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17 agosto 2011

0019 [A-B USO] Paolo De Stefano | Marina di Mancaversa

testi curati da Federico Zanfi foto di Paolo De Stefano

Vincenzo è imprenditore turistico nel Salento.
In principio sulla costa c’erano le case di villeggiatura delle famiglie benestanti del paese. Nell’entroterra esistevano invece dei ricoveri agricoli, “caseddi”, in cui i contadini andavano a stare con le famiglie in estate. Poi è scoppiato il fenomeno delle case estive: i proprietari hanno iniziato a vendere piccoli lotti e molte famiglie di Taviano hanno costruito case abusive.
In una prima fase la gente ha costruito la casa per sé, per la villeggiatura con i figli.
Costruzioni semplici, arredate coi mobili che non si usavano più in paese. Poi c’è stata una seconda fase più orientata al mercato dell’affitto, ma non si è mai trattato di imprenditori turistici, piuttosto di arricchiti locali con risparmi da reinvestire. Era il periodo del boom, con una domanda turistica molto alta e un’offerta bassissima, bastava costruire qualsiasi cosa per fare affari.
In un secondo momento a questo mercato si sono affacciati anche altri imprenditori – provenienti da settori diversi, costruttori, commercianti – che avevano delle riserve e che hanno iniziato a pensare dal punto di vista imprenditoriale vero e proprio. A questo punto – fine anni ‘80, primi anni ‘90 – non si tratta più di case isolate, ma di appartamentini a schiera.
Oggi il mercato è cambiato, Marina di Mancaversa non regge più. Si è passati da un turismo di massa ad un turismo qualificato, in cui si è ristretta la domanda e si è ampliata l’offerta. È un ragionamento che vale per tutto il paese, ma noi l’abbiamo accusato di più perché non ce ne siamo resi conto in tempo. L’attenzione alle propensioni del cliente non c’è stata e le situazioni di minor pregio come questa hanno iniziato a rimanere sfitte. 

Perché la gente dovrebbe venire a Mancaversa? 

L’ambiente non ha qualità, i servizi non ci sono, le case sono spoglie: un turista ci capita una volta e non torna più.
Oggi il Salento è di moda, ma ci sono dei luoghi che fanno da traino come Otranto, Lecce, o Gallipoli e altri come Mancaversa che fanno attrito. Il futuro di questo posto dipenderà molto dalle scelte che farà o meno l’Amministrazione. Il tessuto imprenditoriale a Taviano c’è, Mancaversa potrebbe svilupparsi a ridosso di Gallipoli. Ma nel turismo non tutto è alla portata degli imprenditori, serve la collaborazione delle Amministrazioni. Se sei inserito in un territorio povero, senza le dotazioni che per il turista oggi sono essenziali – le infrastrutture, i servizi – non puoi fare gran che.
Marina di Mancaversa, (Taviano, Lecce) è una declinazione costiera della dispersione insediativa che ha connotato negli ultimi decenni molti centri salentini: l’edificato più recente, a partire dalla strada litoranea, è penetrato nell'entroterra erodendo la piantata d’ulivo.
Un insediamento preesistente, contenuto tra questa strada e il mare, accoglieva fin dall’inizio del Novecento le case stagionali delle famiglie più abbienti di Taviano; la pratica della residenza estiva si è diffusa dal dopoguerra ed è esplosa come fenomeno di massa negli anni ‘60. Questi interessi hanno spinto verso un mercato dei suoli illegale e parallelo, a monte della litoranea, che ha avuto un forte incremento nel decennio successivo poiché permetteva margini di risparmio/guadagno maggiori. A fronte di una forte pressione sociale per residenze stagionali – il picco di edificazione risale agli anni ‘80 – la costruzione abusiva è stata tollerata e strumentalizzata dalle amministrazioni locali come veicolo di consenso.
La crescita è avvenuta senza un orientamento prevalente, tracciando strade bianche nella piantata d’ulivo e predisponendo cisterne e pozzi neri a perdere; la tipologia prevalente è quella del villino ad un piano, di superficie non superiore a 150 mq.
Tra il 1985 e il 1994 il Comune di Taviano ha ricevuto oltre 1000 richieste di concessione in sanatoria relative ad immobili alla Marina, solo in minima parte istruite dall’ufficio tecnico e ancora in gran parte incomplete.
Il Piano Regolatore, approvato nel 2001, ha preso atto della situazione a valle dei primi due condoni edilizi e ha previsto per la Marina solo interventi di ristrutturazione, senza nessuna possibilità di ampliamento. Oggi la situazione è bloccata, le opere di riqualificazione realizzate con i proventi della sanatoria sono ridottissime e il contesto volge in uno stato di generale degrado. Senza rete fognaria, la concentrazione estiva di 7000 persone provoca un picco di inquinamento della falda e un problema di smaltimento dei rifiuti tali da entrare in conflitto con la stessa vocazione balneare dell’insediamento.
A fronte di questo indebolimento della dimensione stagionale assistiamo a più limitati fenomeni di radicamento che rinforzano la popolazione residente durante tutto l’anno (circa 50 nuclei familiari): giovani coppie, pensionati che non trovano casa a Taviano e scelgono di necessità la Marina per i prezzi inferiori, e che iniziano ad esprimere una domanda di servizi oggi del tutto inesistenti. 

