17 maggio 2011

0016 [A-B USO] Alessandro Lanzetta | Ardea

testi curati da Federico Zanfi foto di Alessandro Lanzetta

Quest'articolo* va integrato con l'intervista curata da Salvatore D'Agostino La città latente di Federico Zanfi, il progetto di descrizione Salvatore Gozzo | ComisoClaudio Sabatino | SarnoStefano Graziani | Marina di Acate, Andrea Pertoldeo | Marina di StrongoliPaolo De Stefano | Marina di Mancaversa



Claudia abita stabilmente una ex-casa di vacanza.
Gli ex-proprietari di questa casa erano di Roma, la costruirono negli anni Settanta abusivamente e poi la condonarono. Una volta anziani hanno deciso di venderla perché non la usavano più.
È una condizione tipica di tutti gli edifici dei dintorni: tante persone della nostra generazione lasciano Roma per il costo degli appartamenti, vengono qui a comprare ex-villini di vacanza e li trasformano in residenze stabili.
Le case costano meno perché mancano di tutti i servizi che ci sono in città: noi, ancora oggi, ci dobbiamo arrangiare. L’acqua per l’orto e per la casa la prendiamo dal pozzo, quella potabile da una sorgente che sta qui vicino. Per gli scarichi c’è la fossa biologica, da svuotare. Per ogni spostamento serve l’auto, senza alternative, non esistono mezzi pubblici. Sono piccoli svantaggi, compensati dal fatto che vivi in un ambiente naturale.
La carenza di servizi ti stimola a trovare soluzioni alternative, ti spinge ad immaginare come abbattere i costi e come renderti più autonomo. Ad esempio noi stiamo per installare un impianto misto di pannelli solari e fotovoltaici che ci permetterà di essere autonomi e anche di avere energia in surplus da rivendere all'ENEL, capitalizzando una risorsa del territorio e facendo una piccola impresa famigliare.
Comunità?
Difficile parlare di comunità qui. Non c’è l’occasione per socializzare, luoghi d’incontro non ne esistono. Il solo punto di aggregazione nella zona è la chiesa, l’unica situazione per incontrare i vicini è la festa della parrocchia. Lì ha sede anche il comitato di quartiere, che si fa portavoce delle esigenze della zona. Io sono qui da tre anni e ho sentito discutere sempre delle stesse cose: acqua e fogne. Che ad ogni turno elettorale diventano temi roventi. Ad esempio, a due settimane dalle ultime elezioni comunali ad Aprilia, dopo mesi in cui il comitato reclamava l’illuminazione stradale, sono arrivati alcuni lampioni ad illuminare la nostra via, dopodichè non si è più visto né sentito nessuno. So che succede la stessa cosa in tutti i Comuni dei dintorni.
Ma io credo che la situazione stia cambiando, perchè in molti paesi della zona, dopo decenni di tradizione di centro-destra, l’orientamento politico sta evolvendo per l’arrivo di persone come noi, giovani che decidono di lasciare la città o ne vengono espulsi e vengono qui, e chiaramente portano con sé un bagaglio culturale politico diverso da chi è nato e cresciuto qui.
Il territorio comunale di Ardea(Latina) è punteggiato da ex-case di villeggiatura, sorte abusivamente durante gli anni ‘70 e ’80, disperse in lottizzazioni isolate e sconnesse all'interno di proprietà agricole più vaste.
Non sono riconoscibili logiche insediative dominanti se non quella di installarsi in un bacino di natura a pochi chilometri dal mare, facilmente raggiungibile dal capoluogo laziale e di approfittare ove possibile dei percorsi rurali esistenti.
L’abusivismo – già rilevato da uno studio del 1980 che legava al bacino di Ardea il 10% dell’edilizia illegale della Regione Lazio – continua ad essere una pratica diffusa: sono state 19.000 le domande di condono presentate tra il 1985 e il 1994 e oggi i Comuni di Ardea e Fiumicino accolgono da soli il 51% della produzione abusiva nella provincia di Roma (fonte: Legambiente, 2004).
Il Piano Regolatore Generale, in vigore dal 1980, è stato progressivamente smentito nelle sue previsioni da questa crescita diffusa avvenuta in zona agricola, a cui non ha fatto seguito la realizzazione di alcuna dotazione collettiva.
Oggi il territorio di Ardea manifesta una domanda crescente di qualità, servizi e infrastrutture che va messa in relazione a questa peculiare modalità di crescita. L’aspetto della campagna risente del guasto diffuso dell’edilizia disordinata e dell’assenza di manutenzione alle proprietà agricole.
Molti canali d’irrigazione sono utilizzati come canali di scolo per acque reflue: alterazione che in occasione di piogge abbondanti provoca allagamenti frequenti e costringe all'evacuazione di numerose famiglie.
Ciononostante, i dati ISTAT collocano Ardea tra i Comuni più dinamici della Provincia di Roma, con un incremento abitativo che da 16.854 residenti nel 1991, raggiunge i 26.711 nel 2001. Una crescita distribuita su un territorio di 6500 ettari che solo parzialmente interessa nuove costruzioni, poiché riguarda perlopiù il recupero a fini residenziali dei villini stagionali abusivi, oggi condonati.
Questa ri-occupazione – i cui protagonisti sono giovani nuclei familiari che si installano qui spinti dal valore di mercato degli alloggi, oltre che una variegata categoria di marginalità che riabilita i contesti più degradati – trasforma lentamente il carattere del territorio e porta con sé nuove esigenze di mobilità e di servizi collettivi, rendendo necessarie nuove ipotesi di riqualificazione.

