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11 luglio 2011

0047 [MONDOBLOG] Verifica dei poteri 2.0: archphoto

di Salvatore D'Agostino

Il 24 marzo 2011 il blog Nazione Indiana ha iniziato un’indagine sulle dinamiche letterarie e critiche che si sono sviluppate in rete negli ultimi dieci anni, chiamandola Verifica dei poteri 2.0; una ricostruzione storica a cura di Francesco Guglieri e Michele Sisto è sottoposta al vaglio di diversi protagonisti del Web e non.

L’inchiesta inizia con questa citazione del 1960 di Franco Fortini:
«I luoghi dell’opinione e del gusto letterario sono stati sorpresi nel giro di pochi anni dall’insorgere ed estendersi di forme per noi nuove di industria della cultura che hanno mutato aspetto e funzione ai tradizionali organi di mediazione fra scrittori e pubblico, come l’editoria, le librerie, i giornali, le riviste, i gruppi politici e d’opinione. Alla motorizzazione la società letteraria ha resistito anche meno dei nostri storici centri urbani.»1
Quest’intervista a Emanuele Piccardo, direttore editoriale di archphoto, ripercorre una tra le tappe delle nuove forme di comunicazione degli ultimi dieci anni dell’architettura italiana.



Salvatore D'Agostino 
«Ieri ricevo, come molti, la newsletter di Domusweb in cui con grande enfasi si parla delle novità grafiche bellissime, contenuti bla, bla, bla... spinto dalla curiosità vado a cliccare e devo dire che un po' di scoramento mi è preso."[...] negli ultimi sei mesi abbiamo lavorato a un sito completamente nuovo che ridefinisce la presenza di Domus sul web. Sarà un inizio completamente nuovo e introdurrà una rinnovata e bellissima linea grafica, una serie di nuovi contenuti, collaboratori e rubriche"Così scrive il bravo Joseph Grima. Però qualche dubbio mi viene navigando nel sito, dopo dieci anni di frequentazioni web con Archphoto e con gli amici di Channelbeta, noi che siamo stati i primi a mettere gallery di immagini, video interviste, video alle architetture. Poi tutti ci hanno copiato a partire da Europaconcorsi, Exibart ecc... noi però eravamo già orientati verso l'uso totale dei media già nel 2002.»2
Inizia così una tua recente nota su Facebook. Pensi che Archphoto sia stata l’avanguardia del Web in Italia? 

Emanuele Piccardo Il web che si occupa di architettura in Italia nasce nel 1995 con la creazione, da parte del gruppo Dada, del portale architettura.it (Arch'it) gestito da Marco Brizzi (ndr dal 1998). Successivamente nascono Antithesi, Architecture.it (ndr Web log non più attivo),  Archphoto e Channelbeta.
A fine 2001 insieme a Luca Mori fondiamo archphoto.it , effettivamente attivo da gennaio 2002, contrariamente a quanto si pensa non è un sito di architettura e fotografia. Chi ha inventato il nome, da me condiviso, ben esprimeva la mia persona ovvero un architetto-fotografo che nel tempo non farà il progettista ma farà progetti culturali.
Dopo una breve frequentazione come collaboratore di arch'it3, mi sono reso conto che non mi soddisfaceva. Gli articoli trattavano i temi più disparati così ho iniziato a pensare che c'era spazio per fare una rivista diversa, tematica e che producesse contenuti, non limitandosi solamente a mettere articoli senza una linea critica. Produrre per me significa seguire il dibattito e rappresentarlo, attraverso il video, per il "web people" che non può assistere a mostre o eventi o visitare architetture e renderlo visibile online. Come già affermato, in una recente intervista da Gianlugi D'Angelo su questo blog, il web in quegli anni era archeologico, i siti si aggiornavano con Dreamweaver e tutto era abbastanza complicato non c'erano né blogspot né wordpress.
Archphoto dunque nasce per raccontare l'architettura non solo attraverso i progetti e le riflessioni teoriche ma anche attraverso le discipline ad essa affini come sociologia urbana, fotografia, cinema e arte contemporanea. Fin dall'inizio io, Luca Mori e poi Luisa Siotto ragioniamo sulle modalità di presentazione dei progetti, sull'inserimento dei video, non c'era lo streaming gratuito per cui erano salvati rigorosamente in Windows Media Player o Real Player divisi per isdn e 56K, caricandoli sul server del sito, con l'obiettivo di renderli fruibili a tutti. Siamo stati la prima webzine italiana di architettura ad avere i video e i contributi audio.
Inoltre ho iniziato a usare l'intervista video come strumento per fare critica.
Ciò mi ha consentito di produrre una quantità considerevole di video, solo in parte messi in rete (visibili qui).
Quindi sì Archphoto è stata all'avanguardia perché produceva cultura, non solo nella dimensione virtuale ma anche nei territori organizzando conferenze e seminari (come la biennale off del 2002 "14_02 incontri per l'architettura italiana" che diede origine ad un numero monografico di Parametro). Modalità che continuano anche oggi. Poi con l'avvento di wordpress tutto è divenuto più facile, dal 2007 Archphoto è su wordpress grazie al lavoro di Miki Fossati che ha modificato i parametri dati per rifare con wordpress stesso la grafica dell'"archeologico" Archphoto. Ciò smentisce chi, ignorando come funziona il web, afferma che wordpress è limitato e non consente modifiche non è vero ed Archphoto ne è la dimostrazione lampante (ndr con riferimento alle dichiazioni di Fabrizio Gallanti di Abitare su WA).
 

A vent’anni dal World Wild Web e dieci da archphoto. Non credi che inserire gallery di foto, video interviste e news siano state semplici trasposizioni dell’uso comune del Web?

Visto con gli occhi di oggi la risposta è ovvia: sì.
Infatti le gallery di foto riguardano il settore dedicato alla fotografia, io mi riferivo però all'inserimento delle immagini negli articoli. Noi oggi possiamo inserire video e foto contemporaneamente all'interno della struttura grafica di archphoto o di una piattaforma gratuita. La tecnologia e le opportunità sono mutate e si sono evolute. Quindi sì è uso comune. Affermare che sia "una semplice trasposizione" non la condivido perché occorre contestualizzare storicamente i fenomeni altrimenti si rischia di essere superficiali. Però non confondiamo una rivista online di architettura con un blog, nascono da presupposti differenti.


