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20 dicembre 2010

0001 [URBAN BLOG] Cartellopoli

di Salvatore D'Agostino
  Media civico è una TAG non una definizione. La TAG è contenitore di diversi 'punti di vista'

Iniziamo la nostra indagine sugli URBAN BLOG, raccontando la storia del blog CARTELLOPOLI, inaugurato il 24 febbraio del 2010 e oscurato dalla magistratura l'1 dicembre 2010*.

In poco meno di un anno il blog ‘cartellopoli’ ha lottato contro il degrado visivo dilagante nella capitale, tanto che, il neologismo (cartellopoli) si è meritato l'osservazione da parte dagli studiosi della Treccani:
«Ecco chi sono i cittadini che si ritrovano in Rete e che scendono in strada per oscurare gli impianti-scempio».


Salvatore D'Agostino: Perché nasce Cartellopoli?

Cartellopoli: Cartellopoli nasce per dare visibilità allo scandaloso aumento di impianti pubblicitari legali e illegali che è avvenuto a Roma a partire dalla metà del 2009. Nasce come strumento per mettere insieme tutte le proteste, pubblicare le foto, fare da collettore di tutte le iniziative. Insomma, per dare una voce, per fare un po' da organo ufficiale "giornalistico" alla protesta che stava e sta montando ai quattro angoli della città.

Nei vostri post usate un linguaggio diretto, spesso oltre il limite dell’invettiva.
Definite le agenzie pubblicitarie con secchi sostantivi: mafiose, camorriste e ‘ndranghetiste.
Che sia chiaro, cartellopoli, non è un fenomeno di malavita d’esportazione, poiché sono stati ‘alcuni romani’ che hanno devastato in due anni il paesaggio urbano della capitale.
Qual è il loro potenziale giro d’affari?

Abbiamo sempre parlato di "mafia cartellonara" non per attaccare questa o quell'altra ditta in particolare, ma per descrivere un sistema che è gestito con logiche e con approcci criminali come ha più volte costatato anche la magistratura. Questo tra l'altro, in primis, danneggia le ditte stesse.
È difficile calcolare quale sia il giro d'affari dell'impiantistica pubblicitaria a Roma. Mi rendo conto di affermare cifre mirabolanti, ma ritengo che non ci si discosti molto dai 500milioni di euro annui.


I cartellonari romani pur di creare un nuovo spazio pubblicitario non si sono preoccupati di abbattere alberi, coprire tabelle dell’autobus o metropolitana, recingere parchi, occupare strade ciclabili, ostruire passaggi per disabili, mettersi a fianco di monumenti importati.
Non solo, si sono inventati spazi pubblicitari 'socialmente utili' come: orologi, segnali delle vie o parcheggi, parapedonali anche se non necessari ed infine l’uso dei tetti delle edicole.
Cerchiamo di essere onesti, questi nei bar di Roma, sono dei simpatici mattacchioni.
Gli amati Cesaroni che ne fanno di tutti i colori in barba alle regole.
Siamo a Roma non a Parigi?

È il problema, il vero cancro che sta distruggendo questa città: la mancanza di condanna sociale. La mancanza di ingegno civico. Dato il presupposto che della città e del suo decoro non interessa nulla a nessuno, sono troppo poche le persone disposte a indignarsi, a parlare dei furbetti in termini di gente che danneggia la città e non di 'ganzi' che riescono a fare un sacco di quattrini. I blog nascono per sensibilizzare la cittadinanza, per aprirgli gli occhi. Ecco perché danno fastidio, visto che questo 'lavoro' non lo fa nessuno: non lo fa la famiglia, non lo fa la scuola, non lo fa la stampa.

«L’appassionata analisi di Pasolini, vecchia di oltre trent’anni, andrebbe rovesciata: non sono le borgate che si stanno imborghesendo, ma è la borghesia che si sta (se così si può dire) “imborgatando”. Al di là dell’esperienza biografica di pochi individui sbrancati, o dell’arroganza esibizionistica di qualche ricco che gioca al sottoproletario (“se hai dei soldi, una bella macchina e un po’ di cocaina, puoi scopare chiunque” è un motto del carcere ammirato e condiviso da Fabrizio Corona) – al di là dei casi singoli, vige un’effettiva solidarietà strutturale: nel continuum indifferenziato di chi il mondo non sa più vederlo intero, è l’ideologia di quelli che una volta si chiamavano gli esclusi (i lumpen, i sub-culturali) a risultare egemone
»1.
Secondo lo scrittore Walter Siti, per i romani non vi è differenza alcuna tra ‘furbetti e ganzi’, poiché sono un ‘continuum indifferenziato’.
Il fondo, il borgataro, non ha nessuna intenzione (forse non sa come fare) di rimettere in discussione la sua identità.
Non credi che la vostra lotta contro questa peculiarità becera e distruttiva - dell’identità romana - sia persa in partenza?

