Facebook Header

Visualizzazione post con etichetta Metogramma. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Metogramma. Mostra tutti i post

8 novembre 2010

0046 [SPECULAZIONE] L'architetto di base secondo Gianni Biondillo

di Salvatore D'Agostino

Gianni Biondillo, scrittore ed ex architetto.
È milanese. Figlio di padre campano e madre siciliana. I suoi noir non hanno un set o un ambientazione, ma raccontano - attraverso l'artificio del romanzo - storie di una parte della città di Milano. Il luogo dov'è cresciuto: Quarto Oggiaro.
Per il padiglione Italia di  Luca Molinari - Biennale di Architettura di Venezia in corso - è stato chiamato - mensile Wired - ad essere uno dei 14 visionari.
Più che una visione ha scritto un monito 'Cubatura zero adesso, subito'.*
Quest'intervista è iniziata ufficialmente il  17 giugno del 2009 dopo un suo commento in questo post.
Salvatore D'Agostino Il tuo libro 'Metropoli per principianti'1 inizia con un ammonimento a non far studiare più architettura ai propri figli, altrimenti non resta altro da fare che mandarli a lavorare all'estero.
Francesco Dal Co ha definito questo incipit 'una Boutade'
2, Stefano Boeri crede che le cattive architetture siano frutto anche degli insegnamenti errati delle università3, Renzo Piano - telefonicamente - ti ha ringraziato: «C'è bisogno che ogni tanto qualcuno mi venga a tirare le orecchie»4.
Nel libro proponi d'istituire l'architetto di base.
Che cosa intendi dire?

Gianni Biondillo Ti rispondo con un breve articolo scritto tempo fa che "riassume" la situazione: «Al professor Dal Co non è piaciuto il mio urlo di dolore che apre Metropoli per principianti, dove dico, provocatoriamente: "non fate studiare architettura ai vostri figli".
Intervistato da Stefano Bucci ha detto, un po' piccato, che gli pare "una boutade. Sarebbe come dire: 'non iscrivete i vostri figli a medicina, perché faranno solo i medici di base'."
"Magari!", mi viene da pensare caro professore. Magari fosse così, ci metterei la firma. Tra l'altro i medici di base hanno guadagni mensili non disprezzabili. Invece qui la cosa è assai più tragica. Sarebbe, per mantenere il suo esempio, come dire: "non studiate medicina, che poi vi tocca fare i lettighieri, gli uscieri d'ospedale, gli operatori del call center…"
Perché è questa la vera contraddizione. Siamo il paese col più alto numero di laureati in architettura d'Europa e, al contempo, col più basso numero di progetti realizzati firmati da architetti. La città moderna non ci compete, non l'abbiamo costruita noi. Ci si lascia ingannare dai casi estremi delle star dell'architettura, che sono poco più di specchietti per le allodole, ma lo zoccolo duro, il popolo degli architetti, le mani sul territorio non le ha messe mai. È una percezione falsata quella che ci danno i vari Fuksas, Piano, Gregotti: è un po' come credere che dato che c'è Faletti, tutti gli scrittori vendano ogni volta milioni di copie dei loro romanzi. Non è così: gli scrittori, in media, fanno la fame. Ma con la differenza che almeno pubblicano, mentre gli architetti, in media, non costruiscono affatto.
Anzi, fosse per me farei mie le parole di Dal Co per cambiarle di segno: "Studiate architettura, così diventate architetti di base." Con tutti i problemi che il nostro territorio ha, il patrimonio architettonico da salvaguardare, le questioni di riconversione anche di spazi minimi o irrisolti, l'abusivismo, la sostenibilità, non sarebbe da istituire, a livello governativo, come un dovere di sanità paesaggistica, la figura dell'architetto di base?»5 

Che cos'è la geometrizzazione dell'architetto?

È l'accettazione di una modalità non critica del progetto. L'abbassamento dell'asticella della complessità nel nome non della migliore fruibilità ma del lavoro per il lavoro (teniamo tutti una famiglia) e della banalizzazione della professione.
È disinteressarsi a qualificare il gusto generale per adeguarsi ai pregiudizi scontati della progettazione.

Su Nazione Indiana pubblichi alcuni articoli che raccogli sotto il titolo di Urbanità.
Che cos'è l'urbanità? 

