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28 febbraio 2012

...a proposito di Vedute, Ai Weiwei e Gary Hustwit...

di Salvatore D’Agostino

...Vedute, 
Manca in Italia un catalogo ragionato delle riviste ufficiali e indipendenti di architettura dalle origini ai giorni nostri così come manca una biblioteca dedicata a questo tema. Una prospettiva d’indagine che mi affascina, poiché l’aspetto più rilevante del novecento è l’eterogeneità dei pensatori e la capacità di creare movimenti di opinioni fuori dai circuiti istituzionali. Le idee del moderno spesso sono nate fuori dall’accademia, sovente scaturivano da incontri nei bar o caffè.
Un tema di cui si è occupato Elias Redstone.  Elias ha raccolto le testate indipendenti, alternative, low cost, on-demand, edite nel mondo negli ultimi anni creando un catalogo consultabile online* Archizines e insieme all’Architectural Association School of Architecture ha organizzato una mostra  itinerante; dopo le prime tappe di Londra e Milano sarà visibile a Barcellona, New York, Berlino, Parigi e Bratislava.
Nel frattempo, un ipotetico archivio italiano oggi si arricchisce di una nuova rivista edita da Quodlibet dal titolo Vedute. Il primo numero è una monografia dedicata a Michele De Lucchi.*

23 febbraio 2012

0007 [SQUOLA] L’avvocato del diavolo un'intervista a Manfredo Tafuri

La parola scuola è spesso un inciampo, il suo suono trae in inganno. 
Non di rado viene scritta sbagliata. 
Squola è un errore ed è il nome di questa rubrica.

di Salvatore D’Agostino 


Il 23 febbraio del 1994 a Venezia moriva Manfredo Tafuri, lo ricordo con un’intervista quasi inedita, poiché pubblicata in una fanzine universitaria.
Questo è il primo documento tratto dall’immenso archivio delle università italiane ma anche un invito a superare l’incanto dell’opinione istantanea amata sia dai media mainstream che online. Credo che dopo più di vent’anni di scritture Web ci sia bisogno di pensieri storici, analitici e critici per uscire fuori dai confini della dialettica wishful thinking.
 

di Isidoro Pennisi

L’intervista è un documento contenuto nel primo numero di una Rivista di Architettura concepita ed elaborata da un staff di studenti della Facoltà di Architettura di Venezia nel quadro delle iniziative culturali promosse, all’epoca, dall’EASA (European Architectural Studenty Assembly)*. Un’associazione internazionale di studenti di Architettura senza alcun legame ufficiale con il mondo accademico, fondata in Inghilterra agli inizi degli anni ottanta, che aveva una serie di diramazioni nazionali e locali che, nella seconda metà degli anni ottanta, coprirono in Italia tutte le sedi universitarie dove esisteva una Facoltà di Architettura. In questo quadro erano diverse le iniziative promosse. Meeting Internazionali Estivi (grandi workshop autogestiti) e Nazionali, seminari di studio, convegni ed iniziative politiche ed editoriali. Utopica, così si chiama la rivista da cui è tratta questa intervista, è una di queste.
1

L’intervista risente in maniera positiva, secondo me, di questo contesto e del fatto che rappresenta un esemplificativo dialogo tra studenti in cerca di fortuna culturale e di vita ed uno degli intellettuali migliori, probabilmente, che la nostra disciplina ha avuto la fortuna di avere tra le sue fila nel secolo passato. Descrive, in fondo, anche le relazioni strette che, da Nord a Sud, gli studenti delle varie sedi alimentavano in maniera strategica per ampliare il dibattito e lo scambio di idee. In sé, nei suoi contenuti, descrive bene una situazione che, oggi, si dispiega in tutta la sua chiarezza, ma che, in quel momento, dietro la pressione di domande chiare e dirette, Tafuri descrive in maniera veggente leggendo quello che, tra le righe (ma nemmeno tanto) stava già accadendo.

20 febbraio 2012

0056 [MONDOBLOG] La posizione zeviana secondo Sandro Lazier

di Salvatore D'Agostino

Nel post precedente* anticipando questo colloquio avevo scrittoNon so se Bruno Zevi, morto il nove gennaio del 2000, un po' prima dell'avvento della penetrazione capillare del Web, oggi avrebbe gestito un Web Log, ma penso che si sarebbe inventato una strategia comunicativa per la rete. 

Francesco Cirillo nei commenti a tal proposito ha ricordato un aneddoto:
«Se vuoi una mia risposta al tuo quesito, in base alla mia esperienza vissuta con lui, posso dirti che sicuramente avrebbe costituito un blog sul web. Ricordo che quando decisi di conoscerlo gli feci una ventina di telefonate senza mai riuscire a parlargli, la sua segretaria mi disse: “provi a scrivergli una lettera lui le risponderà sicuramente... anzi se possiede un fax meglio ancora, adora questo strumento perché è veloce e immediato”. Pensa cosa sarebbe riuscito a creare sul web, poter sfruttare la planetarietà in un istante, avrebbe potuto dire la sua in qualsiasi istante e irrompere con la sua prorompenza.»
A seguire la prima delle due interviste agli artefici di antiTHeSi: Sandro Lazier.






16 febbraio 2012

0055 [MONDOBLOG] Da Bruno Zevi ad antiTHeSi ricordando splinder

di Salvatore D'Agostino

Nel marzo del 1995 Francesco Cirillo studente della facoltà di Architettura di Napoli chiese e ottenne un'intervista a Bruno Zevi, l'intenso scambio di domande e risposte si svolse per la maggior parte via fax. Un anno dopo, la casa editrice Clean ne fece un libro lasciando inalterata la sequenza imperfetta, a tratti dissonante dell'intervista.
«Francesco Cirillo La gente è sempre più indifferente nei confronti dell'architettura, lo spazio che Lei occupava sulla rivista "L'Espresso"1 era almeno il doppio di quello che oggi a stento si riesce ad individuare; cosa sta accadendo alla cultura architettonica? Qual è oggi il ruolo dell'architettura intesa come arte?

Bruno Zevi Non credo che la fruizione dell'architettura sia oggi più distratta che nel passato; è  sempre distratta, come afferma Umberto Eco. E la riduzione della rubrica di architettura su "L'Espresso" riguarda tutte le rubriche. Nel settimanale "Cronache" che precedette "L'Espresso" nel 1954, ottenni enorme spazio per l'architettura.

