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30 ottobre 2008

0003 [SQUOLA] La dottrina del bastone?

Stamattina partecipo anch'io alla manifestazione di Roma, seguo a distanza la mia compagna (maestra precaria della scuola primaria), si è portata un ombrello, una giacca a vento, dei panini, un pile, insomma è armata per combattere la pioggia e il freddo, ma leggendo il post sul blog Mezzomondo di Miki Fossati, comincio a preoccuparmi ecco la sua testimonianza sugli scontri di ieri:a

Stamattina intorno alle 10, io e due colleghe del Levi Civita, nel recarci a Piazza Navona dai pressi del Senato dove ci trovavamo, abbiamo impiegato tantissimo tempo perché tutte gli accessi alle strade limitrofe erano sbarrati dai blindati di polizia e carabinieri che, naturalmente, non ci hanno fatto passare. Attraverso quindi un’ampia circonlocuzione siamo giunte nella piazza dove si stava svolgendo del tutto pacificamente la manifestazione. Più tardi, circa tre quarti d’ora dopo, UN CAMION TENDONATO si è fatto largo tra la folla: ebbene, da quel camion è uscito un gruppo di ragazzotti armati di spranghe e catene che ha cominciato a caricare più volte i ragazzi che si trovano lì, pacifici e inermi. La polizia ha lasciato fare… (continua a leggere)

Per chiarezza riporto le dichiarazioni di Francesco Cossiga sulla possibile modalità d'intervento del governo:

Dal "Quotidiano Nazionale" del 23/10/2008

Intervista a Cossiga

"Bisogna fermarli: anche il terrorismo partì dagli atenei"

di Andrea Cangini

D - Presidente Cossiga, pensa che minacciando l'uso della forza pubblica contro gli studenti Berlusconi abbia esagerato?

R - Dipende, se ritiene d'essere il Presidente del Consiglio di uno Stato forte, no, ha fatto benissimo. Ma poiché l'Italia è uno Stato debole, e all'opposizione non c'è il granitico PCI ma l'evanescente PD, temo che alle parole non seguiranno i fatti e che quindi Berlusconi farà una figuraccia.

D - Quali fatti dovrebbero seguire?

R - Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand'ero Ministro dell'interno.

D – Ossia?

R - In primo luogo, lasciar perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito...

D - Gli universitari, invece?

R - Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.

D - Dopo di che?

R - Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.

D - Nel senso che...

R - Nel senso che le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.

D - Anche i docenti?

R - Soprattutto i docenti.

D - Presidente, il suo è un paradosso, no?

R - Non dico quelli anziani, certo, ma le maestre ragazzine sì. Si rende conto della gravità di quello che sta succedendo? Ci sono insegnanti che indottrinano i bambini e li portano in piazza: un atteggiamento criminale!

D - E lei si rende conto di quel che direbbero in Europa dopo una cura del genere? In Italia torna il fascismo, direbbero.

R - Balle, questa è la ricetta democratica: spegnere la fiamma prima che divampi l'incendio.

D - Quale incendio?

R - Non esagero, credo davvero che il terrorismo tornerà a insanguinare le strade di questo Paese. E non vorrei che ci si dimenticasse che le Brigate rosse non sono nate nelle fabbriche ma nelle università. E che gli slogan che usavano li avevano usati prima di loro il Movimento studentesco e la sinistra sindacale.

D - E' dunque possibile che la storia si ripeta? «

R - Non è possibile, è probabile. Per questo dico: non dimentichiamo che le Br nacquero perché il fuoco non fu spento per tempo.

D - Il Pd di Veltroni è dalla parte dei manifestanti.

R - Mah, guardi, francamente io Veltroni che va in piazza col rischio di prendersi le botte non ce lo vedo. Lo vedo meglio in un club esclusivo di Chicago ad applaudire Obama...

D - Non andrà in piazza con un bastone, certo, ma politicamente...

R - Politicamente, sta facendo lo stesso errore che fece il Pci all'inizio della contestazione: fece da sponda al movimento illudendosi di controllarlo, ma quando, com'era logico, nel mirino finirono anche loro cambiarono radicalmente registro. La cosiddetta linea della fermezza applicata da Andreotti, da Zaccagnini e da me, era stato Berlinguer a volerla... Ma oggi c`è il Pd, un ectoplasma guidato da un ectoplasma. Ed è anche per questo che Berlusconi farebbe bene ad essere più prudente.

Integro con alcune dichiarazioni di Umberto Eco che sembrano sensate per l'università, ma non per le scuole primarie, ovvero le maestrine ragazzine:

Corriere 29 ottobre 2008

Eco bacchetta i ragazzi: combattete per i baroni


Il professor Umberto Eco, invitato dall'Università di Siena, sta parlando al convegno su Luciano Berio. Ma i ragazzi che lo ascoltano sono più interessati a conoscere la sua opinione sulla scuola e sul movimento anti-riforma. E così lui spiega che «l'intenzione del governo è quella di aiutare il più possibile le scuole private elementari e medie perché è lì che si formano i ragazzi. All'università non vale più la pena». La protesta «è appena cominciata ed è diversa dalle altre. Siccome non faccio il profeta di professione, sto a vedere cosa accade. Al governo darei il suggerimento di qualsiasi persona sensata: tagliare i fondi per la ricerca vuol dire impoverire il Paese». A lezione finita, poi, scambia vivaci battute con gli studenti in assemblea sulla lotta al decreto Gelmini: «I tagli danneggiano più i professori che gli studenti: è molto curioso che facciate una battaglia del genere per i baroni». Per Eco, comunque, è curioso che questo movimento «sia sganciato dai partiti ma voglia comunque riforme politiche: un progetto politico prima o poi deve venire fuori».

