogica della scuola primaria, per creare ad arte di bastone la "santa democrazia" basata sull'indignazione e non sui contenuti.

L'università è un'altra storia leggi:


Intersezioni ---> SQUOLA
Pubblicato sulla PresS/Tletter n.31-2008


Come usare WA fsdafrdasfsdafdsafdasfdsafdsafdsafdsafdsafdsafdsfghsfCos'è WA


N.B.: Squola è un errore voluto ed è semplicemente il nome della rubrica.


27 ottobre 2008

0002 [SQUOLA] In Francia pochi poli universitari d'eccellenza in Italia 'l'Università di quartiere'

Vi segnalo un articolo di Carlo Ossola, Révolution all'università, pubblicato sul domenicale del Sole 24 Ore il 19 ottobre 2008.





Descrive il cambiamento attuale nelle università in Francia. Due ministri dell'istruzione di coalizioni diverse Domenique de Villepin e Valérie Pécresse, hanno dato vita ad una riforma universitaria che prepara gli atenei alle sfide del nuovo millennio. Otto esperti internazionali (per la politica italiana leggi stranieri), hanno individuato dieci luoghi dove investire 10 miliardi di euro, per creare pochi poli universitari ma di eccellenza. L'analisi comparativa con l'Italia appare scontata ecco alcuni stralci dell'articolo:
«Basta questo modesto esempio per misurare la gravità dello stato di coma profondo dell'università in Italia: senza allarmismi, per pura contabilità, si può osservare che l'Università nel nostro paese è già - rispetto ai parametri della competizione scientifica internazionale - morta. Non tiene il passo: l'indebitamento degli Atenei è tale che è impossibile fare investimenti sufficienti a rinnovare laboratori e centri di ricerca a un livello pari ai concorrenti europei, americani, asiatici. I giovani studiosi emigrano, i migliori non tornano. Lo stato non investe nella qualità, ma moltiplica i piccoli feudi: nuove sedi che non si possono neanche chiamare università, ma che dirottano risorse dai soli grandi Atenei che hanno biblioteca, centri di ricerca, tradizione. Lo stato, del resto, non fa che imitare i propri professori che, come in tutte le comunità marginali, si chiudono riproducendosi (letteralmente) per endogamia: si sa che ne viene fuori biologicamente.»
[...]
«Questo è il punto più doloroso e umiliante per l'Università, che si riverbera sul futuro delle generazioni. Neanche le numerose inchieste giudiziarie sono riuscite a fermare la consolidata prassi (in tutte le Facoltà e discipline e sedi) che consiste nel bandire un posto solo quando si è certi di far passare il "proprio" candidato».
[...]
«E così, incoscienti, si muore. Senza neanche il ricatto della tragedia: strapparci gli occhi, come Edipo, per non vedere la fine. Bisognerebbe aver educato figli che ci portino, come Antigone, a Colono: ma qui comincia l'altra tragedia, quella della scuola elementare, media, superiore...»

Mentre il nostro primo ministro manda l'avviso ai naviganti, io e mio figlio sosteniamo la nostra comune donna, insegnante di scuola elementare precaria, a fare schiamazzi, rutti e lazzi a Roma il 30 ottobre. 

Altri approfondiemnti:
N.B.: 'Università di quartiere' è una definizione di Francesco dal Co leggi: In Italia ci sono ventitré facoltà di architettura. Prossima tappa i Corsi di Laurea di quartiere?
Intersezioni ---> SQUOLA
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N.B.: SQUOLA è un errore voluto ed è semplicemente il nome della rubrica


13 settembre 2008

0013 [MONDOBLOG] Intervista Blog 'The city of blogs'

di Salvatore D'Agostino
Gli architetti e i blogs in una conversazione con Miki Fossati e Emanuele Piccardo autori di 'The city of blogs'. 

Salvatore D'Agostino Il primo post di The city of blogs è datato 30 giugno 2008, nasce ufficialmente a Torino all'interno delle iniziative del XXIII UIA World Congress of Architecture. Cos'è o che cosa sta diventando "The city of blogs"? 

