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31 maggio 2008

0009 [MONDOBLOG] Mort ... archiwatch

di Salvatore D'Agostino

Giorgio Muratore autore del corrosivo, caustico, sarcastico e sferzante blog: 'ARCHIWATCH'. 

Salvatore D'Agostino Giorgio dal greco gheorgòs "agricoltore": agricoltore/muratore/architetto chi è Giorgio Muratore?

Giorgio Muratore Se potessi scegliere … naturalmente … il primo, poi il secondo e quindi il terzo, che sarei comunque tentato di escludere fin da principio. Sono senz'altro un architetto “pentito” e, in fondo, lo ero diventato, tanti anni fa decisamente “per caso” … scegliendo una facoltà e quindi un “mestiere” che nel ’64, con i miei occhi di allora … sarebbero dovuti essere “del futuro” ...

Muratore, quindi di nome e di fatto … mi piacciono le cose concrete … I muri, le pietre, i mattoni, le cose e le case semplici, normali, naturali, … detesto l’artificio, la maschera, le cose urlate, la “messa in scena”, la manfrina, l’arroganza, l’ignoranza, l’ipocrisia … in breve: l’architettura vincente di oggi …

Agricoltore, quindi, contadino … come un sogno, un’aspirazione alla ciclicità, alla visione naturale di un tempo che si è pur sempre perduto, è altrettanto capace di ricominciare … sempre uguale … il fascino dell’immutabilità e del mutamento … metamorfosi … natura …

A che cosa serve un 'blog' per un architetto? 

Assolutamente a niente … quindi: indispensabile … soprattutto per uno come il sottoscritto che negli ultimi anni non poteva più scrivere praticamente da nessuna parte …
Tutto quello che dice Grillo sulla stampa è vero … la censura esiste … il mondo della carta stampata nella quale ho vissuto per quarant'anni, come l’università è un letamaio; … un blog … finché non staccheranno la spina … è l’unico modo per avere l’illusione di poter parlare, ma è, comunque, una bottiglia nell'oceano, … ma, sicuramente, sempre meglio di niente ...

Perché Archiwatch? 

Immagino che tu voglia sapere come è nata la scelta di un logo così banale … trendy … e, al fondo, volutamente kitsch … la scelta risale ad alcuni anni fa, molto prima del blog ed era il titolo di una rubrichetta su una rivistina architettonica, inventata da Massimo Catalani che, in qualche modo, era a sua volta un’appendice di una testatina artistica di Ludovico Pratesi che, ben prima della rete, si autoriproduceva via fax … e delle quali, vista l’età, non ricordo neppure il nome … sicuramente, erano i primi anni del primo Rutelli, sarà stato il ’93 o il ‘94 e proprio “via fax” [N.d.R.: La rivista si chiamava Artel] … iniziò, per me, la lunga battaglia dell’Ara Pacis … i primi scazzi con l’amministrazione capitolina e i suoi sinistri suggeritori … poi entrai in contatto con James Beck un famoso e compianto professore della Columbia che, con grande modestia, intelligenza ed energia animava un’associazione e un sito intitolato “ArtWatch” [N.d.R.: Sito attuale ArtWatch] che lui usava per denunciare le malefatte degli addetti ai lavori nel campo dell’arte antica e del restauro (famosa la sua denuncia contro i restauri della Sistina …) così quando capitò l’eventualità, su due piedi, di dare un nome ad un blog elettorale in occasione delle ultime elezioni per il consiglio dell’ordine degli architetti di Roma … non trovai di meglio che riesumare quell’Archiwatch … che, in fondo, conservava pressoché intatta una certa quale attualità comunicativa … oscenamente trendy … come ho già detto … in fondo l’Archiwatch di oggi è una specie di residuato bellico … riciclato … un po’ come la vespa … come Internet … se vogliamo fare qualche paragone “alto” … si parva licet ...