Credo che ci siano tutti gli elementi per creare confusione e far slittare il problema principale, che è la riforma economica e non pedagogica della scuola primaria, per creare ad arte di bastone la "santa democrazia" basata sull'indignazione e non sui contenuti.

L'università è un'altra storia leggi:


Intersezioni ---> SQUOLA
Pubblicato sulla PresS/Tletter n.31-2008


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N.B.: Squola è un errore voluto ed è semplicemente il nome della rubrica.


27 ottobre 2008

0002 [SQUOLA] In Francia pochi poli universitari d'eccellenza in Italia 'l'Università di quartiere'

Vi segnalo un articolo di Carlo Ossola, Révolution all'università, pubblicato sul domenicale del Sole 24 Ore il 19 ottobre 2008.





Descrive il cambiamento attuale nelle università in Francia. Due ministri dell'istruzione di coalizioni diverse Domenique de Villepin e Valérie Pécresse, hanno dato vita ad una riforma universitaria che prepara gli atenei alle sfide del nuovo millennio. Otto esperti internazionali (per la politica italiana leggi stranieri), hanno individuato dieci luoghi dove investire 10 miliardi di euro, per creare pochi poli universitari ma di eccellenza. L'analisi comparativa con l'Italia appare scontata ecco alcuni stralci dell'articolo:
«Basta questo modesto esempio per misurare la gravità dello stato di coma profondo dell'università in Italia: senza allarmismi, per pura contabilità, si può osservare che l'Università nel nostro paese è già - rispetto ai parametri della competizione scientifica internazionale - morta. Non tiene il passo: l'indebitamento degli Atenei è tale che è impossibile fare investimenti sufficienti a rinnovare laboratori e centri di ricerca a un livello pari ai concorrenti europei, americani, asiatici. I giovani studiosi emigrano, i migliori non tornano. Lo stato non investe nella qualità, ma moltiplica i piccoli feudi: nuove sedi che non si possono neanche chiamare università, ma che dirottano risorse dai soli grandi Atenei che hanno biblioteca, centri di ricerca, tradizione. Lo stato, del resto, non fa che imitare i propri professori che, come in tutte le comunità marginali, si chiudono riproducendosi (letteralmente) per endogamia: si sa che ne viene fuori biologicamente.»
[...]
«Questo è il punto più doloroso e umiliante per l'Università, che si riverbera sul futuro delle generazioni. Neanche le numerose inchieste giudiziarie sono riuscite a fermare la consolidata prassi (in tutte le Facoltà e discipline e sedi) che consiste nel bandire un posto solo quando si è certi di far passare il "proprio" candidato».
[...]
«E così, incoscienti, si muore. Senza neanche il ricatto della tragedia: strapparci gli occhi, come Edipo, per non vedere la fine. Bisognerebbe aver educato figli che ci portino, come Antigone, a Colono: ma qui comincia l'altra tragedia, quella della scuola elementare, media, superiore...»

Mentre il nostro primo ministro manda l'avviso ai naviganti, io e mio figlio sosteniamo la nostra comune donna, insegnante di scuola elementare precaria, a fare schiamazzi, rutti e lazzi a Roma il 30 ottobre. 

Altri approfondiemnti:
N.B.: 'Università di quartiere' è una definizione di Francesco dal Co leggi: In Italia ci sono ventitré facoltà di architettura. Prossima tappa i Corsi di Laurea di quartiere?
Intersezioni ---> SQUOLA
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N.B.: SQUOLA è un errore voluto ed è semplicemente il nome della rubrica


20 ottobre 2008

0022 [SPECULAZIONE] Intervista a Salottobuono

di Salvatore D'Agostino

Un dialogo sull'architettura esplosa e i suoi flussi.

   Salvatore D'Agostino Il salotto buono mi ricorda l'atmosfera degli anni cinquanta e gli scritti sul saper vivere nelle riviste: Grazia, Gente, Annabella, Omnibus a cura delle signore Irene Brin, Donna Letizia, Gasperini Brunella pseudonimi di Maria Vittoria Rossi, Colette Rosselli, Bianca Robecchi. Uno spazio ormai desueto e dimenticato nella progettazione attuale. Perché 'Salottobuono'?

   Salottobuono Interessante, non conoscevamo queste signore. Salottobuono nasce in un salotto di casa, e a questo deve originariamente il suo nome. Volevamo uno spazio per far circolare idee, per incontrare amici e raccontarci progetti, lavori in corso, piccoli e grandi (in)successi. Avevamo un soggiorno abbastanza capiente, un videoproiettore, qualche bottiglia di vino. Si trattava solo di trovare un po' di tempo. Detta così sembra una cosa molto remota e nostalgica. Invece era l'estate scorsa. Qualcuno maliziosamente iniziò a vedervi analogie con Marta Marzotto, e a noi piacque. A noi fa pensare più a "La Casa Calda", "Pianeta Fresco" o "Superstudio".


   Nel n.475 di Abitare, settembre 2007, esordite con la rubrica 'Istruzioni per l'uso' dove scomponete alcune opere di architettura, presentate nella rivista attraverso piante, sezioni, schemi distributivi, diagrammi, assonometrie, prospettive e particolari costruttivi. Una semplificazione che denuda le opere tra le più complesse. Qual è lo scopo?