Miki Fossati The city of blogs nasce come iniziativa di presenza all'interno del congresso UIA di Torino. Presenza intesa in senso fisico ed in senso informativo: produrre contenuti direttamente dall'interno della manifestazione, in tempo reale, agilmente, senza mediazione; creare spazi di discussione con caratteristiche analoghe di immediatezza e diffusione, il tutto utilizzando la rete come strumento principale di propagazione delle idee. A partire da questi principi abbiamo creato un vero e proprio aggregatore di blogs che parlano di architettura, a partire dal quale poter estrarre un po' di voci sui temi che consideriamo interessanti nel campo della sperimentazione e della sostenibilità nel design, nell'arte e nell'architettura.
A queste voci abbiamo unito anche la nostra per denunciare via via una serie di palesi incongruenze all'interno di quello che doveva essere un luogo di confronto, dal titolo Transmitting Architecture e che si è rivelato invece un luogo chiuso dominato da sentimenti luddisti di asservimento ai poteri forti, incapace di comunicare alcunché. Cosa sta diventando questo progetto ricorda quel che mi diceva mia nonna, analfabeta: «da grandi si diventa quello che si è». L'evoluzione di The city of blogs lo porterà ad essere un luogo di discussione, una raccolta il più possibile democratica di voci lontane tra loro, ma ugualmente importanti, il risultato di una ricerca volta a riconoscere con i fatti il valore della produzione disintermediata di contenuti nel campo dell'architettura, dell'arte contemporanea e nei campi a loro affini.

Emanuele Piccardo The city of blogs è una sinergia tra Archphoto e Miki Fossati, già autore della ristrutturazione informatica della rivista, in occasione di UIA, affinchè UIA potesse proporsi come una occasione per discutere e far discutere con uno strumento veloce e contemporaneo come il blog sulle tematiche affrontate dal Congresso. È vero il macro tema di Torino era "comunicare" l'architettura in una forma demagogica e banale, al punto che noi stessi siamo giunti alla conclusione che l'architettura non si può trasmettere con le parole, ma solo attraverso l'architettura, ossia il progetto e la realizzazione da parte di architetti sensibili e capaci. 
The city of blogs è la città dei blogs, un progetto teorico che immagina di creare una città mentale, fluida, non formale, un plateau dove si posizionano i differenti approcci all'architettura, in futuro il progetto ha l'ambizione di svilupparsi ulteriormente attraverso una tematizzazione sempre più forte. Il congresso torinese è stato un momento in cui abbiamo fatto delle verifiche, abbiamo sperimentato con e per la rete un modo nuovo di comunicare avendo ben presente il senso etico del nostro procedere.

Mi puoi spiegare meglio che cosa intendi per "aggregatore di blogs"?

MF Un aggregatore è un aggeggio che si legge tutti i post dei vari blog che aggrega e ne presenta alcuni a noi mortali secondo un criterio (quale non è importante, può essere una specie di classifica o una valutazione di ordine semantico). Questo dovrebbe aiutare noi mortali a gestire meglio l'enorme quantità di informazione prodotta su determinati temi. Una specie di rassegna stampa globale, se vuoi, ma totalmente automatica. La particolarità di The city of blogs è che oltre al lavoro di aggregazione permette l'inserimento diretto di contenuti.

Alexander Halavais, uno studioso che indaga l'influenza dei fenomeni informatici sulla società, afferma:
 «Internet, la rete e ora la blogosfera rappresentano sistemi guidati dagli stessi bisogni sociali di base che aveva la città.»
Quali sono i 'bisogni sociali' dell'architetto che rintracciate sul vostro aggregatore? 

