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5 agosto 2014

0015 [WILFING] Come leggere l'architettura transnazionale e vivere felici

di Salvatore D’Agostino

Pubblico l'introduzione eliminata dal post 0015 Colloquio Italia ---> Inghilterra con Davide Del Giudice, come promesso a @aRCHIfETISH autore del blog Archifetish.
È arrivato il momento di cambiare il punto di osservazione (ndr per l’aporia/rubrica fuga di cervelli) e scrutare le dinamiche del nostro paese osservando la vita dei cittadini che abitano il pianeta terra, oggi, nel 21° secolo. Una dilatazione di prospettiva che da subito si rileva complicata perché è impossibile semplificare le infinite culture abitative esistenti nel nostro pianeta. Per orientare questo dialogo ci aiutiamo delle analisi del sociologo Leslie Sklair e le usiamo come linea guida:
«In architettura, come in altri ambiti - scrive Sklair -, la classe capitalistica transnazionale è transnazionale perché: gli interessi economici dei suoi membri sono sempre più collegati a livello globale, piuttosto che di origine esclusivamente locale e nazionale: la TCC (ndr Transnational Capitalist Class) cerca di esercitare il controllo economico nei luoghi di lavoro, il controllo delle politiche interne e internazionali, e il controllo ideologico - culturale nella vita quotidiana attraverso forme specifiche di retorica e pratica del consumo e della concorrenza; i membri della TCC tendono a condividere l'alto livello di istruzione e il consumo i beni e servizi di lusso. Infine, i membri della TCC vogliono dare un'immagine di se stessi come dei cittadini del mondo, oltre che dei propri luoghi di nascita».1

Da quest’angolazione ipotizziamo un uomo nato sul suolo inglese o italiano o cinese o emirato arabo e consideriamo che faccia parte della classe capitalistica transnazionale TCC (come ipotizzato da Leslie Sklair) per domandarci: che abitante è?

22 luglio 2010

0410 (finExTRA) 21 luglio 2010 ---> ARCHITETTURA ITALIANA [85] L'architettura che bonifica

di Salvatore D'Agostino


«Milano Santa Giulia è uno dei più prestigiosi piani di valorizzazione di un'area ex-industriale.
L’obiettivo del progetto è la creazione di una nuova città nella città di Milano, autonoma ma perfettamente integrata nel contesto urbano, destinata ad accogliere strutture pubbliche e private.
La ‘nuova città’ si propone come esempio per i futuri piani urbanistici e ha come obiettivo la realizzazione di nuovi standard di vita che tengano conto delle esigenze di Lavoro, Mobilità, Tempo Libero, Natura, Amicizia, Città e Famiglia unite in un perfetto equilibrio qualitativo.
Milano Santa Giulia è un intervento urbanistico che risponde a una nuova filosofia di progettazione, mettendo al centro del proprio sviluppo le esigenze abitative dell’uomo di oggi.
Ecco perché Risanamento SpA si è affidata alla collaborazione di uno dei più autorevoli architetti contemporanei, Norman Foster, capace di interpretare e valorizzare questa nuova concezione dell’abitare».

Tratto dal sito ufficiale. Link

«Avevano accarezzato il sogno, sono finiti in un incubo. Chi pensa ai residenti di Santa Giulia? Chi, e come, li risarcirà di tutte le disillusioni, delle strade che non ci sono, del verde che ancora non si vede, del quartiere modello che è modello solo di millanteria? Chi li risarcirà, infine, di quest’ultima fucilata: i terreni di Santa Giulia non sono stati bonificati a dovere. Ora, può anche essere che non ci siano rischi oggettivi per la salute e che dai rubinetti esca acqua pulita. Ma la rabbia, lo smarrimento e lo sconcerto dei residenti sono più che comprensibili. Del resto, cosa proverebbe chiunque di noi pensando che forse sta facendo dormire i propri figli sopra una montagnetta mal coperta di rifiuti tossici o comunque poco lontano di lì? Chi crederebbe ancora alle rassicurazioni degli amministratori, dopo tante bugie?

