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Visualizzazione post con etichetta URBAN BLOG. Mostra tutti i post
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21 ottobre 2011

0004 [MEDIA CIVICO] Che cos'è un media civico?

di Salvatore D'Agostino 
«L’equivoco è che la “cultura di massa” - veicolata dai mass media (cinema, tv, discografia, fumetti) - non per forza dev’essere consumata da grandi masse: rientra in quella definizione anche un disco rivolto a una minoranza di ascoltatori, o un particolare genere di cinema apprezzato in una nicchia underground. Oggi la stragrande maggioranza dei prodotti culturali non è di massa: viviamo in un mondo di infinite nicchie e sottogeneri. Il mainstream generalista e “nazionalpopolare” è meno importante di quanto fosse un tempo, e continuerà a ridimensionarsi». Wu Ming1
Ho deciso di cambiare il titolo al reportage URBAN BLOG2 in MEDIA CIVICO.

Che cos'è un media civico?
La sua genesi la spiega Henry Jenkins in un recente post sul suo blog Aka-Fan.3 
Riprendo l'ultima sintesi del termine Media Civico: 
«Qualsiasi uso di qualsiasi tecnologia ai fini di aumentare l'impegno civico e la partecipazione pubblica, consentendo lo scambio d’informazioni significative, favorendo la connettività sociale, la costruzione di prospettive critiche, assicurando trasparenza e responsabilità o il rafforzamento della mediazione del cittadino».

5 maggio 2011

0011 [WIKIO] URBAN BLOG la classifica di maggio e l'inizio del viaggio in seconda classe

di Salvatore D'Agostino
«Tra Gé e Ctòn vi è un'opposizione sistematica: la prima riferisce alla Terra come qualcosa di evidente cioè chiaro, superficiale, disposto secondo l'andamento orizzontale; la seconda, all'opposto, implica l'invisibilità cioè l'oscurità, l’interno e non l’esterno, la profondità e la verticalità e non l’orizzontalità. La geografia è la descrizione che corrisponde al primo modo, che è appunto quello della visione speculare. Non si tratta perciò dell’unico modo possibile, e nemmeno del più antico di cui si abbia memoria»1. (Franco Farinelli)
Qualche giorno fa Hassan Bogdan Pautàs in un commento mi suggeriva di intraprendere un viaggio: «[...] se si vuole capire un Paese forse è meglio viaggiare in seconda classe. Se la prima classe è finta, poi, direi che non ci sono dubbi: è proprio questo che ci serve».
Mi ha convinto e non ho avuto più dubbi; ho chiesto ai responsabili di Wikio di affidare a qualche altro blog la pubblicazione mensile della classifica.
Ho ordinato le coordinate dei blog che viaggiano in seconda classe (nessuna selezione e totale inclusivismo) in una pagina che sarà costantemente aggiornata URBAN BLOG e resa a disposizione di tutti.

14 marzo 2011

0003 [URBAN BLOG] Urban Experience | Cittadinanza Interattiva

di Salvatore D'Agostino

Il sottotitolo del sito Urban Experience recita: «Giocare la città tra Web e territorio».
Per capire il senso della loro attività, ne ho parlato con Carlo Infante (Bio e blog) l'artefice di questo progetto.

Salvatore D'Agostino «Il gioco è più antico della cultura, perché il concetto di cultura, per quanto possa essere definito insufficientemente, presuppone in ogni modo convivenza umana, e gli animali non hanno aspettato che gli uomini insegnassero loro a giocare». (Johan Huizinga)1 

Carlo Infante: Ottimo punto di partenza, nel risponderti penso possa essere pertinente estrarre un frammento del mio libro "Imparare giocando"2:
«La dimensione ludica da sempre rappresenta la forma più spontanea di relazione interumana: attraverso quest'interazione ci si misura con lo spazio e il tempo imparando a condividerlo.
Se il gioco è il luogo ideale della simulazione e della libera sensorialità è quindi plausibile estendere questa potenzialità nell’ambiente artificiale dell'ipermedia, dove iniziamo a dimensionarci in un nuovo spazio-tempo, quello digitale.
Qui entrano in gioco (e questa parola non capita qui per caso) altri fattori, quelli generati dall’interattività e quelli legati al “colpo d’occhio”, ovvero la velocità di rilevamento di un'immagine che produce informazione.
In questo senso alcuni videogame possono svolgere la funzione di palestra sia percettiva sia cognitiva, dal cybergame (un esempio: “Tomb Raider” con la protagonista Lara Croft, amatissima eroina virtuale) fino all'"edutainment" cosiddetto che si sta rivelando come il perno della nuova editoria multimediale.
Oltre il cd-rom, il gioco si sta poi diffondendo nella rete telematica, nel web ma anche in altre procedure di telecomunicazione, come le chat e particolari sistemi di videoconferenza. In questo nuovo contesto i giochi on line iniziano a rappresentare uno degli sviluppi potenziali della rete ed emergono particolari modalità, come il cosiddetto “role-play”, il gioco di ruolo dove si fa finta d'essere qualcun altro, come a teatro.
Ma come a teatro (quello che vale), si tratta di far finta per davvero.
Il principio del gioco che intendo esplorare in questo capitolo d'apertura, è quindi quello che riguarda essenzialmente la dinamicità delle percezioni, lo spostamento sinaptico della mente sollecitata da esperienze ipermediali o teatrali, fondamentalmente.
Ma non solo, pensate ai giochi di parole, scritti e parlati e come attraverso questi sia possibile appropriarsi del linguaggio, giocando.
È comunque nella mobilità immaginaria che troverà sviluppo la nostra evoluzione culturale in una Società dell'Informazione connotata dalla molteplicità dei segnali. Un'evoluzione possibile non per via tecnologica ma per via psicologica. Ciò sarà possibile se si riuscirà ad attivare quella flessibilità e quella selezione qualitativa che stanno alla base di un'agilità ludica in grado di giocare quella "roulette" di cui parla McLuhan, per non esserne giocati».

Quest’approccio ludico-partecipativo sta alla base del tuo lavoro romano Urban Experience dove, attraverso l’uso delle tecnologie, si ridefiniscono le percezioni urbane del cittadino contemporaneo.
Che cos’è la cittadinanza digitale? 

