Guardando la puntata di Anno Zero, andata in onda su rai due giovedì 15 maggio ‘Se li conosci li eviti’, mi è venuta in mente una considerazione di mio zio immigrato negli Stati Uniti nella metà degli anni sessanta, a proposito delle nozze di suo figlio con una ragazza di origini cinesi: «Io non sono razzista, ma ho semplicemente detto a mio figlio, immaginami con un nipote con gli occhi a mandorla!»
La stessa profonda radice xenofoba e ipocrita l’ho riscontrata nella puntata in Roberto Castelli, quando dice: «se l’Italia ha bisogno di extracomunitari decidiamo noi il numero» un discorso numerico/commerciale/schiavista. L’Italia ha solo bisogno di schiavi.
Omeya Seddik leader delle banlieues parigine, ha risposto a questa considerazione, dando del ‘delinquente’ all’ex ministro della giustizia.
In una intervista a Paolo Berizzi, autore del libro 'Morte a 3 euro' nella puntata del programma di radio tre, fahrenheit, dice: «Qui ogni giorno, all’alba i caporali arrivano con i loro camioncini, con le loro auto, fanno il pieno, selezionano, caricano questi schiavi secondo delle esigenze di giornata e li distribuiscono nei cantieri della ricca Lombardia, della Milano che aspetta l’EXPO 2015, ma che fa finta di non vedere che ci sono ogni giorno persone la cui vita viene consegnata in mano a questi caporali». Racconta dell'illegalità diffusa e della mancanza di regole nei cantieri, lui stesso per quindici giorni si è finto clandestino per poter fare questo reportage e afferma che in Italia ci sono 5 milioni di lavoratori in nero, di cui 1,5 milioni sottoposti a caporalato che produce 4 miliardi di euro.
Per Castelli, il giornalista presente alla trasmissione di Santoro, Paolo Berizzi non è lombardo ed è scollegato con la realtà lavorativa del nord, peccato che Berizzi sia di Bergamo.
Stefano, sul blog di Anno zero, commento n. 553, dice: «castelli, vai alla rotonda autostrada di bergamo alle 5 di mattina.. e chiediti che ci fanno tutti quei stranieri.. castelli, di sicuro non lavori a bergamo.. perche altrimenti sapresti che in OGNI cantiere c’e’ gente in nero!!!!»
Qualcosa in Italia sta cambiando: permettiamo che alcuni camorristi non digeriscano la rivolta antipizzo degli zingari e facciano degli sgombri autogestiti. La notizia, che in un primo momento era balzata sulla cronaca, adesso è stata deviata sul filone indecenza campi rom. Come dice Gerardo di Ponticelli: «La verità è che sulla stampa locale alcuni rom avevano denunciato il racket del clan dei Sarno che qui comandano; dissero qualcosa tipo 50 euro per ogni baracca e per la licenza ad accattonare, il che non è vero». La reazione è stata quelli di respingerli mentre lo stato stava a guardare inerme.
Non importa se il 9,2% del PIL è dato dalla forza lavoro non italiana e che ci sono 120.000 clandestini che lavorano come muratori, perché da ipocriti fingiamo di essere un paese accogliente a condizione che rispettino le nostre leggi, rifuggendo nel più ottuso provincialismo, perché fondamentalmente l’italiano è misoneista, ha una profonda paura del nuovo. Da questa inchiesta si deduce che l’edilizia in Italia ha due radici economiche: la manodopera in nero e l’irriconoscibilità del lavoratore, più è fantasma meno problemi burocratici/626/qualitativi.
Se crediamo nell’architettura, non possiamo far finta di niente, perché questo fa comodo agli ingegneri dei grandi numeri, all’architetto del balcone tondo e al geometra tutto fare che non devono rispondere a nessun senso estetico ed etico.
Altrimenti l'Italia rischia di essere una Repubblica fondata sul cemento in nero.
Dal Blog della puntata:
404 franco scrive: Maggio 15th, 2008 alle 23:08
Ma chi è quel marocchino che spara tutte quelle cazzate?! se andassi io al suo Paese a dare del delinquente a un loro governante.? autotutela ragazzi, autotutela… è questione di sopravvivenza perché altrimenti qui tra 10 anni saranno loro a comandare e quelli mica fanno le trasmissioni per sentire la tua opinione
405 PIEEE scrive: Maggio 15th, 2008 alle 23:08
ma vi rendete conto delle parole del signore di colore che era in collegamento.. “Castelli lei è un delinquente!!”Il problema è che “questi” vengono qui a comandare!!!Devono andarsene tutti, tornassero a casa loro in barca o in zattera come sono arrivati qui!!!
