16 maggio 2009

0005 [BLOG READER] Homophilia e nuovi blog

di Salvatore D'Agostino 
«Dopo essere esploso per tremila anni con mezzi tecnologici frammentari e puramente meccanici, il mondo occidentale è ormai entrato in una fase di implosione. Nelle ere della meccanica, avevamo operato un'estensione del nostro corpo in senso spaziale. Oggi, dopo oltre un secolo d'impiego tecnologico dell'elettricità, abbiamo esteso il nostro stesso sistema nervoso centrale in un abbraccio globale che, almeno per quanto concerne il nostro pianeta, abolisce tanto il tempo quanto lo spazio. Ci stiamo rapidamente avvicinando alla fase finale dell'estensione dell'uomo: quella, cioè, in cui, attraverso la simulazione tecnologica, il processo creativo di conoscenza verrà collettivamente esteso all'intera società umana, proprio come, tramite i vari media abbiamo esteso i nostri sensi e i nostri nervi.» Marshall McLuhan 1
Giuseppe Granieri, esperto di cultura e comunicazione digitale e autore di un libro di recente pubblicazione Umanità accresciuta2, ama una slide del filosofo Derrick De Kerckhove dove raffigura un omino per ogni generazione: un centinaio di omini per la scrittura, una cinquantina per la stampa, due o tre per la televisione. Per Granieri oggi stiamo assistendo a un'inversione di tendenza, vi sono più media all'interno della stessa generazione: 
«Noi stessi stiamo descrivendo in corsa un mutamento.»3
L'attenzione maggiore è riversata nei confronti dei nativi digitali, la generazione che sarà educata integralmente dal Web.
«[...] ora emerge che la crescita degli accessi alla rete, come si è visto a suo tempo per la tv, è positivamente correlata con la crescita della lettura anche di opere letterarie. Secondo l'ultimo rapporto del National endowment for the arts (Economist del 15 gennaio 2009), negli Stati Uniti tra il 2002 e il 2008 i lettori di letteratura sono significativamente cresciuti dal 42 a oltre il 50 per cento. Se leggere la Recherche e Guerra e pace aiuta l'intelligenza, ora Proust e Tolstoj hanno un alleato nella rete.» Tullio De Mauro4
Il linguista individua nei nuovi media una maggiore espansione culturale.

Quest'opportunità ci può migliorare?


Il blogger Ethan Zuckerman si pone una domanda, dopo aver costatato un suo atteggiamento sbagliato dell'uso dei media: «La mia teoria, invece, è molto meno persuasiva ed elegante e può essere riassunta nell'aforisma:

«"L'homophily ci rende stupidi". Parlando solo con persone che la pensano come noi rischiamo di non cogliere sviluppi, cambiamenti e opportunità importanti. Io stesso sono stato vittima di questa trappola: nel 2004 sono rimasto così sconcertato dai risultati delle elezioni presidenziali che ho invitato qualche repubblicano a bere una birra con me per spiegarmi le sue idee (solo uno ha accettato. Grazie,Ian). Se il concetto di homophily ci confonde le idee sulla politica del nostro stesso paese, immaginate quanto potrebbero essere sbagliate le nostre idee sull'Egitto, sul Pakistan o sulle Figi!»5
Homophilia è la tendenza degli uomini di scegliere amici e idee simili alle proprie esigenze. Quest'atteggiamento porta a rifiutare il piacere della scoperta verso mondi distanti dal proprio. Un uso homophiliaco del Web ci può indurre all'autocompiacimento, evitando di leggere la complessità dei mutamenti sociali attualmente in corso/a. L'Homophilia porta a escludere, anche se il Web è per sua natura inclusivo.

Wilfing Architettura dedica questo post ai nuovi blogger ponendo ai lettori una domanda : le vostre abitudini sul Web sono homophiliaci?


Prima, una piccola parentesi perché non possiamo trascurare il dolore degli abruzzesi, v'invito a vedere un post dedicato a questa tragedia: 
“nonostante tutto è Pasqua” - video di Ferzan Ozpetek | Na3 ---> 12 Aprile 2009

A tutti i neo blogger ho posto questa domanda: Perché hai aperto un blog?


Eccovi le risposte in ordine cronologico:

Architettura radicale | Architettura radicale 15 maggio 2009

1963-1973 protagonisti, racconti, mappe, manifesti, sfide, sconfitte, testi, architetture di un decennio vitale e controverso. Semplici appunti condivisi a cura di Emanuele Piccardo:


Emanuele Piccardo: In realtà è lo strumento più semplice e veloce per diffondere un pensiero, nel caso di architetturaradicale.blogspot.com l'idea nasce dal costituire un archivio in rete sull'architettura radicale che raccolga i materiali che riguardano l'architettura radicale (testi, video,performances , installazioni, mappe) realizzate dai protagonisti attivi dal 1963 al 1973. Per ora il campo di indagine è quello italiano, frutto della mia ricerca iniziata nel 2005 e terminata nel 2008 (di prossima uscita undvd, entro settembre 2009) quando ho realizzato interviste video a: Andrea Branzi/archizoom, Lapo Binazzi/UFO, Cristiano Toraldo di Francia/Superstudio, Dario e Lucia Bartolini/archizoom, Alberto Breschi/Zzigguratt, Carlo Caldini/9999, Pietro Derossi/Gruppo Strum, Gianni Pettena, Ugo La Pietra, Bruno Orlandoni, Brunetto De Batté.


Wittgenstein: architettura e giochi linguistici | Architettura = Ingegneria = Arte ---> 29 aprile 2009

Trovo sempre inutili i discorsi generazionali specialmente sulla presunta 'stupidità' delle nuove generazioni. Matteo Seraceni non è un'eccezione e fa parte di quel gruppo cospicuo che eccelle tra i banali di ogni generazione. Questo suo lungo articolo dimostra la sua acutezza. Un’architettura che consideri il linguaggio come viaggio, un’architettura dal linguaggio nomade.


