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11 novembre 2015

Note sulla mostra Paesaggi ibridi di Atelier Crilo

di Salvatore D'Agostino

   Lo sviluppo continuo delle tecnologie oggi affronta sfide immaginate, solo qualche decennio fa, dagli scrittori di fantascienza: mentre la sonda spaziale della Nasa Kepler, di recente, ha scoperto Kepler 452b, un pianeta simile alla terra, gli scienziati dell’acceleratore di particelle del CERN di Ginevra, stanno cercando di scoprire l’origine del nostro pianeta verificando le teorie del bosone di Higgs. Se la prima ricerca tenta di scoprire nuovi mondi, la seconda si concentra sull'origine del mondo; entrambe inseguono due linee di tempo differenti e opposte: il futuro e il passato.

   Sin dall'inizio della civiltà, queste antitetiche spinte temporali, futuro e passato, convivono nello sviluppo quotidiano delle tecnologie cercando di rispondere a domande semplici: chi siamo? da dove veniamo? cosa ci sarà domani? Per capire meglio questo strano inghippo temporale immaginiamo di utilizzare un qualsiasi software di disegno, e in pochi passaggi, anche da non esperti disegnatori, ci accorgiamo che gli sforzi degli sviluppatori del programma si concentrano su due aspetti principali: elaborare nuove gamme disegnative e riportare tutta la tavolozza espressiva del passato in digitale. Ogni tecnica disegnativa per tradizione - intesa nel suo significato latino di tradere che vuol dire tramandare - è tramandata nel software. Futuro e passato presenti in un solo programma.

   In architettura, queste opposte spinte temporali si ritrovano sia nel campo del disegno sia nei materiali da costruzione, ad esempio alla fine del quattrocento, l’invenzione della tecnica di rappresentazione prospettica e la riscoperta delle architetture del passato, sia greche sia romane, ha generato il linguaggio del rinascimento; come l’invenzione del cemento armato ha regalato agli architetti una nuova spazialità che, per osmosi, ha dato vita al movimento moderno. Ogni evoluzione tecnica ha offerto e offre all'architetto nuove grammatiche espressive, il passato si tramanda nell'inarrestabile futuro. I due tempi non sono scindibili, sono informazioni genetiche del pensiero umano che costituiscono il DNA di partenza di ogni civiltà. 

   Il dibattito massmediatico sull'aspetto del recente sviluppo delle tecniche di disegno nel campo dell’architettura, spesso riduce l’immaginario dell’architettura ad una disputa tra i fautori del futuro da una parte, tra cui Patrik Schumacher, per il quale il disegno a mano è morto poiché i progettisti di oggi invece di disegnare delle linee inerti con un righello sulla carta, stanno allestendo sistemi parametrici1, e i fautori del passato dall'altra, tra cui Michael Graves, il quale sostiene che in un disegno eseguito a mano, sia esso su una tavoletta elettronica o su un foglio di carta, ci sono intonazioni, tracce di pensiero e ragionamenti che non possiamo ritrovare in una progettazione parametrica, il processo lineare del disegno assistito non contiene le emozioni di un disegno a mano libera, concludendo: «un disegno a mano libera ci rende veramente vivi2 Il dibattito passato futuro s’impernia sulle qualità passate e future delle matite, confondendo la matita con l’architettura. L'architettura prima di essere costruita è sempre disegnata e, indipendentemente dalle matite usate, vive nel virtuale o visualizzata per mezzo dei plastici, modelli, stampe tridimensionali o vive in Flatlandia, ovvero rappresentata su supporti bidimensionali sia su carta sia su schermo. L’architetto non può fare a meno del disegno per comunicare l’idea virtuale al committente e il processo costruttivo alle varie maestranze.

«Il disegno nell'architettura – scrive Maurizio Sacripanti in un breve saggio sul disegnoè un mezzo tecnico attraverso il quale descrivere un pensiero che già a priori è “costruttivo” e che nella sua fase realizzativa si definirà concretamente.» La perizia disegnativa, riprendendo il termine di Sacripanti, è uno strumento per visualizzare un’idea costruttiva di architettura, un mezzo tecnico che è in continua evoluzione: ai pigmenti naturali, i pittori nei secoli, hanno sovrapposto quelli artificiali e oggi quelli elettrici digitali. Ogni pigmento ideato, durante questa fase evolutiva, ha offerto un mezzo diverso di dipingere. Nella realtà ogni nuova tecnica ha introdotto nuove grammatiche espressive. Nell'elaborare un disegno di architettura non esiste un mezzo disegnativo standard, adatto per tutti, ogni architetto o gruppo di architetti, usa la propria matita la cui grafite può essere naturale, artificiale, elettrica o, alternativamente, tutte quante ai fini del processo ideativo. Le tecniche disegnative del passato non sono mai state escluse dal processo creativo dell’architetto, anzi oggi è vero il contrario, c'è un interesse per la qualità ideativa dei disegni a mano che sta generando nuove opportunità per l’architettura, come scrive Helen Castle in un recente volume tematico su Architectural Design. Nell'editoriale, Helen Castle, si preoccupa di chiarire al lettore che il numero speciale della rivista, dedicato a Lebbeus Woods, non è un revival sul disegno a mano poiché è una tecnica mai morta, anzi, è molto viva dato che c'è un rinnovato entusiasmo per la spontaneità del disegno a mano, che porta a numerose combinazioni generando diversi ibridi tra mano e computer. Ibridi che prefigurano nuovi scenari di architettura.

