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7 maggio 2008

0004 [MONDOBLOG] Intervista Blog: Giorgio Muratore mort...archiwatch

di Salvatore D'Agostino

questa intervista è stata integrata vedi: 0009 [MONDOBLOG] Mort ... archiwatch 

Giorgio Muratore autore del corrosivo, caustico, sarcastico e sferzante blog: 'ARCHIWATCH'

Salvatore D'Agostino Giorgio dal greco gheorgòs "agricoltore": agricoltore/muratore/architetto chi è Giorgio Muratore? 

Giorgio Muratore Se potessi scegliere … naturalmente … il primo, poi il secondo e quindi il terzo, che sarei comunque tentato di escludere fin da principio. Sono senz'altro un architetto “pentito” e, in fondo, lo ero diventato, tanti anni fa decisamente “per caso” … scegliendo una facoltà e quindi un “mestiere” che nel ’64, con i miei occhi di allora … sarebbero dovuti essere “del futuro” ...

Muratore, quindi di nome e di fatto … mi piacciono le cose concrete … I muri, le pietre, i mattoni, le cose e le case semplici, normali, naturali, … detesto l’artificio, la maschera, le cose urlate, la “messa in scena”, la manfrina, l’arroganza, l’ignoranza, l’ipocrisia … in breve: l’architettura vincente di oggi …

Agricoltore, quindi, contadino … come un sogno, un’aspirazione alla ciclicità, alla visione naturale di un tempo che si è pur sempre perduto, è altrettanto capace di ricominciare … sempre uguale … il fascino dell’immutabilità e del mutamento … metamorfosi … natura … 

A che cosa serve un 'blog' per un architetto? 

Assolutamente a niente … quindi: indispensabile ... soprattutto per uno come il sottoscritto che negli ultimi anni non poteva più scrivere praticamente da nessuna parte ...

Tutto quello che dice Grillo sulla stampa è vero … la censura esiste … il mondo della carta stampata nella quale ho vissuto per quarant'anni, come l’università è un letamaio; … un blog … finché non staccheranno la spina … è l’unico modo per avere l’illusione di poter parlare, ma è, comunque, una bottiglia nell'oceano, … ma, sicuramente, sempre meglio di niente … 

È possibile costruire oggi a Roma senza fare i conti con la retorica della città storica? 

Naturalmente si … chi lo impedisce?
Basta avere la modestia, la cultura, l’intelligenza e soprattutto le palle per saperlo fare … La città storica è un’invenzione dei giornalisti e degli urbanisti … due categorie dannose e inutili, destinate alla demolizione … 

Per lei e altri, "Citylife " a Milano è una speculazione finanziaria alla stregua delle villette-abitazione di Monticchiello. È possibile un connubio architettura/imprenditoria senza scadere nell'epiteto 'operazione di speculazione'?  

Da che mondo è mondo dietro ad ogni architetto ci sono un committente e un imprenditore … è il ragionevole equilibrio tra le loro tre esigenze a produrre un’Architettura degna di questo nome ... Tra il caso di Milano e quello di Monticchiello c’è poi una bella differenza ...

Il caso di Monticchiello è stata sostanzialmente una montatura giornalistica estiva in stile Repubblica … vip in vacanza … presenzialismo di vecchi e baffuti intellettuali-guru decotti, scandali colti, ipocrisia e arroganza da cortile snob tra Capalbio e la Val d'Orcia … Insomma: … una tempesta … in un bicchiere di Brunello ...

A Milano mi sembra che le cose stiano ben diversamente … si tratta di un modello di sviluppo incivile e selvaggio che si sta sviluppando in tutto il pianeta da parte di alcuni gruppi bancari internazionali e degli architetti al loro servizio … un modello che si potrebbe utilmente evitare nel nostro paese, ma che non trova forze sociali, politiche economiche e culturali capaci di contrastarlo … anzi, da destra e da sinistra, … tutti accorrono in aiuto innescando la catastrofe definitiva, prossima ventura; … l’idea di sviluppo, di sperimentazione e di innovazione sottointesa a queste operazioni è solo uno specchietto per le allodole, un’attrattiva per i gonzi che accorrono a frotte … incoscienti e felici … verso il sedicente “nuovo” che avanza … 

… sono puntini di sospensione che in grammatica indicano pausa, altro, non detto e così via. Perché questa scrittura sospesa e romana?

Non so se i miei troppi puntini … siano una pratica “romana” o meno … quello che è certo che nella scrittura, come in qualsiasi altra forma di espressione mi sembra opportuno lasciare sempre spazio all’immaginazione, alla creatività del lettore e quindi … giù coi puntini ...

È sempre preferibile a un nudo … anche se di Marilyn …il panneggio delle vesti dell’estatica Teresa berniniana ... è più sexy …

7 maggio 2008 
Intersezioni ---> MONDOBLOG
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Note:
 Pubblicato sulla presS/Tletter n.17-2008

6 maggio 2008

0006 [A-B USO] La rivolta meneghina delle seconde case

I milanesi delle seconde case bocciano il progetto di Mario Botta a Celerina. Le 'torri' disturbano l'armonia del luogo e la costruzione di un nuovo albergo che porterà nuovi posti di lavoro non piace. Tutto deciso democraticamente con un referendum.
Per Mario Botta: «Quello che dovremmo evitare è quanto invece si sta silenziosamente attuando senza scuotere le coscienze, senza discussioni, con la crescita "indolore" dei falsi chalet e le false case engadinesi con le finestre strombate e i graffiti alle facciate una domestica Disneyland alpina dove l'ipocrisia del falso antico è interpretato paradossalmente come garanzia di rispetto ambientale.» Sul Sole 24 Ore, Carlo Ratti controbatte: «Forse i volumi rifiuteranno "l'ipocrisia del falso antico", ma in questo caso sembrano abbandonarsi ingenuamente a quella del "falso contemporaneo" con annosi richiami alla tradizione post-moderna anni ottanta." (Carlo Ratti, Casa engandina, che Botta!, Il sole 24 ore, 30/03/2008)
Il progetto di Botta in questo caso sembra indifendibile, ma la sconfitta è ancora dell'architettura. Come scrive il Corriere del Ticino, ha vinto la "rivolta meneghina" delle miriadi e puntuali villette del fine settimana. Adesso un'altra rivolta anch'essa meneghina firmata da Celentano, Fo, Berlusconi vuole l'erezione della torre Libeskind.
Carlo Ratti: «Sembra il copione della solita raffica di indignazione collettiva, che esplode da noi in automatico ogni volta venga proposto di nuovo. Panchine moderne in Piazza Duomo? Che scandolo! Le torri del sito ex fiera? All'indice! E così via... Partecipando tutti insieme a uno dei principali sport nazionali: la caccia al prossimo ecomostro.»
Mi chiedo, chi ha vinto? Il paesaggio del finto rustico? O ha perso il paesaggio dell'architettura?
Inoltre, perché la critica accetta l'orrore delle casette 'Mulino Bianco' e non aiuta l'architetto a fare bene il suo lavoro?
Questi commenti che sembrano da bar dello sport spesso avvengono tra i critici accademici da bar dello sport.
Ahimè! All'architetto italiano manca ancora il campetto dove potersi allenare:

Celerina boccia la "torre", Corriere del Ticino, 1 aprile 2008

Celerina al voto sul grattacielo della discordia, Corriere del Ticino, 17 marzo 2008

Rassegna stampa: architettiroma


Intersezioni ---> A-B USO

3 maggio 2008

Même Père Même Mère un viaggio nella 'mala strada'

Se qualcuno oggi avesse ancora l'ardire di pronunciare le parole “Il Manifesto” e la sfacciataggine rivoluzionaria di acquistarlo, si accorgerà che “Alias” ha pubblicato oggi un articolo sul lungometraggio Même Père Même Mère - un film di viaggio, ovvero la più recente produzione dal basso della Malastrada film.
L'importanza non sta nell'aver portato a termine un progetto in maniera esemplare, a questo la malastradafilm ci ha già abituati da tempo, ma nell'aver dimostrato definitivamente che un sistema di produzione che va fuori dai compromessi sia editoriali che di distribuzione è più che possibile, è vivo.
Così gli autori Alessandro Gagliardo, Julie Ramaioli, Giuseppe Spina, ci invitano al film:
«Mi allontano dalla terra, dai luoghi ben conosciuti, dalle forme, dallo stesso impianto prospettico. Una voce mi insegue, forse la mia, forse quella di un paese. Arrivo in Burkina Faso, vago per le sue città, cerco di colmare il mio distacco dalle cose, dalla gente, di fermare i miei sensi, per vedere. Ma la rigidità delle differenze culturali e delle sue corruzioni, la sconosciuta schizzofrenia dei luoghi mi imprigionano, conducendomi ad uno stallo mentale che si trasforma in malattia, in allucinazione. Lentamente mi disintossico e accompagno Dario, uno dei miei compagni di percorso, in un villaggio del sud. Inizio ad aprire gli occhi e a rendermi conto di ciò che si è celato in profondità, e nello stesso istante non vedo più l'uomo che mi sta davanti: le voci si confondono, le mie immagini si frantumano. La storia, la rivoluzione, il movimento di un paese, il suo pensiero, il monolite della tomba deserta di Thomas Sankara. Scappo dall'inferno di Ouagadougou, verso il nord, supero la tempesta e tutto diventa rarefatto. Incontro allora l'essere umano, ne sento la morte della sua storia, della sua politica, ne sfioro la calma sabbia del deserto. Même Père Même Mère è l'affresco contemporaneo di uno stato africano, creato attraverso la visione intima di un viaggiatore.»


Potremo assistere gratuitamente alla prima proiezione in Sicilia di Même Père Même Mère - un film di viaggio, mercoledì 7 maggio ore 19:30, Auditorium del Monastero dei Benedettini, Piazza Dante, 32 – Catania.


Per conoscere questo e altri progetti prodotti dal basso visitate il sito della malastrada film:

Manifesto evento
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Postato da: Salvatore Benintende

Pubblicato sulla presS/Tletter n.17-2008



1 maggio 2008

0013 [SPECULAZIONE] Propongo la rimozione dei politici perditempo

Propongo la rimozione: dei balconi tondi da tutte le case, delle mansarde abitabili, dei sottotetti creativi, dei soppalchi, dei rivestimenti in pietra, dei colonnati in cemento in finto ordine architettonico, delle fontane in gesso, delle statue di padre Pio, di qualsiasi timpano triangolare tipo tempio, delle cucine rustiche, dei tetti con finte capriate in legno, delle finestre/balconi allineate che simulano case in muratura, degli archi che non sono strutturali e così via.
Sarà difficile far capire agli architetti che l'attenzione eccessiva su alcune architetture serve a sviare i problemi da quelli veri.
La politica usa questi strumenti per non affrontare le questioni più importanti: la casa come diritto per ogni cittadino, immigrati come risorse e non come problema, aree verdi diffuse ma eticamente condivise e una vera svolta verso la bellezza intesa come edifici pregnanti e architettonicamente importanti.
Signor Sindaco Gianni Alemanno non ci casco, può avere l'appoggio dell'architetto Carlo Aymonino e del signor Vittorio Sgarbi che giulivi condividono il polverone Ara Pacis, ma mi creda si concentri sui veri problemi della città e vedrà che non può avere tempo per queste fesserie:

Sondaggio sul quotidiano la 'Repubblica' sul caso 'Ara Pacis'

Alemanno: Via la teca dell'Ara Pacis, Corriere della Sera, 30 aprile 2008

Alemanno: Via la teca dell'Ara Pacis, La Repubblica, 30 aprile 2008

Per Philippe Daverio, L'Ara Pacis non è un'architettura sbagliata

30 aprile 2008

0012 [SPECULAZIONE] Uno stretto ponte intervista a Carmelo Pennisi...

di Salvatore D'Agostino 

   Intervista a Carmelo Pennisi curatore insieme a Massimiliano Durante dei testi di “Il Ponte” evento speciale il 3 maggio all’Auditorium di Roma. Monologo interpretato da Alessandro Preziosi con musiche di Stefano Di Battista.

Salvatore D'Agostino Perché una pièce teatrale sul ‘ponte sullo stretto’? 

Carmelo Pennisi A me non interessava trattare l’argomento ponte, in quanto ponte, ma interessava parlare proprio del ponte sullo stretto. Per una serie di molteplici ragioni, che in parte potrai immaginare, il ponte sullo stretto rappresenterebbe la sfida delle sfide, per un paese come l’Italia ormai persosi in un vicolo senza uscita di occasioni perse e speranze spesso disattese. Questo non vuol dire che io sia d’accordo con la sua costruzione, né che ne sia contrario. Dico soltanto che il Paese, in questo difficile momento, ha bisogno di cercare delle sfide che lo mobilitino.
   La mobilitazione, secondo me, porta sempre un risveglio sociale e culturale. Ovviamente non è compito di un’artista, qual io sono, dare giudizi politici di merito, anche ove mai questi ci fossero. L’arte deve avere il solo compito di osservare e interrogarsi. Il ponte sullo stretto ha anche per me, in quanto siciliano, un valore affettivo e di ricordo. Tutti i siciliani, da quando nascono, sentono parlare del ponte sullo stretto. C’è dell’inquietudine nel farlo, perché spesso tutti ci dicono che altre sono le priorità della nostra isola (mancanza d’acqua, ospedali, strade, ecc.), che non il ponte. Ma mi chiedo, e credimi senza nessun accento polemico: qualcuno si è posto, in questi giorni, della cronica mancata risoluzione dei problemi dei pendolari dell’hinterland milanese, allorché Milano si è aggiudicata l’expò 2015? Qualcuno ha detto che bisogna trovare prima i soldi per i pendolari e poi fare un’expò? Non credo di aver sentito una considerazione del genere. E non l’ho sentita perché, giustamente, sarebbe stato mettere in relazione due problemi (expò e pendolari), che nessuna relazione hanno tra loro. Allora dire sì o no al ponte sullo stretto, secondo me, non deve essere una decisione presa sulla scorta di mancanza d’acqua, di ospedali, di strade; ma deve essere una scelta ponderata su ciò che vorrebbe dire per lo sviluppo urbanistico di quell’area (Reggio Calabria e Messina), per ciò che vorrebbe dire per lo sviluppo economico, per ciò che vorrebbe dire per lo sviluppo sociale e culturale. Se il gioco non dovesse valere la candela, per usare un vecchio detto, allora va bene dire no alla sua costruzione. Ma sia chiaro, che questo è solo uno dei tanti ragionamenti che ho fatto prima di scrivere il testo, perché il ponte sullo stretto per me rimane una grande metafora sulla vita e sulla necessità della progettazione. 

Un terzo delle morti bianche in Italia avviene nell'edilizia ed è fisiologico la morte per le costruzione di grandi opere, chi è il suo operaio? 

Il mio operaio rappresenta tutti gli uomini semplici, che sono la maggioranza, che chiede insistentemente conto delle ragioni della sua morte. Non ha paura di morire, sia chiaro, ha solo paura di morire per una cosa senza progetto, per una cosa senza futuro. Costruire una grande opera architettonica sappiamo che costa, come ci dicono tutte le statistiche, delle morti sul lavoro. Quindi è come se un paese ci chiedesse di andare in guerra, di combattere per lui, di vincere questa guerra per il suo futuro. Allora l’operaio vorrebbe che gli mostrassero questo futuro, prima di partire per la guerra. L’operaio ci ricorda, in ogni momento, che compito della classe dirigente è quella di dare un senso ai sacrifici degli uomini semplici. 

Qual è lo scarto tra l'idea e la realizzazione? 

Non so come rispondere di preciso a questa domanda. L’idea mi è venuta un giorno, quando improvvisamente mi sono ricordato bambino, sulla nave traghetto, mentre guardavo la Sicilia che si avvicinava: era, per me siciliano, sempre un’emozione. Poi ho pensato all’orgoglio di essere un isolano. Poi ho pensato a me isolano, inserito in un contesto come l’Italia. Alla fine ho ragionato sul difficile momento del paese e sull’importanza della progettazione di qualsiasi cosa, non solo dei ponti. Dopo aver pensato tutto questo, ne ho parlato con della gente con cui solitamente lavoro, e così è nata la realizzazione dello spettacolo. Uno spettacolo fatto di recitazione, di musica e di immagini video. 
   Permettimi un’ultima considerazione: fare architettura non è un mestiere come un altro, fare architettura vuol dire modificare qualcosa che ci arriva direttamente dall’eternità. La responsabilità di ciò, io la considero enorme. Non sono ovviamente d’accordo sul concetto hegeliano che tutto si evolve, e si distrugge, in un eterno processo di sintesi. Io spero che gli architetti rifuggano sempre da tale categoria filosofica. Ho scritto questo testo pensando anche ai giovani studenti d’architettura, sperando di ricordargli che l’osservazione e l’etica saranno fondamentali per il loro futuro lavoro.

30 aprile 2008
(Ultima modifica 8 agosto 2012)

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Come usare WA ----------------------------             -----------------------Cos'è WA
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29 aprile 2008

0003 [MONDOBLOG] Mort...archiwatch

di Salvatore D'Agostino 

Vi segnalo un blog pieno di puntini di sospensione, di immagini romane e commenti romani. Il curatore è Giorgio Muratore professore di “Storia dell’Arte e dell’Architettura Contemporanea” presso la Facoltà di Architettura “Valle Giulia”. Questo post segnala una petizione per salvaguardare la cappella ‘Ronchamp’ (1950-53) di Le Corbusier: Anche Ronchamp a rischio?