Trovo affascinante che come sinonimo di cortesia si usi il termine urbanità. Insomma questa attenzione alle città, all'urbe (in fondo anche civiltà viene da "civitas") come luogo di scambio simbolico, dove le contraddizioni vengono al pettine e si risolvono. In modo politico (che viene, appunto, da "polis").

Per il quinto anno consecutivo si è svolto il convegno sull'identità dell'architettura italiana con i contributi dei maggiori insegnanti provenienti da tutte le università d'Italia.6
Secondo te qual è l'identità dell'architettura italiana degli ultimi vent'anni?

È un'identità perduta, da ridefinire, liquida come è liquida la società in cui viviamo.
Sono molto curioso del padiglione italiano della biennale di quest'anno, curato da Luca Molinari, forse lui saprà darci una fotografia della nostra identità (ndr risposta: 26 aprile 2010). 

Liquida! Nel senso baumaniano? 

Certo. 

È possibile un'urbanistica attenta alle diverse sensibilità abitative? 

Non solo è possibile ma è doverosa.

Nella tua playlist, ovvero le architetture che ami del novecento italiano, includi le Vele di Scampia progettate dall'architetto Franz Di Salvo, poiché sostieni, che non sono diverse da alcune case per villeggianti della Costa Azzurra7.

Puoi spiegare meglio questo concetto? 

È esattamente così. Basta fare un giro in Costa Azzurra per accorgersene. Lì però nessuno vuole abbattere quegli edifici, anzi, molti li trovano graziosi e così "piccolo borghesi" da parigino in vacanza.
Confondere le condizioni sociali e il degrado con, banalmente, il progetto è facile e "scandalistico" ma non risolve il problema.

Su City life scrivi: «Tutta colpa di quella mia amica che mi ha detto (ah, il tagliente spirito lombardo) mentre guardava i redering di progetto: "Sembrano due amici che reggono il terzo in mezzo, mentre vomita, ubriaco!"»8.
Non credi che sia la naturale trasposizione - in grande scala - del pensiero imprenditoriale che chiami "Brianza Style"?

Sono due cose leggermente diverse ma non antitetiche.
Il "Brianza style" è una modalità che dalla provincia sta invadendo il gusto della città. Un desiderio di una ipotetica autenticità formale che è sostanzialmente trash, i grattacieli della ex-fiera sono una mera operazione di speculazione edilizia che si copre utilizzando la foglia di fico dei nomi roboanti e internazionali.
Operazione provinciale anch'essa e in questo speculare alla microarchitettura del Brianza style.

«Roma è il paradiso del palazzinaro piccolo borghese. […] le singole, autonome, palazzine paiono una civettuola sfilata di autoreferenti bellezze, indifferenti l'una all'altra. Singoli pezzi, mai davvero legati al contesto, incapaci davvero di fare urbanistica»9.
Non credi che sia necessario iniziare a capire questa storia urbana senza licenziarla come banale, rozza o antiurbanistica?

Sono d'accordo. Occorre guardare senza pregiudizi, né negativi e neppure positivi, ogni opera del passato. Quella storia urbana esiste e chiede di essere raccontata.
Ciò non significa farne un santino colmo di nostalgia.
 

«Nell'Italia meridionale non si leggono libri. La classe dirigente, la piccola borghesia, la classe produttrice, i politici locali, non leggono libri. Dove non si leggono libri non c'è architettura».10
Che cosa c'è?
 

La devastazione, il voto di scambio, il familismo amorale, il far west, lo spreco del territorio, l'abbrutimento sociale, il disincanto, il cinismo.
La resa.

Mi descrivi il tuo miglior progetto da architetto?

Mio?
Progettato da me?
Ma no, poca roba. Sono un architetto che ha fatto cose piccole, ha risolto problemi "privati". Abitazioni, appartamenti, sottotetti. Un paio di piccole piazze e un asilo nido fuori Milano, qualche concorso, ma in generale io sono (stato, ché ormai lo sono sempre meno) un "architetto di base", appunto.
 
Perché hai abbandonato la professione dell'architetto per quella di scrittore?

Perché le giornate sono di 24 ore e tutto purtroppo non si può fare.
E perché mi sono reso conto di avere molta più libertà critica con la scrittura, oggi, che con l'architettura.

