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9 agosto 2009

0018 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Bizblog di Guido Aragona

Salvatore D’Agostino:
  • Qual è l’architetto noto che apprezzi e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?
Qui l’articolo introduttivo


Bizblog di Guido Aragona

- Peter Zumthor, perché è un architetto che pensa e pensa bene.

- Me stesso, naturalmente. Perché se no, cercherei di cambiare mes
tiere al più presto.

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14 commenti:

  1. Guido,
    «Ma spesso, quando iniziamo un progetto e cerchiamo di farci un'immagine dell'oggetto ideato, questi elementi iconografici non sono così spontaneamente e interamente presenti. All'inizio del processo di progettazione, l'immagine risulta perlopiù incompleta. Cerchiamo quindi a più riprese di riformulare da capo e di chiarire il nostro tema progettuale, al fine di integrare all'immagine e le parti mancanti. in altre parole: progettiamo. E l'evidenza concreta delle immagini che abbiamo in mente ci è d'aiuto. Ci aiuta a non perderci nell'aridità di astratte supposizioni teoriche; ci aiuta a non innamorarci delle qualità grafiche dei nostri disegni e a non confonderle con la vera qualità architettonica» Peter Zumthor, Pensare architettura, Electa, 2004, p. 57

    L’idea di un tema progettuale da svolgere al meglio mi piace.
    Non ho elementi sufficienti per criticare/speculare/dialogare con la tua architettura, poiché non sono torinese e sul Web c’è poco.
    Qual è/dov’è l’architettura di Guido Aragona?
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  2. le seconda che ha detto è geniale...

    robert

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  3. In realtà, la frase di Zumthor è abbastanza soggettiva.
    A me accade come lui.
    Però c'è anche gente che progetta subito quasi tutto in modo preciso.

    Non abbiamo fatto il sito.
    Se vuoi vedere qualcosa, ci sono alcuni immagini di due concorsi non troppo vecchi su Europaconcorsi, uno per la sistemazione zona Po-collina a Torino (arrivammo terzi) e uno dei nuovi accessi a Civita di Bagnoregio (primi, ma non avevo tanta voglia di metterci le immagini e forse c'è un solo render).
    Qualcosa anche di mio in rete c'è nel sito di un mio ex socio http://www.colombarch.com/home.html
    che invece ha poi fatto un sito.

    Spesso si lavora per conto terzi (studi più grandi, ultimamente uno anche molto famoso non italiano), le nostre occasioni personali non sono particolarmente ricche al momento.
    ad esempio, di recente abbiamo lavorato per l'esecutivo di un lotto di "Parco Dora" a Torino, per conto della Impresa (era un appalto integrato), ma quel che conta è il definitivo di Peter Latz.

    Quindi, non mi sento di venire troppo allo scoperto: le cose proprio mie mie, di cui veramente sono soddisfatto, o comunque davvero interessanti e da presentare al mondo, non sono molte.
    Forse un giorno avrò migliori opportunità che saprò cogliere bene, o forse no.
    Vedremo. Per ora, mi preoccupo soprattutto di "portare a casa la pagnotta", dato che ho 4 figli.

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  4. ah, ho visto che non ti ho messo il link per Europaconcorsi
    eccolo
    http://europaconcorsi.com/people/888912999-Guido-Aragona/projects

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  5. Guido,
    questo tuo piccolo racconto/commento descrive bene una delle tante sfaccettature dell’architetto italiano, spesso costretto a lavorare per conto terzi perché deve "portare a casa la pagnotta".
    Nel tuo caso, amplificato dal coraggio dell’aver fatto quattro figli.
    Non abbiamo un tessuto forte (economicamente) di studi di architettura che possono formare le nuove generazioni.
    Spesso gli studi sono a conduzione familiare con pochi addetti e con stipendi non consoni.
    Non esistono politiche che incentivano l’apertura di studi con grosse ambizioni e soprattutto non ci sono i corsi post laurea per i professionisti.
    Ad esempio, gli architetti 'tardivi digitali' che ignorano le potenzialità del digitale sono costretti a formarsi da autodidatti, cosa che genera mancanza di professionalità.
    Mi fermo qui non vorrei entrare nella gestione politica delle opere statali, ti passo un articolo, solo per la cronaca ---> http://eddyburg.it/article/view/13642/

    Mi piacerebbe un tuo parere sul progetto del ‘Parco Dora’ di Peter Latz.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  6. Ciao Guido, mi piace ciò che tu dici, quanto permea del non facile ruolo di un architetto che "fa il suo lavoro", e l'onestà intellettuale che tu riponi... credo che salvatore stia facendo un ottimo lavoro, far emergere queste "forti" identità pop.
    marco+pasian

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  7. Il mercato del lavoro negli studi italiani è in realtà incredibilmente selvaggio.
    Tutti cercano di comprimere le spese tecniche, in primis le pubbliche amministrazioni, fregandosene totalmente delle garanzie per i lavoratori all'interno. Vabbè.