17 agosto 2011 
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Note:
* Estratto dal libro di Federico Zanfi, Città latenti, Bruno Mondadori, Milano, 2008.

11 commenti:

  1. "L’ambiente non ha qualità, i servizi non ci sono, le case sono spoglie: un turista ci capita una volta e non torna più."

    PAROLE SACROSANTE!!!!
    Che dire.....
    Queste cose le ribadisco da anni! I politici "importanti" affermano che sono il solito "guastatore" (alias rompicoglioni).
    Ho da tempo progettato un serio piano di "rivitalizzazione" del turismo locale.
    Mi sono spinto a garantire PERSONALMENTE (per il primo anno) il 100% di presenze in più...
    per poi aumentarle a dismisura...poichè le idee straordinarie ci sono!
    Ovvio che , dopo aver proposto per anni le mie idee come "bene comune"... potrei decidere di sfruttarle personalmente (i finti-politici capiscono soltanto QUESTO linguaggio!).
    Da decenni siamo in mani emeriti incapaci e senza fantasia.
    Ciao Carlo.

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  2. Carlo,
    non conosco il tuo operato.
    Ribadisco due concetti.
    Su questa ricerca:
    osservare i luoghi ‘locali’ non mediatici ci riserva spesso brutte sorprese che spesso gli autoctoni non ‘vedono’. Il lavoro di Federico Zanfi ha il merito di uscire fuori dalla mera denuncia indicando attraverso questi progetti di osservazione possibili usi o riusi. Serve una politica non biecamente ‘locale’ che sappia osservare senza fare finta di niente.

    Sul turismo:
    I turisti devono essere integrati con il senso civico della città e non considerati ‘cose’ da spennare.
    Perché pretendere l’arrivo dei turisti in luoghi che viviamo ‘quotidianamente’ male?
    Bisogna ripartire dal cittadino non dal turista.

    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  3. I fenomeni insediativi dispersi sono una realtà intrinseca ed antica dell'area Salentina, ma il tipo di urbanità che nell'ultimo 30ennio ha caratterizzato le fasce costiere della provincia di Lecce lascia molto perplessi. In genere, salvo che per i centri maggiori - Gallipoli ed Otranto - si tratta di una costellazione di seconde case che rimangono chiuse ed inutilizzate per circa 9 mesi all'anno. Non sono appartamentini, ma vere e proprie villette, molto spesso più grandi della prima casa in paese, perché al mare "lo spazio c'é e si deve stare larghi". Molte sono abusive. E continuano ad aumentare. Mi viene in mente la scena di un film, ambientato proprio nel Salento: "Stanno dappertutto, spuntano come i funghi!" nelle aree più impensate, dalle campagne, alle zone protette, alle zone demaniali.
    I costi collettivi della cementificazione sono elevatissimi e non facilmente gestibili. Il dissesto idrogeologico é preoccupante: ne é prova l'aumento dei fenomeni alluvionali come primo risultato tangibile che tutti, visti i possibili danni o quelli già subiti, riescono a comprendere. Ma la perforazione, come perdita costante e continuativa di coerenza fisica, tipologica ed estetica, é il prezzo altissimo che l'intero territorio sta pagando, di cui pochi in realtà si preoccupano. Il territorio si sta snaturando.

