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25 settembre 2009

0054 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Archiblog di Alessandro Ranellucci

Salvatore D’Agostino:
  • Qual è l’architetto noto che apprezzi e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?

Qui l’articolo introduttivo


Archiblog di Alessandro Ranellucci

Per quanto rispondere alla tua domanda sull'architetto noto sembri a prima vista più semplice che citare un architetto non noto, sento l'esigenza di essere molto cauto. Parlare di "architetto noto" in questi tempi infuocatissimi rischia necessariamente di richiamare e riconoscere la figura polemica dell'archistar, e intendo sfuggire a questo equivoco. Per altri versi non intendo neanche prendere posizione in favore di linguaggi, stili, forme e mi manterrò fedele alla lettera della tua domanda.
Un architetto noto che in questo periodo mi trovo ad apprezzare è Kengo Kuma. Mi interessa molto la sua ricerca di dissolvere gli oggetti architettonici e di considerare il suo intervento come interno e secondario alle logiche dell'ambiente che lo genera; in questo atteggiamento vedo il superamento della vecchia e stravecchia favola del "dialogo col contesto", che si traduce regolarmente in scimmiottamenti formali o spettacolari contrasti. Kengo Kuma sminuzza, scandisce, trafora; distoglie lo sguardo dai suoi edifici, invita ad entrarci e ad aprire gli occhi su quello che c'è intorno. Si fa guidare dai materiali, bagna di luce e invita a toccare con mano.
Ho un personale metro di giudizio, che spesso mi chiarisce le idee: se un'opera di architettura è difficile da fotografare e appare meno di quello che risulta dal vivo... probabilmente ha qualche elemento di interesse in più.

Venendo all'architetto non noto, schivando i tanti vari professionisti emergenti che si vedono nei risultati dei concorsi ma che inevitabilmente hanno un sapore troppo acerbo (o troppo militante) per essere apprezzati con serenità, mi viene in mente il colombiano Rogelio Salmona. Certo non è un giovane esordiente, ma alle nostre latitudini ho l'impressione che sia davvero molto poco noto e quindi adattissimo per rispondere alla domanda.
Se l'architetto è colui che sa preparare belle rovine, le opere di Salmona trasudano questo carattere fino in fondo. Secondo lui l'architettura è una "somma di possibilità poetiche su qualcosa di molto concreto". E ciò che rende belle le opere di Salmona non è il metodo, non è uno stile o una militanza, ma è solo e semplicemente la sua capacità poetica. Fa un po' paura parlare di capacità poetica di un architetto. Fa paura anche a me. Fa paura nelle scuole di architettura. Salmona parla per metafore, descrive le sue superfici di mattoni e pietra usando il lessico della musica.
Apprendo solo ora, dopo aver steso questa risposta, che Rogelio Salmona è morto nel 2007. Non lo sapevo, me ne spiaccio e mi spiaccio anche di essere andato formalmente fuori tema visto che mi si chiedeva un architetto vivente...

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