Lo sviluppo della nostra società riguarda l’evoluzione dell’idea di spazio pubblico, dall'invenzione del teatro nella polis greca alle piazze del Rinascimento.
È in questo quadro che s’inserisce la creazione di ambiti ludico-partecipativi per l’aggregazione giovanile anche nel web e nei social network in particolare.
Questo approccio può diventare un’opportunità per coniugare il principio basilare del sistema educativo, quello di formare cittadini, con la pratica culturale nel nuovo spazio pubblico che sta emergendo, quello di Internet.
In questo senso è importante la realizzazione di nuovi format culturali ed educativi di comunicazione interattiva per interpretare le potenzialità di ciò che viene definito il web 2.0, ovvero l’evoluzione della rete nel senso partecipativo, come il fenomeno dei blog e dei social networking ha reso evidente.
La scommessa principale in atto per quanto, riguarda l’Innovazione, è direttamente proporzionale alla capacità d’interpretare la Società dell’Informazione per ciò che può diventare: il nuovo spazio pubblico, quello di una polis fatta da informazioni prodotte dall’azione degli uomini che vivono e usano la rete come nuova opportunità di relazione sociale.
L’evoluzione del social networking (e ancor prima dei blog) rifonda il concetto d’informazione: non più solo prodotta dagli specialisti (giornalisti e autori) bensì dagli utenti dei sistemi informativi che, attraverso l’approccio interattivo, esprimono il loro diritto-dovere di cittadinanza nella società dell’informazione.
Si tratta di condivisione dello spazio pubblico rappresentato dalle reti: l'infrastruttura della società in divenire.
L’utente delle reti può trovare il modo per portare con sé, dentro la rete globale, la dimensione locale della propria soggettività e della propria comunità, per dare forma alla coscienza dinamica della propria partecipazione attiva.
Educare dopotutto significa “tirar fuori” (dal latino “educere”).
È qualcosa che è già nell’aria da tempo nella cultura digitale ma che deve ancora compiersi nell’assetto generale della res pubblica ed è per questo che è decisivo saper guardare alle nuove generazioni. Sono loro i futuri soggetti attivi di una socialità nuova che darà forma e sostanza alla figura che è ben definita da uno dei soliti neologismi: prosumer, il produttore-consumatore d’informazione.
È in questo senso che si stanno sviluppando Palestre di Cittadinanza Interattiva, una delle pratiche promosse da Urban Experience per reinventare lo spazio pubblico, tra web e territorio.
 

Che cos'è la ‘Cittadinanza Interattiva’? 

Nella Società dell'Informazione in cui stiamo vivendo è sempre più necessario rilanciare una progettazione capace di ridefinire i modelli di produzione e di scambio sociale, l’utilizzo di internet sui dispositivi mobili farà la differenza.
Accadrà quando si abbatteranno i costi di connessione anche grazie allo sviluppo assolutamente libero degli accessi wi fi.
È una condizione questa che comporta in primo luogo la ridefinizione del rapporto con il territorio, a partire dai flussi turistici nel senso lato. Questa accezione ampia di turismo riguarda anche i consumi culturali, connessi ad una forte estensione del tempo libero qualificato da una domanda di conoscenza esponenziale, un apprendimento continuo innervato alla ricerca di nuove qualità della vita.
La gestione delle risorse informative funzionali a questo rapporto nuovo con il territorio, a partire dall’uso di mappe interattive e di sistemi gps implementati sugli smart-phone, rappresenta un’innovazione emblematica.
Potremmo definirlo nomadismo cognitivo: una mobilità continua di persone e di idee che ridefinisce i termini dello spazio pubblico, tra i luoghi fisici e quelli immateriali dell’informazione on line.
Ciò comporta un’attenzione crescente sia verso l’evoluzione delle tecnologie della comunicazione sia verso quei comportamenti creativi che ne indirizzano i valori d’uso.
 

Quali sono le potenzialità di questo tipo di approccio? 

Ti rispondo attraverso una recente video-intervista fatta per WeEconomy.



Non credo che ci sia più niente da aggiungere.

Un'ultima cosa va precisata, perché è la peculiarità di urban experience. È il geoblogging, un format (qui trovate i link ai vari geoblog realizzati, da quelli sui temi futuristi a periferie raccontate da bambini come a Corviale) che abbiamo inventato ancor prima di googlemaps.
Sì, perché quando è nato a Torino per le Olimpiadi invernali nel 2006 non era possibile "scrivere storie nelle geografie".
A proposito, t'invito e v'invito, a partecipare ad un seminario che si svolgerà a maggio a Roma proprio su questo tema.

14 marzo 2011 (ultima modifica 11 novembre 2011)
Intersezioni ---> Urban blog

_______________________________________
Note:
1 Johan Huizinga, Homo ludens, Einaudi, 2002, p. 3
2 Carlo Infante, Imparare giocando. Interattività fra teatro e ipermedia,Roma, Bollati Boringhieri, 2000


5 marzo 2011

0009 [WIKIO] URBAN BLOG la classifica di marzo | Liberi cartellopoli e molte piazze italiane, prossima tappa i fori imperiali

di Salvatore D'Agostino

Ricordate l'ultima domanda dell'intervista al responsabile di Cartellopoli?

WA Quali sono i tempi giuridici?

Cartellopoli Speriamo di riavere cartellopoli all'inizio del 2011.

Il memento di febbraio?

WA Ci sono novità?

Cartellopoli Ancora nessuna risposta. L'istanza di dissequestro è stata inviata il 12 di gennaio. E ci vuole un mesetto. Speriamo non di più!
Ecco la domanda di marzo Com'è andata a finire con l'istanza di dissequestro?
Cartellopoli È stata accettata oggi (ndr 3 marzo) spero di riattivare il blog la prossima settimana.

Prima buona notizia.

14 febbraio 2011

0002 [URBAN BLOG] Comunità provvisoria | Davanti agli occhi

di Salvatore D'Agostino

Da qualche tempo ho difficoltà a comprendere il significato di termini come: social network, popolo della rete o di facebook, internauta e per finire blogger. Parole che ci proiettano oltre la realtà.
Il blog Comunità provvisoria sta tentando di oltrepassare questa distanza tra virtuale e reale.
La Comunità provvisoria è un luogo d'incontro tra le persone che abitano il 'cratere dell'Irpinia' (così chiamato dopo il terremoto del 23 novembre 1980) e tenta di superare "l'autismo corale" (Franco Arminio) di chi abita questi luoghi senza viverli.
In questa intervista collettiva, Salvatore, Giovanni, Franco, Elda, Renata, Alberto, Angelo, Enzo, Mario, Sergio, Valentina, Paolo, Stefano, Rocco, Michele e Lello ci raccontano la loro esperienza.