    Qualcuno direbbe che "Il momento é catartico". É il momento del boom. Il Salento va di moda, la domanda turistica cresce esponenzialmente. É un'importante occasione di crescita economica e sociale e dovrebbe rappresentare un'opportunità, un campo di studio e di sviluppo di un nuovo modello per tutto il Mezzogiorno. É anche un momento rischiosissimo, che se continuerà a venir gestito con le stesse modalità, creerà danni irrecuperabili: insomma viaggiamo ad alta velocità in direzione "Sardegna dei vip" (http://www3.lastampa.it/costume/sezioni/articolo/lstp/416319/), cioè esattamente verso il vecchio modello, un modello insostenibile!
    Piú turisti più case - con prezzi stellari - ma nessun adeguamento dei servizi. Molti si improvvisano imprenditori del settore: piovono B&B, agenzie per gli affitti stagionali, cordate di micro-investotori specializzati. Chi si é lanciato nel business Salento, si sta arricchendo. Ma a che prezzo? E sulle spalle di chi?
    Le nostre marine sono tuttora sprovviste di reti fognarie e di reti di approvvigionamento idrico capillare (ci sono solo le dorsali principali). La raccolta differenziata dei rifiuti viene interrotta nei mesi estivi (e vi farei vedere una bolletta TARSU!) e per i rimanenti nove mesi dell'anno viene ridotta ad un solo giorno la settimana!
    Le Pro-Loco rimangono nelle loro tende (si tende!) nella piazzetta principale. Le pagghiare/caseddhi, patrimonio storico architettonico (e culturale!) censito capillarmente, ma che - attenzione!! - come proprietari, non siete obbligati ad accatastare, salvo vogliate vendere (gasp!) - versano in stato di abbandono, o sono recuperate con interventi di ampliamento che la più inetta delle Soprintendenze dovrebbe bocciare. Le cappelle rurali, testimonianza antica del processo di urbanizzazione, vengono arbitrariamente abbattute per edificare villette, salvo poi dover ricostruire un falso storico quando si viene multati.
    Il problema non sono solo le case. Quanto siamo disposti ad inchinarci alle leggi di mercato o a far finta di ignorare i loschi affari che vengono fatti a spese del nostro territorio? Nel 2009, a Marina di Torre di Suda (Racale), cede una porzione di piazza Don Tonino Bello, portando alla luce la discarica abusiva di rifiuti speciali (prodotti dalla manifattura calzaturiera locale) su cui era stata costruita (http://www.iltaccoditalia.info/sito/index-a.asp?id=7356). Il tormentone dell'estate 2011 é invece localizzato sulla costa orientale, a Porto Miggiano (http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=29127).

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  4. La costruzione di un resort nel comparto 13, sta provocando crolli di costoni di roccia in una delle insenature più belle del Salento. Viene vietata la balneazione. Il TAR ha bloccato, con sentenza in aprile (http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=26858), qualsiasi ulteriore intervento da parte di Regione e Soprintendenza. Insomma, luoghi non luoghi, con legge da far west, dove il sistema clientelare e le collusioni purtroppo sono un fenomeno più che mai accentuato.
    Dice bene Vincenzo: "perché la gente dovrebbe venire a Mancaversa?" Beh se venite, vi scongiuro, venite automuniti. Il Salento come grande città: vero. Con obsoleta zonizzazione delle funzioni. A Mancaversa, o meglio, sull'asse Taviano-Racale-Alliste si dorme!

