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18 giugno 2012

0031 [A-B USO] Cristina Portolano | Storie dal C.E.P. village

di Salvatore D'Agostino  
«Con dei contadini, per esempio, a volte ho dubitato che sappiano che cosa è un paesaggio, un albero. Sì. Le sembrerà strano: ho fatto a volte delle passeggiate, ho accompagnato un fittavolo che andava a vendere le patate al mercato. Egli non aveva mai visto la Sainte-Victoire. Sanno che cosa è stato seminato qui, là, lungo la strada, che tempo farà domani, se la Sainte-Victoire è incapucciata oppure no, lo sentono dall’odore, come gli animali, come un cane sa che cosa è questo pezzo di pane, soltanto secondo i loro bisogni, ma che gli alberi siano verdi, e che questo verde è un albero, che questa terra è rossa e che questi rossi franosi sono colline, io non credo, realmente, che la maggior parte di loro lo sentano, lo sappiano, al di là del loro inconscio utilitario». Paul Cézanne1 
   Osservando l’Italia a piedi, ci potrebbero venire gli stessi dubbi di Paul Cézanne, chi abita le città forse non ha coscienza del proprio intorno urbano al di là dell’urgenza utilitaristica. La fumettista Cristina Portolano si è immersa in una delle tante città balneare nate in pochi anni dal nulla, ambientando le sue storie in un paesaggio usato secondo le necessità del momento. Mi sono fatto raccontare il motivo del suo errare in questi paesaggi.
Foto Giuseppe De Mattia

15 marzo 2010

0027 [MONDOBLOG] ELMANCO guadagnare con un blog?

di Salvatore D'Agostino

Come di consueto avevo già introdotto questo colloquio ma per motivi di cronaca la pubblicazione era stata rinviata.
Stefano Ricci era il curatore del blog ELMANCO chiuso a tempo indeterminato il 23 giugno 2008. Nel dialogo che seguirà trovate la sua storia e alcune riflessioni sulle possibilità di guadagnare o meno attraverso un blog.

Salvatore D’Agostino Qualche mese fa ho letto il tuo articolo di addio dal mondo dei blog. Del tuo racconto mi ha colpito la fiducia nei confronti di un mezzo che per molti anni è stato mediaticamente considerato una possibile alternativa al classico lavoro. Come racconti, anche se ELMANCO ha avuto un discreto successo, 40.000 visitatori unici assoluti e 90.000 pagine visitate al mese, non è bastato per diventare un lavoro.

Eppure nella rete, ci sono molti blog, che ogni giorno, postano le norme per diventare un blogger lavoratore, liste e liste di buoni script e consigli.
Il giornalista Floyd Norris dice:

«Internet è il futuro, non provate a cercare lavoro in questo campo, però.»1
Possiamo affermare che l’entusiasmo del giornalismo Web con i suoi consigli di scrittura in pillole, semplice, immediata, accattivante ovvero quell’arte del costruire il post linkabile è una grande presa in giro?


Stefano Ricci Non conoscevo la frase di Floyd Norris che hai citato, ma pare una bella sintesi delle considerazioni a cui sono giunto negli ultimi tempi.
È possibile che in questo momento abbia una visione sbilanciata, ma sono convinto che internet si stia divorando i classici posti di lavoro senza offrire in cambio adeguate alternative.
Internet è un’eccezionale libreria, uno strumento di grande utilità che proprio grazie alle sue potenzialità possiede un fascino ammaliatore da soppesare costantemente.
Per l’utente i vantaggi rispetto ai precedenti tipi di media sono evidenti: possibilità di informarsi in ogni ora e luogo, facilità nel reperire dati vecchi di anni, nessun ingombro e vincolo di peso o spazio, capacità non solo di ricevere ma anche di trasmettere le proprie informazioni a costo zero etc, etc…
Scoprire nel 2005 i primi blog che si occupavano di design e grafica, e contattare autori americani che vantavano migliaia di lettori, ebbe su di me un effetto inebriante. Intuii subito, come giustamente afferma Floyd Norris, che quello era il futuro della comunicazione, ma per rendermi conto come si sarebbe svolto il lavoro in questo “futuro” ho impiegato qualche altro anno.
L’attualità dimostra come molti degli abituali consumatori di giornali, riviste ed altri servizi offline si siano spostati su servizi simili disponibili online ad un prezzo di gran lunga inferiore. Altrettanto evidente è che i posti di lavoro persi nel ridimensionamento delle attività offline non siano stati sostituiti in egual misura dalle analoghe attività online.


