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17 gennaio 2011

0012 [A-B USO] Salvatore Gozzo | Comiso

Comiso (Ragusa) offre una situazione urbanistica comune a molte città medie dell’entroterra siciliano. 
Un Programma di Fabbricazione (1971) è stato per oltre tre decenni l’unico strumento urbanistico, scontando difficoltà nel governo dell’espansione urbana per un fisiologico invecchiamento e per un’intrinseca rigidezza. La pianura a Nord del centro consolidato otto-novecentesco è stata l’unica possibile direzione di crescita per la città, contenuta a Est e a Ovest dal fiume Ippari e dal costone dei monti Iblei. Lungo questa direttrice le previsioni edificatorie del P.D.F. si sono precocemente esaurite – Comiso presenta un trend demografico debolmente positivo e mai interrotto dal 1951 – e la nuova edificazione negli anni ‘70 e ‘80 si è sviluppata in modo abusivo, perdendo compattezza e disperdendosi nella campagna.
Questa espansione periferica interessa palazzine a schiera organizzate su 2-3 livelli, generalmente con il garage e l’alloggio per una famiglia al piano terra e due alloggi per i figli ai piani superiori.
Morfologicamente l’espansione abusiva ha rispettato le principali direzioni di crescita individuate dal P.D.F., per cui assistiamo ad un tessuto urbano piuttosto regolare, in cui le lottizzazioni individuali sono servite da strade in continuità con la maglia della città consolidata adiacente.
Il nuovo Piano Regolatore – iniziato negli anni Ottanta e approvato nel 2000 – ha recepito queste espansioni considerandole come aree B di completamento e come aree C di espansione a seconda del loro grado di compattezza, rilevando il deficit di attrezzature collettive (Comiso alla data di adozione del P.R.G. possedeva, in superficie, meno del 50% delle aree destinate a servizi previste per decreto) e compiendo abbondanti previsioni di adeguamento.
I lotti non edificati sono stati vincolati per dotazioni pubbliche e si è previsto un grande asse attrezzato abbinato ad una circonvallazione, che con un disegno ad arco ambirebbe a ricondurre ad una forma finita la crescita sfrangiata della periferia Nord.
All’oggi molte aree destinate a servizi sono già state espropriate, ma la difficoltà di reperimento delle risorse necessarie per realizzarle fa sì che tali superfici restino vuote: in molti comparti il costruito realizzato abusivamente ha già esaurito la volumetria ammissibile secondo il P.R.G., per cui tali tessuti non possono esser edificati ulteriormente e restano in attesa di una configurazione risolutiva.

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Cristina è una studentessa e abita con i genitori.
Tutte le case che vedete qui intorno sono sorte 20 anni fa, più o meno quando sono nata io, in mezzo a piantate di ulivi e mandorli, senza strade. Noi abbiamo fatto come tante altre famiglie che sono venute qui, si sono comprate un lotto e si sono costruite abusivamente la casa, perché le case del centro erano piccolissime e vecchie.
Oggi tutte le palazzine qui intorno sono condonate e il Comune ha anche portato le strade e tutti i servizi. Ma all’inizio non era così, non c’era la strada e l’acqua dovevamo sempre prenderla dal pozzo che c’è in giardino.
Il lotto qui a fianco alla nostra casa è bloccato, perché la volumetria che era possibile realizzare in questa zona è già stata esaurita dalle costruzioni esistenti e chi ha un terreno libero non può più farci la sua casa. Da qualche anno è subentrato il Comune, che ha espropriato i lotti ancora vuoti e li ha destinati a parcheggi, a piazzette, ma per ora sono solo lotti abbandonati, qualcuno li usa come discarica. È un po’ desolato, di notte soprattutto, non sembra di stare in città.
Le case qui attorno sono tutte simili, sotto c’è il garage e ci vivono i genitori, e sopra c’è lo spazio per gli appartamenti dei figli. Siamo ancora molto legati a questo modello di famiglia. Qui di fianco ad esempio vive anche la sorella di mia madre con i cugini, e con lei abita la nonna. Noi per il momento viviamo tutti insieme al piano terra, i due piani di sopra li abbiamo finiti, ma sono ancora vuoti. Ci sarebbero due appartamenti per me e per mio fratello, che è più piccolo.
Io studio all’università a Ragusa, mi sposto ogni giorno, per adesso è una situazione che va bene perché in questa casa abbiamo tutti i comfort. Ma non ti posso dire che resterò a vivere qui, a me questo contesto non piace. Mi piacerebbe piuttosto andare in centro, oppure prendere una casetta indipendente. Mia madre mi dice che il comfort e gli spazi che hai in una casa così non li puoi avere se vai in centro, e ha ragione. Ma a me interessa anche il contesto, mi piace scendere giù in strada e trovare dei negozi e dei posti dove stare.
Molte palazzine in questa zona della città hanno gli appartamenti per i figli ai piani superiori che sono vuoti. Questo capita perché i ragazzi di oggi si sposano tardi e stanno più a lungo in casa con i genitori, o perché sono andati a studiare fuori e restano a vivere altrove. Ma anche perché hanno scelto di abitare in altre zone di Comiso e in altri tipi di case.

17 gennaio 2011
Intersezioni --->A-B USO


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Note: 
* Estratto dal libro di Federico Zanfi, Città latenti, Bruno Mondadori, Milano, 2008. Le fotografie sono state integrate e riviste.

6 commenti:

  1. Sono un comisano che manca da Comiso praticamente da 40 anni.

    Ho visto le immagini a corredo dell'articolo e sono rimasto dispiaciuto.

    Se potessero tornare, chissà che cosa penserebbero i conti Naselli e gli amministratori che presiedettero alla ricostruzione dopo il terribile terremoto del 1693!.

    Biagio

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  2. Biagio,
    scusi la schiettezza io vorrei conoscere il pensiero dei comisani di oggi.
    Ovvero, quelli che abitano questi luoghi.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  3. Molto interessante, non si trova spesso un'analisi della situazione urbanistica di Comiso.

    Bel lavoro

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  4. Comiso News,
    mi piacerebbe conoscere il vostro pensiero su questo tipo di analisi.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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  5. Sembra fatta bene, si potrebbe proporre al Comune un piano per la rinascita di queste aree, evitando di fare piazzette magari...

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  6. Comiso news,
    t’invito a leggere l’intervista qui---> http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2011/01/0013-b-uso-la-citta-latente-di-federico.html
    Poiché queste foto sono pubblicate in un libro ‘Città latenti’ dove si suggeriscono strategie operative.
    Magari si potrebbe cambiare la ‘visione edile’ in queste lande del sud estremo (sono anch’io siciliano).
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

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