Da Cratilo di Platone: «Pare che la parola "verità" (alétheia) indichi il vagabondare di Dio (ále theía.
Che cosa può succedere vagabondando con un compagno di viaggio per la tangenziale di Milano?11

Succede che ridefinisci, dai suoi confini frangiati e incongrui, la mappa di una metropoli immensa che ormai tracima oltre le sue tangenziali, che sono a tutti gli effeti, ormai, delle strade urbane.
Ma farlo a piedi, girare in 10 tappe a piedi la cintura ad alto scorrimento cittadino, è anche un atto politico, resistente, che vuole recuperare la mobilità leggera e pubblica, l'unica, oggi, che dovremmo davvero sviluppare, nel nome della sanità e igiene (anche mentale) collettiva.
E stato un viaggio alla scoperta di un panorama davvero unico. Un pellegrinaggio attorno alla mia città.

Per Michele Monina la città che scorre lungo la tangenziale non è Milano. Per te, Milano inizia dai questi bordi.
Per Carlo Emilio Gadda gli architetti pastrufaziani (spesso imprenditori brianzoli) avevano costruito: «… Di ville! di villule!, di villoni ripieni, di villette isolate, di ville doppie, di case villerecce, di ville rustiche, di rustici ville, gli architetti pastrufaziani avevano ingioiellato, poco a poco un po’ tutti, i vaghissimi e placidi colli delle pendici prenadine, che, manco a dirlo ‘digradano dolcemente’: alle miti bacinelle dei loro laghi».12
Dove sta andando Milano? 

Non ho la palla di vetro. Ma ho la sensazione che Milano stia camminando sulla lama di un rasoio. Se cade dalla parte giusta si riproietta, come è nella sua tradizione, nell'alveo delle città europee, dinamiche e innovative, se invece precipita dall'altra parte, chiude definitivamente il suo ciclo storico per tornare ad essere un villaggio come un altro.
La mia ansia è che la vedo sbilanciata, politicamente e amministrativamente, troppo da questa parte! 

8 novembre 2010
Intersezioni ---> SPECULAZIONE

Come usare WA----------------------------------------------------------------------------Cos'è WA

__________________________________________
Note:

* Visione in seguito elaborata dallo studio Metrogramma con il progetto Esperia 15.

1 Gianni Biondillo, Metropoli per Principianti, Guanda, Milano, 2008.

2 Gianni Biondillo, Urnbanità 4, Blog Nazione Indiana, 15 ottobre 2008. Link

3 Stefano Bucci, 'Architetti, mancano i maestri', Corriere della Sera, 24 maggio 2008. Link

4 Circolo della Colonna, CENA del 23 febbraio 2009. Link

5 Pubblicato su Costruire n. 303, settembre 2008.

6 Link del programma.

7 Gianni Biondillo, op. cit., p. 44.

8 Gianni Biondillo, op. cit., p. 90.

9 Gianni Biondillo, op. cit., p. 63.


10 Gianni Biondillo, op. cit., p. 70.

11 Gianni Biondillo e Monina Michele, Tangenziali. Due viandanti ai bordi della città, Guanda, 2010.

12 Gianni Biondillo e Monina Michele, op. cit., 102.

1 settembre 2010

0041 [SPECULAZIONE] Dialogo AILATI con Luca Molinari [2]

Luca Molinari non sarò io a porle le domande ma saranno 14 italiani tra architetti, scrittori, fotografi, politici e un muratore.
Sarà un dialogo tra lei e alcuni italiani.

Dialogo che sarà diviso in quattro parti: prima, terza, quarta

Antonie Manolova (Sofia): Un vuoto che rappresenta la crisi dell’architettura italiana

Simona Caleo (Roma): La migliore Italia

Stefano Mirti (Milano): Senza selezione, senza eleganza

Alessio Erioli (Bologna): Ecosistema informatico

Gianmaria Sforza (Milano): L’architettura a volume zero

Uto Pio (Facebook): L’ucronia per leggere il presente

Ettore Maria Mazzola (Roma): Tradizionale non concettuale

Alfredo Bucciante aka AlFb (Roma): Tornare normali

Giacomo Butté (Apolide asiatico): L’Italia di oggi

Mila Spicola (Palermo): Architettura democratica

Mahdy (muratore emiliano): In cantiere

Francesco Cingolani (Milano-Madrid-Parigi): Spazio reale virtuale

Rossella Ferorelli (Bari): Accademia

Louis Kruger (Bari): Qual è l’architettura italiana
 

- Alessio Erioli: ingegnere, ricercatore presso l'Università di Bologna, co-fondatore di Co-de-iT, gravita nell'orbitale che intreccia insegnamento ed ecologie del progetto in Architettura Biodigitale.