Blog puntata Anno zero del 14 maggio 2008 'Se li conosci li eviti'
Consigli:
Radio tre Fahrenheit 'Maledetti nomadi' 15 maggio 2008
Radio tre Fahrenheit 'La sindrone del nemico' 15 maggio 2008
cds
Facebook Header
16 maggio 2008
0016 [SPECULAZIONE] Italia xenofoba e misoneista: “l’edilizia è nera”
Posted by
Salvatore D'Agostino
at
16:00
Argomenti correlati:
Anno zero,
Cultura edilizia,
EXPO 2015,
Milano,
Omeya Seddik,
Paolo Berizzi,
Roberto Castelli,
speculazione
14 maggio 2008
0002 [ARCHIWEB] Bauwelt
di Salvatore D'Agostino
Un consiglio di Giorgio Muratore:
Un consiglio di Giorgio Muratore:
Qual è la rivista d'architettura (non solo nazionale) più interessante? perché?
Secondo me la più interessante è "Bauwelt", pubblicata a Berlino da oltre un secolo con cadenza quindicinale ...è fatta da professionisti seri ed autonomi ... che studiano, si documentano e girano il mondo ...il risultato è un prodotto eccezionale privo di tutte quelle "debolezze" ...che rendono inutili e illeggibili le riviste italiane ...
Il sito della rivista: Bauwelt
14 maggio 2008 (ultima modifica 9 luglio 2013)
Secondo me la più interessante è "Bauwelt", pubblicata a Berlino da oltre un secolo con cadenza quindicinale ...è fatta da professionisti seri ed autonomi ... che studiano, si documentano e girano il mondo ...il risultato è un prodotto eccezionale privo di tutte quelle "debolezze" ...che rendono inutili e illeggibili le riviste italiane ...
Il sito della rivista: Bauwelt
14 maggio 2008 (ultima modifica 9 luglio 2013)
Intersezioni ---> ARCHIWEB
Posted by
Salvatore D'Agostino
at
07:45
Argomenti correlati:
Archiweb,
Bauwelt,
Giorgio Muratore
12 maggio 2008
0015 [SPECULAZIONE] Intervista a Daniele Segre: morire in cantiere
Avevamo già segnalato su 'WA' il lavoro di Daniele Segre, che con gentilezza ci ha concesso un'intervista. Tre aspetti sembrano trasparire: l'illegalità, il lavoro degli immigrati e la morte per incuria.
In Italia si costruisce tanto, male e illegalmente per dopo indignarci se qualcuno muore. Che masochismo!
In Italia si costruisce tanto, male e illegalmente per dopo indignarci se qualcuno muore. Che masochismo!
Il suo film entra nei cantieri per raccontare storie di morti, qual è il panorama che ne esce fuori?
La situazione è particolarmente grave, riguarda in particolare il rispetto della legalità nei luoghi di lavoro che è la diretta conseguenza del mercato "selvaggio" dei subappalti che produce situazioni molto difficili per i lavoratori.
Secondo Franco Martini (Segretario Generale della Fillea Cgil) vi è un «segno evidente di un imbarbarimento delle modalità e delle condizioni di lavoro» chi sono i mandanti?
"I mandanti", come li chiama Lei, sono le condizioni che permettono subappalti al ribasso che non consentono di investire in sicurezza, "mandanti" sono le "non condizioni" in cui operano chi dovrebbe fare i controlli, "mandanti" sono le condizioni - molto facili e senza controllo - in cui si può aprire un'impresa e metterla sul mercato.
La forza lavoro nei cantieri ormai è multietnica da chi è formata la nuova geografia secondo la sua indagine?
Nei cantieri edili siamo a più del 50% di presenza di lavoratori immigrati.
Che rilievo hanno figure come il geometra, l'ingegnere o l'architetto?
Non sono in grado di rispondere, sicuramente per la figura dirigente che svolgono sul cantiere rappresentano l'impresa e certamente sono a conoscenza delle condizioni di regolarità dei lavoratori presenti sul cantiere.
Cosa consiglierebbe ai costruttori e ai progettisti?
Credo che occorrerebbe stimolare la cultura della legalità e della sicurezza all'interno delle proprie aziende, questo migliorerebbe molto anche le condizioni e la qualità del lavoro di tutti.
Un film come 'Morire di lavoro' perché non veicola attraverso la TV?
Sono stati fatti molti tentativi con la RAI ma purtroppo al momento inutilmente nonostante gli appelli di Articolo21 e non solo.
Qual è la storia più significativa del film?
Sicuramente quella della signora Franca Mulas Sonzogni che ho conosciuto in Lombardia: nel giro di 15 mesi ha perso il figlio e il marito.
Vuole aggiungere qualcosa?
Mi auguro che il film "Morire di lavoro" serva a produrre quella cultura della legalità e della sicurezza, e che possa essere usato in tutte le scuole italiane così come possa essere trasmesso dal servizio pubblico radiotelevisivo (RAI) in una serata interamente dedicata al lavoro.
Lo spero anch'io. Grazie.
La situazione è particolarmente grave, riguarda in particolare il rispetto della legalità nei luoghi di lavoro che è la diretta conseguenza del mercato "selvaggio" dei subappalti che produce situazioni molto difficili per i lavoratori.
Secondo Franco Martini (Segretario Generale della Fillea Cgil) vi è un «segno evidente di un imbarbarimento delle modalità e delle condizioni di lavoro» chi sono i mandanti?