Un osservatorio sull'architettura … un diario … un pulpitino … dal momento che per me si erano praticamente chiuse le possibilità di comunicare via stampa a causa di una censura lunga ormai diversi anni …

… sono puntini di sospensione che in grammatica indicano pausa, altro, non detto e così via. Perché questa scrittura sospesa e romana? 

Non so se i miei troppi puntini … siano una pratica “romana” o meno … quello che è certo che nella scrittura, come in qualsiasi altra forma di espressione mi sembra opportuno lasciare sempre spazio all'immaginazione, alla creatività del lettore e quindi … giù coi puntini ...  

È sempre preferibile a un nudo … anche se di Marilyn … il panneggio delle vesti dell’estatica Teresa berniniana … è più sexy ...

È possibile costruire oggi a Roma senza fare i conti con la retorica della città storica? 

Naturalmente si … chi lo impedisce?
Basta avere la modestia, la cultura, l’intelligenza e soprattutto le palle per saperlo fare ... La città storica è un’invenzione dei giornalisti e degli urbanisti … due categorie dannose e inutili, destinate alla demolizione ...

Per lei e altri, "Citylife " a Milano è una speculazione finanziaria alla stregua delle villette-abitazione di Monticchiello. È possibile un connubio architettura/imprenditoria senza scadere nell'epiteto 'operazione di speculazione'? 

Da che mondo è mondo dietro ad ogni architetto ci sono un committente e un imprenditore … è il ragionevole equilibrio tra le loro tre esigenze a produrre un’Architettura degna di questo nome ... Tra il caso di Milano e quello di Monticchiello c’è poi una bella differenza ...

Il caso di Monticchiello è stata sostanzialmente una montatura giornalistica estiva in stile Repubblica … vip in vacanza … presenzialismo di vecchi e baffuti intellettuali-guru decotti, scandali colti, ipocrisia e arroganza da cortile snob tra Capalbio e la Val d'Orcia … Insomma: … una tempesta … in un bicchiere di Brunello ...

A Milano mi sembra che le cose stiano ben diversamente … si tratta di un modello di sviluppo incivile e selvaggio che si sta sviluppando in tutto il pianeta da parte di alcuni gruppi bancari internazionali e degli architetti al loro servizio … un modello che si potrebbe utilmente evitare nel nostro paese, ma che non trova forze sociali, politiche economiche e culturali capaci di contrastarlo … anzi, da destra e da sinistra, … tutti accorrono in aiuto innescando la catastrofe definitiva, prossima ventura; … l’idea di sviluppo, di sperimentazione e di innovazione sottintesa a queste operazioni è solo uno specchietto per le allodole, un’attrattiva per i gonzi che accorrono a frotte … incoscienti e felici … verso il sedicente “nuovo” che avanza …

Lei è attualmente professore presso la Facoltà di Architettura "Valle Giulia", dov'è titolare della cattedra di "Storia dell'Arte e dell'Architettura Contemporanea". Qual è la situazione dell'università in Italia? 

Questo è un tema un po’ troppo grande per trattarlo in poche battute … sull'argomento credo poi di aver rotto abbastanza le balle … ai miei colleghi e ai miei studenti, per circa quarant'anni, per insistere ancora ... L’università è, com’è ovvio, lo specchio del paese … lei ha presente Napoli … Palermo … Casal di Principe … Gioia Tauro … Roma?

Mi può raccontare lo studente di oggi? 

In questi casi è buona norma lasciarsi andare alla leggerezza … alla speranza … al ritornello: delle nuove idee che vengono dalle nuove generazioni; … tutti contenti e tutti coglionati; … purtroppo non credo che sia così … credo che gli studenti, oggi come ieri, siano sostanzialmente “sempre gli stessi” … con i loro problemi e con le loro speranze … ma che, come sempre, esista soltanto una piccolissima minoranza “realmente” interessata, realmente in grado di capire criticamente le cose, le situazioni, i contesti … insegnare è difficile, ma anche studiare dovrebbe esserlo, almeno un po’ … oggi poi con l’informatica, con i telefonini … si potrebbero fare cose magnifiche, ma … al massimo si scopiazza Zazà o si fanno le tesine copia-incolla … ci sono, come sempre le eccezioni dalle quali c’è sempre qualche cosa da imparare, ma sono veramente eccezioni …

