Facebook Header

10 febbraio 2009

0027 [SPECULAZIONE] Monito di Stefano Boeri sull'EXPO 2015

Per Stefano Boeri ci sono segnali preoccupanti sul successo o meno della prossima EXPO, che si terrà in Italia a Milano nel 2015.1

Per il direttore di Abitare, il tema dell'EXPO, l'alimentazione, deve, non solo essere manifesto all'interno dell'area di esposizione, ma quest'idea si deve leggere in tutta Milano: «serve un’agricoltura plurale, promossa da politiche urbane plurali. Serve una nuova cintura di agricoltura estensiva che - se unita con i boschi, i parchi e le aree di rinaturalizzazione - potrebbe ridisegnare il perimetro della città ed evitarne ogni ulteriore espansione; ma ci serve anche un’ “agricoltura a chilometro zero” per dare un senso alle migliaia di piccole porzioni di spazio vuoto che costellano la grande città diffusa del nord Milano.»2
Analizzando il fallimento della precedente EXPO tenutasi nel 2008 a Saragozza e il cambiamento culturale del 'turismo globale', Boeri, individua tre coppie di priorità, invitando gli interlocutori ad abbandonare beghe istituzionali o politiche per iniziare un percorso virtuoso ed evitare il fallimento dell'evento.
Ecco la ricetta:
  • Prima coppia di riflessione: integrare le aree agricole con le aree urbane. Milano potrebbe diventare la prima metropoli a inglobare nel tessuto urbano, l'agricoltura, grazie alle distese coltivazioni ancora attive che lambiscono la cintura urbana.
  • Seconda coppia di riflessione: la ricchezza alimentare portata dai migranti deve essere diffusa nel suo territorio in modo da legare il concetto di accoglienza con la ricchezza alimentare. Idea simile al milanese gastronomo Allan Bay: la tradizione è meno ricca delle commistioni gastronomiche rintracciabili nella cucina dei migranti. [Inciso: Capire che la diversità culturale può migliorare la nostra fragile democrazia, per me, resta una grande sfida.]
  • Terza coppia di riflessione: l'architettura si deve confrontare concretamente con la sostenibilità e quindi con la democratizzazione, cioè la condivisione d'idee. A tal proposito invita a leggere il proclama di Jeremy Rifkin "Rivoluzionare l'architettura"3.

«Invece che litigare su chi guiderà l’Expo’, bisognerebbe mettersi a discutere con grande serietà e urgenza di queste tre coppie di grandi questioni. Perché se vogliamo aiutare Milano a accendere una luce inconfondibile nella geopolitica dei prossimi anni, dobbiamo realizzare una sola e grande condizione: che la nostra città riscopra quei valori di coraggio politico e di generosità sociale senza i quali l’ Expo’ del 2015 rischia di diventare l’ennesima sfilata delle nostre (mediocri) vanità.»4

Area destinata all'Expo del 2015

L'urbanistica, cioè la scienza della città, è una disciplina di recente formazione, nata da riflessioni igienistiche più che architettoniche. Ma fu Le Corbusier a sostenere il cambiamento radicale della città e teorizzò l’idea ecologica nell’architettura, «Il tetto-giardino restituisce all'uomo il verde, che non è solo sotto l'edificio ma anche e soprattutto sopra.»5
Il moderno è imbastito di ecologia.
«Per allontanare l'angoscia per il futuro, da tempo, la produzione architettonica si trova così accompagnata a una ideologia ambientalista attraverso cui prova di colmare lo scarto apertosi tra il fallimento del modello di sviluppo capitalistico e la presa di coscienza delle responsabilità collettive e individuali, cosicché stiamo assistendo all'affermarsi di una irrituale "naturalizzazione" dell'architettura che oltrepassa gli aspetti di ecocompatibilità e biosostenibilità in rapporto all'ambiente prima ricordati6 e che ha, nella maggior parte dei casi, come effetto immediato quello della "sparizione" dell'oggetto architettonico, quest'ultima motivata dal condiviso rifiuto collettivo di un mondo costituito da manufatti.»7
Per Francesco Rephisti l’ossimoro green architecture
è un pensiero debole per «sanare i nostri sensi di colpa e la volgarità attuale. Per ora nulla di più.»8 (Questo insieme di paradigmi ecologici li troviamo condensati nella torre manifesto di Stefano Boeri “Bosco verticale”).
Bisogna superare quest’ambiguità, abbandonare le 'strategie' ecologiche perché è la città che deve conquistare il verde e non l’architettura. Capire che l’idea più genuina dell’ecologica è poter: «Elevare l’improduttività fino a conferirle dignità politica.»9. Lezione da apprendere dal giardiniere Gilles Clément»10
Perché, se continuiamo ad osservare l’area progettuale/città nella sua peculiarità più emblematica a volo di uccello o googliana satellitare con il vecchio concetto speculativo/architettonico ritorniamo a sbagliare rifugiandoci nella stupidità del moderno: consumare.
«Istruire lo spirito del non fare così come si istruisce lo spirito del fare.»11
Del monito di Boeri non si può non condividere lo sprono verso una città e una nazione che si è dimenticata di riflettere e agire, per chiudersi nelle piccole idee di uomini di potere che per primeggiare amano confrontarsi con il peggio. Una pratica, ahimè, non esclusiva della storia recente.
Alberto Arbasino nel 1980 scrisse un libro dal titolo “Un paese senza” racconta 'Italia degli anni settanta prossima ai «misteriosi anni ottanta»10. Il suo racconto non è filologico ma prosegue per benjamiani frammenti. L'Italia si sfrangia. L'incipit è un gioco letterario, amato anche da Carlo Emilio Gadda, l'elenco caotico, eccolo:

«Un Paese senza memoria collettiva: con perdita generale e capillare di sapere collettivo, storia collettiva, realtà collettiva, conoscenza collettiva?
Un Paese senza « presa di coscienza » nei confronti della propria antropologia, con un rigetto deciso delle proprie attitudini; e un rifiuto diffuso di riconoscere i propri Corsi e Ricorsi Storici nell'atto stesso di viverli o riviverli come Tragedie che si replicano come Farse o viceversa?
Un Paese onirico senza nessi con la realtà né rapporti con l'esistente, senza resistenza ai <> nell'immaginario, voltando le spalle a se stesso, liberando forze o fissando energie soprattutto in sperperi ideologici e/o desideranti e/o bovaristici, senza volersi render conto che anche troppo spesso « tutto questo è già accaduto », e accaduto magari identico, proprio l'Inopinato di oggi, nel passato italiano, nel vissuto locale, e più volte, secondo schemi assai simili, ripetitivi e coatti, con varianti (tutto sommato) minime: la violenza, la ferocia, la volubilità, l'irresponsabilità, l'intolleranza, l'arroganza, il discorso teorico, il dibattito astratto, la asocialità, l'aggressività, la superficialità, la leggerezza, la conflittualità, la criminalità, la volgarità, la villania, l'incompetenza, la ladreria, il banditismo, il teppismo, la vivacità, la luttuosità, la furberia, lo scetticismo, il cinismo, il melodramma, la canzonetta, l'opportunismo, il trasformismo, il machiavellismo, il dannunzianesimo, il birignao, l'imbroglio, la cosiddetta arte d'arrangiarsi, il presunto dolce far niente, l'incoerenza nei conformismi, gli scontri stradali, le lotte giovanili, i conflitti corporativi, l'alterco fra minoranze concorrenti, la rivendicazione di privilegi a spese d'altri, l'inventarsi deleghe mai conferite, l'inconsistenza e incostanza nelle prese di posizione, la smania di teatralità e di processioni, l'ingordigia di apparati circensi, le energie vitalistiche buttate in manifestazioni tombali e funebri, lo snobismo di massa, la capricciosità del Principe e dei principii, la prepotenza e l'indolenza pubbliche e private, l'incertezza e vaghezza del diritto e della giustizia, la superficialità camuffata da seriosità, la smorfiosità e noiosità del pedantismo accademico, il latino rum dell'Azzecca-garbugli e il prestigio curiale che l'accompagna, i <>, i <>, le case trasformate in fortilizi, i potenti barricati dentro, i sicari sulla porta, il brigantaggio, le bande, le minacce, le vendette, gli agguati, i rapimenti, i ricatti, l'armarsi, il rinchiudersi, il far prigionieri, l'industriosità e laboriosità nel fabbricare strumenti di morte e poi usarli, le guerre sbagliate, le battaglie costose, le <> deliranti, le speculazioni insensate, gli investimenti rovinosi, la riluttanza a ogni previsione, la dissimulazione sistematica, le commozioni ridicole, l'incoscienza anarchica, il provincialismo autarchico, il prender sul serio sciocchezze, il linguaggio alienato dalle cose, il « volerla sapere più lunga » di chicchessia a ogni costo, la <> omnium contro omnes, l'insofferenza per qualunque <> altrui, l'ingordigia di volersi imporre con la repressione e l'oppressione, le risse di marciapiede e gli avversari di quartiere riconosciuti e combattuti per il colore degli abiti o per il taglio dei capelli... la vaghezza nelle faccende più importanti e la sopraffazione anche nelle cose marginali e minime...»13


Leggi su Wilfing Architettura: oo17 [CITTA'] Per Stefano Boeri Milano può rischiare di vedere sorgere favelas e slums.

Intersezioni --->SPECULAZIONE

Come usare WA ---------------------------------------------------Cos'è WA

__________________________________________


1
Stefano Boeri, Milano deve cominciare a riflettere sull'EXPO' 20015, Abitare Featured, 6 febbraio 2009
già pubblicato su: Stefano Boeri, Perché 29 Milioni di Visitatori dovrebbero venire a Milano per l' Expo?, Corriere della sera, 27 settembre 2008. Articolo di Tito Boeri
2
Stefano Boeri, op.cit.
3
Jeremy Rifkin, Rivoluzionare l’architettura Un proclama per affrontare la crisi energetica globale e i cambiamenti climatici pubblicato su Abitare, n. 486, ottobre 2008. Su Abitare Featured, 6 febbraio 2009

4
Stefano Boeri, op.cit.
5
a cura di Willy Boesiger, Le Corbusier, 2. ed., Bologna, Zanichelli, 1991.
6
«Accanto a una pratica architettonica sincera e positiva che ricerca e applica ogni forma di salvaguardia, rinuncia, autolimitazione e atteggiamento parsimonioso, il "naturale", "il risparmio energetico" o il "bio" sono così apparsi anche come un'arma in più al servizio dell'edilizia, alla quale oggi niente è più negato se occultato o ingentilito o scambiato per un intorno verde o un camouflage vegetale. Inoltre, come documentano gli esempi più recenti, l'architettura e l'urbanistica, sostenute dal nuovo paradigma ecologico, sembrano aver sposato la causa del verde anche per una incapacità nell'affrontare e risolvere alcuni luoghi urbani, ricorrendo così al paesaggismo come agente di rigenerazione urbana.» Francesco Rephisti, Green Architecture, Oltre la metafora, Lotus, n. 135, 2008, p.34.
7
Francesco Rephisti, Op. cit., p.34.
8
Francesco Rephisti, Op. cit., p.37.
9Gilles CLément, Manifesto del terzo paesaggio, Quodlibet, 2005, p. 63.
10Letture consigliate, libri tradotti in Italia: Gilles CLément, Manifesto del terzo paesaggio, Quodlibet, 2005 - Gilles Clément, Il giardiniere Planetario, 22 publishing, Milano, 2008a cura di Alessandro Rocca, Gilles Clément. Nove giardini planetari, 22 publishing, Milano, 2007.
11Gilles Clément, op. cit., p. 59.
12
Alberto Arbasino, Un paese senza, Garzanti, 1980, quarta di copertina.
13
Alberto Arbasino, Un paese senza, Garzanti, 1980, pp. 7-8.

4 febbraio 2009

0002 [BLOG READER] Notizie sullo stato dell'architettura in Italia

«E strano: crediamo di sapere tutto sull'ultimo concorso di Berlino o sulle Olimpiadi di Barcellona ma siamo sempre più imbarazzati a soddisfare la curiosità di chi ci chiede notizie su Milano. Dipenderà di certo dalla loro maggiore trasparenza, mentre da noi le cose più importanti non si vengono a sapere. Di fatto, per paura di fare brutte figure, diciamo sempre più spesso che non succede niente. Ancora adesso, se mi chiedono chi ha progettato le torri di Ligresti a Milano non so rispondere se non azzardando un'analisi alla Morelli; posso dire, deducendo dai dettagli: forse lo studio BPR (sic), ormai ridotto al solo attempato Belgioioso. Ci comportiamo nello stesso modo di chi lamenta che non ci sono più romanzi in letteratura.»
[…]
«Non bisogna pensare ingenuamente che negli altri paesi l'architettura goda di ottima salute: non siamo i soli ad avere problemi, condividiamo i drammi epocali con il resto del mondo, e i fenomeni di degrado osservati nel nostro territorio sono soltanto un frammento della rovina generale, anche se da noi non c'è altro. E poi hanno proporzioni colossali. Tuttavia esiste un'anomalia italiana, che consiste innanzitutto nella difficoltà a dar conto della situazione.»
[…]
«Così il problema della corruzione pone domanda che supera le altre: che cosa ha reso possibile che non si aprisse il fronte della denuncia? E ancora: perché nessuna reazione seria da parte della cultura architettonica?»1 (Pierluigi Nicolin - 1994)

Pierluigi Nicolin fu invitato ad una riflessione su 'Tangentopoli' e scrisse un piccolo saggio ponendosi una domanda: «Tangentoli è premoderna, moderna o postmoderna?»2
Dopo quindici anni le riflessioni di allora appaiono immutate, architetti incapaci di opporsi alla corruzione e spesso complici di azioni speculative.

