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13 agosto 2009

0020 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] La capanna in paradiso di Enrico Bardellini

Salvatore D’Agostino:
  • Qual è l’architetto noto che apprezzi e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?
Qui l’articolo introduttivo



La capanna in paradiso di Enrico Bardellini

Per quanto riguarda gli architetti noti e in attività, tutte le attuali archistar, non ho preferenze, le considero un fenomeno monolitico e non apprezzo i loro risultati, direi che apprezzo la loro professionalità e competenza nel risolvere le problematiche tecnologiche, ma non condivido le loro scelte o i loro sforzi per proporre un'architettura che così possa essere chiamata. Trovo queste opere, che io definirei più prodotti di industrial design su larga scala, interessanti se giudicate in questa prospettiva, ma non architettura, inadatte al territorio, specialmente quello italiano, inadatte all'uomo, perché artificiosamente lontane da esso, inadatte a rappresentare dei valori coerenti con lo spirito della tradizione italiana.

Considero le scelte di questi architetti come un sintomo evidente dei dubbi presenti nella intera società, dubbi e incertezze che non sono a carico dei soli architetti ma di tutta la società nel complesso a cominciare dalle autorità politiche, religiose e culturali.

Inoltre credo che non sia sufficiente essere espressione dei tempi per essere considerato un fenomeno architettonico valido. Direi che per il momento non apprezzo il lavoro degli architetti attuali, io stesso ho rinunciato alla professione all'interno della Università, dedicandomi a studi storici, deluso dalle modalità della progettazione moderna e mosso da una forte curiosità per i meccanismi interni di questa arte, ho sentito di dare il mio contributo come storico-teorico rimanendo fuori dal fare specifico. E ancora oggi sono dello stesso parere.

Penso che l'architettura intesa come "arte" e conseguente ricerca della novità a tutti i costi debba essere abbandonata, anche perché ormai in via di esaurimento. Ma non bisogna più cadere nell'errore, non c'è bisogno di una nuova architettura ma di un nuovo modo di pensare l'architettura, riscoprendone il senso profondo. E questo è un compito difficile, ma non mi dilungo oltre. Spero di aver risposto efficacemente e sinteticamente su un argomento cosi delicato e complesso, sarebbero necessarie molte più parole, ma spero nel tempo di chiarire le mie posizioni sul mio blog.


Per quanto riguarda gli architetti non noti, purtroppo non è facile avere informazioni, in quanto sono ignorati dai media e dalle riviste specializzate.
Io conosco per esempio l'opera di un mio collega Nildo Vanelli che nel suo piccolo affronta con coraggio e senza clamore una sua ricerca personale (vedi il suo articolo nel mio blog La casa dell'architetto).

Personalmente non condivido molto le sue scelte estetiche ma di apprezzabile trovo la sua volontà di coniugare tradizione e modernità, e specialmente di ripristinare quel senso rappresentativo che l'architettura dovrebbe avere. Inoltre mi sembra apprezzabile lo sforzo di codifica di un linguaggio, anche se non di facile lettura, basato su delle costanti concettuali che si ritrovano un po' in tutti i secoli e in tutte e le tradizioni, anche se in forme assai diverse, una sorta di linguaggio universale dell'architettura.

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3 commenti:

  1. Enrico,
    capisco il tuo pensiero ma non sono d’accordo su alcuni passaggi della tua risposta.
    «Tutte le attuali archistar, non ho preferenze, le considero un fenomeno monolitico e non apprezzo il loro risultati» vorrei capire tutti chi?
    Perché temo che nella retorica dei giornalisti ci sia una strana voglia d’ipersemplificare per vendere articoli che si leggono in poco tempo dimenticandosi la profondità critica.
    Spesso questa semplificazione è amplificata dai blog (che tristezza!).
    A mio parere ‘archistar’ è una parola vuota utilizzata da improvvisati critici dell’architettura.
    Vengono considerati archistar: Botta, Eisenman, Hadid, Siza, Koolhaas mi fermo qui per far capire che questi cinque architetti esprimono pensieri e architetture profondamente diverse.
    L’epiteto archistar mi ricorda l’esclamazione tipica di chi ignora le differenze di brani musicali come musica Classica, Jazz, Disco, Etno, Rag, bofonchiano «A me sembra tutta uguale!»
    La parola archistar viene usata per nascondere, sotto lo zerbino, la propria ignoranza.
    In Italia sappiamo troppo delle nostre sante pietre ma ci siamo dimenticati di costruire/leggere nel presente.

    Occorre distinguere:
    qual è l’architettura-star che è intesa come ‘arte’ in Italia?
    qual è il ruolo di quest’architettura-star sul tessuto sociale di provincia?

    Infine, mi permetto di fare una piccola critica sulla casa dell’architetto Nildo Vanelli.
    L’idea esoterica che permea il progetto, implica l'adesione a un pensiero che occorre condividere. La sua casa è basata sulla trasposizione analogica dei simboli, io credo che oggi occorra riflettere su nuovi paradigmi della complessità, della sofisticazione e del postumano purché si voglia (parafrasando la fine dell’articolo citato: «Questo è scritto esotericarnente nella mia casa e chiunque può intenderlo, purché lo voglia.»)
    Una nota al margine: ho apprezzato molto questa presentazione dell’opera, permette al tuo blog di fare un salto di qualità, offrendo un altro punto di vista senza cadere nelle banalità dei blog militanti che parlano a vuoto dimenticandosi di presentare esempi concreti.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  2. Concordo che il termine "archistar" sia alquanto vago e sbrigativo, serve solo per identificare gli architetti di successo spesso in senso dispregiativo e quindi è un termine ideologico, in effetti sarebbe meglio evitarlo, anche perché come giustamente affermi ci sono differenze tra la concezioni architettoniche dei rispettivi autori.
    Forse é meglio parlare di architetti contemporanei, anche se la "contemporaneità" andrebbe definita.
    Per quanto riguarda il progetto dell'architetto Vanelli, lui stesso afferma che la sua opera suscita reazioni contrastanti, e quindi non può essere presa come modello, del resto non ha questa pretesa. Lui afferma che l'ha realizzata per un piacere puramente mentale. Trovo interessante invece che sia la casa per la sua famiglia e in cui tutt'ora abita.
    Comunque il mio blog non cerca di mettersi in polemica con l'attuale architettura, semplicemente di proporre piani di lettura diversi di opere per lo più in ambito storico, evidenziando aspetti che la storiografia ha solo sfiorato o talvolta dimenticati, lo scopo è quindi di essere di stimolo al dibattito culturale evitando delle critiche che non siano propositive.
    In attesa di qualche commento, un saluto,
    Enrico Bardellini

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  3. ---> Enrico,
    ho subito notato il tuo blog e credo di averlo già scritto in qualche commento.
    Ha il pregio di presentare un punto di vista, senza scadere nella furbata della polemica per cercare facili (ma banali) consensi.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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