di Salvatore D'Agostino
Il sottotitolo del sito Urban Experience recita: «Giocare la città tra Web e territorio».
Per capire il senso della loro attività, ne ho parlato con Carlo Infante (Bio e blog) l'artefice di questo progetto.
Salvatore D'Agostino «Il gioco è più antico della cultura, perché il concetto di cultura, per quanto possa essere definito insufficientemente, presuppone in ogni modo convivenza umana, e gli animali non hanno aspettato che gli uomini insegnassero loro a giocare». (Johan Huizinga)1
Carlo Infante: Ottimo punto di partenza, nel risponderti penso possa essere pertinente estrarre un frammento del mio libro "Imparare giocando"2:
«La dimensione ludica da sempre rappresenta la forma più spontanea di relazione interumana: attraverso quest'interazione ci si misura con lo spazio e il tempo imparando a condividerlo.
Se il gioco è il luogo ideale della simulazione e della libera sensorialità è quindi plausibile estendere questa potenzialità nell’ambiente artificiale dell'ipermedia, dove iniziamo a dimensionarci in un nuovo spazio-tempo, quello digitale.
Qui entrano in gioco (e questa parola non capita qui per caso) altri fattori, quelli generati dall’interattività e quelli legati al “colpo d’occhio”, ovvero la velocità di rilevamento di un'immagine che produce informazione.
In questo senso alcuni videogame possono svolgere la funzione di palestra sia percettiva sia cognitiva, dal cybergame (un esempio: “Tomb Raider” con la protagonista Lara Croft, amatissima eroina virtuale) fino all'"edutainment" cosiddetto che si sta rivelando come il perno della nuova editoria multimediale.
Oltre il cd-rom, il gioco si sta poi diffondendo nella rete telematica, nel web ma anche in altre procedure di telecomunicazione, come le chat e particolari sistemi di videoconferenza. In questo nuovo contesto i giochi on line iniziano a rappresentare uno degli sviluppi potenziali della rete ed emergono particolari modalità, come il cosiddetto “role-play”, il gioco di ruolo dove si fa finta d'essere qualcun altro, come a teatro.
Ma come a teatro (quello che vale), si tratta di far finta per davvero.
Il principio del gioco che intendo esplorare in questo capitolo d'apertura, è quindi quello che riguarda essenzialmente la dinamicità delle percezioni, lo spostamento sinaptico della mente sollecitata da esperienze ipermediali o teatrali, fondamentalmente.
Ma non solo, pensate ai giochi di parole, scritti e parlati e come attraverso questi sia possibile appropriarsi del linguaggio, giocando.
È comunque nella mobilità immaginaria che troverà sviluppo la nostra evoluzione culturale in una Società dell'Informazione connotata dalla molteplicità dei segnali. Un'evoluzione possibile non per via tecnologica ma per via psicologica. Ciò sarà possibile se si riuscirà ad attivare quella flessibilità e quella selezione qualitativa che stanno alla base di un'agilità ludica in grado di giocare quella "roulette" di cui parla McLuhan, per non esserne giocati».
Quest’approccio ludico-partecipativo sta alla base del tuo lavoro romano Urban Experience dove, attraverso l’uso delle tecnologie, si ridefiniscono le percezioni urbane del cittadino contemporaneo.
Che cos’è la cittadinanza digitale?
Lo sviluppo della nostra società riguarda l’evoluzione dell’idea di spazio pubblico, dall'invenzione del teatro nella polis greca alle piazze del Rinascimento.
È in questo quadro che s’inserisce la creazione di ambiti ludico-partecipativi per l’aggregazione giovanile anche nel web e nei social network in particolare.
Questo approccio può diventare un’opportunità per coniugare il principio basilare del sistema educativo, quello di formare cittadini, con la pratica culturale nel nuovo spazio pubblico che sta emergendo, quello di Internet.
In questo senso è importante la realizzazione di nuovi format culturali ed educativi di comunicazione interattiva per interpretare le potenzialità di ciò che viene definito il web 2.0, ovvero l’evoluzione della rete nel senso partecipativo, come il fenomeno dei blog e dei social networking ha reso evidente.
