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28 gennaio 2013

0059 [MONDOBLOG] Il blog delle summer school dello IUAV | W.A.VE. Workshop Architettura Venezia

di Salvatore D'Agostino

Questa intervista a Massimiliano Ciammaichella,1 ad esclusione dell’ultima domanda, è stata fatta tra il 19 luglio 2011 e il 6 marzo 2012. Per molti aspetti è anacronistica poiché in un anno molte cose sono cambiate, come il preside di facoltà Giancarlo Carnevale nonché l’estetica, gli accessi e i post del blog W.A.VE (la voce delle summer school dello IUAV). Anche se ‘fuori tempo’, ci offre una riflessione sui cambiamenti in atto nelle nostre università.

Va ricordato che, i workshop estivi IUAV, per la maggior parte sono affidati a teorici e architetti provenienti da diverse realtà nazionali e internazionali, ad esempio in questi anni si sono avvicendati Yona Friedman, Ricardo Porro, Joseph Rykwert, Paolo Soleri, Elias Zenghelis, Archizoom (Andrea Branzi, Gilberto Corretti, Paolo Deganello), João LuísCarrilho da Graça, Carlos Ferrater, Manuel Gausa, Satoshi Okada, Carme Pinós, Eduardo Souto de Moura, Benedetta Tagliabue, Guilermo Vasques Consuegra.



17 giugno 2011

0044 [MONDOBLOG] Cos'è architettura?

di Salvatore D'Agostino
«Dicevano: Internet distrugge i giornali, ci fa perdere posti di lavoro, porta la ricchezza creata fuori dall'Italia. E persino: inquina le menti dei nostri figli. Orrore! Sulla ricetta concordavano: gli faremo la guerra, a questi della Rete, gli faremo la guerra se non scenderanno a patti con noi. Non uno che dicesse che forse in questi anni abbiamo fatto dei brutti giornali e dei pessimi telegiornali dove è diventato quasi impossibile capire di che si sta parlando, anzi, di che si sta litigando. Non uno che ammettesse che da una vita abbiamo drogato le vendite in edicola allegando libri e cassette, giocattoli e profumi, tutto piuttosto che una idea nuova. Non uno che ricordasse che quando è arrivato il Web i giornalisti scappavano per non lavorare ai siti di news.
Non uno, lì, che avesse capito che Internet può piuttosto salvare il buon giornalismo perché compie una azione fondamentale, l’unica di cui ha davvero bisogno: rimettere al centro di tutto non la pubblicità o il potere, che purtroppo ci tengono al guinzaglio, ma coloro che avrebbero dovuto sempre starci. I lettori.»1 (Riccardo Luna) 
Dal 2007 il quotidiano The New York Times nella sua versione online affida a degli artisti la creazione di pagine Web dedicate a temi sensibili.
Una delle prime pagine è stata Faces of the Dead, una galleria fotografica2 dove ogni volto dei soldati morti dopo l’11 settembre nelle due guerre (afgana e irachena)3  contiene tutti i volti dei soldati morti in 'pixel'.4
Tra le più recenti va segnalata Satellite Photos of Japan, Before and After the Quake and Tsunami in questa pagina è possibile osservare - spostando un cursore - il prima e del dopo di alcune porzioni di territorio devastati dal recente terremoto giapponese.5
Aprire la pagina Web del The New York Times per noi italiani potrebbe essere noioso. L’austerità della pagina con il titolo che mantiene il font ‘English Towne6 si presta alla lettura più che al link ‘virale’.
Dopo un anno dal post 0030 [MONDOBLOG] Sui blog e i siti delle riviste di architettura - 10 giugno 2011- sono ritornato a visitare lo stato dei siti delle riviste di architettura italiana.


Tralasciando la nuova Domus di Joseph Grima7 - poiché è un tema che approfondirò in seguito - il mio monito «Occorre un’emancipazione dal cartaceo, esplorando le capacità intrinseche del Web, provando a sperimentare nuovi e più proficui approcci» resta valido. Tutto ciò che avevo segnalato nel mio vecchio zapping rimane immutato.

Si registrano solo due regressioni:

Lo scorso aprile la versione online di Abitare ha cambiato veste rientrando nella compagine dei siti RCS.8 Perdendo quel minimo di fascino iniziale.9 Inoltre, in occasione della recente festarch è stato eliminato il vecchio sito semplice ed efficace, dove era possibile vedere tutti i video degli appuntamenti, per sostituirlo con degli articoli news, spesso correlati da brevi video amatoriali, con il risultato di aver creato un evento fine a se stesso.
Per fortuna in autunno è prevista una nuova versione, si spera non pensata dai webmaster e slegata da RCS.


Sempre ad aprile è apparso un post 'pesce d’aprile' iniziava così: «Da oggi (sino a data da definirsi) il sito di CASABELLA è non attivo ad eccezione di tutto il pregresso, causa mancanza tempestivo rinnovo contratto tra le parti». (ahimè, adesso non è più consultabile)10 Il giorno seguente nel post Per chi non avesse letto tutta, si precisava che era stato uno scherzo. In realtà dal quel giorno Casabellaweb (ultimo nome) non viene più aggiornato giornalmente ma sporadicamente.
Questo è il presente, quasi assente, di una storia mancata del Web di Casabella che inizia da lontano, in parallelo con la gestione di Francesco Dal Co, esattamente dopo un anno dalla sua direzione, 1997.
Sergio Polano - attuale curatore del sito di Casabella nonché attento studioso dei temi della rete11 - aveva approntato un sito casabell@online, ancora oggi visibile, eccolo:


L'inattività di questo sito - ormai entrato nell'archeologia Web - ha determinato una mancanza di sperimentazione e relazione con le dinamiche della rete. Con il risultato che si sono persi tredici anni di memoria Web di Casabella.
Possibilmente una memoria in armonia con lo stile di Casabella, simile a Engramma una rivista presente in rete dal 2000 che analizza, come da sottotitolo, la tradizione classica nella memoria occidentale o Alfabeta2 la storica rivista culturale ideata da Nanni Balestrini e riedita nel 2010 sia nella versione cartacea che Web o il neo nato Doppiozero di Marco Belpoliti e Stefano Chiodi.