Quando cominciò "L'Espresso" nel 1955 fu ridotto. Recentemente (per mia somma fortuna) tutte le rubriche sono relegate in poche pagine. Ciò risponde ad una politica del settimanale, buona o cattiva che sia. Sono ottimista. Già due tascabili Newton, Architettura concetti di una controstoria e Architettura della modernità sono stati diffusi in migliaia di copie ad un prezzo inferiore a quello di un caffè, cioè a 1.000 lire. Evento inedito, da salutare con meraviglia e gioia. Una penetrazione capillare del genere non ha riscontri.

E il secondo tascabile, mentre scrivo, è un best seller da cinque settimane.

Quanto alla questione del ruolo dell'architettura come arte, rispondo categoricamente: oggi il ruolo è lo stesso che nel passato. Controprova: nel passato ci si lamentava, e così oggi.»2
Non so se Bruno Zevi, morto il nove gennaio del 2000, un po' prima dell'avvento della penetrazione capillare del Web, oggi avrebbe gestito un Web Log, ma penso che si sarebbe inventato una strategia comunicativa per la rete.

Il prossimo mondoblog ospiterà un doppio colloquio in due diversi post, agli ideatori di antiTheSi*: Sandro Lazier e Paolo G. L. Ferrara.
AntiTHeSi nasce lo stesso mese della morte di Zevi nel gennaio del 2000 e il primo articolo porta la firma di Daniele Antonioli. 3 Grazie all'introduzione del linguaggio ASP è stato il primo Web log di architettura in Italia che si è aperto ai commenti dal novembre 20014: «antiTHeSi - racconta Sandro Lazier in una mail - diviene interrogabile e partecipabile». Il 30% dei commenti sono moderati è per questo motivo che il primo commento ancora visibile5 porta il numero progressivo 26, poiché il database segue l'ordine cardinale.
Dopo otto mesi dall'apertura ai commenti, è stato opportuno pubblicare una netiquette:
«Abbiamo spesso filtrato commenti che sfociavano nel battibecco, mentre altri, nonostante seguissero la stessa linea, sono stati pubblicati . Da ora in poi, non accadrà più. AntiTHeSi chiede che le opinioni espresse siano supportate da una contro-critica di contenuti e che vengano evitati commenti superficiali rivolti, cosa grave, ad altri siti o altri lettori. Abbiamo cercato di essere democratici pubblicando le opinioni di tutti ma, da qualcuno, questo atteggiamento è stato frainteso. Ribadiamo: non siamo depositari di alcuna verità; desideriamo un confronto che sia sì contraddittorio rispetto le nostre opinioni, ma che sia anche propositivo.»6
Per la storia Web in concomitanza con l'avvento dei commenti su antiTHiteSi nasceva la prima piattaforma blogger italiana, Splinder che nel giro di pochi anni rivoluzionerà la blogosfera del nostro paese. Per capire un po' Splinder nel 2006, prima dell'acquisto da parte del gruppo DADA (sì, il gruppo di architetti di arch'it*), conteneva 220.000 blog - quasi tutti di lingua italiana - attivi (con una crescita di circa 12.000 unità al mese), 5,2 milioni di visitatori e 35 milioni di pageview/mese.7 
Un colosso che qualche giorno fa ha chiuso e chi non ha fatto in tempo a trasferire il proprio blog  in un'altra piattaforma ha perso tutta la sua memoria Web comprensiva dei commenti; tutto è svanito nel fantomatico cyberspazio dal 31 gennaio 2012. 
Ecco come appare la pagina splinder oggi:
-


Splinder ospitava molti blog di architettura tra cui tanti pionieri. Quali?  

Dal punto di vista affettivo ho perso il più bel blog di architettura, Architettura irrazionale di Maddalena.*
Sotto il profilo della critica e dell'università il blog collettivo di alcuni ricercatori dello IUAV, [d]anzare[S]ull'[a]rchitettura.
Il già chiuso blog di Luca Diffuse, Mi manca chiunque!, il primo blog di architettura che sperimenta una scrittura tra diario, divagazioni, narrazioni aprendo una finestra sul proprio studio e i progetti in corso d'opera. 
BIZ di Guido Aragona e Architettura moderna di Vilma Torselli anche se i loro più che dei post per un blog erano degli articoli trasposti nel web.
Le chiacchierone  Desperate architect, LogorRomins e ma architetti si nasce?  
Infine, in tempo, i tre veneti, Linea di senso di Robert Maddalena il cui sottotitolo è da considerare un manifesto «ognuno di noi ha diritto al proprio cattivo gusto»Spazio bianco di Julian Adda tra l'accademico  - nel suo senso positivo - e il giornalistico e OPLA+ il primo blog collettivo di architettura italiana, si sono trasferiti altrove. 

A seguire una panoramica delle ultime note splinder dei blog vicini all'architettura: 

LORD

15 novembre 2010 | Il problema di vivere in città e non in campagna...
...è che ho comprato dell'uva credendo fossero mirtilli. A mia discolpa però, posso dire che sulla confezione c'era scritto solo "reparto ortofrutta". Effettivamente mi son sembrati un po' troppo grandi per essere mirtilli, ma che ne so, con tutti questi prodotti e concimi che gli danno. Potevano anche essere mirtilli. Come effettivamente potrebbero essere mirtilli al sapore di uva fragola. Potrebbero. Del resto se fanno le Pringles al gusto pizza... 

Caffè architettura di Luigi Moffa

10 ottobre 2010 | Svecchiare le ...
...Svecchiare le Università italiane - Senatori della cultura...


4 ottobre 2010 | Nicoletti Manfredi «Sì alle architetture d’impatto e alle archistar. Rompono questa noia assoluta»
...Gli architetti devono trasgredire. Se gli uomini rispettassero le donne, l'umanità sarebbe finita, non ci sarebbero più bambini: per fortuna c'è la trasgressione MANFREDI ... 

Desperate architect di dArkArch

4 ottbre 2011 | Barbie architettA... la voglio!!!!
...Barbie vivrà in una casa ecologica ... 

[d]anzare[S]ull'[a]rchitettura blog collettivo a cura dei ricercatori IUAV

23 febbraio 2011 | nominata commissione concorso IUAV ICAR/18
...Sì, proprio il concorso scaduto nel settembre di ormai due anni fa. I tre membri della commissione sono Renzo Dubbini (interno), Fulvio Irace (Milano) e Cesare De Seta ... 

irrazionalMENTE di arkitectura...