Mi spiego meglio. Non mettevo in discussione la vostra azione pioneristica – come ad esempio l’uso delle video-interviste – e immagino le difficoltà tecniche e i tempi biblici per caricare un video. Siete stati intuitivi e quindi bravi.
Ti chiedevo vi è bastato introdurre questi nuovi strumenti d’informazione (ripeto bravi per l’arguzia) per essere definiti una rivista di architettura digitale d‘avanguardia? 

L'avanguardia consiste nell'anticipare azioni e comportamenti che poi verranno fatti da tutti.  Archphoto ha anticipato modalità di rappresentazione visiva dei contenuti inerenti alle arti visive che poi sono divenute "normali". Europaconcorsi all'inizio non aveva le gallery di progetti, Exibart non aveva i video; magari non siamo stati determinanti però... La vera sfida è innovare attraverso le idee, siti che esistevano negli anni duemila sono scomparsi quindi ci vuole una certa resistenza per sopravvivere.
Ad esempio siamo stati i primi nel 2008 a creare un aggregatore di notizie sull'architettura e sul design "The city of blogs" (e tu ci avevi intervistato), che il buon Gianlugi D'Angelo ne aveva rimosso l'esistenza (ndr confronta qui), nonostante fosse venuto al nostro stand al congresso UIA di Torino 2008.
Nello stesso anno abbiamo fatto lo streaming video in diretta dal padiglione americano ai giardini della Biennale di Venezia, non con una connessione wi-fi o in fibra ma con una pennetta vodafone, quindi con sbalzi del segnale di ricezione. Oggi Archphoto ha un ruolo di avanguardia culturale nel senso che il livello di approfondimento critico è molto più selettivo del passato, soprattutto rimane una forte volontà nel ricercare nuovi autori (architetti, artisti, intellettuali) per costruire un network in progress.

Io distinguerei tra l’avanguardia e i pionieri nel Web.
L’avanguardia sono i codici ideati da Tim Berners-Lee e testati il 6 agosto del 1991.
I pionieri chi elabora i codici di Tim Berners-Lee creando nuove città nell’infinito pianeta Web.
A proposito di The city of blogs perché dopo il congresso UIA il progetto fu sospeso?

Giusta osservazione. Anche in questo caso contestualizzo "avanguardia" in quanto le mie competenze sono culturali e non informatiche com'è giusto che sia. Compito di chi cura e gestisce un sito è proporre temi interessanti ai suoi lettori che siano espressione di un concetto politico (in senso lato) dell'architettura in cui sia chiaro l'obiettivo. Deve esserci una totale unicità di visione tra l'informatico e il gestore del sito, se una delle due figure è latitante non funziona.
Per cui intendo avanguardia le modalità di concezione di un sito nell'ambito culturale, ovvero quello che riesco a controllare. Poi dal 2007 con la sinergia attuata con Miki Fossati c'è stata un'evoluzione ulteriore e si è rafforzato l'insieme contenuto+struttura. Ciò è potuto succedere perché nel frattempo le opportunità e il contesto tecnologico l'hanno consentito. Oggi è più facile fare un sito, hai piattaforme gratuite con grafiche dignitose, sei tu che gestisci tutto.
The city of blogs l'abbiamo sospeso e messo offline, forse verrà riattivato con nuove modalità, un'idea in merito c'è, vedremo...

«Dipenderà quindi da noi se, nel futuro, vorremmo fare di questi mezzi, in nome di una ideologia della dematerializzazione universale, un uso alienante, oppure farne invece, come io ritengo che si dovrebbe, un uso che sfrutti al massimo il formidabile potenziale di interfaccia conoscitiva, progettuale e creativa dell’uomo con il mondo. Non una fuga mundi, ma una creatio mundi.»4
Quest’invito di Tomás Maldonado, scritto circa vent’anni fa, stride con l’idea e l’uso quasi infantile della tecnologia in Italia. L’auspicata creatio mundi si è arenata in un default mundi (perdona l’accostamento improprio delle due parole).
Da default aspettiamo passivi le nuove funzioni. Nel caso delle riviste digitali di architettura, in questi vent’anni, non c’è stata nessuna Webzine in grado di dialogare con le testate storiche italiane (apprezzate all’estero) e imporsi ‘autorevolmente’ fuori dal contesto italiano.
Perché? 

A proposito di avanguardia il pensiero di Maldonado lo è!
Domanda difficile. Come fai a dialogare con riviste come Domus e Casabella se ti poni in uno spazio alternativo a loro, se proponi un diverso modo di interfacciarsi con il progetto usando strumenti e linguaggi diversi?
Oggi il web è il mezzo più veloce per diffondere le notizie, è un infinito archivio che raccoglie dati su persone, fatti, eventi in cui non hai un limite di tempo. Nel caso dell'architettura è fantastico, puoi aggiornare il sito in ogni momento a seconda delle esigenze senza avere una scadenza. Però sono importanti sia le riviste cartacee sia quelle online. Sul cartaceo puoi fare approfondimenti teorico-critici che non puoi fare nel web, per questo abbiamo deciso di fare archphoto 2.0 cartacea, anche per prendere in giro quelli che parlano di web 2.0., rafforzando la tematizzazione e ponendosi contro un certo modo di fare la rivista. Oggi le riviste italiane non hanno più quella capacità di fare critica come nel moderno o negli anni sessanta laddove riviste come Domus e Casabella rompevano con la loro tradizione per assimilare contenuti e forme grafiche simili alle fanzine degli Archigram o alle autopubblicazioni degli architetti e degli artisti.
L'altra ragione riguarda il provincialismo delle webzine italiane che sono, per evidenti motivi economici, in italiano senza traduzione in altre lingue. Questo determina esclusione perché non dialoghi con il resto del mondo.
 

Non credo che Internet sia un archivio, ma non importa.
Perché senti l’esigenza di creare una rivista ‘contro’ e non ideare una rivista con un carattere autonomo?

