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1 maggio 2008

0013 [SPECULAZIONE] Propongo la rimozione dei politici perditempo

Propongo la rimozione: dei balconi tondi da tutte le case, delle mansarde abitabili, dei sottotetti creativi, dei soppalchi, dei rivestimenti in pietra, dei colonnati in cemento in finto ordine architettonico, delle fontane in gesso, delle statue di padre Pio, di qualsiasi timpano triangolare tipo tempio, delle cucine rustiche, dei tetti con finte capriate in legno, delle finestre/balconi allineate che simulano case in muratura, degli archi che non sono strutturali e così via.
Sarà difficile far capire agli architetti che l'attenzione eccessiva su alcune architetture serve a sviare i problemi da quelli veri.
La politica usa questi strumenti per non affrontare le questioni più importanti: la casa come diritto per ogni cittadino, immigrati come risorse e non come problema, aree verdi diffuse ma eticamente condivise e una vera svolta verso la bellezza intesa come edifici pregnanti e architettonicamente importanti.
Signor Sindaco Gianni Alemanno non ci casco, può avere l'appoggio dell'architetto Carlo Aymonino e del signor Vittorio Sgarbi che giulivi condividono il polverone Ara Pacis, ma mi creda si concentri sui veri problemi della città e vedrà che non può avere tempo per queste fesserie:

Sondaggio sul quotidiano la 'Repubblica' sul caso 'Ara Pacis'

Alemanno: Via la teca dell'Ara Pacis, Corriere della Sera, 30 aprile 2008

Alemanno: Via la teca dell'Ara Pacis, La Repubblica, 30 aprile 2008

Per Philippe Daverio, L'Ara Pacis non è un'architettura sbagliata

3 commenti:

  1. ...del verde attrezzato, dei nani da giardino, dei tetti a falde, degli infissi in finto legno, delle insegne luminose, dei cartelloni pubblicitari...

    Sandro

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  2. Sottoscrivo molte, non tutte, le eliminazioni che proponi nel post. Non sottoscrivo invece il fatto che tu metta in relazione la forma dell'architettura con questioni come il diritto alla casa, l'immigrazione, ecc. Questi salti logici da un argomento all'altro li ho già vissuti nel mitico '68 e non hanno portato niente di buono. Tu puoi risolvere il problema degli alloggi per tutti, che è logicamente meglio che tenere la gente nelle baracche, ma se po li infili allo Zen, per citarne uno, fai danni incalcolabili al tessuto sociale, oltre che urbano e risei daccapo. Se tieni distinti i due piani, facendo due azioni, anche di lotta se vuoi, distinte e diverse credo che il risultato sia migliore.
    Molte brutture di oggi, che credo interessino anche il tuo blog, sono figlie della troppa sociologia applicata all'architettura. Agli investitori non interessa la "forma" delle case con cui possono fare quattrini e, se di questa forma se ne fregano anche architetti e politici, soprattutto, temo che resteremo con i senza tetto...senza tetto e con case, per chi il tetto se lo può permettere, squallide. Ma gli investitori continuano a fare soldi ugualmente.
    Cordialmente
    Pietro

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  3. Niente confusione, la città va vista nella sua complessità: meretrici, senzatetto, immigrati, rom, intellettuali, happy hours, pornoshop, circoli di lettura, case di riposo, asili nido, istituti carcerari, vigilanza, pronto soccorso, volontariato, protestanti, destra nazionale, pusher e così via.
    Le Vele dell’architetto Franz Di Salvo, lo ZEN dell’architetto Vittorio Gregotti, il Corviale dell’architetto Mario Fiorentino, il Gallaratese dell’architetto Carlo Aymonino sono edifici dell’utopia politica/architettonica, idee errate ma non banali.
    Oggi il problema è della politica senza idee, senza utopia e ahimè ignorante.
    Il bravo architetto di oggi deve: lottare contro il politico incompetente, educare i palazzinari alla bellezza e non cadere nella trappola dei cattivi architetti.
    Che brutto mestiere! A saperlo…

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