«Gli uomini non hanno mai abitato il mondo, ma sempre la descrizione che di volta in volta la religione, la filosofia, la scienza hanno dato del mondo.» Umberto Galimberti6:
Matteo Seraceni: Mi cogli di sorpresa.
Non credo che il blog sia chissà cosa...quello che mi ha spinto ad aprire arching è la mia cocciutaggine penso; ti faccio due esempi per farti capire come sono fatto.

Cinque anni fa ho preso in affitto il mio attuale appartamento e c'erano degli spazi configurati molto male; non potendo abbattere le pareti non riuscivo ad infilarci alcun mobile "preconfezionato". Così sono andato al Castorama, ho acquistato delle assi di legno, un seghetto alternativo, viti, chiodi, ecc.. e mi sono fatto i mobili da solo (ovviamente, da buon ingegnere :) prima sono stati disegnati a CAD, quindi scomposti nei vari pezzi e quotati). Ovviamente non sono capolavori, ma superano sicuramente il truciolato IKEA e, soprattutto, sono su misura per la mia casa (e per Orazio).

Ancora, quando studiavo all'università, per l'esame di Tecnica delle Costruzioni il professore (ovviamente) ci aveva consigliato l'acquisto delle sue dispense; purtroppo queste non erano fatte benissimo. Così mi sono rintanato in biblioteca e, fra Belluzzi, Pozzati ed altri simpaticoni, mi sono riscritto da solo gli argomenti e poi ho studiato su quelli.

Insomma, quello che voglio dire è che ho cercato di creare col mio blog quello che avrei voluto già trovare sulla rete (e che, ovviamente, non sono mai riuscito a trovare); il mio scopo è quello di riuscire a ricollegare i campi dell'ingegneria, dell'architettura e dell'arte, che spesso sono considerati "stagni". 
Ma non è uno slogan il mio: sono fermamente contrario alla parcellizzazione del sapere e credo che una buona architettura debba fondarsi su valori artistici e tecnici, anziché essere sempre più autoreferenziale.
Sono contro quei professionisti che prendono il proprio mestiere alla leggera e, per ignoranza o convenienza, fanno architettura in modo pessimo. 
Io per primo tento costantemente di tenermi aggiornato, e penso proprio che il blog possa essere un buon strumento di condivisione (e scontro, perché no) di idee.

Maddalena | Arturo e l'architettura ---> 24 aprile 2009

Arturo La Pietra si è deciso - forse si è ostinato - a spiegare l'architettura a sua zia la quale crede che tutte le cose abbiano un'utilità e non un senso estetico. Ci riuscirà?:


Arturo La Pietra: Ho da poco aperto un blog (che già trascuro), mi pare, sostanzialmente con un'unica, semplice intenzione: cercare di parlare di architettura come del pane e del salame. Non che non mi piacciano la teoria e la critica (ce n'è poca in giro!), ma è sempre stata una fissazione, anche se non mi sembra di riuscirci e, confesso, non so nemmeno se sia giusto o possibile: l'architettura è una disciplina complessa, che probabilmente non ammette semplificazioni e/o riduzioni, altrimenti qualcuno ci avrebbe pensato prima di me.

In ogni caso ci sono una serie di (confuse) motivazioni con le quali giustifico la mia (disperata) intenzione e che ho proiettato su mia zia, la Vera Destinataria del blog.
Le piace la condo-villa che hanno costruito di fronte a casa sua: una palazzina blu corallo impreziosita da cornici neoclassiche in polistirolo intonacato.

Mi viene l'orticaria.
Sia chiaro, mia zia è una donna che ha studiato, sa vestirsi con un'eleganza suprema e, talvolta, sa anche, pazientemente, discutere di motori o persino di calcio con suo fratello-mio-padre, ma di architettura esistono solo le chiese nelle gite parrocchiali.

Attribuisco la responsabilità di questo paradosso ai suoi coetanei, quei miei professori in un'università chiusa in se stessa, tanto idealista quanto corrotta. Quei baroni sessantottini che pur di non accettare compromessi (!) si sono ritirati sull'olimpo accademico, parlando solo a se stessi: e infatti mia zia è rimasta zitella.


Dal Corriere Fiorentino di mercoledì 15/04/2009 | Firmiamo la lettera ---> 16 aprile 2009

Vi ricordate del caso Casamonti?

In seguito a questo evento, un gruppo di architetti toscani ha aperto un blog Firmiamo la lettera
ecco uno stralcio:
«Dobbiamo ammettere che oggi l’architettura è assente dal dibattito civile e politico: è mancata un’attività di formazione e dialogo rivolta alla cittadinanza, finalizzata alla reale percezione dell'architettura e del lavoro dei suoi addetti come valore per sé stesso e per la collettività.»
La lettera è stata firmata da 62 professionisti. I firmatari hanno chiesto e ottenuto un incontro istituzionale con il Presidente della Regione Riccardo Nencini, concordando l'apertura di un laboratorio che approfondirà i temi dello sviluppo della città e l'architettura. Dal blog alla società civile:

Firmiamo la lettera risponde Guido Incerti
: Perché ci serviva un mezzo più generale per tenere un contatto tra tutti i sottoscrittori che non fossero le mail e poi perché abbiamo deciso di cercare di allargare le sottoscrizioni.

Adesso, vedendo come si sta evolvendo, c'è chi ci chiede di togliere la firma, dato che siamo andati oltre le intenzioni e invece, per contro arrivano altre sottoscrizioni.
Abbiamo già avuto delle "polemiche" con l'ordine e dei riscontri politici, tra l'altro previsti per legge.

