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15 marzo 2010

0027 [MONDOBLOG] ELMANCO guadagnare con un blog?

di Salvatore D'Agostino

Come di consueto avevo già introdotto questo colloquio ma per motivi di cronaca la pubblicazione era stata rinviata.
Stefano Ricci era il curatore del blog ELMANCO chiuso a tempo indeterminato il 23 giugno 2008. Nel dialogo che seguirà trovate la sua storia e alcune riflessioni sulle possibilità di guadagnare o meno attraverso un blog.

Salvatore D’Agostino Qualche mese fa ho letto il tuo articolo di addio dal mondo dei blog. Del tuo racconto mi ha colpito la fiducia nei confronti di un mezzo che per molti anni è stato mediaticamente considerato una possibile alternativa al classico lavoro. Come racconti, anche se ELMANCO ha avuto un discreto successo, 40.000 visitatori unici assoluti e 90.000 pagine visitate al mese, non è bastato per diventare un lavoro.

Eppure nella rete, ci sono molti blog, che ogni giorno, postano le norme per diventare un blogger lavoratore, liste e liste di buoni script e consigli.
Il giornalista Floyd Norris dice:

«Internet è il futuro, non provate a cercare lavoro in questo campo, però.»1
Possiamo affermare che l’entusiasmo del giornalismo Web con i suoi consigli di scrittura in pillole, semplice, immediata, accattivante ovvero quell’arte del costruire il post linkabile è una grande presa in giro?


Stefano Ricci Non conoscevo la frase di Floyd Norris che hai citato, ma pare una bella sintesi delle considerazioni a cui sono giunto negli ultimi tempi.
È possibile che in questo momento abbia una visione sbilanciata, ma sono convinto che internet si stia divorando i classici posti di lavoro senza offrire in cambio adeguate alternative.
Internet è un’eccezionale libreria, uno strumento di grande utilità che proprio grazie alle sue potenzialità possiede un fascino ammaliatore da soppesare costantemente.
Per l’utente i vantaggi rispetto ai precedenti tipi di media sono evidenti: possibilità di informarsi in ogni ora e luogo, facilità nel reperire dati vecchi di anni, nessun ingombro e vincolo di peso o spazio, capacità non solo di ricevere ma anche di trasmettere le proprie informazioni a costo zero etc, etc…
Scoprire nel 2005 i primi blog che si occupavano di design e grafica, e contattare autori americani che vantavano migliaia di lettori, ebbe su di me un effetto inebriante. Intuii subito, come giustamente afferma Floyd Norris, che quello era il futuro della comunicazione, ma per rendermi conto come si sarebbe svolto il lavoro in questo “futuro” ho impiegato qualche altro anno.
L’attualità dimostra come molti degli abituali consumatori di giornali, riviste ed altri servizi offline si siano spostati su servizi simili disponibili online ad un prezzo di gran lunga inferiore. Altrettanto evidente è che i posti di lavoro persi nel ridimensionamento delle attività offline non siano stati sostituiti in egual misura dalle analoghe attività online.


I grandi editori ripetono che serve trasformarsi, che internet non va demonizzato e che ci sarà sempre spazio per il giornalismo di qualità retribuito. Concordo, ma aggiungo che in questo processo un bel po’ di gente perderà il suo posto di lavoro, perché le economie di scala consentite dal web sono straordinarie e la pubblicità online è poco efficace. Non c’è nulla da fare.

Due punti di forza di internet, inscindibili dalla sua stessa natura, sono la riproducibilità dei contenuti e la libertà di scelta. Non è possibile obbligare qualcuno a sorbirsi la pubblicità quando può trovare contenuti pressoché identici su una fonte che ne è priva, un banner non avrà mai la forza persuasiva di uno spot televisivo ed i messaggi pubblicitari non saranno mai oggetto di appassionate discussioni tra i lettori.