   "Istruzioni per l'uso" prende in esame opere frutto di diversi campi della progettazione: architettura, design, arte. I materiali eterogenei che ci vengono forniti dagli autori sono sottoposti ad un'attenta analisi, scomposizione e dissezione. Di volta in volta scegliamo come raccontarli e rappresentarli, secondo il punto di vista più stimolante per comprenderne il funzionamento, le peculiarità, gli intenti. Gli oggetti e gli strumenti necessari a produrli vengono modellati e manipolati usando diversi software, poi ridisegnati, attingendo a tecniche di rappresentazione tradizionali (assonometrie, prospettive, esplosi, etc.) o innovative. Attraverso dettagli, testi, disegni, grafici viene introdotta "l'ecologia" dei progetti, ovvero le condizioni specifiche legate alla committenza, al luogo o al segmento di mercato a cui si rivolgono, alle tecniche di produzione e distribuzione. Un terzo livello di lettura è caratterizzato dalle "derive", libere associazioni di idee, considerazioni, annotazioni a margine che si accumulano nel corso della produzione dei diagrammi. Queste sono complementari ai dati oggettivi che vengono forniti, rivelando curiosità e forme di pensiero laterale, intuitivo, non consequenziale.
   Con il n.481 di Abitare, aprile 2008, la rivista esce anche in Cina. Qual è stata la reazione dell'editoria orientale?

   Non abbiamo ancora ricevuto i primi feedback riguardanti la nuova edizione cinese di Abitare. Per quanto riguarda il nostro lavoro, sarebbe indubbiamente interessante ascoltare le opinioni e le critiche di lettori cresciuti in una cultura anche visivamente diversa dalla nostra, ma che - in particolare attraverso l'uso quotidiano di internet - oramai condivide alcuni codici comunicativi. Nuovi sistemi cognitivi e di ricezione delle informazioni hanno portato a forme e strumenti di comunicazione più elastici, erratici, presenti anche nel nostro lavoro.

   Quali sono i vostri strumenti di lavoro?

   Lo strumento più importante è la nostra curiosità verso molteplici discipline, lo studio della storia antica e recente e l'attenzione costante verso fenomeni e realizzazioni a noi contemporanee o immaginate per futuri più o meno remoti. Questo è quello che ci permette fervidi e proficui scontri, discussioni, proposte e visioni. Libri, quotidiani, riviste, computer, software, internet diventano poi dal punto di vista pratico strumenti imprescindibili per il nostro lavoro quotidiano.


   Come è nata la collaborazione con Stefano Boeri?

   Tutti noi abbiamo frequentato i corsi di Stefano allo IUAV. Per alcuni, poi, il rapporto è continuato al di fuori dell'ambiente accademico, nel suo studio professionale a Milano, o collaborando con Multiplicity.


   Chi sono i nuovi protagonisti dell'architettura in Italia?

   I nostri amici Baukuh, 2a+p, Dogma e noi.

   Una vostra considerazione sullo stato attuale dell'università italiana?

   Bisogna chiederlo a Luigi Prestinenza Puglisi.

E-mail d'intermediazione domanda/risposta:
Luigi Prestinenza Puglisi,in un'intervista di prossima pubblicazione al gruppo Salottobuono indirettamente ti è stata rivolta una domanda. Se vuoi rispondere te ne sarei grato. 
A presto Salvatore D'Agostino 
Inviato da Salvatore D'Agostino: 13 ottobre 2008 19.41
 
Disastroso
Inviato da Luigi Prestinenza Puglisi: 14 ottobre 2008 9.38
28 ottobre 2008
Intersezioni ---> SPECULAZIONE
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Note:
La prima immagine è stata tratta dal numero 475 della rivista Abitare pagina 241
La seconda immagine è di Wilfing Architettura 

La terza immagine è stata tratta dal sito http://www.salottobuono.net/

13 ottobre 2008

0017 [MONDOBLOG] Intervista a Marco Pasian del gruppo Opla+

di Salvatore D'Agostino

L'architettura concettuale e l'uomo di concetto in un colloquio con uno degli autori del blog Opla+.

Salvatore D'Agostino Per Jerry Yang fondatore e presidente di Yahoo!
«Stiamo osservando che ciò che si manifesta nel Web 2.0 e nel Web 3.0 sarà una grande estensione di tutto ciò, un vero e proprio mezzo comune ... la distinzione tra professionista, semi-professionista e consumatore andrà sfocandosi creando un effetto rete per business e applicazioni.» 
Questa contaminazione fluida è applicabile all'idea di città/architettura italiana? Non credi che il limite (o anche la forza latente) della nostra cultura sia l'incapacità a farsi contaminare?

Marco Pasian Come Opla+ ci viene naturale lasciarsi contaminare, dando sempre valore nobile al processo maturato e condiviso, più che esclusivamente al risultato estetico, che pure ha il suo contenuto. Come esperienza cumulata negli anni, mi pare di poter dire che sono proprio gli architetti, più di altri artisti o studiosi, ad avere problemi di contaminazione e di appartenenza ad identità collettive e quindi credo che sia assai difficile oggi come oggi in Italia teorizzare idee urbanistico/architettoniche 2.0 o 3.0. Però per noi è auspicabile, e forse inevitabile, un approccio olistico alle "cose" di architettura dove prevalgano regole di ascolto attivo, flussi di pensiero e contaminazioni. Trovo perciò condivisibile la citazione di Jerry Yang, e mi vengono in mente anche certe definizioni di Jeremy Rifkin circa i modelli energetici, democratici, con produzione dal basso e scambio attraverso “reti intelligenti” così come oggi si produce e condivide l’informazione, tramite internet.