"I mandanti", come li chiama Lei, sono le condizioni che permettono subappalti al ribasso che non consentono di investire in sicurezza, "mandanti" sono le "non condizioni" in cui operano chi dovrebbe fare i controlli, "mandanti" sono le condizioni - molto facili e senza controllo - in cui si può aprire un'impresa e metterla sul mercato.
La forza lavoro nei cantieri ormai è multietnica da chi è formata la nuova geografia secondo la sua indagine?
Nei cantieri edili siamo a più del 50% di presenza di lavoratori immigrati.
Che rilievo hanno figure come il geometra, l'ingegnere o l'architetto?
Non sono in grado di rispondere, sicuramente per la figura dirigente che svolgono sul cantiere rappresentano l'impresa e certamente sono a conoscenza delle condizioni di regolarità dei lavoratori presenti sul cantiere.
Cosa consiglierebbe ai costruttori e ai progettisti?
Credo che occorrerebbe stimolare la cultura della legalità e della sicurezza all'interno delle proprie aziende, questo migliorerebbe molto anche le condizioni e la qualità del lavoro di tutti.
Un film come 'Morire di lavoro' perché non veicola attraverso la TV?
Sono stati fatti molti tentativi con la RAI ma purtroppo al momento inutilmente nonostante gli appelli di Articolo21 e non solo.
Qual è la storia più significativa del film?
Sicuramente quella della signora Franca Mulas Sonzogni che ho conosciuto in Lombardia: nel giro di 15 mesi ha perso il figlio e il marito.
Vuole aggiungere qualcosa?
Mi auguro che il film "Morire di lavoro" serva a produrre quella cultura della legalità e della sicurezza, e che possa essere usato in tutte le scuole italiane così come possa essere trasmesso dal servizio pubblico radiotelevisivo (RAI) in una serata interamente dedicata al lavoro.
Lo spero anch'io. Grazie.
Posted by
Salvatore D'Agostino
at
07:48
Argomenti correlati:
Cantiere,
Daniele Segre,
Intervista,
speculazione
10 maggio 2008
0005 [MONDOBLOG] PEJA TransArchitecture research
di Salvatore D'Agostino
Cercando informazioni su 'Jean Clair musei' su Google il primo link di riferimento è stato il blog di Emmanuele Pilia, una scoperta, vorrei consigliarlo a chi vuole capire l'influenza delle tecnologie digitali sull'architettura. Niente di complicato o sofisticato solo un mondo di relazioni, dialoghi, interviste tra studenti e non solo ecco alcuni frammenti:
«[...] Diventerebbe una sorta di Architettura 2.0: come nel web collaborativo dove tanta gente non si conosce e fanno cmq tante cose insieme. Ecco, immagina se un edificio lo montassero tante persone che non si conoscono… Un po' come le città ora… Oddio ora che mi ci fai pensare: non è che wikipedia abbia copiato il metodo chiave dell’urbanistica medievale?»;
«[...] Sai mi fanno molta rabbia (o tristezza? chissà!) quei tipi che parlano tanto di creatività e che però si limitano semplicemente a fare cose strane… Ecco, sarà una gran vittoria non cadere né nel tecnicismo totale, per quanto affascinante, né nell’ingenuismo post moderno…»;
«(Maurice Nio) I think there should be no restrictions with the way we design, we should design with what we like, everything is ok as long as the process is followed.»PEJA TransArchitecture research
10 maggio 2008
Posted by
Salvatore D'Agostino
at
19:32
Argomenti correlati:
Architettura 2.0,
Emmanuele Pilia,
Mondoblog,
Transarchitettura
9 maggio 2008
Punta Perotti, la prima opera di architettura in Italia dopo la devastazione edilizia?
di Salvatore D'Agostino
Intervista del 28 ottobre 2006
di Salvatore D'Agostino a Pia Livia Di Tardo e Lorenzo Romito
Iniziamo con il definire il “collettivo Stalker/Osservatorio nomade”?
Stalker è un collettivo di artisti ed architetti formatosi nel '95 a Roma, nato durante l’occupazione della pantera ad architettura… a Valle Giulia… Osservatorio nomade è una rete di soggetti promossa da Stalker, ed è un progetto transdisciplinare di ricerca.
La modalità di intervento proposta è sperimentale, fondata su pratiche spaziali esplorative, di ascolto, relazionali, conviviali e ludiche, attivate da dispositivi di interazione creativa con l’ambiente investigato, con gli abitanti e con gli archivi della memoria. Tali pratiche e dispositivi sono finalizzati a catalizzare lo sviluppo di processi evolutivi auto-organizzanti, attraverso la tessitura di relazioni sociali ed ambientali, lì dove per abbandono o per indisponibilità sono venute a mancare. La traccia di tali interventi verrà a costituire una mappatura sensibile, complessa e dinamica del territorio, realizzata con il contributo dei più diversi approcci disciplinari, attraverso cui si intende investigare i mutamenti in atto nel rapporto tra uomo e ambiente. Tale mappatura conterrà dati sofisticati e molteplici e al contempo risulterà uno strumento capace di attivare interesse e di facile accessibilità.
