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11 novembre 2010

0084 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Errata Corrige di Nicola Montuschi

Pubblico un’errata corrige di Nicola Montuschi.
Dopo più di un anno la sua vecchia risposta gli è sembrata frettolosa e svogliata.
Nicola, non solo ha cambiato idea, ma anche blog e adesso si trova a Guimaraes in Portogallo per completare il suo percorso di studi.

Presto, ma non so quando, uscirà la versione cartacea di quest'inchiesta.

  • Qual è l’architetto noto che apprezzi e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?
Visionver di Nicola Montuschi

Premettendo che io al momento non sono un architetto, ma sono ancora uno studente. Di questi argomenti, ho avuto e avrò molto tempo per concentrare le mie energie nello scoprire aspetti, se vogliamo dire leggermente più poetici, dei conti economici, delle relazioni con i committenti, delle problematiche strutturali e di cantiere. Di tutte quelle situazioni più reali che non siano di andare e scoprire, se non sperimentare lo spazio ed il luogo. Se non altro anche il tempo d’ogni opera costruita ed idealizzata o concepita come utopistica visione propria del mondo.

Tutto questo lavoro che inconsciamente svolgo e spero, anzi sono sicuro che altri come me svolgono nel momento universitario è estremamente finalizzato al raggiungimento di un mio linguaggio, una mia morfologia dell'essere e dell'esternare l'emozione, il sentimento che io vedo e pretendo di vedere in ogni opera che è eretta al cielo od orizzontale come un parco lineare o a puntuali interventi costituenti un discorso più ampio.Tutta questa ricerca, e se vogliamo vedere questo come presa di posizione, mi porta a volere entrare più nel profondo, in quanto come sappiamo la relatività del bello e del brutto trascende la soggettività che l'artista-architetto introduce consapevolmente o inconsapevolmente nelle proprie "cose".

Ciò detto ritorniamo al mondo appartenente alle cose e agli uomini, il mondo del 2010, il mondo dove tutto ha un tempo, questo è quello che noi siamo, padroni del tempo e dello spazio?

Io non credo che noi siamo i padroni di questo, siamo utilizzatori, usufruitori per un tempo limitato del nostro tempo e del nostro spazio, quindi il concetto di monumentalità se non museo delle cere che talvolta idolatrato dal nostro bel paese è a mio avviso decaduto in un posticcio, pasticcio, di concetti arcaici ormai superati.

Il mondo che si viene prefiggendo con il pollice verde: riuso, riciclo, smontabilità, concetto di primo-secondo-terzo verde, auto sufficienza energetica, impatto nullo, vertical farm, idroponica, pareti e tetti verdi, edifici vivi che respirano, tutto questo discorso che in questo tempo sta superando la sua fase d’incubazione è tal volta troppo divinizzato anch’esso, dimenticando per comodità che non basta mischiare ovvi ingredienti del logico vivere verde per fare un buon organismo architettonico.
Quello che non vedo, oltre pochi casi, è il vero sentimento espressivo nell'arte, la vera emozione che viene fuori guardando una cascata d'acqua, o cogliendo un sasso da un percorso, o la sinuosa espressione dell'essere che tocca una vibrante creatura viva che è una costruzione, che vive e respira e si modifica in quanto la staticità non fa più parte del mondo.Apprezzo quindi molti artisti contemporanei che esprimono se stessi anche in maniere totalmente differenti, ma quello che molte volte manca in loro, anzi quello che abbonda è la freddezza, l'asetticismo, la mancanza di sentimento. Il voler troppo lasciare se stessi in quello che viene fatto come un libro, forse dimenticandosi la misura dell'uomo e della natura delle cose.

Come architetto contemporaneo apprezzo Renzo Piano, per la calma e la tranquillità con la quale svolge il suo compito, per l'attenzione al dettaglio, per la spinta ad andare oltre che cerca sempre di inserire nelle sue opere, per la sua vera umanità. Le sue architetture sono dei gioielli, delle macchine perfette, degli organismi vibranti che sempre danno qualche cosa al mondo senza assorbire e focalizzare il luogo dove esse si trovano, il monumentalismo in lui è poco accennato, non pecca di scellerato eclettismo.