17 maggio 2011

Intersezioni --->A-B USO

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Note:
* Estratto dal libro di Federico Zanfi, Città latenti, Bruno Mondadori, Milano, 2008. Le fotografie sono state integrate e riviste

18 commenti:

  1. Silvia Matricardi17 maggio 2011 10:29

    Salve, qualche osservazione è doverosa. Le foto e la storia narrata testo si riferiscono assai probabilmente ad una zona molto specifica di Ardea, nota come "i 700 ettari", dove un paradossale garbuglio giuridico, iniziato nel 1927 e mai definito, rende impossibile la definizione della proprietà del suolo. Fino al 1989 si riteneva essere uso civico demaniale (terre di proprietà collettiva inalienabile ad esclusivo uso agro-silvo-pastorale) oggi sono "quasi" di proprietà statale con una riserva da sciogliere connessa con l'esito della causa usi civici, pendente dinanzi al magistrato speciale preposto fin dal 1927. Di fatto queste terre non sono mai state edificabili. Ogni presenza in queste terre è un'occupazione senza titolo, ogni costruzione è un abuso non sanabile, ogni servizio pubblico non vi può giungere e nessuno ha un rogito notarile.
    Il territorio di Ardea non si esaurisce in questi 700 ettari (sono circa 8000) dove si concentra l'abusivismo edilizio. Il quadro presentato calza a circa 2000 occupanti che in quel settore circoscritto abitano, non a tutti i 40.000 residenti attuali dell'intero territorio. Non è vero che tutte le abitazioni ex seconde case sono abusive, il PRG, i PPA (anche se tutti i PPA sono giuridicamente nulli per incapacità di chi li ha varati) ci sono stati ed hanno previsto massicce edificazioni. E' vero che le ex seconde case sono diventate prime case della seconda generazione, ma è anche vero che non sono di certo tutte abusive.
    Non è vero che non esistono mezzi pubblici (treno a 10 minuti di automobile, linee urbane ed extraurbane degli autobus) e non è vero che non esistono luoghi in cui incontrarsi (ci sono chiese, pub, ristoranti, sale giochi).
    E' vero che i servizi primari non raggiungono tutte le zone del territorio e chi viene dalla città stenta a comprendere una realtà come questa, che non nasce da "decenni di amministrazione di centrodestra" ma era già antica quando il centrodestra non esisteva ancora. Ogni zona ha il suo perchè, se non lo si conosce si ulula al vento con scarsa efficacia. Un esempio per tutti. Quartiere Nuova California, lottizzazione regolarissima. Non ha acqua potabile nella sua zona più alta. Il problema è un errore antico nel calcolo delle quote piezometriche del serbatoio di accumulo (il fungo) aggravato dal fatto che la condotta adduttrice al serbatoio subisce prelievi non previsti in progettazione lungo il suo tragitto, per servire le zone a mare. Risultato: il serbatoio non si riempie e l'acqua non può servire le zone più alte, neanche se viene realizzato l'acquedotto. Soluzione? sono stati proposti serbatoi di accumulo, pompe di sollevamento, e poi la politica si incarta e non trova mai una via di definizione, e questa è un'altra storia.
    Solo per precisazione
    Silvia Matricardi