Ernesto Nathan Rogers nel suo primo editoriale del 1954, come direttore di Casabella-continuità, citando Marco Aurelio scriveva: «Chi vede le cose presenti vede tutte quelle che sono state fin dall’origine dei tempi e quelle che saranno per tutta l’eternità perché tutte sono d’una stessa natura e d’una stessa specie.»12

Nell'ultimo numero tondo '800' di Casabella Francesco Dal Co dice: «Negli ultimi decenni l'architettura ha progressivamente smesso di porsi domande circa il proprio senso. Gli architetti hanno cessato di interrogare i significati, le implicazioni e i fondamenti del loro fare; gli storici hanno deposto le armi impegnandosi nella costruzione di "discorsi", come si usa dire, la sua vacuità è spesso sinonimo di diserzione. I due atteggiamenti si implicano e si giustificano vicendevolmente: nell'un caso ci si lascia trasportare spensieratamente delle onde, nell'altro si galleggia sulla schiuma. Questa situazione alla quale si può ora soltanto accennare, è una irreversibile conseguenza dei tempi oppure il prodotto dell'atrofia che affligge ogni cultura allorché cessa di interrogare il tempo e, subendone gli effetti contingenti, si osserva come un semplice riflesso? A partire da questo interrogativo abbiamo domandato ad alcuni esponenti di primo piano della cultura architettonica di dialogare trattando il tema che abbiamo loro proposto: "che cos'è architettura"'?» 13
 

Io penso che la critica sia «crisi, quindi – come afferma Umberto Galimberti - congedo dal mondo abituale di pensare.»14 

Mi domando:
 
Casabella sta continuando a osservare e interrogare il presente?
Siamo sicuri che "gli architetti hanno cessato di interrogare i significati, le implicazioni e i fondamenti del loro fare"?
Come fa Francesco Dal Co ad avvalorare questa tesi se pone la domanda "che cos'è architettura" al "mondo abituale del pensare" ovvero "al
primo piano della cultura architettonica"?
Perché non porre la stessa domanda, magari facendo incontrare gli architetti di primo piano con gli architetti di secondo piano, ad esempio - rimanendo in Italia - Raffaella Laezza, Alvisi Kirimoto (studio fondato da Massimo Alvisi e Junko Kirimoto) e Aion (studio di Andrea Di Stefano e Aleksandra Jaeschke)?


Il direttore di Casabella continua: «per chi ritiene, come anche noi pensiamo, che l'atrofia che affligge la cultura architettonica contemporanea sia in parte il prodotto del decomporsi, apparentemente inarrestabile, dei metodi formativi e d’insegnamento, del sistema universitario, in particolare nei Paesi più evoluti.»
Sì, è vero, ma gli architetti stanno crescendo anche in questa Italia atrofizzata.
Mi permetto di segnalare (senza nessuna pretesa di essere esaustivo) due latenti spazi di formazione:

gli architetti della diaspora (non fuga di cervelli fisiologicamente ci saranno sempre geni erranti) che si stanno formando in giro per il mondo. Sono architetti che come dice il recente rapporto del Censis: «sono quelle (ndr persone) meno ciniche e che meno accettano di omologarsi al peggio. Proprio quest’ultima forma di reazione alla società del disordine e della confusione, che non è una forma di adattamento, […] può paradossalmente essere espressione di sana potenzialità»;15

gli architetti, e non solo, che non usano il Web come una biblioteca o oracolo, ma come paesaggio teorico (termine in prestito da Franco Purini) ovvero «il luogo più elevato della ricerca architettonica»16 la nuova università.

Sulle implicazioni culturali dei primi, ho da tempo avviato una ricerca priva di 'tassonomie' e ricca di carsici punti di vista, chiamata Fuga di cervelli nel tentativo di deprivare di senso questo concetto spesso abusato dalla semplificazione mediatica.
Sui paesaggi teorici attivi nel Web vi segnalo - attraverso le loro parole - alcuni delle attività Web più interessanti. 


Sono luoghi Web che non amano i racconti di ‘primo piano’ ma che narrano lo sfondo in cui vivono: dialogando, condividendo, informando, osservando, raccontando e ascoltando il cuore di un’Italia che non accetta la sentenza di atrofia come metafora di rassegnazione:

KLAT
  
KLAT è un magazine italiano di sole interviste nato nell’inverno del 2009. Nel settembre del 2010 il sito si trasforma nel primo ‘network di blog' italiano costituito da architetti, artisti, designer, creativi o semplicemente blogger. Al momento vi scrivono - quando hanno qualcosa da raccontare - quaranta identità totalmente diverse tra loro. Qui l’elenco completo.

Paolo Priolo: Il sito di Klat è nato con l'obiettivo di allargare la prospettiva d’indagine del magazine: dalle interviste ai blog. Il dialogo con i protagonisti dell’arte contemporanea e del progetto portato avanti sulla carta, attraverso le conversazioni, si svolge in forma diversa sul web: più diretta, più libera, senza la mediazione del giornalista. I blogger/artisti/designer/architetti "dialogano" direttamente con gli utenti.


Oilproject è una scuola virtuale dove le lezioni sono scelte dalla comunità degli studenti-utenti e avvengono online o in differita. Vi segnalo le lezioni di Arti e design.

Sigismondo Baldovino: Oilproject nasce nel settembre 2004, da un gruppo di ragazzi conosciutisi in un forum online di tecnologia: ad uno mancano i soldi per iscriversi a un corso di programmazione in una scuola milanese, un altro non vede l'ora di insegnare a usare programmi di fotoritocco, un terzo è esperto di sistemi Linux, l'ultimo crea siti web. Decidono allora di realizzare da soli una scuola online non convenzionale in cui ognuno, semplicemente, possa raccontare quello che sa a chi lo vuol star ad ascoltare.
Dopo 7 anni di vita, oggi Oilproject trasmette gratuitamente dirette online di attualità in cui è il pubblico, attraverso un sondaggio, a decidere di cosa parlare. Questi talkshow-lezioni sono interattivi e non moderati: il relatore, semplicemente, risponde alle domande più votate, e cioè a quelle che riscuotono più interesse tra gli utenti collegati. La Scuola d'Attualità è realizzata con il fondamentale supporto dei principali gruppi studenteschi italiani. A scegliere i relatori è un gruppo di persone (vietato dire "comitato scientifico") esperti di Economia, Politica, Cultura, Informatica ed Innovazione.
Olproject è però anche il primo "YouTube" dedicato alla formazione. Chiunque può registrare lezioni, letture di tesine, ricerche, interventi e inviarli in formato audio/video direttamente sul sito. Il sogno è che entro dieci anni tutte le lezioni tenute nelle scuole e nelle università pubbliche vengano condivise online a beneficio, ad esempio, di chi vive in zone con una scarsa offerta didattica, combattendo così il digital divide culturale italiano.
La qualità delle lezioni è giudicata dal pubblico attraverso votazioni e meccanismi di valutazione fra pari.
Oilproject è, infine, anche un sito web dove le comunità di tutta Italia (sia di attivismo civile, sia studentesco) possono promuovere le iniziative che organizzano nel mondo reale. È disponibile anche un censimento di tutte le comunità presenti, che possono gestire le proprie pagine all'interno del sito.