Il web è democratico: chi lo merita ha visibilità, e chi cerca di farsi spazio con la forza ha vita dura.
Un'informazione depurata dalla pubblicità è un grande progresso per il lettore, ma per il giornalista ed altre figure professionali, diventa più difficile portare a casa lo stipendio.

Naturalmente più difficile non significa impossibile; ecco, credo che il salto di qualità necessario per chi vuole lavorare nel web sia non avere il piglio del “giornalista” o del “blogger” ma quello dell’IMPRENDITORE.


Nel web formule di facile successo non esistono, c’è molto da fare ed inventare ma il talento non è sufficiente, servono una pazienza, una costanza ed una capacità di assumersi rischi che non tutti possiedono, o che semplicemente non tutti vogliono tirar fuori in cambio di una retribuzione standard.

Chris Anderson direttore di Wired e teorizzatore della ‘coda lunga’ nel suo ultimo libro parla dell’economia ‘Gratis’ sul Web:

«È soltanto la natura del mondo ibrido in cui stiamo entrando, dove scarsità e abbondanza coesistono fianco a fianco. Siamo bravi a pensare in termini di scarsità: è il modello organizzativo del Ventesimo secolo. Ora dobbiamo diventare bravi a pensare all'abbondanza.»2
Due processi ideativi complanari la scrittura classica ‘da pagare’ (scarsità di divulgazione) e scrittura Web ‘gratuità’ (abbondanza di divulgazione).

Siamo nell'epoca della complanarità occorre rivedere tutto in funzione dei nuovi paradigmi (termine che non condivido poiché non esiste un nuovo ma solo una trasformazione quotidiana dei processi culturali/ideativi/lavorativi). 
Chris Anderson, non ha dubbi, il mercato di oggi si deve confrontare con la ‘gratuità’ e l’abbondanza senza far ricorso ai vecchi meccanismi imprenditoriali.  Nel Web non esistono strategie di marketing di successo ma intuizioni, spesso banali, che diventano attività commerciali a volte di grande successo.  Sembra un paradosso ma per trovare lavoro attraverso un’attività sul Web devi fornire un prodotto gratuito. 


È sbagliato pensare che aprendo un blog si possa avere un’indipendenza economica, perché chi ti offre le possibilità di guadagno, ad esempio Adsense di Google, gestisce spesso la tua stessa piattaforma, ti garantisce che per ogni accesso sui banner pubblicitari ti pagano (nell'ordine di pochi centesimi ), in sintesi: significa che diventi dipendente di un sistema ‘gratuito’, significa che lavori per Google, significa che non hai nessun potere sulla qualità delle inserzioni, significa lavorare senza nessun contratto e garanzia sul lavoro. 

L’economia basata sul ‘gratis’ implica dei lavoratori non pagati, chi sono?


Posto così il problema sembra senza soluzione: chi sono questi folli disposti a lavorare gratis o quasi, e senza nessuna garanzia per il futuro?
La risposta si trova spostando il punto di osservazione: queste persone sono convinte di NON stare lavorando, ed accrescono la massa di informazioni disponibili solo per divertimento, passione ed autorealizzazione.
È chiaro che la maggior parte offrirà la propria opinione e la propria esperienza su un determinato argomento senza produrre contenuti originali rilevanti, ma tra le migliaia di voci disponibili, qualcuna di davvero interessante è destinata ad emergere, grazie alle enormi economie di scala ed alle possibili iterazioni offerte dalla rete.
Esiste anche un certo numero di blogger che vuole fare di questa attività un lavoro concreto, ma sono ben pochi quelli che ci riescono, e tutti gli altri sono destinati a cercare diversi equilibri.
L’approccio migliore è quello di vedere il blog come uno strumento di pubbliche relazioni: un’opportunità di confronto e di vetrina delle proprie conoscenze e competenze che può arricchire le proprie, ben più preziose, esperienze “offline”.

Com'è nato ELMANCO?