La più grande, delle bugie intendiamo, era stata scritta in sei lingue, sul sito aperto dal gruppo Zunino per pubblicizzare le nuove costruzioni: «La città ideale». Quella che in quattro minuti e otto fermate su una avveniristica metropolitana leggera ti avrebbe portato in piazza Duomo. La «città nella città» che sarebbe stato «un brand per l’Italia da riproporre anche su scala internazionale». I rendering mostravano quartieri ordinati e verdi, vie dello shopping che avrebbero fatto concorrenza a Montenapoleone, macchine inghiottite in strade sotterranee.

Infranto il sogno di Zunino, sono rimaste le case delle cooperative. E anche lì, per chi ormai aveva comprato convinto di traslocare la propria famiglia nella città ideale, sono iniziate le battaglie. Per avere l’asilo (che aprirà in settembre) e le scuole, per non dover andare a far la spesa a cinque chilometri, per un parco giochi, per la fermata del bus visto che della metropolitana leggera è rimasto soltanto il rendering. Certo, gli amministratori pubblici non c’entrano nei fallimenti dei costruttori (anche se la vicenda dovrebbe insegnare a usare cautela quando si cogestiscono grandi progetti urbanistici). Ma nella realizzazione dei servizi sì. E, oggi, i residenti a chi dovranno chiedere conto di queste mancate bonifiche?»

Elisabetta Soglio, Santa Giulia, la grande beffa, Corriere della Sera, 21 luglio 2010. Link


21 luglio 2010


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27 febbraio 2009

...a proposito di bagno di sangue, Postopolis! e il potere dell'architettura...

di Salvatore D'agostino

...bagno di sangue,



Leggendo questo articolo di: Richard Waite, It's a bloodbath': architects savaged by the recession, The Architect’s Journal, 20 febbraio 2009.
Dove si racconta del ‘bagno di sangue degli architetti’, da intendersi come perdita del lavoro, causata dalla recessione economica, resto esterrefatto sull’apparente passività italiana verso questo problema. Forse perché non esistono studi di architettura ben strutturati?
Ne ho parlato, fugacemente, con Daniele A. Diana, architetto Italiano a Londra, che collabora da due anni alla progettazione di uno dei più prestigiosi aeroporti del Medio oriente.

Daniele,
[...]
ti passo questo link: http://www.architectsjournal.co.uk/news/daily-news/its-a-bloodbath-architects-savaged-by-the-recession/1990568.article
Aspetto un tuo cenno.
Saluti,
Salvatore D'Agostino
Mail spedita il 22 febbraio 2009 23.21

grazie Salvatore

Posso solo confermare quello che l'articolo scrive. Credo di averti raccontato che la nostra azienda ha dovuto fare a meno di un centinaio di persone poco prima dello scorso Natale. Studi ancora più numerosi e solidi a livello mondiale come Foster & Partners ha annunciato che sarà costretto a considerare un esubero di quattrocento persone. I progetti vengono sospesi o cancellati settimanalmente ormai da un bel po' di tempo.

Al momento non ho, e non voglio avere, il tempo per preoccuparmi di perdere il posto di lavoro, non ne ho mai avuto motivo da quando ho iniziato a lavorare, più di dieci anni fa, fortunatamente. Ma non è forse vero che non si finisce mai di fare nuove esperienze?
Se dovesse succedere: non mi mancano le risorse, probabilmente dopo un certo sconforto proverei a prenderla come un'opportunità.
Per esempio un amico, a cui è recentemente capitato, ha fatto di necessità virtù: E' stata una benedizione! Mi ha detto. Si è messo a lavorare in proprio. In altre circostanze non avrebbe avuto l'opportunità di pensare ad emanciparsi, forse. È anche vero che è un fortunato: la moglie da alcuni anni lavorava già in proprio per piccole committenze private.
Talvolta sono un po' infastidito dalle notizie che circolano, sembra che vogliano contribuire a seminare il panico (che purtroppo è comunque motivato).
Il Credit Crunch ha dato a molte aziende l'opportunità di effettuare innanzitutto una grossa scrematura: molte delle persone che sono state licenziate, spesso non erano semplicemente produttive, sopratutto rispetto ai loro guadagni.