31 luglio 2008 | Non sono morta. Sono anzi viva, di...
...Non sono morta. Sono anzi viva, di quel vivo che non hai tempo di fermarti a scrivere... 

LogorRomins di Romins

9 giugno 2011 | Voila!

8 settembre 2010 | Vassallo e la Camorra: basta con questo Stato che se ne frega dell'ambiente e che lascia soli i sindaci della legalità!
...Ho conosciuto Vassallo due anni fa ad un matrimonio locale. Persona semplice ed affabile. Tutti nella zona lo conoscevano per il suo alto senso civico e per le sue idee ambientalistiche. Anche chi non era d'accordo con il suo "integralismo" lo rispettava per il suo essere incorruttibile. Il che è una vera rarità. Era da qualche anno però che le cose stavano peggiorando: scheletri di ville abusive ogni anno spuntavano sulle colline, mentre a valle nuovi capannoni sfregiavano la campagna. Per non dire degli ecomostri del Porto del Fico, in località Pioppi: scheletroni costruiti a una manciata di metri dalla riva del mare e dal greto di un torrente. E infine, non ultimo, il centro commerciale (!) in costruzione nel vecchio borgo di Acciaroli..., o le varie altre costruzioni dei dintorni... Tutto questo negli ultimi due anni. E tutto ciò in un parco nazionale, ove teoricamente ex-novo non si può costruire nulla. Che qualcosa di strano stesse accadendo questo si era capito. Ora con l'assassinio di Vassallo tutto è più chiaro. Siamo in uno Stato che se ne frega della tutela dell'ambiente e questi sono i risultati... 

Locus di Renato

20 agosto 2010 | Le immagini valgono, a volte, più delle parole....
...Nella fredda Bolzano, non sono mancati i visitatori a questo appuntamento che, nato come regionale, si è sviluppato intorno al concetto di CASA KLIMA fino a diventare un punto di riferimento nazionale per il ben-essere abitativo. E questa doppia veste la si è vista anche in questa edizione dove, tra gli affollati stand dei due padiglioni, abbiamo incontrato, accanto a geometri, architetti ed ingegneri, intere famigliole altoatesine a caccia di caldaie e coppi. Un mix interessante, riflesso anche nelle scelte degli espositori, alcuni dei quali si sono presentati usando il solo idioma germanico... 

ARCHITETTURA D'INTERNI blog collettivo

22 agosto 2010 | Aldo Cibic, L’architettura oggi è estremamente superficiale perché non dà risposte ragionate
...Designer e architetto con un'anima da urbanista. L'ex allievo di Sottsass disegna nuovi stili di vita ecosostenibili, alla base del suo lavoro strategia e narrativa... 

Superfici di architettura di AleI

3 ottobre 2010 | Aspetti "superficiali"
...Il SITE, un gruppo di tre architetti newyorkesi, sperimenta un'architettura che diventa "arte pubblica" o vera e propria edificazione di "logo" per aziende commerciali... 

Liberi architetti blog collettivo

7 giugno 2011 | I Frattali dell'Ipercoop
...I frattali hanno sempre esercitato su di me un fascino irresistibile. Spesso mi capita di intrattenermi per lunghi periodi ad osservare le forme più strane e bizzare che la natura propone... 

Cioccolatini di Architettura di PensieridiArch

16 maggio 2008 | Tre maestri e tre città
...Io me li immagino gli studenti in pellegrinaggio tra Milano, Genova e Torino per cogliere il panorama architettonico del secolo scorso attraverso la figura... 

Architettura moderna di Vilma Torselli

21 aprile 2011 | Metafore architettoniche
...L’architettura antica come “metafora di pietra” alla quale Emanuele Tesauro riconosce la possibilità di creare emozione attraverso un sottile gioco intellettuale...

8 giugno 2009 | Non credo in quegli architetti
...Non credo in quegli architetti che vogliono essere artisti. chi si propone deliberatamente come artista elimina sin dall'inizio qualsiasi possibilità di raggiungere un esperessione... 

AndTheNightsBefore di lprul

20 luglio 2010 | (ri)conosco questa città
...Ferrara in aprile. Di pomeriggio. Nonostante l'innegabile fascino delle nebbie del lungo inverno della Bassa, questa città va vista/vissuta così. Questo pezzo di vita che ho... 

Mi manca chiunque! di Luca Diffuse

2 novembre 2008 | luca is back from the airport
...non so se spostare questo blog più sul personale... 

ma architetti si nasce?

1 ottobre 2010 | ho l'ansia
...evviva.ho l'ansia cronica.Non sto per morire.a meno che non si muoia d'ansia...adesso mi viene il dubbio.vabè,se perisco non avrò più l'ansia..c'è sempre un lato positivo nelle cose e a volte è così semplice trovarlo!comunque non mi piace avere l'ansia.mi rende ansiosa.Cioè,è tutto il pomeriggio che sto così.Pensavo di avere qualcosa di tremendo..Ma aver l'ansia è parecchio tremendo alla fine.Ora devo solo capire il vero motivo di quest'ansia.o i veri motivi.mi sa che faccio meglio a perire..uh.Voglio nuovi amici su Facebook.mi aggiungete?... 

MACARARKITET di macara

29 luglio 2010 | insieme?
...Insieme guardiamo lo stesso orizzonteinsieme magari ma stando di fronte così ci impalliamo e si rompe l'incanto sarebbe importante amarsi di fianco. Avere il coraggio di lasciarsi... 

nessun default di brain.edu

17 novembre 2010 | Di seguito alcuni progetti che
...Di seguito alcuni progetti che è possibile analizzare. Da prendere in considerazione solamente quelli cerchiati in blu ed in rosso. Un consiglio: prima della scelta definitiva controllare... 

DREAMS ROADS & CITIES di alefrark 

5 novembre 2008 | NEL MEZZO DEL CAMMINO DELL'ESPERIENZA ARCOSANTIANA
...Oggi abbiamo iniziato a lavorare in studio...è strano stare seduti tutto il giorno dietro una scrivania...non sono più abituata!...E' un duro lavoro......E' interessante... 

dedalomagazine di dedalonline

24 agosto 2010 |  Diritto alla casa, rovescio al territorio.
...Un segnale di interesse da parte della politica verso il problema della casa: la Legge Finaziaria conferma lo stanziamento di 550 milioni di euro per la realizzazione di alloggi pubblici da destinare... 

APF di apfstudi 
11 novembre 2011 | Mari e Monti
...Mari e Monti... 

