17 giugno 2011

0044 [MONDOBLOG] Cos'è architettura?

di Salvatore D'Agostino
«Dicevano: Internet distrugge i giornali, ci fa perdere posti di lavoro, porta la ricchezza creata fuori dall'Italia. E persino: inquina le menti dei nostri figli. Orrore! Sulla ricetta concordavano: gli faremo la guerra, a questi della Rete, gli faremo la guerra se non scenderanno a patti con noi. Non uno che dicesse che forse in questi anni abbiamo fatto dei brutti giornali e dei pessimi telegiornali dove è diventato quasi impossibile capire di che si sta parlando, anzi, di che si sta litigando. Non uno che ammettesse che da una vita abbiamo drogato le vendite in edicola allegando libri e cassette, giocattoli e profumi, tutto piuttosto che una idea nuova. Non uno che ricordasse che quando è arrivato il Web i giornalisti scappavano per non lavorare ai siti di news.
Non uno, lì, che avesse capito che Internet può piuttosto salvare il buon giornalismo perché compie una azione fondamentale, l’unica di cui ha davvero bisogno: rimettere al centro di tutto non la pubblicità o il potere, che purtroppo ci tengono al guinzaglio, ma coloro che avrebbero dovuto sempre starci. I lettori.»1 (Riccardo Luna) 
Dal 2007 il quotidiano The New York Times nella sua versione online affida a degli artisti la creazione di pagine Web dedicate a temi sensibili.
Una delle prime pagine è stata Faces of the Dead, una galleria fotografica2 dove ogni volto dei soldati morti dopo l’11 settembre nelle due guerre (afgana e irachena)3  contiene tutti i volti dei soldati morti in 'pixel'.4
Tra le più recenti va segnalata Satellite Photos of Japan, Before and After the Quake and Tsunami in questa pagina è possibile osservare - spostando un cursore - il prima e del dopo di alcune porzioni di territorio devastati dal recente terremoto giapponese.5
Aprire la pagina Web del The New York Times per noi italiani potrebbe essere noioso. L’austerità della pagina con il titolo che mantiene il font ‘English Towne6 si presta alla lettura più che al link ‘virale’.
Dopo un anno dal post 0030 [MONDOBLOG] Sui blog e i siti delle riviste di architettura - 10 giugno 2011- sono ritornato a visitare lo stato dei siti delle riviste di architettura italiana.


Tralasciando la nuova Domus di Joseph Grima7 - poiché è un tema che approfondirò in seguito - il mio monito «Occorre un’emancipazione dal cartaceo, esplorando le capacità intrinseche del Web, provando a sperimentare nuovi e più proficui approcci» resta valido. Tutto ciò che avevo segnalato nel mio vecchio zapping rimane immutato.

Si registrano solo due regressioni:

Lo scorso aprile la versione online di Abitare ha cambiato veste rientrando nella compagine dei siti RCS.8 Perdendo quel minimo di fascino iniziale.9 Inoltre, in occasione della recente festarch è stato eliminato il vecchio sito semplice ed efficace, dove era possibile vedere tutti i video degli appuntamenti, per sostituirlo con degli articoli news, spesso correlati da brevi video amatoriali, con il risultato di aver creato un evento fine a se stesso.
Per fortuna in autunno è prevista una nuova versione, si spera non pensata dai webmaster e slegata da RCS.


Sempre ad aprile è apparso un post 'pesce d’aprile' iniziava così: «Da oggi (sino a data da definirsi) il sito di CASABELLA è non attivo ad eccezione di tutto il pregresso, causa mancanza tempestivo rinnovo contratto tra le parti». (ahimè, adesso non è più consultabile)10 Il giorno seguente nel post Per chi non avesse letto tutta, si precisava che era stato uno scherzo. In realtà dal quel giorno Casabellaweb (ultimo nome) non viene più aggiornato giornalmente ma sporadicamente.
Questo è il presente, quasi assente, di una storia mancata del Web di Casabella che inizia da lontano, in parallelo con la gestione di Francesco Dal Co, esattamente dopo un anno dalla sua direzione, 1997.
Sergio Polano - attuale curatore del sito di Casabella nonché attento studioso dei temi della rete11 - aveva approntato un sito casabell@online, ancora oggi visibile, eccolo:


L'inattività di questo sito - ormai entrato nell'archeologia Web - ha determinato una mancanza di sperimentazione e relazione con le dinamiche della rete. Con il risultato che si sono persi tredici anni di memoria Web di Casabella.
Possibilmente una memoria in armonia con lo stile di Casabella, simile a Engramma una rivista presente in rete dal 2000 che analizza, come da sottotitolo, la tradizione classica nella memoria occidentale o Alfabeta2 la storica rivista culturale ideata da Nanni Balestrini e riedita nel 2010 sia nella versione cartacea che Web o il neo nato Doppiozero di Marco Belpoliti e Stefano Chiodi.

Ernesto Nathan Rogers nel suo primo editoriale del 1954, come direttore di Casabella-continuità, citando Marco Aurelio scriveva: «Chi vede le cose presenti vede tutte quelle che sono state fin dall’origine dei tempi e quelle che saranno per tutta l’eternità perché tutte sono d’una stessa natura e d’una stessa specie.»12

Nell'ultimo numero tondo '800' di Casabella Francesco Dal Co dice: «Negli ultimi decenni l'architettura ha progressivamente smesso di porsi domande circa il proprio senso. Gli architetti hanno cessato di interrogare i significati, le implicazioni e i fondamenti del loro fare; gli storici hanno deposto le armi impegnandosi nella costruzione di "discorsi", come si usa dire, la sua vacuità è spesso sinonimo di diserzione. I due atteggiamenti si implicano e si giustificano vicendevolmente: nell'un caso ci si lascia trasportare spensieratamente delle onde, nell'altro si galleggia sulla schiuma. Questa situazione alla quale si può ora soltanto accennare, è una irreversibile conseguenza dei tempi oppure il prodotto dell'atrofia che affligge ogni cultura allorché cessa di interrogare il tempo e, subendone gli effetti contingenti, si osserva come un semplice riflesso? A partire da questo interrogativo abbiamo domandato ad alcuni esponenti di primo piano della cultura architettonica di dialogare trattando il tema che abbiamo loro proposto: "che cos'è architettura"'?» 13
 

Io penso che la critica sia «crisi, quindi – come afferma Umberto Galimberti - congedo dal mondo abituale di pensare.»14 

Mi domando:
 
Casabella sta continuando a osservare e interrogare il presente?
Siamo sicuri che "gli architetti hanno cessato di interrogare i significati, le implicazioni e i fondamenti del loro fare"?
Come fa Francesco Dal Co ad avvalorare questa tesi se pone la domanda "che cos'è architettura" al "mondo abituale del pensare" ovvero "al
primo piano della cultura architettonica"?
Perché non porre la stessa domanda, magari facendo incontrare gli architetti di primo piano con gli architetti di secondo piano, ad esempio - rimanendo in Italia - Raffaella Laezza, Alvisi Kirimoto (studio fondato da Massimo Alvisi e Junko Kirimoto) e Aion (studio di Andrea Di Stefano e Aleksandra Jaeschke)?


Il direttore di Casabella continua: «per chi ritiene, come anche noi pensiamo, che l'atrofia che affligge la cultura architettonica contemporanea sia in parte il prodotto del decomporsi, apparentemente inarrestabile, dei metodi formativi e d’insegnamento, del sistema universitario, in particolare nei Paesi più evoluti.»
Sì, è vero, ma gli architetti stanno crescendo anche in questa Italia atrofizzata.
Mi permetto di segnalare (senza nessuna pretesa di essere esaustivo) due latenti spazi di formazione:

gli architetti della diaspora (non fuga di cervelli fisiologicamente ci saranno sempre geni erranti) che si stanno formando in giro per il mondo. Sono architetti che come dice il recente rapporto del Censis: «sono quelle (ndr persone) meno ciniche e che meno accettano di omologarsi al peggio. Proprio quest’ultima forma di reazione alla società del disordine e della confusione, che non è una forma di adattamento, […] può paradossalmente essere espressione di sana potenzialità»;15

gli architetti, e non solo, che non usano il Web come una biblioteca o oracolo, ma come paesaggio teorico (termine in prestito da Franco Purini) ovvero «il luogo più elevato della ricerca architettonica»16 la nuova università.

