Durante questa lunga pausa estiva (l’ultimo reader è datato 26 aprile 2010) ho archiviato diversi elenchi di post tematici: la critica di architettura, rassegna AILATI, l’accademia e i blog degli architetti.
Alla fine senza soluzione di continuità ho scelto di ritornare a parlare delle scritture blog.
In questo ultimo anno i blog aiutati dai social network facebook, twitter e similari si sono svuotati dai bla, bla, bla perditempo, trasformandosi in appunti - spesso ben strutturati - condivisi.
Per la prima volta, dopo due anni e mezzo, inizio a percepire un cambiamento in positivo.
Vi propongo una variante. Considerate questo Blog reader come l’indice di una rivista di architettura: B-LOG.
Cristian Farinella (26 ottobre alle 12.58): B.log B. sta per B side, lato b e di poco valore, rarità e cose che non hanno mai visto la pubblicazione altrove. Si può leggere distrattamente come Blog (emblematico ma riassunto di quel che contiene)
Come scrivevo in un vecchio post: «L'atto di annotare o registrare in inglese è tradotto con 'to log'. Il log, cioè prendere nota o registrare in una pagina Web per comunicare ad altri dei contenuti è l’idea originaria del Web. Da qui la nascita del Web Log».
Il B-LOG si lega al concetto di B-side e alla definizione degli appunti in rete 'Web log', prima di essere contratta in BLOG.
Vi presento B-LOG una rivista di architettura attraverso i post tratti dalla blogosfera.
#1 Giorgio Santilli capisco l'approccio pragmatico del gruppo del Sole 24 Ore. Condivido - in parte - l'idea di proporre l'architettura (edilizia) italiana ma l'assenza di critica, ovvero l'apporto comparativo, ha da tempo appiattito il dibattito architettonico a favore della promozione 'architettonica'. A mio avviso serve iniziare a recuperare un minimo di profondità analitica.
#2 Luca strabiliante la tua recente eteronomica attività blog.
Un appunto sulla versione on-line della rivista Abitare.
Per le latenti potenzialità creative dell'equipe che gravita intorno alla rivista, trovo che sia letteralmente malata da sindrome da 'mainstream'.
Come dichiarato in uno dei suoi primi post: «Per chi non se ne fosse accorto Abitare è un blog, e siccome siamo blogger una delle cose che facciamo di più è guardare altri blog».
Quindi, Abitare on-line è un blog.
Un blog che miscela sia i contenuti trasposti dalla rivista sia le news quotidiane dei vari redattori.
Con la tendenza all'interazione con gli utenti (concezione primitiva dell'uso del Web): inviate le vostre foto fatte alla biennale, promuovete i vostri studi...
Inoltre totalmente privo di senso - ripeto per la qualità della rivista - l'idea del videoblog affidata a Fabio Novembre della passata Triennale. Una narrazione artefatta dallo stato gassoso dell'intervistatore.
Ho trovato più interessanti i contro report del blog 'architetti senza tetto' a mio avviso più incisivi e critici.
Sinossi: Novembre il Morgan del design - ossessionato da una frase di Newton: "Ho visto così lontano perché sono salito sulle spalle dei giganti" - è stato sguinzagliato dalla rivista Abitare in veste di inviato speciale al Salone del Mobile di Milano 2010.
L'equipe di Architetti senza tetto - dopo un approfondito studio filologico - scopre il gigante su cui è salito il designer leccese per ideare la sedia HER: l'architetto 'Andrea Soldani' interpretato da Teo Teocoli nel film di Sergio Martino 'Spaghetti a mezzanotte' (1981).
P.S.: per favore ti fai dare un tuo personale feed per DIFFUSE OUTTAKES.
:-)
#3 Ugo sarei curioso di leggere un racconto - da fermo - del tuo intorno visivo.
«---> rem ha detto... grazie da parte di chi non è su FB. 04 luglio 2010 09.57
---> Salvatore D'Agostino ha detto... Rem, a proposito di FB, oggi i media sguazzano (mi piace questo termine) sul caso Nicolò Fabi.
Ti riporto una rassegna ‘titoli':
ANSA - Muore figlia Nicolo' Fabi, cantante da' notizia su FB;
Rainews24 - Fabi racconta il suo dramma su Facebook;
AGI - Agenzia Giornalistica Italia - MUORE LA FIGLIA DI NICCOLO' FABI, 'CONFESSIONE' SU FACEBOOK;
Corriere della sera - Muore per meningite la bimba del cantante Niccolò Fabi. L'annuncio su Facebook: «Un dolore devastante che mi attanaglia la gola». La piccola aveva due anni;
La Repubblica - Niccolò Fabi, lutto su Facebook "E' morta la mia bambina".