Qual è, se esiste, la differenza tra i dialoghi in rete e quelli reali?

| Salvatore | 
Il dialogo in rete esclude, per la sua natura, “il corpo vivo” dei dialoganti. Vale a dire la parte più importante della comunicazione, quella dei gesti, dei corpi, appunto, della reciproca percezione, che dà forza e movimento alle idee, ai sentimenti, ai concetti che si espongono.
In più, direi che la funzione del “virtuale” non va né mitizzata né demonizzata. Ma presa per quella che è: un mezzo, un sistema che “mette in connessione ” le persone. Di per sé, è neutro. E’ l’uso che se ne fa a caratterizzarlo. In positivo o in negativo.
Inoltre, in quanto tale – cioè in quanto mezzo che “connette” le persone- è un formidabile strumento di “potenziali accensioni”. Basta non esagerare, distorcendone il valore.

| Giovanni |
I dialoghi in rete servono per essere in contatto costante, per poter in tempo reale esprimere pareri e contrapposizioni o condivisioni, far intervenire nelle discussioni chi non frequenta normalmente la comunità. I colloqui reali invece sono momenti di conoscenza, di approfondimento anche caratteriale, momenti che servono a consolidare una unione, una idea, una decisione.

| Franco|
La rete dà la sensazione che possiamo essere avvistati, ma quelli che dovrebbero avvistarci stanno a loro volta aspettando di essere avvistati.

| Elda |
La differenza tra il dialogo “reale” e quello “virtuale” non c’è, di questi tempi mi pare che il primo si sia adeguato al secondo. Se è vero che la rete è una grande occasione di attraversamenti e di confronto su temi che ci interessano, è anche vero che abbiamo demandato ad essa ogni forma di dibattito e di comunicazione. Forse sarebbe bene fare un passo indietro, o, forse, dovremmo semplicemente trovare la forza di essere meno politically correct e più esposti, più “veri”.

| Renata |
La CP BLOG, è un posto vivacissimo e complicato da gestire, credo, ma proprio per questo uno degli esperimenti di incontro/scontro virtuale più interessanti che abbia mai trovato.

| Alberto |
Ogni tanto mi affaccio al blog, non potendo vedervi di persona, e rimango stupito dal fervore di attività che una provincia addormentata riesce a produrre. Sono tante piccole cose, alcune più grandi, ma finora il filo del discorso non si è interrotto. Se in ogni provincia d’Italia ci fosse una CP (e la cosa non è impossibile), vivremmo in un paese diverso. Temo che la facilità con cui si può intervenire, il liquido dei nostri pensieri che cola nei post, ingigantisca fatterelli personali che non rendono l’idea di quello che si sta facendo. Traduciamo le parole in opere e andiamo avanti.

Per Rebecca Solnit1
una città è tale fin quando i suoi abitanti, qualunque cosa facciano e qualunque sia il loro reddito, possono ancora incontrarsi “casualmente” per strada. La strada era ed è la chiave della democrazia.
Che cos’è la strada nei vostri paesi?


| Franco |
Io sono cresciuto e ho vissuto per trentaquattro anni in via Mancini e conto di tornarci quanto prima in quella strada.
Prima del paese
Una volta c’era la strada, a ciascuno la sua.
Oggi nei paesi ci sono più strade, ma è come se non ci fosse nessuna strada.

| Angelo |
Abito su una interpoderale, una stretta stradina di campagna, quando esco passeggio nel vento e non incontro nessuno.

| Enzo |
Fu il luogo dove:
imparai a giocare
a ‘costruire’ gli amici e le amicizie
ad inseguire i primi amori.

Divenne il luogo dove:
lasciai le speranze,
per il quale mi allontanai
lungo il quale ritornai.

E’ il luogo dove
si compie ogni destino,
dove senti la voce del mondo,
dove diventi un altro.

| Mario |
Rispondere alla domanda: “che cosa è la strada nei vostri paesi”, dopo aver letto il bellissimo libro della Solnit che una singola frase non restituisce nel suo grande valore, significa riprendere in poche righe circa due anni di incontri e dibattiti su questo Blog. Lo spirito del libro della Solnit è paesologico nella misura in cui descrive con chiara evidenza l’”erosione dello spazio pubblico”, di cui le strade sono la parte preponderante. La mancanza di programmazione dello spazio della Città a vantaggio dei reali bisogni, la sostituzione della funzione svolta dalle piazze del mercato o del popolo con Centri Commerciali periferici, sono tra i tanti fattori emersi nei nostri incontri che hanno contribuito a svuotare di funzioni e significato gli spazi d’uso collettivo dei borghi storici e gli agglomerati edilizi dei paesi dell’Irpinia. Le strade di un certo numero Paesi e di molte Città in Italia, non solo in Irpinia, sono il triste risultato di una erosione di funzioni a dimensione umana a vantaggio di esigenze meccaniche, tecnologiche ed estetiche. L’ambiente pubblico di relazione per eccellenza – il vuoto urbano - è ridotto, in qualche caso, a puro esercizio architettonico autocelebrativo, che non risponde più ai bisogni del frequentatore ma all’estetica di chi lo ha ideato.

| Sergio | 
Quando scendo nella mia strada, a parte il barista e il portiere del palazzo di fronte, mi passano davanti agli occhi centinaia di facce che non conosco. Di ghiaccio. A bisaccia nella mia strada ci sono 4 persone in totale. mi piacerebbe fare tutto nella mia strada, togliere la macchina e ghettizzarmi nel mio vicinato. Il mio sogno sarebbe diventare un bullo di quartiere, se potessi ricominciare tutto da capo.

| Valentina |
…cos’è la strada? La strada è l’elemento più invadente che ci sia… in senso positivo ed in senso negativo. È quell’elemento che stretto, tortuoso, a volte ripido, fatto spesso di pietre sconnesse, si incunea in ciò che c’è di più intimo, le case, le dimore, i palazzi… e ti permette di conoscere quel paese, quella città… perché ne ha costruito la storia, è la base di un centro abitato, sia esso piccolo paese o grande città. La strada è la cultura di una civiltà, c’è tutto in una strada: il percorso, il disegno fanno fisicamente la città, il cammino in essa ti permette di guardare le case, di guardare nelle case, nei bassi napoletani come nelle cantinole calitrane… è invadente… così come lo è quando sfascia un territorio incontaminato per legare città a città… ma la strada siamo noi… la strada è la nostra storia…

| Enzo |
…La strada nei nostri piccoli comuni è: “il red carpet per troppi cretini”.