ELMANCO è nato alla fine del 2005. Una mezza era geologica fa per quanto riguarda il Web, quando la parola “blog” era sconosciuta al 90% dei coetanei con cui parlavo, ed i blog italiani dedicati al design, alla grafica ed alla creatività si contavano sulle dita di una mano.
Esistevano altri siti ed altre modalità per trattare questi argomenti, ma la struttura del blog si è dimostrata più adatta grazie alla valorizzazione che dà all'immagine, alla semplicità di navigazione dello scroll verticale ed alla visibilità garantita da Google e dai blogroll.
Io lavoravo per uno studio multidisciplinare che si occupa di interior design, immagine coordinata e Web, e nel corso del 2005 avevo l’incarico di curare una rubrica di design all'interno di un freepress.
Non ero ancora molto avvezzo all’uso del web, ma attraverso la ricerca condotta per il freepress mi resi conto delle straordinarie potenzialità della blogosfera americana. Sono sempre stato un avido consumatore di libri e riviste di grafica e design, e scoprire siti come moNoloco, The cool hunter e Cool hunting fu stupefacente per la quantità e la qualità delle informazioni disponibili.
Inoltre era possibile interagire con gli autori, commentare e suggerire!
Entrai in contatto con Josh Spear, il “giovane emergente” del settore e gli passai diverse segnalazioni per articoli poi pubblicati sul suo notissimo blog.
A quel punto si fece strada l’idea di mettermi in proprio, sfruttando il buon database di conoscenze e contatti accumulati in quell'anno, e forte del fatto che a quei tempi gli unici blog italiani del genere erano il defunto Caymag e Coscablog. Ero certo che in futuro la comunicazione si sarebbe spostata su questi canali, ed essere uno dei primi a marcare il territorio avrebbe portato indubbi vantaggi. Non sapevo bene cosa aspettarmi, immaginavo un futuro da consulente, da cool hunter, ed ora ho capito di aver pagato proprio questa indeterminatezza di obbiettivi. Per prima cosa volevo costruire un brand sinonimo di qualità e buon design e prestavo grande cura al corporate del blog ed alla qualità dei progetti selezionati.


In questo senso l’obbiettivo è stato senz'altro raggiunto: gli apprezzamenti ricevuti da centinaia di lettori, da eccellenti designer che io per primo stimo, e dai più importanti blogger stranieri sono la conferma del buon lavoro svolto.

Questo lavoro ha però chiesto un grande impegno di tempo, necessario per garantire la qualità e la costanza delle pubblicazioni e l’enorme mole di pubbliche relazioni atte a far conoscere ELMANCO ed a restare in contatto con lettori e progettisti.

Non lavoravo più per o studio di allora, e curare il blog in questa maniera richiedeva circa 5 - 6 ore il giorno, lasciando poco tempo per altre occupazioni saltuarie.
A lungo andare mi sono reso conto che dall'attività editoriale del blog non avrei mai tratto un’adeguata retribuzione (serviva generare 10 volte più traffico e rivolgendomi solo al pubblico italiano era arduo) e che non ero tagliato per un’avventurosa carriera di consulente a Milano o all'estero, naturale sbocco professionale dell’avventura in cui mi ero imbarcato.
Così può essere riassunta la storia di ELMANCO.
A distanza di più di un anno dalla sua chiusura resto convinto che il Web sarà il futuro della comunicazione e che segnerà la sorte di tante pubblicazioni cartacee tradizionali. Riguardo i blog inizio invece a nutrire qualche perplessità.
Il fenomeno è in continua evoluzione: il numero dei blog è aumentato a tal punto da complicare la vita di chi vorrebbe restare il più possibile aggiornato, e l’esplosione di social network come Facebook ha cambiato di nuovo le carte in tavola, spazzando via i blog più personali e saltuari.


Oramai il confine tra blog e portali tradizionali si è assottigliato per la progressiva istituzionalizzazione subita dai primi e dagli aggiornamenti ricevuti dai secondi. L’assedio della pubblicità che cerca di infiltrarsi in questi canali di comunicazione è sempre più forte; il pubblico si sposta dalla televisione al Web, ed il marketing si getta all'inseguimento, ma con risultati ancora deludenti.