La modalità operativa descritta, oltre ad essere un inedito strumento di conoscenza, potrà contribuire a promuovere la diffusione di una maggiore consapevolezza della popolazione nei confronti del proprio territorio e quindi ottenere più efficaci feedback di partecipazione creativa nella gestione delle problematiche territoriali e urbanistiche. Tra gli Stalker ci sono artisti, architetti e gente che fa un po' di tutto, dall'odontotecnico all'astrofisico, ma non sono solo quello che fanno nella vita concreta, essere Stalker è un approccio dinamico sensibile alla vita, aperto a nuovi orizzonti, impegnato al rispetto delle diversità etniche culturali, volte all’ incoraggiamento del dialogo tra popoli diversi.
La diversità è la ricchezza più importante e la cooperazione fra le diversità, rende l’esperienza Stalker/on, unica e completa! Siamo un organismo complesso, perché formato da varie e diverse entità, ed è lo scambio, la comunicazione a rendere le cose interessanti e stimolanti... senza negare momenti di tensione... Questa volontà di interagire pur essendo a volte così diversi per cultura, provenienza, abitudini, è il primo passo verso la comprensione dell’individuo umano... e verso la pace nei mondi!
Il 12 e il 15 ottobre il vostro collettivo ha svolto un workshop su ‘Punta Perotti’. Dalla vostra indagine si può parlare ancora di “ecomostro”? Cos’è oggi quel vuoto?
Domenica sera (15 ottobre), dopo quattro giorni di cammino - siamo partiti dal molo sud del porto di Barletta giovedì mattina - ci troviamo, seduti sulla terra calda, morbida e appena arata dove fino a poco tempo fa troneggiava "l'ecomostro" di Punta Perotti. Senza sosta ci siamo mossi lungo la linea di costa, accompagnando l'andare a piedi con sguardi dal mare, grazie all'appoggio degli uomini e delle barche della F.I.P.S.A.S.

Mi raccontate l'esperienza “sensoriale” avuta, nel percorrere la “via” che dal mare arriva al nuovo campo arato “Perotti”?
Abbiamo attraversato e cercato di comprendere usi, abusi, disusi (mi si conceda il termine), usi mancati e usi possibili del territorio a cavallo tra Terra e Mare. Abbiamo percorso quella linea che divide chi vieta da chi trasgredisce, chi progetta da chi usa il territorio.
Abbiamo conosciuto persone, ascoltato storie e progetti, abbiamo raccolto e a volte coniato nomi di luoghi ancora da inscrivere sulle mappe, abbiamo tessuto il primo filo di una rete con la quale vorremmo comprendere e provare a ricucire tante lacerazioni. Riteniamo questa esplorazione un punto di partenza per chi volesse interrogare il territorio prima di proporre ricette per la sua salvaguardia e/o il suo sviluppo. Percepito il conflitto fra usi, progetti e norme, pratiche, immaginari e leggi, ci siamo chiesti quale nuova ecologia sociale possa portare ad innescare una dinamica di rispetto, scambio e collaborazione tra istituzioni e persone, così ben espressa nella forma dal nuovo statuto regionale, e dar luogo ad uno spazio del possibile tra vittime, indifferenti e carnefici. Così seduti al tramonto tra le tracce assenti dell’ecomostro abbiamo colto la potenzialità di laboratorio più che di simbolo, che oggi ha Punta Perotti.
Facendo appello alla nostra forza ludica… inizieremmo a disegnare un playground che può aiutare a progettare la nuova realtà della bella costa barese vergine, priva di immaginazione per far fruire ai baresi la bellezza della possibilità di andare al mare stando in città! Quindi arte and architettura per un fine comune la lettura mirata dell’immaginario basato su reali esigenze dell’individuo…perché soltanto l'arte può penetrare l'animo umano è far cambiare l'immaginario di consuetudini di comportamento ormai desuete... è l'unico mezzo puro... l'arte è l'organo della filosofia, cioè l'attività mediante la quale si può cogliere l'assoluto nella sua unità e identità di natura e spirito... ma affinché non rimanga solo al livello dell’immaginario, deve unirsi a una progettualità cosciente e strutturata solo nell'accezione del rispetto delle regole...(anch’esse discutibili) un laboratorio che può immaginare futuri diversi e concretamente progettarli... l’immaginario che diventa realtà! Passione! Ci vuole passione...
La passione non è la febbre dei propri convincimenti ideologici, è la modalità con cui attraversi il territorio, la capacità di sentire con amore, la gente, di sentirne il fiato, di ascoltarne il racconto e di esserne il testimone... offrire la propria voce ai senza voce. L'oggetto fondamentale della nostra passione è fare comunità...
La povertà è la difficoltà nell’immaginare il futuro... la paura lo spavento sono forme nuove di povertà...«La radice di ogni cosa è l'essere umano.» (Carl Marx)
Hai definito l‘arte e l’architettura come punti di partenza per un buon rapporto tra l’uomo e il territorio. Possiamo definire il crollo della gabbia di cemento come la prima opera di architettura in Italia dopo la devastazione edilizia degl’ultimi trent’anni?
