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21 agosto 2009

0026 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Il papua di Fabio Massimo Rocchi

Salvatore D’Agostino:
  • Qual è l’architetto noto che apprezzi e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?
Qui l’articolo introduttivo


Il papua di Fabio Massimo Rocchi

Le domande che mi ha posto sono stimolanti quanto specifiche e forse hanno più ampio respiro di quanto sembri ma magari sbaglio. Questo lavoro è comunque difficilissimo e complesso e spesso fare il meglio diventa veramente un impresa ardua. La regola credo affievolisca per gli architetti noti che tuttavia si trovano incastrati di frequente nelle richieste autocelebrative del committente alla ricerca del sensazionale. Valutare caso per caso mi sembra il modo migliore per non incorrere nelle generalizzazioni.
Di seguito rispondo alle tue domande:

1. Apprezzo tutti gli architetti noti perché c'è sempre qualcosa di positivo nel loro lavoro, ma il mio taccuino è pieno di disegni stupidi su come l'avrei potuto fare io.

2. Preferisco l'architetto comune che nelle soluzioni semplici trova la grandezza della perfezione. Amo quando la vita si impadronisce dell'opera dell'architetto, perché è diventata patrimonio di tutti.

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4 commenti:

  1. Fabio,
    condivido le tue risposte, poiché corrisponde alla mia ricerca non bloccata su un unico punto di vista ma aperto a tanti. Io reputo l’architettura 'non firmata' la più interessante ed è alla portata di tutti, basta camminare con un taccuino o una macchina fotografica. L’architetto cresce osservando e disegnando.
    Questo unico dialogo a più voci ‘OLTRE IL SENSO DEL LUOGO’ serve a dare profondità alla critica/politica oligarchica sui noti.
    A mio avviso, dovrebbe essere caratteristica dei blog dar voce agli architetti di qualità abbandonati dal critico da 'happy hours', ma spesso si autoannientano nell'opinionismo o nell'invettiva che il filosofo Mario Perniola chiama degli 'incazzati in pigiama'.
    Noi architetti abbiamo la cultura per stimolare in modo diverso il dibattito.
    Ovvio, occorre non accettare le opzioni da default (delle piattaforme offerte nel Web) e inventare nuovi codici.

    Saluti,
    Salvatore D'Agostino

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  2. Ti ringrazio. In merito al taccuino e la macchina fotografica credo che del primo non so farne a meno e della seconda vorrei saperla usare meglio. E' vero "Osserva e disegna" é la regola e come ci ha detto Le Corbusier nel suo saggio "If i had teach you architecture": Fai schizzi e se vedi qualcosa di idiota...disegnalo e poi fai delle domande.

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  3. Fabio,
    per i tuoi taccuini ti suggerisco questo blog ‘In viaggio col taccuino’ diretto da Simonetta Capecchi: http://inviaggiocoltaccuino.blogspot.com/
    Interessante la lezione di Le Corbusier che citi per chiarezza inserisco il link all’articolo pubblicato su Casaebella, n. 766, maggio 2008, pp.6-7: http://www.webalice.it/tomasgiac/Casabella766_LC.pdf