    Dove sono gli organi di controllo? Cosa fanno le amministrazioni? Quali sono le azioni mirate che potrebbero migliorare le nostre Marine? E chi le deve gestire?
    Non é mio compito esprimere un giudizio politico. Ma una precisazione é dovuta: le marine, e le fasce costiere in genere, interessate da fenomeni insediativi in espansione, non possono più essere considerate come latenti in corso di pianificazione urbanistica e gestione dei fondi. Pensare che una Marina funzioni a meraviglia, perché il programma estivo di eventi serali ha successo (situazione tipica del momento) lascia trapelare una miopia delle amministrazioni che fa venire i brividi. Le marine non sono dei "non luoghi": nel loro disordine, rappresentano delle vere e proprie emergenze territoriali. E l'emergenza va gestita. In maniera organica e costante.
    Siamo in una terra meravigliosa dalle innumerevoli potenzialità. Nel 2008, la provincia ha approvato il PTCP che, pur con i suoi pregi e difetti, é il primo piano territoriale che abbia fornito uno sguardo ampio ed olistico sulla situazione del Salento. É stato in grado di trasmettere una visione di sviluppo ed ha fornito spunti di analisi di grande spessore e decisamente innovativi rispetto alla pianificazione classica. Un piano contemporaneo.
    Il modello "spugna" rintracciato in questa occasione soprattutto per l'ambito mobilità é molto interessante e varrebbe la pena approfondirlo: perché non puntare davvero sulla rete? Perché non provare ragionare su sistemi territoriali capaci di mirare all'eccellenza e di creare una serie di layer a volte sovrapposti, comunque interdipendenti, gestiti primariamente dalla Provincia? La spugna é rimasto un concetto solo abbozzato. Forse perché l'organizzazione di fondo di questo strumento urbanistico in ambiti tematici quali mobilità, energia, ambiente naturale (VS) sistemi insediativi, economia non può funzionare nello specifico caso.
    Proprio per le caratteristiche intrinseche del territorio e per la commistione di attività senza soluzione di continuità, gli ambiti di analisi potrebbero (dovrebbero?) essere principalmente territoriali, per similitudini ambientali e morfologiche (fasce costiere, campagna, sistema serre, zone paludose, zone ad alta densità insediativa). Al loro interno interno si dovrebbero analizzare e pianificare i sistemi energia, mobilità, ambiente naturale ed ambiente costruito, economia, percorsi tematici. In questa maniera, già ad una prima schematizzazione del territorio, verrebbero fuori delle sovrapposizioni funzionali.

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  5. Bisogna puntare ad una strategia integrata di pianificazione e sfruttamento che sia in grado non solo di indicare le possibili modalità di espansione, ma anche e soprattutto di stabilire dei limiti che siano ragionevoli e comprensibili. É più che mai necessario muoversi in un'ottica unitaria, per la quale, i sistemi sovra menzionati vengano regolamentati come un tutt'uno e non come elementi distaccati e lontani che é meglio non riescano a vedersi e comunicare tra loro. É inoltre necessario mettere a punto dei sistemi di incentivazione che facciano capire ai cittadini (e questo non solo nel Salento) che contribuire alla gestione del territorio non é solo necessario ma anche produttivo.
    Una pianificazione fatta a partire dal basso per generare un quadro complessivo. Una pianificazione sostenibile, non solo dal punto di vista ambientale.
    Ed infine, bisogna trovare il modo per non far rimanere il PTCP un bel documento programmatico che 98 comuni "dovrebbero" recepire. 98 comuni sono d'altronde tantissimi! Sono passati già 3 anni dall'approvazione del piano. É il momento di fare il salto?