Biz di Guido Aragona

21 settembre 2011 | Torino Porta Nuova, da 150 anni
...Val la pena di mettere la citazione per esteso: "Le occasioni clamorose, come quelle della progettazione delle stazioni e delle zone urbane circostanti, mostrano, infatti, tutta... 

HOUSE & BUSINESS di Pivetta

30 ottobre 2010 | Ecohousing Art, opere e progetti per abitare gli spazi 1a EDIZIONE CONCORSO NAZIONALE PREMIO IMMOBILIARE 2010 Riservato a Junior
...Nel caso di errata visualizzazione il Comunicato stampa è qui pubblicato ecohousing-art.it Alle Redazioni giornalistiche, Associazioni, Istituti d’Arte, Accademie di Belle Arti,...

I tre nuovi link dei blogger veneti:

14 dicembre 2011 | E' veramente triste!
E' veramente triste! Siamo ancora sconcertati, ma si fa così? ...


28 ottobre 2008 | Rialto non si tocca
...Rialto non si tocca...


12 novembre 2011 | Trasloco 
...A quanto sembra, la piattaforma Splinder sta per mollare gli ormeggi: allo stato delle cose, oggi, non è chiaro quello che succederà. In ogni caso, spaziobianco si trasferisce su blogspot, all'indirizzo:http://spaziobiancoarchitettura.blogspot.com Vi prego di aggiornare i vostri link a presto! Julian...

16 febbraio 2012
Intersezioni ---> MONDOBLOG
__________________________________________
Note:
1 Proprietario ed editore è l'industriale Adriano Olivetti.
2 a cura di Francesco Cirillo, Saper credere in architettura. Cento domande a Bruno Zevi, Clean, Napoli, 1996, pp. 17-18
3 Daniele Antonioli, Complessità, antiTHeSi, 28 febbraio 2000*
4 Apertura ai commenti leggi  Lettera ai lettori - 2 del 12 Novembre 2001* 
«Nel 2001 avviene una svolta importante. Il sito viene riscritto in linguaggio ASP, con tutti i benefici e riferimenti che la struttura su database comporta: ricerche, commenti, risposte, ecc... Insomma, antithesi diviene interrogabile e partecipabile». (Sandro Lazier attraverso mail)
5 Primo commento ancora visibile numero 26: Luigi Centola.*
«Non tutti i commenti vengono pubblicati. Un buon 30% viene scartato. Questo è il motivo per cui la numerazione non segue un ordine cardinale». (Sandro Lazier attraverso mail)
6 Introduzione netiquette leggi Comunicato ai lettori del 13 luglio 2002 *
Redazionale, Splinder chiude. Perché?, Blog tagliaerbe, 24 novembre 2011*

6 febbraio 2012

0006 [SQUOLA] A trent’anni di tempo da qui

La parola scuola è spesso un inciampo, il suo suono trae in inganno. Non di rado viene scritta sbagliata. Squola è un errore ed è il nome di questa rubrica. 

SQUOLA* è nata per ospitare riflessioni sullo stato dell'Università italiana. Isidoro Pennisi, in occasione del trentennale dell'Università di Architettura di Reggio Calabria, mi ha proposto una riflessione 'senza fronzoli' su quest'ateneo dalle vicende alterne, partendo dalla pubblicazione di materiale d'archivio inedito.
di Isidoro Pennisi 
Ricercatore presso la facoltà di architettura di Reggio Calabria.

Il momento che viviamo, e ormai ci siamo abituati a pensarlo così, è un momento difficile. Un momento in cui il sostantivo crisi è quello più utilizzato. Non voglio negare che sia vero, ma voglio ricordare, soprattutto a chi come me ha già vissuto un po’, che abbiamo già visto e superato altri momenti definiti difficili. La definizione di difficile, infatti, è sin troppo generica e, in genere, serve a non porre sul piano della nostra vita concreta le giuste correzioni di rotta che sarebbe utile assumere se vogliamo vivere tutti insieme in maniera più giusta e con maggiore soddisfazione.

In questo senso, per chi come me si occupa del settore dell’Istruzione Universitaria (ma varrebbe ugualmente se mi occupassi di altri livelli di istruzione) è giusto non cullarsi sull’inevitabilità delle difficoltà che una crisi sociale porta con sé ma provare, invece, a riordinare le idee su cosa abbiamo fatto e su cosa ci resta da fare, almeno all’interno di un orizzonte temporale in cui il nostro contributo potrà essere effettivo. Per questo motivo, quindi, ho proposto alla redazione di questa finestra aperta sulla realtà dove l’informazione diventa bene culturale diffuso (come minimo) di darmi la possibilità di pubblicare una serie di materiali di riflessione sull’Università a partire dalla storia di una di queste. Una di queste che, nello specifico, quest’anno compie trenta anni dalla sua fondazione.

31 gennaio 2012

0054 [MONDOBLOG] Il denotatore digitale: Marco Brizzi

di Salvatore D'Agostino
«Nel 1999 (sic ndr 1995) nasce «arch'it», diretta da Marco Brizzi, tuttora la più solida e conosciuta tra le riviste di architettura online con base in Italia. Non è secondario che «arch'it» nasca a Firenze e leghi il proprio nome fin da subito a un festival annuale di architettura e media («Image»). Sembra una pietra filosofale, il detonatore digitale è piazzato proprio nel cuore di una delle facoltà di architettura meno disponibili all'innovazione e in un colpo solo riesce a mettere nel mirino di uno sguardo «aperto e disincantato» anche i rapporti tra architettura e media […] La bomba esploderà avrà successo, anche se a qualche anno di distanza si può dire che certamente ha creato dei nuovi poteri ma forse non è riuscita che marginalmente a mettere in crisi il sistema di potere che sembrava essere in grado di indebolire più a fondo. È certamente riuscita, però, a produrre due fenomeni.

Il primo è stato quello ovvio dell'emulazione, per cui negli anni successivi abbiamo dovuto assistere a un proliferare incontrollato di direttori self-appointed di riviste digitali, pronti a definirsi critici di architettura e spargere senza paura giudizi tranchant su questo e quel maestro e apprezzamenti quasi erotici su progetti di amici e conoscenti.