Internet per me e molti altri è un archivio di parole, pensieri, notizie, è uno spazio come potrebbe essere una biblioteca d'idee in cui tutti contribuiscono ad implementarla. Internet è un mare di gesti nei confronti dell'altro, fornendogli un punto di vista fatto di molti punti di vista, non m'interessa il pensiero di un architetto che apre un blog e scrive ciò che gli passa per la mente. M'interessa un architetto che fa delle riflessioni coerenti con il proprio tema di ricerca, se ce l'ha, un architetto che esca dal proprio ego; capisco di chiedere troppo. Internet è un modo alternativo di fare cultura, dare spazio e visibilità a chi produce ricerche interessanti che altrove non sarrebbero conosciute, in questo senso è democratico. Chiunque può mettere online le proprie idee e ricerche, sta al lettore selezionare e capire dove si annida la fuffa e dove c'è realmente competenza scientifica. Internet non è la panacea di tutti i mali, non è infallibile, se devo fare una ricerca avrò ancora bisogno di consultare un libro cartaceo, toccarlo, sentirne l'odore. Internet è uno degli strumenti ma non deve essere l'unico, per me è necessario usare più strumenti per comprendere meglio la natura delle cose.
Per entrare nel merito della tua domanda, il sistema accademico e tradizionale della Rivista non esplora i nuovi territori dell'architettura si mantiene all'interno di un binario consolidato, insomma non rischia. L'esigenza di essere contro è manifestare un'autonomia di pensiero dalla cultura dominante, de-strutturare il linguaggio per costruirne uno nuovo così si crea un carattere autonomo. Perché solo individuando il nemico sai qual è la direzione, senza nemico non hai riferimenti. Il nemico è l'ipocrisia, la banalità, la superficialità degli intellettuali che orientano la cultura, sia essa architettonica o letteraria. Intellettuali che non hanno etica nelle loro azioni ignorandone le conseguenze sociali, ciò vale per tutte le discipline ma negli ultimi anni in particolare per l'architettura.

Niente di personale, su internet, sui blog e sul nemico mi trovi in disaccordo ma non è rilevante.
A che cosa serve una rivista digitale per un architetto?

Meno male che non condividiamo gli stessi pensieri altrimenti sarebbe una discussione noiosa. Senza il nemico c'è il "buonismo", il non prendere posizione e quindi compiere delle scelte, individuare un punto in cui mettersi
A che cosa serve una rivista cartacea/digitale per un architetto?
Dipende dall'architetto. All'architetto incapace servono entrambe per copiare il linguaggio da altre architetture, all'architetto capace serve per capire come si sviluppano le ricerche di altri architetti, artisti, sociologi ed essere aggiornato sulla riflessione critica contemporanea. Dipende dalla rivista, se prendiamo Lotus degli anni ottanta o Domus di oggi, Abitare di Italo Lupi o L'Arca, Arch'it o Architecture, Archphoto o Under-Construction (ndr sito non più visibile)...
Per il resto mi sembra di aver già risposto spiegando le motivazioni che mi hanno mosso a fondare Archphoto.
Le risposte le darà il tempo, giudice delle nostre azioni.

11 luglio 2011
Intersezioni ---> MONDOBLOG

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Note:
1 Franco Fortini, Verifica dei poteri, in Id., Verifica dei poteri. Scritti di critica e di istituzioni letterarie, nuova edizione accresciuta, il Saggiatore, Milano 1969, p. 41.
2 Emanuele Piccardo, La deriva delle riviste di architettura, note di Facebook profilo personale, 3 dicembre 2010 alle ore 10.39. Qui
3 Alcuni articoli apparsi su Arch'it: 8 aprile 2001, 25 aprile 2001 e 4 agosto 2011.
4 Tomás Maldonado, Reale e Virtuale, Milano Feltrinelli, 1993 (I ed. 1992), P. 78

Scheda storica: 
Archphoto viene registrato nel 2001 sulla piattaforma DADA fondatori Emanuele Piccardo e Luca Mori.
Il primo numero online è edito nel gennaio 2002; tema trattato Architettura e Fotografia.
Nell'estate del 2002 inizia la collaborazione con Luisa Siotto.
Nel 2003 nasce il laboratorio plug_in e si decide di far editare archphoto attraverso plug_in.
Nel 2007 Miki Fossati cura il passaggio sulla piattaforma Wordpress nell'architettura informatica attuale.
Nel marzo del 2011 nasce la rivista cartacea archphoto 2.0.

7 luglio 2011

0008 [POINTS DE VUE] Cryptome | La rivoluzione via social network in Bielorussia

di Salvatore D'Agostino
«È stato allora che abbiamo cominciato a intuire che internet stava per diventare un canale pubblicitario, come di fatto è, per designer e architetti. Ancor oggi ci sono migliaia di siti web fatti per cercare incarichi e mostrare il proprio portfolio, ma niente che sia pur lontanamente non ortodosso. L'intento di Cypherpunk era, per l'appunto, quello di contrastare alla base questa situazione». (John Young)*
Ho conosciuto il sito Cryptome leggendo l’intervista ai due fondatori e architetti Deborah Natsios e John Young nel numero di Maggio di Domus. Cryptome è un sito che raccoglie dal 1996 documenti censurati o secretati da parte dei governi di tutto il mondo esattamente dieci anni prima della nascita di WikiLeaks. Come promemoria ho creato la voce Cryptome su Wikipedia Italia.

Ieri
Cryptome ha pubblicato un reportage sulla 'rivoluzione via social network', così chiamata dai suoi sostenitori, in atto in Bielorussia poco diffusa dalla stampa mondiale e censurata dal suo governo.
Attraverso un tam tam su internet, domenica tre luglio 2011, dei manifestanti sono scesi in strada per applaudire e opporsi con questo semplice gesto pacifico contro un regime che da diciassette anni li avvilisce.
Il presidente Alexander Lukashenko ha cercato di contrastare la protesta bloccando l'accesso a Facebook, Twitter e un importante social network russo utilizzato dagli organizzatori. La polizia in borghese ha sparato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti, arrestando decine di persone adesso detenute nel carcere di Minsk.

5 luglio 2011

0046 [MONDOBLOG] Architettura open source

di Salvatore D'Agostino
 «Il crollo delle maschere e la diffusione transnazionale delle notizie stanno testimoniando che si compie una facile profezia in Italia, al di là di ingiustificati entusiasmi primaverili: la gente si è rotta i coglioni e, se si rompe i coglioni, non è che si confronta con il televisore - va direttamente dall'unico possibile rappresentante che lo Stato di Cose può schierare di fronte ai cittadini oggi, cioè il Poliziotto. Questo atto è testimoniato. Inizia di un totale inizio una lunghissima battaglia, che è in realtà una guerra, anzi: più guerre. Si incendiano zone sovrapposte del vivere civile: le lotte per l'ambiente, per la dignità della vita, per i diritti inalienabili di un'etica universale, per l'uguaglianza, per l'abbattimento dei filtri all'informazione diffusa.
Ogni inizio segna una fine. Oggi terminano in Italia gli anni Ottanta e Novanta e Zero Zero - compiendo quella trasformazione che ha in piazza Alimonda a Genova il cominciamento autentico e sanguinario di questo inizio.» (Giuseppe Genna)
1
Giovanni Mazzocchi fu l’editore che assecondò l’idea di Giò Ponti (1928) di creare una rivista internazionale di architettura finanziandola dal 1929, la rivista era Domus.
Mazzocchi aveva in mente di cambiare direttore ogni tre anni per aumentare la sua autorevolezza transnazionale, Flavio Albanese ricorda:

«C’è una logica in tutto questo: Domus (ndr cambiando spesso direttore) riceve nuove energie mantenendo il suo prestigio internazionale proprio legandosi al nome dei direttori, figure professionali che già tengono la scena ma che diventano più importanti e acquistano peso proprio grazie alla rivista.»2
Nel suo terzo numero (948 - giugno 2011) il neo direttore Joseph Grima nel suo editoriale introduce una voce editata su Wikipedia Open Source Architecture, un concetto3 che rispettando la struttura Wiki non è stato elaborato da un solo autore ed è destinato a mutare.


Grima per stilare il neologismo si è rivolto a Paola Antonelli, Adam Bly, Lucas Dietrich, Dan Hill, John Habraken, Alex Haw, John Maeda, Nicholas Negroponte, Hans Ulrich Obrist, Carlo Ratti, Casey Reas, Marco Santambrogio, Mark Shepard, Chiara Somajni e Bruce Sterling dando un’identità a un'idea che stiamo elaborando e che non avevamo ancora definito. 
L’open source architecture non indica uno stile architettonico, non è manuale da impartire nelle accademiche ma «una sorta di manifesto del ventunesimo secolo»4 che sintetizza i processi ‘condivisi’ e ‘inclusivi’ che incidono concretamente nel risolvere o evidenziare problemi collettivi che siano essi software o brani di città:
«Se gli edifici e le città di domani saranno come dei 'computer in cui vivere' (con le dovute scuse a Le Corbusier), OSArc (ndr acronino di open source architecture) offre una struttura aperta e di collaborazione per la scrittura del loro sistema operativo.»5 
Una voce perfettibile Wiki che può essere migliorata da chiunque. Mi sono permesso di creare (grazie l’aiuto di un anonimo wikipediano) il suo omologo in italiano: Architettura open source. Buona rielaborazione. 

Nella prossima intervista parlerò di riviste Web e di critica con il direttore di archphoto Emanuele Piccardo. 

5 luglio 2011

Intersezioni ---> MONDOBLOG

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Note:

1Giuseppe Genna, #notav: Il giorno che l'Italia venne giù, Carmilla, 4 luglio 2011. Link
2 Nino Sunseri, Intervista a Flavio Albanese (ndr direttore di Domus dal 2007 al 2010). Il nuovo direttore di Domus, Prima comunicazione, n. 372, aprile 2007. Link
3Vorrei sottolineare che anche la rivista Lotus tratta questi temi nel suo ultimo numero 145 dal titolo ‘Activism in Architecutre’: risolvere un problema comune è diventato un tema, paradossalmente, innovativo.
4 Joseph Grima, Editoriale, Domus, n. 948, giugno 2011, p. I.
5 AA. VV., Open Source Architecture, Domus, n. 948, giugno 2011, p. II

L'immagine è una scansione parziale del ritratto collettivo degli autori di open source architecture di Pietro Leoni dello studio Carlo Ratti associati.

28 giugno 2011

0045 [MONDOBLOG] Attraverso mail: Luigi Prestinenza Puglisi

di Salvatore D'Agostino

La presS/Tletter è nata nel 2003 da un'idea di Luigi Prestinenza Puglisi; da allora viene recapitata, più o meno puntualmente, in molte caselle di posta elettronica di architetti e affini.
La presS/Tletter tecnicamente è una ‘E-zine’ ovvero una ‘rivista’ distribuita attraverso mail.
A proposito della scrittura in rete, nel suo corso di scrittura critica Luigi Prestinenza Puglisi sostiene: «Se per la carta stampata il limite dell’attenzione è 3600 battute, la lunghezza di un editoriale, per internet è circa 2000, lo spazio di un commento». Il colloquio* che seguirà è di 34.600 battute.




21 giugno 2011

0085 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Circolo CRILO

di Salvatore D'Agostino
Il data flow di Crilo è stato scelto da Google
per "The SketchUp Showcase"
Over The Meaning Of A Place
14 giugno 2012
«Il design della visualizzazione esiste dalla notte dei tempi: è un’espressione diretta del nostro desiderio di comprendere, descrivere e ricondurre a scala umana fenomeni complessi. Se le sue manifestazioni più ovvie sono mappe e diagrammi, la storia moderna del design della visualizzazione ha le sue pietre miliari nei noti schemi di Charles Joseph Minard delle campagne militari di Napoleone e di Annibale (1869), oppure nei diagrammi dell’epidemia di colera di Londra di John Snow che dimostrarono come il contagio si diffondesse con l’acqua (1854), o ancora nella mappa, immortale, della metropolita di Londra disegnata da Harry Beck (1933). Ha anche i suoi critici illustri, divulgatori come Edward Tufte e Peter Hall.
Se mappe e diagrammi sono esempi classici, la visualizzazione può prendere forma di installazione o narrazione dinamica, come accade per il film Powers of ten (1968) e l’installazione Mathematica (1961) di Charles and Ray Earnes». (Paola Antonelli)*
Per visualizzare l’inchiesta Oltre il senso del luogo, CRILO (Cristian Farinella e Lorena Greco), hanno pensato al lato B di un vinile. Per Crilo, il lato B, rappresenta la voce della cultura autoprodotta e spontanea degli architetti blogger.

Il disco Oltre il senso del luogo non raffigura la convergenza tra le culture del lato A e il lato B; analizza il rumore di fondo periferico che gira intorno ai temi - spesso dispotici - dell’architettura italiana.

Nell’anello esterno sono visualizzate le scelte degli architetti blogger che si riannodono con i dati sull’università, la ricerca e il lavoro in Italia.

Nel cerchio mediano le dinamiche Web dei blogger s’intrecciano con la vendita dei libri e i flussi migratori degli italiani all’estero.

Nel circolo interno la geografia degl’avventori dell’inchiesta dialoga con il confronto delle retribuzioni dei neolaureati all’estero e l’uso delle piattaforme Web.

Ai bordi del vinile e dell’inchiesta: il rapporto dal 1920 ad oggi della popolazione e gli edifici costruiti in Italia, i condoni e le case fantasma (perdonate la stupidità di questo ossimoro non dipende da me ma dalla legislazione italiana).