Mi sono chiesto che cos'è facebook? È un telefono a viva voce (condiviso con degli amici), dove la voce è sostituita dalla scrittura o link.
Perché i media parlano più di FB che del dramma del cantante? Un mistero o forse qualcos'altro...
«Hot Di chi sono le notizie? Durante la prima guerra mondiale le notizie dal fronte arrivavano ai giornali americani da due agenzie di stampa, Ap e Ins. Irritati per quello che Ins aveva scritto sulle perdite britanniche, gli Alleati decisero di vietare ai giornalisti di quest’agenzia l’uso delle loro linee telegrafiche, di fatto impedendogli di mandare le notizie negli Stati Uniti. Per aggirare il divieto, Ins cominciò a usare i dispacci di Ap, riscrivendo le notizie senza citare la fonte. Ap portò Ins in tribunale e vinse. La corte stabilì che i fatti non possono essere coperti da copyright, ma che le agenzie di stampa possono rivendicare l’esclusiva “sui loro prodotti (le notizie) finché hanno un valore commerciale”, cioè finché sono hot, calde. È la “Hot news doctrine” e di recente se n’è parlato molto negli Stati Uniti perché è proprio appellandosi a questa dottrina che alcuni giornali, dal New York Times al Washington Post, hanno chiesto che Google e Twitter smettano di riprendere le loro notizie. Non hanno calcolato, però, che negli ultimi cent’anni si è molto ridotto il periodo di tempo in cui una news resta hot. Tom Glocer, il capo della Reuters, un’altra grande agenzia di stampa, ha azzardato una stima: tre millisecondi».
Nella rassegna titoli che ti ho riportato ho inserito la notizia ANSA: «Muore figlia Nicolo' Fabi, cantante da' notizia su FB».
Come puoi notare tutte le maggiori testate giornalistiche non ‘scandalistiche’ hanno copia-incollato la breve frase addobbandola con il proprio linguaggio redazionale. Sono notizie che i giornalisti (pagati forse per la quantità di articoli prodotti e non per la qualità) devono rilanciare in tre millisecondi altrimenti perdono virali linkaggi o titoli efficaci sul cartaceo, per la questua ‘pubblicitaria’.
Una perdita di profondità giornalistica che incide profondamente nella qualità delle notizie e nella nostra vita. Il giornalismo è pedestre, ovvero è un mestiere dove occorre camminare a piedi e ascoltare molte persone. Il vero giornalista è un tipo ‘coi piedi per terra’. Il B.- giornalismo (parafrasando i B movie) è seduto in una comoda poltrona, cercando di digitare le cloud-notizie nel più breve tempo possibile, in pratica il giornalista contemporaneo è un giocatore di videonews. Saluti, Salvatore». Tratto dai commenti del post di Salvatore D'Agostino, finExTRA, Wilfing Architettura, 3 luglio 2010. Link
«Nel migliore dei mondi possibili, la pubblicazione di questo libro scuoterebbe come un terremoto il dibattito italiano su Internet e le nuove tecnologie di comunicazione. Se ne produrrà nemmeno uno scarto, significa che quel dibattere è una parvenza di vita, finestre sbattute dal vento in una villa disabitata, mortorio al cui confronto un poltergeist è il Carnevale di Rio.» Wu Ming1
Un monito che com’era prevedibile non ha sortito nessun effetto - escludendo qualche amatore - il libro non ha generato nessun dialogo rilevante. Cultura convergente è uno strumento concettuale teorizzato da Henry Jenkins, per immergersi nei media vecchi e nuovi - specialmente dove questi collidono - e mostrarci, attraverso il classico reportage, la realtà non dei mezzi di comunicazione ma di coloro che li usano per esprimersi.