I grandi editori ripetono che serve trasformarsi, che internet non va demonizzato e che ci sarà sempre spazio per il giornalismo di qualità retribuito. Concordo, ma aggiungo che in questo processo un bel po’ di gente perderà il suo posto di lavoro, perché le economie di scala consentite dal web sono straordinarie e la pubblicità online è poco efficace. Non c’è nulla da fare.

Due punti di forza di internet, inscindibili dalla sua stessa natura, sono la riproducibilità dei contenuti e la libertà di scelta. Non è possibile obbligare qualcuno a sorbirsi la pubblicità quando può trovare contenuti pressoché identici su una fonte che ne è priva, un banner non avrà mai la forza persuasiva di uno spot televisivo ed i messaggi pubblicitari non saranno mai oggetto di appassionate discussioni tra i lettori.

Il web è democratico: chi lo merita ha visibilità, e chi cerca di farsi spazio con la forza ha vita dura.
Un'informazione depurata dalla pubblicità è un grande progresso per il lettore, ma per il giornalista ed altre figure professionali, diventa più difficile portare a casa lo stipendio.

Naturalmente più difficile non significa impossibile; ecco, credo che il salto di qualità necessario per chi vuole lavorare nel web sia non avere il piglio del “giornalista” o del “blogger” ma quello dell’IMPRENDITORE.


Nel web formule di facile successo non esistono, c’è molto da fare ed inventare ma il talento non è sufficiente, servono una pazienza, una costanza ed una capacità di assumersi rischi che non tutti possiedono, o che semplicemente non tutti vogliono tirar fuori in cambio di una retribuzione standard.

Chris Anderson direttore di Wired e teorizzatore della ‘coda lunga’ nel suo ultimo libro parla dell’economia ‘Gratis’ sul Web:

«È soltanto la natura del mondo ibrido in cui stiamo entrando, dove scarsità e abbondanza coesistono fianco a fianco. Siamo bravi a pensare in termini di scarsità: è il modello organizzativo del Ventesimo secolo. Ora dobbiamo diventare bravi a pensare all'abbondanza.»2
Due processi ideativi complanari la scrittura classica ‘da pagare’ (scarsità di divulgazione) e scrittura Web ‘gratuità’ (abbondanza di divulgazione).

Siamo nell'epoca della complanarità occorre rivedere tutto in funzione dei nuovi paradigmi (termine che non condivido poiché non esiste un nuovo ma solo una trasformazione quotidiana dei processi culturali/ideativi/lavorativi). 
Chris Anderson, non ha dubbi, il mercato di oggi si deve confrontare con la ‘gratuità’ e l’abbondanza senza far ricorso ai vecchi meccanismi imprenditoriali.  Nel Web non esistono strategie di marketing di successo ma intuizioni, spesso banali, che diventano attività commerciali a volte di grande successo.  Sembra un paradosso ma per trovare lavoro attraverso un’attività sul Web devi fornire un prodotto gratuito. 


È sbagliato pensare che aprendo un blog si possa avere un’indipendenza economica, perché chi ti offre le possibilità di guadagno, ad esempio Adsense di Google, gestisce spesso la tua stessa piattaforma, ti garantisce che per ogni accesso sui banner pubblicitari ti pagano (nell'ordine di pochi centesimi ), in sintesi: significa che diventi dipendente di un sistema ‘gratuito’, significa che lavori per Google, significa che non hai nessun potere sulla qualità delle inserzioni, significa lavorare senza nessun contratto e garanzia sul lavoro. 

L’economia basata sul ‘gratis’ implica dei lavoratori non pagati, chi sono?


Posto così il problema sembra senza soluzione: chi sono questi folli disposti a lavorare gratis o quasi, e senza nessuna garanzia per il futuro?
La risposta si trova spostando il punto di osservazione: queste persone sono convinte di NON stare lavorando, ed accrescono la massa di informazioni disponibili solo per divertimento, passione ed autorealizzazione.
È chiaro che la maggior parte offrirà la propria opinione e la propria esperienza su un determinato argomento senza produrre contenuti originali rilevanti, ma tra le migliaia di voci disponibili, qualcuna di davvero interessante è destinata ad emergere, grazie alle enormi economie di scala ed alle possibili iterazioni offerte dalla rete.
Esiste anche un certo numero di blogger che vuole fare di questa attività un lavoro concreto, ma sono ben pochi quelli che ci riescono, e tutti gli altri sono destinati a cercare diversi equilibri.
L’approccio migliore è quello di vedere il blog come uno strumento di pubbliche relazioni: un’opportunità di confronto e di vetrina delle proprie conoscenze e competenze che può arricchire le proprie, ben più preziose, esperienze “offline”.