Cosa potrebbe esserci in questo fresco tratturo?
La difficoltà non tanto nel sapere le leggi che regolano la vita, ma riuscire ad immaginare altre dimensioni, oltre a quelle già esistenti, lasciar cadere le barriere provincialotte che ci impediscono di liberare il pensiero. Un luogo che vorremmo restasse un luogo del possibile, dove sperimentare un inedito rapporto tra amministrazione e cittadinanza. Un possibile laboratorio più che un monito o un simbolo.
Una palestra di usi civici per la città in divenire, per iniziare basterebbe dare accesso, accoglienza e voce ai cittadini. Ci piacerebbe con il Sindaco aprire la stazione, dedicarla a quel ragazzo che due mesi fa nell’attraversare i binari è morto, vittima per aver trasgredito ad un uso gratuitamente impedito. Ci piacerebbe affiggere le immagini dell’esplosione che ha generato quel luogo del possibile, perché un nuovo modo di gestire ed abitare la città non nasca su una rimozione, ma conservi memoria e consapevolezza della propria storia. E poi aprile il lotto anche al mare abbattendo siepi e griglie e rallentando le macchine, tutte barriere che seppur in scala ridotta impediscono ancora oggi di ottenere il risultato per cui tanto si è lottato, ricucire un rapporto tra la Città e il Mare. Barriere che sono forse solo il frutto di distrazione, ma che fanno dubitare i cittadini che tutto ciò sia stato fatto per loro, che sia ancora possibile reinventare un rapporto tra Istituzioni e Cittadinanza.
9 maggio 2008 (ultima modifica 18 agosto 2012)
Come usare WA ----------------------------------------- ----------Cos'è WA
__________________________________________
Stalkers: Lorenzo Romito, Pia Livia Di Tardo, Roberto Dell’Orco, Ketty Di Tardo, Massimo Izzi, Valentina Vetturi, Antonio Porta, Nico Angiuli, Pasquale Carucci, Daniele Coi, Michele Loiacono, Alessandra Giannandrea un grazie speciale all'appoggio degli uomini e delle barche della F.I.P.S.A.S
Workshop sostenuto dall’Assessorato alla Pubblica Istruzione del Comune di Bari nell’ambito della rassegna “Premio Gap”, curata da Lia De Venere, Marilena Di Tursi e Antonella Marino.
Posted by
Salvatore D'Agostino
at
08:00
Argomenti correlati:
A-B USO,
Intervista,
Lorenzo Romito,
Osservatorio nomade,
Pia Livia Di Tardo,
Punta Perotti,
Stalker
7 maggio 2008
0004 [MONDOBLOG] Intervista Blog: Giorgio Muratore mort...archiwatch
di Salvatore D'Agostino
Salvatore D'Agostino Giorgio dal greco gheorgòs "agricoltore": agricoltore/muratore/architetto chi è Giorgio Muratore?
Non so se i miei troppi puntini … siano una pratica “romana” o meno … quello che è certo che nella scrittura, come in qualsiasi altra forma di espressione mi sembra opportuno lasciare sempre spazio all’immaginazione, alla creatività del lettore e quindi … giù coi puntini ...
7 maggio 2008
Pubblicato sulla presS/Tletter n.17-2008
questa intervista è stata integrata vedi: 0009 [MONDOBLOG] Mort ... archiwatch
Giorgio Muratore autore del corrosivo, caustico, sarcastico e sferzante blog: 'ARCHIWATCH'
Salvatore D'Agostino Giorgio dal greco gheorgòs "agricoltore": agricoltore/muratore/architetto chi è Giorgio Muratore?
Giorgio Muratore Se potessi scegliere … naturalmente … il primo, poi il secondo e quindi il terzo, che sarei comunque tentato di escludere fin da principio. Sono senz'altro un architetto “pentito” e, in fondo, lo ero diventato, tanti anni fa decisamente “per caso” … scegliendo una facoltà e quindi un “mestiere” che nel ’64, con i miei occhi di allora … sarebbero dovuti essere “del futuro” ...
Muratore, quindi di nome e di fatto … mi piacciono le cose concrete … I muri, le pietre, i mattoni, le cose e le case semplici, normali, naturali, … detesto l’artificio, la maschera, le cose urlate, la “messa in scena”, la manfrina, l’arroganza, l’ignoranza, l’ipocrisia … in breve: l’architettura vincente di oggi …
Agricoltore, quindi, contadino … come un sogno, un’aspirazione alla ciclicità, alla visione naturale di un tempo che si è pur sempre perduto, è altrettanto capace di ricominciare … sempre uguale … il fascino dell’immutabilità e del mutamento … metamorfosi … natura …
A che cosa serve un 'blog' per un architetto?
Assolutamente a niente … quindi: indispensabile ... soprattutto per uno come il sottoscritto che negli ultimi anni non poteva più scrivere praticamente da nessuna parte ...