Ci puoi parlare dei vostri lavori dove l'interazione Opla+/territorio ha avuto dei buoni risultati?

Oh, oh! Domanda impegnativa! Credo che tutti i lavori del gruppo Opla+ sottendano una interazione con il territorio e con chi il territorio lo uso e lo frequenta. Anzi ci piace pensare che le installazioni temporanee che noi realizziamo siano elementi di collaudo comportamentale dove anche l'estrema indifferenza o la fruizione casuale sia per noi indici di una analisi territoriale. In tal senso e come esempio esplicativo, negli ultimi anni abbiamo fatto girare in contesti ambientali diversi un piccolo padiglione facilmente smontabile, riaggregabile, modulare dal nome L.I.U. (landscape interface unit).


Una scatola nera con interno rosso, collocata in maniera strategica nel paesaggio e permeabile attraverso evidenti ritagli nelle pareti a forma di sagome umane. L'utente poteva entrare, interagire giocando, intravedere ritagli di paesaggi, scoprire nuove visuali, raccogliere una cartolina esplicativa, oppure defilarsi interpretando l'oggetto come ostacolo. Lo slogan all'interno era "il paesaggio esiste in quando percorso" e gli effetti di luce naturali ed artificiali prodotti rendevano LIU, con le sagome stagliate, un elemento attrattore. E' stato sorprendente osservare i comportamenti delle persone nei diversi siti di collocazione: lungo un percorso pedonale a fianco di un torrente montano, in un incrocio di camminamenti all'interno di un parco pubblico, nei pressi di un ingresso di una dimora storica, dentro una fiera del giardinaggio, durante un happening in un centro sociale e in posizione strategica al centro del parco della scultura in architettura di S.Dona' del Piave. Su tutti, i bambini sono stati i più attenti e i più creativi protagonisti, tanto ad esser loro ad invitare i più grandi ad entrare.

Gli altri lavori Opla+ invece sono stati realizzati in "site specific" ma sempre con forte valenza interattiva. Volevo infine ricordare il recente lavoro "Torrate Marittima 2010" che abbiamo realizzato come un'installazione performance in stile situazionista. In un'area di risorgive destinata a parco di tutela ambientale, abbiamo fatto installare un grande cartello dei lavori con immagini e dettagli immobiliari di un'enorme insediamento turistico, picchettato e tracciato il perimetro per la realizzazione di una darsena fluviale su un'area appena disboscata da pioppeto, collocato un container di cantiere con funzione ufficio vendite e con presenza di personale con caschetto di sicurezza per visita lotti. Una pro_vocazione ambientale andata a segno: dall'ambientalista incazzato al proprietario terriero felice della sua nuova rendita di posizione, fino al consigliere comunale di turno che chiede un'interrogazione telefonica al sindaco su questo in_verosimile sviluppo territoriale.

Vladimir Archipov intervenendo su abitare n. 483, a proposito della manifestazione 'Geodesign' tenutasi a Torino, afferma:
«Comunque l'idea che sta dietro a Geodesign mi sembra un approccio dà "tappabuchi", un camuffamento. Anche se l'arte, come il design, ha un'importante missione sociale, così diventa un atto di carità. Mi sembra strano che alla domanda "Hai un problema?" si possa rispondere "Non ti preoccupare te lo risolvo io!". Non dovremmo essere più preoccupati delle disfunzioni della società invece che affrontare questa crociata della bellezza? Non sarebbe meglio un genere di approccio diverso, del tipo "se hai tanti soldi da spendere, perché non li dai al popolo?". Così si potrebbe poi capire cosa la gente "comune" sia capace di creare, con un po' di fondi e in modo autonomo, senza essere sostituita da un designer.»
Qual è il punto di vista di Opla+?

Conosco poco il contesto di discussione sulla manifestazione torinese Geodesign come pure so' poco del pensiero di Archipov. Però mi par di capire che Vladimir Archipov accusi il mondo dei designers in generale in quanto troppo al servizio del mercato. Se in parte il pensiero è condivisibile d'altro lato, proprio per una radicale autonomia dal dio denaro, non trovo una grande soluzione, per chi avesse dei soldi da spendere, darli al popolo per vedere cosa la gente comune sia capace di fare!
Opla+ da grande valore al processo progettuale, quanto e forse più del risultato estetico, che pure ha un suo linguaggio complesso. Interferenze e apporti disciplinari paralleli sono alla base delle nostre modalità operative e questo ci permette di non escludere affatto la considerazione del design di oggetti semplici e spontanei come quelli autoprodotti dalla gente comune (e qui mi viene in mente, a proposito di blog, l'ironica sezione NO!DESIGN di architettisenzatetto.net).
Non so' quanto l'arte e il design abbiamo un'importante missione sociale, ma se il progetto è identificato in un processo, il risultato pur nullo o minimale, può contenere forti significati intrinsechi, così come un "oggetto" caricato di soli valori estetici può nascondere scarsi significati ideativi. Ecco che ci è più facile anche capire, in un parallelo tra design e architettura, come tanto di quanto ci circondi sia mediocre edilizia e di esempi d'architettura ne contiamo solo sulle dite di una mano.