La scommessa principale in atto per quanto, riguarda l’Innovazione, è direttamente proporzionale alla capacità d’interpretare la Società dell’Informazione per ciò che può diventare: il nuovo spazio pubblico, quello di una polis fatta da informazioni prodotte dall’azione degli uomini che vivono e usano la rete come nuova opportunità di relazione sociale.
L’evoluzione del social networking (e ancor prima dei blog) rifonda il concetto d’informazione: non più solo prodotta dagli specialisti (giornalisti e autori) bensì dagli utenti dei sistemi informativi che, attraverso l’approccio interattivo, esprimono il loro diritto-dovere di cittadinanza nella società dell’informazione.
Si tratta di condivisione dello spazio pubblico rappresentato dalle reti: l'infrastruttura della società in divenire.
L’utente delle reti può trovare il modo per portare con sé, dentro la rete globale, la dimensione locale della propria soggettività e della propria comunità, per dare forma alla coscienza dinamica della propria partecipazione attiva.
Educare dopotutto significa “tirar fuori” (dal latino “educere”).
È qualcosa che è già nell’aria da tempo nella cultura digitale ma che deve ancora compiersi nell’assetto generale della res pubblica ed è per questo che è decisivo saper guardare alle nuove generazioni. Sono loro i futuri soggetti attivi di una socialità nuova che darà forma e sostanza alla figura che è ben definita da uno dei soliti neologismi: prosumer, il produttore-consumatore d’informazione.
È in questo senso che si stanno sviluppando Palestre di Cittadinanza Interattiva, una delle pratiche promosse da Urban Experience per reinventare lo spazio pubblico, tra web e territorio.
Che cos'è la ‘Cittadinanza Interattiva’?
Nella Società dell'Informazione in cui stiamo vivendo è sempre più necessario rilanciare una progettazione capace di ridefinire i modelli di produzione e di scambio sociale, l’utilizzo di internet sui dispositivi mobili farà la differenza.
Accadrà quando si abbatteranno i costi di connessione anche grazie allo sviluppo assolutamente libero degli accessi wi fi.
È una condizione questa che comporta in primo luogo la ridefinizione del rapporto con il territorio, a partire dai flussi turistici nel senso lato. Questa accezione ampia di turismo riguarda anche i consumi culturali, connessi ad una forte estensione del tempo libero qualificato da una domanda di conoscenza esponenziale, un apprendimento continuo innervato alla ricerca di nuove qualità della vita.
La gestione delle risorse informative funzionali a questo rapporto nuovo con il territorio, a partire dall’uso di mappe interattive e di sistemi gps implementati sugli smart-phone, rappresenta un’innovazione emblematica.
Potremmo definirlo nomadismo cognitivo: una mobilità continua di persone e di idee che ridefinisce i termini dello spazio pubblico, tra i luoghi fisici e quelli immateriali dell’informazione on line.
Ciò comporta un’attenzione crescente sia verso l’evoluzione delle tecnologie della comunicazione sia verso quei comportamenti creativi che ne indirizzano i valori d’uso.
Quali sono le potenzialità di questo tipo di approccio?
Ti rispondo attraverso una recente video-intervista fatta per WeEconomy.
Non credo che ci sia più niente da aggiungere.
Un'ultima cosa va precisata, perché è la peculiarità di urban experience. È il geoblogging, un format (qui trovate i link ai vari geoblog realizzati, da quelli sui temi futuristi a periferie raccontate da bambini come a Corviale) che abbiamo inventato ancor prima di googlemaps.
Sì, perché quando è nato a Torino per le Olimpiadi invernali nel 2006 non era possibile "scrivere storie nelle geografie".
A proposito, t'invito e v'invito, a partecipare ad un seminario che si svolgerà a maggio a Roma proprio su questo tema.
14 marzo 2011 (ultima modifica 11 novembre 2011)
_______________________________________
Note:
1 Johan Huizinga, Homo ludens, Einaudi, 2002, p. 3
2 Carlo Infante, Imparare giocando. Interattività fra teatro e ipermedia,Roma, Bollati Boringhieri, 2000