Com'è nato ELMANCO?

ELMANCO è nato alla fine del 2005. Una mezza era geologica fa per quanto riguarda il Web, quando la parola “blog” era sconosciuta al 90% dei coetanei con cui parlavo, ed i blog italiani dedicati al design, alla grafica ed alla creatività si contavano sulle dita di una mano.
Esistevano altri siti ed altre modalità per trattare questi argomenti, ma la struttura del blog si è dimostrata più adatta grazie alla valorizzazione che dà all'immagine, alla semplicità di navigazione dello scroll verticale ed alla visibilità garantita da Google e dai blogroll.
Io lavoravo per uno studio multidisciplinare che si occupa di interior design, immagine coordinata e Web, e nel corso del 2005 avevo l’incarico di curare una rubrica di design all'interno di un freepress.
Non ero ancora molto avvezzo all’uso del web, ma attraverso la ricerca condotta per il freepress mi resi conto delle straordinarie potenzialità della blogosfera americana. Sono sempre stato un avido consumatore di libri e riviste di grafica e design, e scoprire siti come moNoloco, The cool hunter e Cool hunting fu stupefacente per la quantità e la qualità delle informazioni disponibili.
Inoltre era possibile interagire con gli autori, commentare e suggerire!
Entrai in contatto con Josh Spear, il “giovane emergente” del settore e gli passai diverse segnalazioni per articoli poi pubblicati sul suo notissimo blog.
A quel punto si fece strada l’idea di mettermi in proprio, sfruttando il buon database di conoscenze e contatti accumulati in quell'anno, e forte del fatto che a quei tempi gli unici blog italiani del genere erano il defunto Caymag e Coscablog. Ero certo che in futuro la comunicazione si sarebbe spostata su questi canali, ed essere uno dei primi a marcare il territorio avrebbe portato indubbi vantaggi. Non sapevo bene cosa aspettarmi, immaginavo un futuro da consulente, da cool hunter, ed ora ho capito di aver pagato proprio questa indeterminatezza di obbiettivi. Per prima cosa volevo costruire un brand sinonimo di qualità e buon design e prestavo grande cura al corporate del blog ed alla qualità dei progetti selezionati.


In questo senso l’obbiettivo è stato senz'altro raggiunto: gli apprezzamenti ricevuti da centinaia di lettori, da eccellenti designer che io per primo stimo, e dai più importanti blogger stranieri sono la conferma del buon lavoro svolto.

Questo lavoro ha però chiesto un grande impegno di tempo, necessario per garantire la qualità e la costanza delle pubblicazioni e l’enorme mole di pubbliche relazioni atte a far conoscere ELMANCO ed a restare in contatto con lettori e progettisti.

Non lavoravo più per o studio di allora, e curare il blog in questa maniera richiedeva circa 5 - 6 ore il giorno, lasciando poco tempo per altre occupazioni saltuarie.
A lungo andare mi sono reso conto che dall'attività editoriale del blog non avrei mai tratto un’adeguata retribuzione (serviva generare 10 volte più traffico e rivolgendomi solo al pubblico italiano era arduo) e che non ero tagliato per un’avventurosa carriera di consulente a Milano o all'estero, naturale sbocco professionale dell’avventura in cui mi ero imbarcato.
Così può essere riassunta la storia di ELMANCO.
A distanza di più di un anno dalla sua chiusura resto convinto che il Web sarà il futuro della comunicazione e che segnerà la sorte di tante pubblicazioni cartacee tradizionali. Riguardo i blog inizio invece a nutrire qualche perplessità.
Il fenomeno è in continua evoluzione: il numero dei blog è aumentato a tal punto da complicare la vita di chi vorrebbe restare il più possibile aggiornato, e l’esplosione di social network come Facebook ha cambiato di nuovo le carte in tavola, spazzando via i blog più personali e saltuari.


Oramai il confine tra blog e portali tradizionali si è assottigliato per la progressiva istituzionalizzazione subita dai primi e dagli aggiornamenti ricevuti dai secondi. L’assedio della pubblicità che cerca di infiltrarsi in questi canali di comunicazione è sempre più forte; il pubblico si sposta dalla televisione al Web, ed il marketing si getta all'inseguimento, ma con risultati ancora deludenti.