Diffido di chi dispensa certezze: il Web è fluido, le abitudini cambiano rapidamente, ed è facile restare disorientati di fronte a tante possibilità. In questo momento preferisco osservare l’evolversi del web da un punto di vista distaccato, godendomi i grandi vantaggi che offre senza farmene coinvolgere in maniera snervante.


Ti va di parlare di alcune curiosità legate alla tua esperienza da blogger?
Qual è stato il post più letto?
Quale tipologia di post erano più seguiti?
Quali post non funzionavano?
Chi erano i tuoi lettori?
C’è stato un post che hai scritto con fatica e che non ha avuto seguito?
L’esperienza più interessante?
Se vuoi, puoi aggiungere qualche altra nota.

Curare ELMANCO per due anni e mezzo è stata un’esperienza importante; ho imparato tante cose spinto dalla passione per il design e la grafica ma di blog, internet e marketing inizialmente ne sapevo ben poco... strada facendo mi sono interessato a questi aspetti perché erano indispensabili per portare avanti il progetto.
Dall'interesse per il puro semplice design ho iniziato ad interrogarmi su tutti gli elementi che concorrono alla realizzazione di un buon prodotto: alcune aziende fanno buoni prodotti, ma hanno un’immagine coordinata inadeguata, altre usano una comunicazione accattivante per cercare di vendere oggetti decisamente mal riusciti, altre ancora si affidano a campagne pubblicitarie incoerenti. Insomma, non è semplice trovare prodotti esemplari da cima a fondo; questo per svariate ragioni, anche di natura economica, personale o temporale.
Poco alla volta ho assunto il punto di vista più di un brand manager che di un designer, e credo che questa evoluzione si sia notato dal taglio che ho dato agli articoli.
Se guardiamo gli aridi numeri il post più letto è stato di gran lunga quello dedicato alla Tunnel House, ma i numeri vanno sempre interpretati. Almeno quattro quinti di quei 10000 e passa lettori si sono limitati ad ammirare le immagini e non hanno letto nulla perché non conoscevano la lingua italiana. Quest’articolo mi ha aiutato a capire meglio le dinamiche di propagazione delle notizie: la potenza dell’immagine è dirompente tra i frettolosi lettori che costituiscono la maggioranza, così quel set di immagini è stato citato da numerosi altri blog e social network stranieri. Ricordo bene che vidi le immagini prima su un altro blog poco conosciuto (che citai in fondo al mio articolo), e mi stupii di non averne trovato traccia su altri siti più importanti. Compresi che la notizia aveva un buon potenziale e bastò che mi adoperassi per far circolare il mio articolo nei canali giusti per muovere un grande traffico e dare a quelle foto una seconda giovinezza, o meglio una nuova fase di notorietà.
Difficile dire quali fossero le tipologie di articoli più seguiti, mi piaceva tenere una linea editoriale piuttosto varia, mantenendo tuttavia un'indispensabile coerenza di fondo. Alla lunga questa mancata specializzazione mi ha svantaggiato rispetto a blog simili più specifici, ma quando iniziai nel 2005 lo scenario era diverso, e la competizione inferiore.
Di sicuro gli articoli che mi davano più soddisfazione, e che ricevevano il maggior numero di commenti, erano quelli dove illustravano analisi personali su prodotti e tendenze in atto. A distanza di qualche anno mi piace dire di aver azzeccato alcune previsioni non così scontate, come il fallimento della videocomunicazione mobile, lo straordinario successo delle Fiat 500 e dell’immagine di Obama e il nuovo standard di comunicazione che l’iPhone si avvia a diventare.
Il profilo dei miei lettori era all'incirca questo: 20-35 anni, uomini e donne in egual misura, italiano (almeno i due terzi) e con un forte interesse per la creatività. Il lettore tipo era quindi uno studente o un fresco laureato in design, grafica o architettura, oppure in web marketing.
Di certo i professionisti più affermati hanno meno tempo e dimestichezza per consultare i blog, anche per ragioni anagrafiche, e costituirono una minoranza, nonostante abbia ricevuto alcuni feedback molto stimolanti.
L’esperienza più interessante è stata conoscere dal vero lettori e blogger “compagni di ventura” di quegli anni, ma anche alcuni dei prodotti che ho recensito! Di solito è un piacere vedere trasformare contatti virtuali in esperienze ed amicizie tangibili.