Il blog ci serve come documentazione aperta. I commenti al momento li facciamo generalmente tra persone del gruppo"promotore". Commenti di altri ne stiamo aspettando, ma non ne arrivano.

Anche perché stiamo cercando di portare avanti un progetto con la massima trasparenza.

Siamo sempre in progress e cerchiamo di capire dove andare, l'intento è fare conoscere delle idee e magari cominciare un dibattito aperto non solo agli architetti, dato che noi architetti, credo, non abbiamo la minima percezione di cosa pensino le persone di noi e del nostro lavoro, non lo sanno le pubbliche amministrazioni e spesso nemmeno gli architetti, vedi gli ordini professionali (fare l'Architettura intendo non l'edilizia).

Purtroppo, non si riesce a comunicare con le persone, meglio a divulgare l'architettura rendendola comprensibile. Magari partendo dalla scuola. E dalle signore che vanno al mercato il sabato mattina.

Sparirebbe un certo tipo di edilizia. Ma questo sottintende un ribaltamento del pensiero. E un po’ di fatica che tanti non vogliono fare. Forse.

In più è un ulteriore segno che un po’ ovunque mi sembra ci sono delle pentole a pressione un po’ stanche di parole, vecchi saloni e vecchie lobby e che vorrebbero fatti concreti e piccoli, giusti e mirati, segni (e con i piccoli segni che si educa, le lettere son piccole parole che a conoscerne il significato ed a combinarle bene insieme danno la poesia e la Divina Commedia, il bisturi e il filo da sutura se ben usati possono fare grandi operazioni..che metafore eh!!??). Scusa lo sfogo.


L'architettura della Rivoluzione | La capanna in paradiso ---> 8 aprile 2009

Enrico Bardellini autore del blog La Capanna in Paradiso studia la bellezza dell'archetipo, del grado zero dell'architettura, ciò che ha generato i modelli architettonici. Ha un lessico classico, evita con intelligenza le contrapposizioni con i linguaggi contemporanei e racconta attraverso le sue letture tradizionali, un’architettura dal gusto antico:


Enrico Bardellini
: Non riesco a dare una risposta secca, perché ho in realtà diversi motivi... devo mettere un po' di ordine nelle idee ... vedo comunque il blog come una specie di diario giornaliero per fissare alcune considerazioni che medito da anni, ma che raramente ho messo per iscritto, direi che per il momento lo considero un progetto aperto, una via di mezzo tra una conferenza o una lezione (il mio mestiere) e un articolo o un libro (che ho sempre evitato di scrivere sia per la mia poca attitudine sia perché ho sempre preferito il contatto diretto con le persone). Il blog forse unisce queste due cose. Penso di fare un uso del blog non esclusivo, ma cercando collaboratori esperti anche in discipline diverse. Vedremo cosa ne uscirà ...


Bisogna dare i voti alle Amministrazioni che bandiscono gare e concorsi | Amate l'architettura ---> 3 aprile 2009

Amate l'architettura, riprende la lezione di Giò Ponti. Interessante il suo parallelismo, perché il libro al quale il blog si è ispirato - uscito nel 1957 - non è altro che un protoblog. Giò Ponti l'aveva pensato come degli appunti da condividere. Sia chiaro un libro, non offre l'interazione attraverso i commenti, ma amo pensare a delle lettere private. Scritto:

«non per dettare legge, se mai per eccitare alla contraddizione: perché un libro è un colloquio, non un soliloquio: solo nella follia parliamo da soli» Giò Ponti 7:
Amate l'architettura: ci sarebbe da parlare per ore, ma volendo essere telegrafico, il blog oggi è fondamentale per comunicare, è uno strumento indispensabile per farsi conoscere oltre ad essere uno strumento di grande democrazia dove ognuno può esprimere le proprie idee. Per noi comunque rappresenta un mezzo per raggiungere i nostri fini, per altri è fine a se stesso.
Cercheremo di usarlo nel miglior modo possibile.

UNIVERSITÀ - un'altra occasione persa | Sardarch ---> 27 marzo 2009
Nicolò Fenu e Matteo Lecis Cocco-Ortu, circa un anno fa, hanno aperto un blog. La sua latenza è durata per tutto il 2008 e solo nel 2009 gli articoli diventano più frequenti. Credono che attraverso la diffusione e la condivisione delle conoscenze, si possa istaurare un dialogo produttivo e sinergico. Un dialogo aperto e non esclusivo:


Nicolò Fenu e Matteo Lecis Cocco-Ortu: Lo scopo primario del blog è creare discussione attorno all'architettura, con una luce particolare verso quello che sono le problematiche della Sardegna.
Da qui il nome Sardarch.

Un dibattito che vada al di la degli ambienti accademici e che soprattutto coinvolga gli architetti, ingegneri, giovani studenti, ma anche persone semplicemente appassionate.

Abbiamo scelto il blog come strumento di comunicazione, poiché crediamo che sia una piattaforma eccezionale, che ti aiuta in un modo immediato a creare una architectural virtual community.
La comunicazione e l'informazione si stanno spostando completamente verso la rete e perciò un blog è il modo migliore, attualmente, dove parlare di architettura.


Povero vecchio futuro | Il nido e la tela di ragno ---> 19 marzo 2009

Questo blog è un po' datato ma il numero di post lo rende fresco. L'autrice Rossella Ferorelli, dopo la lettura del libro di Nicola Emery L'architettura difficile8. Filosofia del costruire ha deciso che, per capire il nostro tempo, non si può commettere l'errore di leggerlo attraverso griglie semplificative, ma occorre affrontare il tema principale, nonché la sua latente bellezza: la complessità. Ecco perché ha aperto il suo blog:


Rossella Ferorelli
: La motivazione è espressa in modo alquanto acerbo nella pagina "Di che si tratta".