Tutto quello che dice Grillo sulla stampa è vero … la censura esiste … il mondo della carta stampata nella quale ho vissuto per quarant'anni, come l’università è un letamaio; … un blog … finché non staccheranno la spina … è l’unico modo per avere l’illusione di poter parlare, ma è, comunque, una bottiglia nell'oceano, … ma, sicuramente, sempre meglio di niente …
È possibile costruire oggi a Roma senza fare i conti con la retorica della città storica?
Naturalmente si … chi lo impedisce?
Basta avere la modestia, la cultura, l’intelligenza e soprattutto le palle per saperlo fare … La città storica è un’invenzione dei giornalisti e degli urbanisti … due categorie dannose e inutili, destinate alla demolizione …
Per lei e altri, "Citylife " a Milano è una speculazione finanziaria alla stregua delle villette-abitazione di Monticchiello. È possibile un connubio architettura/imprenditoria senza scadere nell'epiteto 'operazione di speculazione'?
Da che mondo è mondo dietro ad ogni architetto ci sono un committente e un imprenditore … è il ragionevole equilibrio tra le loro tre esigenze a produrre un’Architettura degna di questo nome ... Tra il caso di Milano e quello di Monticchiello c’è poi una bella differenza ...
Il caso di Monticchiello è stata sostanzialmente una montatura giornalistica estiva in stile Repubblica … vip in vacanza … presenzialismo di vecchi e baffuti intellettuali-guru decotti, scandali colti, ipocrisia e arroganza da cortile snob tra Capalbio e la Val d'Orcia … Insomma: … una tempesta … in un bicchiere di Brunello ...
A Milano mi sembra che le cose stiano ben diversamente … si tratta di un modello di sviluppo incivile e selvaggio che si sta sviluppando in tutto il pianeta da parte di alcuni gruppi bancari internazionali e degli architetti al loro servizio … un modello che si potrebbe utilmente evitare nel nostro paese, ma che non trova forze sociali, politiche economiche e culturali capaci di contrastarlo … anzi, da destra e da sinistra, … tutti accorrono in aiuto innescando la catastrofe definitiva, prossima ventura; … l’idea di sviluppo, di sperimentazione e di innovazione sottointesa a queste operazioni è solo uno specchietto per le allodole, un’attrattiva per i gonzi che accorrono a frotte … incoscienti e felici … verso il sedicente “nuovo” che avanza …
… sono puntini di sospensione che in grammatica indicano pausa, altro, non detto e così via. Perché questa scrittura sospesa e romana?
Non so se i miei troppi puntini … siano una pratica “romana” o meno … quello che è certo che nella scrittura, come in qualsiasi altra forma di espressione mi sembra opportuno lasciare sempre spazio all’immaginazione, alla creatività del lettore e quindi … giù coi puntini ...
È sempre preferibile a un nudo … anche se di Marilyn …il panneggio delle vesti dell’estatica Teresa berniniana ... è più sexy …
7 maggio 2008
__________________________________________
Note:Pubblicato sulla presS/Tletter n.17-2008
Posted by
Salvatore D'Agostino
at
07:35
Argomenti correlati:
architetto,
Beppe Grillo,
Citylife,
Giorgio Muratore,
Intervista,
Mondoblog,
Monticchiello
6 maggio 2008
0006 [A-B USO] La rivolta meneghina delle seconde case
I milanesi delle seconde case bocciano il progetto di Mario Botta a Celerina. Le 'torri' disturbano l'armonia del luogo e la costruzione di un nuovo albergo che porterà nuovi posti di lavoro non piace. Tutto deciso democraticamente con un referendum.
Per Mario Botta: «Quello che dovremmo evitare è quanto invece si sta silenziosamente attuando senza scuotere le coscienze, senza discussioni, con la crescita "indolore" dei falsi chalet e le false case engadinesi con le finestre strombate e i graffiti alle facciate una domestica Disneyland alpina dove l'ipocrisia del falso antico è interpretato paradossalmente come garanzia di rispetto ambientale.» Sul Sole 24 Ore, Carlo Ratti controbatte: «Forse i volumi rifiuteranno "l'ipocrisia del falso antico", ma in questo caso sembrano abbandonarsi ingenuamente a quella del "falso contemporaneo" con annosi richiami alla tradizione post-moderna anni ottanta." (Carlo Ratti, Casa engandina, che Botta!, Il sole 24 ore, 30/03/2008)
Il progetto di Botta in questo caso sembra indifendibile, ma la sconfitta è ancora dell'architettura. Come scrive il Corriere del Ticino, ha vinto la "rivolta meneghina" delle miriadi e puntuali villette del fine settimana. Adesso un'altra rivolta anch'essa meneghina firmata da Celentano, Fo, Berlusconi vuole l'erezione della torre Libeskind.
Carlo Ratti: «Sembra il copione della solita raffica di indignazione collettiva, che esplode da noi in automatico ogni volta venga proposto di nuovo. Panchine moderne in Piazza Duomo? Che scandolo! Le torri del sito ex fiera? All'indice! E così via... Partecipando tutti insieme a uno dei principali sport nazionali: la caccia al prossimo ecomostro.»
Mi chiedo, chi ha vinto? Il paesaggio del finto rustico? O ha perso il paesaggio dell'architettura?