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  2. Silvia,
    l’analisi di Federico Zanfi (t’invito a leggere gli altri progetti di descrizione) non vuole denunciare o come dici ‘ululare’ nel vuoto, da urbanista ha rilevato un’attitudine diffusa in tutta Italia che sta degradando il nostro paesaggio.
    Zanfi non si limita solo all’osservazione ma indica una modalità progettuale per rendere ‘urbani’ queste ‘città spontanee’.
    L’Italia è una nazione frammentata in 8000 comuni, ognuno con una sua forte autonomia.
    Comuni spesso abbandonati dagli osservatori nazionali e governati - autocostruiti dai cittadini locali.
    Osservare Ardea dall’alto o percorrerla a piedi nel suo insieme offre un panorama desolante (ripeto comune a molte altre aree urbane italiane).
    Ardea è stata immaginata e costruita dai suoi abitanti.
    Fuori da qualsiasi retorica politica, il paesaggio - secondo le norme ‘regolare’ o irregolare’ - rispecchia l’identità del luogo.
    Un’identità con cui molti s’identificano.

    Riporto un recente articolo di Alessandro Fulloni del Corriere della Sera, 25 gennaio 2011.

    Titolo: Ardea, case al posto dei bungalow sequestrate 168 villette , molte abitate

    Sottotitolo: La guardia di finanza di Pomezia mette i sigilli a un complesso residenziale senza autorizzazioni edilizie
    Notizia:

    ROMA - Una lottizzazione estesa all’incirca come 35 campi da calcio sistemati l’uno accanto all’altro. All’interno dei confini sono state innalzate 168 villette, molte delle quali già abitate. E ancora: bar, piscine, ristoranti, impianti sportivi.
    Ma tutto è sorto abusivamente su un campo agricolo poco lontano da Ardea, nelle vicinanze della via Pontina. Il complesso, pare originato da un'area inizialmente destinata a camping, è stato messo sotto sequestro dopo l’intervento della compagnia della Guardia di Finanza di Pomezia diretta da Augusto Dell’Aquila.

    UN INDAGATO, TUTTO ABUSIVO - Martedì 25 gennaio gli investigatori hanno eseguito il provvedimento del gip di Velletri con cui sono stati apposti i sigilli sulle abitazioni, per un totale di 25 mila metri cubi. Opere edificate - hanno accertato le Fiamme gialle - senza il rilascio delle autorizzazioni previste. Insomma: tutto abusivo.

    Per ora c’è un solo indagato per violazioni delle norme urbanistiche. Si tratta del legale rappresentante della società edile, composta da molti degli stessi occupanti delle abitazioni sequestrate, che ha realizzato l’investimento «fuorilegge» per un valore di circa 35 milioni di euro. In attesa di eventuali ricorsi, la procura di Velletri ha chiesto lo sgombero di quella ventina di villette abitate da una ventina di famiglie che si sono dette ignare della mancanza delle autorizzazioni.

    «NESSUNO SAPEVA PRIMA?» - Ma adesso è polemica. «La vicenda ha dell'incredibile, vista la mole di manufatti coinvolti e l'estensione dell'area agricola» denuncia il presidente di Legambiente Lazio Lorenzo Parlati mentre Piergiorgio Benvenuti, di Fare Ambiente osserva che «possono sfuggire ai controlli la realizzazione abusiva di alcuni manufatti, ma è incomprensibile non accorgersi che in un'area agricola di quelle dimensioni».
    Secondo Filiberto Zaratti, consigliere regionale di Sel «è necessario che la Regione Lazio si attivi immediatamente, anche con l'esercizio di poteri sostitutivi, per contrastare con efficacia il fenomeno del cemento illegale che molte volte si può ricondurre alle attività di organizzazioni malavitose».

    Link: http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_gennaio_25/ardea-villette-abusive-bungalow-fulloni-181326749452.shtml

    Silvia, ciò che non mi convince è «Che nessuno sapeva niente».
    Condivido non tutta Ardea è così ogni zona ha il suo perché.