Nell'ecosistema informativo in cui ci troviamo a vivere esistono canali di informazione strutturati, filtrati e più o meno standardizzati (ad esempio le riviste di settore, le pubblicazioni cartacee, etc.), il cui consolidamento nel tempo ne ha al contempo determinato la solidità e minato la resilienza, e canali decisamente più snelli dal punto di vista strutturale (social networks, blogs, facebook, twitter) che determinano un flusso di stimoli ed informazioni di grande immediatezza ed eterogeneità, incredibilmente sensibili alle novità e al cambiamento (volendo, per meglio descrivere i due tipi di canali di cui parlo, ci si può riferire ai modelli di gerarchia e meshwork che Manuel De Landa mutua da Gilles Deleuze).
Quanti e quali di questi canali sono stati sondati e con quali criteri si è arrivati alla selezione presentata a questa Biennale? 
In altre parole: che cosa deve (o può) mostrare una Biennale di Architettura nel 2010 in modo da dare un ulteriore contributo a questo ecosistema?

- Luca Molinari Il sistema dei diversi canali (dai tradizionali a quelli di “nuova generazione”) contribuiscono di base a ogni forma di ricerca che cerchi di sondare il più possibile e nella maniera più allargata le ricerche in corso e le opere realizzate in una realtà frammentaria come quella italiana. Nel mio caso ho voluto implementare ulteriormente le ricerche con un contatto diretto, fisico, esperienziale con le opere che trovavo interessanti e che sembravano rispondere alle mie ricerche in corso. A differenza di altre occasioni in cui ho fatto direttamente uso del call-for-paper (Medaglia d’Oro all’Architettura Italiana; Sustainab-Italy), ho preferito lavorare sulla grande massa di materiali accumulati in questi anni di ricerche e, insieme, di sollecitare più studi e progettisti possibili a raccontarmi le loro ricerche in corso.
Il mio obbiettivo non era una antologia dell’architettura italiana contemporanea, quanto, piuttosto, un carotaggio “critico” su alcuni temi, problemi, fenomeni rappresentati da alcuni progetti scelti.

- Gianmaria Sforza: Architetto e designer, dottore in Architettura del paesaggio. Dal 2008 è curatore della sezione 'Città in Movimento' del Milano Film Festival.

Se davvero c'è un' "emergenza paesaggio" non le sembra che la sezione sia drammaticamente scoperta, e la questione del tutto elusa?
Dovremmo dedurne che l'architettura del paesaggio, la sua dimensione operativa, del progetto, e gli architetti del paesaggio in Italia non esistono?
E, poiché non è così, che i progetti a volumetria zero non sono di per sé "interessanti", rilevanti?[1]

- LM Ho l’impressione che non abbia guardato con la dovuta attenzione le prime informazioni che sono state fatte circolare; la questione “emergenza paesaggio” è sollevata come uno dei 10 problemi/temi/fenomeni rilevanti con cui l’architettura italiana deve confrontarsi oggi, e come per le altre sezioni, ho portato pochi esempi che provassero a rappresentare questo tema così delicato e irrisolto per l’Italia: un progetto in corso d’opera per il recupero dei 5 comuni intorno a Giampilieri dopo la tragedia dello scorso settembre sviluppato da Marco Navarra/NOWA insieme alla protezione civile come azione sociale partecipata, in cui il risarcimento paesaggistico diventa uno degli elementi di azione progettuale; quindi il lancio di un concorso sperimentale sul recupero ambientale e urbano del Tevere, e due ricerche fotografiche sul paesaggio violato. Non mi sembra che questo dimostri una mancanza di attenzione e soprattutto non vuole chiudere la questione del paesaggio in una inutile “riserva indiana” che lo priverebbe di una ricchezza che ha dimostrato di avere, anche in Italia, con molte ricerche che non hanno ancora avuto la possibilità di diventare realtà.
Per quanto riguarda la questione dell’architettura a volume zero anche in questo caso mi sembra che alcuni elementi le siano sfuggiti in quanto la questione, insieme al tema centrale della necessità di non consumare più territorio e risorse, è con forza posta nella sezione Italia2050 con i lavori di Metrogramma e Marc.