Quanti studenti spengono il telefonino a lezione? … e quanti professori fanno altrettanto? Quest’anno poi mi è capitata, per la prima volta, una strana vicenda: mi si avvicina, prima della lezione uno studente un po’ imbarazzato con un foglietto in mano e mentre io, tutto contento, sperando in una domanda sul programma … in un chiarimento … in un suggerimento bibliografico … tra me e me andavo già dicendomi: “vedi come sono interessati gli studenti di quest’anno …”, mi allunga il bigliettino e mi sussurra con voce implorante “potrebbe farmi una dedica prima della lezione … sa … è il suo compleanno …” capito? Come nelle radio private, nelle feste di paese, nelle televisioni trash di prima serata, … io, naturalmente, ho fatto premurosamente la “dedica”, … ma ho anche pensato per settimane al mio professore di meccanica razionale … se l’avessero chiesto a lui? ...

Comunque all'università, dagli studenti, non si smette di imparare io ci vado ancora per questo … 

Nel suo blog lei è spesso critico verso gli architetti denominati 'archistar' e il potere politico. Qual è la sua idea di architettura?  

“Una cosa semplice e fatta bene” … come diceva un mio vecchio professore che nessuno si filava … perché insegnava arte dei giardini, un “complementare”, … ma che era un galantuomo e si chiamava Francesco Fariello … e che, evidentemente, ripeteva una frase sentita, a sua volta, a scuola … quando, anche lui, era studente … i grandi professori, all’epoca già attigui ai politici, “insegnavano” invece … l’utopia … ed ecco i risultati … 

31 maggio 2008 (ultima modifica: 8 giugno 2011)
Intersezioni ---> MONDOBLOG
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Note:
Per i commenti vai sul blog di Giorgio Muratore: 'Intervista...blog...su blog' del 31 maggio 2008

7 maggio 2008

0004 [MONDOBLOG] Intervista Blog: Giorgio Muratore mort...archiwatch

di Salvatore D'Agostino

questa intervista è stata integrata vedi: 0009 [MONDOBLOG] Mort ... archiwatch 

Giorgio Muratore autore del corrosivo, caustico, sarcastico e sferzante blog: 'ARCHIWATCH'

Salvatore D'Agostino Giorgio dal greco gheorgòs "agricoltore": agricoltore/muratore/architetto chi è Giorgio Muratore? 

Giorgio Muratore Se potessi scegliere … naturalmente … il primo, poi il secondo e quindi il terzo, che sarei comunque tentato di escludere fin da principio. Sono senz'altro un architetto “pentito” e, in fondo, lo ero diventato, tanti anni fa decisamente “per caso” … scegliendo una facoltà e quindi un “mestiere” che nel ’64, con i miei occhi di allora … sarebbero dovuti essere “del futuro” ...

Muratore, quindi di nome e di fatto … mi piacciono le cose concrete … I muri, le pietre, i mattoni, le cose e le case semplici, normali, naturali, … detesto l’artificio, la maschera, le cose urlate, la “messa in scena”, la manfrina, l’arroganza, l’ignoranza, l’ipocrisia … in breve: l’architettura vincente di oggi …

Agricoltore, quindi, contadino … come un sogno, un’aspirazione alla ciclicità, alla visione naturale di un tempo che si è pur sempre perduto, è altrettanto capace di ricominciare … sempre uguale … il fascino dell’immutabilità e del mutamento … metamorfosi … natura … 

A che cosa serve un 'blog' per un architetto? 

Assolutamente a niente … quindi: indispensabile ... soprattutto per uno come il sottoscritto che negli ultimi anni non poteva più scrivere praticamente da nessuna parte ...