21 giugno 2011 (ultimo aggiornamento 15 giugno 2012)

Link inchiesta 

Intersezioni --->OLTRE IL SENSO DEL LUOGO


Come usare WA ----------------------------------------------------------------Cos'è WA

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Note:
* Paola Antonelli, Visualizzazione, Domus, n.946, aprile 2011, p. 110

N.B.: per chi volesse acquistare il data flow 'Oltre il senso del luogo' chiedere agli autori qui.

17 giugno 2011

0044 [MONDOBLOG] Cos'è architettura?

di Salvatore D'Agostino
«Dicevano: Internet distrugge i giornali, ci fa perdere posti di lavoro, porta la ricchezza creata fuori dall'Italia. E persino: inquina le menti dei nostri figli. Orrore! Sulla ricetta concordavano: gli faremo la guerra, a questi della Rete, gli faremo la guerra se non scenderanno a patti con noi. Non uno che dicesse che forse in questi anni abbiamo fatto dei brutti giornali e dei pessimi telegiornali dove è diventato quasi impossibile capire di che si sta parlando, anzi, di che si sta litigando. Non uno che ammettesse che da una vita abbiamo drogato le vendite in edicola allegando libri e cassette, giocattoli e profumi, tutto piuttosto che una idea nuova. Non uno che ricordasse che quando è arrivato il Web i giornalisti scappavano per non lavorare ai siti di news.
Non uno, lì, che avesse capito che Internet può piuttosto salvare il buon giornalismo perché compie una azione fondamentale, l’unica di cui ha davvero bisogno: rimettere al centro di tutto non la pubblicità o il potere, che purtroppo ci tengono al guinzaglio, ma coloro che avrebbero dovuto sempre starci. I lettori.»1 (Riccardo Luna) 
Dal 2007 il quotidiano The New York Times nella sua versione online affida a degli artisti la creazione di pagine Web dedicate a temi sensibili.
Una delle prime pagine è stata Faces of the Dead, una galleria fotografica2 dove ogni volto dei soldati morti dopo l’11 settembre nelle due guerre (afgana e irachena)3  contiene tutti i volti dei soldati morti in 'pixel'.4
Tra le più recenti va segnalata Satellite Photos of Japan, Before and After the Quake and Tsunami in questa pagina è possibile osservare - spostando un cursore - il prima e del dopo di alcune porzioni di territorio devastati dal recente terremoto giapponese.5
Aprire la pagina Web del The New York Times per noi italiani potrebbe essere noioso. L’austerità della pagina con il titolo che mantiene il font ‘English Towne’6 si presta alla lettura più che al link ‘virale’.
Dopo un anno dal post 0030 [MONDOBLOG] Sui blog e i siti delle riviste di architettura - 10 giugno 2011- sono ritornato a visitare lo stato dei siti delle riviste di architettura italiana.


Tralasciando la nuova Domus di Joseph Grima7 - poiché è un tema che approfondirò in seguito - il mio monito «Occorre un’emancipazione dal cartaceo, esplorando le capacità intrinseche del Web, provando a sperimentare nuovi e più proficui approcci» resta valido. Tutto ciò che avevo segnalato nel mio vecchio zapping rimane immutato.

Si registrano solo due regressioni:

Lo scorso aprile la versione online di Abitare ha cambiato veste rientrando nella compagine dei siti RCS.8 Perdendo quel minimo di fascino iniziale.9 Inoltre, in occasione della recente festarch è stato eliminato il vecchio sito semplice ed efficace, dove era possibile vedere tutti i video degli appuntamenti, per sostituirlo con degli articoli news, spesso correlati da brevi video amatoriali, con il risultato di aver creato un evento fine a se stesso.
Per fortuna in autunno è prevista una nuova versione, si spera non pensata dai webmaster e slegata da RCS.


Sempre ad aprile è apparso un post 'pesce d’aprile' iniziava così: «Da oggi (sino a data da definirsi) il sito di CASABELLA è non attivo ad eccezione di tutto il pregresso, causa mancanza tempestivo rinnovo contratto tra le parti». (ahimè, adesso non è più consultabile)10 Il giorno seguente nel post Per chi non avesse letto tutta, si precisava che era stato uno scherzo. In realtà dal quel giorno Casabellaweb (ultimo nome) non viene più aggiornato giornalmente ma sporadicamente.
Questo è il presente, quasi assente, di una storia mancata del Web di Casabella che inizia da lontano, in parallelo con la gestione di Francesco Dal Co, esattamente dopo un anno dalla sua direzione, 1997.
Sergio Polano - attuale curatore del sito di Casabella nonché attento studioso dei temi della rete11 - aveva approntato un sito casabell@online, ancora oggi visibile, eccolo:


L'inattività di questo sito - ormai entrato nell'archeologia Web - ha determinato una mancanza di sperimentazione e relazione con le dinamiche della rete. Con il risultato che si sono persi tredici anni di memoria Web di Casabella.
Possibilmente una memoria in armonia con lo stile di Casabella, simile a Engramma una rivista presente in rete dal 2000 che analizza, come da sottotitolo, la tradizione classica nella memoria occidentale o Alfabeta2 la storica rivista culturale ideata da Nanni Balestrini e riedita nel 2010 sia nella versione cartacea che Web o il neo nato Doppiozero di Marco Belpoliti e Stefano Chiodi.

Ernesto Nathan Rogers nel suo primo editoriale del 1954, come direttore di Casabella-continuità, citando Marco Aurelio scriveva: «Chi vede le cose presenti vede tutte quelle che sono state fin dall’origine dei tempi e quelle che saranno per tutta l’eternità perché tutte sono d’una stessa natura e d’una stessa specie.»12

Nell'ultimo numero tondo '800' di Casabella Francesco Dal Co dice: «Negli ultimi decenni l'architettura ha progressivamente smesso di porsi domande circa il proprio senso. Gli architetti hanno cessato di interrogare i significati, le implicazioni e i fondamenti del loro fare; gli storici hanno deposto le armi impegnandosi nella costruzione di "discorsi", come si usa dire, la sua vacuità è spesso sinonimo di diserzione. I due atteggiamenti si implicano e si giustificano vicendevolmente: nell'un caso ci si lascia trasportare spensieratamente delle onde, nell'altro si galleggia sulla schiuma. Questa situazione alla quale si può ora soltanto accennare, è una irreversibile conseguenza dei tempi oppure il prodotto dell'atrofia che affligge ogni cultura allorché cessa di interrogare il tempo e, subendone gli effetti contingenti, si osserva come un semplice riflesso? A partire da questo interrogativo abbiamo domandato ad alcuni esponenti di primo piano della cultura architettonica di dialogare trattando il tema che abbiamo loro proposto: "che cos'è architettura"'?» 13
 

