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7 ottobre 2009

0063 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Architettura Catania

Salvatore D’Agostino:
  • Qual è l’architetto noto che apprezzate e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezzate e perché?
Qui l’articolo introduttivo


Architettura Catania risponde Giovanni D'Amico

Domanda 1:
È una domanda che mi sono rivolto più volte, fin da tempi dell'Università, per capire dove stavo andando.
E' un po' come dire: dimmi chi frequenti e ti dirò chi sei. E via via ho scoperto nuove inclinazioni e stimato vari architetti.
Il fatto è che per dare dei giudizi su un'opera occorre visitarla, viverla, e in molti casi non sia ha questa fortuna.
Così capita in genere che si attribuiscono dei valori su un'opera in funzione della sua riproduzione su una rivista di settore.
Premesso ciò, bisognerebbe dunque viaggiare molto e conoscere la realtà in cui opera l'architetto per dare giudizi obiettivi.
All'università odiavo Meier poi ho visitato il museo di Francoforte e ne sono rimasto affascinato, amavo Gehry e ne sono rimasto deluso.
Se devo rispondere oggi, non posso che nominare Renzo Piano, e lo faccio perché credo sia il miglior architetto italiano degli ultimi decenni, (chiedo scusa nel dare il mio personale Oscar, a tutti i prof. arch. delle università italiane).
Ho potuto apprezzare personalmente molte delle sue opere e ne sono rimasto affascinato, per la capacità di curare ogni dettaglio, di rinnovare il linguaggio, di approcciare l'intervento al luogo. 10 e lode.

Domanda 2:
Non saprei. Ci sono tante opere interessanti di vari giovani architetti che cercano di rinnovare il linguaggio, però siccome, sono siciliano credo debba essere citata l'opera dell'architetto Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, per la capacità di individuare un metodo, che attraverso un linguaggio contemporaneo è capace di rinnovare la brutta edilizia delle nostre periferie.

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3 commenti:

  1. Giovanni,
    la tua risposta italiana è antitetica, Renzo Piano e Maria Giuseppina Grasso Cannizzo hanno due concetti totalmente opposti.
    L’ultimo Renzo Piano, quello meno avanguardistico e globale, costruisce le sue opere dallo stile neutro ovvero il linguaggio che deve essere capito da tutto il mondo, a mio avviso un limite per gli architetti transnazionali.

    L’architetto siciliana lavora per sezioni, elabora i suoi progetti da dentro, ciò che avviene all’esterno è solo la naturale proiezione dell’interno.
    Maria Giuseppina Grasso Cannizzo non è transnazionale ma glocale, ovvero ha una sana visione non provinciale dell’architettura. Elabora le sue architetture confrontandosi con la realtà più dura dell’architettura cioè la cultura del mq dell’edile e del proprietario di casa.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  2. Io non ci vedo contraddizioni, Salvatore, secondo me la Grasso Cannizzo è stra-europea, tanto quanto Piano, solo che ha deciso di lavorare in Sicilia.
    Globale non significa per forza negativo, pensaci, forse lo è solo in campo economico.

    RispondiElimina
  3. Giovanni,
    non ho dubbi che le architetture di Grasso Cannizzo abbiano un respiro internazionale, il termine glocale sintetizzava (ma non sminuiva) il suo approccio di ampio respiro.
    Pensandoci bene chi ha parlato di contraddizioni e del termine globale negativamente?
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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