In Italia ci sono le condizioni economiche/culturali per costruire un 'edificio' utilizzando una grammatica colta o prossima alla sufficienza?

Forse più che le condizioni economiche (si può costruire "bene" a budget contenuti) mancano, o semplicemente si sono perse, delle solide basi culturali e di identità culturale. Troppo spesso si confonde una ostentata qualità materica con i valori di una qualità ambientale diffusa, favorendo tecniche di giustapposizione di gusti effimeri più che di coerenti processi evolutivi.

Per finire a cosa serve un Blog per un architetto?

Se il blog funge da diario in rete anche un architetto può servirsene, sempre se ha qualcosa da dire. E in un sistema libero di flussi comunicativi "quanto riceverete dipenderà da quanto date di voi stessi", citando Vittore Baroni, esperto di mail-art.

13 ottobre 2008
Intersezioni ---> MONDOBLOG
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Note:
Si possono leggere altri commenti su questo post Opla+

8 ottobre 2008

0021 [SPECULAZIONE] Il sacco di Catania e i suoi colpevoli di Mariano Maugeri


Pubblico un articolo apparso sul quotidiano il Sole 24 Ore, domenica 28 settembre 2008, firmato da Mariano Maugeri, Il sacco di Catania e i suoi colpevoli.
Ma cosa c'entra con l'architettura? Niente, ma molto con il potere politico cioè i nostri committenti.
Comunque niente piagnistei, la pazienza dei catanesi (che hanno aspettato anche al buio) è stata premiata dal governo italiano con un finanziamento di 140 milioni il 30 settembre 2008.

E-mail di contatto

Gentile Mariano Maugeri,
non credevo che sul sole 24 ore si potessero leggere degli articoli così incisivi e sarcastici. Catania precipita e nessuno gli rende l'onore della cronaca.
Vorrei inserire il link o postare l'intero articolo sul mio blog
, perché temo che sia letto
difficilmente dai catanesi. Forse un blog gli può rendere una maggiore e meritata visibilità, nel tentativo di stimolare la parte ormai sopita della critica e non dell'indignazione.
Aspetto un suo suggerimento.

Salvatore D'Agostino

Inviato: lunedì 29 settembre 2008 13.30

Caro D'Agostino,
Fortunatamente il Sole è un giornale che ha ancora la capacità di sorprendere. Noi che ci scriviamo e voi che ci leggete. Grazie per le sue parole, ovviamente mi fa molto piacere che lei lo veicoli nel suo blog.
A presto.
Inviato:
lunedì
29 settembre 2008 13.51


La danza funebre attorno alle casse esangui del Comune di Catania è la versione contemporanea (e caricaturale) di quelle che una volta erano le sapide rappresentazioni teatrali di Nino Martoglio, i monumentali romanzi di Federico de Roberto e le opere musicali di Vincenzo Bellini. Citiamo alcuni dei sacri padri della catanesità mentre ci inoltriamo nella bolgia infernale di Palazzo degli elefanti e di quel tormentone che lì impera («Ppì mia chi c'è?», cioè «C'è qualcosa per me?) - almeno così raccontano nei loro libri i vecchi cronisti - dall`alba del 1964, quando i giovani turchi per mano di Ninuzzo Drago, gemello catanese di Salvo Lima, conquistarono il palazzo d'inverno catanese al quale il famoso Liotru che troneggia in piazza Duomo, forse presagio di un agitato futuro, non porge né la proboscide (che castamente guarda la chiesa matrice) né tantomeno il suo pasciuto posteriore.

In quel palazzo, lo Scaltro (lo psichiatra forense Raffaele Lombardo), il Play boy (il farmacologo napoletano Umberto Scapagnini) e Pilu russu - ovvero la rivalsa del Rosso Malpelo verghiano - alias il senatore di Forza Italia Pino Firrarello, ex corrispondente da Bronte del quotidiano La Sicilia, si muovono da otto anni come i veri e quasi unici padroni.

Una coesistenza tormentata, disseminata di trappole, tradimenti, sfibranti tatticismi, con il sindaco in mezzo che ogni tanto - e ci mancherebbe altro - in cambio di qualche giorno di tregua firmava pacchi alti così di delibere. A Catania non c'è mai stato un sindaco, nel senso di uno solo, ma tre.

Per Scapagnini, insigne farmacologo, la carica di primo cittadino è stato un premio tardivo per anni e anni di lavoro scientifico e una fugace apparizione come assessore all'Urbanistica in una delle ammucchiate catanesi del pentapartito. Una piccola prova generale che diventerà un salto nell'olimpo dei sindaci metropolitani grazie all'infittirsi delle relazioni personali e gli intrugli anti-età per gli uomini di potere di cui lui possiede la misteriosa ricetta.

È la natura umana, ovvio. Ed è ancor più la natura umana a condizionare i comportamenti politici in una città dove la spesa pubblica comunale fa campare migliaia di dipendenti e decine e decine di aziende. Paradossalmente, il napoletano Scapagnini è il più brancatiano dei tre.

Belle guaglione, performance sportive e una passione quasi infantile per le feste.