Tuttavia, poiché dal giorno dell'apertura del blog ad oggi l'idea si è delineata meglio nel mio cervello (e solo lì, data l'ancora scarsa quantità di post che mi è riuscito di produrre finora!), vedrò di dartene un'illustrazione più esaustiva.

Fondamentalmente, avverto come colonna sonora del nostro tempo un rumore di fondo estremamente confuso e, in generale, soffro nel constatare come imprendibile a tutto, a tutti, com'è il tutto (per dirla con Zanzotto) sia la realtà, la nostra epoca.
E allora, per quel che mi compete o presto competerà, mi sono messa in testa di indagare come si evolve il mondo; e poiché non sono certamente in grado di delineare scenari per mio solo, modestissimo conto, il mio desiderio principale è - come probabilmente avrai sentito anche da parte di altri - creare una rete di blog/blogger e siti che parlino di architettura in maniera non banale e, quel che più conta, avendo in testa una visione più o meno precisa (o quantomeno decisa) di come sarà il futuro. Io, per me, sto lentamente mettendo insieme la mia.

Da qui lo stesso titolo del blog. Il nido è l'allegoria prima dell'architettura; la tela di ragno è questa rete; entrambe le metafore sono in chiave "naturale" perché credo in una sorta di neo-organicismo (tecnologico) che è ancora tutto da scrivere. Da scrivere soprattutto teoricamente, ci tengo a sottolineare. Perché sono tra quei pochi che ritengono che per ogni buona pratica ci voglia una buona teoria collettiva-connettiva. Perché nella mia mitologia personale c'è ancora il Bauhaus come iniziatore della modernità, su un gradino ben più alto dei vari Le Corbusier e Wright. Giusto per dare un'idea.

Ma conosco Wilfing Architettura, ovviamente. E mi onora l'invito a parlare del mio progetto, quale che sia l'uso che vorrai fare di queste notizie, perché ritengo davvero di grande valore il lavoro che fai. Io ho molta fiducia nello strumento blog. È datato, probabilmente, e probabilmente non se ne fa l'uso corretto, come dici. Eppure non posso che pensare che al suo interno si possa scrivere (sic) la contemporaneità, perché un paio di volte mi ha dato la possibilità di fare incontri che hanno davvero cambiato il mio modo di vedere le cose e regalato orizzonti assai più ampi di quelli illustratimi dall'università.

Il tuo post del 5 aprile mi fa venire una gran fame di leggere cos'altro riuscirai a mettere insieme con le risposte a queste domande.


Ricercatori di verità | ARCH'IT ---> 20 novembre 2008

No, non ho sbagliato, mi piaceva presentarvi Ugo Rosa con questo suo articolo, forse di rottura con la sua fase critica, perché ha deciso di aprire un blog Fiori di zucca dedicandosi ad altro:

«Non si occuperà di architettura (abbiamo già dato…) ma di quello che succede nel paese dei papi.»:
Ugo Rosa: …e perché no?

14 maggio 2009
Intersezioni --->BLOG READER
________________________
Note:
1Marshall McLuhan, Gli strumenti del comunicare, EST, Milano, 1997, p. 9
2Giuseppe Granieri, Umanità accresciuta, Laterza, Bari, 2009. Link
3Programma radio tre, Fahrenheit, 'Il web: apocalittici e integrati', 6 maggio 2009 Link
4Tullio De Mauro, La rete ridisegna la scuola, Internazionale, n. 791, 16 aprile 2009 Link
5Ethan Zuckerman, Homophily, serendipity, xenophilia, Blog dell'autore, 25 aprile 2008 Link. Tradotto in italiano Link
6Umberto Galimberti, Parole nomadi, Feltrinelli, 2006, p. 9
7Giò Ponti, Amate l'architettura, Vitali e Ghianda, Genova, 1957
8Nicola Emery, L'architettura difficile. Filosofia del costruire, Marinotti, 2007

23 commenti:

  1. Mi sento chiamato in causa perché con facebook, peggio del web, sono diventato homophiliaco, cerco e divento amico di persone che la pensano come me, anche se spero di diventare a breve serendipitiaco perché spero di scoprire cose nuove e impreviste pur cercandone altre.
    Ma il senso è evidente chi meglio di questo articolo, dove tutti la pensano più o meno uguale e sono e rappresentano un caso della sociologia dei media. Attenzione che a con-frontarci in ambiti definiti si rischia di diventare hemophiliaci, mi scuso della battuta infelice.
    Marco Rinaldi

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  2. Bhè, vedo che come al solito abbiamo parecchi "preferiti" in comune! Sull'Homophilia, in Italia è una malattia molto presente, e lo dimostrano i vari dialoghi tra sordi che si vedono nella vita quotidiana. È la mentalità da circolo di partito, in cui i comunisti ed i fascisti rifiutavano di parlare l'un l'altro. Non molto costruttivo come dialogo. Eppure è difficile uscirne: io non riesco a parlare di politica con un berluskin o con un democristiano, così come difficilmente trovo costruttivo il dialogo con un architetto diffuso che si ostina acriticamente a criticare le opere di maggiore spessore, perché ogni motivazione ricade nel banalismo: le parole che usiamo per noi hanno diversi significati. Le parole invece hanno significati univoci in base al contesto, come dire, linguaggio razionale, o comportamento razionale. Purtroppo siamo stati derubati dalle parole. Non che ci sia un colpevole unico, ma per ricordare Nanni Moretti, che schiaffeggiando una giornalista, urlava: LE PAROLE SONO IMPORTANTI!
    A presto, ciao!
    PS: De Kerckhove non è un filosofo! L'ultima volta che lo ho detto Perniola mi voleva mangiare!