Io penso che la critica sia «crisi, quindi – come afferma Umberto Galimberti - congedo dal mondo abituale di pensare.»14 

Mi domando:
 
Casabella sta continuando a osservare e interrogare il presente?
Siamo sicuri che "gli architetti hanno cessato di interrogare i significati, le implicazioni e i fondamenti del loro fare"?
Come fa Francesco Dal Co ad avvalorare questa tesi se pone la domanda "che cos'è architettura" al "mondo abituale del pensare" ovvero "al
primo piano della cultura architettonica"?
Perché non porre la stessa domanda, magari facendo incontrare gli architetti di primo piano con gli architetti di secondo piano, ad esempio - rimanendo in Italia - Raffaella Laezza, Alvisi Kirimoto (studio fondato da Massimo Alvisi e Junko Kirimoto) e Aion (studio di Andrea Di Stefano e Aleksandra Jaeschke)?


Il direttore di Casabella continua: «per chi ritiene, come anche noi pensiamo, che l'atrofia che affligge la cultura architettonica contemporanea sia in parte il prodotto del decomporsi, apparentemente inarrestabile, dei metodi formativi e d’insegnamento, del sistema universitario, in particolare nei Paesi più evoluti.»
Sì, è vero, ma gli architetti stanno crescendo anche in questa Italia atrofizzata.
Mi permetto di segnalare (senza nessuna pretesa di essere esaustivo) due latenti spazi di formazione:

gli architetti della diaspora (non fuga di cervelli fisiologicamente ci saranno sempre geni erranti) che si stanno formando in giro per il mondo. Sono architetti che come dice il recente rapporto del Censis: «sono quelle (ndr persone) meno ciniche e che meno accettano di omologarsi al peggio. Proprio quest’ultima forma di reazione alla società del disordine e della confusione, che non è una forma di adattamento, […] può paradossalmente essere espressione di sana potenzialità»;15

gli architetti, e non solo, che non usano il Web come una biblioteca o oracolo, ma come paesaggio teorico (termine in prestito da Franco Purini) ovvero «il luogo più elevato della ricerca architettonica»16 la nuova università.

Sulle implicazioni culturali dei primi, ho da tempo avviato una ricerca priva di 'tassonomie' e ricca di carsici punti di vista, chiamata Fuga di cervelli nel tentativo di deprivare di senso questo concetto spesso abusato dalla semplificazione mediatica.
Sui paesaggi teorici attivi nel Web vi segnalo - attraverso le loro parole - alcuni delle attività Web più interessanti. 


Sono luoghi Web che non amano i racconti di ‘primo piano’ ma che narrano lo sfondo in cui vivono: dialogando, condividendo, informando, osservando, raccontando e ascoltando il cuore di un’Italia che non accetta la sentenza di atrofia come metafora di rassegnazione:

KLAT
  
KLAT è un magazine italiano di sole interviste nato nell’inverno del 2009. Nel settembre del 2010 il sito si trasforma nel primo ‘network di blog' italiano costituito da architetti, artisti, designer, creativi o semplicemente blogger. Al momento vi scrivono - quando hanno qualcosa da raccontare - quaranta identità totalmente diverse tra loro. Qui l’elenco completo.

Paolo Priolo: Il sito di Klat è nato con l'obiettivo di allargare la prospettiva d’indagine del magazine: dalle interviste ai blog. Il dialogo con i protagonisti dell’arte contemporanea e del progetto portato avanti sulla carta, attraverso le conversazioni, si svolge in forma diversa sul web: più diretta, più libera, senza la mediazione del giornalista. I blogger/artisti/designer/architetti "dialogano" direttamente con gli utenti.


Oilproject è una scuola virtuale dove le lezioni sono scelte dalla comunità degli studenti-utenti e avvengono online o in differita. Vi segnalo le lezioni di Arti e design.

Sigismondo Baldovino: Oilproject nasce nel settembre 2004, da un gruppo di ragazzi conosciutisi in un forum online di tecnologia: ad uno mancano i soldi per iscriversi a un corso di programmazione in una scuola milanese, un altro non vede l'ora di insegnare a usare programmi di fotoritocco, un terzo è esperto di sistemi Linux, l'ultimo crea siti web. Decidono allora di realizzare da soli una scuola online non convenzionale in cui ognuno, semplicemente, possa raccontare quello che sa a chi lo vuol star ad ascoltare.
Dopo 7 anni di vita, oggi Oilproject trasmette gratuitamente dirette online di attualità in cui è il pubblico, attraverso un sondaggio, a decidere di cosa parlare. Questi talkshow-lezioni sono interattivi e non moderati: il relatore, semplicemente, risponde alle domande più votate, e cioè a quelle che riscuotono più interesse tra gli utenti collegati. La Scuola d'Attualità è realizzata con il fondamentale supporto dei principali gruppi studenteschi italiani. A scegliere i relatori è un gruppo di persone (vietato dire "comitato scientifico") esperti di Economia, Politica, Cultura, Informatica ed Innovazione.
Olproject è però anche il primo "YouTube" dedicato alla formazione. Chiunque può registrare lezioni, letture di tesine, ricerche, interventi e inviarli in formato audio/video direttamente sul sito. Il sogno è che entro dieci anni tutte le lezioni tenute nelle scuole e nelle università pubbliche vengano condivise online a beneficio, ad esempio, di chi vive in zone con una scarsa offerta didattica, combattendo così il digital divide culturale italiano.
La qualità delle lezioni è giudicata dal pubblico attraverso votazioni e meccanismi di valutazione fra pari.
Oilproject è, infine, anche un sito web dove le comunità di tutta Italia (sia di attivismo civile, sia studentesco) possono promuovere le iniziative che organizzano nel mondo reale. È disponibile anche un censimento di tutte le comunità presenti, che possono gestire le proprie pagine all'interno del sito.

140 News Net  

Lo scorso 18 maggio Andrea Graziano nella sua bacheca facebook scriveva: «Domenico Di Siena sta raccontando la #spanishrevolution qui».
Domenico Di Siena è un Architetto nato in Italia che da qualche anno lavora in Spagna, ha raccontato in diretta gli indignados radunati a Madrid nella piazza Puerta del Sol, prima del clamore ‘passeggero’ mediatico.
140 News Net usa le relazioni Web per informare in presa diretta. Ha un canale live e un sito.