    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  3. Silvia Matricardi18 maggio 2011 10:19

    Conosco il caso. Ovviamente tutti sapevano tutto, così come è impensabile veder sorgere enormi capannoni di attività produttive e scoprire che sono del tutto abusivi urbanisticamente (caso dei 700 ettari) e privi della proprietà del suolo. Difficile risalire alla radice del problema. Eppure, se un enorme supermercato può sorgere ed operare su terreno "specchi d'acqua" e risultare poi perfettamente regolare, forse il cancro ha metastasi inquietanti.
    Ritengo anche io che ogni città sia così come i suoi abitanti l'abbiano pensata, ed aggiungo che ogni popolo è amministrato così come merita di esserlo.
    Ma in queste affermazioni, purtroppo, si generalizza a discapito di chi, nonostante tutto, si attiene al percorso legale.

    Riguardo le possibili soluzioni, quando si è in presenza di nuclei abusivi insanabili, che io sappia, non ce ne sono. Ma quale sindaco raderebbe al suolo un quartiere di 700 ettari determinando 2000 senzacasa? E con quali soldi?

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  4. Silvia Matricardi,
    ovviamente nessuno.
    L'obiettivo di questa ricerca è di trovare delle soluzioni per non continuare a reiterare questi sbagli. Poiché il costruttore continuerà indisturbato a costruire questi ‘villaggi da sogno’.
    Quei duemila senzacasa vivono in una non città, una terra desolata (waste land) dove come dice Claudia: «Difficile parlare di comunità qui. Non c’è l’occasione per socializzare, luoghi d’incontro non ne esistono».
    Tu dici che:«non è vero che non esistono luoghi in cui incontrarsi (ci sono chiese, pub, ristoranti, sale giochi)».
    Ma siamo sicuri che tutto questo avviene in un ambiente urbano?
    Ardea vista dall’alta sembra una città costruita a grumi dove l’accesso alle case è spesso segnato da cancelli.
    Pub, ristoranti, sale giochi (tralascio le chiese) sono luoghi di aggregazioni chiusi non vie di comunicazioni aperte.
    Io chiederei al sindaco perché ha permesso tutto questo?
    Perché si scambiano ‘palazzine’ costruite in campagna, per brani urbani?
    Perché abbiamo imbruttito il nostro paesaggio?
    Perché consideriamo luoghi urbani: pub, ristoranti e sale giochi?
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  5. Buongiorno, intervengo con piacere in questo dibattito, sono Claudia, la residente pontina intervistata da Federico Zanfi.
    La mia residenza non appartiene alla zona dei 700 ettari citata da Silvia Matricardi, ma non credo che questo fattore sia rilevante ai fini dell’indagine sull’abusivismo. Anche nel caso del lotto sul quale negli anni ’70 è stata costruita la mia abitazione si tratta di terreno agricolo non edificabile, per il quale negli anni ’90 è stato corrisposto il pagamento di condono edilizio dal precedente proprietario. Certo non posso dire di conoscere la specifica storia edilizia di tutti gli edifici del circondario, ma dalle relazioni di vicinato che nel corso di questi anni di residenza (dal 2004 ad oggi) ho maturato, so con certezza che molte delle case oggi abitate stabilmente sono nate come abusive, con un iter pressoché simile per tutte.
    Segnalare la carenza di servizi non significa “ululare al vento” senza efficacia, a mio avviso è la presa di coscienza di chi ha scelto consapevolmente di vivere un determinato contesto. Io “vengo dalla città” ma non per questo mi sorprendo per la mancanza di confort o comodità urbane, considerato che quando ho acquistato casa ero più che consapevole del fatto che la mia abitazione sarebbe stata sprovvista di acqua potabile e condotto fognario, tanto per fare alcuni esempi.
    Scegliere di abitare una realtà abusiva o ex abusiva che dir si voglia dal mio punto di vista ha una valore aggiunto, nel momento in cui prendere atto dei limiti diventa il punto di forza per l’impegno orientato alla riqualificazione del territorio. Personalmente non ho legami particolari con questa zona specifica del nostro paese (sono piemontese e le vicende personali e professionali mi hanno portata in terra pontina), ma è qui che per ora ho deciso di abitare e far crescere le mie figlie, quindi non posso che sperare e nel piccolo fare il possibile perché i servizi arrivino il prima possibile e il territorio diventi anche tessuto sociale, comunità. Allo stato dell’arte le lacune sono ancora profonde ma il progressivo ripopolamento ad opera delle nuove generazioni fanno ben sperare.
    Saluti,
    Claudia Scavarda