- Uto Pio: Ipersituazionista e umanista Pop. Fondatore del Partito Umanista POP (PUP) di Uto Pio e Discepoli s.a.s.. Attivo su facebook. 

Fuori dalle beghe polemiche della conventicola architettonica, posto che "l'amnesia" (in architettura come nel resto dell'ambito socio-culturale e artistico) più che gli ultimi 20 anni mi pare riguardi gli ultimi 50 (e ancor di più gli ultimi 150 e oltre), e posto che quello strumento che si chiama Internet consente (e costringe) ormai a ricordare "tutto", il "blocco" (o la "stasi" che dir si voglia) mi pare banalmente determinato da un coacervo di ignoranze e pigrizie collettive determinate da un sistema (di cui l'educazione è solo la punta dell'iceberg) che induce ad inseguire bassamente il soldo, gli interessi particolari, l'opportunità del momento. È più facile farsi fascinare dal lato oscuro dell'Ucronia (nella mia personale interpretazione, passato e futuro che collassano nel presente) e contemplarla passivamente, piuttosto che seguire il processo creativo classico di un tempo: studio rigoroso del passato per trarne gli spunti migliori, interpretazione dei bisogni effettivi presenti delle persone (non si vede un progetto contemporaneo di edilizia popolare decente nemmeno col binocolo, ma sarà mia ignoranza immagino), tensione verso il futuro per migliorare canoni estetici e funzionalità rispetto ai bisogni delle persone. Il tutto magari con la sincera passione dell'architetto de "La fonte meravigliosa" di Ayn Rand, per intendersi.



La mia non domanda quindi è la seguente: come mai non siamo più capaci di seguire il suddetto processo creativo che sarà anche più "difficile" da perseguire, ma è anche il più semplice e naturale da concepire?
Se uno non la smette di contemplare passato/presente/futuro che collidono e non si tuffa nel presente con la dovuta cultura e con il dovuto impegno per risolvere problemi abitativi reali (magari perseguendo la propria personale concezione del bello), come fa a creare un Vero Nuovo?
E se tutti gli addetti ai lavori non procedono così, come fanno a nascere "spontaneamente" dei movimenti estetici originali intorno a delle idee prevalenti vincenti?
Non sarebbe meglio creare scuole di giovani a cui si insegni l’Antico Metodo che consentirebbe poi di liberarsi da qualsiasi giogo ideologico (distruggere per ri-costruire) e magari di utilizzare l’opportunità economica senza farsene dominare?
Questo, modestamente, mi verrebbe da NON chiedere.

- LM ...


1 settembre 2010

Intersezioni --->SPECULAZIONE

Come usare WA----------------------------------------------------------------------------Cos'è WA
__________________________________________

Note:


[1] Ricordo che le facoltà di architettura sono piene di esami afferenti a questa disciplina (Architettura del paesaggio) e non è vero che non si fa ricerca, formazione né ci siano progetti e ricerche di cui non valga la pena dare testimonianza.
Curiosamente a fine settembre inizierà la 6 Bienal Europea de Paisaje de Barcelona e sarà un italiano non proprio sconosciuto, Franco Zagari, il presidente della giuria internazionale. Alla ultima edizione di due anni fa poi il Politecnico di Milano, rappresentato da ALAD laboratories, area di ricerca del Dipartimento di Architettura e Pianificazione (DIAP) del Politecnico di Milano diretta dal Prof. Maurizio Vogliazzo, ha vinto il premio come migliore scuola di paesaggio, tra le moltissime in Europa e nel mondo che hanno partecipato alla Exposición internacional de escuelas de paisaje organizzata dalla Biennale in collaborazione la Escuela Técnica Superior de Arquitectura de Barcelona (ETSAB).