    Il progetto di Latz ha una impronta generale piuttosto decisa, giocata molto sulla permanenza di tracce del passato industriale.
    Forse però finisce col diventare un po' frammentario. Voglio dire che esisteva già una frammentarietà degli "oggetti trovati" e del contesto, quindi forse lui doveva puntare su una maggiore omogeneità del "collante", che poi sono gli oggetti e le sistemazioni che lui stesso va a mettere.
    Nel complesso sono abbastanza convinto che possa venir bene, forse la cosa migliore fatta a "Spina3", nel complesso una occasione sprecata e deludente.

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  8. ---> Marco+,
    ci spero, occorre far esplodere la buona cultura nascosta, non aspettare più che il ‘critico da divano/telefonino’ si sposti per osservare fenomeni non da ‘happy hours’.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  9. ---> Guido,
    non condivido il tuo ‘vabbè’ io credo che occorra iniziare a riflettere seriamente su questi temi.
    Gli architetti in Italia sembrano avere la sindrome da ‘stanzetta adolescenziale’, che appendono i manifesti dei loro idoli sulle pareti dimenticandosi di scendere in campo.
    Occorre leggere profondamente l’io so di Roberto Saviano (vedi su Wilfing: http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2009/04/0011-b-uso-io-so-e-ho-le-prove-di-come.html ), il capitolo ‘Urbanistica’ di Walter Siti del libro ‘Contagio’, il capitolo ‘Ossessione (ognuno ha la sua. La mia si chiama Quarto Oggiaro) di Gianni Biondillo nel libro ‘Metropoli per principianti’, leggere i paesi da bandiera bianca nei libri di Franco Arminio, le vicende di Antonio Iannello in un vecchio libro di Francesco Erbani, vedere il documentario di Daniele Segre ‘Morire di lavoro’ (Vedi wilfing: http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2008/05/0015-speculazione-intervista-daniele.html ), vedere la recente puntata di Report ‘Il male oscuro’.
    Letteratura trascurata dal dibattito architettonico.
    L’architettura in Italia può ricominciare ad avere un valore solo se cambiamo concretamente l’immaginario dell’imprenditore/cementificatore del mq/mc/capitolato.
    Sono convinto che la mia sfida deve essere indirizzata verso di loro.
    Parafrasando un recente articolo sul teatro di Baricco, occorre spostare i nostri obbiettivi pedagogici sui cantieri e sull’imprenditore, abbandonando il teatro del ‘fashion’.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    P.S.: mi rattrista pensare a opere contemporanee come occasioni sprecate.

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  10. Si Salvatore, il vabbè non era di rassegnazione mi sono espresso male, solo che ci vorrebbe più tempo e spazio per articolare la cosa.
    Sono d'accordo che occorrerebbe una iniziativa più energica politicamente in materia. L'Ordine arch. non fa un cazzo e oltretutto è moribondo.

    Volevo anche precisare che secondo me è la concezione e l'esecuzione delle case e dell'urbanistica in genere di "Spina 3" che è una occasione sprecata.
    Il parco di Latz invece no, mi pare che sia qualcosa che in parte potrebbe anche riscattare qualcosa.
    Insieme alla chiesa e la sede diocesana di Botta che non è male.

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  11. Guido,
    io dedicherò molto spazio a questo tema per me vitale.
    L‘ordine degli architetti è un baraccone istituzionale senza senso.
    Devo venire a Torino per capire meglio, l’architettura va vista.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  12. ---> Salvatore
    d'accordissimo... eccomi qua!

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  13. ---> Marco+,
    mi piace la tua presenza, mi/ci dà coraggio.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  14. Ciao. Tornato dalle vacanze sono stato molto contento di vedere l'articolo di Bizblog.
    Condivido la seconda risposta :)
    Vorrei inoltre aggiungere a quanto detto nei commenti che pure gli studi di ingegneria non sono da meno...un cosa è chiara: non importa se sei geometra, architetto o ingegnere, bravo o pessimo; l'importante è avere uno studio da diverso tempo in modo che qualche pirla quando deve fare un nuovo transetto in casa dica: "dai, c'è quello lì che lo conosce mio cugino che c'ha lo studio".
    Questa è l'offerta professionale degli studi in Italia.

    P.S. Spero non mi lapiderete, ma su Zumthor io sono un pò perplesso...

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