Sulle implicazioni culturali dei primi, ho da tempo avviato una ricerca priva di 'tassonomie' e ricca di carsici punti di vista, chiamata Fuga di cervelli nel tentativo di deprivare di senso questo concetto spesso abusato dalla semplificazione mediatica.
Sui paesaggi teorici attivi nel Web vi segnalo - attraverso le loro parole - alcuni delle attività Web più interessanti. 


Sono luoghi Web che non amano i racconti di ‘primo piano’ ma che narrano lo sfondo in cui vivono: dialogando, condividendo, informando, osservando, raccontando e ascoltando il cuore di un’Italia che non accetta la sentenza di atrofia come metafora di rassegnazione:

KLAT
  
KLAT è un magazine italiano di sole interviste nato nell’inverno del 2009. Nel settembre del 2010 il sito si trasforma nel primo ‘network di blog' italiano costituito da architetti, artisti, designer, creativi o semplicemente blogger. Al momento vi scrivono - quando hanno qualcosa da raccontare - quaranta identità totalmente diverse tra loro. Qui l’elenco completo.

Paolo Priolo: Il sito di Klat è nato con l'obiettivo di allargare la prospettiva d’indagine del magazine: dalle interviste ai blog. Il dialogo con i protagonisti dell’arte contemporanea e del progetto portato avanti sulla carta, attraverso le conversazioni, si svolge in forma diversa sul web: più diretta, più libera, senza la mediazione del giornalista. I blogger/artisti/designer/architetti "dialogano" direttamente con gli utenti.


Oilproject è una scuola virtuale dove le lezioni sono scelte dalla comunità degli studenti-utenti e avvengono online o in differita. Vi segnalo le lezioni di Arti e design.

Sigismondo Baldovino: Oilproject nasce nel settembre 2004, da un gruppo di ragazzi conosciutisi in un forum online di tecnologia: ad uno mancano i soldi per iscriversi a un corso di programmazione in una scuola milanese, un altro non vede l'ora di insegnare a usare programmi di fotoritocco, un terzo è esperto di sistemi Linux, l'ultimo crea siti web. Decidono allora di realizzare da soli una scuola online non convenzionale in cui ognuno, semplicemente, possa raccontare quello che sa a chi lo vuol star ad ascoltare.
Dopo 7 anni di vita, oggi Oilproject trasmette gratuitamente dirette online di attualità in cui è il pubblico, attraverso un sondaggio, a decidere di cosa parlare. Questi talkshow-lezioni sono interattivi e non moderati: il relatore, semplicemente, risponde alle domande più votate, e cioè a quelle che riscuotono più interesse tra gli utenti collegati. La Scuola d'Attualità è realizzata con il fondamentale supporto dei principali gruppi studenteschi italiani. A scegliere i relatori è un gruppo di persone (vietato dire "comitato scientifico") esperti di Economia, Politica, Cultura, Informatica ed Innovazione.
Olproject è però anche il primo "YouTube" dedicato alla formazione. Chiunque può registrare lezioni, letture di tesine, ricerche, interventi e inviarli in formato audio/video direttamente sul sito. Il sogno è che entro dieci anni tutte le lezioni tenute nelle scuole e nelle università pubbliche vengano condivise online a beneficio, ad esempio, di chi vive in zone con una scarsa offerta didattica, combattendo così il digital divide culturale italiano.
La qualità delle lezioni è giudicata dal pubblico attraverso votazioni e meccanismi di valutazione fra pari.
Oilproject è, infine, anche un sito web dove le comunità di tutta Italia (sia di attivismo civile, sia studentesco) possono promuovere le iniziative che organizzano nel mondo reale. È disponibile anche un censimento di tutte le comunità presenti, che possono gestire le proprie pagine all'interno del sito.

140 News Net  

Lo scorso 18 maggio Andrea Graziano nella sua bacheca facebook scriveva: «Domenico Di Siena sta raccontando la #spanishrevolution qui».
Domenico Di Siena è un Architetto nato in Italia che da qualche anno lavora in Spagna, ha raccontato in diretta gli indignados radunati a Madrid nella piazza Puerta del Sol, prima del clamore ‘passeggero’ mediatico.
140 News Net usa le relazioni Web per informare in presa diretta. Ha un canale live e un sito.

