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15 settembre 2009

0045 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Archinlab di Maurizio Caudullo

Salvatore D’Agostino:
  • Qual è l’architetto noto che apprezzi e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?
Qui l’articolo introduttivo



Archinlab di Maurizio Caudullo

1 - Paolo Soleri.
A mio parere uno dei più “attuali” e non perché da un po' di tempo a questa parte, una certa sfera mediatica ha sfiorato la sua figura.
Dico Paolo Soleri perché ha sempre creduto in un'idea di architettura “diversa”, incurante della gloria che molte occasioni avrebbero potuto procurargli.
Soleri frequenta lo studio di F.L. Wright, ma si discosta dall’aura del maestro, pur riconoscendone l’ampia genialità.
Non costruisce nemmeno l’un percento di quanto fece il maestro di Taliesin, ma con le poche realizzazioni ho portato avanti un modello nuovo di architettura, che fonda nell’uomo le proprie radici, facendolo convergere con concetti sociali, psicologici ed ecologici.
Conia il concetto di Arcologia, un “concetto organico”, tornando quasi ad uno stadio primordiale di architettura, cercando di avere uno sfruttamento ecologico del luogo. Pensa a fitti ecosistemi urbani creati dall’uomo alla ricerca continua di un equilibrio con la natura, della quale ne studia e ne comprende la struttura.
Resta continuamente aperto all’aspetto tecnologico, cioè a tutti i processi evolutivi a cui l’uomo si sottopone.
In Arcosanti, Paolo Soleri riesce a creare questi sistemi, riuscendo a realizzare ciò che Yona Friedman definisce utopie Realizzabili.
Ma per capire Soleri, non bastano poche righe, bisognerebbe leggere quanto è riportato nei suoi quaderni, ed ammirare gli innumerevoli progetti riproposti sui suoi sketchbooks.

2 - Giuseppe Parito.
Giovane architetto catanese, socio fondatore dello studio associato Monoarchitetti.
Non conosco personalmente Giuseppe Parito, ma una certa curiosità verso la sua opera mi è sopraggiunta anche dopo che, quasi per caso ne sentii parlare da Roberto Zappalà nel corso di una lezione tenuta presso Scenario Pubblico a degli studenti catanesi. Zappalà non si occupa di architettura, bensì di danza. Lui lo spazio lo “configura” a modo suo. Nel corso della discussione, ci parlò di Parito con una certa ammirazione e rispetto sottolineandone un’idea di architettura aperta a contaminazioni provenienti da altre arti e di come lo stesso Parito partecipò con una certa “devozione” alla creazione di Scenario Pubblico, diventandone poi Art Director.
Ma al di là della conoscenza personale, quando si parla di architettura, bisogna principalmente focalizzare l’analisi sulle realizzazioni, dove la cura del dettaglio, della praticità e del “valore aggiunto”, la fanno da padrone.
Un’architettura che si fonda su una cultura situazionista, ricercando negli aspetti del sociale e realizzando per l’uomo lo spazio nel quale potersi esprimere.

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