Sappiamo bene che noi architetti non siamo impiegati delle poste ma liberi professionisti e quindi le nostre prestazioni vengono principalmente valutate secondo diversi criteri: qualità, efficacia, esperienza, attendibilità, skills (ciò che sai fare), e molto altro.... la lista può essere più o meno lunga.
È proprio in virtù della nostra libera professione che dobbiamo anche essere disposti ad accettarne pro e contro.
Rimane comunque il fatto che la crisi è vera. Molti istituti di credito hanno chiuso i battenti. Non ho la competenza per spiegarne i perché o i come, ma, nella sostanza, molti budget sono stati ridotti, dimezzati o spariti del tutto.
Se il committente chiude, l'architetto è a spasso - più o meno bravo.
Un abbraccio.
Daniele.


Mail spedita il 23 febbraio 2009 0.19


...Postopolis!,
caro salvatore
[...]
ti mando un link. dovrebbe interessarti.
http://www.storefrontnews.org/event_dete.php?eventID=88
a presto
louis [Kruger ndr]

Mail spedita il 23 febbraio 2009 0.19


Louis,

grazie per il suggerimento, ho notato che manca un blogger italiano, ma questo è normale dato che assorbiamo sempre in ritardo le innovazioni tecnologiche. Come puoi osservare, i 'blog di architettura' in Italia sono quasi inesistenti, spesso legati a logiche autoreferenziali o trasposte da altri media. Nessuno riesce a sfruttare a pieno le sue potenzialità, recentemente la rivista 'Abitare' ha aperto una pagina simile al forum/blog, interessante perché catalizza il meglio dei suoi scritti/ori, ma non è una voce indipendente.
Il problema principale di tali operazioni è la mancanza di finanziamenti economici. Negli Stati Uniti (come puoi ben vedere dal link che mi hai inoltrato) ci sono due modi per autofinanziarsi: le pubblicità sul sito (i cosiddetti clic per pagina) e le donazioni. In Italia la prima funzione è stata recentemente introdotta, ma premia solo i grandi numeri (accessi sul sito); la seconda non funziona perché le donazioni, culturalmente, si fanno solo per scopi umanitari.
Infine per ottenere facili accessi devi strutturare gli argomenti in modo tale da richiamare i possibili lettori (o guardoni che entrano nel sito e fanno numero) questo è possibile farlo in tanti modi, ma due sono più efficaci: il 'gossip notizia' anche non vera, ma pruriginosa e lo 'scandalo notizia' anche non vera, ma pruriginosa (ripetizione voluta). Anche le notizie alla 'Grillo' sono efficaci perché attirano i 'Troll', ovvero gli indignati del divano, ma questa è un'altra storia.
[...] a presto,
Salvatore D'Agostino

Mail spedita l'8 febbraio 2009 9.57





POSTOPOLIS! parola che coniuga post articolo per i blogger e polis città:


sei blogger da cinque diverse città del mondo ospiteranno una serie di dibattiti, interviste, presentazioni, pannelli, colloqui sull’approccio interdisciplinare e informale della blogosfera e la loro influenza sull’architettura.

Ecco gli invitati:
ArchDaily (English) & Plataforma Arquitectura(Spanish), David Basulto (Santiago, Chile);
BLDGBLOG , Author: Geoff Manaugh (San Francisco);
City of Sound , Author: Dan Hill (Sydney, Australia);
Subtopia , Bryan Finoki (San Francisco);
Mudd Up! , Jace Clayton (New York);
We Make Money Not Art, Regine Debatty (Paris, France).