Diffido di chi dispensa certezze: il Web è fluido, le abitudini cambiano rapidamente, ed è facile restare disorientati di fronte a tante possibilità. In questo momento preferisco osservare l’evolversi del web da un punto di vista distaccato, godendomi i grandi vantaggi che offre senza farmene coinvolgere in maniera snervante.


Ti va di parlare di alcune curiosità legate alla tua esperienza da blogger?
Qual è stato il post più letto?
Quale tipologia di post erano più seguiti?
Quali post non funzionavano?
Chi erano i tuoi lettori?
C’è stato un post che hai scritto con fatica e che non ha avuto seguito?
L’esperienza più interessante?
Se vuoi, puoi aggiungere qualche altra nota.

Curare ELMANCO per due anni e mezzo è stata un’esperienza importante; ho imparato tante cose spinto dalla passione per il design e la grafica ma di blog, internet e marketing inizialmente ne sapevo ben poco... strada facendo mi sono interessato a questi aspetti perché erano indispensabili per portare avanti il progetto.
Dall'interesse per il puro semplice design ho iniziato ad interrogarmi su tutti gli elementi che concorrono alla realizzazione di un buon prodotto: alcune aziende fanno buoni prodotti, ma hanno un’immagine coordinata inadeguata, altre usano una comunicazione accattivante per cercare di vendere oggetti decisamente mal riusciti, altre ancora si affidano a campagne pubblicitarie incoerenti. Insomma, non è semplice trovare prodotti esemplari da cima a fondo; questo per svariate ragioni, anche di natura economica, personale o temporale.
Poco alla volta ho assunto il punto di vista più di un brand manager che di un designer, e credo che questa evoluzione si sia notato dal taglio che ho dato agli articoli.
Se guardiamo gli aridi numeri il post più letto è stato di gran lunga quello dedicato alla Tunnel House, ma i numeri vanno sempre interpretati. Almeno quattro quinti di quei 10000 e passa lettori si sono limitati ad ammirare le immagini e non hanno letto nulla perché non conoscevano la lingua italiana. Quest’articolo mi ha aiutato a capire meglio le dinamiche di propagazione delle notizie: la potenza dell’immagine è dirompente tra i frettolosi lettori che costituiscono la maggioranza, così quel set di immagini è stato citato da numerosi altri blog e social network stranieri. Ricordo bene che vidi le immagini prima su un altro blog poco conosciuto (che citai in fondo al mio articolo), e mi stupii di non averne trovato traccia su altri siti più importanti. Compresi che la notizia aveva un buon potenziale e bastò che mi adoperassi per far circolare il mio articolo nei canali giusti per muovere un grande traffico e dare a quelle foto una seconda giovinezza, o meglio una nuova fase di notorietà.
Difficile dire quali fossero le tipologie di articoli più seguiti, mi piaceva tenere una linea editoriale piuttosto varia, mantenendo tuttavia un'indispensabile coerenza di fondo. Alla lunga questa mancata specializzazione mi ha svantaggiato rispetto a blog simili più specifici, ma quando iniziai nel 2005 lo scenario era diverso, e la competizione inferiore.
Di sicuro gli articoli che mi davano più soddisfazione, e che ricevevano il maggior numero di commenti, erano quelli dove illustravano analisi personali su prodotti e tendenze in atto. A distanza di qualche anno mi piace dire di aver azzeccato alcune previsioni non così scontate, come il fallimento della videocomunicazione mobile, lo straordinario successo delle Fiat 500 e dell’immagine di Obama e il nuovo standard di comunicazione che l’iPhone si avvia a diventare.
Il profilo dei miei lettori era all'incirca questo: 20-35 anni, uomini e donne in egual misura, italiano (almeno i due terzi) e con un forte interesse per la creatività. Il lettore tipo era quindi uno studente o un fresco laureato in design, grafica o architettura, oppure in web marketing.
Di certo i professionisti più affermati hanno meno tempo e dimestichezza per consultare i blog, anche per ragioni anagrafiche, e costituirono una minoranza, nonostante abbia ricevuto alcuni feedback molto stimolanti.
L’esperienza più interessante è stata conoscere dal vero lettori e blogger “compagni di ventura” di quegli anni, ma anche alcuni dei prodotti che ho recensito! Di solito è un piacere vedere trasformare contatti virtuali in esperienze ed amicizie tangibili.