Su questa sottile soglia delle scritture Web e la narrazione, recentemente, ne hanno discusso Luca De Biase e Giuseppe Genna nella scuola virtuale Oilproject.2
Riporto una sintesi di Luca De Biase scritta sul suo blog:
«Qualcuno può pensare che la rete non abbia contribuito a rispondere. Altri possono pensare che i blog e le narrazioni emerse nella rete abbiano aiutato. Ma un fatto è chiaro: se la narrazione generale che descrive la società in cui viviamo non ci piace o non sembra "vera davvero", o è troppo priva di prospettiva, la rete di (sic) dice che qualcosa di concreto possiamo sempre fare (sia nei contenuti che nelle piattaforme). Non è una soluzione. Ma rispetto all'epoca del dominio assoluto del broadcast, è un passaggio sensazionale.»3
Qualcosa di concreto possiamo fare “sia nei contenuti che nelle piattaforme”, ripartendo da questo presupposto vorrei riprendere alcune note scritte in un post e nei commenti, circa un anno fa: 0004 [BLOG READEAR] L’architettura blog.
Sull’inconsistenza critica dei blog restano i dubbi che più volte abbiamo trattato su Wilfing Architettura – mentre contemporaneamente registriamo il dibattito sui blog non compatibili con le vicende italiane: il recente articolo del giornalista e Managing Editor del New York Times Jill Abramson che equipara i post dei blogger alle notizie date dai giornalisti4 o le dichiarazioni fatte in una conferenza indetta dal The wall street journal dall’inventore dell’Apple Steve “io non voglio vivere in una nazione di blogger”5 - dopo due anni d’interscambi con gli addetti ai lavori vorrei integrare le riflessioni.
A proposito dell’obsolescenza dei contenitori blog, riporto alcune proposte scritte nei commenti, occorre creare un blog che dia la possibilità:
d’inserire degli aggiornamenti senza modificare il post originale. Stratificare i contenuti cronologicamente;
ai commentatori d’inserire link/video/note fuori dall’area dei commenti, richiamando punti specifici dell’articolo:
avere una piattaforma più interattiva modificabile (o personalizzabile) anche dagli utenti.
Aggiungo nuovi spunti.
I domini del blog sono la scrittura, le immagini, i video e i link, tutti aspetti che non collimano con il ‘mondo di senso’ dell’architetto, ovvero il disegno.
Un’assenza che credo demotivi l’architetto blogger. Un post non disegnabile limita, non di poco, l’interattività tra architetti.6
Occorre creare una piattaforma dove sia possibile non solo inserire le viewer per visualizzare i disegni CAD, ma soprattutto, avere l'opportunità di veri e propri post disegnabili. Con la possibilità di fare dei commenti attraverso il disegno. Immagino una schermata molto semplice, tipo Paint, con dei comandi essenziali, idonea a creare un commento ‘layer’ da sovrapporre al post originale.
Riprendendo i concetti di Franco Purini sul disegno rielaborati sulla base del suo mentore Maurizio Sacripanti,7 occorre progettare un blog che possa offrire la migliore creazione e visione di [le note tra le quadre sono mie]:
DISEGNI O GLI SCHIZZI “DAL VERO”, con i quali l’architetto non solo decifra il reale attribuisce ad esso un senso [Penso a un taccuino ‘tavoletta grafica’ direttamente collegato in tempo reale al blog];
DISEGNI DI CLASSIFICAZIONI, il cui ruolo è quello di conferire un ordine accettabile all’incredibile eterogeneità degli elementi che formano il mondo fisico [In modo da creare un immaginifico abaco perpetuo. Ponendo fine alle tassonomie];
DISEGNI PROGRAMATICI, vale a dire tabulazioni, elenchi, istogrammi, con i quali l’architetto rende visibili e operabile per tipologie precise il proprio universo teorico [Immagino la potenza degli scontri di universi teorici differenti, sul sano scontro on-line suggerisco di leggere un’apprezzabile post di Sergio Maistrello. Vedi nota8]
SCHIZZZI DI PROGETTO E GLI ELABOREATI TECNICI – da quelli che approfondiscono i vari aspetti della proposta alle scale opportune fino alle definizioni esecutive – che da questi discendono. (…lo schizzo rappresenta un vero e proprio codice genetico nella cui struttura è impresso ogni possibile sviluppo futuro del progetto) [Dove sia possibile innescare un sistema Wiki atto a migliorare la fattibilità del progetto];
PAESAGGI TEORICI, i disegni più importanti [Già latenti nella rete, con interessanti esperimenti, ne parleremo subito dopo];
GLI SCRIPT[Ovvio, questo punto non è stato indicato da Franco Purini è una mia integrazione. Attualmente presenti in molti blog attraverso immagini e stringhe di testo. Il mio interesse non si sofferma sugli script ‘tout court’, ma sui: processi olistici che determinano l’elaborazione architettonica al CAD, gli schizzi elettronici e gli appunti ai margini del lavoro a video dell’architetto].