Lui a Catania è di passaggio. Atterrò trent'anni fa a bordo di un Super 80 dell`Alitalia per occupare una cattedra universitaria e sei mesi fa, sempre con lo stesso cigolante aereo, è volato direttamente a Montecitorio. Potenza de` pinnuli. Per Firrarello e Lombardo (che è di Grammichele, l'antica Occhiolà famosa per la sua piazza esagonale) è diverso. Per i «paisani», come li chiamano qui, Catania è la più carnale e desiderata delle prede. La scalata romana e l'accumulazione di potere passano dalla presa della nona città italiana, patria di musicisti, scrittori, imprenditori determinati (e alle volte senza scrupoli), di una plebe e una borghesia istintivamente servili in lunghi tratti della sua storia. «`U pani è pani», anche nella più antica e blasonata sede del siculorum gymnasium. Una pulsione collettiva che ingrossa l'ingarbugliatissima matassa dei rapporti parentali o amicali (che qui sono la stessa cosa). Parti da un magistrato, da un medico o docente universitario e in un passaggio - di un amico fraterno, come si sottolinea qui per santificarne il legame, odi un parente - arrivi sempre al politico, all'immobiliarista, all'architetto, anche loro sodali, persone "per bene", meglio ancora se "sperti", furbi. Raffaele Lombardo, per esempio, è il prototipo dell'astuzia. E i catanesi rispettano i furbi e idolatrano gli astuti. «Iddu (Lombardo) ci leva `i scappi `o Signuruzzu mentri camina» («Lui è capace di togliere le scarpe a Cristo mentre cammina»). Sottinteso: senza neanche che Cristo se ne accorga. Cristo, infatti, non se n'è accorto.

Cristo non si è accorto che l'azienda comunale del gas, l'Asec - occupata dagli uomini dello scaltro, del play boy e di Rosso Malpelo - per anni non ha mandato neppure una lettera di sollecito ai 3mila morosi che non pagavano. Perché infastidire gli elettori? Cristo non si è reso conto che sugli autobus di Catania (l`azienda municipale trasporti ha accumulato in cinque anni un passivo di oltre 100 milioni) il 60% dei cittadini semplicemente non compra il biglietto, mentre un concorso per cento autisti eternamente aperto ha ulteriormente tonificato le quotazioni del promessificio a cavallo delle campagne elettorali 2005 e 2008.

A Cristo dev'essere sfuggito che dall'Avvocatura del Comune sono transitati per uno stage mezza dozzina di figli di magistrati catanesi, tutti avvocati, perché nella vita non si sa mai. Cristo, insomma, doveva essere proprio distratto. E con lui i sindacati, l'opposizione in Consiglio comunale («Ppì mia chi c'è?» lo pronunciano anche a sinistra, con l'unica differenza di un'inflessione snob da continentali), persino i giudici della Procura, sempre gli stessi, impigriti dall'età e dalle faticose digestioni della frittura dì paranza. «Ammucca, ammucca» («abbuffati, abbuffati»).

Un profluvio di parole, cannoli, affari, arancini e raccomandazioni. Da un paio di settimane, però, la paura si taglia a fette. Lombardo, che è di gran lunga il più intelligente e alla Provincia di Catania si vanta di aver lasciato un attivo di 6o milioni (una mostruosità all'incontrario, come sa qualsiasi imprenditore) serra le fila e martella via sms i suoi. L`ultimo è di due giorni fa: «Amici, militanti, dirigenti Mpa Catania e Provincia, insieme venerdì 26 settembre ore 17,30, terrazza Ulisse, viale Ulisse 10, Catania».

Qualcuno dovrebbe avvertire Cristo che i catanesi, un po` come i napoletani del compagno Bassolino e della nobildonna Rosetta Jervolíno, sono un popolo di ricattati più o meno consapevoli. I destinatari del messaggio sono i quasi 5mila dipendenti del Comune, quelli delle municipalizzate, aziende speciali e partecipate, quelle provinciali, dei patronati e delle municipalità. Quindici, ventimila dipendenti che con le loro famiglie formano un blocco sociale di almeno 100mila persone organizzato militarmente. Ormai militanza politica e lavoro pubblico sono la stessa identica cosa, Stato e partiti sinonimi. E nel dubbio, visto che i tempi sono grami, si obbedisce al politico. Chi non ci sta viene messo alla porta. Oppure emigra al Nord, come si è sempre fatto 100, 40 e 10 anni fa. Allineati e coperti, con le spie che poi prendono nota di chi c'era e chino...

I nemici s'inventano. Il Nord, Roma, Cavour, Tremonti, il patto di stabilità, il taglio dei trasferimenti ai Comuni. Tutti hanno sbagliato dal 1861 ad oggi, tranne Scapagnini, Lombardo, Firrarello e lo stuolo di assessori, consiglieri comunalie liberi professionisti che siedono nei Cda delle società pubbliche. Una tribalizzazione scientifica, un'eversione contro leggi e regolamenti (quelle di bilancio in primis, come certificano due relazioni della Corte dei conti) nel nome di Iddu, che per non far torto alla Trinacria, a Catania è uno e trino.

Il popolo dei comunali e affini, imbeccato dai proclami dell'Mpa, rivendica un'autonomia ancora più spinta e scimmiotta un'antropologia solo in teoria alternativa a quella leghista. Sostengono che cinquant'anni di Statuto speciale hanno depauperato l'Isola. Sembra di rileggere una versione d'appendice dei Viceré di De Roberto. «Noi - fa dire il romanziere agli Uzeda di Francalanza - siamo troppo volubili e troppo cocciuti a un tempo. La nostra razza non è degenerata, è sempre la stessa». Un'autocritica che non sfiora i catanesi. Per colpa di Roma, qualcuno si è ammuccato un miliardo. Chissà, adesso, che acidità di stomaco.

