di Salvatore D'Agostino
«Con dei contadini, per esempio, a volte ho dubitato che sappiano che cosa è un paesaggio, un albero. Sì. Le sembrerà strano: ho fatto a volte delle passeggiate, ho accompagnato un fittavolo che andava a vendere le patate al mercato. Egli non aveva mai visto la Sainte-Victoire. Sanno che cosa è stato seminato qui, là, lungo la strada, che tempo farà domani, se la Sainte-Victoire è incapucciata oppure no, lo sentono dall’odore, come gli animali, come un cane sa che cosa è questo pezzo di pane, soltanto secondo i loro bisogni, ma che gli alberi siano verdi, e che questo verde è un albero, che questa terra è rossa e che questi rossi franosi sono colline, io non credo, realmente, che la maggior parte di loro lo sentano, lo sappiano, al di là del loro inconscio utilitario». Paul Cézanne1
Osservando
l’Italia a piedi, ci potrebbero venire gli stessi dubbi di Paul
Cézanne, chi abita le città forse non ha coscienza del proprio intorno
urbano al di là dell’urgenza utilitaristica. La fumettista Cristina Portolano si è immersa in una delle tante città balneare nate in pochi
anni dal nulla, ambientando le sue storie in un paesaggio usato secondo
le necessità del momento. Mi sono fatto raccontare il motivo del suo
errare in questi paesaggi.
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| Foto Giuseppe De Mattia |