Bene, adesso cercasi finanziatore o editorialista che possa dar credito a queste bislacche idee blogger. Scherzo, mi piacerebbe conoscere le vostre idee, poiché questi restano semplici e perfettibili appunti.
Che cosa sono i ‘Paesaggi teorici’? Ripropongo la spiegazione di Franco Purini:
«Sono rappresentazioni complesse che mettono in scena con gli strumenti grafici interi sistemi di problemi architettonici. Svincolati da preoccupazioni progettuali dirette, tali disegni raggiungono spesso un valore autonomo di opere d’arte che fanno del contenuto disciplinare la loro stessa forma. Iconograficamente sapienti, costruiti con una esattezza tematica e visiva che traduce nella bidimensionalità della superficie del foglio la logica tettonica che è propria dell'edificare, i paesaggi teorici costituiscono il luogo più elevato della ricerca architettonica. Immaginarli e rappresentarli permette inoltre di non cadere nel diffuso equivoco consistente nello stabilire relazioni troppo dirette tra disegno e costruzione. Unico limite di simili disegni è che pochi architetti li pensano e li realizzano.»9
Come vi avevo anticipato in rete sono già presenti, eccovi due esempi:
LUCA DIFFUSE
Per Stefano Mirti (prima citazione): «il lavoro dell’architetto è quello di (in prima istanza) raccontare storie.»10
Luca Diffuse ha elaborato i suoi progetti narrativi:
Attraverso un lento e continuo dialogo in rete. Essenzialmente attraverso il suo blog Mi manca Chiunque, curando la sezione di architettura di una delle più internettiane riviste dedicata all’arte Exibart e infine nel nuovo approdo su Ymag di Luca Molinari con la rubrica [Diffuse tapes].
Le sue architetture narrative non transitano nella rete ma nascono e si alimentano attraverso l’ubiquo sguardo dentro e fuori il Web.
FABIO FORNASARI AKA ASIAN LEDNEV
«L’ultimo lavoro di costruzione fatto da Asian Lednev è in qualche modo un “manifesto” che rappresenta il fare le valigie, il cercare strategie per portare fuori il lavoro dell’avatar.
Un fare tesoro di quello che si è imparato facendo.
Che senso ha tutto questo? Perché tutto questo?
La prima architettura è la relazione costruita tra noi e l’avatar. E’ la serie di ponti che ci lega e ci tiene insieme. Col tempo viene voglia di percorrerla nei due sensi.
Non basta più lasciare lì questa esperienza. Ma non è razionale. Razionalmente si può solo smontare il proprio avatar e veder cosa ci restituisce dopo tanto lavoro.
Ed è la cosa che ho fatto e che mostrerò.»11 Fabio Fornasari
Dopo 800 giorni di attività su Second Life, Fabio Fornasari aka Asian Lednev, abbandona il suo avatar decostruendolo dentro una teca cilindrica, dove ogni parte del corpo ha una sua orbita.
Nelle sue architetture su Second life, troviamo il senso più alto del concetto di ‘paesaggio teorico’ anche qui, non transitando sul Web ma in questo caso inventando luoghi sensibili nell’immersività dello spazio creato da Philip Rosedale per Linden Lab nel 1999.
Per questo motivo v’invito a visitare le sue architettura in Second Life, La torre di Asian, Lucania Lab e NeoKublai. Un'avvertenza, non dimenticate che siete in viaggio all'interno di uno spazio autonomo, quindi mentre camminate-volate, mi raccomando, perdete il vostro senso del luogo.
Prima di chiudere questo post vorrei ritornare sulla 'blogghizzazione delle riviste storiche' ne avevo parlato qui.
Se è comprensibile (aggiungo anche per motivi di tempo ed economici) una certa incapacità d’azione dei singoli blogger a inventare nuovi spazi e temi, questa indulgenza non è possibile trasporla nel caso dei siti delle riviste d'architettura, sia per le loro possibilità economiche, sia per l'equipe qualificate a cui fanno riferimento.