Luca Alagna: 140 News Net è un progetto collaborativo di informazione online che nasce, e si alimenta, sulla Rete. A volte lo definiamo come “le news dal punto di vista dei Social Media”.
Il modello di redazione è diverso da quello classico e il ruolo del giornalista non è gerarchico, non si trova più in cima alla catena informativa, ma è immerso nel network.
Quelli che erano lettori, spettatori, ascoltatori in realtà qui sono parte integrante della produzione della notizia, non solo feedback.
È un modello simile a quello definito da Jeff Jarvis “reverse syndication”17, nel nostro caso la gente racconta le storie e il giornalista le riceve, non più il contrario.
140nn in sé è nato da una mia idea un anno fa (il primo post è del 20/1/2010).
Ma si è rivoluzionato e ha iniziato a prendere vita realmente col soladizio con Claudia Vago (@tigella) e Maximiliano Bianchi (@strelnik) nei primi mesi del 2011 (abbiamo iniziato nel periodo delle elezioni amministrative, la nostra diretta del primo turno ha avuto grande riscontro).
Noi tutti già proponevamo filtri sulle news online, il progetto è stato l’occasione per riunire il tutto e iniziare a dargli una forma.
Io mi occupo attivamente di informazione online dal 2009 curando un flusso selezionato di news e giornalismo partecipativo basato su Twitter. Dalle rivolte iraniane in poi, ha proposto e filtrato dal punto di vista della rete le notizie in tempo reale e gli approfondimenti sugli eventi di maggiore interesse, soprattutto internazionali.
Maximiliano, è un “bit worker” che si interessa di media attivismo digitale e citizen journalism da diversi anni sperimentando le potenzialità offerte dalla rete attraverso strumenti come il videoblog e la web radio.
Claudia si definisce una cantastorie, per mestiere e per passione, incuriosita dalle tecnologie che offrono strumenti nuovi per raccontare in modi sempre diversi la politica, l’attualità, l’ecologia e il territorio.
Su 140nn realizziamo la possibilità di curare filtri online sulle notizie viste, elaborate e generate sulla Rete, usando più strumenti (come Storify) e contributi (foto, video, articoli, tweet ecc.).
In particolare realizziamo spesso dirette in streaming a metà strada tra web-radio e web-tv con ospiti e news dai flussi online.


Urbanautica è un sito internazionale dedicato alla fotografia contemporanea. Nato da una ricerca personale di Steve Bisson nel 2008. Ha esordito online nel 2009. Il sito si profila come un Journal, con rubriche ed editoriali di varia natura. Oggi può contare nove collaboratori da tutto il mondo (destinati a crescere). Nel 2010 ha organizzato "naturae" una mostra collettiva internazionale e per il 2011 sta organizzando tre mostre personali e si occuperà di editare alcune monografie, come quella di David Pollock recentemente pubblicata.
Urbanautica non si limita a osservare la città e il suo territorio.

Steve Bisson: Urbanautica nasce dall’idea di occuparsi di ciò che ci sta attorno, di ciò che vediamo o forse non vediamo. Parliamo di questo e lo facciamo insieme alla fotografia. Studiare e comprendere i territori richiede capacità di sintesi e la fotografia a volte ha questa dote.
Se dovessi pensare a una genesi probabilmente dovrei risalire ai tanti viaggi che ho fatto da bambino sul sedile posteriore della macchina osservando fuori dal finestrino la realtà scivolare lontana. Ho vissuto in molti luoghi e quando lo fai inconsapevolmente diventi un po’ antropologo. Cominci a guardare la realtà con un certo distacco, a fare confronti e giudicare. Questa tensione può costituire un limite alla propria vita, ai rapporti, all’adattamento ma può anche essere canalizzata in modo utile, come nel caso di Urbanautica. In fondo ogni forma di espressione riflette un bisogno di comunicare qualcosa. Rispetto agli esordi Urbanautica è qualcosa di più di un viaggio personale, ora coinvolge altri professionisti sia scrittori che fotografi. È una realtà in forte divenire che mira attraverso la rete e i social media a crescere le opportunità di scambio e di conoscenza senza snaturare l’identità del progetto di ricerca. Oggi sono soprattutto i fotografi a cercarci e a credere quindi nel progetto. Questo è il risultato più grande che abbiamo raggiunto.