Tutti i colloqui di ‘MONDOBLOG’ hanno in comune una sola domanda: a che serve un blog?
Credo che nel tuo caso, riproportela, sia fuori luogo. Ti pongo un'altra domanda, com’è cambiata la tua vita da non blogger? 

I primi tempi lo spaesamento è stato forte perché la ricerca online occupava in media 3-4 ore della mia giornata, e cessando l’attività questo tempo si è ridotto in maniera drastica e brusca. Senza dovere aggiornare ELMANCO sono tuttavia venuti a mancare molti stimoli, e dopo qualche mese mi sono reso conto con sorpresa che la cosa mi è pesata meno di quanto mi aspettassi: il design è sempre una passione, ma ora è meno pressante la necessità di scoprire e aggiornarsi.
La mia postazione è sempre la stessa e la voglia di aprire Firefox per curiosare sul web è una tentazione con cui ormai deve confrontarsi qualunque persona che lavori davanti ad un computer connesso a internet ma ora mi limito a visitare solo alcuni dei blog principali.
Quando, per motivi di lavoro, ho avuto la necessità di allargare l’osservazione sono rimasto stupito di come la quantità di fonti d’informazione, anche di qualità, sia cresciuta; questo è avvincente ma può rendere più difficili le cose a chi vuole definirsi davvero aggiornato. Per i professionisti della comunicazione è indispensabile specializzarsi, e sapere interagire con altre nicchie d’informazione quando necessario.
Mi manca il riconoscimento e la stima dei lettori, il loro feedback quotidiano, e vederli crescere di numero ogni giorno, ma per altri aspetti ora sono più sereno. Guadagnare da vivere con un blog non è un’esperienza semplice, ma gestirlo nel tempo libero solo per desiderio di crescita e confronto è un’esperienza che consiglio a tutto gli appassionati di comunicazione.

15 marzo 2010 (ultima modifica 23 marzo 2010)



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Note:
1 Floyd Norris, Looking for a Paycheck? Don’t Look to the Internet, New York Times, 10 febbraio 2007 link
2 Chris Anderson, "Ode" allo spreco, Wired, n. 8, ottobre 2009, pp. 84-90

2 febbraio 2010

0026 [MONDOBLOG] La storia del blog e una storia blog Elmanco

di Salvatore D'Agostino
intervista

Quasi 16 anni fa, il 27 gennaio 1994 Justin Hall1 studente dello Swarthmore College, scriveva le sue prime frasi sul Web (aveva 15 anni), ed annunciava:
 «Welcome to my first attempt at Hypertext.»
Benvenuti nel mio primo tentativo di Hypertext. Ecco come si presentava la sua pagina2:

Justin Hall è considerato il primo blogger, i suoi pensieri ipertestuali raccontano molti aspetti della sua vita.
In un post del 26 gennaio 2009 sul suo blog, Justin's links (un anno fa)3 ricordando la sua quindicennale esperienza, afferma che scrivere in rete è stato come trovare un posto nel mondo che gli ha offerto la possibilità di trovare amici e persone appassionate con cui lavorare, conclude che questo si è verificato solo grazie alla sua vita in rete:
«It's happening right now, and you're a part of it :-)»
Sta succedendo adesso e tu fai parte di esso, frase che caratterizza spesso l'ottimismo incondizionato dell'uso delle nuove tecnologie.
Adesso si occupa di giochi multiplayer
online.