Luca Alagna: 140 News Net è un progetto collaborativo di informazione online che nasce, e si alimenta, sulla Rete. A volte lo definiamo come “le news dal punto di vista dei Social Media”.
Il modello di redazione è diverso da quello classico e il ruolo del giornalista non è gerarchico, non si trova più in cima alla catena informativa, ma è immerso nel network.
Quelli che erano lettori, spettatori, ascoltatori in realtà qui sono parte integrante della produzione della notizia, non solo feedback.
È un modello simile a quello definito da Jeff Jarvis “reverse syndication”17, nel nostro caso la gente racconta le storie e il giornalista le riceve, non più il contrario.
140nn in sé è nato da una mia idea un anno fa (il primo post è del 20/1/2010).
Ma si è rivoluzionato e ha iniziato a prendere vita realmente col soladizio con Claudia Vago (@tigella) e Maximiliano Bianchi (@strelnik) nei primi mesi del 2011 (abbiamo iniziato nel periodo delle elezioni amministrative, la nostra diretta del primo turno ha avuto grande riscontro).
Noi tutti già proponevamo filtri sulle news online, il progetto è stato l’occasione per riunire il tutto e iniziare a dargli una forma.
Io mi occupo attivamente di informazione online dal 2009 curando un flusso selezionato di news e giornalismo partecipativo basato su Twitter. Dalle rivolte iraniane in poi, ha proposto e filtrato dal punto di vista della rete le notizie in tempo reale e gli approfondimenti sugli eventi di maggiore interesse, soprattutto internazionali.
Maximiliano, è un “bit worker” che si interessa di media attivismo digitale e citizen journalism da diversi anni sperimentando le potenzialità offerte dalla rete attraverso strumenti come il videoblog e la web radio.
Claudia si definisce una cantastorie, per mestiere e per passione, incuriosita dalle tecnologie che offrono strumenti nuovi per raccontare in modi sempre diversi la politica, l’attualità, l’ecologia e il territorio.
Su 140nn realizziamo la possibilità di curare filtri online sulle notizie viste, elaborate e generate sulla Rete, usando più strumenti (come Storify) e contributi (foto, video, articoli, tweet ecc.).
In particolare realizziamo spesso dirette in streaming a metà strada tra web-radio e web-tv con ospiti e news dai flussi online.


Urbanautica è un sito internazionale dedicato alla fotografia contemporanea. Nato da una ricerca personale di Steve Bisson nel 2008. Ha esordito online nel 2009. Il sito si profila come un Journal, con rubriche ed editoriali di varia natura. Oggi può contare nove collaboratori da tutto il mondo (destinati a crescere). Nel 2010 ha organizzato "naturae" una mostra collettiva internazionale e per il 2011 sta organizzando tre mostre personali e si occuperà di editare alcune monografie, come quella di David Pollock recentemente pubblicata.
Urbanautica non si limita a osservare la città e il suo territorio.

Steve Bisson: Urbanautica nasce dall’idea di occuparsi di ciò che ci sta attorno, di ciò che vediamo o forse non vediamo. Parliamo di questo e lo facciamo insieme alla fotografia. Studiare e comprendere i territori richiede capacità di sintesi e la fotografia a volte ha questa dote.
Se dovessi pensare a una genesi probabilmente dovrei risalire ai tanti viaggi che ho fatto da bambino sul sedile posteriore della macchina osservando fuori dal finestrino la realtà scivolare lontana. Ho vissuto in molti luoghi e quando lo fai inconsapevolmente diventi un po’ antropologo. Cominci a guardare la realtà con un certo distacco, a fare confronti e giudicare. Questa tensione può costituire un limite alla propria vita, ai rapporti, all’adattamento ma può anche essere canalizzata in modo utile, come nel caso di Urbanautica. In fondo ogni forma di espressione riflette un bisogno di comunicare qualcosa. Rispetto agli esordi Urbanautica è qualcosa di più di un viaggio personale, ora coinvolge altri professionisti sia scrittori che fotografi. È una realtà in forte divenire che mira attraverso la rete e i social media a crescere le opportunità di scambio e di conoscenza senza snaturare l’identità del progetto di ricerca. Oggi sono soprattutto i fotografi a cercarci e a credere quindi nel progetto. Questo è il risultato più grande che abbiamo raggiunto.

Luoghi comuni 

Il Collettivo Luoghicomuni costruisce percorsi fotografici condivisi presentando un progetto al mese. Non giudica o denuncia la realtà. Cerca di osservare e interrogarsi.

Collettivo: Luoghi Comuni nasce dalla volontà di condividere un percorso attraverso contenuti molteplici affidandosi alla macchina fotografica.
Il luogo comune è un’opinione, non sempre vera, immediatamente riconoscibile ai più. Al tempo stesso è un’ossessione che mai si esaurisce e che trova un po’ di pace in qualsiasi forma artistica; può anche essere un luogo, reale o virtuale, in cui ci s’incontra costantemente e ci si vive reciprocamente.
Il nucleo originario si è formato dal nulla, attraverso scambi ricorrenti quasi mai diretti tra Alessandro Calabrese, Ylenia Arca, Serge Campo, Milo Montelli.
In seguito si sono aggiunti Valeria Cherchi, Benedetta Falugi, Matteo Mastronardi, Simone Mizzotti, Simona Paleari, Sara Perovic, Daniele Pilenga e Maurizio Strippoli. Essendo uno spazio aperto, gli autori sono destinati a crescere fino a un numero ancora da definire.
Luoghicomuni non vuole essere una vetrinetta trasparente ma una finestra opaca.
Cerchiamo partecipazione e occhi che abbiano voglia di mostrarsi.
Attraverso il dialogo virtuale che costantemente teniamo tra noi, facciamo scattare input, punti d’interesse, idee sviluppabili, che poi trasformiamo in immagini concrete.
Immagini nuove, pensate per il tema nuovo per ogni mese, nate dai limiti tracciati da ogni nostra riflessione, ma libere nel lasciarsi interpretare.
L’ultimo progetto è ‘Km di case’. Buona visione.


‘Ascolto il tuo cuore, città’ questo è il titolo di un libro di Alberto Savinio, dove narra il suo peregrinare urbano nella Milano del dopoguerra.
Il progetto Ritratti (o si muore) di Suoni quotidiani ascolta il cuore delle città italiane attraverso i racconti dei suoi abitanti.
Nato nel maggio del 2007, quando per la prima volta viene pubblicato un radiodramma dal titolo "Il sogno. Appare in rete il 22 aprile del 2010.