Tutte le citazioni sono pertinenti, ma la battaglia nonostante ciò può essere non so se vinta, ma senz'altro vale la pena di essere combattuta. Perché una strada c'è, ed è quella, semplice semplice, serve aprire gli occhi alla gente. Lo abbiamo notato, non solo noi, ma tutti i blog e i comitati che si occupano di combattere il degrado: lo schifo che ammanta le nostre città non è più "visto" da nessuno. Non se ne accorgono, non lo vedono proprio. E lo scopri quando racconti a qualcuno, per esempio appunto, la storia dei cartelloni, che gli spieghi che in altre città non ci sono, che gli fai notare la quantità, le mille tipologie diverse che creano disordine, che squalificano il panorama urbano e lo skyline della città, che oscurano la segnaletica. La gente cambia prospettiva, riesce a focalizzare ciò che prima semplicemente non propriamente "ignorava", ma proprio "non vedeva". I nostri cari amministratori sono stati geniali nel farci assuefare al degrado urbano, siamo come anestetizzati: la battaglia è quella di svegliare le persone, aprire loro gli occhi, urlare nelle loro orecchie "perché accettate di vivere nei sistemi urbani più sciatti d'Europa?". 
Questa può essere una strada. Se imboccata tutto il resto del percorso dovrebbe essere in discesa: grazie al passaparola si diventerà in tanti a richiedere un certo tipo di risposte e quando si è in tanti e si spostano tanti voti, buona ultima, arriva anche la grande stampa e la politica. E a quel punto è fatta.


In un post del 4 agosto scrivevate: «Gli step sono i seguenti: piccoli movimenti popolari > un blog > azioni civiche di piccolo sabotaggio > l'attenzione della stampa locale > l'attenzione della stampa nazionale > l'attenzione delle tv > l'attenzione dei grandi programmi di inchiesta > il lavoro della magistratura > la punizione dei responsabili».2

Effettivamente il 1 dicembre 2010 la magistratura si è attivata, ma contrariamente alle vostre previsioni, ha oscurato il vostro blog.
Perché?

La Magistratura ha ritenuto opportuno sequestrare Cartellopoli per "istigazione a delinquere". È stato sufficiente pubblicare -accogliendole con entusiasmo- le foto dei cartelloni "danneggiati" (delle semplici scritte
«ABUSIVO» o «BASTA CARTELLONI») per venire trattati come pericolosi terroristi. È curioso, vi sono decine di denunzie contro gli scempi e i danneggiamenti -questa volta reali- dei cartellonari e nessuna va avanti. Quando si tratta di tappare la bocca ai cittadini arrabbiati per colpa di una depredazione urbana che non ha eguali al mondo, bastano 10 giorni per sequestrare un blog.
Si tratta di un episodio di una gravità inaudita.

Penso proprio di sì.
Escludendo gli Urban Blog, quali sono state le reazioni dell'informazione ufficiale e della politica?

Ci sono stati molti comunicati da parte di politici locali, consiglieri comunali e municipali, addirittura presidenti di municipio. Certo, sempre troppo poco ma è qualcosa. In questo link si trova tutta la documentazione relativa alla rassegna stampa oltre alla nostra raccolta fondi.



Che intendete fare? 

Chiedere tramite un avvocato -che va pagato, ecco la raccolta fondi- il dissequestro del sito. Speriamo di poterlo ottenere quanto prima e di spiegare al GIP che quello che ha disposto non è giusto.

Quali sono i tempi giuridici?

Speriamo di riavere cartellopoli all'inizio del 2011.

Non avete mai pensato di riaprire il blog in qualche luogo/provider 'Web' fuori dalla giurisdizione italiana?

No. Perché mai dobbiamo scappare, lavoriamo per far si che fuori dai confini italiani vadano a finire i tanti disonesti che rendono la nostra città un luogo osceno, non di certo noi che lavoriamo per il bene comune. Sarebbe una sconfitta.