Tutti i colloqui di ‘MONDOBLOG’ hanno in comune una sola domanda: a che serve un blog?
Credo che nel tuo caso, riproportela, sia fuori luogo. Ti pongo un'altra domanda, com’è cambiata la tua vita da non blogger? 

I primi tempi lo spaesamento è stato forte perché la ricerca online occupava in media 3-4 ore della mia giornata, e cessando l’attività questo tempo si è ridotto in maniera drastica e brusca. Senza dovere aggiornare ELMANCO sono tuttavia venuti a mancare molti stimoli, e dopo qualche mese mi sono reso conto con sorpresa che la cosa mi è pesata meno di quanto mi aspettassi: il design è sempre una passione, ma ora è meno pressante la necessità di scoprire e aggiornarsi.
La mia postazione è sempre la stessa e la voglia di aprire Firefox per curiosare sul web è una tentazione con cui ormai deve confrontarsi qualunque persona che lavori davanti ad un computer connesso a internet ma ora mi limito a visitare solo alcuni dei blog principali.
Quando, per motivi di lavoro, ho avuto la necessità di allargare l’osservazione sono rimasto stupito di come la quantità di fonti d’informazione, anche di qualità, sia cresciuta; questo è avvincente ma può rendere più difficili le cose a chi vuole definirsi davvero aggiornato. Per i professionisti della comunicazione è indispensabile specializzarsi, e sapere interagire con altre nicchie d’informazione quando necessario.
Mi manca il riconoscimento e la stima dei lettori, il loro feedback quotidiano, e vederli crescere di numero ogni giorno, ma per altri aspetti ora sono più sereno. Guadagnare da vivere con un blog non è un’esperienza semplice, ma gestirlo nel tempo libero solo per desiderio di crescita e confronto è un’esperienza che consiglio a tutto gli appassionati di comunicazione.

15 marzo 2010 (ultima modifica 23 marzo 2010)



Intersezioni ---> MONDOBLOG


Come usare WA ---------------------------------------------------Cos'è WA
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Note:
1 Floyd Norris, Looking for a Paycheck? Don’t Look to the Internet, New York Times, 10 febbraio 2007 link
2 Chris Anderson, "Ode" allo spreco, Wired, n. 8, ottobre 2009, pp. 84-90

6 commenti:

  1. conoscete net1news.org? cosa ne pensate?

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  2. "Sembra un paradosso ma per trovare lavoro attraverso un’attività sul Web devi fornire un prodotto gratuito."

    solo sul web? mi pare una visione discretamente ottimista...