Ma procediamo con ordine: quando nasce il blog?
«Lo schema di una piattaforma base per blogging - osserva Giuseppe Granieri4 - potrebbe ridursi ad un modulo per l'inserimento dei testi in un database e ad un modulo di output che li estrae e li visualizza in una pagina web, con l'ultimo testo inserito collocato in alto e gli altri a seguire verso il basso. Utilizzando un sistema simile, per pubblicare qualcosa sul Web non è necessaria nessuna competenza tecnica, se non quella di elaborare testi al computer.
Se guardiamo all'organizzazione dei contenuti, caratterizzata appunto dall'annotazione più recente in alto, secondo alcuni il primo weblog [...] fu anche il primo sito web in assoluto, ovvero la pagina costruita da Tim Berners-Lee sui server del CERN (Comité Européen pour la Recherche Nucléaire).»
Ecco come si presentava la prima pagina Web5 il 6 agosto 1991:
L'atto di annotare o registrare in inglese è tradotto con 'to log'.6
Il log, cioè prendere nota o registrare in una pagina Web per comunicare ad altri i contenuti è l’idea originaria del Web. Da qui la nascita del neologismo Web Log.7
Si deve al programmatore Jorn Barger che chiamò la sua pagina Web 'Robot Wisdom Weblog' la nascita del termine Weblog.8 Nel suo primo post9, mercoledì 17 dicembre 1997, segnalava un articolo e una discussione su un newsgroup sulla spartizione del malaffare della città di Chicago di bande cinesi, con l'aiuto di alcuni poliziotti corrotti.
Il 14 luglio 2007, il 'The Wall street Journal' celebra il 10° compleanno dei blog con uno speciale curato da Tunku Varadarajan dal titolo Happy Blogiversary.
«The dating of the 10th anniversary of blogs, and the ascription of primacy to the first blogger, are imperfect exercises. Others, such as David Winer, who blogged with Scripting News, and Cameron Barrett, who started CamWorld, were alongside the polemical Mr. Barger in the advance guard. And before them there were "proto-blogs," embryonic indications of the online profusion that was to follow. But by widespread consensus, 1997 is a reasonable point at which to mark the emergence of the blog as a distinct life-form.»10
Tra i dodici commentatori figura il giornalista Tom Wolfe, che molti di voi ricorderanno per il suo libro 'Maledetti Architetti'.11 Tom Wolfe è stato il padre del 'giornalismo di opinione' negli Stati Uniti, non a caso il suo libro appena citato è privo di spunti critici e ricco di considerazioni personali.
Quasi in contraddizione con il suo spirito 'opinio
nistico' afferma che è stanco di grida narcisiste e prive di fondamento giornalistico e non legge i blog. Racconta anche un episodio della sua morte prematura sulla voce Wikipedia a lui dedicata.
Secondo il 'The Wall street Journal' il pioniere dei blog è lo sviluppatore di software, scrittore ed editorialista della rivista Wired, Dave Winer.
Dave Winer racconta alla giornalista Rose Aguilar
12 che nel febbraio del 1996, organizzando il sito della ‘24 Hours of Democracy’, per una protesta a cui aderì anche Bill Gates contro una legge restrittiva nei confronti della libertà di parola13, avvertì l'esigenza di aggiornare frequentemente i partecipanti della manifestazione. Il 15 febbraio 1996 pubblica le sue prime note in rete avvisando che appena avrà qualcosa di nuovo lo scriverà in una nuova pagina del sito. In una pagina scriverà: 
«The web is a positive energy space.»
Il Web è uno spazio di energia positiva. Riporto la pagina riassuntiva in ordine cronologico inverso:
Interessanti le norme di comportamento: si può essere in disaccordo ma è importante evitare considerazioni personali su altre persone.
«PS: We're guests on AOL's server. Be respectful. Keep the traffic to essential statements and questions. No one-line messages saying "Thanks!" or "Got it." It's a high-traffic list. No flames, no personal statements about other people, you can make personal statements about yourself, of course. Remember it's OK to disagree. It's going to be a lot of fun! Cooool!» (qui)
Il 2 aprile 1997 pubblica il suo primo post una semplice lista di link reputati interessanti su Scripting News ovvero la sua pagina Web, dove riprende l'idea dell'inserimento in ordine cronologico inverso degli scritti. Scripting News per questa sua peculiarità è considerato il primo blog.
Dave Winer, sei anni dopo sarà chiamato dall'università di Havard per un corso universitario il cui scopo era d'insegnare agli studenti a costruire i blog personali e agevolare le interazioni per la didattica.14
Ritorniamo all'incipit dello speciale, tra i pionieri viene indicato altresì Cameron Barrett e il suo
CamWorld, il suo primo post dell'11 giugno 1997 (circa due mesi il primo post di Dave Winer) sembra riassumere la vita da interconnessi: 
«Life is a constant challenge».
La vita è una sfida costante.
Vorrei segnalare che Cameron Barrett in seguito sarà l'ideatore di un blog atipico ma molto innovativo, ‘Watch Blog’ ovvero un blog diviso in tre colonne, dove in ogni colonna c'è il punto di vista degli esponenti dei vari partiti: Democrats & Liberals, Third Party & Independents (ovvero tutte le voci indipendenti), Republicans & Conservatives, lanciato il 21 maggio 2003.
Come dice lo stesso Barret: Perché? Diciamolo chiaro, la politica è confusa. A volte è difficile a chi credere, a chi ascoltare a chi sostenere. Siamo qui per aiutarvi.



Vi riporto i titoli dei primi articoli:

Democrats & Liberals,
Feisty Texans a Model For Democratic Party, 29 maggio 2003.