Il secondo, potenzialmente più rilevante, è stato quello di «far crescere» una generazione di critici e aspiranti critici (o teorici) dell'architettura, che trovano finalmente sulle pagine di «arch'it» quello spazio e quella libertà di selezione dei contenuti che le riviste e i giornali non sembrano voler concedere.» (Pippo Ciorra)1

Nel novembre del 2010 fa scrivevo*: 
«Dopo le ripetute incursioni nel mondo dei blog*, è arrivato il momento di mettere ordine tra le pagine scritte nel Web in questi anni.
Cominciamo a rispondere alla domanda posta qualche tempo fa su questo blog: chi è stato il pioniere dei blog di architettura?*

La risposta è: Marco Brizzi con  la creazione di arch’it nel marzo 1995  (aveva appena compiuto 28 anni).2

Arch’it è una semplice pagina bianca con pochi e chiari rimandi alle rubriche. In questi quindici anni ha ospitato gli scritti dei migliori critici/architetti  - e non solo – italiani. Mantenendo un registro critico e disinteressandosi all’aspetto ‘virale’ di internet o ‘all'estetica Web' del momento. Usando la rete come pagina d’approfondimento e non come campo di una rivoluzione in corso.
Per Arch’it il web log ha la stessa radice della pagina cartacea: la scrittura.
Di seguito il colloquio avvenuto nel pomeriggio del 14 luglio scorso con Marco Brizzi.

 Salvatore D'Agostino Questa è un'homepage del 1998, l'anno del tuo inizio come direttore editoriale di arch'it.
Quali erano le idee guida di quegli anni? 

Marco Brizzi Dove l’hai trovata, su archive punto org? 

Sì.

Bella!
Idee guida vere e proprie, per arch'it, ho preferito non definirne. C'erano, naturalmente, all'origine, delle scelte editoriali delle sensibilità, delle ipotesi. E molte domande. Nel seguire il lavoro avviato dai miei amici mi interessava sfruttare la Rete per misurarne la capacità adattativa, per porre dei temi e delle questioni che altre forme dell'editoria di architettura, in quel momento, non avevano interesse a porre. Nell'Internet stavano nascendo diverse attitudini e mi sembrava opportuno contribuire a stimolarle.

Quando si iniziano dei percorsi si stilano, non dico dei manifesti, ma dei punti programmatici. 

In questo caso le azioni sono state guidate in larga misura dalla spontaneità. Non un progetto editoriale vero e proprio, quindi, né qualcosa di simile. Per me arch'it si poneva in linea di continuità con lo spirito del gruppo che aveva fatto nascere quello spazio web nel 1995. Mi interessava mettere alla prova l'efficacia di alcuni temi. In questo senso, c'è stata una progressiva e variabile messa a punto delle idee; ed è questa, semmai, che ha descritto nel tempo un orientamento e, se vuoi, un percorso. Non ho sentito la necessità di produrre un manifesto. So che qualcuno è rimasto sorpreso nel non ritrovare sulle pagine di arch'it esplicite dichiarazioni che accompagnassero la mia conduzione. 

Il tuo lavoro su arch'it è simile al lavoro di un editore poiché, benché rari siano i tuoi scritti, interessanti sono i contributi che in questi anni sei riuscito a far pubblicare. Su arch'it hai dato spazio ai maggiori critici sia emergenti e non, sei un catalizzatore e divulgatore - in senso positivo - del dibattito sull'architettura?

Questa considerazione è interessante.
È vero, non mi sento di avere determinato un percorso rigoroso, semmai ho cercato di fare spazio e di accomunare delle figure che, concordo con te, ho avuto la fortuna di coinvolgere e che hanno contribuito alla costruzione di arch’it, molto di più di quanto non abbia fatto io.
Credo che questo abbia a che fare con la 'naturalità' del percorso compiuto. Percorso tanto naturale che a volte si è atrofizzato, a volte si è sviluppato con maggiore impeto, a seconda delle occasioni e anche delle disponibilità di tempo e d'animo delle persone che hanno collaborato al progetto.
Ho avuto la fortuna di non dovere sottostare a delle regole di mercato editoriale, cosa che ha comunque penalizzato, probabilmente, alcuni aspetti della rivista.
 

Arch’it è totalmente gratuita?

Si tratta di un lavoro di gruppo. E sono davvero numerose le persone che hanno collaborato alla rivista in maniera molto spontanea e generosa.

Rileggendo il tuo dialogo con Luigi Prestinenza Puglisi nel libro La generazione della rete ho avuto la sensazione che il giovane, cioè tu, cercava ti placare il web ottimismo del vecchio – anagraficamente - LPP. 
Riprendo la riflessione finale:
«L'accademia si afferma anche alimentandosi con l'avanguardia, talvolta fagocitandola. Nessuno di noi vorrebbe che questa generazione, un po' come quella descritta da Roman Jakobson alla fine degli anni Venti, dissipasse i propri poeti. Poeti e non poeti, i progettisti qui presenti (ndr A12, amgod#n, Alessandro Carbone, Centola & Associati, Cliostraat, Greco Onori Oppici, HOV; ma0/emmeazero, Mantiastudio, Gianluca Milesi, nicole_fvr/2A+P, Spin+, Stalker e UFO) sono alla ricerca di ambiti di produttività, di campi d'indagine e di azione. Hanno avvicinamenti molto diversi ai problemi che abbiamo sommariamente discusso, hanno idee distinte e progettano secondo criteri disomogenei tra loro. Ad accomunarli qui è l'appartenenza a una generazione che, consapevolmente o meno, contribuisce alla definizione di un ambito di sviluppo dell'architettura connaturato alla cultura della rete.»3 
A proposito di generazione e disomogeneità, due domande. La prima è un po' brutale, che fine ha fatto quella generazione della rete? 

La domanda è importante. Effettivamente la sensazione che qualcosa stesse accadendo -e che, se non si fosse percepita l'importanza del momento, qualcosa si sarebbe irrimediabilmente perduta- la sottoscrivo. E credo che, osservando oggi i processi che si sono succeduti, qualcosa si sia definitivamente perso; si è perso il momento dell'entusiasmo, della scoperta, della volontà d'impossessarsi di strumenti nuovi, di argomenti nuovi da trasferire nel mondo dell'architettura. Questo è durato un certo periodo, forse dura ancora oggi in qualche misura, ma non siamo più negli anni delle grandi speranze, che farei corrispondere al quinquennio 1995-2000. 

Che cosa è successo dopo?