Giorno dopo giorno stiamo imparando a gestire tutte le nostre relazioni ‘fuori luogo’ ovvero attraverso: telefono, voip, social network, commenti nei blog, sms, cellulare, giochi di ruolo on-line (MMORPG).
La comunità provvisoria da tre anni sta imparando a riflettere e agire ‘all’interno di un luogo’ dai confini ben delineati.
Il suo latente obiettivo è: essere luogo.
Mi raccontate un’azione concreta e il suo risvolto sociale locale, che si è estesa oltre la comunità provvisoria?


| Franco |
Il mio racconto è quello di uno che sta qui da 50 anni. questa è una terra ispida, avara coi suoi figli. Una terra incapace di esprimere ammirazione, ma solo riverenza verso i suoi politicanti. Qui è mitica soltanto la politica.

| Paolo |
La CP è un grande apprendistato di pazienza e di generosità verso i luoghi e verso le persone.
Perché avviene questo? Perché ci sono persone straordinarie che incentivano forti sentimenti emulativi.
Diviene incoraggiante allora inquadrare le cose che fai tutti i giorni in un processo di costruzione di senso collettivo (civicness) del quale ti senti compartecipe, sicuramente protagonista.
Il processo è superadditivo nei suoi effetti: ma ci vuole tempo per costruirlo.
E scenari dentro i quali esso possa produrre meglio dei risultati. A tal riguardo nello scorso seminario di paesologia – che abbiamo tenuto a Grottaminarda lo scorso gennaio – ho fatto riferimento al concetto di governance, contrapposto – o meglio parallelo – a quello istituzionale di government, deputato per definizione al processo politico propriamente detto.
L’idea di Angelo di Parco secondo me si situa proprio qui, un esperimento di progettazione concordata di soggetti istituzionali e ‘comunità’ per attuare un’idea ‘paesologica’.
Filiere corte?
Risparmio energetico?
Azzeramento del consumo di suolo?
Abbattimento del digital divide?
Auto-gestione di un ramo secco ferroviario da parte di un distretto turistico?
Boh, siamo qui per parlare e per avere ambizioni.
Poi può finire tutto domani, perché il cervello è uno sfoglio di cipolla o – come temo per il mio – è solo inadeguato al cimento. In tal caso mi sarò soltanto divertito, gradevolissimo obiettivo minore…

| Angelo |
Un’azione che ha avuto una ricaduta positiva sul territorio è sicuramente Cairano 7x, almeno nella prima edizione.
A Cairano c'è stato l'obiettivo di coinvolgere gli abitanti e di innestare nel costruito due segni affidati a due distinti gruppi di lavoro.
Segni concreti. Gruppi concreti.
Un gruppo si è occupato del recupero di un ambito urbano mediante opere di giardinaggio e florovivaismo con materiali ecologici e riciclabili; un altro gruppo ha realizzato una piccola costruzione con mattoni pieni; un osservatorio sul paesaggio ma anche un totem.
Ad ogni azione hanno lavorato in media circa 10 persone al giorno; queste persone hanno abitato e lavorato per una settimana sul posto, dormendo nelle case messe a disposizione dagli abitanti e pranzando presso una cucina collettiva in cui lavoravano concretamente donne e uomini di Cairano, soprattutto giovani, e chef irpini.
Di questo c'è tuttora traccia fisica in loco (giardino e cupola), memoria viva negli abitanti, ampia documentazione sul sito.

| Mario |
Un atto di generosità collettiva = No alla discarica sul Formicoso, Difesa dei presidi Ospedalieri in alta Irpinia, Cairano7x;
Un episodio ancora visibile sul territorio = Il Formicoso salvo (per il momento) dai rifiuti, Cairano7x;
Un semplice gesto pubblico concreto = Convegno sulla Paesologia, Convegni di Cairano7x.



| Salvatore |
Altre azioni concrete entro CAIRANO 7x: la costruzione di una biblioteca nel paese più piccolo della nostra regione.
Donazione di libri, nomina di un bibliotecario “provvisorio”.
Feed back = promessa del Sindaco di Cairano di metterci a disposizione un appartamento, che noi riatteremo e rimetteremo a disposizione dei Cairanesi e di tutti, per biblioteca, convegni, alloggio ospiti.
Questo è – in sedicesimi- un piccolo, piccolo esempio di un METODO GENERALE, che Paolo chiama, a giusta ragione, NUOVA GOVERNANCE contrapposta a GOVERNMENT, che Franco ARMINIO, in quanto poeta, – e a eguale giusta ragione – chiama DI ACCAREZZARE I PAESI CON SGUARDO CLEMENTE E FRATERNO, con quel che ne consegue; che Angelo VERDEROSA cerca di tradurre in PRASSI progettuale attraverso gli INCONTRI DI ARCHITETTURA tenuti in ERRANZA tra i paesi del territorio; che Ago DELLA GATTA questa estate, tra le altre sue attività, HA TRADOTTO nelle bellissime serate culturali tra Compsa, Cairano e Conza; che Enzo MADDALONI traduce realizzando i suoi seminari di clowmeria donati ai Cairanesi, ai ragazzi di Aquilonia e da essi condivi.
Che i gruppi di IN LOCO MOTIVI , AMICI DELLA TERRA declinano, con le iniziative de IL TRENO DEL PAESAGGIO, condivise da un numero sempre crescente di persone; che Michele Ciasullo cerca di declinare con L’UNIVERSIT
À POPOLARE DELL’IRPINIA.
Potrei citare ulteriori esempi che portano tutti a un COMUNE, CONFUSO, talvolta CONFLITTUALE e ancora NEBULOSO tentativo di COSTRUZIONE di una DIVERSA MODALITÀ di vivere i nostri luoghi, da vivi non da “morti in vita” come tra l’altro splendidamente espresso da ELDA MARTINO nel post “SENTIMENTI PAESOLOGICI”. Ma credo che bastino a rendere l’idea di questo agire, rispetto a quanto ci chiedi.
Ed è per questo che ci sforziamo un po’ tutti, nel fuoco delle contraddizioni, dei fraintendimenti, – e anche delle maldicenze e dei “sentimenti freddi” - di definire questo nostro essere COMUNITÀ PROVVISORIA e di aggiustare le modalità del nostro “starvi dentro” , proprio al fine di avere un rapporto DA VIVI, VERO,con la realtà dei luoghi, che vadano in direzione ostinata e contraria rispetto all’atomizzazione, al cinismo, al loro sfruttamento selvaggio e/o al loro abbandono, contro la logica che vi presiede e che ELDA MARTINO declina in termini ALTI, MORALMENTE VIBRANTI, CON PIETÀ PER LE CREATURE e con indignazione verso la violenza - nei luoghi e sui luoghi - da parte dell’uomo atomizzato. Per questo rimando te e tutti a ri/leggere il suo post.