Third Party & Independents,
The Green Party Dilemma, 21 maggio 2003.

Republicans & Conservatives,
Tax Cut Positions Bush for the 2004 Election, 27 maggio 2003. 

E Justin Hall e la sua prima pagina di diario sul Web del 1994?
«Il web è un'invenzione geniale - afferma lo scrittore Richard Dawkins -, uno dei traguardi più alti raggiunti della specie umana. La sua qualità migliore è quella di non essere stato creato da un singolo genio come Tim Berners-Lee o Steve Wozniak o Alan Kay, né da una grande azienda come la Sony o l'Ibm, ma da una comunità anarchica composta da singoli e gruppi per lo più anonimi sparsi in tutto il mondo.»15
Fare la storia del blog è forse impossibile, poiché il Web ha una memoria labile, ogni pagina nelle migliori delle ipotesi è in continuo mutamento sia nella grafica, sia nei contenuti ma spesso semplicemente nel tempo svanisce, poiché cancellate dall'autore o dal server.

Prima di riparlare di Justin Hall occorre domandarsi che cos'è un blog?

Parafrasando la definizione di Giuseppe Granieri un blog offre la possibilità di scrivere note (ipertestuali, immagini, video, audio) cronologiche inverse con la variante di poter essere commentate.
Riepiloghiamo i momenti di questo sviluppo anarchico collettivo:
  • il 6 agosto 1991 Tim Berners-Lee inventa la scrittura su una pagina Web;
  • il 27 gennaio 1994 Justin Hall utilizza il Web per scrivere il suo diario;
  • il 2 aprile 1997 Dave Winer codifica uno sviluppo cronologico inverso per i suoi appunti.
Manca l'ultimo tassello, i 'commenti'.

Fu Bruce Ableson che il 20 ottobre 1998 programma e lancia la prima piattaforma blog 'Open Diary’ dove offre la possibilità di pubblicare il proprio diario in rete attraverso semplici passaggi introducendo l'opzione di inserimento di un commento in calce alla nota.
Il 21 ottobre nel suo primo post Ink on My Hands racconta la sua esperienza lavorativa e stranamente il suo diario in rete non risulta abilitato per i commenti.
Mi sono messo alla ricerca del primo commento ma come abbiamo constatato fare la storia Web significa fare la storia di quel che resta, poiché in questo caso, molti diaristi si sono letteralmente smaterializzati senza lasciare tracce.

Il commento più vecchio che sono riuscito a rintracciare è stato postato sul blog di Jane Says Hellooo, Cyber Diary, - bella la definizione di Cyber Diario - il 12 novembre 1998 (24 giorni dopo il lancio), un enigmatico:
«Do you ware a wig around? MATT.»

Sempre su ‘Open Diary’ il 7 dicembre 1998, Xochiquetzal, scrive la sua prima pagina di diario dove a mio avviso si trova una delle più pregnanti definizione delle scritture Web:
«to write so beautifully on this alluring blank space.»
È bello scrivere in questo affascinante spazio vuoto (post Emergence of a Nonconformist).
Un'ultima curiosità SoCal Frank scrive nel suo primo post Yet another segment of my journal di aver iniziato il suo diario 'Off' ovvero non in rete nel 1996 mentre era militare di stanza nel Nord Italia. Un commentatore anonimo dice che anche lui viveva a Milano nel 1960.

Interessante e anche significativa per la casualità dell'invenzione è la storia legata ai neologismi.

Abbiamo già detto che Jorn Barger ideò il sostantivo Weblog unendo le parole Web e log, il 17 dicembre 1997.
Il termine blog fu coniato da Peter Merholz che tra l'aprile e il maggio del 1999 scrisse nella barra sinistra della sua pagina Web di avere preso una decisione, contrarre la parola Weblog in Wee-Blog o Blog.16
Una parola che sarebbe rimasta inutilizzata se Evan Williams per Pyra Labs nell'agosto 1999 non avesse lanciato la piattaforma basandosi sul modello di Open Diary chiamata ‘Blogger’, si deve a lui anche il verbo to blog (bloggare) e il sostantivo blogger.17 Un'altra curiosità, sarà lo stesso Evan Williams, essendo tra i cofondatori, a lanciare il primo microblogging 'Twitter' il 21 marzo del 2006 alle 12.50.
Non ci resta che concludere con l'invenzione del neologismo ‘blogosfera’ del blogger Brad L. Graham - morto il 4 gennaio scorso18 - in un post del 10 settembre 1999 dove parlava del termine blog con tono scherzoso dava l'addio alla parola ‘cyberspazio’ e al suo posto coniava il termine ‘Blogosphere’. 19
Più che una storia blog si può parlare delle tracce ancora visibili in rete o resi tali dalla critica.
C'è da chiedersi come rendere meno labile la 'memoria' Web?