...il potere dell'architettura...
Emanuele,
interessante vorrei linkarlo sul mio blog nella rubrica ...a proposito di…
Ti faccio una domanda con cui dopo costruisco il post, basta solo una tua risposta:
Così Vitruvio introduceva il suo lavoro, nonché il primo trattato sull’architettura ‘De Architectura’: «Fino a quando il tuo spirito divino e la tua volontà, o Cesare Imperator, erano impegnati a conquistare il dominio sul mondo e i tuoi concittadini, ormai abbattuti i tuoi nemici tutti grazie al tuo invincibile valore, traevano vanto dal tuo trionfo e dalla tua vittoria e tutte le popolazioni sottomesse stavano in attesa di un tuo cenno e il popolo romano e il Senato liberati dalla paura cominciavano a farsi guidare dai tuoi disegni politici e dalle tue decisioni altamente autorevoli, non osavo, in mezzo a situazioni così impegnative, pubblicare quanto sull'architettura avevo già scritto e le idee cui avevo dato sviluppo dopo lunghe riflessioni, trattenuto com'ero dal timore di andare incontro alla tua irritazione, disturbandoci in un momento poco opportuno.
Quando notai però che tu non ti prendevi cura soltanto della vita pubblica della comunità e dell'organizzazione dello stato, ma anche dell'opportunità di dare sviluppo all'edilizia pubblica, in modo tale che per opera tua non solo lo stato risultasse accresciuto grazie alle nuove province, ma la grandezza del potere si manifestasse anche nello straordinario prestigio degli edifici pubblici, ritenni di non dovere lasciare passare la prima occasione per pubblicare, dedicandoli a te, quei miei scritti sull'argomento in questione, e la ragione prima era che in relazione ai miei interessi in questo campo ero stato conosciuto da tuo padre ed ero stato un ammiratore del suo valore.»… (Vitruvio, De Architectura, Libro I, Einaudi, 1997, p. 11.)

Mail spedita il 25 febbraio 2009 19.14

Emanuele Piccardo: Vitruvio ben rappresenta questo rapporto tra l'architetto e il potere, quando afferma di non voler irritare Cesare con le sue riflessioni d'altronde è un rapporto antico quello di cui discuteranno gli ospiti che ho invitato a Genova il 5 marzo. Si discuterà, appunto, sul tema Architettura e Potere, una riflessione necessaria dopo le recenti vicende giudiziarie che hanno coinvolto alcuni progettisti italiani con ruoli importanti, ma non si personalizzerà anzi si cercherà di esprimere un pensiero critico attraverso uno sguardo multidisciplinare sul rapporto architettura-affari-politica. Architettura intesa come rappresentazione fisica di un potere dominante: economico e politico. Alla luce della recente crisi economica che ha generato architetture di carta, in assenza di un progetto politico di città, qual è il ruolo che deve assumere l'architetto? Ha ancora senso che l'architetto sia il portavoce del mercato? Ha ancora senso parlare di etica nel fare architettura?
Una discussione tra Stefano Boeri/direttore Abitare, Massimo Ilardi/sociologo urbano, Enrico Arosio/L'espresso, gli architetti Tommaso Principi e Paolo Brescia fondatori di OBR, Giovanni Caudo/urbanista, Fabrizio Violante/critico cinematografico.

Mail spedita il 25 febbraio 2009 19.32

Architettura e Potere: Genova, 5 marzo 2009 ore 17

27 febbraio 2009 (Ultima modifica: 9 giugno 2010)


Intersezioni ---> ...a proposito di...



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N.B.: La vignetta di Dilbert mi è stata suggerita da Damiele Diana.

6 ottobre 2008

0020 [SPECULAZIONE] Istruzioni per l'uso per futuri e neo architetti

Oggi, le analisi di mercato delle grandi aziende, i filtri di google (o dei diversi motori di ricerca) e l'editoria manualistica, sembrano i più attenti osservatori delle dinamiche sociali. In Italia ci sono più di 125.000 mila architetti e molte migliaia di laureandi, tra questi difficilmente ci sono compratori abituali di libri di critica o approfondimento, ma tutti almeno possiedono un manuale. Nelle mie frequentazioni in libreria mi hanno sempre incuriosito i titoli e gli editori di libri di pronto intervento, perché rispondono con tempismo alle esigenze dell'utente quando le istituzioni nicchiano. A tal proposito ne ho discusso con Sabrina Nart autrice di un manuale di orientamento per futuri e neo architetti.

Salvatore D'Agostino: A settembre è uscita la nuova edizione della sua guida sul Fare l'architetto in Italia, contiene dei suggerimenti di orientamento, per la scelta dell'università, i corsi post laurea e le prime informazioni sulla professione. La sintesi che sta alla base del suo studio implica una conoscenza abbastanza ampia del sistema universitario e professionale in Italia, quali sono i suoi punti di forza? E quali sono state le difficoltà per scriverla, se ci sono state?