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  6. Claudia,
    interessante il tuo commento.
    Condivido questo passaggio: «quindi non posso che sperare e nel piccolo fare il possibile perché i servizi arrivino il prima possibile e il territorio diventi anche tessuto sociale, comunità. Allo stato dell’arte le lacune sono ancora profonde ma il progressivo ripopolamento ad opera delle nuove generazioni fanno ben sperare».
    Il primo atto è quello di osservare senza ‘nascondersi’ lo stato dell’arte (bella definizione) e bloccare ciò che ha e sta distruggendo la vostra terra.
    Nel sito del comune ho trovato questa notizia: Martedì, 17.05.2011
    ANCORA DEMOLIZIONI SUL LUNGOMARE

    Si apre una nuova finestra sul mare di Ardea. Ieri mattina, nell’ambito del programma di riqualificazione e riassetto urbanistico voluto dal Sindaco Carlo Eufemi, sono partite le operazioni di demolizione (completate nella giornata di oggi) che interessano 4 unità abitative (circa 300 mq complessivi) realizzate abusivamente sul Lungomare degli Ardeatini. In questa occasione, come già accaduto in passato, sono stati gli stessi proprietari a procedere alla demolizione degli immobili a seguito dell’ordinanza del Comune di Ardea.

    “Anche questa volta – ha dichiarato il Sindaco Eufemi – i proprietari delle abitazioni hanno accolto l’invito e proceduto autonomamente alla demolizione senza incorrere nelle sanzioni conseguenti ad una demolizione forzata. Si tratta dell’ennesimo segnale importante ed è il risultato della nostra ferma volontà di procedere verso l’obiettivo di liberare il mare dal cemento e restituire ai cittadini la fruibilità della costa. Rivolgo anche in questa occasione un ringraziamento particolare agli Uffici Urbanistica e Demanio Marittimo che stanno portando avanti questa azione con la massima determinazione; un’azione che ci ha portato ad abbattere ben 47 unità abitative”.
    Link: http://www.comune.ardea.rm.it/scheda_news.php?ID=01566
    Mi piacerebbe conoscere i particolari di quest’operazione.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  7. Questa storia è interessante, perché è come se qualcuno parlasse dal fondo di una incomprensibile mappa geografica. Tutti noi, quando torniamo in Italia in volo da un paese civile, notiamo la differenza: parti dalla Gran Bretagna e osservi la bellezza della campagna che è campagna, dei villaggi che sono villaggi e delle aree industriali che sono aree industriali. Tutto - o quasi - delimitato e armonioso. Poi scivoli verso l'Italia, ci scendi sopra, ti affacci al finestrino, e vedi il caos.

    Inutile dire che non sono mai stato ad Ardea, perciò le precisazioni di @Silvia sono più che opportune. Ma l'osservazione di fondo che fa @Salvatore resta e tutto sommato - pur rispettando la specificità dei singoli casi, - vale per l'Italia tutta: "Osservare Ardea dall’alto o percorrerla a piedi nel suo insieme offre un panorama desolante".

    Che fare? La strada indicata da @Claudia è un bell'esempio di riappropriazione dal basso; mi pare peraltro che lei manifesti una consapevolezza dolcemente eroica: "Scegliere di abitare una realtà abusiva o ex abusiva che dir si voglia dal mio punto di vista ha una valore aggiunto, nel momento in cui prendere atto dei limiti diventa il punto di forza per l’impegno orientato alla riqualificazione del territorio".

    Il mio consiglio, per lei che non conosco, è spingere la riappriazione dentro l'arcipelago. Apri un tuo blog, @Claudia, se già non lo hai fatto: raccontaci come è vivere ad Ardea. Il paradosso è proprio questo: spingersi in un luogo che appare senza significato per ricostruire significati più densi. Vivere è sottrarre, scrivere è in primo luogo cancellare.

    La tua Ardea non è molto diversa dalla periferia di una città industriale, in cui non sai perché sulle spoglie di una fabbrica abbandonata debba nascere un nucleo ammonticchiato di cemento. Be', ogni tanto fra un abuso è l'altro qualcuno ha il coraggio di piantare un roseto. Continua a raccontarci il tuo, @Claudia.