| Elda |
Museo dell’aria, ricognizione della collina del calvario a Cairano, ritrovare dei materiali archeologici di varie epoche, incontrarsi, operare un turismo della clemenza, fare compagnia ai paesi, portare altre persone in giro nei luoghi d’irpinia meno conosciuti, andare ad ascoltare il vento, stare insieme sotto un albero a ridere e a parlare, realizzazione di un museo provvisorio dell’archeologia, realizzazione di un documentario su cairano archeologica, laboratori di ricognizione, sistemazione del’area delle grotte, zappare, ripulire, innaffiare, aprire cantine, parlare con gli abitanti, installazioni artistiche permanenti e non, spettacoli teatrali in aree in disuso, servire ai tavoli, dormire cinque ore per notte, sistemare gli ospiti, scrivere post sul blog, difendere il formicoso, litigare, fare pace, discutere del senso della vita ( e della morte), una notte sul tetto dell’ospedale di bisaccia, una giornata a scampitella con nuovi amici della cp, seminario di paesologia a grottaminarda,stesura di carta archeologica per il parco, scaricare balle di fieno, trovare abitanti disposti ad aiutare, ballare la pizzica con paola…
devo continuare?

«La vita vista da dietro, dalla morte, si riduce a poche cose: una luce sul comodino, un barattolo di caffè, un maglione verde, le prime rose, una torta di compleanno, un solitario, le rondini che fanno avanti e indietro, una donna sconosciuta.
In 125 racconti, ironici e fulminanti, Franco Arminio ci dà il resoconto dei tanti modi di morire inviandoci cartoline da un posto sconosciuto, spedendoci di volta in volta un soffio impercettibile, una leggera pena, una vertigine, una sorpresa».

Parafrasando il recente libro di Franco Arminio, vi chiedo una cartolina dai vivi.


| Angelo |
Sant’angelo dei Lombardi / ieri mattina, mia figlia non ha preso lo zaino ma ha messo una tuta da lavoro e preso un barattolo di pittura. La scuola non ha soldi e i ragazzi hanno deciso di imbiancare a loro spese. ieri sera, la stessa classe era su facebook a commentare le foto fatte durante la mattinata.
Per un’aula avrei preferito il bianco. Dalle foto ho visto due pareti arancio, una bianca e una viola.

| Franco |
La cartolina di oggi è dalla commozione che mi prende quando vedo le immagini dei nostri paesi prima del terremoto. Non erano belli, c’era molta approssimazione urbanistica e le case nuove stridevano non poco con quelle vecchie, ma nell’insieme avevano, visti adesso, un senso di innocenza. E sembra che il terremoto e la ricostruzione siano stati uno stupro. Ecco, viviamo in luoghi stuprati, viviamo dentro un trauma.

| Salvatore |
“non c’è niente
perché tutto va in là;
la croce scivola
come fanciullino nella piena “*

la forza di questa terribile immagine haiku
mi dice che c’è ancora speranza, che la poesia “è” speranza; ne traggo forza …e son vivo.
E’ questa, oggi, la mia cartolina dai vivi.

*Paola Lovisolo - Da “Martello a calare” in Bollettino ’900 n.1-2 , 2007

| Fabio |
Il paese è un cane. Disteso a terra guarda verso nord, fa la guardia all’altopiano. Io vivo sulla schiena dove c’è una strada lunga e stretta: la costa. In realtà le strade sono due: via san rocco che sale verso la nuca e via Gramsci che finisce dove il paese attorciglia la coda.
D’inverno,quando la bora taglia la faccia, la costa resta sotto vento. Il paese sa tenere i reni al caldo. Sono i venti da sud che lacerano il sipario e impediscono la messinscena quotidiana.

| Enzo |
All’ora del caffè, oggi ho compreso: a casa mia non abita nessuno!

| Giovanni |
Il sole pallido cerca di contrastare il veneto gelido di tramontana, uomini stanchi cercano i suoi raggi come una pulce cerca un cane.

| Stefano |
Nei paesi non servono le telecamere di sorveglianza: ci sono gli sguardi curiosi, dietro i vetri, delle vecchiette, del vicino, del commerciante. Ma troppe case hanno i battenti sbarrati.

| Rocco |
Solo se circondato da amore, il malato riesce a superare anche l’imbarazzo del pudore che è consapevolezza di una certa disarmonìa tra il significato e le esigenze affettive della persona spirituale ed i suoi bisogni corporali che lo rendono vulnerabile.

| Enzo |
E’ passato di qui Tonino “Maradona”, che col suo nome è amante di un amore eterno. Il destino gli ha donato un male strano, un insulto muscolare, direi uno spasmo: sorride guardando in faccia gli uomini e vira al triste volgendosi alla terra.
Mi ha sorriso, lui che è ignara metafora del mondo!
Rispettando il suo amore e un suo sospiro, guardando in terra, gli ho risposto ancor: buon anno!.