A che cosa può servire un URBAN BLOG?

Mi ripeto, a due cose:
  • ad aprire gli occhi alla gente, a fargli capire che quello che ci circonda, che la sciatteria, il pressappochismo, la sporcizia, il degrado ad ogni livello non è una cosa normale e non è una cosa che esiste dovunque;
  • a sollecitare il 'lavoro' dell'amministrazione orientando, suggerendo, facendo pressioni. Una sorta di lobby civica in positivo, che spinge la politica verso decisioni di qualità.
Coraggio e in bocca a lupo.


20 dicembre 2010 (ultima modifica 11 novembre 2011)

Intersezioni ---> Urban blog

_______________________________________
Note:
*
Qui per iniziare a capire cos'è successo.
1 Walter Siti, Il contagio, Mondadori, Milano, 2008, p. 234. Qui l'intervista di WA.
2 Redazionale, Tg5 !!!, Blog Cartellopoli,4 agosto 2010.

19 commenti:

  1. Che l'italiano medio sia assuefatto allo schifo è proprio vero.

    Noi da Torino combattiamo la stessa battaglia contro il degrado, ma è dura. Siamo pochi. Isolati.

    Speriamo che davvero i cosiddetti "urban blog" servano per scrollare un po' le coscienze civili dei nostri concittadini.

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  2. Complimenti a Salvatore D'Agostino per il pezzo, e naturalmente a Cartellopoli. Aggiungerei alla dose di morfina quotidiana il centro, il paradigma, l'arcano maggiore sotteso all'apparenza borgatara del fenomeno, tutt'altro che ingenua: l'orrore orwelliano di costosi e musicali e scintillanti schermi che attingono ogni spazio della Stazione Termini. E lo riempiono di suoni e di immagini commerciali, come in Blade Runner. Non mi risultano proteste (nemmeno quando gli studenti si son messi a bloccare i treni dei pendolari, eppure mica serve tanto per fare due più due... ma forse protestano perché non insegnano loro nemmeno a fare i conti). Vale la pena fare una passeggiata colà, magari con una telecamera o una macchina fotografica o un registratore, e osservare le persone che girano come zombi incantati dai video e dai jingle mentre aspettano il treno, o solo passano. Fordismo dell'immagine che domina, evita a chi entra nella sua sfera di pensare, o meglio, semplicemente di essere presente nello spazio fisico, e mentre lo risucchia nella dimensione segnica ne spreme produzione di desiderio anche nei minuti di attesa.

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  3. Si parla sempre poco della pubblicità che "incerotta" interi palazzi del centro di roma,con la scusa della ristrutturazione si "incerottano"interi palazzi con pubblicità di ogni genere.Due segnalazioni passate sono palazzo venezia e San Pietro.Lì i "cerotti" hanno campeggiato per un anno,adesso che sono stati tolti si può notare che non sono stati restaurati i palazzi,quindi le impalcature stavano lì solo per la pubblicità.In questo momento basta andare in Largo Chigi ed in corso Vittorio Emanuele || per vedere due palazzi completamente "incerottati"!Grazie.

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  4. ---> Migliora Torino,
    siamo all’anno zero degli URBAN BLOG.
    Dopo 20 anni dall’invenzione d’internet, forse stiamo capendo come utilizzare una pagina bianca (ipertestuale) - che sul Web diventa automaticamente ‘MEDIA’ - per osservare e migliorare la nostra vita reale.
    Se vuoi uno strano paradosso, poiché, ci siamo stancati di una vita virtuale che non collima con la vita reale.
    Quindi,
    coraggio non desistete.
    Buon tutto,
    Salvatore D’Agostino

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  5. ---> Stefano Serafini,
    serve il tuo punto di vista.
    Gli URBAN BLOG hanno una peculiarità.
    Non amano le lagne e fanno cose concrete.
    Ecco! Non sono dei cri cri alla Grillo che amano raccogliere migliaia di commenti ‘inani’.
    Offrono un contenitore per cambiare concretamente il nostro intorno civico.
    Quindi,
    come dicevo: ‘serve il tuo impegno’.
    Non è più il tempo di delegare agli altri le proprie responsabilità di ‘cittadino’ attivo.
    Prendi la tua telecamera e filma ciò che reputi ‘sbagliato’ e invia a cartellopoli [at] gmail .com il materiale.
    O se vuoi ad altri urban blog, saranno ben lieti di sapere che non sono soli a condurre questa battaglia.
    Serve cambiare l’identità becera dell’italiano.