140 News Net  

Lo scorso 18 maggio Andrea Graziano nella sua bacheca facebook scriveva: «Domenico Di Siena sta raccontando la #spanishrevolution qui».
Domenico Di Siena è un Architetto nato in Italia che da qualche anno lavora in Spagna, ha raccontato in diretta gli indignados radunati a Madrid nella piazza Puerta del Sol, prima del clamore ‘passeggero’ mediatico.
140 News Net usa le relazioni Web per informare in presa diretta. Ha un canale live e un sito.

Luca Alagna: 140 News Net è un progetto collaborativo di informazione online che nasce, e si alimenta, sulla Rete. A volte lo definiamo come “le news dal punto di vista dei Social Media”.
Il modello di redazione è diverso da quello classico e il ruolo del giornalista non è gerarchico, non si trova più in cima alla catena informativa, ma è immerso nel network.
Quelli che erano lettori, spettatori, ascoltatori in realtà qui sono parte integrante della produzione della notizia, non solo feedback.
È un modello simile a quello definito da Jeff Jarvis “reverse syndication”17, nel nostro caso la gente racconta le storie e il giornalista le riceve, non più il contrario.
140nn in sé è nato da una mia idea un anno fa (il primo post è del 20/1/2010).
Ma si è rivoluzionato e ha iniziato a prendere vita realmente col soladizio con Claudia Vago (@tigella) e Maximiliano Bianchi (@strelnik) nei primi mesi del 2011 (abbiamo iniziato nel periodo delle elezioni amministrative, la nostra diretta del primo turno ha avuto grande riscontro).
Noi tutti già proponevamo filtri sulle news online, il progetto è stato l’occasione per riunire il tutto e iniziare a dargli una forma.
Io mi occupo attivamente di informazione online dal 2009 curando un flusso selezionato di news e giornalismo partecipativo basato su Twitter. Dalle rivolte iraniane in poi, ha proposto e filtrato dal punto di vista della rete le notizie in tempo reale e gli approfondimenti sugli eventi di maggiore interesse, soprattutto internazionali.
Maximiliano, è un “bit worker” che si interessa di media attivismo digitale e citizen journalism da diversi anni sperimentando le potenzialità offerte dalla rete attraverso strumenti come il videoblog e la web radio.
Claudia si definisce una cantastorie, per mestiere e per passione, incuriosita dalle tecnologie che offrono strumenti nuovi per raccontare in modi sempre diversi la politica, l’attualità, l’ecologia e il territorio.
Su 140nn realizziamo la possibilità di curare filtri online sulle notizie viste, elaborate e generate sulla Rete, usando più strumenti (come Storify) e contributi (foto, video, articoli, tweet ecc.).
In particolare realizziamo spesso dirette in streaming a metà strada tra web-radio e web-tv con ospiti e news dai flussi online.


Urbanautica è un sito internazionale dedicato alla fotografia contemporanea. Nato da una ricerca personale di Steve Bisson nel 2008. Ha esordito online nel 2009. Il sito si profila come un Journal, con rubriche ed editoriali di varia natura. Oggi può contare nove collaboratori da tutto il mondo (destinati a crescere). Nel 2010 ha organizzato "naturae" una mostra collettiva internazionale e per il 2011 sta organizzando tre mostre personali e si occuperà di editare alcune monografie, come quella di David Pollock recentemente pubblicata.
Urbanautica non si limita a osservare la città e il suo territorio.

Steve Bisson: Urbanautica nasce dall’idea di occuparsi di ciò che ci sta attorno, di ciò che vediamo o forse non vediamo. Parliamo di questo e lo facciamo insieme alla fotografia. Studiare e comprendere i territori richiede capacità di sintesi e la fotografia a volte ha questa dote.
Se dovessi pensare a una genesi probabilmente dovrei risalire ai tanti viaggi che ho fatto da bambino sul sedile posteriore della macchina osservando fuori dal finestrino la realtà scivolare lontana. Ho vissuto in molti luoghi e quando lo fai inconsapevolmente diventi un po’ antropologo. Cominci a guardare la realtà con un certo distacco, a fare confronti e giudicare. Questa tensione può costituire un limite alla propria vita, ai rapporti, all’adattamento ma può anche essere canalizzata in modo utile, come nel caso di Urbanautica. In fondo ogni forma di espressione riflette un bisogno di comunicare qualcosa. Rispetto agli esordi Urbanautica è qualcosa di più di un viaggio personale, ora coinvolge altri professionisti sia scrittori che fotografi. È una realtà in forte divenire che mira attraverso la rete e i social media a crescere le opportunità di scambio e di conoscenza senza snaturare l’identità del progetto di ricerca. Oggi sono soprattutto i fotografi a cercarci e a credere quindi nel progetto. Questo è il risultato più grande che abbiamo raggiunto.

Luoghi comuni 

Il Collettivo Luoghicomuni costruisce percorsi fotografici condivisi presentando un progetto al mese. Non giudica o denuncia la realtà. Cerca di osservare e interrogarsi.

Collettivo: Luoghi Comuni nasce dalla volontà di condividere un percorso attraverso contenuti molteplici affidandosi alla macchina fotografica.
Il luogo comune è un’opinione, non sempre vera, immediatamente riconoscibile ai più. Al tempo stesso è un’ossessione che mai si esaurisce e che trova un po’ di pace in qualsiasi forma artistica; può anche essere un luogo, reale o virtuale, in cui ci s’incontra costantemente e ci si vive reciprocamente.
Il nucleo originario si è formato dal nulla, attraverso scambi ricorrenti quasi mai diretti tra Alessandro Calabrese, Ylenia Arca, Serge Campo, Milo Montelli.
In seguito si sono aggiunti Valeria Cherchi, Benedetta Falugi, Matteo Mastronardi, Simone Mizzotti, Simona Paleari, Sara Perovic, Daniele Pilenga e Maurizio Strippoli. Essendo uno spazio aperto, gli autori sono destinati a crescere fino a un numero ancora da definire.
Luoghicomuni non vuole essere una vetrinetta trasparente ma una finestra opaca.
Cerchiamo partecipazione e occhi che abbiano voglia di mostrarsi.
Attraverso il dialogo virtuale che costantemente teniamo tra noi, facciamo scattare input, punti d’interesse, idee sviluppabili, che poi trasformiamo in immagini concrete.
Immagini nuove, pensate per il tema nuovo per ogni mese, nate dai limiti tracciati da ogni nostra riflessione, ma libere nel lasciarsi interpretare.
L’ultimo progetto è ‘Km di case’. Buona visione.


‘Ascolto il tuo cuore, città’ questo è il titolo di un libro di Alberto Savinio, dove narra il suo peregrinare urbano nella Milano del dopoguerra.
Il progetto Ritratti (o si muore) di Suoni quotidiani ascolta il cuore delle città italiane attraverso i racconti dei suoi abitanti.
Nato nel maggio del 2007, quando per la prima volta viene pubblicato un radiodramma dal titolo "Il sogno. Appare in rete il 22 aprile del 2010.