Sabrina Nart: La principale ricaduta, verificatasi sul sistema universitario italiano dopo la riforma didattica a seguito del DM 509/99, è stata una generale semplificazione dei percorsi di laurea. Lo scopo della riforma era anche l’ottimizzazione delle risorse delle università e la maggior integrazione dei diversi cicli didattici all’interno dello spazio europeo della formazione, obiettivi che però stentano a verificarsi.
L’unico punto di forza del sistema universitario italiano è rappresentato da quelle Università che producono le eccellenze, cioè cercano di evitare di riprodurre all’infinito dovunque le stesse specializzazioni che rappresentano di fatto le maggiori difficoltà per l’orientamento studentesco.

SD: Francesco Dal Co nel suo editoriale sul numero 737 (ottobre 2005) di Casabella In Italia ci sono ventitré facoltà di architettura. Prossima tappa i Corsi di Laurea di quartiere?, accusava il sistema universitario di un dispendio di energia "intellettuale" a favore di "insegnanti privi di ruolo" esclusi dal mondo del lavoro e accolti dalle stesse università in cui si sono formate. Nella tua ricerca hai riscontrato questo decadimento degl'insegnanti?

SN: Per diventare professori universitari di II fascia (associato non confermato) occorre una valutazione comparativa di titoli pubblicati, integrata dalla discussione degli stessi titoli e da una lezione cattedratica di fronte a una commissione nazionale di cinque componenti (tre professori ordinari e due associati confermati, uno dei quali è indicato tuttavia come "membro nominato" dalla Facoltà che ha bandito il posto dopo aver avuto la garanzia della copertura stipendiale da parte del Senato Accademico e del Consiglio d'Amministrazione di un Ateneo). All'atto della chiamata in ruolo da parte delle Facoltà universitarie (qualora vi siano più idonei nello stesso concorso, spetta al Consiglio di Facoltà stabilire chi debba essere reclutato, tra gli idonei), s'assume per un triennio il titolo di professore associato (non confermato). Dopo un triennio di servizio in qualità di associato non confermato, si procede alla conferma in ruolo da parte di una commissione nazionale di tre professori (due ordinari, un associato), che esamina l'attività di ricerca e di didattica svolte nel triennio di prova. A seguito sempre di valutazione comparativa dei titoli pubblicati, si può conseguire l'idoneità a professore di I fascia dopo giudizio favorevole della maggioranza di una commissione di cinque professori ordinari, uno dei quali designato come "membro nominato" dalla Facoltà che ha bandito il concorso pubblico). All'atto della chiamata in ruolo da parte delle Facoltà universitarie (qualora vi siano più idonei nello stesso concorso, è la facoltà che decide chi debba essere reclutato e, generalmente, viene reclutato il candidato interno), l'idoneo assume per un triennio il titolo di professore straordinario. A seguito poi di una valutazione dei titoli pubblicati e delle attività istituzionali svolte da parte di una commissione nazionale di tre professori ordinari, dopo un triennio il professore straordinario, qualora venga confermato in ruolo, consegue la qualifica di professore ordinario, massimo grado della docenza accademica.Alla base della piramide ci sono i ricercatori universitari. Si diventa ricercatore universitario a seguito di una valutazione comparativa bandita dalle singole facoltà universitarie ed espletata da una commissione di tre membri (un professore ordinario, uno associato e un ricercatore confermato) che sottopone il candidato a esami scritti e orali, e alla disamina delle eventuali pubblicazioni a stampa. A decorrere poi dal terzo anno dalla presa di servizio, il ricercatore universitario può ottenere la conferma in ruolo da una commissione nazionale di tre membri. Attualmente il ruolo di assistente ordinario è assimilato a quello di ricercatore.Questa è la trafila per diventare docenti universitari e non mi sembra una gavetta così facile ed immediata; il consiglio per gli studenti è di verificare il ruolo del proprio docente di corso e quindi la sua qualità in base al percorso che occorre seguire per poter insegnare. Indubbiamente questo può essere un parametro per valutare l’eccellenza di una Università che non può fornire tutors che siano poco più grandi degli allievi, in termini di età naturalmente.