Che alcune delle figure che hanno familiarizzato con la Rete, frequentandola per farla diventare un'effettiva risorsa, hanno avuto la capacità di continuare il loro discorso e di farlo crescere. Il Web è materia duttile, non può essere oggettivata o considerata uno strumento in se stesso definito e concluso. Si tratta a tutti gli effetti di un ambiente che si arricchisce di idee, di interpretazioni, di significati, che si strutturano attraverso l'uso. Tornando alla tua domanda, alcuni gruppi hanno poi cambiato il loro percorso per poi trovare nuovi canali nei quali scorrere. Altri hanno smesso di ricercare. Qualcuno è scomparso. Ma tutto questo è nella natura delle cose. Non ho pensato mai, in fondo, -e credo che fosse già argomento del dialogo con Prestinenza- che la rete fosse un ambiente esclusivo e confortante. 

La seconda la introduco con un aneddoto di Umberto Eco raccontato a Bologna il 15 maggio del 2011 (Costruire il nemico):
«Anni fa a New York sono capitato con un tassista dal nome di difficile decifrazione, e mi ha chiarito che era pakistano. Mi ha chiesto da dove venivo, gli ho detto dall'Italia, mi ha chiesto quanti siamo ed è stato colpito che fossimo così pochi e che la nostra lingua non fosse l'inglese.

Infine mi ha chiesto quali sono i nostri nemici. Al mio "prego?" ha chiarito pazientemente che voleva sapere con quali popoli fossimo da secoli in guerra per rivendicazioni territoriali, odi etnici, continue violazioni di confine, e così via. Gli ho detto che non siamo in guerra con nessuno. Pazientemente mi ha spiegato che voleva sapere quali sono i nostri avversari storici, quelli che loro ammazzano noi e noi ammazziamo loro. Gli ho ripetuto che non ne abbiamo, che l'ultima guerra l'abbiamo fatta cinquanta e passa anni fa, e tra l'altro iniziandola con un nemico e finendola con un altro.
Non era soddisfatto. Come è possibile che ci sia un popolo che non ha nemici?
Sono sceso lasciandogli due dollari di mancia per compensarlo del nostro indolente pacifismo, poi mi è venuto in mente che cosa avrei dovuto rispondergli, e cioè che non è vero che gli italiani non hanno nemici. Non hanno nemici esterni, e in ogni caso non sono mai in grado di mettersi d'accordo per stabilire quali siano, perché sono continuamente in guerra tra di loro, Pisa contro Livorno, Guelfi contro Ghibellini, nordisti contro sudisti, fascisti contro partigiani, mafia contro stato, governo contro magistratura – e peccato che all'epoca non ci fosse ancora stata la caduta del secondo governo Prodi altrimenti avrei potuto spiegargli meglio cosa significa perdere una guerra per colpa del fuoco amico.»4 
Non credi che gli architetti italiani, nel loro farsi la guerra, siano stati sempre - aggiungo fortunatamente - disomogenei? O meglio non credi che la bellezza dell’architettura italiana dipenda dalla sua frammentaria identità? 

Trovo l'esempio molto appropriato e mi convince la tua ipotesi. La nostra identità ha anche a che fare con l'atteggiamento individualistico che si ritrova anche negli ambienti dell'architettura. Può darsi, allora, che la caleidoscopica frammentarietà che descrive l'architettura in Italia si ricomponga poi sotto forma di una figura cangiante. Inafferrabile e incerta al punto da indurre ancora qualcuno a pensare che questo Paese sia favorevole alla  progettualità. A me, in fondo, piace pensare che sia così. Eppure questo individualismo non si traduce in una vera e propria conflittualità. La necessità del nemico sulla quale si è soffermato recentemente Eco potrebbe anche offrire occasioni di confronto e di crescita culturale. 
La crisi che affligge le nostre facoltà di architettura, per fare un esempio, è una crisi culturale. Al di là dell'implosione strutturale che le sta coinvolgendo -è di questi giorni la dibattuta questione di Palermo5- i luoghi dove si insegna l'architettura in Italia sono spesso carenti di programma e incapaci di una reale competitività. L'assenza, o la mancata identificazione, di un "nemico" contro il quale le giovani generazioni dovrebbero in qualche modo disporsi non alimenta dei nuovi percorsi culturali. 

Nella recente Festarch di giugno 2011* e a Firenze all'interno dell'evento pensare spazi contemporanei* a luglio 2011 insieme a Derrick de Kerckhove, Stefano Boeri, Luigi Prestinenza Puglisi, Joseph Grima, Marco Biraghi, Pietro Valle ed Elisa Poli avete riflettuto sull'apporto delle nuove tecnologie di comunicazione nell'architettura.
Che cosa è emerso? 

Si tratta di iniziative assai diverse per forma e dimensione. Ma forse le accomuna una certa attenzione al discorso che l'architettura può sviluppare nella città contemporanea. Il festival diretto da Stefano Boeri e che si è recentemente spostato a Perugia ha intimamente a che fare con il tema mediatico, anche se non lo affronta in maniera esclusiva così come invece fa BEYOND MEDIA,* la manifestazione da me diretta a Firenze e dedicata, dal 1997, all'esplorazione del rapporto tra architettura e media. Al contempo, il programma PENSARE SPAZI CONTEMPORANEI,* che ti ringrazio di avere preso in considerazione, è un progetto più errabondo: da una parte si preoccupa del ruolo della critica nell'architettura e dall'altra cerca di mettere in discussione e di frantumare il senso, o quello che resta di un senso sovente svuotato, di alcune parole che ricorrono in pubblicazioni di architettura.

Purtroppo in rete non ho trovato nessun approfondimento, neppure una sintesi su Abitare, promotrice di uno dei due incontri. M'interessa capire quello che è emerso.

Ho partecipato a uno degli incontri di Festarch, intitolato Architecture and New Media, con Joseph Grima, Stefano Boeri e Derrick de Kerckhove. Ho sentito di dover in qualche modo interpretare il messaggio che Joseph Grima aveva proposto nella sua triplice occasione dei "Critical Futures Debates" che aveva organizzato con Domus a Londra, Milano e New York. In quelle occasioni -tu sei consapevole di cosa si sta parlando perché hai partecipato all'incontro milanese- ricorreva l'interrogativo sulla capacità della Rete, in particolare dei blogger, di reinterpretare o ridefinire il ruolo della critica di architettura. Questo era il tema che mi sembrava più importante da discutere, tant'è che lo ho poi riproposto insieme a Elisa Poli in occasione del ciclo di incontri PENSARE SPAZI CONTEMPORANEI, chiedendo agli ospiti di discutere "dove si annida la critica". Mi sono domandato questo, forse ingenuamente, alla ricerca dei dispositivi critici più convincenti realizzati in Rete. La sensazione è che, specialmente se si guarda agli autori italiani, la qualità sia alterna e solo occasionalmente convincente. Non so se sei d'accordo con me su questo punto, ma ho l'impressione che spesso, dalle nostre parti, l'editoria di architettura in generale e il Web in particolare siano usati come mezzi di espressione di un protagonismo personale.