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  8. "Chi non è abusivo, non è figlio di Dio"...
    Certo è che la scena italiana, e perciò anche quella del nostro paesino, Ardea, è di difficile comprensione.
    Vedo che dalla vostre deduzioni escono concetti di natura politica, mentre penso che l’abusivismo non abbia colore politico perché è nato da tutte le sfere sociali, in particolare al centro sud. Perciò ne farei un problema culturale, prima che politico. Certo è che se noi alimentiamo il senso di ”irregolarità giustificata” lediamo il principio della regolarità. Oggi, chi è in regola si sente comunque corrotto dal sistema: sistema che nei suoi elementi costitutivi non contempla le irregolarità, ma tende a regolarizzarle, così che il cittadino in un certo modo si sente protetto dal concetto che “una casa non si nega a nessuno”. Il legislatore, tradito dall’interesse economico di equilibrare conti pubblici, si presta a produrre leggi che servono solo a chi è irregolare. Ma i regolari??? Vi parlo così perché la mia casa è nata in una zona dove non si poteva costruire, poi con la legge sulla sanatoria abbiamo ottenuto la concessione, appunto, in sanatoria. Questo accadeva negli anni '85/'86, perciò mi sento "figlio di Dio" anche io. I problemi della città sono molti, e alcuni di questi possono essere risolti anche politicamente, ma secondo me diamo al consigliere comunale un potere che non ha e non dovrebbe avere, quel potere di legalizzare tutto ciò che è diventato illegale, anche se la legalità non è altro che la giustificazione del potere. Il Consiglio dovrebbe regolare e progettare il futuro (cosa che non sempre fa, al di là dei soggetti politici, cioè bianchi, gialli o rossi) e magari gli organi istituzionali dovrebbero controllare il territorio ed evitare di far nascere spontaneamente tanti "figli di Dio" e pochi "figli di nessuno".
    Per dirla tutta, credo che per discutere di problemi legati all’urbanistica e al territorio dovremmo organizzare convegni e parlarne con dati e soprattutto con competenza tecnica, visto che spesso sento parole senza confronti normativi, e perciò illegali. Spero che questa osservazione sia di buon proposito per costruire un futuro del nostro territorio legato ai principi nel rispetto della natura, delle imprese e della popolazione che vive in un paese che ha tante prospettive di crescita economica e socio-culturale.

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  9. ---> Hassan,
    sottoscrivo il tuo consiglio a Claudia.
    Mi piace ciò che scrivi nella prima parte.
    Mi ha fatto venire in mente un passaggio di un’intervista a Franco Arminio (http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2010/01/0036-speculazione-paesi-paesaggi.html), che per comodità ti copio e incollo:
    SD: «Il centro storico è in rovina, il resto è periferia, una periferia dispersa casa per casa. Solita storia di una comunità in fuga dal passato». Franco Arminio
    Per Vincenzo Cerami «l'Italia di oggi è un'unica città senza soluzione di continuità».
    La fuga di cui parli è osservabile sorvolando il nostro territorio.
    Che cos'è la periferia nelle piccole comunità?

    FA: Io frequento i luoghi italiani dove questa città diffusa si interrompe. Penso alla Lucania, al Molise, alla Sardegna. L'Italia costruita dalle betoniere è veramente sconsolante.
    Le periferie nei piccoli centri sono i luoghi dei disertori, i luoghi di chi ha voltato le spalle al suo paese, ma non ha avuto il coraggio di andarsene lontano.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  10. ---> Nazareno,
    condivido, l’approccio indifferenziato alla ‘roba casa’ è un problema di tipo culturale non politico, che varia di luogo in luogo, di paese in paese, di coordinata geografica in coordinata geografica.
    L’atteggiamento verso la ‘roba casa’, tralasciando alcune invarianti, è da valutare in sito non attraverso le parole ‘contenitori’ della politica e della stampa.
    Ti consiglio di leggere il libro di Federico Zanfi (dove puoi trovare questa nota) che con competenza (essendo architetto-urbanista) indica la strada per una visione ‘progettuale’ nei confronti delle città spontanee, in modo tale da far diventare questi luoghi delle città con tutti i suoi connotati urbani.
    Ardea è una città latente, continuare a fare finta di niente non serve a nessuno.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  11. silvia matricardi24 maggio 2011 10:52

