di Salvatore D’Agostino
Prima di questo tweet:
non conoscevo il blog corpodellecose di Luciano Marabello. Un heresphere possente come scrive Hassan Bogdan Pautàs l’ho subito disturbato con po’ di mail.
![]() |
| qui |
![]() |
| qui |
«Di fatto, noi oggi non abbiamo più a che fare con la blogosfera, per come la intendevamo alcuni anni fa. Noi oggi abbiamo a che fare con quella che Salvatore D’Agostino giustamente definisce Quisfera (Heresphere): è un luogo più ampio, che comprende sia il social web sia i blog, in cui il cittadino comincia a riappropriarsi di se stesso, a partire dalla sfera emotiva ed affettiva (Facebook, ma non solo), per poi farsi in alcuni casi vero e proprio medium civico (Twitter e i blog, ma non solo); il cittadino non si limita più a consumare cultura di massa dall’alto, principalmente attraverso la cattiva maestra televisiva; il cittadino ricomincia a produrne in proprio, di cultura, dal basso, all’interno di vere e proprie nicchie underground, diventando una sorta di disintermediario georeferenziato di se stesso».
«L’equivoco è che la “cultura di massa” - veicolata dai mass media (cinema, tv, discografia, fumetti) - non per forza dev’essere consumata da grandi masse: rientra in quella definizione anche un disco rivolto a una minoranza di ascoltatori, o un particolare genere di cinema apprezzato in una nicchia underground. Oggi la stragrande maggioranza dei prodotti culturali non è di massa: viviamo in un mondo di infinite nicchie e sottogeneri. Il mainstream generalista e “nazionalpopolare” è meno importante di quanto fosse un tempo, e continuerà a ridimensionarsi». Wu Ming1Ho deciso di cambiare il titolo al reportage URBAN BLOG2 in MEDIA CIVICO.
«Qualsiasi uso di qualsiasi tecnologia ai fini di aumentare l'impegno civico e la partecipazione pubblica, consentendo lo scambio d’informazioni significative, favorendo la connettività sociale, la costruzione di prospettive critiche, assicurando trasparenza e responsabilità o il rafforzamento della mediazione del cittadino».
«Tra Gé e Ctòn vi è un'opposizione sistematica: la prima riferisce alla Terra come qualcosa di evidente cioè chiaro, superficiale, disposto secondo l'andamento orizzontale; la seconda, all'opposto, implica l'invisibilità cioè l'oscurità, l’interno e non l’esterno, la profondità e la verticalità e non l’orizzontalità. La geografia è la descrizione che corrisponde al primo modo, che è appunto quello della visione speculare. Non si tratta perciò dell’unico modo possibile, e nemmeno del più antico di cui si abbia memoria»1. (Franco Farinelli)