Jonathan Zenti: Suoni Quotidiani è "un osservatorio sociale sulle normalità che utilizza i cosiddetti 'mezzi di comunicazione' come strumenti per la gestione del cambiamento". L'obiettivo di Suoni Quotidiani è di utilizzare gli strumenti propri del mondo della comunicazione (radio, video, foto, web, teatro, incontro diretto) non per informare o per creare intrattenimento (per vendere "spazi pubblicitari" o "copie", quindi), ma per entrare nelle situazioni conflittuali e fare in modo che il contesto cambi in una direzione sostenibile.
Nasce da diverse "crisi deontologiche" di persone che lavoravano nel mondo della produzione massmediatica e sociale e che hanno sentito l'urgenza di spendere le proprie competenze al servizio del territorio che stava loro intorno.

Rinnovo l'invito alle riviste, che hanno la capacità economica di farlo, a usare il Web non per replicare le idee del cartaceo ma come luogo d’infinite nuove possibilità di linguaggio e sperimentazione.
Tutto questo per dirvi che il prossimo post ospiterà una lunghissima conversazione con Luigi Prestinenza Puglisi.

Buon Web.

17 giugno 2011 (ultima modifica: 18 giugno 2011)
Intersezioni ---> MONDOBLOG
__________________________________________

Note:
1 Riccardo Luna, La Rete può salvare il buon giornalismo, Wired, 9 giugno 2011. Link
2 Pagina che in questo momento è aggiornata al 29 agosto del 2010.
3 qui il diagramma geografico.
4 Ideata da Gabriel Dance, Aron pilhofer, Andy Lehren e Jeff Damens.
5 Creata da Alan McLean, Kevin Quealy, Matthew Ericson e Archie Tse. Cursore Jason Alvich.
6 qui è possibile scaricare il font.
7 Domus prima dell’esordio sul cartaceo ha presentato la versione on-line ideata da Dan Hill.
A tal proposito chiederei a Joseph Grima perché Domus si è preoccupata di auto intervistarsi per presentare la versione cartacea – leggi intervista a Salottobuono  - e non ha fatto la stessa cosa con il lavoro di Dan Hill?
8 qui un resoconto degli Architetti Senza tetto.
9 Ne avevo parlato con Fabrizio Gallanti qui.
10 ed ecco come finiva: «In realtà, in questi ultimi 15 giorni me ne son capitate di tutti i colori, incluso il fatto che oggi è il primo di aprile ;-))): ho avuto dapprima problemi con l’auto, poi a casa, infine mi son perso : -(e non mi hanno restituto, i Galantuomini!) portafoglio agenda telefonino taccuino e ora giro senza schei e con un cellulare Alcatel preistorico archiviato da anni nel mio pied-à-terre serenissimo, telefonino ove ho sì inserito una simm avuta in gentilissimo omaggio da italico operatore di telefonia mobile con 5 euro di traffico gratuito ma non ricordo nulla circa i comandi/tasti del telefonino (dotato di antenna però perfetta per captare quasi ovunque il segnale, anche a Venezia, calle dei Fabbri e poche altre escluse, almeno in parte) e soprattuto non ho i numeri dei cellulari altrui, grunt!?%$!!, memorizzati nella simm scomparsa con il cell di lavoro asportatatomi perso e nell’agendina, assieme ad appunti, impegni etc. Registrate, gente, registrate (i Vs. files, ça va sans dire)… e portatevi un caricabatteria sempre dietro, per evitare quanto mi è successo in giornata con l’Alcatel… È vero che quando vengono, vengono tutte assieme ma spero sia finita, oggi: ossia che ‘A Nuttata sia conclusa, almeno per qualche tempo!» (Sergio Polano)
11 vedi: a cura di Sergio Polano, Mitchell, William J, La città dei bits. Spazi luoghi e autostrade informatiche, Electa, Milano, 1997 e Sergio Polano, L'icona invadente, ovvero: la civiltà del pixel, Engramma, n. 37, novembre 2004. Link
12 su “Casabella Continuità” (199/1954) si apriva con una citazione tratta dai «Ricordi» di Marco Aurelio
13 Francesco Dal Co, Cos'è architettura - casabella 800, Casabella, n. 800 aprile 2011, p.3
14 Umberto Galimberti, Parole nomadi, Feltrinelli, 2006, p. 44
15 Rita Piccolini, Soli, impauriti, 'barricati' in casa, Televideo, 15 giugno 2011. Link
16 Franco Purini in, AA. VV., Il disegno come idea, Gangemi, Roma, 1996, p. 13
17Jeff Jarvis, Reverse syndication, Blog BuzzMachine, 15 febbraio 2008. Link

P.S.: Il titolo di questo post doveva essere ‘Si sale sulle spalle del Wilfing’. Titolo frutto di una conversazione con Luca Silenzi (che ringrazio) a proposito del suo post Dell'influenza, dell'eredità e della fretta in architettura. Titolo che ho evitato per non destare equivoci.

20 settembre 2010

0075 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Architettura POP

Questa rappresenta la coda dell’inchiesta estiva OLTRE IL SENSO DEL LUOGO sui blogger architetti iniziata nel 2009.
Inchiesta che diventerà un libro on-demand (ovvero stampato su richiesta), che sarà pubblicato su Lulu.
Una formula flessibile consona ai dialoghi in rete.
L’idea del libro non è mia ma di Marco Pasian del blog  OPLA+
Nel concepire l’inchiesta non avevo pensato a qualcosa di fisico, tattile, materico come un libro.
Il libro, al momento (poiché procedono i lavori), contiene due testi critici inediti: prologo ed epilogo.
Nel cuore verranno riportati tutti gli interventi, riveduti e corretti (sviste, richiami ai link, frasi bislacche, operazione di revisione che ho condiviso - in un meticoloso lavoro - con Matteo Seraceni) più una selezione di commenti.