Completamente opposti MVRDV, il loro macchinismo mi affascina, il pizzico utopico che vedo nei loro lavori è per me inno alla scoperta, una pagina che viene voltata e chiusa, un nuovo capitolo d’idealizzazione di un mondo che sempre di più si avvicina e si evolve, l'evoluzione che loro mostrano, il cambiamento.

Vedo nelle loro espressioni il tempo che muta, l'unica pecca è a mio avviso una morfologia troppo serrata e scatolare, semplice ed economica nella concezione, ma troppo forse rigida e complicata diviene contrastante con una linea più calda della terra.

BaumRaum, è la progettazione non nota che apprezzo. Una vera simbiosi con il mondo che ci circonda, nel quale noi facciamo parte, l'abitazione ed il vivere diviene insito di un rapporto di vera coesione con la vita, con le piante, con il terreno, approfondire queste tematiche con sistemi d’impatto zero quali fitodepurazione, trattamento acque piovane per usi domestici, indipendenza dalle reti tradizionali rendono affascinante il foglio bianco che si viene creando.

Ampliare le proprie vedute e rompere la canonizzazione delle cose è indispensabile per una comprensione del mondo più completa e meno sistemistica in chiave economica, che emozione vogliamo trasmettere?
Che cosa siamo?
Cosa vogliamo lasciare al futuro?
Il nostro piccolo può ancora cambiare le cose?

L'importante è non piegarsi mai a ideali futili e facili ma seguire il proprio cuore e non sempre la testa.

11 novembre 2010
Intersezioni --->OLTRE IL SENSO DEL LUOGO

Come usare WA ----------------------------------------------------------------Cos'è WA
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L'indice dell'inchiesta:

Prologo: Maledetti imbianchini


Gli interventi:

Gli architetti dell’inchiesta

  • 3XN [1]
  • Aadrl [1]
  • Abcarius & Burns [1]
  • AKT (Adams Kara Taylor) [1]
  • Alberti, Emilio [1]
  • Alles Wird Gut [1]
  • Altro Modo [1]
  • Altro_studio (Anna Rita Emili) [1]
  • Amatori, Mirko [1]
  • Antòn Garcìa-Abril & Ensamble Studio [1]
  • Aragona, Guido [1]
  • Aravena, Alejandro [1]
  • Archingegno [1]
  • Architecture&Vision [1]
  • Architecture for Humanity (Cameron Sinclair) [1]
  • Archi-Tectonics [1]
  • Asymptote Architects [1]; [2]
  • Atelier Bow Wow [1]
  • Ban, Shigeru [1]
  • Barozzi-Veiga [1]
  • Baukuh [1]
  • Baumschlager & Eberle [1]
  • Blogger donne (Lacuocarossa, Romins, Zaha, LinaBo, Denise e tante altre) [1]; [2]
  • Bollinger+Grohmann [1]
  • BM [1]
  • C&P (Luca Cuzzolin e Pedrina Elena) [1]
  • C+S (Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini) [1]
  • Calatrava, Santiago [1]; [2]; [3]; [4]
  • Campo Baeza, Alberto [1]
  • Carta, Maurizio [1]
  • CASE (David Fano) [1]
  • Catalano, Claudio [1]
  • Cirugeda, Santiago [1]
  • Clément, Gilles [1]
  • Cogliandro, Antonino [1]
  • Contemporary Architectural Practice - Ali Rahim [1]
  • Contin, Giulio [1]
  • Coppola, Dario [1]
  • Cosenza, Roberto [1]
  • Critical garden [1]
  • Cucinella, Mario [1]; [2]; [3]
  • Dal Toso, Francesco [1]
  • De Carlo, Giancarlo [1]
  • Decq, Odile [1]
  • Design Institute Cinesi [1]
  • Diffuse, Luca [1]; [2]
  • Diller Scofidio+Renfro [1]; [2]
  • Dogma [1]
  • Douglis, Evan [1]
  • Duminuco, Enzo [1]
  • Eifler, John [1]
  • Eisenman, Peter [1]; [2]
  • Elastik (Igor Kebel) [1]
  • EMBT | Enric Miralles - Benedetta Tagliabue | Arquitectes associats [1]; [2]
  • Emergent Architecture (Tom Wiscombe) [1]
  • Ferrater, Carlos [1]
  • Florio, Riccardo [1]
  • FOA [1]
  • Galantino, Mauro [1]
  • Garzotto, Andrea [1]
  • Gehl Architects [1]
  • Gehry, Frank Owen [1]; [2]
  • Gelmini, Gianluca [1]
  • Grasso Cannizzo, Maria Giuseppina [1]; [2]
  • Graziano, Andrea [1]; [2]
  • Graypants (Seth Grizzle e Jon Junker) [1]
  • Gregotti, Vittorio [1]
  • Guidacci, Raimondo [1]
  • Hadid, Zaha [1]; [2]; [3]: [4]
  • Hensel, Michael [1]
  • Herzog & De Meuron [1]; [2]
  • Holl, Steven [1]
  • Hosoya Schaefer architects [1]
  • Ingels, Bjarke [1]
  • Ishigami, Junya [1]
  • Kahn, Louis [1]
  • Kakehi, Takuma [1]
  • Knowcoo Design Group [1]
  • Kokkugia [1]
  • Koolhaas, Rem [1]; [2]; [3]
  • Kudless, Andrew [1]
  • Kuma, Kengo [1]; [2]
  • Lacaton e Vassal [1]
  • Lancio, Franco [1]
  • Libeskind, Daniel [1]
  • Le Corbusier [1]
  • Lomonte, Ciro [1]
  • Lynn, Greg [1]
  • MAB [1]
  • Made In [1]
  • Mau, Bruce [1]
  • MECANOO [1]
  • Melograni, Carlo [1]
  • Menges, Achim [1]
  • Moodmaker [1]
  • Morphosis [1]
  • Munari, Bruno [1]
  • Murcutt, Glenn [1]; [2]
  • MVRDV [1]
  • Najle, Ciro [1]
  • Njiric, Hrvoje [1]
  • Notarangelo, Stefano [1]
  • Nouvel, Jean [1]
  • Ofis [1]
  • Oosterhuis, Kas [1]
  • Oplà+ [1]
  • Oxman, Neri [1]
  • Palermo, Giovanni [1]
  • Pamìo, Roberto [1]
  • Parito, Giuseppe [1]
  • Park, Sangwook [1]
  • Piano, Renzo [1]; [2]; [3]; [4]; [5]; [6]
  • Piovene, Giovanni [1]
  • Pellegrini, Pietro Carlo [1]
  • Pizzigoni, Pino [1]
  • Porphyrios, Demetri [1]
  • R&Sie(n) (Francois Roche) [1]; [2]; [3]; [4]
  • RARE office [1]
  • Raumlabor [1]
  • Rogers, Richard [1]
  • Ruffi, Lapo [1]
  • Salmona, Rogelio [1]
  • SANAA (Kazuyo Sejima + Ryue Nishizawa) [1]; [2]; [3]; [4]
  • Sandbox [1]
  • Sanei Hopkins [1]
  • Sauer, Louis [1]
  • Schuwerk, Klaus [1]
  • Servino, Beniamino [1]
  • Siza, Alvaro [1]; [2]; [3]; [4]; [5];[6]
  • Soleri, Paolo [1]
  • SOM [1]
  • Sottsass, Ettore [1]
  • Souto de Moura, Eduardo [1]; [2]; [3]
  • Spacelab Architects (Luca Silenzi e Zoè Chantall Monterubbiano) [1]
  • SPAN (Matias Del Campo+Sandra Manninger) [1]
  • Spuybroek, Lars [1]
  • Studio Albanese [1]
  • Studio Albori [1]
  • Studio Balbo [1]
  • StudioMODE + MODELab [1]
  • Supermanoeuvre [1]
  • Tecla Architettura [1]
  • Tepedino, Massimo [1]
  • Terragni, Giuseppe [1]
  • Tscholl, Werner [1]
  • Tschumi, Bernard [1]
  • Uap Studio [1]
  • Uda [1]
  • UN Studio (Ben Van Berkel) [1]; [2]
  • Vanelli, Nildo [1]
  • Vanucci, Marco (Open System) [1]
  • Verdelli, Roberto [1]
  • Vulcanica Architettura [1]
  • Wiscombe, Tom [1]
  • Zoelly, Pierre [1]
  • Zordan, Filippo [1]
  • Zucca, Maurizio [1]
  • Zucchi, Cino [1]
  • Zumthor, Peter [1]; [2]; [3]; [4]; [5]; [6]

Epilogo: Il massimo di diversità nel minimo spazio

Note conclusive sull'inchiesta:

16 settembre 2008

...a proposito di Bla UIA, Bla Geodesign, Bla Casa per tutti...