    Buon tutto,
    Salvatore D’Agostino

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  6. ---> Maxi Roma,
    bisogna essere concreti.
    Quindi, servono delle fotografie per documentare quello che dici.
    Un classico gioco del prima e dopo.
    Quindi, prendi la macchina fotografica e comincia a documentare questa ‘furbizia’ che degrada non solo la città, ma l’anima della gente che ama semplicemente camminare.
    Come dicevo nel commento precedente, invia il tuo materiale a uno dei tanti URBAN BLOG romani e partecipa concretamente alle loro iniziative.
    Non restiamo chiusi nelle nostre case difesi da un nickname.
    Cerchiamo d’essere cittadini attivi.
    Buon tutto,
    Salvatore D’Agostino

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  7. un'altra storia di "abusivismo" spesso legalizzato ma sempre incessantemente tollerato, per negligenza o peggio per conivenza.
    speso ancora la negligenza non è altro che un alibi
    eclatante il cartellone posto di fronte al MAXXi in via guido reni
    l'architettura più importante di roma dell'ultimo mezzo secolo (ho detto un periodo indicativo...) non può essere fotografata (almeno da certe prospettieve e distanze) senza inquadrare una pubblicità sui pannolini o altro
    sull'argomento segnalo che il PD della sezione Parioli a giugno raccoglievano firme, anche se non so che fine hanno fatto

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  8. Non posso che ricordare una famosa ricerca condotta dal John Hopkins University nel lontano 1882. Alcuni ricercatori americani notarono che lanciando una rana in una pentola di acqua bollente, questa saltava fuori salvandosi la vita. Al contrario, mettendo la rana in una pentola di acqua fredda e riscaldando la pentola lentamente ma in modo costante, la rana moriva bollita...
    E' stato dimostrato che il sistema nervoso dell'uomo è fatto nello stesso modo delle rane, e probabilmente anche il suo pensiero.
    Questo spiega l'abitudine allo squallore, (o ad un governo...) senza che questo provochi alcuna perturbazione anche solo emotiva alle persone...
    Per cui probabilmente un romano che si sveglia la mattina e vede montare l'ennesimo cartello, penserà, come la rana: "beh... è solo un cartello in più...".

    Complimenti al blog e al vostro "lavoro sporco". Fondamentale a dir poco per una società migliore.

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  9. ---> Giulio,
    leggendo i vecchi post di Cartellopoli (per fortuna i reader conservano la memoria) la raccolta firma è andata bene.
    Da uomo del sud dico che qui c’è anche una certa attitudine del ‘cittadino meridionale’ a non vedere il degrado che lo circonda. Siamo impegnati a difenderci.
    Non sono più tempi di resistere, resistere, resistere.
    Serve creare, fare e agire.

    Buon tutto,
    Salvatore D’Agostino

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  10. ---> FIL,
    perfetto il tuo aneddoto.
    Girerò i complimenti ai gestori di ‘Cartellopoli’ e ai tanti URBAN BLOG romani.

    Buon tutto,
    Salvatore D’Agostino

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  11. Caro Salvatore D'Agostino,

    giusto, se imparo a fotografare realizzerò il progetto di un documentario sulla Stazione Termini stazione segnica deprivante, buco nero di realtà, altrimenti mi porto appresso un amico con obiettivo abile - va in fila, tra gli impegni civili programmati. Ma mi premeva esprimere il concetto, contributo maggiore di qualsiasi altra aggiunta mediatica. Il problema cioè non consiste nella mafiosità del cartellone abusivo, ma nella mafiosità intrinseca di qualunque cartellone (e denuncia mediatica). Se per Cartellopoli ad es. andasse bene il cartellone secundum legem, quasi una misura tollerabile esistesse, io dico che è meglio la città sepolta dai cartelli, voglio Armani sulla Cupola di S. Pietro, a far vedere quello che non si vede quando Armani incombe sulla fermata dell'autobus. La mafia è la logica segnica che sequestra il reale, e lo rovescia schiacciando gli umani, la loro endocrinologia, il loro spazio, il loro corpo. E' il motivo per cui il Gruppo Salingaros fa trasalire gli architetti che ci scambiano per "conservatori". Eh no, è solo la lezione appresa da Debord e Baudrillard e Foucault e Girard e Husserl e Florenskij e Berdjaev e Alexander (e naturalmente Salingaros e tanti altri e).