Certo un dubbio … certo.
” Mast Ciapè: Buon Natale! ” …. ” Mbèeh! ”

Dedicato.
A mio padre, che quel giorno: vide, capì, tacque e sorrise!

| Michele |

“Chi paga rompe, e i cocci sono nostri”
(Lello Voce)


14 febbraio 2011 (ultima modifica 11 novembre)
Intersezioni ---> Urban blog

_______________________________________
Note:
1 Rebecca Solnit, Storia del camminare, Bruno Mondatori, Milano, 2002, p. XI

4 gennaio 2011

0007 [WIKIO] URBAN BLOG la classifica di gennaio e Mobilità Palermo

di Salvatore D'Agostino

Anteprima classifica URBAN BLOG mese di gennaio:

1.   [New]    06 blog.it 
2.   [New]    02 blog.it 
3.   [ -3]     Rosalio 
4.   [ +7]    Degrado Esquilino 
5.   [ -3]     Il blog di Marco Boschini 
6.   [ -1]     Roma fa schifo 
7.   [ -4]     Stop al consumo di territorio 
8.   [ -1]     Vigna Clara 
9.  [ +3]   CARTELLOPOLI (Anche se oscurato per Wikio il blog registra link in ingresso. Qui l'intervista di Wilfing Architettura e qui la proposta de 'Il post di Roma' Romano dell’Anno 2010: Massimiliano Tonelli). 
10.  [ -6]    Mobilita Palermo 
11.  [ +3]   Ciacci Magazine 
12.  [ -6]    Comuni virtuosi 
13.  [ -3]    Comunità provvisoria 
14.  [ -5]    Riprendiamoci Roma 
15.  [ -2]    Domenico Finiguerra 
16.  [ -8]    Michele Dotti 
17.  [ -1]    MALAROMA 
18.  [ +27] Migliora Torino! 
19.  [New]    Roma pedala 
20.  [ -5]    Bike Sharing Roma

20 dicembre 2010

0001 [URBAN BLOG] Cartellopoli

di Salvatore D'Agostino
  Media civico è una TAG non una definizione. La TAG è contenitore di diversi 'punti di vista'

Iniziamo la nostra indagine sugli URBAN BLOG, raccontando la storia del blog CARTELLOPOLI, inaugurato il 24 febbraio del 2010 e oscurato dalla magistratura l'1 dicembre 2010*.

In poco meno di un anno il blog ‘cartellopoli’ ha lottato contro il degrado visivo dilagante nella capitale, tanto che, il neologismo (cartellopoli) si è meritato l'osservazione da parte dagli studiosi della Treccani:
«Ecco chi sono i cittadini che si ritrovano in Rete e che scendono in strada per oscurare gli impianti-scempio».


Salvatore D'Agostino: Perché nasce Cartellopoli?

Cartellopoli: Cartellopoli nasce per dare visibilità allo scandaloso aumento di impianti pubblicitari legali e illegali che è avvenuto a Roma a partire dalla metà del 2009. Nasce come strumento per mettere insieme tutte le proteste, pubblicare le foto, fare da collettore di tutte le iniziative. Insomma, per dare una voce, per fare un po' da organo ufficiale "giornalistico" alla protesta che stava e sta montando ai quattro angoli della città.

Nei vostri post usate un linguaggio diretto, spesso oltre il limite dell’invettiva.
Definite le agenzie pubblicitarie con secchi sostantivi: mafiose, camorriste e ‘ndranghetiste.
Che sia chiaro, cartellopoli, non è un fenomeno di malavita d’esportazione, poiché sono stati ‘alcuni romani’ che hanno devastato in due anni il paesaggio urbano della capitale.
Qual è il loro potenziale giro d’affari?

Abbiamo sempre parlato di "mafia cartellonara" non per attaccare questa o quell'altra ditta in particolare, ma per descrivere un sistema che è gestito con logiche e con approcci criminali come ha più volte costatato anche la magistratura. Questo tra l'altro, in primis, danneggia le ditte stesse.
È difficile calcolare quale sia il giro d'affari dell'impiantistica pubblicitaria a Roma. Mi rendo conto di affermare cifre mirabolanti, ma ritengo che non ci si discosti molto dai 500milioni di euro annui.


I cartellonari romani pur di creare un nuovo spazio pubblicitario non si sono preoccupati di abbattere alberi, coprire tabelle dell’autobus o metropolitana, recingere parchi, occupare strade ciclabili, ostruire passaggi per disabili, mettersi a fianco di monumenti importati.
Non solo, si sono inventati spazi pubblicitari 'socialmente utili' come: orologi, segnali delle vie o parcheggi, parapedonali anche se non necessari ed infine l’uso dei tetti delle edicole.
Cerchiamo di essere onesti, questi nei bar di Roma, sono dei simpatici mattacchioni.
Gli amati Cesaroni che ne fanno di tutti i colori in barba alle regole.
Siamo a Roma non a Parigi?

È il problema, il vero cancro che sta distruggendo questa città: la mancanza di condanna sociale. La mancanza di ingegno civico. Dato il presupposto che della città e del suo decoro non interessa nulla a nessuno, sono troppo poche le persone disposte a indignarsi, a parlare dei furbetti in termini di gente che danneggia la città e non di 'ganzi' che riescono a fare un sacco di quattrini. I blog nascono per sensibilizzare la cittadinanza, per aprirgli gli occhi. Ecco perché danno fastidio, visto che questo 'lavoro' non lo fa nessuno: non lo fa la famiglia, non lo fa la scuola, non lo fa la stampa.

«L’appassionata analisi di Pasolini, vecchia di oltre trent’anni, andrebbe rovesciata: non sono le borgate che si stanno imborghesendo, ma è la borghesia che si sta (se così si può dire) “imborgatando”. Al di là dell’esperienza biografica di pochi individui sbrancati, o dell’arroganza esibizionistica di qualche ricco che gioca al sottoproletario (“se hai dei soldi, una bella macchina e un po’ di cocaina, puoi scopare chiunque” è un motto del carcere ammirato e condiviso da Fabrizio Corona) – al di là dei casi singoli, vige un’effettiva solidarietà strutturale: nel continuum indifferenziato di chi il mondo non sa più vederlo intero, è l’ideologia di quelli che una volta si chiamavano gli esclusi (i lumpen, i sub-culturali) a risultare egemone
»1.
Secondo lo scrittore Walter Siti, per i romani non vi è differenza alcuna tra ‘furbetti e ganzi’, poiché sono un ‘continuum indifferenziato’.
Il fondo, il borgataro, non ha nessuna intenzione (forse non sa come fare) di rimettere in discussione la sua identità.
Non credi che la vostra lotta contro questa peculiarità becera e distruttiva - dell’identità romana - sia persa in partenza?