Questo blog reader inizia con una lettera di Stefano Mirti inviata al direttore della rivista Abitare, Stefano Boeri, in conseguenza del Caso Casamonti nella quale pone una domanda: «Perché su “Abitare” non promuovete un dibattito vero sulle nuove modalità di rapporto tra soggetti pubblici e soggetti privati? »
E si chiude con l’editoriale di Stefano Boeri conseguente a quest’invito.

La professione in Italia - Una discussione aperta sulla professione in Italia | Abitare Featured ---> 14 dicembre 2008
Abitare ha aperto uno spazio simile ad un blog: Abitare Featured. In un post vi è una lettera di Stefano Mirti che invita la direzione di ‘Abitare’ ad aprire una discussione seria sull'essere architetto in Italia, lo spazio dei commenti è stato congestionato e per motivi redazionali al centesimo è stato sospeso.

Racconto del primo dell'anno. Autobiografia dei luoghi | Luoghi sensibili ---> 1 gennaio 2009
Fabio Fornasari c'invita a camminare nei luoghi con l'attitudine a stupirsi perché: «per ascoltare un luogo “… basta un po (sic) di fantasia e di bontà…”»

Il caso Casamonti | presS/Tletter ---> 2 gennaio 2009
La presS/Tletter cambia aspetto e la sua homepage diventa più dinamica simile ad un blog, con continui aggiornamenti, unica differenza la mancanza dei commenti.Il critico Luigi Prestinenza Puglisi parla del caso Casamonti, mette da parte la vicenda giudiziaria e analizza la strategia dell'architetto per diventare una star del sistema e chiama in causa Paolo Portoghesi, Franco Purini e Stefano Boeri.
Il 20 gennaio 2009 Stefano Boeri risponde adirato: «Non puoi giocare così con la credibilità di altri. (sic) e la stessa cosa, se mi permetti, vale per Purini.»
Il 27 gennaio 2009 e la volta di Franco Purini anch'esso stupefatto: «Trovare il mio nome in un articolo nel quale si parla di “giochi di potere” e di “opportunismo” mi ha sorpreso.»

N.B.: Da queste osservazioni è evidente che in Italia il conflitto d'interesse è molto più ampio di quello che si possa immaginare. Ho la sensazione che si preferisce sempre il sistema oligarchico in modo tale che: «le cose più importanti non si vengono a sapere.»3

Maniera | PEJA TransArchitecture research ----> 2 gennaio 2009
Peja e Valerio dialogano sulla Torre all'EUR di Franco Purini, Purini teorico, Valle Giulia, studenti passivi, studio e dei progetti alla 'Maniera' di Zaha Hadid o Steven Holl.
Tra i commetattori troviamo l'architetto Franco Purini:
«Gentile Marco Alcaro
le chiarisco che il mio rapporto con l’università è a tempo limitato.
Franco Purini»

La finestra Rotta su internet * Does the broken windows theory hold online? | Internazionale * KOTTKE ---> 9 gennaio 2009
Ricordate le finestre rotte! Jason Kottke un designer e blogger newyorchese prende spunto dalla teoria della finestra rotta per parlare della gestione di un blog: «Una pagina disordinata, confusa e piena di banner e di pubblicità è una mancanza di rispetto nei confronti del lettore, che di conseguenza ha una minore predisposizione a una partecipazione civile o moderata.»

Basta con la storia pulp della fuga dei cervelli | Il primo amore ---> 19 gennaio 2009
Giuseppe Caliceti: «L'articolo sulla "Fuga dei cervelli" fa ormai parte di un genere letterario delle terze pagine dei giornali nazionali. E' un articolo che va bene per tutte le stagioni. Io, ormai, quando leggo 'sti articoli mi immagino proprio questa massa cerebrale spappolata che corre via su millepiedi. Diciamo la verità: gli articoli sulla "Fuga dei cervelli" hanno rotto... [...] Non è forse meglio che certi "talenti" operino dove il contesto sociale, culturale e scientifico è migliore?»

N.B.: Condivido e rimando alla rubrica su Wilfing Architettura 'Fuga di Cervelli' un'indagine sulla migrazione degli architetti.

Jan Kaplicky | Rosy e Filippo da Londra su Professione Architetto ---> 22 gennaio 2009
Il 14 gennaio 2009 è morto Jan Kaplicky architetto e fondatore della Future Systems il ricordo delicato di Filippo, architetto italiano e suo collaboratore: «Jan mi chiese di come andavano le cose e si accerto' che io fossi felice in studio con il mio lavoro. Per la prima volta mi fece i complimenti per tutto quel che avevo fatto fino a quel momento e poi disse qualcosa che mai scordero'.....ma quello lo portero' dentro di me. Un piccolo segreto tra me e il vecchio Jan».


Il giorno della memoria a Monaco | Der Pilger (Il Pellegrino)---> 27 gennaio 2009
Memoria dal vivo.

«
E' per questo che dico che il giorno della memoria andrebbe eliminato e i campi chiusi, perche' fungono da alibi. Mantere la memoria significa evitare i pericoli, significa riconoscere le stesse situazione e a cambiare il corso degli eventi, significa evitare di commettere gli stessi errori.
Se non si riconosce che anche oggi, anche adessso si stanno commettendo dei piccoli olocausti, con modalita' e simboli diversi ma sempre con lo stesso atteggiamento, quello che de-umanizza la gente, allora che senso ha ricordare?
»

Lo spazio crea la società | Abitare Featured ---> 3 febbraio 2009

Pubblicato anche on-line l’editoriale di Stefano Boeri sul numero di Abitare, n. 489, febbraio, 2009. Soffusamente dedicato al caso Casamonti, per il direttore in Italia si rischiano tre voragini:

«La prima potenziale voragine è dovuta al rarefarsi nel nostro Paese di amministratori locali che svolgano seriamente una funzione di rappresentanza istituzionale degli interessi collettivi.

[…]

La seconda voragine, conseguente alla prima, corrisponde all’alzarsi nella nostra professione della soglia di tolleranza nei confronti di comportamenti non deontologici o addirittura illeciti.

[…]

Del resto, il terreno su cui matura questa tolleranza eccessiva è anche la scarsa consapevolezza che la nostra professione ha una implicita funzione critica rispetto allo stato delle cose. Questa dimenticanza è una terza voragine. Perché ogni contatto tra ricerca e professione, tra didattica e professione, tra media e professione, rischia di essere equivocato in assenza di una forte intenzionalità critica. »

Infine invita gli architetti a recuperare il significato civile del fare architettura.


N.B.: Il direttore dimentica di indicare la strada per avviare una profonda analisi sullo stato dell’architettura. Credo che la sola coscienza civile non possa bastare e temo che il suo sia un editoriale come atto dovuto. Letto con riserva.


Intersezioni --->BLOG READER

Come usare WA ---------------------------------------------------Cos'è WA
________________________

1Pierluigi Nicolin, Notizie sullo stato dell'architettura in Italia, Bollati Boringhieri, Torino, 1994.
2
op. cit.

3op. cit.