    RispondiElimina
  3. ---> Anonimo,
    No, non conoscevo net1news.
    Ho notato che vi appoggiate al sistema Google AdSense a tal proposito ti racconto un aneddoto.
    Qualche settimana ho ricevuto una telefonata dal servizio 1240 Pronto pagine bianche.
    Dopo una ramanzina sull’efficienza della ditta, mi hanno proposto di avere un’esclusiva di zona per i servizi offerti dal mio studio. Semplificando dovevo pagare una quota fissa e una quota per ogni telefonata che loro filtravano verso il mio studio.
    Google lavora in questo modo filtra il suo traffico dove può guadagnare di più.
    Chi lavora per Google?
    Milioni di persone (compreso, ahimè, il sottoscritto) che scrivono ‘post’ per essere linkati e che attivano in automatico i link della pubblicità.
    L’informazione non mainstream si sta svegliando solo adesso, non si era accorta di aver accentrato il potere ‘decisionale’ su un unico potente browser ovvero competitor pubblicitario.
    Leggi quest’articolo di De Benedetti per capire anche il ritardo non solo temporale ma culturale dell’Italia ---> http://www.facebook.com/photo.php?pid=30749986&id=1543884450
    Net1news risulta essere molto più cavillosa di google news.
    Avendo la stessa dinamica protesa più alla quantità dei link e non alla qualità dell’informazione.
    Un tema molto complesso che Net1news non mette in discussione ma anzi come spesso succede si appoggia al sistema acriticamente.
    Google non è gratis.
    Internet non è gratis.
    Ogni volta che noi clicchiamo un link produciamo denaro senza saperlo.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  4. ---> Robert,
    si è un paradosso che regge solo sui grandi numeri.
    Google non è interessato al singolo ‘blogger’ ma alla sommatoria dei blogger nel mondo
    Esempio pratico non gli interessa guadagnare x euro da un blogger ma un euro (nella media) da un milione di blogger. Un sistema economico, che al momento, è privo di regole ‘certe’.
    Per approfondire quest’argomento ti rimando al buon libro di Nicholass Carr ‘Il lato oscuro della rete. Libertà, sicurezza, privacy’ e all’ultimo di Zambardino/Russo ‘Eretici digitali’ ormai consultabile su internet qui il capitolo che tratta quest’argomento ---> http://www.ereticidigitali.it/2010/01/11/quinto-capitolo-le-piattaforme-pubblicitarie-sono-opache/
    Purtroppo il giornalismo italiano su questi temi è molto impreparato la maggior parte delle testate giornalistiche invece di trovare strade alternative ama l’aspetto cosiddetto ‘virale’ dell’informazione ciò la notizia linkabile, basta ascoltare qualsiasi TG dopo le prime tre/quattro notizie pilotate politicamente.
    Certo in rete c’è libertà, una libertà che paghiamo inconsapevolmente attraverso ogni nostro click.
    Da qualche giorno facebook ha raggiunto i 400milioni di utenti unici.
    Gli utenti sono come l’audiotel per la TV più hai ascoltatori più i passaggi televisivi costano.
    I programmi come Sanremo hanno dieci milioni di utenti e introiti pubblicitari rilevanti, c’è da chiedersi quanto valgano 400 milioni di utenti per i pubblicitari?
    Paradossi che richiedono un’attenta analisi non leggi ‘farlocche’ contro un video su ‘youtube’, la chiusura di un gruppo su facebook o l’equiparazione degli articoli pubblicati su un blog all’articolo giornalistico.
    Il paradosso vero non è solo quest’atteggiamento ma anche il mancato finanziamento della banda larga da parte di questo governo.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    RispondiElimina
  5. Ciao Salvatore, grazie dello spazio concesso sul tuo blog.
    L'intervista è iniziata qualche mese fa ed è stata un'esperienza utile anche per mettere a fuoco i passaggi e le emozioni dell'esperienza ELMANCO.

    Spesso mi chiedono se il blog riaprirà... è difficile, ma non impossibile; certo andrebbero riviste strategie ed obbiettivi perchè con la strada seguita finora non si va lontano, come ho spiegato nell'intervista.

    Wilfing è un blog estremamente preciso e completo, che quando sceglie un argomento lo sviscera con precisione. In Italia è una lidea editoriale non comune, perciò ti invito a continuare.
    Unico appunto: mi piacerebbe trovarci qualche notizia più incoraggiante per l'Architettura e la professione nel nostro paese, sebbene siano molto più difficili da scovare... in bocca al lupo!

    RispondiElimina
  6. ---> Stefano,
    grazie a te.
    Wilfing ama l’indagine per evitare la paranoia dell’autore opinionista per questo motivo chiacchiera spesso con la gente.
    Hai perfettamente ragione sul trovare ‘qualche notizia più incoraggiante per l'Architettura e la professione nel nostro paese’ seguirò il tuo consiglio.
    In bocca al lupo anche a te.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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