Luoghi comuni 

Il Collettivo Luoghicomuni costruisce percorsi fotografici condivisi presentando un progetto al mese. Non giudica o denuncia la realtà. Cerca di osservare e interrogarsi.

Collettivo: Luoghi Comuni nasce dalla volontà di condividere un percorso attraverso contenuti molteplici affidandosi alla macchina fotografica.
Il luogo comune è un’opinione, non sempre vera, immediatamente riconoscibile ai più. Al tempo stesso è un’ossessione che mai si esaurisce e che trova un po’ di pace in qualsiasi forma artistica; può anche essere un luogo, reale o virtuale, in cui ci s’incontra costantemente e ci si vive reciprocamente.
Il nucleo originario si è formato dal nulla, attraverso scambi ricorrenti quasi mai diretti tra Alessandro Calabrese, Ylenia Arca, Serge Campo, Milo Montelli.
In seguito si sono aggiunti Valeria Cherchi, Benedetta Falugi, Matteo Mastronardi, Simone Mizzotti, Simona Paleari, Sara Perovic, Daniele Pilenga e Maurizio Strippoli. Essendo uno spazio aperto, gli autori sono destinati a crescere fino a un numero ancora da definire.
Luoghicomuni non vuole essere una vetrinetta trasparente ma una finestra opaca.
Cerchiamo partecipazione e occhi che abbiano voglia di mostrarsi.
Attraverso il dialogo virtuale che costantemente teniamo tra noi, facciamo scattare input, punti d’interesse, idee sviluppabili, che poi trasformiamo in immagini concrete.
Immagini nuove, pensate per il tema nuovo per ogni mese, nate dai limiti tracciati da ogni nostra riflessione, ma libere nel lasciarsi interpretare.
L’ultimo progetto è ‘Km di case’. Buona visione.


‘Ascolto il tuo cuore, città’ questo è il titolo di un libro di Alberto Savinio, dove narra il suo perigranare urbano nella Milano del dopoguerra.
Il progetto Ritratti (o si muore) di Suoni quotidiani ascolta il cuore delle città italiane attraverso i racconti dei suoi abitanti.
Nato nel maggio del 2007, quando per la prima volta viene pubblicato un radiodramma dal titolo "Il sogno. Appare in rete il 22 aprile del 2010.

Jonathan Zenti: Suoni Quotidiani è "un osservatorio sociale sulle normalità che utilizza i cosiddetti 'mezzi di comunicazione' come strumenti per la gestione del cambiamento". L'obiettivo di Suoni Quotidiani è di utilizzare gli strumenti propri del mondo della comunicazione (radio, video, foto, web, teatro, incontro diretto) non per informare o per creare intrattenimento (per vendere "spazi pubblicitari" o "copie", quindi), ma per entrare nelle situazioni conflittuali e fare in modo che il contesto cambi in una direzione sostenibile.
Nasce da diverse "crisi deontologiche" di persone che lavoravano nel mondo della produzione massmediatica e sociale e che hanno sentito l'urgenza di spendere le proprie competenze al servizio del territorio che stava loro intorno.

Rinnovo l'invito alle riviste, che hanno la capacità economica di farlo, a usare il Web non per replicare le idee del cartaceo ma come luogo d’infinite nuove possibilità di linguaggio e sperimentazione.
Tutto questo per dirvi che il prossimo post ospiterà una lunghissima conversazione con Luigi Prestinenza Puglisi.

Buon Web.