    Mi scuso per la lunghezza del commento...
    Saluti
    Enrica

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  6. Leggo Marina di Mancaversa, vedo Castelvolturno, tanto la qualità edilizia e i fenomeni di abusivismo sono gli stessi. Salvo, in Campania, il benestare della camorra e delle amministrazioni anche statali, visto che nel "Villaggio Coppola" c'erano un commissariato ed il comando dei VV.UU. di Castelvolturno, come un miraggio in una città che non dovrebbe esistere. Eppure le differenze ci sono: qui, in Campania, la camorra e gli affari, hanno fatto tutto quello che la politica non ha mai fatto. L'unico approdo turistico della provincia di Caserta è abusivo, la costa non è mai stata utilizzata a fini turistici o ambientali, anzi, per tutelare quel poco di pineta e dune costiere che erano rimaste, ci si è dovuti letteralmente "inventare" due riserve naturali. Castelvolturno, ma anche Mondragone che tutto sommato, non ha un vero lungomare, sono diventate le spiagge dei "vip poveri" napoletani cioè dei neomelodici e dei loro fan, con tutta la sottocultura che si portano dietro. Il tutto su una costa bellissima e sabbiosa e con un territorio bellissimo alle spalle.

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  7. Parte I

    Enrica,
    interessanti le tue osservazioni, spero anch’io che il PTCP non resti un bel documento.
    Vorrei riportare il finale di una critica apparsa sul manifesto (4 marzo 2009) al Libro di Federico Zanfi a cura di Agostino Petrillo: «Se alcuni dei suggerimenti della parte progettuale tratteggiata da Zanfi hanno una loro indubbia validità «provvisoria» e offrono un contributo interessante alla soluzione di problemi specifici, è la visione d'insieme che non soddisfa del tutto. Non si può sfuggire alla sensazione che il problema venga in queste pagine delineato con un atteggiamento che rivela una sorta di rassegnazione di fronte ad uno stato di fatto, ma che nel complesso elude un'analisi di fondo. Qual è il rapporto tra i poteri e il loro esercizio sul territorio nella modernità tarda o «avanzata»? Perché l'abusivismo è per esempio stato storicamente pressoché assente lì dove vi era la presenza di poteri «forti» e socialmente radicati a «mettere in forma» i territori? E, ultima considerazione, ha senso concentrare la propria attenzione su quanto rimane di quel determinato ciclo di «città informale» e lasciare alle politiche degli sgomberi e della distruzione sistematica l'altro autocostruito, quello di recente fioritura delle baracche e degli slums di casa nostra?»

    Vedi qui

    E vorrei associarlo con questa frase di Stefano Boeri (intervista su radio tre): « [Questo modello antiurbano] nasce anche con delle forme di rappresentanza politica, io non dimenticato mai come in fondo la Brianza - che è questa grande regione della piccola media impresa del mobile a nord di Milano, che è stata il grande luogo di potenziamento di sviluppo di questa città diffusa - è anche il luogo dove nasce i fenomeno 'Forza Italia' dove in fondo Berlusconi racconta un modo di vita che nasce dalla villetta, dal rapporto con la televisione, con grande utilizzo del territorio in automobile e con la Standa i grandi centri commerciali quello è uno stile di vita che alla fine degli anni 80' inizio anni 90' diventa molto forte, diventa molto importante. E non dimentico che l'altra grande regione di città diffusa a nord di Milano è quella della strada Legnano-Gallarate-Varese dove nasce il fenomeno della Lega.
    Quindi ci sono stati anche delle forze politiche che hanno fatto egemonia. Raccontando anche dei bisogni che sono dei bisogni più che comprensibili, di autonomia, d’imprenditorialità diffusa, di vivacità e attenzione alla libera professione sono cose che sono state importanti.
    Oggi queste cose però fanno i conti con il fatto che queste politiche non si sono mai occupate di salvare il bene comune, di salvare gli spazi collettivi, di salvare i servizi per i bambini, i servizi per gli anziani e oggi chi vive in quelle aree, vive male».