Tutto quello che dice Grillo sulla stampa è vero … la censura esiste … il mondo della carta stampata nella quale ho vissuto per quarant'anni, come l’università è un letamaio; … un blog … finché non staccheranno la spina … è l’unico modo per avere l’illusione di poter parlare, ma è, comunque, una bottiglia nell'oceano, … ma, sicuramente, sempre meglio di niente … 

È possibile costruire oggi a Roma senza fare i conti con la retorica della città storica? 

Naturalmente si … chi lo impedisce?
Basta avere la modestia, la cultura, l’intelligenza e soprattutto le palle per saperlo fare … La città storica è un’invenzione dei giornalisti e degli urbanisti … due categorie dannose e inutili, destinate alla demolizione … 

Per lei e altri, "Citylife " a Milano è una speculazione finanziaria alla stregua delle villette-abitazione di Monticchiello. È possibile un connubio architettura/imprenditoria senza scadere nell'epiteto 'operazione di speculazione'?  

Da che mondo è mondo dietro ad ogni architetto ci sono un committente e un imprenditore … è il ragionevole equilibrio tra le loro tre esigenze a produrre un’Architettura degna di questo nome ... Tra il caso di Milano e quello di Monticchiello c’è poi una bella differenza ...

Il caso di Monticchiello è stata sostanzialmente una montatura giornalistica estiva in stile Repubblica … vip in vacanza … presenzialismo di vecchi e baffuti intellettuali-guru decotti, scandali colti, ipocrisia e arroganza da cortile snob tra Capalbio e la Val d'Orcia … Insomma: … una tempesta … in un bicchiere di Brunello ...

A Milano mi sembra che le cose stiano ben diversamente … si tratta di un modello di sviluppo incivile e selvaggio che si sta sviluppando in tutto il pianeta da parte di alcuni gruppi bancari internazionali e degli architetti al loro servizio … un modello che si potrebbe utilmente evitare nel nostro paese, ma che non trova forze sociali, politiche economiche e culturali capaci di contrastarlo … anzi, da destra e da sinistra, … tutti accorrono in aiuto innescando la catastrofe definitiva, prossima ventura; … l’idea di sviluppo, di sperimentazione e di innovazione sottointesa a queste operazioni è solo uno specchietto per le allodole, un’attrattiva per i gonzi che accorrono a frotte … incoscienti e felici … verso il sedicente “nuovo” che avanza … 

… sono puntini di sospensione che in grammatica indicano pausa, altro, non detto e così via. Perché questa scrittura sospesa e romana?

Non so se i miei troppi puntini … siano una pratica “romana” o meno … quello che è certo che nella scrittura, come in qualsiasi altra forma di espressione mi sembra opportuno lasciare sempre spazio all’immaginazione, alla creatività del lettore e quindi … giù coi puntini ...

È sempre preferibile a un nudo … anche se di Marilyn …il panneggio delle vesti dell’estatica Teresa berniniana ... è più sexy …

7 maggio 2008 
Intersezioni ---> MONDOBLOG
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Note:
 Pubblicato sulla presS/Tletter n.17-2008

24 aprile 2008

0002 [MONDOBLOG] Intervista blog: AiP di 'Valle Giulia'

di Salvatore D'Agostino
introduzione

Alcune domande Marco Calvani un curatore del Blog AiP di Valle Giulia

Salvatore D'Agostino Che senso ha un blog di architettura?

Architettura in Progress Nel mio/nostro caso il blog, assieme ad altre iniziative (vedere la Wiki anti-burocrazia), nasce ed agisce per sopperire alle mancanze della comunicazione universitaria dedicata agli studenti, contaminandola con settori affini: informatica, tecnologia, web. È una sorta di volontariato. In più, la pubblicità finanzia i contest del gruppo fotografico (spontaneo anch'esso) di Valle Giulia. Il motto è: "inutile aspettare, inutile chiedere, facciamo da soli".

L'architettura critica globale dei blog può aiutare l'architetto che costruisce localmente?

L'Architetto locale è vittima in primo luogo delle sue piccole/grandi ambizioni (uno stile di vita troppe volte caricaturale; una mancanza di attenzione verso i più e non solo verso il proprio portfolio) e soprattutto dei propri committenti. Non credo possa essere aiutato. Meglio puntare sugli studenti. 