    «Se dovessi insegnarvi architettura? Davvero una domanda difficile…
    Inizierei proibendo gli ordini, mettendo la parola fine a questa incartapecorita stupidaggine degli ordini, una incredibile sfida all’intelligenza. Insisterei su un vero rispetto per l’architettura. D’altro lato, racconterei ai miei studenti come siano commuoventi le cose dell’Acropoli di Atene, di cui comprenderanno in seguito la superiore grandezza. Prometterei di spiegare la magnificenza di Palazzo Farnese e del vasto golfo spirituale che si stende tra le absidi e la facciata di San Pietro, ambedue rigorosamente costruite con il medesimo “ordine”, però una da Michelangelo e l’altra da Alberti (sic) -e parlerei di molti altri fatti, i più semplici e veri dell’architettura, la cui comprensione richiede una certa competenza. Insisterei sul fatto che nobiltà, purezza, comprensione intellettuale, bellezza plastica e l’eterna qualità delle proporzioni rappresentano le gioie che l’architettura può offrire e che ciascuno può comprendere.
    Mi sforzerei di inculcare nei miei allievi un acuto bisogno di controllo, di imparzialità nel giudicare, di sapere “come” e “perché”… e li incoraggerei a coltivare questi atteggiamenti sino al loro ultimo giorno. Vorrei però che così facendo si basassero su una serie di fatti oggettivi. Mai fatti sono fluidi e mutevoli, specialmente ai nostri giorni; pertanto insegnerei loro a diffidare delle formule e vorrei convincerli che tutto è relativo.
    […]
    Comunque io ti proibisco di disegnare un asse sulla tua pianta -gli assi sono semplici formule per stupire gli allocchi. Un altro punto non meno importante: dove ricavi le aperture delle finestre? Capisci che a seconda della sua provenienza la luce produce una sensazione particolare? Pertanto disegna tutti i modi in cui si possono sistemare le aperture delle finestre e poi dimmi quale è il migliore.
    […]
    Tu non sai nulla degli “ordini” né dello “stile 1925″ e se ti colgo a disegnare nello “stile 1925″ ti pesto sulle orecchie. Non devi essere uno stilista. Tu articoli e pianifichi - null’altro.
    Adesso cerca di risolvere uno dei problemi contemporanei più intricato: la casa minima. Prima per una donna o un uomo soli, poi per una coppia -non ti preoccupare dei bambini. Poi cambia casa: sono nati due bambini.
    Poi devi mettere insieme quattro bambini. Poiché tutto questo è molto difficile, inizierai disegnando una linea retta, intorno alla quale comincerai a costruire le unità richieste secondo il loro ordine, ciascuna con una superficie minima.
    […]
    Andrai in un edificio in costruzione per vedere come si fa il calcestruzzo armato, i tetti piani o i solai e come le finestre vengono montate. Fai degli schizzi e se vedi qualcosa di idiota, prendine nota e quando ritorni fai delle domande. Non credere di imparare a costruire studiando matematica. Questa è una truffa praticata nelle Accademie per prenderti il meglio di te. Nonostante ciò ti dedicherai con buona Iena allo studio della statica. Questo è facile. Non pensare di avere bisogno di sapere esattamente come i matematici sono arrivati alle formula per il calcolo delle resistenze. Con un po’ di pratica capirai i meccanismi del calcolo, ma soprattutto ricordati di come lavorano le diverse parti di un edificio. Devi sapere come funziona il momento di inerzia.
    […]

    Fine prima parte continua nel prossimo commento.

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  4. Seconda parte:

    Ora ti pongo un tema e devi scrivere: fai una relazione comparativa e analitica per spiegare perché esistono città come Londra, Birmingham, Liverpool, Hull, Glasgow. Un compito davvero difficile per uno studente, ma così capirai che prima di mettere giù qualcosa devi sapere esattamente di cosa ti stai occupando e del perché questa cosa esiste. Un magnifico esercizio per sviluppare la tua capacità di discernimento.
    […]
    E ora, amico mio, ti prego di tenere aperti gli occhi.
    Hai gli occhi aperti? Sei stato educato a tenere gli occhi aperti? Sai come tenere gli occhi aperti? Li tieni continuamente e utilmente aperti? Che cosa guardi quando esci per una passeggiata?
    Guarda il retro degli edifici se vuoi imparare. Chiudi gli occhi davanti ai prospetti sulla strada. Poi vai a misurare un edificio decente dietro la facciata. Studia questa costruzione anonima avendo come prospettiva una successiva costruzione di scala maggiore, forse in acciaio (una casa prefabbricata) o in calcestruzzo armato (montando delle parti modulari).
    Ora che mi sono rivolto al tuo senso dell’onestà vorrei inculcarti, inculcare a te come a tutti gli studenti di architettura, l’odio per lo “stilismo da tavolo da disegno” che consiste nel coprire un foglio di carta con immagini attraenti, “stili” o “ordini” —questa è moda. L’architettura, invece, è spazio, larghezza, profondità, altezza, volume e circolazione. Architettura è una concezione della mente. La devi concepire nella tua testa ad occhi chiusi. Soltanto così puoi prendere visione del tuo progetto.
    […]
    Architettura è organizzazione.
    TU SEI UN ORGANIZZATORE, NON UNO STILISTA DA TAVOLO DA DISEGNO.»

    Mi piacerebbe rilanciare questa proposta di LC: « Ora ti pongo un tema e devi scrivere: fai una relazione comparativa e analitica per spiegare perché esistono città come Londra, Birmingham, Liverpool, Hull, Glasgow. Un compito davvero difficile per uno studente, ma così capirai che prima di mettere giù qualcosa devi sapere esattamente di cosa ti stai occupando e del perché questa cosa esiste. Un magnifico esercizio per sviluppare la tua capacità di discernimento.»

    Ecco il nuovo tema parafrasi di cui sopra:
    “Ora ti pongo un tema e devi scrivere: fai una relazione comparativa e analitica per spiegare perché esistono città come Prato (comunità cinese), Palermo (abitanti del famoso sacco di Palermo), le città vesuviane, Varese (l’area moschea di Gallarate), Padova (il complesso di via Anelli). Un compito davvero difficile per uno studente, ma così capirai che prima di mettere giù qualcosa devi sapere esattamente di cosa ti stai occupando e del perché questa cosa esiste. Un magnifico esercizio per sviluppare la tua capacità di discernimento.”
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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