Dalla mia indagine (vedi il report* alla fine dell’articolo) i siti delle riviste italiane si limitano a introiettare le novità derivanti dalla rete, soffrendo della:
SINDROME DA MAINSTREAM
I siti sono immaginati per duplicare i contenuti della rivista o per mainstreammizzare la rivista: vedi l’esperienza dei sensor (blog gestiti dalla redazione) di Domus e i mirrors (autopresentazione studi di architettura filtrati dalla redazione) di Abitare.
Stefano Mirti (seconda citazione) in un recente post pungola Domus:
«Mr Grima (ndr Joseph Grima sarà il direttore di Domus dopo l'anno transintorio diretta da Alessandro Mendini), please, convinci chi di dovere a togliere lo snervante processo della login e dei campi da compilare. Il contenuto sembra figo, le venti domande a cui rispondere per guardare il tutto non hanno senso alcuno. Abitare on-line necessita di un Domus web che lo faccia a pezzi e lo disintegri. Sennò non c’è gusto e ci annoiamo tutti quanti. Se togliete le login siete a metà dell’opera… :-)»12
Rem del blog Architetti senza tetto a proposito di Abitare e Domus con il consueto piglio ironico constata:
«Abitare.it è una delle poche riviste online che non ha paura dei commenti (Domus è talmente fifona che anche solo per farti leggere un banalissimo comunicato stampa prima ti chiede il codice fiscale) e in questo ha il suo punto di forza.»13
Ed ecco che cosa dobbiamo aspettarci da Domus secondo le anticipazioni di Joseph Grima:
«Domus si propone di ridefinire, come del resto ha già fatto più volte in passato, quello che significa raccontare l’architettura, l’arte, il design e lo spazio urbano contemporanei, con particolare attenzione alle influenze di una nuova cultura progettuale che non conosce barriere culturali o confini fisici. Muovendosi su molteplici piattaforme comunicative, offrirà una concezione radicalmente diversa di proposta architettonica, incentrata non più sul passaggio unidirezionale di informazioni bensì sull’idea di creare una piattaforma privilegiata di dialogo costante fra i suoi lettori e la comunità progettuale ed artistica globale.»14
Spero che non sia una sfida tra siti pensati dai webmaster ma da architetti. Occorre un'emancipazione dal cartaceo, esplorando le capacità intrinseche del Web, provando a sperimentare nuovi e più proficui approcci. Altrimenti è da preferire il semplice blog (e non sito) di Casabella. Soprattutto, occorre evitare l’ossimoro mainstream redazionale.
Un'ultima nota, sarei curioso di conoscere le reazioni ricevute dalla rivista Arca nel suo tentativo di portare il blog all’interno del cartaceo, inaugurato con il numero 250, settembre 2009. Ecco come spiegava il progetto Cesare Maria Casati:
«Con questo mese la rivista inizia una nuova avventura, che si svilupperà, di mese in mese, aprendo un blocco significativo delle sue pagine a nuovi "direttori" esterni, i quali disporranno della facoltà di utilizzare ben 32 pagine liberamente. Abbiamo invitato un gruppo di architetti di successo e di grande qualità professionale a disporre di questo nuovo e originale "maxi blog" di carta, dove, completamente liberi e incontrollati, potranno scrivere, illustrare e documentare i loro pensieri sull’architettura, sul mondo della progettazione e della costruzione, progettando loro stessi anche l’impaginazione e la copertina della rivista.»15
Ho fatto un giro nei siti delle riviste di architettura più note, di seguito troverete un report su ciò che ho trovato.
Questo post è stato scritto per avvisarvi che prima della pausa estiva – non mi assenterò, posterò delle citazioni dense di piccole storie e proverò a presentarvi alcuni brani del mio lavoro su facebook finExTRA – pubblicherò un dialogo con Stefano Mirti (ed ecco il motivo della terza citazione).
A. D. | Men Style
La storica rivista americana Architectural Digest edita anche in Italia non ha un sito in italiano. Mario Gerosa - redattore capo della rivista - mi ha detto che se ne parla su Men Style.#
Aspettando le novità di Joseph Grima vi segnalo la sponsorizzazione di Domus all’evento postopolis! (qui l'anno scorso su WA) ovvero una conferenza nata dai blog che coinvolge molti blogger di varie nazioni. Ovviamente, a parte la mediazione della rivista non vi è nessun blogger italiano tra i relatori. Qui su DomusWeb, Postopolis! in diretta streaming dal Museo El Eco di Città del Messico fino al 12 giugno.