A tal proposito ho svolto una ricerca, perché penso che prima di elaborare una critica, bisogna guardarsi intorno, conoscere ciò che sta avvenendo e in questo caso percorrere la Rete.
Attraverso lo strumento inchiesta, ho aperto un'indagine inclusiva di voci della blogosfera inerente l’architettura italiana.*  Ciò che ne emerso è complesso e variegato, richiederebbe una risposta elaborata. Ti sintetizzo due temi sottesi ma contrastanti tra di loro.
Il primo tema è quello che Mario Perniola chiama degli incazzati in pigiama6. La rete italiana, specialmente negli ultimi cinque anni, si è rispecchiata nel peggio dei media generalisti tradizionali che spesso avallano e rilanciano i blogger incazzati in pigiama, ad esempio il blog di ‘Beppe Grillo’ e similari; blogger ormai diventati dei professionisti della rete, che difficilmente attivano delle sinergie positive, con contenuti soventi bloccati su parole chiave, nel caso dell'architettura sono: archistar, centro storico, periferia, non luogo, effetto x, y e z, ecomostro, bioX o ecoX, contro A o contro B, eccetera.
I numeri, sia di copie vendute che di accessi, sembrano premiare questo tipo d'informazione incapace di analizzare, approfondire, rilevare ciò che ci succede intorno.
I blog, reiterando i titoli urlanti dei giornali, si dimenticano di osservare il sottobosco creativo e meno frignante che esiste e resta invisibile.
Il secondo tema è costituito dai blog (anche temporanei) che vengono letti forse da pochi lettori ma, come ricordava il direttore del Censis,7 gestite spesso da persone che si ostinano a non omologarsi al peggio e, dal mio punto di vista, stanno producendo ricchezza.
Temo che i critici, in questo momento storico, non riescano ad osservare questi territori di energia latenti, pensano che la Rete sia costituita solo dagli incazzati in pigiama e dimenticandosi di osservare i percorsi blogger più lenti e rilevanti.

Esistono nel Web velocità diverse e diverse capacità di propagazione. Non un catalogo se non il Web stesso, che costantemente ricostruisce i propri molteplici indici intorno alle preferenze e agli interessi dei suoi utenti. La critica può manifestarsi in zone più o meno 'calde' e costruire intorno a sé imprevisti ambiti di interesse e di applicazione. Credo che per poter cogliere quello che accade in quelli che tu chiami 'territori di energia latenti' occorra maturare maggiori duttilità e capacità di osservazione. 

A proposito della convergenza del cartaceo con il Web, di recente, ho letto il libro di Marco Biraghi MMX Architettura zona critica e sono rimasto deluso dalla semplice trasposizione dei contenuti apparsi nel suo sito Gizmo.8 Un’operazione analogica.
Io penso che i due media, il libro e il Web, abbiano linguaggi distinti. Il Web ci offre una diversa profondità, la rete non è solo una pagina, è audio, video, link, immagine con tutte le sue infinite quotidiane varianti. È qualcosa d’informale ma nello stesso tempo profondo, dove si ci può incontrare. Queste peculiarità non possono essere trascurate, non possiamo più pensare di replicare degli articoli cartacei in rete. 

Il libro di Marco Biraghi sembra modellato su il BLDBLOG di Geoff Manaugh* che è anch'esso una trasposizione di testi prodotti per la Rete e poi messi su carta. Iniziative editoriali come questa testimoniano la presenza e la rilevanza di contenuti che, nati nel Web, possono soddisfare diversi mercati editoriali e raggiungere diverse comunità di lettori. Nel compiersi, queste contaminazioni o questi travasi, che sovente si realizzano nell'editoria degli ultimi anni, descrivono la variabilità dei linguaggi che appartengono a diversi ambiti di produzione. Questo perché, appunto, i contenuti sono condizionati dai luoghi in cui si offrono. Possono addirittura descriverli: se io scrivo qualcosa su Web risento, in qualche modo, della spazialità che essa mi offre. Mentre scrivo ho la percezione diretta del fatto che, quello che scrivo, lo sto scrivendo per una comunità amplissima, indeterminata e anche indefinita nel tempo.

Qualche anno fa Pietro Valle, uno degli autori che con maggiore impegno si sono rivolti ad arch'it, mi ha proposto di sviluppare un programma secondo il quale estrarre, sulla base di scelte curatoriali di volta in volta differenti, articoli contenuti nel grande deposito delle pubblicazioni della rivista, per dare luogo a dei volumi cartacei. Tale programma, consapevole dei variabili linguaggi usati, prevedeva la riscrittura dei pezzi stessi e il loro adeguamento alle esigenze e alle consuetudini della carta. Trovo ancora interessante l'esperimento fatto con "arch'it papers" -così si chiamava il progetto di cui è uscito un solo volume- e ritengo sia sempre opportuno tenere in considerazione la pertinenza di ciascun mezzo di comunicazione. In ogni caso credo di poter dire che arch'it ha spesso agevolato le pratiche di trascrizione e di migrazione di contenuti, andando talvolta contro quello che il senso comune suggerirebbe solitamente all'editoria. 

Infatti, non criticavo l’idea di trasporre i contenuti prodotti nella Rete in un libro, bensì l'idea di copia incollarli in direzione analogica. Mi convince l'approccio di Pietro Valle che riscrive in formato cartaceo ciò che è stato scritto in rete, operazione opposta a quella di Marco Biraghi, il suo libro sembra un patchwork di scritti proposti in rete, con l'aggravante dell'aggiunta degli elementi che ammiccano al linguaggio della rete: la manina dei link, le tag e il mi piace che non appartengono al linguaggio grafico di un libro. Trasporre la grammatica web in un libro, secondo me è un'operazione debole. Si sono mescolati due linguaggi diversi in un unico contenitore. Ad esempio il libro La generazione della rete del 2003 era caduto in questa trappola grafica ma erano anni di sperimentazione, quasi pioneristica. 

Questo è un punto molto importante sarebbe interessante svolgere un confronto diretto su questi argomenti magari in Rete?
Tu hai cercato di porre questi tuoi argomenti a Marco Biraghi? 

No. 

Penso che varrebbe la pena discuterne.

Dopo questa conversazione, possiamo ampliare il nostro dialogo. Sarei interessato a un dibattito attivo sui temi dell'architettura. Non bisogna pretenderlo, ma, se continuiamo ad invitare o magari ospitare nei nostri siti due o tre persone che la pensano alla stessa maniera, rischiamo l’autoreferenzialità di cui parlavi prima, rimanendo dei mondi isolati, atteggiamento ereditato dalle riviste cartacee dell'ultimo ventennio, incapaci di attivare un dialogo sui temi del contemporaneo e che hanno perso la tradizione dialogica che li vedeva confrontarsi spesso con precisi e importanti editoriali, penso a Pagano con Piacentini o Maldonado con Mendini.
La rete, in tal senso, ci offre altri canali, anche se a volte gli assalti degli incazzati in pigiama deviano il dialogo in un groviglio di parole chiuse, spesso ideologizzate che scadono nell'invettiva. Ma è indubbio che la Rete offre degli spazi nuovi, latenti e forse virtuosi.

Coltivare queste insoddisfazioni non può far che bene. Credo dovrebbero essere spinte al di là della ricerca delle configurazioni ideali o idealizzate riguardo agli usi dello spazio web. Gli strumenti e le forme di scrittura hanno una forte incidenza nella produzione dell'architettura. Il lavoro critico sull'editoria e sulle possibilità di pubblicazione dell'architettura è decisivo per la crescita della cultura del progetto. Questo atteggiamento trascende lo strumentario, benché aperto e formidabile, offerto da Internet. Occorre coltivarlo e incorporarlo nel pensiero progettuale. 

Condivido e penso che possiamo chiudere con quest'auspicio.
  
31 gennaio 2012
Intersezioni ---> MONDOBLOG
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Note: 
1 Pippo Ciorra, Senza architettura, Laterza, Roma-Bari, pp. 73-74 
2 per capire meglio la storia di arch'it vi suggerisco di leggere: Salvatore D'Agostino, 0053 [MONDOBLOG] Dadarch'it, Wilfing Architettura, 19 gennaio 2012* 
3 2A+P, Marco Brizzi, Luigi Prestinenza Puglisi, GR - La generazione della rete. Sperimentazioni nell'architettura italiana, Cooper & Castelvecchi, Roma, 2003, pp. 224-225.  
Interessante questa  breve storia dell'editore Cooper & Castelvecchi: «Il marchio editoriale Castelvecchi è stato fondato nel 1993 sull’onda di Internet, dei Cibernauti e della nuova cultura giovanile che ruggisce sul Web e nei centri sociali. Ha lanciato a suo tempo, nel 1995, due dei più noti «cannibali», che hanno pubblicato con Castelvecchi il loro esordio: Aldo Nove con «Woobinda» e Isabella Santacroce con «Fluo». Per non parlare del fenomeno Luther Blissett, che esordisce da Castelvecchi nel 1995 con «Mind Invaders», e impazza per tutti gli anni Novanta prima di trasformarsi nel collettivo Wu Ming. O del fantomatico Reverendo William Cooper, che con oltre ventimila copie vendute sdogana il «Sesso estremo» per un’intera generazione. Libro d’esordio castelvecchiano anche per il critico e scrittore romano allora 28enne Emanuele Trevi (in seguito da Einaudi, Mondadori, Laterza): è già un classico il suo Istruzioni per l’uso del Lupo, una lettera aperta a Marco Lodoli sulle aberrazioni della critica. Mentre la stagione dei centri sociali volge ormai al tramonto, sul finire degli anni Novanta Castelvecchi si dedica alla nuova generazione di pittori e artisti digitali italiani. Con il lavoro dei critici Gianluca Marziani (allora 27enne, autore del saggio «N.Q.C. Nuovo Quadro Contemporaneo») e Luca Beatrice e Cristiana Perrella (allora 30ntenni, autori di «Nuova arte italiana») e decine di altri critici e curatori, Castelvecchi pubblica i lavori di esordio della nuova generazione visiva e visionaria: suoi il primo libro di Matteo Basilé, di Alessandro Gianvenuti, di Giuseppe Tubi e decine di altri cataloghi di personali e collettive. E non mancano incursioni nel campo della nuova «Rave Culture», con libri dedicati alla trance elettronica, ai nuovi dj chimici e all’acid jazz grazie al lavoro di curatori come il dj romano Andrea Lai e il jazzista Francesco Gazzara».* 
4 Umberto Eco, Costruire il nemico, Testo integrale dell’intervento tenuto il 15 maggio 2011 a Bologna nell’ambito del ciclo di conferenze “Elogio della politica” curato da Ivano Dionigi presso l'Università di Bologna.*   
5 Per un approfondimento vi suggerisco di leggere un breve post di Antonino Saggio: Chiusura della Facoltà di Architettura di Palermo, Conferenze e talks of Architettura by Antonino Saggio, 15 luglio 2011. * 
6 Editoriale di Mario Perniola, Scrivere, scrivere… perché?, Agalma, n. 17, marzo 2009* 
7 Il direttore del Censis Giuseppe Roma in un recente convegno sui maggiori disturbi depressivi sociali degli italiani evidenzia come ne siano affette le persone più fragili ma a sua volta le più sensibili, poco ciniche quelli non accettano di omologarsi al peggio: «Proprio quest’ultima forma di reazione alla società del disordine e della confusione, che non è una forma di adattamento, ma l’espressione di una sofferenza individuale, può paradossalmente essere espressione di sana potenzialità. Disturbi psichici come segno di reattività, di non conformismo, di ribellione. La speranza è che correnti vitali nella società possano captare la reattività di sofferenza dei singoli e riconvogliarle verso una ripresa della consapevolezza sociale». Rita Piccolini, Soli, impauriti, 'barricati' in casa, Televideo, 15 giugno 2011.*   
8 Ciò che manca premessa al libro a cura di Marco Biraghi, Gabriella Lo Ricco, Silvia Micheli, MMX Architettura zona critica, progetto grafico Pupilla Grafik, Zandonai, Rovereto, 2010.* 

L'intervista fatta il quattordici luglio del 2011 è stata rivista e aggiornata il trenta gennaio del 2012. La foto animata è composta da frammenti di screenshot scattati, durante il dialogo avvenuto su Skype, da Salvatore D'Agostino.