MF Premetto che sono convinto che Halavais si sbagli nella sua analisi della rete per l'atteggiamento ingenuo tipico di alcuni professori anglosassoni a cui sfugge la reale complessità delle cose per mancanza di conoscenza dei sistemi di funzionamento: «Faccio tredici modifiche a Wikipedia con tredici utenti diversi, mi beccano, quindi Wikipedia è affidabile, fine della questione». L'affermazione che citi è altrettanto palesemente ingenua, perché alla premessa si potrebbe sostituire qualunque cosa "la lievitazione del pane rappresenta sistemi guidati dagli stessi bisogni sociali di base (quali?) che aveva (aveva? e adesso?) la città", oppure "l'accrescimento dei cristalli..." o "l'auto-organizzazione dei termitai...". Assomiglia alle spiegazioni che si danno ai bambini, ipersemplificazioni inesatte che colgono solo alcune superficiali similitudini, ma non il cuore del problema. Non è sufficiente che un sistema abbia una certa complessità per giustificare il paragone con "la città" la cui stratificazione temporale e culturale è difficilmente replicabile in una situazione di quasi completa alea com'è la rete.
La rete è ovviamente un sistema composto da emergenze di sottosistemi organizzati più o meno spontaneamente e questi sottosistemi spesso (o sempre? bisognerebbe farci uno studio serio) si organizzano attorno ai bisogni, i più forti dei quali sono l'informazione, il business ed il sesso. Il fenomeno dei social networks esula un po' da questa analisi e meriterebbe a sua volta una riflessione anche se è un po' presto per cogliere la portata del fenomeno in termini di potenzialità socio-culturali.

Detto questo, i bisogni sociali dell'architetto sono fondamentalmente comunicativi e possiamo in effetti suddividere la categoria in due grandi scuole di pensiero: quelli che il problema comunicativo non se lo pongono perché sono troppo occupati a vincere premi internazionali, a distruggere gli skyline di mezzo mondo e ad alimentare il proprio ego smisurato e quelli che il problema comunicativo non se lo pongono, ma per fortuna le loro opere ed il loro pensiero hanno una grande valenza culturale che qualcuno poi deve prendere la briga di tradurre in un linguaggio più "letterario" e ci auspichiamo distante da quello tecnico degli architetti.
Tra questi due poli si situa un'enorme "zona grigia" composta di moltissime voci capaci di cogliere aspetti interessanti (critici, divulgativi, promozionali, riflessivi) che l'affaccio dell'"architetto" sulla rete comporta, zona grigia che noi tentiamo di toccare.

Ma è possibile che i blogger/architetti determinino dinamiche innovative anche nel contesto sociale in cui operano? Non si rischiano interazioni fluide con un approccio sul territorio debole?

MF Gli architetti in genere non determinano alcuna dinamica innovativa, se non a causa di variabili che in generale non sono governate né govermabili in fase di progetto. Sempre in genere gli architetti sono "strumenti" di dinamiche innovative innescate altrove. Per quanto riguarda i blogger, in Italia valgono zero di zero, e la categoria "blogger/architetti" un po' meno di così. In altri paesi la questione è diversa e l'influenza di quanto pubblicato sui blog è paragonabile a quella della stampa "mainstream", cosa nota a tutti gli operatori del settore (Bill Menking dice che la sua rivista - The architect's newspaper - è fondamentalmente un raggruppamento di blogs. Curatore del Padiglione degli Stati Uniti d'America per la Biennale di Venezia 2008 'Into the open: positioning practice').
 Le interazioni fluide sono un crimine contro l'umanità, dal punto di vista degli architetti, e anche qui bisogna capire di cosa si sta parlando. In Italia l'approccio sul territorio che parte dagli architetti contemporanei è pressoché nullo e non certo perturbato da quello che succede sulla rete, forse la stessa domanda bisognerebbe farla a Caltagirone che di approccio sul territorio è più esperto.

Credo che Caltagirone, come altri imprenditori, non firmi i progetti. Quest'ultimi sono avallati da ingegneri/architetti che hanno determinato più degli archistar l'attuale skyline del nostro paese. Vi sembra che l'architetto medio (brutta definizione ma l'unica che rende l'idea) sia estraneo alle dinamiche imprenditoriali e che sia un lettore di blog più o meno approfonditi sull'architettura?

MF Sì ma in questa affermazione vedo solo una parte di verità. La stragrande percentuale del costruito italiano è composto da edifici sotto i tre piani, e non vado oltre, questo è un cancro. Io l'architetto che firma per Caltagirone lo capisco, lui lavora gli altri centomila no.
Non ho dati specifici in merito agli architetti, però in generale in Italia "nessuno" legge i blog. Questo significa che agli argomenti che "smuovono" la sfera dei blog italiani non è ad oggi mai corrisposto un analogo movimento percepibile a livello sociale. Immagino che per gli architetti le percentuali siano del tutto simili. In molti paesi sono gli architetti che determinano le dinamiche imprenditoriali, in Italia, dove gli architetti sono 1,3 ogni 1000 abitanti, ne sono completamente soggiogati.