SD: Franco Purini, anche nel suo recente libro La misura italiana dell'architettura, ribadisce che in Italia c'è un numero eccessivo di laureati che congestionano il mondo del lavoro e della ricerca. Ci sono delle strade alternative per un'università di qualità e non di quantità?

SN: Dato per scontato che l’università di massa è un fatto naturale e corrisponde ad un innalzamento dei livelli medi di studio, all’allungamento della vita, alle maggiori possibilità economiche della popolazione e alla volontà di promozione sociale e professionale, il vero nodo dell’istruzione universitaria è la qualità media del sistema e del suo prodotto formativo. La situazione attuale dell’Università non consente di fornire adeguati strumenti di studio ad un numero illimitato di studenti e talvolta coloro che si iscrivono non sono in possesso dei requisiti adeguati a fornire un successo formativo. Il problema nasce dalla necessità di limitare gli accessi alle facoltà italiane e dall’affrontare il problema del numero chiuso richiesto dalla comunità europea ma inconciliabile con la Costituzione Italiana che sancisce il diritto per ogni cittadino di raggiungere i livelli più elevati di studio. Occorre quindi agire sull’orientamento e sulla formazione costante e non limitata al periodo universitario, come accade nel resto del mondo. In questo modo si potrebbe riequilibrare un’offerta che non prescinde mai dal mondo del lavoro, ma che continuamente dialoga con lui per mantenere e garantire un continuo livello di aggiornamento metodologico e didattico.

SD: Davide Del Giudice giovane architetto, in una mia intervista Blog, afferma: «Vorrei anche sfatare il luogo comune della facoltà di architettura italiana che non prepara lo studente. La facoltà da gli strumenti per capire come organizzarsi una volta raggiunto il mondo del lavoro; certo facciamo una fatica immensa, ma a questo ci si abitua». Tutte le università italiane riescono a dare gli strumenti di base al neo architetto?

SN: Dal VII rapporto del CNVSU si notano un numero eccessivo di abbandoni, la frammentazione dei percorsi, la scarsa o nulla internazionalità e deboli raccordi con il mercato del lavoro. Questi dati dimostrano come è difficile arrivare alla fine del percorso universitario per storture interne al sistema ma non tolgono l’ineludibile verità che sia necessario fare fatica e avere talento per diventare architetti. Dopodiché possiamo parlare di quali siano le Università che preparino meglio il neo architetto: quest’anno primeggia il Politecnico di Milano che torna in testa dopo aver ceduto la palma a Modena e Reggio oggi al terzo posto dietro Trieste. Ottime sono anche Architettura a Ferrara, il Politecnico di Torino e Roma Tre.

SD: Il maggiore studio al mondo di architettura è Gensler con 1216 professionisti, il quinto è Foster & Partners con 913 architetti, nessuno studio italiano è presente tra i primi 50 in Europa. Che lavoro svolge l'architetto in Italia e nel mondo?

SN: In parte la risposta si trova nel libro, dove indico quali siano attualmente alcuni sbocchi lavorativi per i neo laureati ma, se la domanda si riferisce espressamente all’architetto progettista la situazione in cui versa la cultura del progetto in Italia è abbastanza drammatica.
Il motivo dipende dal fatto che in Italia si privilegiano i progettisti stranieri che hanno avuto la possibilità di acquisire nei loro paesi - grazie alla realizzazione di grandi opere “di interesse sociale” - competenze tali da far privilegiare questi ai nostri architetti che si vedono ora sfuggire di mano analoghe “occasioni di lavoro”. Questa condizione di stallo che determina l'impiego sempre più massiccio di architetti stranieri nelle opere pubbliche e artistiche può essere poi spiegata con la presenza in Italia di un patrimonio storico massiccio che impone la salvaguardia nei confronti di “molte opere significative rimaste sulla carta”.


Intersezioni ---> SPECULAZIONE

Pubblicato sulla presS/Tletter


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