 Ma non si perde la sfida con la concretezza del territorio e con l'idea stessa di città?

Affacciandomi ora alla finestra, qui a Roma, vedo la sfida già bella che persa. Una possibile soluzione? Inviare migliaia di studenti fuori dall'Italia, in giro per l'Europa e poi farli tornare nel loro Paese. Come nel Giappone dell'epoca Meiji. 

Perché spesso sui blog si è intolleranti nei confronti dei 'grandi architetti' mentre accettiamo l'immagine edilizia più bieca e speculativa?

Sui blog, almeno quelli iscritti nel mio aggregatore RSS, non c'è tutta questa intolleranza verso i grandi architetti; basta leggere nella blogosfera le numerose segnalazioni riguardanti i grandi progetti delle archistar. Si è invece critici nei confronti delle persone poco corrette: vedi Fuksas. 

24 aprile 2008 (ultima modifica 24 agosto 2012)
Intersezioni ---> MONDOBLOG
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Note:

18 aprile 2008

0011 [SPECULAZIONE] Palazzinari anno zero

Oliviero Toscani invitato a un convegno dell’ANCE (Associazione Nazionale dei Costruttori Edili) propone agli imprenditori di diventare i tutori della bellezza, cominciando a distruggere il brutto ed investendo sul bello:
· individuare in ogni città le tre costruzioni più brutte, edifici simbolo, non le baracche abusive;
· acquisirne e distruggerne una per ogni città;
· dopo la distruzione promuovere la costruzione di un luogo simbolo del XXI secolo;
· l’ANCE si impegna a non costruire più senza la consulenza degli architetti;
· diventare ambientalisti nell’operare e permettersi di distruggere ciò che è stato costruito.
Consiglia di partire dalle scuole, magari facendo costruire un primo edifico modello a Torino da Renzo Piano per innescare il contagio della bellezza.
«Un paese che non sa usare la sua intelligenza, che non fa investimenti sulla sua intelligenza, deve puntare su qualcosa altro per vivere: se non è la testa potrebbe essere il sesso? O creiamo matematici, ingegneri, professori, autisti d’autobus, falegnami, oppure creiamo, quando ci va bene, Fabrizio Corona!»
Per Oliviero Toscani ogni casa deve avere il suo architetto.

(“Palazzinari Anno Zero” pubblicato su Abitare, aprile 2008, n. 481, pp. 13-16):

Il laboratorio di Oliviero Toscani

Intero articolo pubblicato come allegato nella presS/Tletter n.14-2008

Pubblicato sulla presS/Tletter n.15-2008

12 aprile 2008

0016 [CITTA'] Apologia del geometra

I geometri hanno costruito l’Italia, gli architetti specialmente quelli di sinistra hanno causato i maggiori scempi, queste sono alcune considerazioni di Filippo Penati presidente della Provincia di Milano. Mi chiedo, ma perché gli ‘ecomostri’ e le ‘villette-palazzine’ sono anonime e le opere di architettura anche se controverse sono firmate? Perché gli architetti non cominciano a svegliarsi e lanciare le critiche sul vero scempio italiano?:

Articolo sulla Stampa di Chiara Beria Di Argentine, "Gli architetti di sinistra hanno mangiato le città” 12/04/2008

Video-Intervista di Klaus Davi al presidente della Provincia di Milano Filippo Penati (PD)

Pubblicato sulla presS/Tletter n.14-2008

28 gennaio 2008

0002 [ABITARE] Architetto io la casa la voglio così

di Salvatore D'Agostino

Olivo Barbieri, colorando la fotografia della villa del boss della camorra, fa un’operazione Pop, se non fosse che quella facciata è simile alle decine di migliaia che caratterizzano il paesaggio italiano. Se vi è una cifra ‘architettonica’ degli ultimi quarant'anni non è certo da ripescare nella cultura ‘storica’ italiana, ma nell'immagine media/mediatica dell’idea di casa, che è la cultura ‘vera’ con cui si in(s)contra il fare dell’architetto:

Intersezioni ---> Abitare
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Note:
Pubblicato sulla presS/Tletter n.4-2008

26 ottobre 2006

La sfida dell’architetto

Leggendo la lettera di Luca/Guido Incerti sulla presS/Tletter n. 29 - 2006, mi è venuto in mente il paradosso indicato da Adolf Loos, sul rapporto antinomico dell’architetto e il committente. Loos in Parole nel vuoto nel racconto, A proposito di un povero ricco, ammonisce l’architetto sul suo essere conclusivo e onnipotente. Questo sembra chiaro a Carmelo Baglivo che nella “casa” vede proprio il luogo del limite dell’architetto. La “casa” è lo spazio dell’alterità quasi inconciliabile con la ricerca spesso autocelebrativa degli architetti. Carmelo Baglivo non sembra temere l’orlo di questo precipizio, individua i problemi del nostro strapaese: «Il popolo italiano pensa di essere un popolo di architetti. Non c’è una cultura architettonica diffusa. Committenza ignorante». Dimostrando con il suo gruppo IANPLUS che non è momento delle chiacchiere ‘accademiche’.
Nella presS/Tletter n.10-2006, avevo posto una domanda “Qual è la sfida intellettuale per l’architetto?
Quel quesito era rivolto soprattutto agli assessori all’urbanistica di qualsiasi comune italiano, al presidente del Consiglio Nazionale Geometri (Piero Panunzi), al presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (Sergio Polese), al presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (Raffaele Sirica), ai Rettori delle Università di Ingegneria-Architettura. Mi interessava conoscere l’indirizzo politico e legislativo.
Mi hanno risposto gli architetti:
Carlo Ratti: «L'architettura in Italia oggi è morta. Ma la sfida, da noi come altrove, è chiarissima!»;
Alessandro Mendini: «La sfida è continuare a cambiare rimanendo se stessi.»;
Giuseppe Merendino: «Ricostruire! Perché l’architettura in Italia è un Ground Zero.».
Caro Luca/Guido Incerti il problema dell’architettura in Italia sono proprie quest’“e-mail un po' così” indirizzate a chi lavora con tenacia su questo devastato patrimonio edilizio. Il problema è nell’ignoranza diffusa e innocente (escludendo le poche eccezioni) di chi ha il potere decisionale/culturale e preferisce l’omologazione folk-storica alla globalizzazione attenta alla tradizione ma innovativa.
IN CERTI momenti la sfida deve essere indirizzata verso i potenti inamovibili.
La sfida dell’architetto non è tra architetti.



Pubblicato sulla presS/Tletter n.30-2006

Guido Incerti: sull’orgoglio dell’architetto

Con questa mia volevo rispondere a Salvatore D'Agostino.