Tutte le citazioni sono pertinenti, ma la battaglia nonostante ciò può essere non so se vinta, ma senz'altro vale la pena di essere combattuta. Perché una strada c'è, ed è quella, semplice semplice, serve aprire gli occhi alla gente. Lo abbiamo notato, non solo noi, ma tutti i blog e i comitati che si occupano di combattere il degrado: lo schifo che ammanta le nostre città non è più "visto" da nessuno. Non se ne accorgono, non lo vedono proprio. E lo scopri quando racconti a qualcuno, per esempio appunto, la storia dei cartelloni, che gli spieghi che in altre città non ci sono, che gli fai notare la quantità, le mille tipologie diverse che creano disordine, che squalificano il panorama urbano e lo skyline della città, che oscurano la segnaletica. La gente cambia prospettiva, riesce a focalizzare ciò che prima semplicemente non propriamente "ignorava", ma proprio "non vedeva". I nostri cari amministratori sono stati geniali nel farci assuefare al degrado urbano, siamo come anestetizzati: la battaglia è quella di svegliare le persone, aprire loro gli occhi, urlare nelle loro orecchie "perché accettate di vivere nei sistemi urbani più sciatti d'Europa?". 
Questa può essere una strada. Se imboccata tutto il resto del percorso dovrebbe essere in discesa: grazie al passaparola si diventerà in tanti a richiedere un certo tipo di risposte e quando si è in tanti e si spostano tanti voti, buona ultima, arriva anche la grande stampa e la politica. E a quel punto è fatta.


In un post del 4 agosto scrivevate: «Gli step sono i seguenti: piccoli movimenti popolari > un blog > azioni civiche di piccolo sabotaggio > l'attenzione della stampa locale > l'attenzione della stampa nazionale > l'attenzione delle tv > l'attenzione dei grandi programmi di inchiesta > il lavoro della magistratura > la punizione dei responsabili».2

Effettivamente il 1 dicembre 2010 la magistratura si è attivata, ma contrariamente alle vostre previsioni, ha oscurato il vostro blog.
Perché?

La Magistratura ha ritenuto opportuno sequestrare Cartellopoli per "istigazione a delinquere". È stato sufficiente pubblicare -accogliendole con entusiasmo- le foto dei cartelloni "danneggiati" (delle semplici scritte
«ABUSIVO» o «BASTA CARTELLONI») per venire trattati come pericolosi terroristi. È curioso, vi sono decine di denunzie contro gli scempi e i danneggiamenti -questa volta reali- dei cartellonari e nessuna va avanti. Quando si tratta di tappare la bocca ai cittadini arrabbiati per colpa di una depredazione urbana che non ha eguali al mondo, bastano 10 giorni per sequestrare un blog.
Si tratta di un episodio di una gravità inaudita.

Penso proprio di sì.
Escludendo gli Urban Blog, quali sono state le reazioni dell'informazione ufficiale e della politica?

Ci sono stati molti comunicati da parte di politici locali, consiglieri comunali e municipali, addirittura presidenti di municipio. Certo, sempre troppo poco ma è qualcosa. In questo link si trova tutta la documentazione relativa alla rassegna stampa oltre alla nostra raccolta fondi.



Che intendete fare? 

Chiedere tramite un avvocato -che va pagato, ecco la raccolta fondi- il dissequestro del sito. Speriamo di poterlo ottenere quanto prima e di spiegare al GIP che quello che ha disposto non è giusto.

Quali sono i tempi giuridici?

Speriamo di riavere cartellopoli all'inizio del 2011.

Non avete mai pensato di riaprire il blog in qualche luogo/provider 'Web' fuori dalla giurisdizione italiana?

No. Perché mai dobbiamo scappare, lavoriamo per far si che fuori dai confini italiani vadano a finire i tanti disonesti che rendono la nostra città un luogo osceno, non di certo noi che lavoriamo per il bene comune. Sarebbe una sconfitta.

A che cosa può servire un URBAN BLOG?

Mi ripeto, a due cose:
  • ad aprire gli occhi alla gente, a fargli capire che quello che ci circonda, che la sciatteria, il pressappochismo, la sporcizia, il degrado ad ogni livello non è una cosa normale e non è una cosa che esiste dovunque;
  • a sollecitare il 'lavoro' dell'amministrazione orientando, suggerendo, facendo pressioni. Una sorta di lobby civica in positivo, che spinge la politica verso decisioni di qualità.
Coraggio e in bocca a lupo.


20 dicembre 2010 (ultima modifica 11 novembre 2011)

Intersezioni ---> Urban blog

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Note:
*
Qui per iniziare a capire cos'è successo.
1 Walter Siti, Il contagio, Mondadori, Milano, 2008, p. 234. Qui l'intervista di WA.
2 Redazionale, Tg5 !!!, Blog Cartellopoli,4 agosto 2010.

3 dicembre 2010

0006 [WIKIO] URBAN BLOG la classifica di dicembre inizia l'inchiesta

di Salvatore D'Agostino

Anteprima classifica URBAN BLOG mese di dicembre:

1. [=]           Rosalio
2. [=]           Il blog di Marco Boschini
3. [=]           Stop al consumo di territorio
4. [ +1]     Mobilita Palermo
5. [ -1]      Roma fa schifo
6. [ +3]     Comuni virtuosi
7. [New]      Vignaclarablog
8. [ +4]     Michele Dotti
9. [ -1]      Riprendiamoci Roma
10. [ -2]    Comunità provvisoria
11. [ -5]    Degrado Esquilino
12. [ +22] CARTELLOPOLI (oscurato due giorni fa qui per saperne di più)

[Aggiornamenti il blog Migliora Torino mi scrive che ha dovuto cancellare il suo post, ovvero il link da me suggerito ieri 3 dicembre. Ricordo che CARTELLOPOLI non era gestito da sprovveduti del web, per capire la vicenda vi segnalo altri link: Il post di RomaRiprendiamoci Roma06blogMigliora RomaBasta cartelloniromatodayGiornalettismoTuscolanaeurDegrado EsquilinoRoma fa schifoMala RomaDegrado Esquilino]
13. [ +7]   Domenico Finiguerra
14. [ +7]   Ciacci Magazine
15. [ -1]    Bike sharing Roma
16. [ +1]   Malaroma
17. [
- 3]   Lunedi sostenibili
18. [=]         Degrado ApriliaNo
19. [=]         SpeziaPolis
20. [ +18] PRO PUP ROMA


Classifica mesi precedenti ottobre e novembre

Per conoscere i dettagli di questa classifica leggi: 0001 [WIKIO] Un colloquio con i responsabili dell'aggregatore dei blog WIKIO.