È un cancro perché le città italiane si espandono in un'orizzontale e non in verticale?

MF No, è un cancro perché si espandono male e non bene.

Allora a che serve un blog per un architetto?

MF Questa è una domanda enormemente difficile. A che cosa serve un blog? L'espressione personale è qualcosa che va un po' al di là dei perché, anche quando questa espressione coinvolge la propria passione o professione. In ambito architettonico riteniamo, che ci sia da un lato una necessità comunicativa, sottolineo necessità perché è il centro di tutto il discorso, da coltivare e da contrapporre all'oggettivo deficit di scambio di idee tra un mondo accademico vecchio, chiuso ed ottuso ed una professione che difficilmente realizza situazioni di condivisone, di scambio e di crescita (difficilmente realizza, si potrebbe dire). Dall'altro c'è la necessità per gli architetti di prender confidenza con il mezzo tecnologico che permette, se ben usato, di espandere le proprie conoscenze e le proprie relazioni soprattutto al di fuori dei confini culturali a cui l'assenza della rete ci relega e permette anche di percepire meglio la complessità della rete stessa che può essere di stimolo ed ispirazione per la progettazione di spazi che non possono più essere solo visti come racchiusi da pareti ma che hanno bisogno di sguardi complessi e trasversali in grado, in una parola, di "comprendere" la nostra epoca.

Quali sono i vostri progetti?

MF I nostri progetti sono molti, a partire dall'attività, politicamente più rilevante, di dare dignità attraverso Archphoto alle voci che rischiano la completa esclusione dai media contemporanei; c'è l'attività editoriale di plug_in che subirà presto una svolta, diventando a sua volta un punto d'incontro di idee ed opinioni, di critica e progetto, anche sulla rete; c'è The city of blogs, che verrà certamente più integrato con le iniziative di plug_in; ci sono le iniziative sul territorio, come l'organizzazione del prossimo appuntamento con le Lezioni di paesaggio a Savignone; c'è la partecipazione alle iniziative che riguardano l'architettura in Italia, per fare da "pungolo" nel fianco di un establishment che ormai si sta dimostrando fermo, immobile, nei confronti di ogni spiraglio di innovazione e sperimentazione.

EP Vorrei precisare alcune cose rispetto alla questione progetti per il futuro, la mission principale di Archphoto come rivista/fiore al'occhiello dell'associazione culturale plug_in: laboratorio di architettura e arti multimediali" rimane un diverso modo di fare cultura, una sorta di cultura alternativa al sistema, ma che cerca delle occasioni di confronto e mediazione col sistema e il potere. In quanto la radicalità fine a se stessa non porta a nulla, occorre a mio avviso instaurare un dialogo col potere e attivare una mediazione che non significa indebolire il nostro pensiero teorico tutt'altro, ma portare il potere a ridurre le proprie ambiziosi e concedere qualcosa. 
Il potere non riesce a essere così performante come la cultura alternativa, perché non produce cultura e laddove lo fa ciò accade in modo generalista, democristiano per accontentare tutti... 
   
Archphoto nasce nel 2002 con l'esigenza di dare spazio ad autori (architetti, fotografi, artisti, intellettuali) di potersi esprimere liberamente e soprattutto attraverso l'individuazione di tematiche che di volta vengono affrontate. Archphoto è una piattaforma di scambio di idee e opinioni ma anche un luogo dove portare in evidenza le ricerche sommerse di architetti che, seppur bravi, spesso rimangono nell'ombra. In questo senso forse abbiamo recuperato una della finalità del fare critica dell'architettura, ossia individuare nuovi architetti promuoverne e valorizzarne il lavoro. Poi abbiamo sempre cercato di unire le azioni nella rete con azioni sul territorio con i cittadini per formare una sensibilità verso l'architettura e la cultura contemporanea. Vedremo se il tempo ci darà ragione.

13 settembre 2008 
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Note: 
pubblicato sulla presS/Tletter n. 25-2008