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17 marzo 2011

0014 [A-B USO] Claudio Sabatino | Sarno




Antonio, Carmine e Giuseppe si sono costituiti come Comitato Civico del quartiere Serrazzeta. 
Un tempo qui a Sarno l’agricoltura era una cosa importante, era il fiore all’occhiello del paese, ma dopo la guerra è cambiato tutto. I metodi di coltivazione tradizionali hanno iniziato a non rendere più e non è mai nata una cooperativa di lavoro, per cui quando l’agricoltura ha iniziato ad industrializzarsi, i contadini sarnesi hanno iniziato ad avere difficoltà.

Da contadini, siamo diventati poliziotti, insegnanti, impiegati. E nei campetti, frazionati tra i figli dei contadini, ci abbiamo fatto gli “appartamenti” negli anni Settanta. Ancora oggi i parenti spesso vivono vicini proprio per questa abitudine di costruire dentro lo stesso appezzamento, in aggiunta alla masseria originaria.

Ogni contadino ha usato i canali come fognature, ha scavato il suo pozzo privato, ha usato gli insetticidi per trattamenti sotto le coperture di plastica. Col risultato che il sistema idrico è compromesso, è impensabile bere un bicchiere d’acqua dalla fonte. E appena piove si allaga tutto, perché non scola più nulla.

Oggi il fiume Sarno che fiume è?

Quando esonda e copre i campi, l’annata degli ortaggi è tutta da buttare, perché le acque sono troppo inquinate.
Ognuno ha pensato per se stesso e oggi Serrazzeta non ha una piazza, uno spazio di aggregazione.
Noi come Comitato siamo riusciti ad ottenere un parco giochi per i nostri figli, che non sapevano dove andare a giocare. Ci siamo uniti per fare qualcosa insieme nell'interesse di tutti, ma è difficile, siamo tutti troppo individualisti. Nessuno ad esempio vuole fare le cooperative di contadini, tutti continuano a coltivare i propri 2-3 mila metri di terra per conto proprio come piccoli imprenditori, senza avere né la cultura né gli strumenti per farlo
Per i nostri figli questa mancanza di spazio pubblico sta diventando importante. È un’esigenza dei giovani, che vogliono degli spazi di ritrovo, e qui non sanno dove stare. E questa è la ragione principale per cui noi, come Comitato, ci siamo mossi: migliorare i servizi perché Serrazzeta possa crescere come socializzazione, come urbanistica, come servizi alla persona.

Il futuro?

Se si farà il Piano Regolatore, forse il quartiere si svilupperà in senso residenziale. Ma forse noi saremo già altrove, perché i nostri figli qui non ci vogliono stare. Se i nostri figli non decideranno di impegnarsi insieme per la qualità di questo posto, la situazione che ne risulterà sarà critica.
Da oltre tre decenni la città di Sarno (Salerno) non vede l’adozione di nuovi strumenti urbanistici alla scala dell’intero territorio comunale. 
Il Programma di Fabbricazione ancora in vigore, dal 1972, ha esaurito da tempo le proprie previsioni edificatorie e circa un quarto del territorio comunale è occupato da un edificato disordinato, effetto di un’urbanizzazione progressiva del suolo agricolo implicitamente delegata all'iniziativa privata.
Questo fenomeno non va messo in relazione ad una crescita di popolazione, piuttosto ad una rilocalizzazione insediativi, che dal vecchio centro si è dispersa nella pianura, e ad una contrazione subita dal settore agricolo, che dagli anni ‘70 ha imboccato un declino sempre più accentuato.
L’edilizia abusiva ha costituito una delle forme più significative di costruzione del territorio sarnese: le richieste di condono presentate tra il 1985, il 1994, e il 2003 sono oltre 6.000; nella maggioranza dei casi il processo di sanatoria è incompleto e aperto.
Il quartiere di Serrazzeta si sviluppa immediatamente a Sud del centro storico: la città ha usato i suoi terreni agricoli come riserva di crescita residenziale prescindendo dalle previsioni del P.D.F., densificandoli progressivamente. Gli appezzamenti sono stati suddivisi in piccoli lotti e abusivamente edificati con palazzine di 2/3 piani in adiacenza col confine stradale, abbandonando le antiche masserie rurali o più frequentemente inglobandole nelle nuove costruzioni.
La rete viaria ricalca la trama dei percorsi rurali e ne ha mantenuto le ridottissime sezioni, il sistema dei canali di bonifica e di irrigazione è stato manomesso e usato come scarico per le abitazioni. Oggi il tessuto di Serrazzeta, progressivamente condonato, si presenta come un ibrido agricolo-residenziale in cui scampoli di agricoltura sopravvivono interclusi e isolati tra le case, assolvendo al più ad una produzione individuale, sempre più modesta sotto il profilo commerciale.
Fortemente squalificato e sottoinfrastrutturato (la rete fognaria è inesistente, le strade inadeguate, capillari nell'estensione ma ridottissime nella capacità, del tutto assenti spazi e servizi pubblici) il territorio di Serrazzeta ospita una popolazione che fatica a muoversi, che sconta l’assenza di elementari servizi alla persona e di un sistema idrico sanitario adeguato, e che ha iniziato a manifestare in modo organizzato il bisogno di alcune dotazioni collettive.

17 marzo 2011
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Note: 
*Estratto dal libro di Federico Zanfi, Città latenti, Bruno Mondadori, Milano, 2008. Le fotografie sono state integrate e riviste.

2 commenti:

  1. esempio lampante di una forma degenerativa di liberalismo e di iperlocalismo.
    Liberalismo deviato che malsopporta la pianificazione e il rispetto delle regole di convivenza comuni.
    Iperlocalismo che non consente ad amministratori locali di gestire il territorio anche in opposizione ai cittadini amministrati.
    Per i fautori del primo la proprietà individuale è sacra ed inviolabile, alimentando l'equivoco della presunzione di un diritto d'uso illimitato della proprietà privata e il corollario che lascia intendere che la gestione pubblica della città sia solo una velleità comunista.
    Per i fautori del secondo ci si illude che che solo le amministrazioni locali siano in grado di risolvere i problemi della città (in quanto ritenuti ideologicamente più vicini ai cittadini). questa vicinanza però può portare da una parte ad una logica populista e cosociativa nella gestione (non do fastidio ai miei elettori, specie se sono gruppo di potere nel mio ambito), dall'altra alla paralisi e alla frammentazione delle risorse a disposizione (piccole entità spesso non hanno neppure gli strumenti organizzativi per affrontare problemi locali diffusi)
    L'individualismo esasperato non coincide con il liberalismo e l'individuo (il locale) non si garantisce con il federalismo antagonista.
    Il liberalismo per esprimersi al meglio deve essere supportato da politiche comuni molto forti promosse e attuate soprattutto al livello nazionale. Deve avere regole rispettate e rispettabili, deve avere uno stato forte e presente che garantisca la convivenza civile riducendo il potere di veto degli enti locali che devono necessariamente essere coinvolti ma che non devono avere il potere di bloccare ogni iniziativa piramidalmente superiore.

    L'effetto sotto gli occhi di tutti è la paralisi del governo del territorio. La cura proposta dagli attuali governanti non fa che accentuare il male da curare.

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  2. Qfwfq,
    lucida analisi.
    L’Italia è costituita da ‘paesi’.
    Su 8000 comuni 5.868 sono sotto i 5.000 abitanti.
    Come si osservava nell’intervista spesso sono in queste piccole realtà che avvengono i maggiori scempi ‘ambientali’.
    Per sanare l’Italia serve partire da queste terre di nessuno.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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