L’architetto che ibrida il proprio disegno unendo a queste tecniche di rappresentazione quelle utilizzate in passato non lo fa per melanconia, per gusto del tradizionale, per estetica vintage o perché è un hipster, viceversa perché ricerca nuove potenzialità espressive, definendo altri protocolli per l’architettura. Tra i tanti sperimentatori di queste tecniche ibride, come promemoria, vanno ricordati: i taccuini del coerano Hoon Moon, che raccolgono centinaia di progetti di fantasia che, a suo parere potrebbero essere realizzati, tracce di questi disegni li ritroviamo nelle sue architetture che sembrano essere uscite dalle tavole dei fumettisti; la ricerca dello statunitense Perry Kulper sulla rappresentazione e le varie metodologie offre nuovi inaspettati immaginari architettonici; la libertà del disegno a mano con la precisione del computer sono, infine, alla base dello studio del londinese Tom Noonan che utilizza la duplice espressività dei disegni ibridi per analizzare il paesaggio, tecniche che gli permettono di visualizzare il paesaggio a due velocità - landscape two-speed.

Tra gli innovatori delle tecniche di disegno ibrido, in Italia si distingue il lavoro dell’Atelier Crilo, duo di architetti nato nel 2010, che utilizza nel processo di rappresentazione discipline e contributi diversi come digital painting, modellazione 3D, disegno su carta, acquerello. Ibridi disegnativi usati come mezzo per trovare scoprire, dal greco heurískein, nuove spazialità architettoniche. Il disegno dell’Atelier Crilo, nella prima fase, è un mezzo d'indagine intuitivo. Nella seconda fase attua un rigoroso controllo delle caratteristiche tecniche e costruttive per verificare se l’architettura disegnata sia coerente con la fattibilità degli spazi. La dualità espressiva tra il disegno a mano e quello al computer crea nuovi paesaggi. L’innovazione di questo scarto grammaticale che l’Atelier Crilo sta operando nel campo dell’architettura è il tema della mostra Paesaggi ibridi, mostra creata per lo spazio espositivo catanese di SicilCima, il cui titolo sintetizza il processo creativo dell’Atelier Crilo, l’uso ibrido del disegno che ridefinisce il concetto di paesaggio, per sua natura non è mai statico ma soggetto a infinite ibridazioni tra il passato paesaggio e il futuro paesaggio.

I paesaggi ibridi dell’Atelier Crilo sono paesaggi immaginifici che speculano, con ironia, su alcuni temi controversi dell’architettura degli ultimi anni: lo sviluppo intensivo, anche in un periodo di forte recessione economica, dell’architettura verticale dei paesaggi metropolitani del pianeta terra Eva Concept Tower, Atreo Skyscraper, Beijing Filter Tower; spazi non edificati in città densamente edificate Arsia Infiltration Building; ruderi dentro la città di edifici che hanno dismesso da poco il proprio ciclo economico Mark Infiltration Building; la fascinazione per le case isolate ad alto valore estetico ed economico Mo-Nei House, Vi House e Oteiza House. Una sequenza che merita uno sguardo attento, e non solo estetico, per scoprire le storie che l’Atelier Crilo dissimula.

11 novembre 2015
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La mostra inaugura un programma di eventi culturali nati sotto la direzione artistica di Salvatore Gozzo per lo spazio espositivo catanese #VialeAfrica42 di SicilCima e sarà visibile fino al sei dicembre.

Tutti i giorni 17:00 – 20:00 e domenica su appuntamento
SicilCima - Viale Africa 42, Catania
Per informazioni o richieste: Tel. 392.9169493 - comunicazione@sicilcima.it

Note al testo: 
1 lecture: Parametric Order—21st Century Architectural Order, febbraio 2012 all’Havard University*
2 Michael Graves, Architecture and the Lost Art of Drawing, New York Time, 1 settembre 2012*

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