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  3. Ora, io non conosco Zuckerman, ma non credo abbia compreso le vere ragioni di un blog: il fatto che si possa commentare un articolo è sintomatico dell'apertura dello stesso a qualsiasi tipo di opinione o contrasto.
    Personalmente, la maggior parte dei commenti che invio sono per dissentire sulle argomentazioni proposte dai vari post...
    Poi il fatto che un appassionato di architettura dell'800 si colleghi di preferenza a siti che parlano di architettura dell'800 mi sembra abbastanza ovvio: se così non fosse non esisterebbero nelle edicole così tante riviste specializzate.

    Piuttosto che l'homophilia a me spaventa l'ignoranza: purtroppo mi rendo conto che spesso parlare con le persone è frustrante, perchè la maggior parte ignora i problemi fondamentali della professione e non ha la benchè minima idea di cosa significhi costruire.
    Penso che per combattere il pericolo insito nell'homophilia basterebbe avere un minimo senso critico ed una sana distaccata prospettiva verso il proprio lavoro.
    La disciplina più dura è quella della critica continua verso se stessi e la capacità di comprendere le motivazioni di coloro che non condividono le nostre idee.

    A presto

    Matteo Seraceni

    P.S.: non so quanto gli americani si interessino di politica, ma se si incominciano a leggere fonti di stampa indipendenti (vedi notizie dirette Reuters o giornali come Internazionale) si possono capire molte cose; io, pur non amando Berlusconi, capisco benissimo ad esempio le ragioni della sua popolarità e comprendo molto bene le ragioni delle sue vittorie elettorali.

    P.P.S.: grazie mille per i complimenti.

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  4. --->Marco,
    hai ragione Facebook è homopheliaco. Direi di più, la sua struttura di ‘accredito amici’ è profondamente homephelica. Avevo anche la sensazione che fosse prevalentemente di sinistra (confermo su di me stesso la teoria di Ethan Zuckerman) ma digitando ‘Silvio Berlusconi’ mi sono accorto che i sostenitori sono 127.490 e i detrattori 114.161. Un risultato che sembra rispecchiare la situazione politica italiana.
    Non sono d’accordo invece con te, nel dire che gli interlocutori di quest’articolo la pensino tutti allo stesso modo.
    Perché credo che passi una profonda differenza tra il neo ingegnere Matteo Seraceni e l’architetto/fotografo/video maker/giornalista Emanuele Piccardo o la visione dell’architettura: ‘contemporanea’ del gruppo Amate l’architettura e ‘tradizionale’ di Enrico Bardellini.
    Sono dell’avviso che anche tra i blogger ci sia la stessa brutta abitudine delle riviste patinate, l’esposizione della merce (o idee condivise) e non l’approfondimento sul tema principale dell’architettura in Italia: ‘l’inciviltà dell’edilizia’ e l’assenza di un dibattito critico maturo. I blogger non riescono a pungolare la critica ufficiale ormai addomesticata dai ‘benefit’. In Inghilterra e soprattutto negli USA i blogger stanno cambiando l’informazione ufficiale, quest’ultima sempre di più impegnata ad accreditarsi le migliori firme per non perdere credibilità nei confronti dei giornalisti non ufficiali o mainstream dei blog.
    A mio avviso, in Italia, anche i blogger sembrano utilizzare lo stesso linguaggio volgare e superficiale di molte testate politico/giornalistiche.
    Saluti,
    Salvatore D'Agostino

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  5. --->Peja,
    condivido il tuo pensiero, ma sono convinto che per resuscitare la buona architettura in Italia, occorra andare a parlare dentro le case dei ‘berluskin’, democristiani (parola che pensavo fosse desueta) e con l‘architetto diffuso (bella espressione, credo che sia un termine utilizzato fin dai nostri primi commenti) altrimenti rischiamo di parlarci addosso (il problema principale della fantomatica ‘opposizione’).
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    P.S.: Come definisce Derrick De Kerckhove, Mario Perniola?

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  6. ---> Matteo
    Ethan Zuckerman non parlava della struttura dei blog ma dei comportamenti personali.
    Riflettendo sulla fallibilità delle idee, se semplicemente condivise tra amanti dello stesso genere.
    Introduceva due parole serendipità e esterofilia. La prima ci apre alle scoperte, per non rimanere intrappolati nelle idee precostituite. La seconda aiuta a non essere banali, in un luogo come la rete, che è naturalmente ‘globale’.
    Non aggiungo altro alle tue considerazioni finali, senza voler essere homephiliaco, concordo.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  7. Ciao.
    Mi sono informato meglio su Zuckerman e devo ammettere che è un tipo interessante.
    Non solo è stato cofondatore di Tripod, ma ha lanciato un bel progetto di innovazione dei sistemi tecnologici per le popolazioni del terzo mondo (vedi http://en.wikipedia.org/wiki/Geekcorps).
    Il mio sogno sarebbe quello di fare più o meno la stessa cosa con i servizi di infrastrutture ingegneristiche (ma purtroppo non sono Gino Strada).