Inoltre, perché la critica accetta l'orrore delle casette 'Mulino Bianco' e non aiuta l'architetto a fare bene il suo lavoro?
Questi commenti che sembrano da bar dello sport spesso avvengono tra i critici accademici da bar dello sport.
Ahimè! All'architetto italiano manca ancora il campetto dove potersi allenare:
Celerina boccia la "torre", Corriere del Ticino, 1 aprile 2008
Celerina al voto sul grattacielo della discordia, Corriere del Ticino, 17 marzo 2008
Rassegna stampa: architettiroma
Intersezioni ---> A-B USO
Posted by
Salvatore D'Agostino
at
07:45
Argomenti correlati:
A-B USO,
Adriano Celentano,
Carlo Ratti,
Daniel Libeskind,
Dario Fo,
Mario Botta,
Silvio Berlusconi
5 maggio 2008
0014 [SPECULAZIONE] Contro l'architettura
Un consiglio di lettura l'autore sembra analizzare le falle dell'architettura d'autore. Lui stesso, da antropologo, ha lavorato come consulente per Renzo Piano e per alcuni piani urbanistici. Franco La Cecla, Contro l'architettura, Bollati Boringhieri, euro 12, pp.128:
Mirella Serri, Un pamphlet attacca le grandi firme, La stampa, 21/04/2008
Domenica 11 maggio 2008, ore 16.30 - Torino, Via Nizza 280 - Lingotto Fiere, Sala Rossa. Incontro all'interno della Fiera Internazionale del Libro “Bellezza antica e bruttezza moderna” Paul Zanker dialoga con Franco La Cecla
Mirella Serri, Un pamphlet attacca le grandi firme, La stampa, 21/04/2008
Domenica 11 maggio 2008, ore 16.30 - Torino, Via Nizza 280 - Lingotto Fiere, Sala Rossa. Incontro all'interno della Fiera Internazionale del Libro “Bellezza antica e bruttezza moderna” Paul Zanker dialoga con Franco La Cecla
Posted by
Salvatore D'Agostino
at
07:45
Argomenti correlati:
Franco La Cecla,
Renzo Piano,
speculazione
3 maggio 2008
Même Père Même Mère un viaggio nella 'mala strada'
Se qualcuno oggi avesse ancora l'ardire di pronunciare le parole “Il Manifesto” e la sfacciataggine rivoluzionaria di acquistarlo, si accorgerà che “Alias” ha pubblicato oggi un articolo sul lungometraggio Même Père Même Mère - un film di viaggio, ovvero la più recente produzione dal basso della Malastrada film.
L'importanza non sta nell'aver portato a termine un progetto in maniera esemplare, a questo la malastradafilm ci ha già abituati da tempo, ma nell'aver dimostrato definitivamente che un sistema di produzione che va fuori dai compromessi sia editoriali che di distribuzione è più che possibile, è vivo.
Così gli autori Alessandro Gagliardo, Julie Ramaioli, Giuseppe Spina, ci invitano al film:
«Mi allontano dalla terra, dai luoghi ben conosciuti, dalle forme, dallo stesso impianto prospettico. Una voce mi insegue, forse la mia, forse quella di un paese. Arrivo in Burkina Faso, vago per le sue città, cerco di colmare il mio distacco dalle cose, dalla gente, di fermare i miei sensi, per vedere. Ma la rigidità delle differenze culturali e delle sue corruzioni, la sconosciuta schizzofrenia dei luoghi mi imprigionano, conducendomi ad uno stallo mentale che si trasforma in malattia, in allucinazione. Lentamente mi disintossico e accompagno Dario, uno dei miei compagni di percorso, in un villaggio del sud. Inizio ad aprire gli occhi e a rendermi conto di ciò che si è celato in profondità, e nello stesso istante non vedo più l'uomo che mi sta davanti: le voci si confondono, le mie immagini si frantumano. La storia, la rivoluzione, il movimento di un paese, il suo pensiero, il monolite della tomba deserta di Thomas Sankara. Scappo dall'inferno di Ouagadougou, verso il nord, supero la tempesta e tutto diventa rarefatto. Incontro allora l'essere umano, ne sento la morte della sua storia, della sua politica, ne sfioro la calma sabbia del deserto. Même Père Même Mère è l'affresco contemporaneo di uno stato africano, creato attraverso la visione intima di un viaggiatore.»
Potremo assistere gratuitamente alla prima proiezione in Sicilia di Même Père Même Mère - un film di viaggio, mercoledì 7 maggio ore 19:30, Auditorium del Monastero dei Benedettini, Piazza Dante, 32 – Catania.
Per conoscere questo e altri progetti prodotti dal basso visitate il sito della malastrada film:
Manifesto evento
L'importanza non sta nell'aver portato a termine un progetto in maniera esemplare, a questo la malastradafilm ci ha già abituati da tempo, ma nell'aver dimostrato definitivamente che un sistema di produzione che va fuori dai compromessi sia editoriali che di distribuzione è più che possibile, è vivo.