Iniziamo con le considerazioni degli OPLA+, estratte da due post editi sul loro blog, in questi giorni seguiranno altri interventi:

Primo post senza titolo
"Il massimo di diversità nel minimo spazio" mi piace, sì, è l'estrema e corretta sintesi di una non facile e sicuramente laboriosa inchiesta intrapresa da Salvatore D'Agostino nel mondo dei blog gestiti da architetti, attraverso l'uso dinamico del suo di blog.
Vista nel suo insieme, è un lavoro enorme.
Credo, e non mi risulta il contrario, che una indagine di questo tipo non abbia ad oggi uguali (escludendo alcuni aggregatori-blog) e nella sua semplice coniugazione (due domande secche ad ogni blogger: quale sia l’architetto noto, e non noto, che apprezzi e perché) ha aperto uno scenario di letture molto ampio e diversificato. 
Ora riassumo taglio.incollo a mo' di slogan:

  • autonomia critica dei blogger;
  • ricchezza;
  • non omologazione culturale;
  • i blogger italiani osservano l’architettura nel suo contesto mondiale;
  • disinteressati alle tesi care all’accademia;
  • per i blogger non esistono culture architettoniche dominanti ma una ricca miscellanea di scritture, idee e progetti con cui confrontarsi;
  • l’architettura italiana-blogger ha un respiro europeo-mondiale.
Quello che ha attratto fin dall'inizio l'attenzione mia e di opla+ è, in primis, la scoperta di una possibile condivisone dei processi comunicativi, attraverso scambi, contaminazioni, commenti, post, l'uso "usato" della rete insomma (la grafica di testa è un po' questo).
In secondo luogo, ma non ultimo, il costruirsi comune di una "visione" altra dell'architettura, o meglio del fare architettura e dei suoi attori, quella che parte da una concreta coerenza operativa libera da azioni speculative (intellettive, economiche accademiche ...)
Qui rimando la palla a Salvatore che per dovere di risultato ha coniato il termine di "architettuta di resistenza" (a me piaceva un po' di più architettura pop, intesa come architettura fatta da persone-architetti pop, pur essa resistente), ma in ogni caso bisognerà continuare a confrontarsi-modificarsi (?) usando le piattaforme blog (>2.0), prima o poi bisognerà dare "ad ogni cosa il suo nome"!

Commento di Salvatore D'Agostino del 30 novembre 2009 ore 10:33

Marco+,
per Chris Anderson direttore di Wired (l’ideatore della teoria ‘della coda lunga’) occorre cambiare il nostro atteggiamento critico. Poiché la rete non ci darà mai un algoritmo talmente complicato per selezionare e ridurre le nostre scelte ‘critiche’ (vedi il suo ultimo libro ‘Gratis’) dobbiamo essere bravi a capire ciò che ha valore ‘nella cultura dell’abbondanza’ (la cultura della rete).
La rete (il massimo di diversità) memorizza tutti i suoi dati in pochi ‘Data center’ (minimo spazio), ma c’è una differenza, i luoghi della memoria ‘archiviazione dei file’ non sono luoghi fisici condivisi.
È indubbio che dietro ogni post c'è un uomo, con la propria capacità critica e il suo sentire legato ad un luogo.
Spiego meglio quest’ultimo concetto, spesso si crede che le scritture mediali siano impersonali o avulse dal luogo.
Girando per la rete mi accorgo – per fortuna - che questo non è vero, spesso i blogger scrivono con accenti, intonazioni e criteri legati ai luoghi in cui vivono.
Per i cultori della scrittura impersonale/giornalistica questo è il limite dei blogger, per me è l’aspetto più interessante.
Mi piace il logo che hai creato perché spiega bene questo concetto, ogni blogger è rappresentato come un satellite autonomo che interagisce con il mondo da un luogo preciso.
Spesso, nei diagrammi che spiegano la rete, quest’aspetto viene sottovalutato, anzi, è capovolto: si preferisce descrivere il mondo-rete che interagisce con gli internauti, ma non è vero.
Il mondo-rete per sua natura è inane, siamo noi con le nostre ‘parole-luoghi’ a dargli senso.
Io credo che spetti ai blogger/architetti far emergere le realtà ‘non mediatiche’, e quindi non vendibili, presenti nei nostri ‘piccoli (ma globali) spazi quotidiani’.
Ovvio, evitando lo squallore dell’invettiva, dei principianti allo sbaraglio o della gente dall’aspetto fisico conturbante, che ci viene instillata quotidianamente da una certa virale cultura mediatico-economica.
L’architettura di resistenza o archipop (nella sua accezione positiva) sono simili.
Un caro saluto,
Salvatore D’Agostino



Quanto riportato di seguito sono i commenti a botta e risposta tra marco+(opla) e Salvatore (D'Agostino) durante il suo postare nel blog Wilfing Architettura mentre indagava sul mondo collegato dei blog e dell'architettura.
Raccolti così, semplicemente estrapolati e in sequenza temporale, mi pare possano suggerire qualche filone di riflessione, oltre a favorire quelle sintesi trasversali che si attuano nell'uso “usato” del web 2.0 (commenti collettivi, tag, risposte incrociate ecc...):

Marco+: Ehi Salvatore! questa cosa (l'inizo dell'inchiesta su i blogger-architetti) mi piace... sei sempre avanti! ... o di fianco, sopra e sotto... mi piace insomma il tuo indagare a tutto tondo... una calda blog.estate!

Salvatore: non credo che sia sempre avanti ma è vero che amo le differenze, le sfaccettature, i punti di vista discordanti in una semplice parola i luoghi (come paesaggio) e comuni (come città) perché - per fortuna - nel mio peregrinare non ho mai trovato dei ‘luoghi comuni’ identici.
Nella critica architettonica i ’ luoghi comuni’ spesso coincidono.

Marco+: Beh! trovo anch'io di estrema importanza il lavoro che stai portando avanti Salvatore, e non so' in verità se poi questo (come dice Emmanuele Pilia) porti ad una scrematura o una presa di coscienza... mi piace pensare che un piccolo network di "sensibilità" condivise possa nascere da queste pagine (post+commenti+...)... oggi faccio girare qui i miei cinque sensi con maggior entusiasmo!

Salvatore: sono vicino al tuo ottimismo: «mi piace pensare che un piccolo network di "sensibilità" condivise possa nascere da queste pagine (post+commenti+...)».

Paolo Mancini (del blog Il parallelografo) risponde alla seconda domanda di Salvatore: Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?: «Più che di architetti non noti, vorrei parlare di architetture non note. Spesso quando viaggio apprezzo la correttezza di un edificato, il tentativo di non sorprendere e di stupire, la professione corretta, funzionale, semplice.
Mi parla di gente che ha saputo scegliere professionisti colti che amano il paesaggio e l'architettura ma soprattutto i luoghi e i rapporti che il costruito instaura in essi. In Italia ce ne sono molti, in Europa di più, con livelli eccelsi di qualità diffusa e quando guardo l'edificato diffuso spesso ne sento la mancanza. Un tetto ben costruito, una capriata, un angolo, una pietra ben tagliata. Insomma penso tu mi capisca: sono quegli edifici che non smetteresti mai di guardare ma che sai che non hanno mai ricevuto la medaglia».

Salvatore: Paolo, condivido la tua idea di viaggio alla scoperta della non architettura da medaglia, (parafrasando Gilles Clément) alla scoperta di una “terza architettura” da non confondere con l'idea vernacolare/tradizionale/estetica, ma da intendere come l'architettura che possiamo osservare nel ‘residuo’ (ovvero i luoghi abbandonati dalla critica ufficiale).