    Per sdrammatizzare sull' "homophilia" vorrei parafrasare una battuta di "Robin Hood: un uomo in calzamaglia" di Mel Brooks: "Sarete mica un pò ricchioni..?" :)

    A presto

    Matteo

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  8. Matteo,
    ho appena letto su Facebook questa nota di Vittorio Zambardino (giornalista e blogger di Repubblica ----> http://zambardino.blogautore.repubblica.it/): «riprende in mano i "vecchi" link per reimpostare Netmonitor e si sorprende di quanti blog abbiano smesso di scrivere da mesi.»
    Ecco la mia risposta a questa nota: «Si! FB sta letteralmente cambiando le abitudini dei naviganti. Il blog ormai è troppo ‘serio’ forse macchinoso e lento, comunque non più fenomeno mainstream. La semplicità di FB a essere anche un blog – attraverso le note – sta facendo morire i blog. Non credo che si possa invertire questa tendenza, mi sembra anacronistico. Ogni fenomeno Web nasce e muore, senza lasciare il tempo ai rimpianti.»
    Il problema è, che al contrario dei blog facebook - come ho già detto rispondendo a Marco - è strutturalmente homephiliaco.
    In Italia persone come Zuckerman sono letteralmente irrise, come lo è stato Mario Cucinella con il suo progetto di casa da 100mila euro pubblicato su ‘Wired Italia’.
    Siamo bloccati da una contrapposizione ‘oligarchica’ del potere, non ideologica che blocca tutte le nostre energie, compresa la tua.
    Parafrasando Veronica Laria: «Qualcuno ha scritto che tutto questo è a sostegno del divertimento dell'imperatore. Condivido […]»
    Una politica oligarchica usa l’homophilia per fare ‘gruppo’, ‘squadra’ ed essere ‘compatta’.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  9. ---> Wilfing,
    Arturo La Pietra risponde con un post sul suo blog "Homofilia vs Antropofilia"
    ecco il link ---> http://arturoelarchitettura.blogspot.com/2009/05/homofilia-vs-antropofilia.html

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  10. Forse è un effetto dell'homofilia il fatto che il mio post di pseudo-risposta venga segnalato non da me, ma da un anonimo.

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  11. ---> Arturo,
    riprendo la citazione di Umberto Galimberti fatta nel mio post: «Gli uomini non hanno mai abitato il mondo, ma sempre la descrizione che di volta in volta la religione, la filosofia, la scienza hanno dato del mondo.»
    Secondo il filosofo l’uomo abita le parole e il suo significato.
    Tutto ciò che noi ‘edifichiamo’, viene modellato dalla nostra idea dell’abitare o meglio dalla nostra idea mediata dalla descrizione del pensiero religioso, filosofico e scientifico.
    Il nostro ‘fare dimora/abitazione’ – edificare – è strettamente coniugato alla nostra filosofia.
    I software usano inserire dei numeri in progressione, per indicare l’evoluzione del proprio sistema.
    Explorer 8, Autocad 2010, Rhinoceros 4.0 i numeri indicano che gli algoritmi su cui era basato il programma in precedenza sono cambiati o aggiornati. Il pensiero elettronico si è evoluto.
    L’uomo da secoli evolve, cambia aspetto, stile, pensiero e aggiorna il proprio linguaggio.
    Il linguista Edoardo Lombardi Vallauro analizza questi mutamenti senza i pregiudizi da ‘Accademia della Crusca’ osservando che non esiste contaminazione nel linguaggio ma evoluzione (ovvio anche lui non accetta l’abuso chic dei termini in inglese). Computer è una parola ormai italiana e italianizzata anche nella pronuncia (traslitterato Ita:compiuter – Igl:compiutar). Utilizzare la parola ‘calcolatore elettronico’ è anacronistico.
    Wilfing è un acronimo intraducibile in italiano e sarebbe da sciocchi farlo.
    Nel mio titolo infatti ho coniugato l’acronimo Wilfing con Architettura e non architecture. Il titolo e il blog parlano italiano.
    In quest’articolo ho utilizzato la parola homophilia invece di homophily (inglese) facendo mia la trasposizione dal latino fatta da Antonio Sofi (vedi: L’homophilia ci rende stupidi. Ammesso non lo fossimo già. http://www.webgol.it/2008/08/02/lhomophilia-ci-rende-stupidi-ammesso-non-lo-fossimo-gia/)
    Per non equivocarlo con la parola omofilia.
    Concordo con la tua visione non homophiliaca, ma antropofiliaca rimanda allo spirito evolutivo e non al moralistico adattarsi ai luoghi, poiché questi ultimi si trasformano ogni giorno.
    Una mutazione che la tecnologia numera e che l’uomo ridisegna quotidianamente.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  12. è il paradosso del web: iperconnettivo ma, a quanto pare, homophilo al cubo. eh sì che leggere le proprie opinioni è un po' noioso, o no? mah, forse è come il giornale... uno compra quello che vuol sentirsi dire. quindi alla fin fine ogni mezzo di comunicazione ha il vizio di fondo che deve avere un target sennò non vende. però il giornale uno lo compra mica lo commenta...
    e così vi sono blog dove tutti i commenti sono a senso unico, se uno va contro o se il blogger scrive post che non soddisfano il target: apriti cielo! l'è diventà eterosessual!!! (me ne sono reso conto proprio qualche settimana fa quando archiwatch ha osato non-criticare il cubo di fuksas, mammasanta... i suoi lettori sono andati in tilt :-)

    robert

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  13. Robert,
    l’homophilia è un’attitudine intrinseca dell’uomo.
    Il Web sta cambiando questo nostro limite, almeno spero.
    Le nostre ricerche sempre più spesso s’imbattano su opinioni diverse, il problema resta nella qualità dei contenuti proposti.
    I blog di architettura spesso sono homophiliaci e poco propositivi.
    Mancano di contenuti critici e di argomenti originali.
    La maggioranza fa eco alla cronaca più spicciola.
    Bloccata su una critica primitiva sul tema chiamato ‘archistar’, come più volte ho detto un sostantivo che include tutto e il suo contrario, e non s’interroga sui problemi più seri una cultura misoneista o delinquenziale.
    A proposito della conversione di Giorgio Muratore trovo questa sua considerazione più interessante: «Un’altra voce “assolutamente” contraria, …
    molte delle motivazioni addotte, francamente, mi sfuggono …
    forse … perché, personalmente, …
    non ho la più pallida idea di che cosa si intenda, oggi,
    per … chiesa … “cattolica” …
    e, anche, tutto sommato per … “architettura” … » http://www.archiwatch.it/2009/05/15/un-parere-assolutamente-negativo.html#comments
    Alessandro Baricco conclude il suo libro ‘I barbari’ con lo stesso dubbio del professore, molti critici del Web come Granieri, Sofi, Mantellini, Zambardino, Metitieri (ahimè scomparso di recente) per citare gli italiani sanno che tutto ciò che avviene nella rete non può essere spiegato nella sua interezza, la mutazione che stiamo vivendo implica la conoscenza di una nuova grammatica che spesso è scritta in progress.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  14. http://www.amatelarchitettura.com/26 maggio 2009 16:24

    Complimenti a Salvatore D'Agostino per aver fatto questo bellissimo lavoro sui blog, mi ha fatto scoprire un'altro gruppo simile al nostro, quello fiorentino di firmiamo la lettera, credo che ciò che accomuna in maniera diversa i vari blog presentati è l'amore per l'architettura, quindi:
    amate l'architettura !!

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  15. ---> Amate l’architettura,
    grazie a voi.
    Credo che sia scontato fare un’indagine tra i blogger presenti se amino o meno l’architettura.
    Sono contento che attraverso il mio articolo si possa ampliare il nostro panorama/blogger ‘architettonico’, perché credo che tra gli architetti ci sia troppo timore verso la divulgazione delle idee. Si preferisce l’infantile presunzione dell’idea ‘manifesto’. Occorre più coesione ma non in senso homophiliaco. Occorre far prevalere concretamente l’architettura sulla becera ‘edilizia’ e per far questo bisogna trovare strumenti più consoni.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  16. Bhè, mp dice esplicitamente che si tratta di un "comunicatore", e non di un filosofo, ed ha senza dubbio ragione in questo, dato che la riflessione filosofica gli è estranea, basandosi più su riflessioni riguardanti la sociologia ed i cultural studies (le così dette scienze molli). Leggendo contro la comunicazione, che è un libro veramente incredibile per semplicità di lettura e per lucidità di discussione, ci si rende conto quanto sia effettivo il pericolo di una generazione di filosofi dell'ultim'ora. Non anticipo niente, e ti lascio la curiosità, così sono sicuro che lo rimedi il testo. Ad ogni modo, non posso dire personalmente di non stimare dk per alcuni dei suoi testi, anche se troppo suo materiale non ha una grande rilevanza...

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  17. Riemergendo dal magma della convalescenza post-TecnicaDelleCostruzioni, mi dedico finalmente un poco al commento che ti avevo promesso.

    Sull'homophilia, dunque.
    Per prima cosa, poiché sono convinta che, in assoluta generalità, qualsiasi discorso è un discorso autobiografico (nessuno è in grado di prescindere dalla propria storia, quindi è un azzardo anche solo provarvisi), ti dirò come funziona per me.
    In sostanza, credo che la mia storia di blogger "adulto" sia ancora troppo breve perché io possa davvero essere affetta da homophilia. L'homophilia è infatti, a mio parere, un sintomo di stanchezza che si presenta a margine dello sclerotizzarsi di una qualche situazione già da tempo cronica. In altre parole, corrisponde praticamente ad una fase discendente di una ricerca ormai agli sgoccioli, che non ha più bisogno/voglia del confronto duro (quello coi detrattori) perché la tesi è stata frattanto ampiamente dimostrata.
    Per quanto mi riguarda dunque, non credo che si possa parlare di homophilia perché la mia difficoltà è ancora proprio quella di trovare persone sulla mia stessa lunghezza d'onda nella vita di ogni giorno. Che io le cerchi (di conseguenza, online) è ovvio, ma credo anche che sia lecito: la spinta a cercare di comprendere il grado nel quale si è parte dello Zeitgeist non è deprecabile, a mio parere.
    Insomma, io la vedo ancora dalla parte del bicchiere mezzo pieno: voglio parlare con persone che abbiano idee confrontabili con le mie per cercare altre facce della stessa medaglia.
    Ma, attenzione: idee confrontabili non significa le stesse idee. Tutt'al contrario, se trovassi un blogger che la pensa esattamente come me probabilmente chiuderei Il nido.
    Ecco perché Peja è tra i miei preferiti ormai da tempo, per dirne una: perché ha una visione delle cose affine alla mia, ed al contempo probabilmente quasi opposta. Il massimo dell'eccitamento intellettuale per me.

    Infine, Facebook. Ecco, quello sì che è homophiliaco: direi strutturalmente homophiliaco. Perchè, per dirne una, sulla home mostra solo le novità delle persone con le quali interagisci di più. E similmente funziona Google (che sta facendo di tutto per comprarlo).

    E se fossero proprio loro due il male da combattere?

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  18. ---> Emma,
    dal greco filosofo significa ‘amico sapiente’.
    Per il De mauro:
    filosofia: «Attività conoscitiva rivolta a interpretare i principi fondamentali della realtà e le condizioni di conoscenza ed esistenza umane.»;
    sociologia: «Scienza che studia i fenomeni sociali nei loro rapporti con le strutture concrete in cui si organizza una società.»
    Occupandosi della cultura Web a qualsiasi livello la filosofia ‘conoscenze’ e la sociologia ‘strutture’ s’intrecciano perdendo la propria aurea di ‘esattezza’. Poiché ciò che viviamo cambia (muta) ogni giorno.
    Il pensatore Web, spesso è più vicino al comunicatore che alla logica dell’amico sapiente perché spesso si ritrova a contraddire delle tesi che aveva considerato indissolubili.
    Ho usato l’aggettivo ‘indissolubile’ perché si avvicina alla visione ‘liquida’ di Zygmunt Bauman.
    La riflessione sul tema dell’homophilia nasce da questo paradosso il web aiuta la ‘società liquida’ [il consegnarsi totalmente dell’io al tu (ovvero di me all’altro).] o ci blocca sul nostro ego?
    Leggerò con gusto Mario Perniola ma non mi preoccuperò di non ascoltare Derrick de Kerckhove, poiché ho visto molti pensatori liquidare il pensiero diverso per propria onnipotenza.
    Ho un brutto vizio amo i pensatori ‘bislacchi’ come Richard Stallman.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  19. ---> Rossella, (1° parte)
    l’immagine immergersi nei libri è interessante, poiché essendo preWeb ci può aiutare a capire lo studio che facciamo nella rete, dove le metafore sembrano eliminare il concetto di profondità (immersione) infatti navighiamo, surfiamo e ci ritroviamo affetti da wilfing.
    Su questo tema ti riporto un botta e risposta di Baricco e Magris:

    Magris — Tu indaghi splendidamente lo stretto rapporto che c'era tra profondità, rifuggita dai barbari, e fatica, sublimata e cupa moralità del lavoro e del dovere, che spesso conduce a sacrificio e a violenza. Ma la profondità non è necessariamente legata alla falsa etica del sacrificio. Immergersi e reimmergersi in un testo — in un amore, in un'amicizia, anziché toccarli di sfuggita come oggi i barbari — non vuol dire sfiancarsi a scavare come un forzato nella miniera, ma è come scendere ripetutamente in mare, scoprendo ogni volta nuove luci e colori, che arricchiscono quelle precedenti, o come fare all'amore tante volte con una persona amata, ogni volta più intensamente grazie alla libertà dell'accresciuta confidenza.

    Baricco — La profondità, quello è un bel tema. Sai, scrivendo I barbari, ho dedicato molto tempo a capire e a descrivere la formidabile reinvenzione della superficialità che questa mutazione sta realizzando. E trovo fantastico ciò che siamo riusciti a fare, riscattando una categoria che ufficialmente era l'identificazione stessa del male, e restituendola alla gente come uno dei luoghi riservati al Senso. Ma mi rendo anche conto che questo non significa affatto demonizzare, automaticamente, la profondità. Tu giustamente parli di amicizia, di amore, e se tu guardi i giovani di oggi, quasi tutti tipici barbari, tu troverai lo stesso desiderio di profondità che potevamo avere noi. O se pensi alla loro domanda religiosa, ci trovi un'ansia di verticalità che non riesci bene a coniugare con la loro cultura del surfing. Alla fine sai cosa penso? Che la mutazione abbia smontato la dicotomia di superficiale e profondo: non sono più due categorie antitetiche: sono le due mosse di un unico movimento. Sono i due nomi di una stessa cosa. Non so, non so spiegarlo meglio, è una cosa che intuisco ma devo ancora pensare: ma credimi, il punto è quello. Ti dirò di più: la superficialità, nelle opere d'arte barbare, non è già più distinguibile come tale, non più di quanto tu possa distinguere cosa è ornamento in un quadro di Klimt, o pura aritmetica in una suite di Bach.
    Link: http://www.corriere.it/cultura/08_ottobre_07/magris_baricco_civilta_barbari_20ff4502-9434-11dd-a0d8-00144f02aabc.shtml

    Capire lo stadio della dicotomia superficialità (navigare)/profondità (immersione) è importate lo stesso Baricco intuisce che è fondamentale ma ancora ci deve pensare. Non lo sa.
    Non sapere ciò che ci sta accadendo non è un segno di debolezza ma il paradigma principale del nostro tempo.
    Siamo degli osservatori in corsa di un fenomeno che spesso ci travolge inventando nuovi codici e soprattutto una nuova grammatica. Registriamo per dovere di cronaca i fatti, ma la speculazione filosofia è ancora incerta.

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  20. 2° parte
    Raccontando la tua esperienza di internauta, introduci un argomento importate e spesso banalizzato dai media con la locuzione ‘fuga dalla realtà’ la rete ci dà la possibilità di comunicare con delle persone che difficilmente troviamo nel nostro intorno reale.
    Questo concetto ‘fuga’ è banale, poiché anche la (vecchia) lettura di un libro ci proietta e ci fa conversare con ‘altro’ con cui condividiamo (o no) i pensieri.
    La cultura blog, ci sta dimostrando – per fortuna -che questi incontri non sono soventi idilliaci c’è sempre qualcuno che dissente attraverso i commenti. Questa possibilità d’interazione mette a rischio la nostra tendenza homophiliaca. Ci costringe a uscire fuori dal guscio delle idee ‘definitive’, spesso un po’ fasciste.
    Non è ‘fuga dalla realtà’ ma ‘realtà ampliata’.
    La tua chiosa finale ci regala lo spirito del tempo e la tua giovinezza: «Il massimo dell'eccitamento intellettuale per me.»
    Molti ‘pensatori’ hanno perso la bellezza che attraverso il dialogo ci porta ‘all’eccitazione intellettuale’ per l’attività ‘onanistica’ che possiamo definire homophiliaca.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  21. Risposte
    1. Guido,
      condivido, la variazione della scala geografica è uno degli aspetti più interessanti della rete.
      Grazie perché rispondi, dopo circa cinque anni (in pratica un secolo per i tempi del web), alla domanda che avevo posto: Wilfing Architettura dedica questo post ai nuovi blogger ponendo ai lettori una domanda: le vostre abitudini sul Web sono homophiliaci?

      Saluti,
      Salvatore D’Agostino

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