Jonathan Zenti: Suoni Quotidiani è "un osservatorio sociale sulle normalità che utilizza i cosiddetti 'mezzi di comunicazione' come strumenti per la gestione del cambiamento". L'obiettivo di Suoni Quotidiani è di utilizzare gli strumenti propri del mondo della comunicazione (radio, video, foto, web, teatro, incontro diretto) non per informare o per creare intrattenimento (per vendere "spazi pubblicitari" o "copie", quindi), ma per entrare nelle situazioni conflittuali e fare in modo che il contesto cambi in una direzione sostenibile.
Nasce da diverse "crisi deontologiche" di persone che lavoravano nel mondo della produzione massmediatica e sociale e che hanno sentito l'urgenza di spendere le proprie competenze al servizio del territorio che stava loro intorno.

Rinnovo l'invito alle riviste, che hanno la capacità economica di farlo, a usare il Web non per replicare le idee del cartaceo ma come luogo d’infinite nuove possibilità di linguaggio e sperimentazione.
Tutto questo per dirvi che il prossimo post ospiterà una lunghissima conversazione con Luigi Prestinenza Puglisi.

Buon Web.

17 giugno 2011 (ultima modifica: 18 giugno 2011)
Intersezioni ---> MONDOBLOG
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Note:
1 Riccardo Luna, La Rete può salvare il buon giornalismo, Wired, 9 giugno 2011. Link
2 Pagina che in questo momento è aggiornata al 29 agosto del 2010.
3 qui il diagramma geografico.
4 Ideata da Gabriel Dance, Aron pilhofer, Andy Lehren e Jeff Damens.
5 Creata da Alan McLean, Kevin Quealy, Matthew Ericson e Archie Tse. Cursore Jason Alvich.
6 qui è possibile scaricare il font.
7 Domus prima dell’esordio sul cartaceo ha presentato la versione on-line ideata da Dan Hill.
A tal proposito chiederei a Joseph Grima perché Domus si è preoccupata di auto intervistarsi per presentare la versione cartacea – leggi intervista a Salottobuono  - e non ha fatto la stessa cosa con il lavoro di Dan Hill?
8 qui un resoconto degli Architetti Senza tetto.
9 Ne avevo parlato con Fabrizio Gallanti qui.
10 ed ecco come finiva: «In realtà, in questi ultimi 15 giorni me ne son capitate di tutti i colori, incluso il fatto che oggi è il primo di aprile ;-))): ho avuto dapprima problemi con l’auto, poi a casa, infine mi son perso : -(e non mi hanno restituto, i Galantuomini!) portafoglio agenda telefonino taccuino e ora giro senza schei e con un cellulare Alcatel preistorico archiviato da anni nel mio pied-à-terre serenissimo, telefonino ove ho sì inserito una simm avuta in gentilissimo omaggio da italico operatore di telefonia mobile con 5 euro di traffico gratuito ma non ricordo nulla circa i comandi/tasti del telefonino (dotato di antenna però perfetta per captare quasi ovunque il segnale, anche a Venezia, calle dei Fabbri e poche altre escluse, almeno in parte) e soprattuto non ho i numeri dei cellulari altrui, grunt!?%$!!, memorizzati nella simm scomparsa con il cell di lavoro asportatatomi perso e nell’agendina, assieme ad appunti, impegni etc. Registrate, gente, registrate (i Vs. files, ça va sans dire)… e portatevi un caricabatteria sempre dietro, per evitare quanto mi è successo in giornata con l’Alcatel… È vero che quando vengono, vengono tutte assieme ma spero sia finita, oggi: ossia che ‘A Nuttata sia conclusa, almeno per qualche tempo!» (Sergio Polano)
11 vedi: a cura di Sergio Polano, Mitchell, William J, La città dei bits. Spazi luoghi e autostrade informatiche, Electa, Milano, 1997 e Sergio Polano, L'icona invadente, ovvero: la civiltà del pixel, Engramma, n. 37, novembre 2004. Link
12 su “Casabella Continuità” (199/1954) si apriva con una citazione tratta dai «Ricordi» di Marco Aurelio
13 Francesco Dal Co, Cos'è architettura - casabella 800, Casabella, n. 800 aprile 2011, p.3
14 Umberto Galimberti, Parole nomadi, Feltrinelli, 2006, p. 44
15 Rita Piccolini, Soli, impauriti, 'barricati' in casa, Televideo, 15 giugno 2011. Link
16 Franco Purini in, AA. VV., Il disegno come idea, Gangemi, Roma, 1996, p. 13
17Jeff Jarvis, Reverse syndication, Blog BuzzMachine, 15 febbraio 2008. Link

P.S.: Il titolo di questo post doveva essere ‘Si sale sulle spalle del Wilfing’. Titolo frutto di una conversazione con Luca Silenzi (che ringrazio) a proposito del suo post Dell'influenza, dell'eredità e della fretta in architettura. Titolo che ho evitato per non destare equivoci.

7 giugno 2011

0017 [A-B USO] Andrea Pertoldeo | Marina di Strongoli

testi curati da Federico Zanfi foto di Andrea Pertoldeo


Antonio è titolare di un call center internazionale in un insediamento litoraneo lungo la s.s. 106.
Abbiamo aperto questo internet point l’anno scorso, era un servizio di cui si sentiva la mancanza: per fare una fotocopia dovevi andare a Crotone, in zona non c’era neppure una cartoleria.
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4 giugno 2011

Cairano 7x *Borgo giardino*

Cairano, BORGO GIARDINO, 24, 25 e 26 giugno

«Le Potager des visionnaires, j'ai voulu faire preuve d'une modeste audace,
sans en faire trop, ni trop peu». (Franco Dragone)

Franco Dragone (direttore di teatro belga), già nella prima edizione aveva suggerito la realizzazione di un ‘giardino progressivo’ tra case e piazze del borgo di Cairano una ‘costruzione verde’ in modo da stratificare visioni e armonie intorno alla natura. 
Attraverso il linguaggio della natura e la manualità dei gesti connessa, insito geneticamente negli abitanti delle terre rurali di mezzo, si può ricercare una nuova via per riabitare questi territori, nel segno del lavoro, dell’utilità e della bellezza. 
In quei giorni sarò in compagnia di Franco Arminio e degli ospiti della comunità provvisoria.