Marco+: Paolo e Salvatore, che bello sentirvi parlare di quest'altra-architettura... una visione che sento molto vicina...

Salvatore: (…) … Bisogna ritornare a progettare non solo per stratificazione ma anche per brani da ricostruire ex-novo all’interno delle nostre città. Abbattere un altro tabù che tutto ciò che ricade nel retino della ‘Zona A’ sia da tutelare tout court. Molta è becera edilizia speculativa.
Oggi nelle nostre città mancano due/tre strati (espressi in decenni), dell’architettura raccontata dal contemporaneo. Con questo non voglio dire che occorra l’architettura da ‘starlette’ ma quella dell’architetto locale di qualità, che è stato costretto dalla cultura dominate ‘edilizia speculativa’ a lavorare in condizioni spesso proibitive. Ahimè, l’architetto in Italia è una figura da reinventare.

Marco+: hi Salvatore, condivido il tuo pensiero... e penso con non poco disagio che non sia solo "l'architetto in italia ... una figura da reinventare" ma un po' tutto il nostro vivere sociale! l'atteggiamento "speculativo" va in ogni dove...
Alcuni anni fa, un bravo professore di "restauro urbano" mi disse che la città cresceva per processi di "modificazione", un concetto "lento" che non esclude a priori le "novità"... c'ho messo un po' a capire che non vaneggiava...

Salvatore: non ti posso dare torto, c’è da reinventare l’Italia intera dopo che questa fase del ‘banalismo paternalistico’ esaurisca la sua vena aurea (voglio essere ottimista).
L’Italia della politica ‘slogan/televisiva’ si è impoverita nel linguaggio e nelle idee.
Il tuo professore di ‘restauro’ sicuramente aveva ragione ma molti architetti del ‘centro storico’ si sono crogiolati a tutelare le proprie sacre pietre dimenticandosi le modificazioni ai bordi della città. Ciò ha causato una sorta di bipolarismo delle nostre città: belle (forse troppo da vetrina) in alcune aree che turisticamente rendono (fanno economia) e vaste aree brutte (forse troppo abbandonate a se stesse) dove si ammassa la vera vita, dove il popolo dalle braccia robuste dorme ma non riesce a godere dei benefici di una città civile.

Marco+: complimenti Simonetta Capecchi del blog In viaggio col taccuino per i tuoi "viaggi" e i "taccuini"...(mi ricordano certi assemblaggi di "arte postale") e credo che allontanarsi dall'architettura, faccia bene all'architettura! Mi stupisce molto invece che i blog siano strumenti che hai cercato di diffondere tra gli studenti di architettura, ottenendo scarsi risultati; pensavo che da un osservatorio come il tuo... e da giovani menti...
D'altro canto a ripensarci, nel mio affacciarsi al panorama blog architettura ad inizi 2003, ho un ricordo di sano horror vacui! E così rispondo a Salvatore che mi chiedeva dei link dell'epoca: devo ripristinare il mio vecchio pc e controllare i preferiti.

Salvatore: ...mi sa che devi recuperare la tua cartella dei preferiti. Sono molto interessato ai pionieri italiani del blog. Il vostro è uno straordinario esempio, per fortuna ancora visibile.
Se ci riflettiamo, i blog, rispetto alla carta, sono eterei, la grafica e gli articoli possono scomparire per sempre senza offrire più la possibilità di una ricostruzione storica.(...)
Colgo l’occasione per invitare i lettori a inviarmi suggerimenti e segnalazioni dato che Wilfing Archtettura si occupa di memoria.

Salvatore: (…) … invece vorrei parlare del lavoro di Luca Diffuse, anzi mi piacerebbe parlare dei tanti Luca Diffuse che ci sono in Italia. Architetti intelligenti che attraverso la loro opera possono cambiare sul serio il senso dell’architettura ‘edile’ del nostro paese. Credo che tocchi ai blogger o ad altre piattaforme informali parlare dell’architettura latente poiché, come dice Sergio Polano, la critica accademica teme i concetti da strapaese (vedi qui)
«Ad esempio, c’è da scoprire (quasi) tutta l’Italia delle regioni e delle province di marginale collocazione geografica, delle città e cittadine di media o modesta taglia – dimenticate o meglio ignorate dalle riviste pel timore forse di uno strapaese – ove le attività edilizie si sono espresse e talora ancora fervono con vena (non solo quella affaristico-quattrinaia delle ville con patio, delle residenze a schiera, dei quartierini di secondo-terze case, ma neanche solo del mattone bene-rifugio per un parsimonioso prudente popolo di proprietari come siamo e neppure quella criminal-speculativa di tanti ghetti periferici) ben diversa dai grandi capoluoghi, dalle metropoli, dalle capitali politiche, morali, industriali: i luoghi secondari, insomma, ove tradizioni e esperienze locali si sono dipanate nel tempo con significative derive genetiche, lente eco, interpretazioni riflesse ma non meno significative»...

Marco+: la ...visione dell'architettura (di Luca Diffuse) o meglio del "fare" architettura mi ha sempre incuriosito e affascinato, un rapporto emozionale con la vita "normale", denso e fluttante. Apprezzo anche questa apparente distanza della figura dell'architetto, osservatore non distratto. Un po' anche la ricerca opla+ sceglie la trasversalità non irriverente!...

Salvatore: «trasversalità non irriverente!» Ti dico che cos’è per me l’architettura irriverente:
i condomini costruiti dai ‘furbetti del cemento’ e le loro ville;
le case bunker dei mafiosi;
gli edifici tradizionali costruiti come verbo dell’architettura (spesso patchwork di stili mal orditi) con strutture in cemento armato;
“com’era dov’era” senza pensare che nessun edificio storico sia un originale ma frutto dei continui cambiamenti - poiché l’edificio come la natura è cangiante perché abitata da esseri viventi -;
l’Aquila 2 firmata da Silvio B.;
l’arredo urbano firmato dagli uffici tecnici;
i sindaci che usano l’architettura come marchio politico;
i brand che non sanno coniugare l’architettura con lo stile; 
e via dicendo.

Marco+: ... mi spaventa assai quel "...e via dicendo". Di fatto la lista si può allungare di molto se si  considera come "irriverente" molta della spicciola ( e desueta) urbanistica d'espansione (micro e macro lottizzazioni, zone pseudoindustriali, mobilità frazionarie, ecc...). Bisognerà iniziare ad individuare qualche causa... e qualche responsabilità, senza sentenze preventive ma pure troppi diritti di replica.