29 aprile 2008
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Note:
Pubblicato sulla presS/Tletter n.16-2008

28 aprile 2008

Ho perso Walter Siti

Avevo comprato l'ultimo libro di Walter Siti, Il Contagio, che in un recente appunto vi avevo consigliato, ma l'ho lasciato su una panchina. Spero che lo trovi Pietro Paladini.

24 aprile 2008

0002 [MONDOBLOG] Intervista blog: AiP di 'Valle Giulia'

di Salvatore D'Agostino
introduzione

Alcune domande Marco Calvani un curatore del Blog AiP di Valle Giulia

Salvatore D'Agostino Che senso ha un blog di architettura?

Architettura in Progress Nel mio/nostro caso il blog, assieme ad altre iniziative (vedere la Wiki anti-burocrazia), nasce ed agisce per sopperire alle mancanze della comunicazione universitaria dedicata agli studenti, contaminandola con settori affini: informatica, tecnologia, web. È una sorta di volontariato. In più, la pubblicità finanzia i contest del gruppo fotografico (spontaneo anch'esso) di Valle Giulia. Il motto è: "inutile aspettare, inutile chiedere, facciamo da soli".

L'architettura critica globale dei blog può aiutare l'architetto che costruisce localmente?

L'Architetto locale è vittima in primo luogo delle sue piccole/grandi ambizioni (uno stile di vita troppe volte caricaturale; una mancanza di attenzione verso i più e non solo verso il proprio portfolio) e soprattutto dei propri committenti. Non credo possa essere aiutato. Meglio puntare sugli studenti. 

 Ma non si perde la sfida con la concretezza del territorio e con l'idea stessa di città?

Affacciandomi ora alla finestra, qui a Roma, vedo la sfida già bella che persa. Una possibile soluzione? Inviare migliaia di studenti fuori dall'Italia, in giro per l'Europa e poi farli tornare nel loro Paese. Come nel Giappone dell'epoca Meiji. 

Perché spesso sui blog si è intolleranti nei confronti dei 'grandi architetti' mentre accettiamo l'immagine edilizia più bieca e speculativa?

Sui blog, almeno quelli iscritti nel mio aggregatore RSS, non c'è tutta questa intolleranza verso i grandi architetti; basta leggere nella blogosfera le numerose segnalazioni riguardanti i grandi progetti delle archistar. Si è invece critici nei confronti delle persone poco corrette: vedi Fuksas. 

24 aprile 2008 (ultima modifica 24 agosto 2012)
Intersezioni ---> MONDOBLOG
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Note:

22 aprile 2008

Casualmente al 'Salone del Mobile'

In una metropolitana affollata più del solito, leggo con stanchezza sulla prima pagina del Corriere Milano, il quotidiano articolo pessimistico e catastrofistico.
L’articolo riguarda il resoconto del primo giorno a Milano del Salone del mobile e denuncia l’impreparazione della città ad accogliere il futuro 'Expo', perché non era stata in grado di affrontare un’affluenza cospicua e forse inaspettata di persone che ha richiamato la fiera.
Le prime notizie su questo evento, mi richiamano alla mente i tornelli della metro sbloccati per far defluire le persone, aria irrespirabile dentro i vagoni, traffico bloccato e confusione.
Casualmente nel pomeriggio mi ritrovo a camminare con un’amica, senza una meta precisa, per le vie più eleganti di Milano: da quel momento comincio a capire cos’è la fiera del mobile.
Obiettivi di varie e originali dimensioni, macchine fotografiche, passi curiosi e lenti, cortili aperti, negozi, dove di solito mi immobilizzo curiosa davanti le vetrine, aperti con personale addirittura sorridente.
Con la mia amica ci facciamo prendere da questa curiosa aria e affrontiamo con risate e aria disinvolta le vie che ci spingono a curiosare dentro i cortili, di solito non accessibili, addobbati con strane e anche belle esposizioni, così anche dentro i negozi, per fermarci al centro della Galleria Vittorio Emanuele dove dentro una “palla” di metallo, giovani seduti per terra ascoltano con interesse persone che parlano di architettura e design.
Galvanizzata da quello che avevo visto per caso, decido di evitare le noiose incombenze della domenica mattina facendo una camminata alla scoperta dei cortili e dei tesori nascosti, t
rovando una città che riscopre il piacere della passeggiata e che svela ciò che in genere è di pochi.

Postato da: Virginia D'Agostino

Il Salone fa il pieno nel giorno di apertura al pubblico, Il sole 24 ore, 21 aprile 2008