Così gli autori Alessandro Gagliardo, Julie Ramaioli, Giuseppe Spina, ci invitano al film:
«Mi allontano dalla terra, dai luoghi ben conosciuti, dalle forme, dallo stesso impianto prospettico. Una voce mi insegue, forse la mia, forse quella di un paese. Arrivo in Burkina Faso, vago per le sue città, cerco di colmare il mio distacco dalle cose, dalla gente, di fermare i miei sensi, per vedere. Ma la rigidità delle differenze culturali e delle sue corruzioni, la sconosciuta schizzofrenia dei luoghi mi imprigionano, conducendomi ad uno stallo mentale che si trasforma in malattia, in allucinazione. Lentamente mi disintossico e accompagno Dario, uno dei miei compagni di percorso, in un villaggio del sud. Inizio ad aprire gli occhi e a rendermi conto di ciò che si è celato in profondità, e nello stesso istante non vedo più l'uomo che mi sta davanti: le voci si confondono, le mie immagini si frantumano. La storia, la rivoluzione, il movimento di un paese, il suo pensiero, il monolite della tomba deserta di Thomas Sankara. Scappo dall'inferno di Ouagadougou, verso il nord, supero la tempesta e tutto diventa rarefatto. Incontro allora l'essere umano, ne sento la morte della sua storia, della sua politica, ne sfioro la calma sabbia del deserto. Même Père Même Mère è l'affresco contemporaneo di uno stato africano, creato attraverso la visione intima di un viaggiatore.»
Potremo assistere gratuitamente alla prima proiezione in Sicilia di Même Père Même Mère - un film di viaggio, mercoledì 7 maggio ore 19:30, Auditorium del Monastero dei Benedettini, Piazza Dante, 32 – Catania.
Per conoscere questo e altri progetti prodotti dal basso visitate il sito della malastrada film:
Manifesto evento
lll
Postato da: Salvatore Benintende
Pubblicato sulla presS/Tletter n.17-2008
Posted by
Salvatore D'Agostino
at
17:30
Argomenti correlati:
Malastrada,
meme pere meme mere,
Salvatore Benintende
1 maggio 2008
0013 [SPECULAZIONE] Propongo la rimozione dei politici perditempo
Propongo la rimozione: dei balconi tondi da tutte le case, delle mansarde abitabili, dei sottotetti creativi, dei soppalchi, dei rivestimenti in pietra, dei colonnati in cemento in finto ordine architettonico, delle fontane in gesso, delle statue di padre Pio, di qualsiasi timpano triangolare tipo tempio, delle cucine rustiche, dei tetti con finte capriate in legno, delle finestre/balconi allineate che simulano case in muratura, degli archi che non sono strutturali e così via.
Sarà difficile far capire agli architetti che l'attenzione eccessiva su alcune architetture serve a sviare i problemi da quelli veri.
La politica usa questi strumenti per non affrontare le questioni più importanti: la casa come diritto per ogni cittadino, immigrati come risorse e non come problema, aree verdi diffuse ma eticamente condivise e una vera svolta verso la bellezza intesa come edifici pregnanti e architettonicamente importanti.
Signor Sindaco Gianni Alemanno non ci casco, può avere l'appoggio dell'architetto Carlo Aymonino e del signor Vittorio Sgarbi che giulivi condividono il polverone Ara Pacis, ma mi creda si concentri sui veri problemi della città e vedrà che non può avere tempo per queste fesserie:
Sondaggio sul quotidiano la 'Repubblica' sul caso 'Ara Pacis'
Alemanno: Via la teca dell'Ara Pacis, Corriere della Sera, 30 aprile 2008
Alemanno: Via la teca dell'Ara Pacis, La Repubblica, 30 aprile 2008
Per Philippe Daverio, L'Ara Pacis non è un'architettura sbagliata
Sarà difficile far capire agli architetti che l'attenzione eccessiva su alcune architetture serve a sviare i problemi da quelli veri.
La politica usa questi strumenti per non affrontare le questioni più importanti: la casa come diritto per ogni cittadino, immigrati come risorse e non come problema, aree verdi diffuse ma eticamente condivise e una vera svolta verso la bellezza intesa come edifici pregnanti e architettonicamente importanti.
Signor Sindaco Gianni Alemanno non ci casco, può avere l'appoggio dell'architetto Carlo Aymonino e del signor Vittorio Sgarbi che giulivi condividono il polverone Ara Pacis, ma mi creda si concentri sui veri problemi della città e vedrà che non può avere tempo per queste fesserie:
Sondaggio sul quotidiano la 'Repubblica' sul caso 'Ara Pacis'
Alemanno: Via la teca dell'Ara Pacis, Corriere della Sera, 30 aprile 2008
Alemanno: Via la teca dell'Ara Pacis, La Repubblica, 30 aprile 2008
Per Philippe Daverio, L'Ara Pacis non è un'architettura sbagliata
Posted by
Salvatore D'Agostino
at
18:00
Argomenti correlati:
Ara Pacis,
Carlo Aymonino,
Gianni Alemanno,
Philippe Daverio,
speculazione,
Vittorio Sgarbi
Iscriviti a:
Post (Atom)