KLAT | Klatmagazine
Nata alla fine del 2009 è una rivista di sole interviste. Interessante l'idea di offrire un contenuto free per ogni numero. Da seguire.#
Op. Cit. | Op. Cit.
La rivista diretta da Renato De Fusco dal 1964 ad oggi non ha un sito bensì una pagina su Facebook al momento piace a 12 persone (30 luglio 2010).#
1 Henry Jenkins, Cultura convergente, Apogeo, Milano, 2007, p. VII 2 Luca De Biase incontra Giuseppe Genna, Narrazione e attenzione ai tempi frenetici di Internet, scuola virtuale Oilproject, 10 maggio 2010 3 Luca De Biase, Narrazioni e prospettiva, Blog omonimo, 10 maggio 2010. Link 4 Jill Abramson, Other Voices: What Exactly Is a Blog?, The New York Times, 4 giugno 2010. Link 5 Steve Jobs, Apple CEO Steve Jobs Live at D8: All We Want to Do is Make Better Products, D8, 1 giugno 2010. Vedi il live blog 7:01 pm: « I don’t want us to see us descend into a nation of bloggers,». Link 6 In riferimento ai professionisti non Dio o accademici. Quest’ultimi si guardano bene a esporsi in pubblico, pena la perdita dell’autorevolezza acquisita attraverso il saggio uso di specifiche relazioni. 7 Franco Purini in, AA. VV., Il disegno come idea, Gangemi, Roma, 1996, p. 13 8 Sergio Maistrello, A te, che sei nuovo di qui, Blog omonimo, 4 giugno 2010. Link 9 Franco Purini in, op. cit. 10 Stefano Mirti, wunderkammer (1), Abitare Web blog ‘Mirtilli’, 29 marzo 2010. Link 11 Fabio Fornasari, Il giro del Mondo in 800 giorni: decostruire Asian, Virtual Worlds Magazine, 31 maggio 2010. Link 12 Stefano Mirti, being robinson crusoe Abitare online rubrica Mirtilli, 17 maggio 2010. Link 13 Rem, Messaggi passivo-aggressivi tra design blogger, Blog ‘Architetti senza tetto’, 29 maggio 2010. Link 14Redazionale, Domus cambia direttore, domusweb, 23 febbraio 2010. Link 15 Sommario numero 250 della rivista Arca settembre 2009. Link
# integrazioni del 30 luglio 2010: A. D., Architetti, Flare, Klat, L'industria delle costruzioni, Paesaggio urbano, Op. Cit., Urban Design.
Cari ArchitettiSenzaTetto, come voi ben sapete, il caro Salvatore D'Agostino ha passato l'estate a fare a tutti i blogger della terra le seguenti domande:
Qual è l’architetto noto che apprezzi e perché?
Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?
Ovviamente noi non potevamo sfuggirgli e allora ho pensato: visto che siamo tanti e sparsi per il mondo, diamo le nostre personali e raffinatissime risposte qui nei commenti così poi Salvatore se le ritrova pronte per il suo blog. Geniale, vero?
Alla prima domanda non posso rispondere perché a me non interessano gli architetti ma le architetture (anche se "interessare" è una parola grossa e per me ormai le riviste e i siti degli architetti equivalgono un po' ad album di figurine). Inoltre penso che l'architettura sia il risultato di un processo così complesso e articolato che la figura del singolo architetto si stempera tra le tante e importanti figure professionali coinvolte, a partire proprio dal committente.
Alla seconda domanda rispondo che mi piacerebbe fare il nome di qualcuno che ancora non conosco e che mi piacerebbe conoscere (dal punto di vista dell'architettura ovviamente, non siate maliziosi), in particolare mi piacerebbe segnalare le tante blogger architette che ho scoperto in rete o che già conosco (Lacuocarossa, Romins, Zaha, LinaBo, Denise e tante altre) e alle quali va tutto il mio incondizionato appoggio e sostegno. Perché fare l'architetto è dura ma farlo in quanto donna lo è ancora di più. E poi gli architetti uomini il loro spazio lo hanno avuto, sarebbe il caso di far posto alle donne, sono sicuro che qualcosa di nuovo da dire lo hanno.
infatti, non vale! ha ragione massimiliano, qui si scopre che rem è un sentimentalone! e perlomeno io, non sono all'altezza! non voglio fare "complimenti"... quindi vado al sodo: condivido la prima risposta, in toto. e forse lo stesso concetto vale per la seconda, cioè, intendendola a mio modo (e sono sentimentalissima): un minuto di silenzio per le tante figure anonime (uomini e donne) che ogni giorno, a vario titolo, lavorano per progettare/concettualizzare/realizzare "architettura". o magari semplice edilizia, per necessario compromesso. tanta nobiltà di sentimenti è incrinata dal fatto di riconoscersi in tale categoria?