..tracce sulla rete per chi si è perso gli eventi di maggio/luglio...

bla... dal 24 maggio al 6 luglio 2008 sono stati esposti al Palafuksas di Torino i progetti del concorso Geodesign. 48 architetti/designer sono stati chiamati ad indagare e risolvere problemi concreti della città con la logica dell'autocostruzione (es.: braccialetti porta preservativi, accessori per hammam, nuovo tipo di berimbau, orti urbani, stendipanni, panca trasformabile, seduta dissuasore, toilette per i murazzi, pontili mobili per canoisti). Su abitare numero 483, giugno 2008, ne parlano la curatrice della sezione MoMA Paola Antonelli, l'artista e collezionista Vladimir Archipov, il direttore della mostra di Architettura alla Biennale di Venezia 2008 Aaron Betsky, l'architetto Sami Rintala e il crtico di design John Thackara. Geodesign è una sperimentazione di progettazione dal basso, sofisticato per la qualità dei progettisti e delle aziende presenti. Vi trascrivo un commento tratto dal dibattito, Vladimir Archipov: «Comunque l'idea che sta dietro a Geodesign mi sembra un approccio dà "tappabuchi", un camuffamento. Anche se l'arte, come il design, ha un'importante missione sociale, così diventa un atto di carità. Mi sembra strano che alla domanda "Hai un problema?" si possa rispondere "Non ti preoccupare te lo risolvo io!"»

bla... dal 23 maggio al 14 settembre è stata aperta una mostra alla Triennale di Milano dal tema Casa per tutti a cura di Fulvio Irace e Carlos Sambricio: «L’idea sostanzialmente è di affiancare a una mostra per “esempi” storici, una sezione sulla contemporaneità che presenti e spieghi le più diverse soluzioni di un abitare temporaneo: dalle case d’emergenza alle case autoprodotte, a quelle per utenti speciali (case per studenti, case per ragazze, case per nomadi, case per operai, la casa-abito, etc,), comprese le investigazioni di artisti che hanno posto tale tema al centro del loro lavoro.
La mostra [...] pone al centro i nuovi bisogni che emergono dalle domande di socialità di comunità o singoli espropriati degli elementari diritti all’abitare che Zygmunt Bauman [sic.]  ha definito in un suo recente studio le
vite di scarto.
Si vuole insomma dare una risposta progettuale – e propositiva – al bollettino di guerra scandito quotidianamente dalle cronache delle nostre città, dalla rivolta delle banlieu francesi alla caccia al rom delle nostre».
Autori:  Alejandro Aravena, Massimiliano Fuksas, MVRDV, Kengo Kuma, Cino Zucchi. 
Qualcuno c'è stato?

bla... dal 29 giugno al 3 luglio 2008 si è svolto a Torino il XXXIII Congresso Mondiale degli Architetti Transmitting architecture  (pagina web non più visibile). Leggendo il manifesto conclusivo Dalla crisi di megacity e degli ecosistemi verso eco-motropoli l'era post-consumista l'architettura sembra aver abbandonato il prefisso Bio- (Bios- dal gr. vita) è abbracciato quello Eco- che se pur  semanticamente rimanda all'idea di casa/ambiente (oiko- dal gr. abitazione) concretamente avvia il processo verso le nuove frontiere economiche due esempi: l'IKEA a breve commercializzerà i suoi pannelli solari e il tema dell'Expo del 2015 di Milano Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita. Nella speranza che l'eco- non perda il suo contenuto vitale e non sia svuotato di significato dagli speculatori e dai piazzisti.
Intersezioni ---> ...a proposito di...