Sono già stupito che qualcuno abbia ritenuto la mia lettera degna di esser letta. Ne sono contento. Vede Signor D'Agostino, innanzitutto non invio delle e-mail un pò così contro gli architetti. Io son anche Architetto, un giovane architetto che si scontra quotidianamente con quel potere che spesso molti architetti dicon di combattere, perchè sembra sia nell'ideale utopico della figura dell'architetto combatterlo, ma che alla fine, e dalla notte dei tempi è così, assecondiamo e cerchiamo per entrarvi nelle grazie. Per riuscire a costruire qualcosa. Chi realmente lo combatte il potere è completamente escluso da ogni circolo che conti e men che meno costruisce. Il potere deve e chi lo ha, e qui sono d'accordo,deve essere "educato" all'architettura... e più che all'architettura a ciò che l'architettura può creare successivamente al suo esser stata edificata. Son un giovane architetto, ma vedo sempre più spesso giovani architetti predicare bene, e poi razzolare alquanto male su questo campo, cercando molto spesso contatti e agganci che poco han a che fare con il piacere di fare l'architettura. Sono anche un giovane architetto stanco degli architetti che si riempiono la bocca di parole di altri architetti e che cosi facendo aumentano in maniera esponenziale la spaccatura tra gli architetti e coloro che qualche volta a loro si rivolgono. La committenza appunto. Vede le parole sono spesso buone tra noi ma alla committenza non illuminata non interessano. Per quello mi farei volentieri costruire una casa da un architetto, perchè dialogando con lui potrei sicuramente imparare qualcosa di nuovo e vedere la passione con cui si dedicherebbe alla mia casa. Non per fare un monumento al suo ego, problema di molti dei famosi giovani e meno giovani che, ripeto, predicano bene e razzolano assai male, ma per aiutarlo a "fare" un luogo dove forse potrei vivere meglio, e magari come diceva Leonardo Ricci aiutarlo a non farsi così schifo la sera quandi disteso sul letto guarderà le stelle fuori dalla finestra. Vede Signor D'Agostino, io credo invece che IN CERTI momenti le sfide inizino prima tra noi architetti, non vergognandoci di ammettere di voler fare la nostra casa, e sopratutto non facendo finta, per motivi intellettuali, di non voler essere quello che siamo. Solo così, molti di noi non crederanno più di essere conclusivi e onnipotenti (Loos era un bell'ossimoro da questo punto di vista), accetteranno le vere sfide del mestiere e si potrà cominciare un cammino che porti l'Italia fuori dal limbo in cui si trova.

Cordiali saluti. Guido Incerti

Come usare WA ---------------------------------------------------Cos'è WA

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Pubblicato sulla presS/Tletter n.31-2006


9 marzo 2006

Qual è la sfida intellettuale per l'architetto?

di Salvatore D'Agostino 

    Il 19 febbraio 2006, l’architetto Gae Aulenti è stata ospite nel programma televisivo di Fabio Fazio, Parla con me, su rai tre (vedi anche Edoardo Alamaro PresS/Tletter n.8-2006) e ha sostenuto che gli italiani sono poeti, navigatori ma non architetti, opinione che condivido. Ma non è di questo che vorrei parlare, bensì della domanda posta dal Magnifico Rettore dell’Università di Udine, il professore Furio Honsell:
«Qual è la sfida per voi? I giuristi mi dicono l'interpretazione della norma; il filologo mi dice il testo; il medico mi dice scoprire le cause; ed io come matematico posso rispondere: come informatico scoprire l'algoritmo.
Qual è la sfida intellettuale per l'architetto?»
   Gae Aulenti ha risposto:
«Non c'è una sfida che io personalmente possa dichiarare generale, ma ci sono delle sfide di volta in volta, per esempio, adesso sto facendo un termo-utilizzatore [...], per me è una grande sfida».
   Vorrei porre la stessa domanda a tutti i lettori di queste pagine elettroniche e sarei curioso delle risposte: dell’assessore all’urbanistica di qualsiasi comune italiano, del presidente Consiglio Nazionale Geometri (Piero Panunzi), del presidente Consiglio Nazionale degli Ingegneri (Sergio Polese), del presidente Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (Raffaele Sirica), dei Rettori delle Università di Ingegneria-Architettura e infine di Stefano Boeri, Francesco Dal Co, Pierluigi Nicolin, Franco Purini, Odile Decq, Massimiliano Fuksas, Luigi Prestinenza Pugliesi, Renato Nicolini, Richard Meier, Zaha Hadid, Vittorio Giorgini, Italo Rota, Marco Navarra, Sergio Signorini, Emilio Ambasz, David Chipperfield, Renato De Fusco, Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, Steven Holl, Hans Hollein, Arata Isozaki, Rem Koolhaas, Vincenzo Latina, Alessandro Mendini, Jean Nouvel, Renzo Piano, Livio Sacchi, Ettore Sottsass, Robert Venturi, Alvaro Siza, Kazuyo Sejima, Kei’ichi Irie e così via.

Intervista a Gae Aulenti di Fabio Fazio a 'Che tempo che fa'
9 marzo 2006


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