andrò contro tendenza e mi esporrò con nomi e cognomi. posto che condivido la visone di rem sull'architettura e le figurine, un architetto che mi sento di apprezzare, per la dedizione ad ogni singolo progetto, cui dedica il tempo necessario per uno sviluppo delle idee che non sia solo correre al progetto successivo, è zumthor. per altri versi, non tanto per la resa estetica, ma per l'approccio quasi filosofico, altrettanto posso dire di sottsass. mi spiace non nominare una donna, ma non è che ci sia granché da scegliere.
nel non conosciuto, i non architetti che hanno reso l'Italia il bel paese che è e da cui ci sarebbe ogni giorno da imparare solo guardandosi intorno, con una buona dose di umiltà. bei tempi quelli in cui si costruiva il modello insegnato dal manuale... :->
1) giancarlo de carlo. perché credeva che il buon senso fosse utile tanto quanto un'ottima preparazione tecnica. e si vede dalle sue architetture, dai suoi scritti, dai suoi lavori a scala urbana. 2) cuzzolin e pedrina (suggerito da peter, e condivido) ma forse sono famosi e non lo sappiamo. riescono a fare cose interessanti rispettando la norma e ascoltando l'impresa. Naturalmente potreste dire che è una osservazione banale e che è questo un principio in base al quale ogni architetto dovrebbe lavorare...
... anch'io trovo qualche difficoltà a indicare un solo nome, soprattutto tra i noti, perché anch'io tendo ad apprezzare singole architetture. Proverò comunque a fare nomi e cognomi... e donna sia (bravo Rem! ), anche se in coppia o in gruppo. NOTO • Kazuyo Sejima. Per la luce. NON NOTO • esclusi i presenti... vorrei comunque citare un gruppo di amici Spacelab Architects (che contiene un'altra donna: Zoè Chantall Monterubbiano insieme a Luca Silenzi). Per la ricerca che nasce in provincia e va alla conquista dello spazio.
allora... allora... vediamo un po'... mi sembra di aver letto tra le righe scritte da rem una certa filosofia di base... ma dove l'ho incontrata... fammi pensare... ECCO!!! Il nostro premier è solito fare complimenti alla categoria femminile... ecco chi mi ricordava!!!
risposta seria (per quanto possibile...) l'architetto noto è difficile da segnalare, soprattutto in un unico nome... ma se devo stare al giuco, ci starò... l'opera di Cino Zucchimi interessa molto, per diverse ragioni. Una delle quali è che fa buona architettura con la stessa normativa a cui siamo soggetti noi... (il prossimo che mi dice che l'architettura è un problema di normative, gli sbatto in testa il neufert... quello per ipovedenti scritto con carattere 14pt...)
tra i meno noti non saprei... anche perché se non sono "noti" devo pescare necessariamente tra le mie conoscenze personali, ma non tra le mie conoscenze personali che i più possano conoscere... allora farei un torto a qualcuno.
on 19 September, 2009, 1:15 pm
Alla prima domanda non posso rispondere perché a me non interessano gli architetti ma le architetture (anche se "interessare" è una parola grossa e per me ormai le riviste e i siti degli architetti equivalgono un po' ad album di figurine). Inoltre penso che l'architettura sia il risultato di un processo così complesso e articolato che la figura del singolo architetto si stempera tra le tante e importanti figure professionali coinvolte, a partire proprio dal committente.
Alla seconda domanda rispondo che mi piacerebbe fare il nome di qualcuno che ancora non conosco e che mi piacerebbe conoscere (dal punto di vista dell'architettura ovviamente, non siate maliziosi), in particolare mi piacerebbe segnalare le tante blogger architette che ho scoperto in rete o che già conosco (Lacuocarossa, Romins, Zaha, LinaBo, Denise e tante altre) e alle quali va tutto il mio incondizionato appoggio e sostegno. Perché fare l'architetto è dura ma farlo in quanto donna lo è ancora di più. E poi gli architetti uomini il loro spazio lo hanno avuto, sarebbe il caso di far posto alle donne, sono sicuro che qualcosa di nuovo da dire lo hanno.