    Ciao

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  12. Stefano Serafini,
    aspetto il tuo reportage.
    Una raccomandazione non confondiamo le basiche azioni civiche con le idee ‘politiche/religiose’.
    Cartellopoli ha una funzione specifica e si pone al di fuori delle idee politiche.
    Pensa, semplicemente che si stia facendo un abuso e attraverso il ‘media’ blog cerca di denunciarlo.
    Non solo, pensa che ci sia una cattiva abitudine da parte dei ‘romani’ nel delegare ad altri il proprio senso civico.
    Quindi, sono ben accette le lezioni dei pensatori che hai elencato, ma come ogni pensatore ‘intelligente’ fa, la sua idea cerca di mettere in corto circuito le altre idee, nel tentativo di accrescere la nostra conoscenza e non di creare proseliti o farsi religione.

    Ma in questo il discorso è un po’ più terra, terra.

    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  13. Mah... religione, poi... lasciamo perdere. E retorica sul senso civico... nel 2010 degli schiavi perfetti... Non è desiderio di proselitismo, né mancanza di rispetto delle idee altrui (magari!)... ma chiudo - terra terra - con un appunto, perché i compiti li ho fatti, e ho scoperto che: fotografare e riprendere nelle stazioni ferroviarie è proibito per legge. E poi ci si mette anche la normativa sulla privacy (utilissima, nel mondo del controllo totale), quindi niente foto alle persone, alle espressioni, agli occhi persi. Vedi, si deve proprio ragionare e raccontare per sconfiggere il mondo dell'immagine sintetica. Però non mi sono arreso, anzi se ci sono idee...

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  14. attenzione che l'abuso e il degrado tendono ad esprimersi e a proliferare nelle sue forme più striscianti proprio nella veste mascherata della legalità (esattamente come nel caso della rana) di cui si serve il potere esecutivo che di volta in volta abbandona la spugna e condona e deroga abusando delle garanzie che la legge stessa gli consente

    non è un caso se roma è ormai all'80% una citta abusiva, costruita, laddove non per interi quartieri "spontanei", grazie alle deroghe permanenti, accordi di programma concessi non per pubblica utilità (servizi, terziario, aree pubbluche, scule, musei, lughi di culto), ma per privato interesse (case, case, case)

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  15. La battaglia per il senso civico, per quanto sia destinata a portare ad una sonora sconfitta (e lo sa la mia pelle) deve essere portata avanti: a volte una sconfitta porta molti più danni all'aggressore (che in questo caso sono le amministrazioni) che a chi la battaglia l'ha perduta (che in questo caso è il blog di Cartellopoli)! Poi, come mi ripeto spesso, è importante, fondamentale, agire sulla coscienza del prossimo! Che si possa "migliorare" la prospettiva di anche una sola persona, già quello è un successo senza pari!

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  16. Stefano,
    non voglio fare retorica sul ‘senso civico’. Noto solo che a Roma (in questo caso) vi è urbanità un po’ carente.
    C’è un’incuria che non mi convince.
    Roma, se ci permetti, è la mia capitale.
    Da periferico vorrei trovare il meglio della mia nazione.
    Invece succede il contrario, trovo il peggio di questo paese un po’ bischero.
    Incapace di ragionare collettivamente e succube degli uomini ‘eroi’ senza arte né parte.

    Lascia perdere le normative.
    Vai con la tua macchina fotografica e comincia a documentare tutto ciò che reputi importante.
    Una denuncia non deve fermarsi davanti a queste piccinerie.
    Rischia.

    Buon tutto,
    Salvatore D’Agostino

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  17. Giulio,
    di questa Roma abusiva e sulle città abusive ne parlerò a breve con Federico Zanfi.
    Bisogna uscire dalla retorica e ri-progettare ‘osservandoli’ questi luoghi.
    Zanfi ha un approccio progettuale interessante.
    Buon tutto,
    Salvatore D’Agostino

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  18. Emmanuele,
    condivido il tuo pensiero.
    Dovresti riprendere la tua attività, era molto interessante.
    Buon tutto di cuore,
    Salvatore D’Agostino

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  19. Dopo circa cinque mesi Cartellopoli è stato riabilitato.

    Dal blog, Proprio così, siamo tornati!, Cartellopoli, 21 aprile 2010
    Link:http://www.cartellopoli.net/2011/04/proprio-cosi-siamo-tornati.html

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