    Dibattito stimolante, sospeso fra il mondo delle idee ed il mondo reale, fra ciò che dovrebbe essere e ciò che è, fra ciò che potrebbe diventare e ciò che diventerà.
    Regole. Le regole sono il dato fondamentale dello stato sociale, il gruppo convive dandosene e obbligandosi a rispettarle. Chi non lo fa non può essere uguale a chi lo fa, altrimenti crollano i fondamenti della convivenza sociale. Per sanare le zone abusive si toglie edificabilità a quelle edificabili, quindi per riportare alla legalità e dare servizi a chi non ha percorso la strada della legge, si penalizza chi ha fatto le cose in regola. Alcuni abusi non devono e non possono essere sanati. Dentro i fossi, nelle zone di espansione dei fiumi, in aree sismiche, sulla spiaggia, in zone archeologiche, in zone di pregio ambientale, o laddove non esista la proprietà del suolo. Un governo forte reprime queste situazioni e le previene con la sorveglianza. Come recuperare ad un vivere civile le zone abusive... mi spiace ma sono contraria per principio. Preferisco parlare di come migliorare la vivibilità e garantire i servizi alle zone urbanizzate con i crismi della regolarità, per quelle persone che, tra l'altro, le opere di urbanizzazione primaria le hanno pagate nella concessione edilizia (prima di costruire) e non le hanno mai viste. Come si vive ad Ardea... dipende dal proprio concetto di "vita" se si cerca Rimini non la si trova, e neanche se si cerca Roma. E' un posto che odi o ami. Nella prima ipotesi finisci con l'andartene via appena puoi, maledicendo il giorno che ti ha costretto a mettervi piede, nel secondo caso ti arrabbi, batti i pugni sul tavolo, lotti contro i mulini al vento, ma non smetti mai di amarlo.

    Nota pindarica. Se i mali di un luogo hanno radici storiche, quelli di Ardea sono iniziati con l'invasione dei figli di Troia", son venuti questi turchi, hanno ucciso il re, hanno preso la fanciulla più bella, hanno raso al suolo e bruciato la città. Vero è che lo spirito del luogo, in forma di airone cenerino, sorse dalle ceneri, si sgrullò le ali e prese il volo, quindi non fu mai sconfitto, ma è altrettanto vero che se ne andò via, lasciando questa terra priva di anima.

    un saluto

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  12. Silvia,
    interessanti le tue osservazioni compreso il volo pindarico.
    Fondamentale è capire che ci sono dei luoghi dove non è vietato ‘per legge’ o ‘per norma’ ma perché il paesaggio, la natura, il territorio non può essere violato pena le distruzioni di ‘falde acquifere’, ‘aree naturali chiamate erroneamente verdi o polmoni’, ‘paesaggio, perché no, estetico’, ‘spiagge con particolari caratteristiche’.
    Questi sono luoghi ‘civici’ non ‘privati’.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  13. Salve, sono Rita Serino e da circa 13 anni mi sono trasferita da Roma in una villetta nella zona di Nuova Florida e purtroppo ho creduto alle varie bugie sfornate dal costruttore. A presto avrei avuto la strada asfaltata, l'allaccio in fogna, il metano, l'illuminazione. Bene oggi nel 2011 sono riuscita ad avere solo l'allaccio in fogna (dopo aver creato varie lamentele). Dopo di che formatosi il Comitato di Quartiere ne sono stata eletta presidente e lo sono tuttora. A me dispiace che Ardea sia ridotta in tale maniera non per colpa di chi ci abita o viene da Roma o da altri siti, ma è stata mal governata. Purtroppo è vero: non ci sono luoghi pubblici di aggregazione per i giovani, non c'è un pronto soccorso, non c'è un asilo nido comunale, non c'è una scuola superiore,non c'è un'isola ecologica,etc. Però chi abita (parlo della Nuova Florida) non si interessa della collettività, purtroppo ha imparato a chiudere il cancello del proprio giardino e disinteressarsi del malessere generale o del vicino che, ipotesi, non ha l'acqua potabile o che le buche delle strade sono crateri ed altro ancora.
    Quello che ho notato e per me è più grave è la mancanza di cultura: ad Ardea siamo tenutari del Museo Manzù, un artista le cui opere sono in tutto il mondo, abbiamo gli scavi archeologici di Castrum Inui, abbiamo un clima da far invidia, eppure sono tanti i residenti di Ardea che nemmeno hanno mai visitato questi luoghi. Come Comitato abbiamo fatto tante battaglie ma - come è stato detto già da qualcuno - combattiamo contro i mulini a vento.
    Noi del Comitato, volontari, a volte ci demoralizziamo ma dal 2003stiamo ancora lottando e credo e spero di continuare.
    Una cosa personalmente mi auguro: che non si continui a rovinare una paesaggio ed un paese che ha tanta voglia di vivere e non di morire sotto il cemento delle costruzioni!