28 gennaio 2009

0026 [SPECULAZIONE] La Vicaria una tenia nelle viscere del "Sacco di Palermo"

di Salvatore D'Agostino 
«La mia città è in mano ai banditi. […] Un sindaco che dovrebbe vergognarsi per il livello infimo della propria competenza e per l'assoluta ignavia rispetto ai problemi della città si preoccupa invece di coprirsi le pudenda affidando a una squadra di esperti l'immagine di Palermo. Dove per immagine si intende il simulacro vuoto di una retorica che dice a grandi lettere «Palermo è cool»1, come recitava una campagna superpagata2 affidata alla Publicis poco prima delle ultime elezioni.» (Franco La Cecla)3

   Palermo è una città potente, da anni regola le vicende della politica italiana. I milioni di voti, gestibili dai gruppi di potere oligarchici dell’isola, decidono la governabilità dell’Italia. 
   Palermo è cruda, come il pesce servito nei ristoranti temporanei che costeggiano il mare. La sua crudezza risiede nell’idea condivisa del rispetto verso i potenti.
   A Palermo non si vive, si sopravvive, solo all’ingenuo che non conosce le tacite regole, Palermo, mostra la sua cinica violenza.

   La crudezza di Palermo si percepisce:
  nei corpi degli attori dei registi Ciprì e Maresco, non uomini ma carte geografiche da delimitare e spartire;
  nelle foto dei poveri cristi morti ammazzati, scattate dopo una corsa in Vespa tra i vicoli, da Letizia Battaglia, un miscuglio di anime e sangue, di uomini e donne, maledetti e benedetti;
   nell’urlo senza speranza in La Ballata delle balate di Vincenzo Pirrotta: «Si aviti i cugghiuni, voi lecchini di Stato dovete dire che la mafia e la politica convivono, sono allo stesso livello»;
  nelle voci e nei gesti disarticolati degli attori del teatro di Emma Dante, gente mutilata della libertà.

   A te viaggiatore che arrivi a Palermo dall’autostrada da est o da ovest, sappi che quel tratto di strada/autostrada/tangenziale è una magnifica promenade architectural, la più bella opera di arte contemporanea a cielo aperto, il suo titolo è: Sacco di Palermo, mi raccomando abbi rispetto. Se in seguito vuoi entrare nelle sue viscere e non sei amante dell’arte, sappi che da qualche mese puoi parlare con la sua tenia, si trova in un garage interrato. Uno spazio sottratto alla real estate palermitana. La Tenia si chiama Vicaria e in quest’avamposto interno alla pancia del 'Sacco': cu arriva ietta vuci.4 
   Forse sarò blasfemo ma in queste viscere ho percepito l’idea civile dell’urbs e dell’urbanità. Come per i primi cristiani pare che quest’idea stia per nascere dalle catacombe della nostra contemporaneità: i palazzi degli speculatori, dove sotto il loro peso di cemento sono stati seppelliti uomini, lavoratori, campagne, giardini, ville liberty, siti archeologici e la civiltà.

   Infine amico mio, per maggiore conoscenza, la religione che si professa alla Vicaria è la libertà. Quindi, stai attento, perché a credere in questa religione si rischia la vita. 

28 gennaio 2009 (ultima modifica 10 agosto 2012)
Intersezioni --->SPECULAZIONE
Come usare WA ---------------------------------------------------Cos'è WA
__________________________________________

Note:
1 Campagna pubblicitaria basata su una frase estrapolata da un articolo apparso (presunto non esiste negli archivi on-line della rivista) sul settimanale Panorama il 18 luglio 2006: «La città più cool d’Italia. È Palermo». Premetto che non credo nei programmi di satira cool Italbiscione perché hanno trasformato l’indignazione in un’attività ricreativa da avanspettacolo ma condivido il vaffanculo di Giulio Golia, nei confronti della risata becera e cuul del Sindaco Diego Cammarata:
2Un milione e ottocento mila euro. 
3Franco La Cecla, Contro l’architettura, Bollati, Torino, 2008, pp. 104-105. 
4”Cu arriva ietta vuci” è uno spazio libero e liberato per un teatro civile a Palermo: da un'idea di Mila Spicola. Direzione artistica Emma Dante. Organizzazione Mila Spicola. Ecco com'è nato riporto delle mail tra Emma Dante e Mila Spicola:

(E' da un pò che ci pensiamo...ed è nata così come ve la scrivo)
"Cara Emma, 
ti chiedo si potrebbe pensare a una pubblica lettura di testi teatrali civili , di riflessione o di condanna, anche ironici, perchè no, in un teatro? Da mesi ci propinano la fandonia che gli intellettuali palermitani, gli artisti, non parlano, non prendono posizione di fronte a quello che accade a palermo. 
Io, di fronte a tutto ciò, che mi indigna, che mi fa ribollire il sangue da mesi, sono disposta, da donna, da palermitana, impegnarmi per dar voce al mio scontento. prendo posizione eccome e, come me,magari anche tu, o altri, non so, magari tu li conosci meglio di me quelli che non gli va giù per null? la piega che sta prendendo l'italia, per non parlare dello sfacelo di palermo.
gente di teatro, scrittori, attori, ... ci vuole coraggio, ma va fatto. e , secondo me, ne troveremo tanti che vogliono farlo...un bacio mila"

"Cara mila,
io posso mettere a disposizione il mio spazio, la vicaria, autogestito, indipendente e svincolato, per incontri spettacoli letture di testi di condanna, di scandalo e di riflessione. possiamo organizzare un incontro al mese o alla settimana in cui, chi vuole ,viene alla vicaria e legge la sua protesta, la sua opinione. fammi sapere se potrebbe funzionare. ti abbraccio Emma"

"Dico che sarebbe semplicemente meraviglioso. cu arriva ietta vuci. un bacio mila."

Primo incontro: 07.12.2008  
Secondo incontro: 11.01.2009  
Terzo incontro: data da fissare  
Hanno partecipato:  
Roberto Alajmo giornalista e scrittore; 
Giulio Cavalli, attore lodigiano autore di Radio mafiopoli; 
Vivian Celestino e Domenico Cogliandro autori di un reading documentale: Secondo Chiara;
Combomastas rappers; 
Pino Maniaci, giornalista e autore di Telejato; 
Roberto Scarpinato, magistrato antimafia, autore del libro Il ritorno del principe; 
Cinzia Sciuto caporedattrice del mensile Micromega. 

N.B.: L'immagine è una scansione tratta dalla mia tessera.

18 gennaio 2009

0005 [FUGA DI CERVELLI] Colloquio Italia ---> Francia con Michele Moschini

di Salvatore D'Agostino
Fuga di cervelli è una TAG non una definizione. La TAG è contenitore di diversi 'punti di vista'.

L'università, il sud, i concorsi, il lavoro flessibile, Parigi e l'architetto come un musicista.
Montmartre, Parigi



Salvatore D'Agostino Michele Moschini di anni... abitante a... migrante a... qual è il tuo mestiere?

Michele Moschini
anni 34;
direi abitante a Parigi (da giugno 2007) nato e cresciuto a Bari;
mestiere: architetto (che dal mio punto di vista - e non credo di essere originale in questo - significa dire che faccio un po' di tutto).

Alvaro Siza:
«Appena laureato con altri colleghi ho fatto un progetto per residenze sociali, e soddisfatti del nostro lavoro ci siamo decisi di promuoverlo. Siamo partiti in auto dal Portogallo ed abbiamo percorso l'Italia partendo dall'università di Torino fino a Palermo. Arrivati a Milano all'interno dell'università mi sono soffermato al di fuori di un'aula ed ho visto centinaia di studenti ammassati, ho chiesto che cosa c'era in quel momento, mi hanno risposto che quello era l'esame di progettazione dell'architettura. Sono rimasto sorpreso e mi sono chiesto come è possibile progettare in queste condizioni. La situazione nel nostro paese benché economicamente svantaggiato era ed è diversa nel rapporto docenti studenti.»1 
Io vengo da una realtà un po' diversa. il Politecnico di Bari, o meglio, la facoltà di architettura di Bari, ha delle carenze enormi. per anni siamo stati senza sede, ed io ho vissuto l'esperienza dei laboratori di progettazione in cui bisognava disegnare col cappotto e i guanti. Però è una facoltà piccola, nata con uno spirito da scuola. generalmente, nei corsi di progettazione, il numero di studenti non era spropositato, si riusciva ad avere un minimo di contatto col professore o con l'assistente di turno. Credo di dover molto ad alcuni insegnanti, (una minoranza) che mi hanno dato mezzi di comprensione e metodo per poter poi camminare con le mie gambe. Ahimè, il grosso limite era un'impostazione, a dirla in modo gentile, retrò, con delle buone premesse ma delle applicazioni miopi. Credo che, in generale, si debba portare avanti un doppio corso di studi: uno ufficiale, all'università, dal quale prendere tutto ciò che è possibile, ma in maniera critica, ed uno parallelo, personale, in cui si comincia a sviluppare il proprio pensiero e si traccia la propria strada.

Il secondo percorso è spesso schiacciato dal primo, soprattutto per il poco tempo libero che si ha da studenti di architettura. Devo anche dire, però, che trovo spesso più preparati studenti che vengono da corsi di massa come quelli descritti da Siza (quali erano anche gli studenti più anziani di me a Bari) rispetto a quelli che vengono da corsi più a misura d'uomo, forse proprio perché il limitato contatto con i docenti porta spesso a dover riflettere in prima persona o a creare dibattito fra gruppi di studenti, mentre ho visto molti studenti più giovani di me accettare troppo supinamente le linee guida del progetto dettate nei piccoli corsi di progettazione.

La tua storia sembrerebbe una classica migrazione, dopo svariati tentativi nel luogo di origine (Puglia), decidi di "mollare tutto" e raggiungere una piccola colonia di amici laureati al Politecnico di Bari a Parigi. Qui viene riconosciuta la valenza del tuo lavoro e vieni assunto da uno studio di architettura con committenze internazionali. Qual è il tuo ruolo in Francia?

Malgrado io sia arrivato in Francia dopo aver fatto esperienze a scala piuttosto piccola (una piccola ristrutturazione, qualche concorso, progettazione di interni e di mobili e, per tre mesi, stands per la regione Puglia), mi sono trovato subito a gestire progetti di edifici piuttosto grandi. Il lavoro funziona all'incirca così: ad un architetto viene affidato un edificio in toto, dalla progettazione alla gestione dei rapporti con economisti, imprese, ingegneri e clienti (all'occorrenza anche il coordinamento di altri architetti, disegnatori e grafici di supporto). Uno chef supervisiona il lavoro e funge da rete di salvataggio. Quando ho cominciato, il mio chef era molto presente. Man mano che il mio francese progrediva e che migliorava anche la mia conoscenza dei meccanismi dei lavori pubblici in Francia e delle normative, il suo intervento diventava sempre meno frequente. Allo stato attuale gli rendo conto del mio operato soltanto una volta alla settimana (anche perché lui è quasi sempre via per seguire riunioni e cantieri nel sud della Francia).

A parte un periodo in cui ho fatto piccole cose con una equipe di lavoro piuttosto ampia che si occupava di una torre a Doha, ho lavorato per un mese ad un edificio di alloggi per studenti all'interno di un campus in Qatar (poi il progetto fu sospeso), e in seguito mi sono occupato di una scuola per ingegneri "Medicaux" in tutte le fasi successive al progetto di massima (il cantiere comincerà fra meno di un mese). Attualmente lavoro anche ad un piccolo spazio espositivo/atelier per il patron Roger Taillibert, che è anche un pittore.

La domanda è formulata nel fumetto disegnato da Alessandro Tota per il settimanale Intenazionale,2 dove l'autore racconta la sua tribolata vicenda per cercare una casa in affitto a Parigi.







Il fumetto disegnato dal mio due volte conterraneo, visto che è, come me, un barese trapiantato a Parigi, rappresenta perfettamente la realtà delle cose. Io stesso ho potuto sperimentare sulla mia pelle quello che lui racconta, dalle code alle visite degli appartamenti, alle mille garanzie richieste, sino al dolore nel vedere tanta gente per strada, senza casa e senza più dignità. Queste ultime, purtroppo, sono scene quotidiane alle quali non riuscirò mai ad abituarmi. Ritornando alle difficoltà legate alla ricerca di un alloggio, aggiungerei che spesso, come nel mio caso, ci si trova ad accettare condizioni che sarebbero improponibili per i francesi: per due mesi ho diviso un appartamento con un ragazzo franco-americano, senza diventare cointestatario sul contratto di locazione (e, di conseguenza, senza avere accesso ai rimborsi statali sugli affitti). In poche parole, il mio coinquilino abitava gratuitamente con me: solo dopo due mesi ho realizzato che il rimborso (la CAF) che lui percepiva, sommato all'affitto che io gli versavo, era pari al totale del costo dell'appartamento. Ora, in realtà, non mi trovo comunque in una situazione regolare. Il mio attuale padrone di casa non mi ha mai fatto un contratto, cioè percepisce l'affitto "au noir". Queste sono cose che si fanno solo con gli stranieri... non parliamo poi dei privati e delle agenzie che richiedono spesso garanzie che violano le leggi sulla privacy: più di una volta mi è stato chiesto l'estratto conto bancario, perché prerequisito per essere presi in considerazione era avere in banca almeno l'equivalente di un anno di affitto! Per completare il quadro, vorrei dire anche che, in molti casi, ho visto appartamenti, spesso monolocali sotto i 9 m² di superficie calpestabile, in stato pessimo, ma per i quali venivano richiesti affitti altissimi. Se per un italiano, ovvero per un cittadino europeo, spesso con un buon lavoro e uno stipendio dignitoso, è così complicato trovare un alloggio, in che condizioni vivranno gli extracomunitari, quelli che non hanno un lavoro fisso o buoni guadagni?

Questa domanda prende spunto dal grido rauco e adirato del cantante Silvio Sada di 'Addosso agli scalini' nella canzone 'Italia' ...ma perché non lo facciamo andare come diciamo noi questa Italia?

La domanda che poni avrebbe bisogno di una risposta molto lunga ed articolata, ma cercherò di essere sintetico. Credo che il problema fondamentale in Italia sia legato ad una certa mentalità, per così dire 'flessibile'. Flessibile sui diritti dei lavoratori, sull'onestà dei politici, sulle regole in generale. Entrare all'interno di meccanismi così radicati per poterli cambiare è talmente complicato che prevale in me una visione disfattista. Vista la mia attuale condizione, insisto nel paragonare la situazione italiana a quella francese, con particolare riferimento al mondo del lavoro. Condizioni di lavoro eternamente precarie, quali le troviamo in Italia, specialmente in mancanza degli ammortizzatori sociali adeguati, sono impensabili in Francia. Qui i lavoratori difendono i loro diritti con i denti. Pensi che la porcata dei contratti a progetto (per citare uno dei tanti modi di sfruttare i lavoratori che la legge italiana fornisce) sarebbe stata accettata supinamente qui? In Italia, invece, continuiamo un gioco al ribasso, accettando di lavorare in condizioni sempre peggiori solo perché "se non accetto io, ci sarà qualcun altro che accetterà al mio posto".

Un'esperienza fatta in Italia (università/lavoro) che ti è servita in Francia?

La formazione che ho ricevuto al Politecnico di Bari è piuttosto rigida: i principi ispiratori erano validi, ma venivano poi elevati a leggi matematiche immutabili, non aperte ad altre visioni progettuali. Per questo credo che due esperienze post-universitarie siano state particolarmente illuminanti: il concorso per Livingbox (fatto con un ex compagno di studi trasferitosi a Milano) ed il concorso per Southbank, in Sudafrica. Nel primo caso, il mio amico, già svincolatosi dagli schemi progettuali baresi, mi ha aperto gli occhi sulla vita degli edifici, demolendo la mia tendenza a pianificare cose che, nella realtà, avrebbero perso di senso con l'ingresso dell'utenza nell'edificio. Nel secondo caso, sotto la guida di un architetto sudafricano, esule in Italia da più di vent'anni, mi è stata aperta la strada ad un approccio progettuale forse scontato per gli studenti di altre facoltà italiane, ma per me del tutto nuovo. Queste esperienze mi hanno anche facilitato l'accettazione del dover lavorare in uno studio con una marchio di fabbrica ben preciso, cioè quello di Roger Taillibert.
La mia visione dell'architetto è diventata prossima a quello del musicista che, formatosi su un genere musicale, il suo prediletto, non disdegna di suonare altri generi.

18 gennaio 2009
Intersezioni ---> Fuga di cervelli
__________________________________________
Note:
1 Intervista di Paolo Posarelli ad Alvaro Siza, apparsa sulla presS/Tletter n.34-2008.*
2 Alessandro Tota, Cartolina da Parigi, Internazionale, n. 772, 28 novembre/4 dicembre 2008.*

16 gennaio 2009

0020 [MONDOBLOG] Cerco risposte per un'intervista mancata

di Salvatore D'Agostino

Qualche tempo fa avevo concordato un’intervista con il blog Architettura di pietra e, in seguito alla loro richiesta, avevo cambiato la mia classica metodologia, a domanda segue risposta, nella più fredda lista di domande. Mi è stato detto che dovevo pazientare, ma dopo circa sette mesi e molte mail di sollecito senza risposta, mi sono deciso a pubblicare la mancata intervista proponendovi un piccolo gioco fate un copia/incolla e rispondete al loro posto, ovviamente saltate la prima domanda, per il resto siate liberi.
  1. Il nome del blog "Architettura di pietra" è già un manifesto. Quali sono i suoi punti di forza?
  2. A che cosa serve un blog per un architetto?
  3. Alberto Savinio nel suo libro "Dico a te, Clio" descrive il cemento come un materiale volgare e privo d'identità. Grazie a Carlo Scarpa e Giancarlo De Carlo abbiamo scoperto che il cemento può affiancarsi alla pietra. E' possibile ripensare le nostre città di pietra?
  4. Crede che l'architettura possa essere catalogata: di pietra, ecologica, high tech, strutturalista, cyber e così via?
  5. Rimanendo sul tema della pietra, è possibile progettare in Italia prendendo spunto dagli architetti Antón García-Abril, Wespi & De Meroun o Peter Zumthor?
  6. Parafrasando l'artista Pinuccio Sciola 'Il tempo si misura con la pietra' non crede che 'L'architettura italiana non si misura più con la pietra'?
  7. Non crede che l'eccessiva attenzione sul nostro patrimonio 'storico' abbia causato l'indifferenza verso parti di città 'non storiche', causando il degrado attuale?
  8. Lo scrittore Bruce Sterling pensa che ormai siamo maturi per il 'nuovo materialismo': "Basta con le noiose Macchine per Vivere, universali, ripetitive, serializzate, prodotte a grande scala". Il futuro è configurabile, personalizzabile, modificabile, adattabile, interattivo, polivalente, a basso prezzo. Cosa ne pensa?
  9. Per Stefano Boeri, Gilles Clément e altri l'architettura non si può sostituire alla politica, ma solo grazie ad un'oculata politica possiamo ottenere della buona architettura. E' possibile in Italia innescare dinamiche virtuose tra politica e architettura?
  10. Perché l'architetto italiano è rimasto a guardare le pietre, lasciando ai 'palazzinari' la costruzione della nuova Italia?
  11. Quali sono gli autori contemporanei da studiare?
  12. Qual è la sua speranza?
16 gennaio 2009
Intersezioni ---> MONDOBLOG
__________________________________________
Note:
inviate la vostra intervista o attraverso i commenti o sul mio indirizzo mail salvatoredagostino7 (at) gmail

12 gennaio 2009

0025 [SPECULAZIONE] L'urbanità disegnata da GIPI

di Salvatore D'Agostino 

   GIPI è il nome d'arte di Gian Alfonso Pacinotti nato a Pisa nel 1963 vive disegnando, questo è l'aspetto che ha in comune con l'architetto. La differenza più rilevante è che Gipi osserva senza giudicare, l'architetto osserva ripulendo con le proprie visioni la realtà. In questo colloquio troverete tra le righe l'urbanità cioè il rapporto tra la città e la gente con l'aggiunta di un pizzico di artigianato del disegno.

   Salvatore D'Agostino Un fumettista si nutre di visioni, l'occhio è lo strumento fondamentale per trasporre in disegno il mondo immaginato. Qual è la tua visione della città? 

   GIPI Caos. Io non riesco a fissare gli occhi sulle cose. O meglio, ci riesco con enormi difficoltà. Quindi la mia visione della città è assolutamente frammentata. Interpreto l'idea della città come confusione di forme, mancanza di ordine, caos appunto. E quando disegno replico questa sensazione, accosto linee quasi a casaccio, poi le sminuzzo, aggiungo dettagli che dettagli non sono, ma solo altre linee nervose. La cosa interessante per me è che questo tipo di lavoro, alla fine mi porta ad una rappresentazione che è per me "realistica", anche se guardando meglio, si tratta solo della riproduzione confusa, di una visione confusa.
   Il contrario di caos è ordine. Politicamente l'ordine rievoca i regimi totalitari. Seguendo questa logica vivere il caos significa vivere 'democraticamente' liberi?

   In un certo senso, nei nostri tempi, nel nostro paese, il concetto può anche essere invertito. Possiamo provare a farlo. Il caos di cui parlo nelle città è spesso figlio proprio del potere, inteso come potere e prepotenza economica. Il cosiddetto "sacco di Roma"1 ad esempio, esprime caos nelle forme ma è un prodotto del potere schiacciante e ottuso. Quindi è un caos generato dal potere, dalla voglia di potere e di ricchezza. Per questo nei miei disegni, per quanto l'occhio vada in giro e, in un certo senso, goda di ciò, c'è sempre un aspetto più sinistro. A volte opprimente.

   Poi, naturalmente, c'è il caos dello spirito, quello che genera risposte e comportamenti imprevedibili. In questo caso posso azzardare un avvicinamento con il concetto di libertà.

   Per il designer Milton Glaser:
«Il disegno è una forma di meditazione, ti costringe a fare attenzione, che è la ragione ultima del fare arte».2
   Cos'è il disegno per te?

   Una pratica che m'induce a far prevalere la parte migliore di me. L'impegno e l'assiduità, la scelta di trascorrere il proprio tempo, appunto, in concentrazione, mi sembrano una cosa buona se contrapposte alla vacuità. È anche un processo che induce riflessioni e, quando sono incredibilmente fortunato, trasformazioni. Spesso lavoro su temi che sono mie domande interiori. Cose che non comprendo. La pratica del disegno a volte può fare miracoli e avvicinare al senso delle cose e degli eventi accaduti. 

   In una tua vecchia intervista fiume sul sito 'Lo spazio bianco' ricordavi la tua infanzia e il tuo rapporto con gli insegnanti:
«Ci pensavo in questi giorni: i miei professori di disegno dal vero e di "ornato" non li ho mai visti disegnare. Ricordo che il professore di figura fumava e leggeva il giornale. Non li ho mai visti con una matita in mano».
   L'architetto Stefano Mirti relativamente al ruolo dell'insegnante o direttore di scuola:
«crede fermamente che chi sa fa e chi non sa insegna (con il corollario che quelli che sanno fare e insegnare sono i peggiori di tutti)». 
   Esistono gli insegnanti? 

   Si. Credo che esistano. Ho avuto buoni insegnati (magari inconsapevoli di esserlo) fuori dalle scuole. Per me "il maestro" è una persona che vive seguendo con onestà la propria passione. E questo trasmette, al di là delle parole, una tensione di vita. Uno dei miei maestri è un pittore pisano, si chiama Giuseppe Bartolini. È stato un maestro senza mai insegnarmi una tecnica. Solo vivendo la pittura, giorno per giorno, con la massima onestà possibile. Un altro è stato Riccardo Mannelli, un amico, pure, e anche da lui ho appreso la devozione e la passione, sopratutto. Spesso gli insegnanti, intesi nel senso tradizionale (statale) del termine, sono stanchi, disillusi, tristi. È un mestiere usurante. Forse andrebbe fatto solo per brevi periodi.

   Nel tuo video "Tokio Hotel Live" della Santa Maria Video ovvero la TV che non vuole trasmettere niente, affermi:
«Fare schifo, in una società che obbliga all'eccellenza, è un preciso dovere morale».
   È ancora valido questo monito?
   Il titolo vero è proprio "Fare schifo". Quel Tokio etc. è stato messo da un utente di Youtube che si è preso la briga di caricare il video. "Fare schifo" è chiaramente un'iperbole. Altrimenti contraddirei tutte le cose dette finora. Ma ha un suo senso, se rivediamo i concetti di "fatto bene" e di "qualità". E comunque, in una società che spinge alla bellezza esteriore, al successo, alla ricchezza, senza considerare minimamente la pratica attuata per raggiungere questi obiettivi, fare schifo è, forse, davvero, un dovere morale.

   C'è chi sostiene che in Italia non esiste coscienza critica. Tu invece rappresenti l'italiano come un opinionista, ovvero il tuttologo con un lessico striminzito, ma chi è in realtà l'opinionista?

   L'opinionista sono io se avessi scelto di fare l'opinionista. Insomma, se mi fossi messo nella condizione di fare un mestiere che non so fare. È un ignorante, quale io sono, in parte. È un ottuso, che parla per frasi fatte e luoghi comuni. È un opinionista, distante dal mondo e, se si può usare questo parolone, da ogni desiderio di ricerca di verità. Verità era il parolone.

   L'architettura vive di spazio, che cos'è lo spazio per un disegnatore? 

   Per me il termine spazio equivale a ritmo. Ma questo dipende dal fatto che principalmente, con le immagini, racconto delle storie. Parlo adesso di spazio nella pagina. Che diviene spazio nel tempo di lettura. Non saprei dare una differente risposta, scollegata dal mio mestiere. Ho una percezione dell'ambiente circostante, delle persone e delle cose talmente frammentato e nevrotico che non riesco un gran che a percepire lo spazio in senso fisico. Questo, però mi risulta molto difficile da spiegare. È come se avessi una capacità di messa a fuoco destinata solo a un susseguirsi di particolari. Lo spazio, come aria, insieme, mi sfugge. 

   Dove abitano i tuoi personaggi? 

   Spesso hanno abitato in case popolari. Qualche volta in ville di genitori che non sentono proprie. Posso dire che vivono quasi sempre in spazi che gli sono alieni. Non c'è mai un sentimento di comunione tra i miei personaggi e l'ambiente in cui si muovono. Se c'è, ed è raro, avviene nella natura, negli orizzonti. Ma anche qui, spesso utilizzo campi con grandi cieli che non sono solo ariosi, ma divengono opprimenti. Per me torna sempre la questione della minutezza dell'essere umano. La sensazione di essere formiche, piccole e impotenti, tra i grandi palazzi di una città o sotto le nuvole e la pioggia. È quindi sempre un abitare con sottile disagio. 

12 gennaio 2009 (ultima modifica 19 agosto 2012)

Intersezioni --->SPECULAZIONE
Come usare WA ---------------------------------------------------Cos'è WA
__________________________________________
Note: 
1 Alberto Statera, Il nuovo sacco di Roma, La Repubblica, 5 novembre 2008.
2 Domenico Rosa, Milton Glaser. Disegno, dunque sono, Il sole 24 ore, 22 novembre 2008.

N.B.: Immagini:
  • la prima immagine è stata tratta dal calendario 2009 disegnato da GIPI per la rivista Internazionale;
  • la seconda è un frame tratto dal video non ufficiale apparso sul sito You Tube con il titolo Tokyo Hotel Live;
  • la terza è un frame tratto dal video opinionista n. 2 visibile sul blog 'Opinionismo' ideato dallo stesso GIPI.

28 dicembre 2008

0024 [SPECULAZIONE] Le Corbusier e la ricostruzione dello stretto calabro-siculo. 1908-2008.

In poco meno di un minuto alle 5:21 del 28 dicembre 1908 un terremoto e maremoto distrusse le città dello stretto calabro-siculo provocando presumibilmente centomila morti.
«I progetti Dom-ino nascono dalla conoscenza delle distruzioni operate dalla guerra nelle Fiandre, ma potrebbero andare ugualmente bene per la ricostruzione di Messina dopo il micidiale terremoto e maremoto. Il nome “Dom-ino” deriva dal gioco omonimo, alla cui tesserina rettangolare assomiglia la singola struttura prefabbricata a sei pilastri e due piani (corrispondete ad un alloggio), la quale si può giustapporre in modo assolutamente libero, ma preferenzialmente ortogonale (proprio come le tessere del gioco), alle altre cellule: in modo da formare filari, doppi filari, quinte, slarghi, piazze». 1


Pare che «un deputato [NdR: siciliano] si fosse interessato alla produzione industriale del sistema»2 brevettato da Charles-Edouard Jeanneret in arte Le Corbusier nel 1914.
L’osservazione sulle nuove implicazioni di una struttura in cemento portò Le Corbusier a ridurre nella sua essenza l’edificio. Nel 1926 riflettendo sullo schema/scheletro costruttivo teorizzò i cinque punti di una nuova architettura ovvero come costruire case in cemento armato:
  1. contrappone all'involucro in muratura l’idea di fondazioni puntuali a plinto che possono elevare la struttura dal terreno. L’architettura finalmente non occupa in modo estensivo la terra. I pilotis permettono di attraversare il manufatto;
  2. il tetto a falde ideale protezione della casa è sostituito da un giardino. La natura violata alla base può essere riproposta sulla sommità della costruzione;
  3. la distribuzione interna dettata dalle murature portanti e di controventamento appare libera sostituita dalla griglia puntuale e verticale dei pilastri portanti;
  4. le finestre regolate dalla statica adesso possono girare intorno l'edificio l’importante arretrare il filo dei pilastri;
  5. le bucature della facciata irreggimentate dalle logiche statiche possono, come per le finestre essere poste, dove necessitano anche ad angolo o a tutta altezza.
La contraddizione dell'edificare contemporaneo consiste nel costruire manufatti con strutture in cemento armato utilizzando tautologicamente la grammatica degli edifici in muratura.
Attraversando lo stretto a cento anni dall’evento il paesaggio tra Reggio Calabria e Messina o viceversa per paradosso ci appare puntellato senza soluzione di continuità dalle case Dom-ino nella sua riduzione più popolare quasi a definirsi come un’icona simbolo dell’architettura contemporanea. Case Dom-ino spesso autocostruite e anonime, l’idea dell’architettura sembra non abitare da queste parti.
Sandro Onofri in uno dei suoi viaggi da fermo descrive così l’ingresso a Reggio Calabria: «È tutto così sospeso. Come se all'improvviso gli invisibili abitanti di questi quartieri fossero stati costretti a fuggire per un'epidemia, o una calamità. È strano, è come se i reggini si fossero soltanto preoccupati di cogliere l'occasione dell'assenteismo del governo cittadino per appropriarsi dei pezzi di terra su cui costruire, imbarcandosi in un'impresa che forse non potevano sostenere economicamente»3
Oggi l’area dello stretto appare “tutta così sospesa” come uno scheletro in cemento armato prossimo alla costruzione.
Intersezioni --->SPECULAZIONE
Come usare WA -----------------------------------              ----------------Cos'è WA
__________________________________________
Note:
1 Francesco Tentori, Vita e opere di Le Corbusier, Laterza, Bari, 1986, p. 39.
2 Stanislaus von Moss, Le Corbusier l’architecte et son mythe, Horizons de France, 1971.
3 Sandro Onofri, Le magnifiche sorti- Racconti di viaggio (e da fermo), Baldini&Castoldi, Milano, 1997.

N.B: La prima immagine è stata tratta dal libro: a cura di Willy Boesiger, Le Corbusier, Zanichelli, Bologna, 1991, p. 10. La seconda immagine è di Salvatore D'Agostino.

23 dicembre 2008

0001 [BLOG READER] 2008

La rubrica BLOG READER raccoglie i miei consigli di lettura di post scritti da blogger e non solo.
La scelta si orienta sui testi più innovativi e aperti, evitando gli articoli autoreferenziali, del “si stava meglio prima”, dell'io ho la verità, del copia e incolla e dei furbetti:

A quale NURBS appartieni? | Alberto Pugnale su PROG ---> 13 giugno 2007 [Unica eccezione]
SKINNED? | PROPORZIONALI? | SPINE? | SWEPT? | S (u,v)?

Campus Rom | Lorenzo Romito di Stalker/ON su CITYROM ---> 12 aprile 2008
Pone un quesito: «Come uscire dal binomio campi di concentramento, baraccopoli–discarica che sembra ormai essere le uniche forme abitative ancora tollerate dalla nostra società per i Rom?»

Contro euclide | Emmanuele Pilia su PEJA TransArchitecture research ---> 25 luglio 2008
L'architettura emancipata dai parametri euclidei.

Vetri rotti in città | na3_Blog --->29 agosto 2008
Un argomento latente che passa dalla teoria dei vetri rotti alla politica della tolleranza zero.

Malaparte di Libera? Una considerazione sul caso. | Danzare sull'architettura ---> 30 agosto 2008
L'architetto della villa Malaparte è Curzio Malaparte su un’idea originaria di Adalberto Libera.

Urbanità 2 | Gianni Biondillo su Nazione Indiana ---> 15 settembre 2008
I nord e i sud del vivere civile.

Religione | Tiziano Scarpa su Il primo Amore ---> 31 ottobre 2008
Hagia Sophia un contenitore di religioni.

CODE MONKEY | Davide Del Giudice su MADEinCALIFORNIA ---> 8 ottobre 2008
Dal disegno alla scrittura dei codici. La nuova generazione del CAD i MONKEYS.

Asincronie spaziali | Luoghi sensibili ---> 4 novembre 2008
Raccolto il suggerimento di Mario Gerosa sulle possibilità di uno spazio fuori sincrono.

Dome al synergia ranch i dati e un commento | Antonino Saggio su Conferenze e talks of architettura by Antonino Saggio ---> 11 novembre 2008
1970 come progettare e calcolare, con le schede perforate, una cupola geodetica.

Per cominciare | Franco Arminio su Scuola di paesologia ---> 26 novembre 2008
Il primo post di Franco Arminio (il paesologo) sul nuovo blog aperto sul Corriere del Mezzogiorno.

Blog e letteratura | Gherardo Bortolotti su Nazione Indiana ---> 4 dicembre 2008
Una riflessione sui blog e la letteratura. L'abbattimento del ruolo pubblico/privato della scrittura.

ULTIMO GIORNO A DUBAI: voglia di uova allo zabaione | Giordana Querceto su Professione Architetto---> 20 dicembre 2008
Giordana lascia Dubai: «una realtà fatta di cartone dorato».


Intersezioni ---> BLOG READER