    Vedi qui

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  8. Parte II

    Petrillo fa una critica fuori contesto, poiché lo studio di Federico Zanfi ha una valenza ‘progettuale’ (da non sottovalutare) e non si limita semplicemente ad uno studio ‘storico-critico’.
    Federico Zanfi invita ad un progetto 'senza slogan' per questi territori/città indifferenti alle leggi o se vuoi al senso urbano.
    Un progetto non di denuncia tout court né di 'estetizzazione' ma di 'città' quindi di 'urbanità'.
    Concetto speculare all'esternazioni di Stefano Boeri e alla sua tesi di 'anticittà' del nord (ma senza lo slogan più concreto nei suggerimenti progettuali).
    Sia al nord (più o meno legalmente) sia al sud (spesso illegalmente) vi è stato un colpevole silenzio sui temi del bene comune.
    Abbiamo dal nord al sud con 'caratteri' diversi (non vi è unicum visivo/abitativo) una cultura di non 'senso civico'. Quest’identità ‘edilizia’ è da cambiare partendo dai suoi fondamenti ‘sociali’.
    Bisognerebbe partire dalla politica - meglio polis – dal senso urbano basilare.

    Saluti,
    Salvatore D'Agostino

    RispondiElimina
  9. Francesco,
    sono d’accordo con te ‘abusivismo’ è una parola contenitore, il nostro territorio ha diversi tipi di A-B USO (di cose/case/città A che si trasformano in B e che semplicemente sono usate e non abusate nella cultura dell’abitante del luogo, sia esso stanziale o di passaggio).
    A proposito dei neomelodici ti suggerisco di leggere il libro 'SS 18' di Mauro Minervino (ne parlerò presto su WA).
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  10. Un abaco come quello sviluppato in questa serie tematica a partire dalla pubblicazione di Zanfi era quanto mai necessario per fornire una visione di determinate realtà. E penso che una denuncia sia sempre ben lontana dalla rassegnazione.
    Sono anche d'accordo che riferirsi all'Abusivismo in sola accezione negativa del termine, sia piú che mai obsoleto in un paese come l'Italia, dove da nord a sud, se pure con tempistiche e modalità diverse, l'Abusivismo ha portato al consolidamento di forme di urbanizazzione che non possono piú definirsi secondarie o superflue.
    Il titolo A-B Uso racchiude quindi un approccio totalmente diverso al tema e indica un processo costruttivo molto importante. Quello che, come Salvatore giustamente sottolinea per Zanfi, "invita ad un progetto 'senza slogan' per questi territori/città indifferenti alle leggi o se vuoi al senso urbano".

    Partire dalla Polis é un modo possibile per fare dei passi in avanti. Polis dovrebbe peró essere piú uno strumento da (RE-)implementare, piuttosto che solo un concetto di partenza.

    A proposito di pratiche di gestione e fruizione del territorio e dello strumento Polis, vi segnalo l'articolo di Matteo Greco "La desktopizzazione del mare" pubblicato su Semiotica Viva:
    http://www.semioticaviva.com/consumi/la-desktopizzazione-del-mare-forme-di-valorizzazione-di-un-territorio-turistico/695
    Trovo offra un ulteriore importante contributo.

    Saluti
    Enrica Longo

    RispondiElimina
  11. Enrica,
    grazie del link, offre molti spunti.

    Cito un passo: «Dominare il panorama dal proprio lettino, nelle strutture recettive più efficienti, basta, evidentemente, a significare il proprio essere in un luogo: nel momento in cui si offre allo sguardo il paesaggio è catturato, e non importa se, all’interno dei resort, non sarà possibile cogliere il paesaggio umano, popolato di mille dialetti ed espressioni colorite, dei salentini che popolano le coste; non importa se non si potrà raccontare, al ritorno dal viaggio, di qualche scoglio nascosto conosciuto per caso, di un pesce variopinto ammirato durante un’ escursione. Il mare è lì, di fronte al turista, che, steso sul lettino, mantiene sempre alcuni metri quadri di spazio libero attorno a lui, come fosse ancora nel suo appartamento cittadino».

    Questo tema è stato affrontato nella prima Festarch del 2009 a Cagliari.
    Il titolo era ‘Turismo planetario’ non a caso la sede fu la Sardegna (da qualche mese – ahimè – il sito è stato dismesso conteneva tutti gli interventi video).

    I fenomeni locali, a causa della ‘desktopizzazione del mondo’ hanno più che mai bisogno di un’attenzione attenta e non superficiale.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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