6 ottobre 2008

0020 [SPECULAZIONE] Istruzioni per l'uso per futuri e neo architetti

Oggi, le analisi di mercato delle grandi aziende, i filtri di google (o dei diversi motori di ricerca) e l'editoria manualistica, sembrano i più attenti osservatori delle dinamiche sociali. In Italia ci sono più di 125.000 mila architetti e molte migliaia di laureandi, tra questi difficilmente ci sono compratori abituali di libri di critica o approfondimento, ma tutti almeno possiedono un manuale. Nelle mie frequentazioni in libreria mi hanno sempre incuriosito i titoli e gli editori di libri di pronto intervento, perché rispondono con tempismo alle esigenze dell'utente quando le istituzioni nicchiano. A tal proposito ne ho discusso con Sabrina Nart autrice di un manuale di orientamento per futuri e neo architetti.

Salvatore D'Agostino: A settembre è uscita la nuova edizione della sua guida sul Fare l'architetto in Italia, contiene dei suggerimenti di orientamento, per la scelta dell'università, i corsi post laurea e le prime informazioni sulla professione. La sintesi che sta alla base del suo studio implica una conoscenza abbastanza ampia del sistema universitario e professionale in Italia, quali sono i suoi punti di forza? E quali sono state le difficoltà per scriverla, se ci sono state?

Sabrina Nart: La principale ricaduta, verificatasi sul sistema universitario italiano dopo la riforma didattica a seguito del DM 509/99, è stata una generale semplificazione dei percorsi di laurea. Lo scopo della riforma era anche l’ottimizzazione delle risorse delle università e la maggior integrazione dei diversi cicli didattici all’interno dello spazio europeo della formazione, obiettivi che però stentano a verificarsi.
L’unico punto di forza del sistema universitario italiano è rappresentato da quelle Università che producono le eccellenze, cioè cercano di evitare di riprodurre all’infinito dovunque le stesse specializzazioni che rappresentano di fatto le maggiori difficoltà per l’orientamento studentesco.

SD: Francesco Dal Co nel suo editoriale sul numero 737 (ottobre 2005) di Casabella In Italia ci sono ventitré facoltà di architettura. Prossima tappa i Corsi di Laurea di quartiere?, accusava il sistema universitario di un dispendio di energia "intellettuale" a favore di "insegnanti privi di ruolo" esclusi dal mondo del lavoro e accolti dalle stesse università in cui si sono formate. Nella tua ricerca hai riscontrato questo decadimento degl'insegnanti?

SN: Per diventare professori universitari di II fascia (associato non confermato) occorre una valutazione comparativa di titoli pubblicati, integrata dalla discussione degli stessi titoli e da una lezione cattedratica di fronte a una commissione nazionale di cinque componenti (tre professori ordinari e due associati confermati, uno dei quali è indicato tuttavia come "membro nominato" dalla Facoltà che ha bandito il posto dopo aver avuto la garanzia della copertura stipendiale da parte del Senato Accademico e del Consiglio d'Amministrazione di un Ateneo). All'atto della chiamata in ruolo da parte delle Facoltà universitarie (qualora vi siano più idonei nello stesso concorso, spetta al Consiglio di Facoltà stabilire chi debba essere reclutato, tra gli idonei), s'assume per un triennio il titolo di professore associato (non confermato). Dopo un triennio di servizio in qualità di associato non confermato, si procede alla conferma in ruolo da parte di una commissione nazionale di tre professori (due ordinari, un associato), che esamina l'attività di ricerca e di didattica svolte nel triennio di prova. A seguito sempre di valutazione comparativa dei titoli pubblicati, si può conseguire l'idoneità a professore di I fascia dopo giudizio favorevole della maggioranza di una commissione di cinque professori ordinari, uno dei quali designato come "membro nominato" dalla Facoltà che ha bandito il concorso pubblico). All'atto della chiamata in ruolo da parte delle Facoltà universitarie (qualora vi siano più idonei nello stesso concorso, è la facoltà che decide chi debba essere reclutato e, generalmente, viene reclutato il candidato interno), l'idoneo assume per un triennio il titolo di professore straordinario. A seguito poi di una valutazione dei titoli pubblicati e delle attività istituzionali svolte da parte di una commissione nazionale di tre professori ordinari, dopo un triennio il professore straordinario, qualora venga confermato in ruolo, consegue la qualifica di professore ordinario, massimo grado della docenza accademica.Alla base della piramide ci sono i ricercatori universitari. Si diventa ricercatore universitario a seguito di una valutazione comparativa bandita dalle singole facoltà universitarie ed espletata da una commissione di tre membri (un professore ordinario, uno associato e un ricercatore confermato) che sottopone il candidato a esami scritti e orali, e alla disamina delle eventuali pubblicazioni a stampa. A decorrere poi dal terzo anno dalla presa di servizio, il ricercatore universitario può ottenere la conferma in ruolo da una commissione nazionale di tre membri. Attualmente il ruolo di assistente ordinario è assimilato a quello di ricercatore.Questa è la trafila per diventare docenti universitari e non mi sembra una gavetta così facile ed immediata; il consiglio per gli studenti è di verificare il ruolo del proprio docente di corso e quindi la sua qualità in base al percorso che occorre seguire per poter insegnare. Indubbiamente questo può essere un parametro per valutare l’eccellenza di una Università che non può fornire tutors che siano poco più grandi degli allievi, in termini di età naturalmente.