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  14. Concordo in pieno con gli ultimi due interventi, aggiungo che la responsabilità dei singoli cittadini è a mio avviso la più grande, i mal-amministratori non si eleggono certo da soli.

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  15. Rita,
    significativo il tuo racconto.
    Giustamente poi l’accento sulla mancanza di cultura sugli stessi abitanti che vivono un luogo senza conoscerlo.
    C’è bisogno di maggiore sinergia delle forze ‘civiche’di una città.
    Soprattutto avere la forza di credere in una progettualità comune e non improvvisata o posticcia.
    Ardea è una sommatoria di tanti piccoli abusi condivisi da un’intera collettività.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  16. Silvia,
    copio e incollo una frase tratta dall’intervista di Federico Zanfi: « Io credo si possa dire che la battaglia mediatica contro gli ecomostri, condotta dalle associazioni ambientaliste, abbia avuto un effetto positivo e uno negativo. Da un lato ha sensibilizzato vasti strati dell'opinione pubblica verso la questione del paesaggio come bene comune. Pensa, ad esempio, a Bari e alle migliaia di persone che erano sul lungomare per assistere e partecipare alla demolizione dei fabbricati Matarrese a Punta Perotti. Dall'altro lato ha favorito un malinteso, ha portato a pensare che il problema fosse quello, cioè poche decine di grandi edifici mai finiti, tutti vuoti, in paesaggi bellissimi, che certamente sono uno scempio, ma sono un'inezia se confrontati con la questione ambientale e sociale che è posta da milioni di alloggi extranorma che fanno il tessuto abitato comune di buona parte del Mezzogiorno. Dietro all'immagine bidimensionale dell'ecomostro c'è nei fatti un paese che si trasforma diffusamente e in modo anomalo, e spesso produce delle situazioni precarie e a rischio, come quella città impressionante che si vede sulle pendici del Vesuvio. Città di cui ci accorgiamo solo quando capitano fatti come a Sarno o Giampilieri».
    Abbiamo tutto davanti i nostri occhi.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  17. Salvatore, tu parli di "ecomostri" e capisco benissimo il lato positivo e quello negativo, ma quì ad Ardea ci sono tanti piccoli abusi che a lungo andare diventano definitivi solo se si fa parte di una certa "elite" e per elite intendo la vecchie famiglie di Ardea: infatti per me Ardea non è una piccola città o un piccolo paese ma un gran "feudo" con tanti piccoli "reucci" che bussano a tutte le case con promesse vane, ma molto vane, e con l'elargizione di qualche carica telefonica solo nei mesi precedenti le elezioni.
    E quì dò ragione a Silvia: coloro che quì governano li abbiamo eletti noi cittadini, quindi ci meritiamo quello che abbiamo. senza mugugni e lamentele a posteriori, almeno per quanto riguarda i cittadini che non hanno nessuno riferimento.
    Per quanto riguarda la cultura lancio una provocazione: sapreste dirmi quante persone partecipano alle "lezioni" sulla storia di Ardea e di Manzù ogni venerdì al museo Manzù? Sono aperte le scommesse ma sappiate che in palio non vi è alcun premio, perchè sarebbe demoralizzante.
    Un saluto.
    Rita Serino

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  18. Rita,
    no, non parlo di ecomostri ma della storia ‘architettonica’ dei nostri giorni.
    T’invito a leggere il libro di Zanfi poiché non è un libro di denuncia ma esattamente l’opposto, delinea delle strategie di progettazione ‘urbana’.
    Capisco la tua amarezza su 42.384 (ahimè fonti Wikipedia) temo siano meno di dieci.
    Istruirei un corso di ‘storia contemporanea’ forse la grande assente ( per qualità) di Ardea (ma non solo di Ardea).
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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