Vi confesso che non è facile scovare nella rete italiana i blog urbani. Per questo motivo v’invito a segnalarmi i blog non in elenco, poiché più che una classifica vorrei costituire un inventario delle realtà attive in Italia.

Come annunciato a breve troverete i primi approfondimenti. Sarà un'inchiesta leggermente diversa da MONDOBLOG dedicata ai blog di architettura. A tal proposito, potete trovare un’anticipazione leggendo una vecchia intervista  a Domenico Finiguerra un politico, nonché blogger, con un forte senso urbano non biecamente affaristico.

In questi due mesi (v’invito a contattarmi) ho avuto modo di discutere - informalmente - con Comunità Provvisoria, LUA, Degrado Esquilino, Carlo Infante, Città in rete, Marco Boschini, Comuni virtuosi, Mobilità Palermo, Riprendiamoci Roma, Amo Palermo e Malaroma.

Vi segnalo un'idea interessante l'Urban Genome Project (su facebook) un lavoro di ricerca iniziato dall'editore e curatore di Joseph Grima e artista Pedro Reyes in collaborazione con il collettivo Pase Usted e Salottobuono.
Il loro obiettivo è creare una piattaforma dove gli utenti di tutto il mondo possono accedere alle idee e migliorare il loro ambiente urbano locale.


Wilfing Architettura cercherà di raccontare le vostre esperienze, spetterà a voi osservarle, usarle e ampliarle.
Dopo vent’anni di viaggi virtuali abbiamo bisogno di abitare decentemente le nostre piccole comunità.
Anche per semplici ‘reali’
camminate.

3 dicembre 2010 (ultima modifica 20 dicembre)
Intersezioni --->WIKIO
Come usare WA---------------------    -------------------------------------------------------Cos'è WA

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P.S.: v'invito ad andare oltre i meccanismi della classifica.

4 novembre 2010

0005 [WIKIO] URBAN BLOG la classifica di novembre e la rete reale civica

di Salvatore D'Agostino

Anteprima classifica URBAN BLOG mese di novembre:

1.   [=]        Rosalio
2.   [New]   Il blog di Marco Boschini
3.   [ +2]  Stop al consumo di territorio 
4.   [New]   Roma fa schifo 
5.   [New]   Mobilita Palermo
6.   [ -4]   Degrado Esquilino 
7.   [New]   Riprendiamoci Roma 
8.   [ -5]   Comunità provvisoria
9.   [ -1]   Comuni virtuosi
10. [ -6]   Coordinamento Palermo Ciclabile
11. [New  Bike sharing Roma
12. [New]   Michele Dotti
13. [New]   Snark space making
14. [New]   Lunedi sostenibili
15. [ -9]   Badilibadola
16. [ -2]   Amo Palermo
17. [New  Malaroma
18. [New]   Degrado ApriliaNo
19. [New]   SpeziaPolis
20. [New]   Domenico Finiguerra



Per Umberto Eco i nemici dell’Italia siamo noi stessi: i pisani contro i lucchesi, i lucchesi contro i fiorentini, i veneziani contro i milanesi. 
Una caratteristica che si nota anche nelle nostre interazioni sociali attraverso il Web.
In un recente studio sull’analisi delle relazioni dei link, è emerso:
«Particolarmente interessante è il caso italiano, che appare molto isolato, rinchiuso in se stesso, sostanzialmente disinteressato rispetto all’agenda dell’Unione e pesantemente incline alle opinioni personali piuttosto che alle analisi politiche».
Abbiamo trasposto nel Web la nostra abitudine a coltivare i nemici all’interno delle nostre mura.
Personalmente più mi relaziono con ‘gli italiani connessi’, più sento il bisogno di migliorare - concretamente - il mio piccolo mondo.
Questo monitoraggio sugli Urban Blog non serve per capire la profondità civile dei nostri umori in rete.
«Ora invece ci si appropria con un oltranzismo sconsiderato dell’idea di valorizzazione e di meritocrazia, facendone un uso aberrante per cui basta essere un attentatore suicida per diventare martire, oppure capire il funzionamento del logaritmo dei motori di ricerca per diventare degni di passare alla posterità. Nel primo caso il nudo fatto prende il posto della lunga esperienza in cui si matura il punto di arrivo del martirio: nell’attentato suicida il miracolo il trauma combaciano perfettamente l‘uno con l’altro, ma esso non ha più niente che fare cibo l’inchiostro dei sapienti a cui una lunga tradizione paragonava la shahāda. Nel secondo caso si stabiliscono classifiche e canoni demenziali, abilmente manipolati, con cui, attraverso l’introduzione di tutta una serie di vecchie parole riabilitate, ma adoperate in modo tendenzioso e iniquo, come reputation, authority, pertinency, relevance, rank, impact, scrutiny e simili, possono essere schedati e valutati tutti gli abitanti del globo in tutti gli aspetti della loro vita quotidiana, economica, ricreativa, turistica, intellettuale, spirituale e perfino intima. (p.125) 
[…] 
La nuova “classe pericolosa” non sarà quella che restaurerà la possibilità dell’azione, impresa impossibile, ma quella che, attraverso la comunicazione, sarà padrona del wuwei, del non –agire. (p. 136)». (Mario Perniola)1
Il monito del filosofo Mario Perniola ci serve, per non perdere tempo sui meccanismi di una possibile classifica, ma per iniziare a domandarci: come possiamo costruire dei sensori attivi sul territorio, per migliorare la nostra qualità di vita sociale o se volete la rete reale civica? 

Come avevo scritto, presto su questo tema Wilfing Architettura aprirà un approfondimento (qui un inizio). 

4 novembre 2010
Intersezioni --->WIKIO

Come usare WA----------------------------------------------------------------------------Cos'è WA
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Note:


1 Mario Perniola, Miracoli e traumi della comunicazione, Einaudi, Torino, 2009