SD: Franco Purini, anche nel suo recente libro La misura italiana dell'architettura, ribadisce che in Italia c'è un numero eccessivo di laureati che congestionano il mondo del lavoro e della ricerca. Ci sono delle strade alternative per un'università di qualità e non di quantità?

SN: Dato per scontato che l’università di massa è un fatto naturale e corrisponde ad un innalzamento dei livelli medi di studio, all’allungamento della vita, alle maggiori possibilità economiche della popolazione e alla volontà di promozione sociale e professionale, il vero nodo dell’istruzione universitaria è la qualità media del sistema e del suo prodotto formativo. La situazione attuale dell’Università non consente di fornire adeguati strumenti di studio ad un numero illimitato di studenti e talvolta coloro che si iscrivono non sono in possesso dei requisiti adeguati a fornire un successo formativo. Il problema nasce dalla necessità di limitare gli accessi alle facoltà italiane e dall’affrontare il problema del numero chiuso richiesto dalla comunità europea ma inconciliabile con la Costituzione Italiana che sancisce il diritto per ogni cittadino di raggiungere i livelli più elevati di studio. Occorre quindi agire sull’orientamento e sulla formazione costante e non limitata al periodo universitario, come accade nel resto del mondo. In questo modo si potrebbe riequilibrare un’offerta che non prescinde mai dal mondo del lavoro, ma che continuamente dialoga con lui per mantenere e garantire un continuo livello di aggiornamento metodologico e didattico.

SD: Davide Del Giudice giovane architetto, in una mia intervista Blog, afferma: «Vorrei anche sfatare il luogo comune della facoltà di architettura italiana che non prepara lo studente. La facoltà da gli strumenti per capire come organizzarsi una volta raggiunto il mondo del lavoro; certo facciamo una fatica immensa, ma a questo ci si abitua». Tutte le università italiane riescono a dare gli strumenti di base al neo architetto?

SN: Dal VII rapporto del CNVSU si notano un numero eccessivo di abbandoni, la frammentazione dei percorsi, la scarsa o nulla internazionalità e deboli raccordi con il mercato del lavoro. Questi dati dimostrano come è difficile arrivare alla fine del percorso universitario per storture interne al sistema ma non tolgono l’ineludibile verità che sia necessario fare fatica e avere talento per diventare architetti. Dopodiché possiamo parlare di quali siano le Università che preparino meglio il neo architetto: quest’anno primeggia il Politecnico di Milano che torna in testa dopo aver ceduto la palma a Modena e Reggio oggi al terzo posto dietro Trieste. Ottime sono anche Architettura a Ferrara, il Politecnico di Torino e Roma Tre.

SD: Il maggiore studio al mondo di architettura è Gensler con 1216 professionisti, il quinto è Foster & Partners con 913 architetti, nessuno studio italiano è presente tra i primi 50 in Europa. Che lavoro svolge l'architetto in Italia e nel mondo?

SN: In parte la risposta si trova nel libro, dove indico quali siano attualmente alcuni sbocchi lavorativi per i neo laureati ma, se la domanda si riferisce espressamente all’architetto progettista la situazione in cui versa la cultura del progetto in Italia è abbastanza drammatica.
Il motivo dipende dal fatto che in Italia si privilegiano i progettisti stranieri che hanno avuto la possibilità di acquisire nei loro paesi - grazie alla realizzazione di grandi opere “di interesse sociale” - competenze tali da far privilegiare questi ai nostri architetti che si vedono ora sfuggire di mano analoghe “occasioni di lavoro”. Questa condizione di stallo che determina l'impiego sempre più massiccio di architetti stranieri nelle opere pubbliche e artistiche può essere poi spiegata con la presenza in Italia di un patrimonio storico massiccio che impone la salvaguardia nei confronti di “molte opere significative rimaste sulla carta”.


Intersezioni ---> SPECULAZIONE

Pubblicato sulla presS/Tletter


Come usare WA fsdafrdasfsdafdsafdasfdsafdsafdsafdsafdsafdsafdsfghsfCos'è WA

1 ottobre 2008

0016 [MONDOBLOG] ...ed Opla+rchitettura!

di Salvatore D'Agostino

Per eMarketer (sito statunitense di analisi sul rapporto marketing e internet): nel 2007 negli Stati Uniti ci sono stati 91,1 milioni di lettori di blog che corrispondono al 50% degli utenti di internet. I media statunitensi seguono attentamente le discussioni che avvengono sui blog come indicatore dell'opinione pubblica sui vari argomenti; in Italia, dove l'opinione pubblica sembra essere latitante, il fenomeno appare sopito, ma a mio avviso è latente.

Il gruppo Opla+ ha il merito di essere stato tra i primi ad utilizzare il blog come strumento d'indagine e di auto promozione, ecco come si sono presentati nel primo post datato 21 gennaio 2003:
È difficile dare una definizione per il gruppo Opla+ anche per chi già li conosce...
Entità creativa semiseria, composita ed aperta, che gioca con diverse tecniche comunicative per proporre una riflessione e una diversa didattica di lettura sulle cose di architettura. Di fatto, oltre al quotidiano costruire edifici e fare inconsapevoli danni urbanistici, il gruppo alimenta vari specifici di comunicazione visiva e progetta installazioni.
1 ottobre 2008 

Intersezioni ---> MONDOBLOG