17 giugno 2011 (ultima modifica: 18 giugno 2011)
Intersezioni ---> MONDOBLOG
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Note:
1 Riccardo Luna, La Rete può salvare il buon giornalismo, Wired, 9 giugno 2011. Link
2 Pagina che in questo momento è aggiornata al 29 agosto del 2010.
3 qui il diagramma geografico.
4 Ideata da Gabriel Dance, Aron pilhofer, Andy Lehren e Jeff Damens.
5 Creata da Alan McLean, Kevin Quealy, Matthew Ericson e Archie Tse. Cursore Jason Alvich.
6 qui è possibile scaricare il font.
7 Domus prima dell’esordio sul cartaceo ha presentato la versione on-line ideata da Dan Hill.
A tal proposito chiederei a Joseph Grima perché Domus si è preoccupata di auto intervistarsi per presentare la versione cartacea – leggi intervista a Salottobuono  - e non ha fatto la stessa cosa con il lavoro di Dan Hill?
8 qui un resoconto degli Architetti Senza tetto.
9 Ne avevo parlato con Fabrizio Gallanti qui.
10 ed ecco come finiva: «In realtà, in questi ultimi 15 giorni me ne son capitate di tutti i colori, incluso il fatto che oggi è il primo di aprile ;-))): ho avuto dapprima problemi con l’auto, poi a casa, infine mi son perso : -(e non mi hanno restituto, i Galantuomini!) portafoglio agenda telefonino taccuino e ora giro senza schei e con un cellulare Alcatel preistorico archiviato da anni nel mio pied-à-terre serenissimo, telefonino ove ho sì inserito una simm avuta in gentilissimo omaggio da italico operatore di telefonia mobile con 5 euro di traffico gratuito ma non ricordo nulla circa i comandi/tasti del telefonino (dotato di antenna però perfetta per captare quasi ovunque il segnale, anche a Venezia, calle dei Fabbri e poche altre escluse, almeno in parte) e soprattuto non ho i numeri dei cellulari altrui, grunt!?%$!!, memorizzati nella simm scomparsa con il cell di lavoro asportatatomi perso e nell’agendina, assieme ad appunti, impegni etc. Registrate, gente, registrate (i Vs. files, ça va sans dire)… e portatevi un caricabatteria sempre dietro, per evitare quanto mi è successo in giornata con l’Alcatel… È vero che quando vengono, vengono tutte assieme ma spero sia finita, oggi: ossia che ‘A Nuttata sia conclusa, almeno per qualche tempo!» (Sergio Polano)
11 vedi: a cura di Sergio Polano, Mitchell, William J, La città dei bits. Spazi luoghi e autostrade informatiche, Electa, Milano, 1997 e Sergio Polano, L'icona invadente, ovvero: la civiltà del pixel, Engramma, n. 37, novembre 2004. Link
12 su “Casabella Continuità” (199/1954) si apriva con una citazione tratta dai «Ricordi» di Marco Aurelio
13 Francesco Dal Co, Cos'è architettura - casabella 800, Casabella, n. 800 aprile 2011, p.3
14 Umberto Galimberti, Parole nomadi, Feltrinelli, 2006, p. 44
15 Rita Piccolini, Soli, impauriti, 'barricati' in casa, Televideo, 15 giugno 2011. Link
16 Franco Purini in, AA. VV., Il disegno come idea, Gangemi, Roma, 1996, p. 13
17Jeff Jarvis, Reverse syndication, Blog BuzzMachine, 15 febbraio 2008. Link

P.S.: Il titolo di questo post doveva essere ‘Si sale sulle spalle del Wilfing’. Titolo frutto di una conversazione con Luca Silenzi (che ringrazio) a proposito del suo post Dell'influenza, dell'eredità e della fretta in architettura. Titolo che ho evitato per non destare equivoci.

5 commenti:

  1. Difficile arrivare in fondo.
    Incedibile la vicenda di Casabella Web iniziata e mai realizzata.

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  2. Cosa merita il lavoro di Salvatore?

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  3. ---> Fortunato,
    alla domanda: che cos'è architettura?
    Gli architetti chiamati da Casabella hanno risposto parlando solo di se stessi.

    ---> Luca,
    niente.

    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  4. Bello il testo di Riccardo Luna, concordo sull'idea che internet ha messo in risalto le debolezze già presenti nel sistema giornalistico.

    Concordo anche sul sito web di Abitare, peccato che abbiano rinunciato al layout precedente, molto più originale e interessante.

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  5. Ciao Stefano,
    io credo che il Web abbia causato lo stesso effetto dell’invenzione a metà nell’ottocento della fotografia il quale mise in discussione lo stato (statuto) dell’arte.
    L’arte solo dopo cinquant’anni rispose con le avanguardie reinventando nuovi codici.
    In questo momento i media si difendono ringhiando, spero che arrivi presto un nuovo corso dell’informazione.

    A proposito di Abitare aspettiamo il nuovo ‘spazio web’ previsto in autunno.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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