Salvatore: ti consiglio di leggere se ancora non l’hai fatto il libro di Federico Zanfi, Città abusiva- Un progetto per l’Italia abusiva, Bruno Mondadori, 2008.
Spero di pubblicare un colloquio su Wilfing Architettura con l’autore al più presto.
Zanfi analizza senza i paraocchi politici/morali lo stato delle nostre città.
La città abusiva non è un male da non vedere o trascurare ma una città latente perché in quei contesti vivono delle persone. Invita a vedere concretamente questi spazi, parafrasando Gilles Clément del ‘Terzo Paesaggio’ o ‘residuo’ con un cambiamento concettuale queste aree non vanno intese come spazi sfruttati in precedenza e ora abbandonati ma aree ‘abbandonate dai piani urbanistici’. (…) Osservare con maturità queste realtà ci permetterà di individuare cause e responsabilità, per indirizzarci con responsabilità sul progetto delle città.

Salvatore: Luigi Prestinenza Puglisi da qualche anno invita i giovani ad andare all’estero poiché sa benissimo qual è il male oscuro della nostra architettura.
Qualche minuto fa ho ricevuto il suo ennesimo sfogo attraverso mail: «Il quadro dell’architettura italiana, mi sembra, che si presenti sempre più deprimente. A peggiorare gli efetti (sic) della crisi economica provvede un sistema poco trasparente, arcaico e familistico che non tende a valorizzare qualità e talenti. Soprattutto dei più giovani. Ai quali resta poco oltre la prospettiva di emigrare all’estero». 
Luigi Prestinenza Puglisi va bene, concordo, non vivo in Africa, anche se ci sono molto vicino e a volte immagino che l’Africa sia più evoluta della mia terra ‘no fiction’ di mafia diffusa, ma non basta.
C’è stata e c’è una generazione che ha costruito selvaggiamente ed ha formato male gli architetti del futuro. Adesso occorre trovare nuove strategie, nel mio piccolo cerco di dare spazio a chi si emancipa dai luoghi comuni e, come in questo caso, sa leggere l’architettura contemporanea.

Marco+: "...nel mio piccolo cerco di dare spazio a chi si emancipa dai luoghi comuni", bene. Prima o poi bisognerà rendere organiche queste visione condivise. Forse sono più di una le generazioni che hanno costruito selvaggiamente ed hanno formato male gli architetti del futuro... e non so francamente se sia messa bene la situazione accademica attuale, quella che genererà gli archinauti del futuro... smetterei di guardare troppo avanti (l'urbanità del domani non è la sommatoria di segni futuristi - le architetture avanzate) per privilegiare i bordi.

Salvatore: condivido, occorre guardare ciò che avviene oggi e trovare strategie pratiche per costruire qualcosa di concreto, basta parlare di niente.
Osserviamo con grande maturità e complessità i nostri bordi, evitando i buchi neri delle parole vuote come archistar.

Marco+: seguo dall'inizio l'inchiesta di salvatore sui blogger-architetti... e credo in un'architettura fatta da processi e non (solo) da architetti ... ma trovo qui una visione del fare l'architetto assai condivisibile ("coloro i quali...hanno prodotto il risultato che ha consentito a uomini e cose di rimanere nel tempo") tanto più perchè detta da un non architetto.

Salvatore: credo occorra ascoltare i non architetti, Francesco Alois ne è un esempio mirabile.
La sua definizione di architettura è pregnante, anche se io ho sempre dei dubbi sull’architettura “definitiva” credo in un’architettura trasformabile nel tempo, credo in un’architettura da superfetare.

Salvatore: Per me è un toccasana il mio essere ignorante, mi permette di riprendere sempre fiato dalle mie convinzioni. Nell'ultima puntata di Report, si è citato il centro sociale XM24 e una certa idea di urbanistica concertata da tutti gli attori principali dell’area interessata, coordinato dallo studio Tasca di Bologna e da City-lab (un’altra idea di città). Condivido e raccolgo l'invito (di Fabio Fornasari del blog Luoghi sensibili): «se tutti cominciassero a guardare fuori dalle finestre con quel tipo di occhi, molti nostri colleghi comincerebbero a migliorare la città e la società». Questa in sintesi è anche la mia idea di architettura.

Marco+: ...parole sante! anch'io voglio guardare fuori dalla finExTRA, e sporcarmi le mani! lasciare, come già faccio, il titolo "onorifico" attaccato alla parete del bagno di servizio, e stare con la gente, antiaccademico qb, quantobasta.

Salvatore: mi passi la foto della tua pergamena? A mio avviso, il grosso problema degli accademici italiani non risiede nella qualità di alcuni di essi (spesso rilevante) ma nel distacco verso lo stato “materico” dell’architettura di massa. Si sono dimenticati di camminare.


Post-fazione

Riporto infine questo commento che Salvatore D'Agostino lasciava ad un mio post per il natale 2008 e di buon auspico dell'anno a venire: “Hai ragione niente buoni propositi ma solo “sostanza”. Aggiungo, il 2009 è l'anno zero non possiamo più credere nel passato. Inventarsi il presente non quello eccezionale ma quello concreto diventa un imperativo assoluto. Siamo nell'era della post devastazione dei posticci politici (posticci non pasticci).
Quindi un buon tutto e un in bocca al lupo da parte mia”

Ecco, è passato un anno (tra crisi emergenze gossip)!
Dovevamo “...inventarsi il presente non quello eccezionale ma quello concreto”... mi pare che noi abbiamo incominciato a camminare! ... verso un'architettura pop.

Note

Le foto che accompagnano il post sono tratte dal libro POPVILLE di Anouck Boisrobert, Louis Rigaud e Joy Sorman (Corraini ed.).
E' un libro pop-up in cui ogni pagina corrisponde a un momento dell’evoluzione della città.
E' un regalo, molto divertente, la città cresce... senza un apparente piano regolatore, la sua complessità non pare viziata da azioni speculative... e il testo mi conforta...”la comunità della chiesa di mattoni rossa si è ingrandita: altri ancora sono venuti da più lontano, dall'altra parte del mare; la città ha accolto i nuovi abitanti, ha prosperato, si è moltiplicata e ora vivono tutti insieme”. 

buon 2010.

in poche parole hai spiegato a che cosa può servire un blog: Ragionare a distanza per fare meglio il proprio mestiere (concreto e reale nella propria città).
Non credo che sia poco.
A presto,
Salvatore D’Agostino

20 settembre 2010

Intersezioni --->OLTRE IL SENSO DEL LUOGO


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L'indice dell'inchiesta:

Prologo: Maledetti imbianchini


Gli interventi:

Gli architetti dell’inchiesta

  • 3XN [1]
  • Aadrl [1]
  • Abcarius & Burns [1]
  • AKT (Adams Kara Taylor) [1]
  • Alberti, Emilio [1]
  • Alles Wird Gut [1]
  • Altro Modo [1]
  • Altro_studio (Anna Rita Emili) [1]
  • Amatori, Mirko [1]
  • Antòn Garcìa-Abril & Ensamble Studio [1]
  • Aragona, Guido [1]
  • Aravena, Alejandro [1]
  • Archingegno [1]
  • Architecture&Vision [1]
  • Architecture for Humanity (Cameron Sinclair) [1]
  • Archi-Tectonics [1]
  • Asymptote Architects [1]; [2]
  • Atelier Bow Wow [1]
  • Ban, Shigeru [1]
  • Barozzi-Veiga [1]
  • Baukuh [1]
  • Baumschlager & Eberle [1]
  • Blogger donne (Lacuocarossa, Romins, Zaha, LinaBo, Denise e tante altre) [1]; [2]
  • Bollinger+Grohmann [1]
  • BM [1]
  • C&P (Luca Cuzzolin e Pedrina Elena) [1]
  • C+S (Carlo Cappai e Maria Alessandra Segantini) [1]
  • Calatrava, Santiago [1]; [2]; [3]; [4]
  • Campo Baeza, Alberto [1]
  • Carta, Maurizio [1]
  • CASE (David Fano) [1]
  • Catalano, Claudio [1]
  • Cirugeda, Santiago [1]
  • Clément, Gilles [1]
  • Cogliandro, Antonino [1]
  • Contemporary Architectural Practice - Ali Rahim [1]
  • Contin, Giulio [1]
  • Coppola, Dario [1]
  • Cosenza, Roberto [1]
  • Critical garden [1]
  • Cucinella, Mario [1]; [2]; [3]
  • Dal Toso, Francesco [1]
  • De Carlo, Giancarlo [1]
  • Decq, Odile [1]
  • Design Institute Cinesi [1]
  • Diffuse, Luca [1]; [2]
  • Diller Scofidio+Renfro [1]; [2]
  • Dogma [1]
  • Douglis, Evan [1]
  • Duminuco, Enzo [1]
  • Eifler, John [1]
  • Eisenman, Peter [1]; [2]
  • Elastik (Igor Kebel) [1]
  • EMBT | Enric Miralles - Benedetta Tagliabue | Arquitectes associats [1]; [2]
  • Emergent Architecture (Tom Wiscombe) [1]
  • Ferrater, Carlos [1]
  • Florio, Riccardo [1]
  • FOA [1]
  • Galantino, Mauro [1]
  • Garzotto, Andrea [1]
  • Gehl Architects [1]
  • Gehry, Frank Owen [1]; [2]
  • Gelmini, Gianluca [1]
  • Grasso Cannizzo, Maria Giuseppina [1]; [2]
  • Graziano, Andrea [1]; [2]
  • Graypants (Seth Grizzle e Jon Junker) [1]
  • Gregotti, Vittorio [1]
  • Guidacci, Raimondo [1]
  • Hadid, Zaha [1]; [2]; [3]: [4]
  • Hensel, Michael [1]
  • Herzog & De Meuron [1]; [2]
  • Holl, Steven [1]
  • Hosoya Schaefer architects [1]
  • Ingels, Bjarke [1]
  • Ishigami, Junya [1]
  • Kahn, Louis [1]
  • Kakehi, Takuma [1]
  • Knowcoo Design Group [1]
  • Kokkugia [1]
  • Koolhaas, Rem [1]; [2]; [3]
  • Kudless, Andrew [1]
  • Kuma, Kengo [1]; [2]
  • Lacaton e Vassal [1]
  • Lancio, Franco [1]
  • Libeskind, Daniel [1]
  • Le Corbusier [1]
  • Lomonte, Ciro [1]
  • Lynn, Greg [1]
  • MAB [1]
  • Made In [1]
  • Mau, Bruce [1]
  • MECANOO [1]
  • Melograni, Carlo [1]
  • Menges, Achim [1]
  • Moodmaker [1]
  • Morphosis [1]
  • Munari, Bruno [1]
  • Murcutt, Glenn [1]; [2]
  • MVRDV [1]
  • Najle, Ciro [1]
  • Njiric, Hrvoje [1]
  • Notarangelo, Stefano [1]
  • Nouvel, Jean [1]
  • Ofis [1]
  • Oosterhuis, Kas [1]
  • Oplà+ [1]
  • Oxman, Neri [1]
  • Palermo, Giovanni [1]
  • Pamìo, Roberto [1]
  • Parito, Giuseppe [1]
  • Park, Sangwook [1]
  • Piano, Renzo [1]; [2]; [3]; [4]; [5]; [6]
  • Piovene, Giovanni [1]
  • Pellegrini, Pietro Carlo [1]
  • Pizzigoni, Pino [1]
  • Porphyrios, Demetri [1]
  • R&Sie(n) (Francois Roche) [1]; [2]; [3]; [4]
  • RARE office [1]
  • Raumlabor [1]
  • Rogers, Richard [1]
  • Ruffi, Lapo [1]
  • Salmona, Rogelio [1]
  • SANAA (Kazuyo Sejima + Ryue Nishizawa) [1]; [2]; [3]; [4]
  • Sandbox [1]
  • Sanei Hopkins [1]
  • Sauer, Louis [1]
  • Schuwerk, Klaus [1]
  • Servino, Beniamino [1]
  • Siza, Alvaro [1]; [2]; [3]; [4]; [5];[6]
  • Soleri, Paolo [1]
  • SOM [1]
  • Sottsass, Ettore [1]
  • Souto de Moura, Eduardo [1]; [2]; [3]
  • Spacelab Architects (Luca Silenzi e Zoè Chantall Monterubbiano) [1]
  • SPAN (Matias Del Campo+Sandra Manninger) [1]
  • Spuybroek, Lars [1]
  • Studio Albanese [1]
  • Studio Albori [1]
  • Studio Balbo [1]
  • StudioMODE + MODELab [1]
  • Supermanoeuvre [1]
  • Tecla Architettura [1]
  • Tepedino, Massimo [1]
  • Terragni, Giuseppe [1]
  • Tscholl, Werner [1]
  • Tschumi, Bernard [1]
  • Uap Studio [1]
  • Uda [1]
  • UN Studio (Ben Van Berkel) [1]; [2]
  • Vanelli, Nildo [1]
  • Vanucci, Marco (Open System) [1]
  • Verdelli, Roberto [1]
  • Vulcanica Architettura [1]
  • Wiscombe, Tom [1]
  • Zoelly, Pierre [1]
  • Zordan, Filippo [1]
  • Zucca, Maurizio [1]
  • Zucchi, Cino [1]
  • Zumthor, Peter [1]; [2]; [3]; [4]; [5]; [6]
Epilogo: Il massimo di diversità nel minimo spazio

Note conclusive sull'inchiesta: