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6 settembre 2010

0042 [SPECULAZIONE] Dialogo AILATI con Luca Molinari [3]

Luca Molinari non sarò io a porle le domande ma saranno 14 italiani tra architetti, scrittori, fotografi, politici e un muratore.
Sarà un dialogo tra lei e alcuni italiani.

Dialogo che sarà diviso in quattro parti: prima, seconda, quarta

Antonie Manolova (Sofia): Un vuoto che rappresenta la crisi dell’architettura italiana

Simona Caleo (Roma): La migliore Italia

Stefano Mirti (Milano): Senza selezione, senza eleganza

Alessio Erioli (Bologna): Ecosistema informatico

Gianmaria Sforza (Milano): L’architettura a volume zero

Uto Pio (Facebook): L’ucronia per leggere il presente

Ettore Maria Mazzola (Roma): Tradizionale non concettuale

Alfredo Bucciante aka AlFb (Roma): Tornare normali

Giacomo Butté (Apolide asiatico): L’Italia di oggi

Mila Spicola (Palermo): Architettura democratica

Mahdy (muratore emiliano): In cantiere

Francesco Cingolani (Milano-Madrid-Parigi): Spazio reale virtuale

Rossella Ferorelli (Bari): Accademia

Louis Kruger (Bari): Qual è l’architettura italiana



Ettore Maria Mazzola: Architetto, urbanista, autore di diversi libri di Architettura, Urbanistica e Sostenibilità, docente presso la University of Notre Dame School of Architecture.

L’architettura di oggi, ben rappresentata dalle immagini del "promo" di “Ailati – Italia”, è sempre più concepita in maniera puntiforme e individualistica, sicché i quartieri “moderni” risultano sempre più lontani dall’idea di città e di comunità. 





Luca Molinari on AILATI from Y Magazine on Vimeo.

Personalmente ritengo che sarebbe il caso di tornare a parlare anche di “architettura delle Città”: non pensa che un evento come la Biennale dovrebbe servire anche a suggerire delle soluzioni che portino a delle città più vivibili e, come si usa dire oggi, più sostenibili? E se sì, non pensa che sarebbe il caso di iniziare a proporre al pubblico anche le architetture tradizionali piuttosto che fossilizzarsi sulla promozione di manufatti edilizi che fanno confusione tra architettura, arti figurative e concettuali?
 
- Luca Molinari Personalmente credo che la vera architettura non debba avere problemi di “genere” quanto piuttosto debba rispondere a una responsabilità civile che la vede come arte/tecnica chiamata a rispondere alle sollecitazioni e ai desideri che la società contemporanea pone con forza.
L’ “architettura della città” per come era stata pensata programmaticamente da Rossi nel 1966 è quanto di più distante dai paesaggi metropolitani contemporanei, e lo stesso Rossi nella sua illuminante “Autobiografia scientifica” si era molto distanziato da quella brillante opera giovanile. Credo invece che pensare alle architetture per le città d’oggi voglia dire ragionare su quei frammenti civili, generosi e visionari che aprano prospettive su come le metropoli stanno cambiando e su come noi potremmo viverle in maniera più aperta, laica e curiosa. Questi sono stati ad esempio alcuni dei principi con cui ho selezionato le opere della sezione “Laboratorio Italia”.

- Alfredo Bucciante aka AlFb: (1980) dopo la laurea in Giurisprudenza si è progressivamente impegnato nel campo della comunicazione su Internet. Collabora con diversi siti web (recentemente per il Post cura una rubrica su Roma) e gestisce vari blog, tra cui Luoghi comuni al contrario. Nel 2010 ha pubblicato per Einaudi il libro 'Scusa l'anticipo, ma ho trovato tutti verdi'. Poco di piú si sa di lui. 

Guardando ad alcune grandi città italiane, sembra che il problema del bello passi prima dalla sconfitta del brutto. E questo è particolarmente evidente nell'urbanistica e nella viabilità: impianti pubblicitari invasivi, auto e moto sui marciapiedi, sugli scivoli degli handicappati e via dicendo.
Alcuni meccanismi sembrano saltati, in una nome di una visione equivocata di efficientismo e praticità che non arriva a domani, figuriamoci ad un ripensamento degli spazi che guardi al vero benessere, al lunghissimo periodo e magari anche all'estetica.
Dobbiamo prima considerare che un disabile a Roma non può uscire di casa, o possiamo permetterci di ragionare come se stessimo in Norvegia (o, senza andare troppo lontano, anche in Spagna)?
Quali priorità ci dobbiamo dare?
Gli arredi urbani possono ovviamente giocare un ruolo decisivo in questo senso, ma si scontrano anche con un'amministrazione la cui visione della città è spesso chiusa, "orizzontale", e raramente "verticale" e di vasto respiro, come su una mappa.
La riflessione è quindi se sia necessaria una sorta di moratoria, un iniziale ripensamento che parta da una "messa a norma" dell'esistente, un "tornare normali" che potrebbe durare magari 10 o 20 anni e che poi da lì ci dia il diritto, per così dire, di cominciare a ragionare da grandi. Oppure, se farlo da subito si porterà dietro anche tutto il resto.


- LM Non posso che essere totalmente d’accordo con lei, e credo che questo nuovo secolo dovrà essere molto utilizzato per bonificare molti dei misfatti e dei danni prodotti nel XX. Il grande problema italiano riguardo allo spazio pubblico riguarda una forma di ignoranza cinica e violenta del valore dello spazio collettivo che ha investito le nostre città negli ultimi 50 anni dopo che per due millenni abbiamo insegnato al mondo come costruire spazio urbano a misura d’uomo. Le città del boom sono città costruite sull’Ego.ismo e su di una visione spiazzante che anteponeva l’oggetto edificio a tutto quello che gli stava intorno. Le nostre periferie sono collezioni di oggetti (belli o brutti che siano) che hanno dimenticato che la città è soprattutto fatta di vuoti, di marciapiedi, di piazze, di spazi aperti, di luoghi leggeri di vita e connessione. 

Giacomo Butté: progettista. Dopo gli studi in Europa si è spostato in Asia. Attualmente in Cambogia dove divide il suo tempo lavorando con  comunità urbane, progettando da freelance, insegnando e curiosando tra le pieghe "dell'altra Asia".

Premessa:
mi sembra che la maggior parte dei problemi italiani nascano da come il paese risponde a problematiche globali.
La biennale è una mostra internazionale, non sono i "trials" pre olimpici dove gli italiani decidono chi mandare a competere.
Quindi io non guarderei la mostra dall'interno, come molti commenti che si leggono online mi sembra facciano, ma dall'esterno.
Forse potremmo affermare che questa mostra serve a ridare, al mondo, una percezione di cosa sia l'architettura italiana oggi.
In quale modo AILATI contribuisce a costruire, nell'immaginario internazionale, la percezione di cosa sia l'architettura italiana oggi?

- LM la ringrazio del commento di partenza che condivido appieno! La mostra è stata immaginata anche per dare segnali sulla condizione italiana verso il resto del mondo. La nostra è una condizione anomala da molto tempo, almeno dal secondo dopoguerra in cui l’anomalia dell’architettura è corrisposta all’anomalia del Paese reale, e questo tipo di condizione sembra essersi ulteriormente ampliata. Il nostro è un Paese sempre più ai margini del dibattito centrale, del mainstream e ogni tentativo di rincorrere i centri risulta sempre essere provinciale e molto debole. La parola Ailati indica questo e insieme la necessità di costruire percorsi diversi, autonomi, forti di un’anomalia che oltre che essere una condizione obbligata potrebbe anche essere una interessante risorsa su cui lavorare. Ho provato a mostrare un’Italia che sia anche laboratorio e luogo in cui sarebbe interessante tornare a sperimentare seriamente, Paese permettendo!

Mila Spicola: Sicilia, architetto, insegnante, componente della direzione regionale del PD, ideatrice insieme alla registra Emma Dante della rassegna di teatro civile "cu arriva ietta vuci", nello spazio di Emma "La Vicaria". A fine settembre uscirà il suo nuovo libro 'La scuola s'è rotta' per i tipi Einaudi.


Le lascio un tema da svolgere: "architettura come rappresentazione della democrazia", come lo tratta? 
Dal punto di vista delle modalità della progettazione, della partecipazione e dalla scelta della committenza, del "tipo" e della "tipologia" dello spazio costruito.

- LM Un tema tosto ma necessario vista la deriva estetizzante di molta della nostra architettura ma soprattutto vista la scarsa attenzione alla qualità civile dell’architettura che viene data dalla maggior parte della committenza pubblica italiana. La mostra insiste moltissimo, anzi direi ha come obbiettivo centrale, quello di rafforzare l’idea civile dell’architettura e il suo ruolo/responsabilità civile. Inoltre nella sezione Italia2050 uno dei 14 temi è dedicato a “Democrazia e Media” con un intervento molto interessante di Ian+.

6 settembre 2010
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29 marzo 2010

0002 [CON GIUSTIZIA] Next Palermo

di Salvatore D'Agostino

Wilfing Architettura torna a discutere con chi gestisce le dinamiche amministrative delle città.

Parleremo con un amministratore atipico, poiché Maurizio Carta è anche un importante ricercatore (nel 2009 ha aperto a Praga il Forum sull’”Europa creativa” nell’ambito dell’Anno Europeo della Creatività e dell’Innovazione).
Ecco spiegate le strategie urbane della prossima Palermo.

Salvatore D'Agostino Da poco sei stato nominato 'Assessore del Comune di Palermo con delega al piano strategico, al centro storico, alla riqualificazione urbana della costa e ai rapporti con l’università'. Che cosa significa concretamente?

Maurizio Carta Significa impegnarsi in una responsabilità amministrativa che tiene insieme l'opportunità di programmare lo sviluppo della città (attraverso il piano strategico) e la necessità di intervenire su due dei fattori più importanti per la riqualificazione della città: il centro storico e la costa.
È una delega complessa che mi onora e che naturalmente mi consente di mettere a disposizione della città le mie competenze di professore e studioso di pianificazione strategica e urbanistica.
Una ulteriore componente della delega al piano strategico riguarda la necessità di mettere in campo azioni concrete per intercettare i fondi europei o fondi privati per la realizzazione di grandi interventi capaci di imprimere una svolta importante all'economia e, quindi alla qualità, della città.

SD Mi fai qualche esempio di fondi già investiti o da investire per risollevare l’economia palermitana?

MC Nel recupero del centro storico dal 2001 ad oggi sono stati mobilitati più di 230 milioni di euro tra contributi ai privati e interventi sugli edifici pubblici per un totale di più di 450 interventi che hanno attivato importanti economie dirette e indirette nel settore delle costruzioni, del restauro, del commercio e della cultura.
L'immissione nel centro storico di queste risorse pubbliche ha attivato ulteriori 2000 interventi interamente finanziati dai privati. Solo negli ultimi sei mesi sono stati stanziati circa € 1.000.000 per ulteriori interventi sugli edifici comunali e sugli spazi pubblici in centro storico, di cui:
  • € 50.000 per interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria sugli edifici comunali;
  • € 200.000 per manutenzione ordinaria e straordinaria sugli spazi aperti;
  • € 240.000 per l’illuminazione stradale;
  • € 400.000 per l’edilizia pericolante.
L'ulteriore intervento di stimolo all'economia riguarderà l'utilizzo di economie per circa 18 milioni di euro che con una delibera ho reso disponibili per utilizzarne circa 6 milioni per interventi pubblici e 12 milioni per ulteriori contributi ai privati.
Per quanto riguarda lo stimolo all'economia che può derivare dal complessivo piano di sviluppo portato avanti con il Piano Strategico stiamo elaborando un parco progetti per circa 400 milioni di euro di cui almeno 40 milioni cantierabili entro un anno.
Le risorse già mobilitate o da spendere sono ingenti, ma insufficienti a risolvere tutti i problemi e a rilanciare la città. Serve infatti che queste risorse costituiscano la base per un "moltiplicatore degli investimenti" che ne triplichi la portata.
Per raggiungere questo importante obiettivo è necessario che tutto il sistema economico e sociale collabori con il sistema istituzionale e le forze congiunte siano focalizzate verso obiettivi comuni con il gusto della sfida piuttosto che restare protetti entro le proprie singole criticità.

SD Come intendi stimolare il dialogo sinergico tra amministrazione, cittadino e imprenditore?

MC In questi mesi ho ascoltato molto la città, sia i suoi abitanti che i suoi imprenditori, gli studiosi e le associazioni, i colleghi assessori e i consiglieri comunali, proprio per capire al di là delle singole questioni e problemi quali fossero gli obiettivi comuni, le sfide da vincere tutti insieme, incrementando la capacità dell'Amministrazione di "governare il mutamento".
I dati sulla situazione economica della città mostrano che non siamo di fronte ad una criticità strutturale, ma a quella che definirei una “crisi di sfilacciatura”, derivata da un ripiegamento su se stessi degli attori istituzionali ed economici, preoccupati più a consolidare la propria efficacia d’azione, di contenere i costi e di mantenere i propri profili di redditività piuttosto che rischiare su obiettivi di sviluppo e di competitività.
È una sorta di “letargo economico” in attesa della bella stagione in cui si potrà tornare a cacciare.
In casi del genere, invece, altre esperienze di città con caratteristiche simili a Palermo dimostrano che bisogna agire per imprimere un impulso forte al modello di sviluppo, non solo con interventi cosiddetti “anticiclici”, ma con un vero e proprio piano di sviluppo che consenta di riannodare il tessuto degli attori istituzionali ed economici e di utilizzare come “leve” le disponibilità e le capacità dei diversi attori, a patto che siano concentrate sui medesimi obiettivi e mirino nella stessa direzione.
È quella che gli anglosassoni chiamano "co-opetition" cioè una cooperazione finalizzata ad essere più competitivi, a contare di più sui tavoli negoziali, ad essere maggiormente presenti sugli scenari sovralocali nei quali si giocano le partite dello sviluppo in un mondo sempre più interconnesso.
È per questo che l’Amministrazione Comunale ha avviato da qualche anno il Piano Strategico per Palermo Capitale con l’obiettivo di definire una vision di futuro che sia capace di agire contemporaneamente sulla competitività, sulla coesione e sulla proiezione internazionale della città.
Il piano è un importante strumento per dare un impulso concreto a quello stimolo del sistema socio-economico non solo perché individua alcuni grandi progetti di sviluppo, ma anche perché costruisce attorno ad essi un forte partenariato che agevola la costituzione del moltiplicatore degli investimenti, oggi assolutamente necessario per ridare ossigeno all’economia della città.
Lo schema generale del piano è stato presentato nei giorni scorsi alle associazioni delle imprese e ai sindacati non solo per una loro condivisione, ma soprattutto per individuare quali sono i progetti attuativi che ogni partner si farà carico di realizzare sotto la regia dell’Amministrazione.
Un altro strumento messo in campo per rafforzare le sinergie tra i diversi attori è stata l’istituzione della Cabina di regia tecnica tra gli Assessorati con il compito di monitorare le sinergie tra i rami tecnici dell’Amministrazione per avere costantemente sotto controllo le priorità entro un quadro generale di coerenza e prospettive di sviluppo, passando da un modello di governo settoriale ed emergenziale ad uno integrato e strategico.

SD Da chi è stato o sarà redatto, il piano integrato e strategico?

MC Il Piano Strategico è redatto da un apposito ufficio di staff della Direzione Generale sotto la mia responsabilità politica come Assessore e in diretta connessione con il Sindaco. L'Ufficio si avvale dell'assistenza tecnica di un raggruppamento di imprese la cui capogruppo è Ecosfera SpA di Roma, una delle più accreditate società nazionali. Le redazione si è anche avvalsa di alcuni contributi scientifici prodotti dall'Università di Palermo e delle idee e proposte provenienti dai numerosi forum e tavoli tematici svoltisi nei mesi precedenti. Per la parte attuativa l'Ufficio del Piano Strategico si avvale delle competenze tecniche dell'Ufficio politiche europee.

(P.S.: i materiali finora prodotti possono essere scaricati dal sito: www.pianostrategico.comune.palermo.it)

SD Come riesci a conciliare questa tua doppia veste di assessore e progettista del masterplan dell’area portuale?

MC Non credo che oggi le due posizioni siano conflittuali. Il progetto per il Masterplan dell'area portuale è stato concluso nel luglio 2008 ed oggi l'Autorità Portuale ne sta portando avanti l'approfondimento e l'approvazione in autonomia e con le responsabilità che le compete in funzione della sua chiara giurisdizione sull'area portuale.
Oggi io sono più interessato e sento maggiormente la responsabilità di guidare gli inevitabili processi di trasformazione delle aree di interfaccia città-porto e delle aree urbane immediatamente a ridosso dell'area portuale. E' importante che l'Amministrazione Comunale proceda con celerità nella pianificazione integrata delle parti di città che si pongono a complemento delle nuove funzioni portuali, prevenendone le pressioni, mitigandone i rischi di una trasformazione che ne degradi l'identità.
La città che si affaccia sul mare è densa di stratificazioni storiche e di aree in dismissione, che, se non correttamente pianificate, rischiano di subire trasformazioni non coerenti con la loro natura, con la loro sensibilità e con le loro reali opportunità. Per questo motivo ritengo che sia un errore spogliarsi di un atto di indirizzo verso le aree di rigenerazione urbana legate alle parti "liquide" e "spugnose" del porto, in un'ottica progettuale che abbracci l'intera costa e non solo quella legata al porto. Aver approfondito le questioni progettuali della riqualificazione di un'area portuale, aver studiato e interpretato numerosi casi di studio internazionali mi consente, come amministratore pubblico, di sapere quali siano le criticità in agguato e quali possano essere le soluzioni per risolverle in anticipo piuttosto che inseguire le emergenze o seguire i tempi dettati dagli operatori economici.
Nelle trasformazioni dei waterfront è indispensabile che la regia sia saldamente nelle mani pubbliche, accompagnata da capacità di visione.

SD Che cosa intendi per identità che non deve essere degradata? Mi fai qualche esempio concreto?

MC Le aree di contatto tra costa e città posseggono caratteristiche storiche e identità consolidate nel tempo che costituiscono un "vincolo" agli scenari di trasformazione.
Ad esempio il Borgo Vecchio, o le borgate marinare di Sant'Erasmo, dell'Acquasanta e dell'Arenella possono proficuamente essere riqualificate attingendo alle opportunità offerte dal miglioramento dei porti antistanti a patto che il loro processo di trasformazione non ne eroda l'identità prevalente, che non vengano sottoposte a processi di "gentrification" tali da farne oggetto di una pressione insostenibile del mercato immobiliare. La loro identità storica deve invece essere preziosa risorsa per il progetto, offrendosi come un complemento dell'esperienza turistica. Come sta avvenendo con il parco archeologico del Castello a Mare il cui restauro è oggi un formidabile attrattore per il porto della Cala.
Altre aree delicate in cui il progetto di valorizzazione dovrà tenere conto dell'identità sono la Foce dell'Oreto o i Mandamenti Tribunali e Castello a Mare del centro storico che richiedono un piano di recupero che non perda il fondamento della conservazione pur agevolando alcuni processi di trasformazione verso la contemporaneità degli usi.

SD Come sono o saranno affidate le progettazioni di carattere pubblico?

MC La questione della progettazione è sempre un nodo delicato degli interventi pubblici perché si incrocia con le difficoltà di finanziamento autonomo da parte del Comune e la necessità di ricorrere a fonti finanziarie regionali, statali o comunitarie.
Inoltre le nuove norme sugli appalti pubblici rendono più difficile ricorrere a professionalità esterne in assenza di una copertura di spesa della progettazione.
Per questo motivo per quanto riguarda gli interventi pubblici in centro storico negli ultimi anni si è progressivamente potenziato l'Ufficio che ha ormai una esperienza quasi ventennale nella progettazione delle opere pubbliche e nella sensibilità dell'approccio ai temi del restauro architettonico, spesso collaborando con l'Università di Palermo.
Per il futuro il mio auspicio è quello di poter ricorrere per alcune grandi opere di riqualificazione alla partnership pubblico-privato in modo da allargare i soggetti professionali coinvolti nella progettazione, portando e scambiando esperienze, ma soprattutto vorrei inaugurare una stagione di concorsi di progettazione che consentano di far sperimentare su Palermo le migliori professionalità locali, nazionali e internazionali in un mix di energie, di competenze e di scambio generazionale.
Tuttavia, va ricordato che anche per i concorsi esistono le criticità di finanziamento di cui ho parlato prima, le quali potrebbero essere superate utilizzando una sorta di "fondo di rotazione" per la progettazione che andrebbe rimpinguato man mano che le opere vengono finanziate. Anche la collaborazione con l'Università di Palermo e gli Ordini professionali degli Architetti e degli Ingegneri porterebbe sicuramente buoni risultati creando un milieu professionale di alta qualità e alimentando la nascita di atelier di progettazione dedicati ai grandi interventi pubblici a Palermo.

SD «Nell’Italia meridionale non si leggono libri. La classe dirigente, la piccola borghesia, la classe produttrice, i politici locali, non leggono libri. […] Perché dove non si leggono libri non c’è architettura. C’è la barbarie. Le mani sulla città, l’abusivismo fatto norma, la convivenza fatta gesto quotidiano, la speculazione fatta guadagno. C’è una città bellissima, Palermo, che ha demolito negli anni Sessanta, nel giro di pochi giorni, molte fra le più belle ville liberty italiane, risparmiando quasi per caso alcune rare opere di Ernesto Basile, l’ultimo architetto siciliano che dava del tu all’Europa, per costruire quartieri e quartieri identicamente aberranti, distruggendo la mitica Conca d’Oro in nome (e su incarico) della sua media borghesia. Che non legge libri. Al Sud, nel mio Sud che mi scorre nelle vene, dobbiamo dirlo, il Novecento non è arrivato. S’è fermato a Basile. Il suo popolo il Novecento l’ha conosciuto emigrando: a Milano, a Genova, a Torino. Al Lingotto, nella fabbrica mostro della FIAT». Gianni Biondillo [1]

MC Rispondo alle domande da Amsterdam, città dove si è sempre letto molto e dove l'architettura di qualità è panorama quotidiano, dove i quartieri vengono costruiti dall'intreccio fecondo tra competenza professionale degli architetti e capacità creativa degli abitanti. Un intero quartiere della nuova isola di IJburg è in costruzione in questo modo, con la consapevolezza dei suoi abitanti di vivere la contemporaneità, di abitare una società liquida che miscela invece di separare, rendendoli capaci di apportare una visione personale al masterplan.
La lettura, la conoscenza in generale, è un formidabile strumento del progetto di architettura, ma anche del miglioramento dei committenti, necessaria componente per la qualità della città.
«Dall'origine delle cose fino a tutto il quindicesimo secolo dell'era cristiana, l'architettura è il grande libro dell'umanità. (...) Fu anzitutto alfabeto. Si metteva una pietra dritta, ed era una lettera, e ogni lettera era un geroglifico e su ogni geroglifico poggiava una serie di idee come il capitello su una colonna». Così inizia uno dei capitoli più intensi di "Notre Dame de Paris" di Victor Hugo, vera apologia della funzione comunicativa dell’architettura.
La città, le sue architetture e le sue opere d’arte sono sempre state l’espressione di una volontà comunicativa con evidenti finalità didascaliche. La città occidentale si ricopre di segni, gli edifici si caricano di sculture, si arricchiscono di colori, producendo un ritmo urbano che offre una potente struttura comunicativa e che trasforma la città in un organismo semiotico capace di creare nuovi modi di viverla, di attraversarla, di utilizzarla in funzione dei messaggi emanati dalle sue componenti architettoniche ed artistiche.
È questa fitta rete di relazioni tra conoscenza, formazione ed urbanistica che tiene saldo il legame tra la mia attività di studioso, di docente, di professionista e di amministratore: ognuno di questi punti di vista arricchisce gli altri e ne tempera gli assolutismi.

SD «L’Italia è uno strano paese in cui si sperimentano bizzarre onorificenze, per le quali cavaliere del lavoro invece di essere un bracciante, anche analfabeta, che per trent’anni si è spaccata la vita in una miniera tedesca pur di riuscire a costruirsi una casa a Palma di Montechiaro, è invece un appaltatore che riesce a trovare fantasia e modo di moltiplicare la sua ricchezza. Tutto questo in un paese dove la gestione e la moltiplicazione della ricchezza, la grande fortuna economica o finanziaria, per struttura stessa della società politica, deve fatalmente passare attraverso un compromesso costante con il potere, con i partiti che sostanzialmente amministrano la nazione, con gli uomini politici o gli altissimi burocrati ai quali i partiti delegano praticamente tale funzione, lo spirito di nuove leggi e decreti, la scelta delle opere pubbliche, l’assegnazione degli appalti. Chi afferma il contrario è candidamente fuori dal mondo oppure è un amabile imbecille». Giuseppe Fava [2]

«Giornalista: Cos’è la mafia, per i figli di colui che è all’ergastolo quale capo della stessa mafia, accusato di stragi d’innocenti e di giudici oltreché di mafiosi?
Angelo Provenzano figlio del boss mafioso Bernardo: Cos’è la mafia? Bella domanda... Sono ancora oggi alla ricerca di una risposta definitiva. Di primo acchito mi verrebbe da dire che è un atteggiamento mentale. La mafia viene dopo la “mafiosità” che non è comportamento solo ed esclusivamente siciliano. La mafiosità si manifesta a cominciare dalla raccomandazione per arrivare prima a fare una lastra o ad avere un certificato in Comune. Ancora mi chiedo dov’è il limite, tra mafia e mafiosità. Tra l’organizzazione criminale, per come la intende il codice penale, e l’atteggiamento mentale, per come la intendono i siciliani. È il vecchio discorso dell’uovo e della gallina. Secondo me la mafia è un magma fluido che non ha contorni definiti. Per il codice la mafia è un’associazione per delinquere, e su questo non discuto e non entro nel merito. Ma non si può ridurre tutto a persone che sparano. Piuttosto, a proposito di mafia, mi chiedo quale ruolo ha ricoperto lo Stato. Che ruolo ha avuto in avvenimenti inquietanti come la strage di Ustica o Bologna, o per restare in Sicilia con la morte del bandito Giuliano. Per sapere una versione diversa da quella letta sui libri di scuola su Giuliano abbiamo dovuto aspettare 50 anni, per conoscere quella su mio padre quanto tempo ci vorrà?» [3]

Nei tuoi libri affermi che la città del futuro sarà sempre più una ‘città della cultura’
[4] c’è una strategia nel tuo assessorato per cambiare quello che la regista Emma Dante chiama il ‘sud dell’anima’?

MC La mafia, al di là dei profili inequivocabilmente illeciti e penalmente perseguibili, è spesso stata paragonata ad un cancro della società, ad un tumore che attacca il tessuto civile delle comunità meridionali (anche se la globalizzazione ha interessato anche la criminalità mafiosa) e che ne indebolisce il “patto di cittadinanza”. Come ogni tumore, la mafia non solo è un’orrenda escrescenza nella società civile e nelle istituzioni, fagocita il tessuto professionale, annerisce quello culturale e annienta quello economico, ma produce metastasi che invadono l’organismo, ne attaccano altri organi fino al buio della morte, nel nostro caso civile, culturale ed economica. La cura – sempre difficile, costantemente sperimentale e testardamente quotidiana – deve essere contemporaneamente la rimozione chirurgica (attraverso la persecuzione dei reati), la radioterapia (attraverso il controllo costante e l’innalzamento delle soglie di attenzione), ma soprattutto dobbiamo essere in grado – noi amministratori – di utilizzare la più innovativa e creativa “terapia staminale”, immettendo cellule di qualità nel corpo per renderlo resistente all’insorgenza della cancero-mafia. Cellule staminali che abbiano nel loro Dna sano una potente etica pubblica, un rigoroso senso della responsabilità, un espansivo senso della cooperazione e una protettiva innalzamento della soglia di qualità.
Non si tratta solo quindi di “curare” o “prevenire”, ma soprattutto di fortificare l’organismo, forse anche modificarlo geneticamente in senso positivo, per renderlo più resistente, auto-immune all’accettazione dell’insorgenza della prima cellula impazzita, fosse anche l’accettazione di una scorciatoia, di un regalo o di una facilitazione non dovuta.
E non dimentichiamo che le prime cellule con il Dna di qualità vengono innestate attraverso la scuola e l'università, nei confronti delle quali massimo deve essere il nostro impegno per la sua efficacia educativa.
Per quanto riguarda il potenziamento di “Palermo città della cultura” sto mettendo in campo alcune strategie che ne potranno facilitare la realizzazione.
Una prima strategia è la collaborazione con la Regione Siciliana e la Fondazione Banco di Sicilia per la recente presentazione della Candidatura del percorso tematico arabo, bizantino e normanno come Patrimonio dell’Umanità della World Heritage List dell’Unesco. Un percorso culturale che coinvolge 10 siti a Palermo, oltre al Duomo di Monreale e quello di Cefalù.
I vantaggi dell'eventuale inserimento nella lista sono indiscutibili: la Sicilia salirebbe al primo posto, insieme con la Toscana, per numero di siti Unesco, e si moltiplicherebbero quindi i flussi turistici legati alla certificazione dell’Unesco e si attiverebbero i processi gestionali di qualità che l'Unesco impone nei siti riconosciuti, tra cui la creazione di una sorta di “distretto culturale” con standard da rispettare anche nella ricettività e nella comunicazione, oltre che nella gestione.
Infine, per Palermo, il riconoscimento mondiale di un patrimonio culturale indissolubilmente connesso con l’identità culturale del centro storico accelererebbe i processi di rigenerazione urbana che l’Amministrazione ha avviato da tempo e che ha deciso di rilanciare ulteriormente con la revisione del Piano particolareggiato, il quale costituirebbe un documento preliminare di forte impatto per la redazione del “Piano di gestione” del sito Unesco, oggi presupposto indispensabile per l’inserimento nella lista.
Una seconda strategia è sintetizzata in un progetto che ho presentato all’Assessorato regionale dei beni culturali per il finanziamento, e che mira a realizzare in una parte del centro storico un “distretto culturale integrato”, mettendo a sistema la realizzazione di alcuni restauri e la presenza di alcuni spazi che oggi si offrono come centralità culturali (la Fonderia, il Castello a Mare, lo Steri, i Crociferi, l’Oratorio dei Bianchi, lo Spasimo, etc.) ma che necessitano di agire in filiera, non solo con un palinsesto comune di attività, ma soprattutto accogliendo tutte le funzioni di una efficace filiera culturale: valorizzazione, comunicazione, educazione, servizi, produzione.
Ritengo che la realizzazione di un distretto culturale possa facilitare la concretizzazione di quel “moltiplicatore” che è indispensabile per accelerare il recupero del centro storico, non solo stimolando i privati, ma incrementando la sinergia di tutti i micro e medi operatori culturali già presenti che nelle loro eroiche solitudini non riescono a produrre gli esiti desiderati. In questa direzione va l’accompagnamento che il mio Assessorato sta attuando nei confronti della nascita e potenziamento del Consorzio “Piazza Marina e dintorni”, nato come centro commerciale naturale e oggi rapidamente evolutosi in un’associazione di interessi culturali prima che commerciali, sociali prima che produttivi: un agente integratore importante per la realizzazione della città della cultura.

SD Com'è andata a finire con i ponti di Dominique Perrault?

MC La realizzazione dei ponti di Perrault, sia per la loro funzione che per il loro ruolo di landmarks, è sempre un obiettivo dell’Amministrazione e il Sindaco ha dato mandato alla Cabina di regia degli Assessori tecnici di mettere in atto tutte le sinergie per ottenere il loro finanziamento.
Recentemente sono stati inseriti nella programmazione dei fondi CIPE e dei fondi comunitari dell’Asse VI del PO-FESR in modo da verificare le condizioni concrete per la loro progettazione definitiva e realizzazione.

SD Qual è la tua speranza?

MC La mia speranza è che Palermo, oltre che tornare ad essere “felicissima” e “splendida” (due degli attributi storici della città) ambisca con decisione ad essere “orgogliosa”: una città vitale, creativa ed attiva che sappia competere con grande capacità e qualità nello scenario delle città europee più dinamiche e sostenibili. Nei mesi scorsi ho fatto inserire Palermo nel gruppo istituzionale europeo per la sperimentazione dei principi della Carta di Lipsia sulle città sostenibili, processo che ci permetterà di migliorare la nostra azione e di confrontarci con altre esperienze più virtuose da cui imparare.
Infine della speranza posso dire quello che Thomas A. Edison diceva della genialità: essa è 1% ispirazione e 99% traspirazione. Per ricordarci sempre che solo se la speranza sarà accompagnata dal sudore quotidiano per la sua concretizzazione essa abbandonerà la fragilità di un desiderio per assumere la forza del progetto.

28 marzo 2010

Intersezioni --->CON GIUSTIZIA

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Note:
[1] Gianni Biondillo, Metropoli per principianti, Guanda, 2008, p. 70 e p. 72

[2] Giuseppe Fava, I quattro cavalieri dell’apocalisse mafiosa, pubblicato originariamente nella rivista "I Siciliani", n. 1, nel gennaio 1983. Un anno dopo Giuseppe Fava fu assassinato dalla mafia.

[3] Gian Marco Chiocci, "Noi, figli di Provenzano, assolviamo il papà", Il Giornale, 1 dicembre 2008

[4] Maurizio Carta, 'Next city: culture city, Meltemi, Roma, 2004

28 gennaio 2009

0026 [SPECULAZIONE] La Vicaria una tenia nelle viscere del "Sacco di Palermo"

di Salvatore D'Agostino 
«La mia città è in mano ai banditi. […] Un sindaco che dovrebbe vergognarsi per il livello infimo della propria competenza e per l'assoluta ignavia rispetto ai problemi della città si preoccupa invece di coprirsi le pudenda affidando a una squadra di esperti l'immagine di Palermo. Dove per immagine si intende il simulacro vuoto di una retorica che dice a grandi lettere «Palermo è cool»1, come recitava una campagna superpagata2 affidata alla Publicis poco prima delle ultime elezioni.» (Franco La Cecla)3

   Palermo è una città potente, da anni regola le vicende della politica italiana. I milioni di voti, gestibili dai gruppi di potere oligarchici dell’isola, decidono la governabilità dell’Italia. 
   Palermo è cruda, come il pesce servito nei ristoranti temporanei che costeggiano il mare. La sua crudezza risiede nell’idea condivisa del rispetto verso i potenti.
   A Palermo non si vive, si sopravvive, solo all’ingenuo che non conosce le tacite regole, Palermo, mostra la sua cinica violenza.