Il prossimo colloquio di Wilfing Architettura ripercorre una di queste storie o tracce in rete ed interloquirà con Stefano Ricci autore di Elmanco.

2 febbraio 2010 (ultima modifica: 12 febbraio 2012)
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Note:
1 Fu il giornalista Jeffrey Rose del The New York Times a identificare in Justin Hall il primo blogger intimista. Jeffrey Rose, Your Blog or Mine?, 19 dicembre 2004, The New York Times (qui). 
2 Justin Hall, Welcome to my first attempt at Hypertext, Justin's home page, 27 gennaio 1994 (qui).
3 Justin Hall,15 years of fun online: nonfiction transcription to layering game, Blog Justin' links, 26 gennaio 2009 (qui). Puoi trovare un approfondimento sulla sua vita su Scott Rosernberg, Say Everything: How Blogging Began, What It's Becoming, and Why It Matters, Hardcover, 2009. Qui il primo capitolo pubblicato online. 
4 Giuseppe Granieri, Blog generation, Laterza, Roma-Bari, 2005, pp. 25-26. 
5 Tim Berners-Lee, World Wide Web, Archivio storico prima pagina Web (breve sintesi del progetto World Wide Web), 6 agosto 1991 (qui).
6 Log in inglese ha anche un altro significato di ‘giornale di bordo nautico’, il verbo to log significa registrare fatti nel giornale di bordo. Da questa traduzione ‘Web Log’ sviluppa il concetto di diario in rete, resa ancora più interessante dal legame con la navigazione (navigare in rete). Ambiguità semantica che non può essere facilmente risolta. Ripercorrendo il pensiero generativo di Tim Berners-Lee la pagina Web sembra più un muro dove inserire degli avvisi (o post) per facilitare la comunicazione non fisica (in rete) su argomenti condivisi che un diario.
7 Il sostantivo Web nasce dalla contrazione della frase 'World Wide Web' identifica tutte le risorse che possono essere raggiunte mediante il protocollo HTTP.  
8 Faccio ammenda spesso su Wilfing Architetura ho attribuito la paternità di primo blogger a Jorn Barger vedi qui, qui e qui. La pagina Web che testimonia la nascita del termine Weblog (qui). 
9 Post dall'inglese affiggere è un messaggio 'affisso', inserito, su una pagina Web. I messaggi spesso non sono semplicemente testuali. 
10 Tunku Varadarajan, Happy Blogiversar, The wall street Jornal, 14 luglio 2007(qui). 
11 Tom Wolfe, Maledetti architetti, Bompiani, Milano, 1988.  
12 Rose Aguilar, Gates endorses 24 Hours of Democracy, CNET News, 23 febbraio 1996 (qui).  
13 Dave Winer, The Blackout, 8 febbraio 1996 (qui)  
14 Paul Festa, Blogging comes to Harvard, cnet news, 25 febbraio 2003 (qui) 
15 Richard Darkins (Biologo evoluzionista) risponde alla domanda dell'anno 2010 'HOW IS THE INTERNET CHANGING THE WAY YOU THINK? - L'uso della rete ha cambiato il nostro modo di pensare?" della rivista online Edge (qui). Alcune risposte sono state pubblicate sul settimanale, Internazionale, n. 831, 29 gennaio/4 febbraio, pp. 34-41. (Leggibile qui).  
16 Peter Merholz, Play With Your Words, Blog peterme, 17 maggio 2002 (qui). 
17 Una mail tra John Baker e Meg Hourihan dove si ricostruisce l'invenzione del termine blog e si dice che il 22 giugno del 1999 fu registrato il marchio 'blogger' (qui).  
18 Marco Rinaldi mi aveva segnalato questa notizia (qui). Judith Newmark, Repertory Theatre di Brad Graham muore, St. Louis Post-Dispatch. 4 gennaio 2010 (qui).  
19 Brad L. Graham, 'Friday, September 10, 1999', 10 settembre 1999, Blog Must See (qui). In realtà il termine blogosfera cominciò a essere usato grazie a William Quick attraverso un commento informale: Copykitten, 5 gennaio 2002, Rationales for an Irrational World, (qui).