   La crudezza di Palermo si percepisce:
  nei corpi degli attori dei registi Ciprì e Maresco, non uomini ma carte geografiche da delimitare e spartire;
  nelle foto dei poveri cristi morti ammazzati, scattate dopo una corsa in Vespa tra i vicoli, da Letizia Battaglia, un miscuglio di anime e sangue, di uomini e donne, maledetti e benedetti;
   nell’urlo senza speranza in La Ballata delle balate di Vincenzo Pirrotta: «Si aviti i cugghiuni, voi lecchini di Stato dovete dire che la mafia e la politica convivono, sono allo stesso livello»;
  nelle voci e nei gesti disarticolati degli attori del teatro di Emma Dante, gente mutilata della libertà.

   A te viaggiatore che arrivi a Palermo dall’autostrada da est o da ovest, sappi che quel tratto di strada/autostrada/tangenziale è una magnifica promenade architectural, la più bella opera di arte contemporanea a cielo aperto, il suo titolo è: Sacco di Palermo, mi raccomando abbi rispetto. Se in seguito vuoi entrare nelle sue viscere e non sei amante dell’arte, sappi che da qualche mese puoi parlare con la sua tenia, si trova in un garage interrato. Uno spazio sottratto alla real estate palermitana. La Tenia si chiama Vicaria e in quest’avamposto interno alla pancia del 'Sacco': cu arriva ietta vuci.4 
   Forse sarò blasfemo ma in queste viscere ho percepito l’idea civile dell’urbs e dell’urbanità. Come per i primi cristiani pare che quest’idea stia per nascere dalle catacombe della nostra contemporaneità: i palazzi degli speculatori, dove sotto il loro peso di cemento sono stati seppelliti uomini, lavoratori, campagne, giardini, ville liberty, siti archeologici e la civiltà.

   Infine amico mio, per maggiore conoscenza, la religione che si professa alla Vicaria è la libertà. Quindi, stai attento, perché a credere in questa religione si rischia la vita. 

28 gennaio 2009 (ultima modifica 10 agosto 2012)
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Note:
1 Campagna pubblicitaria basata su una frase estrapolata da un articolo apparso (presunto non esiste negli archivi on-line della rivista) sul settimanale Panorama il 18 luglio 2006: «La città più cool d’Italia. È Palermo». Premetto che non credo nei programmi di satira cool Italbiscione perché hanno trasformato l’indignazione in un’attività ricreativa da avanspettacolo ma condivido il vaffanculo di Giulio Golia, nei confronti della risata becera e cuul del Sindaco Diego Cammarata:
2Un milione e ottocento mila euro. 
3Franco La Cecla, Contro l’architettura, Bollati, Torino, 2008, pp. 104-105. 
4”Cu arriva ietta vuci” è uno spazio libero e liberato per un teatro civile a Palermo: da un'idea di Mila Spicola. Direzione artistica Emma Dante. Organizzazione Mila Spicola. Ecco com'è nato riporto delle mail tra Emma Dante e Mila Spicola:

(E' da un pò che ci pensiamo...ed è nata così come ve la scrivo)
"Cara Emma, 
ti chiedo si potrebbe pensare a una pubblica lettura di testi teatrali civili , di riflessione o di condanna, anche ironici, perchè no, in un teatro? Da mesi ci propinano la fandonia che gli intellettuali palermitani, gli artisti, non parlano, non prendono posizione di fronte a quello che accade a palermo. 
Io, di fronte a tutto ciò, che mi indigna, che mi fa ribollire il sangue da mesi, sono disposta, da donna, da palermitana, impegnarmi per dar voce al mio scontento. prendo posizione eccome e, come me,magari anche tu, o altri, non so, magari tu li conosci meglio di me quelli che non gli va giù per null? la piega che sta prendendo l'italia, per non parlare dello sfacelo di palermo.
gente di teatro, scrittori, attori, ... ci vuole coraggio, ma va fatto. e , secondo me, ne troveremo tanti che vogliono farlo...un bacio mila"

"Cara mila,
io posso mettere a disposizione il mio spazio, la vicaria, autogestito, indipendente e svincolato, per incontri spettacoli letture di testi di condanna, di scandalo e di riflessione. possiamo organizzare un incontro al mese o alla settimana in cui, chi vuole ,viene alla vicaria e legge la sua protesta, la sua opinione. fammi sapere se potrebbe funzionare. ti abbraccio Emma"

"Dico che sarebbe semplicemente meraviglioso. cu arriva ietta vuci. un bacio mila."

Primo incontro: 07.12.2008  
Secondo incontro: 11.01.2009  
Terzo incontro: data da fissare  
Hanno partecipato:  
Roberto Alajmo giornalista e scrittore; 
Giulio Cavalli, attore lodigiano autore di Radio mafiopoli; 
Vivian Celestino e Domenico Cogliandro autori di un reading documentale: Secondo Chiara;
Combomastas rappers; 
Pino Maniaci, giornalista e autore di Telejato; 
Roberto Scarpinato, magistrato antimafia, autore del libro Il ritorno del principe; 
Cinzia Sciuto caporedattrice del mensile Micromega. 

N.B.: L'immagine è una scansione tratta dalla mia tessera.