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16 marzo 2009

0023 [MONDOBLOG] Byte di cemento

di Salvatore D'Agostino

Una conversazione con Diego Lama, autore del blog Byte di cemento.

Salvatore D’Agostino
Secondo il giornalista e blogger Nicholas Carr:

 «Anche se ci sono molti blog validi, mi sembra difficile sostenere che oggi esista ancora una blogosfera. Quel mondo vasto, incontenibile e intimo in cui gli autori condividevano osservazioni, pensieri e discussioni fuori dal circuito dei mezzi d'informazioni tradizionali».1 
L'idea che i blogger sarebbero diventati un'alternativa all'informazione si è rilevata un'ingenuità, perché il sistema dell'informazione sta inglobando i blog/blogger. Recentemente anche il Corriere del Mezzogiorno ha aperto una sezione dedicata ai blog (segnalo 'Scuola di paesologia' di Franco Arminio) dove il 24 novembre 2008 nasce il tuo 'Byte di cemento'.

Diego Lama
L'inglobazione da parte del sistema dell'informazione del blog/blogger è un fenomeno curioso che rientra in un fenomeno più vasto: i giornali inglobano sempre più immagini, box, grafici, allegati, dischi, libri, fumetti, oggetti, rubriche, vendono oggetti in rete e si espandono in televisione, su radio, su internet. Prima il sistema dell'informazione era potente, oggi è mostruoso e i blog sono un suo microscopico frammento. 


Leggendo i tuoi asciutti e non retorici post/articoli s’intravede una Napoli in lotta tra le vicende interventiste mediatiche e la realtà occultata dalla cronaca. Una Napoli ‘immobile’, ‘strategica’, ‘recintata’, ‘pseudo rinascimentale’, ‘violentata nel suo territorio’. 

...un paradiso abitato da diavoli...
«Giustizia è fatta. Abbiamo sempre sostenuto che a causare il crollo dell'edificio non fu il terremoto, ma che la tragedia fu determinata dalla mano dell'uomo. Oggi ci hanno detto chi ha ammazzato i nostri cari».2 
Queste sono state le considerazioni di Antonio Morelli, presidente del comitato vittime di San Giuliano. Tra i condannati c'è il sindaco che ha firmato il progetto nonché il padre di una bambina morte il 30 ottobre 2002 sotto le macerie della scuola insieme a 27 compagni/e e la maestra.
Un padre uccide la figlia per approssimazione e imperizia ed è stridente con l'orgoglio manifestato dal presidente dell'associazione Nazionale Costruttori Edili che festeggia per il nono anno consecutivo la crescita del settore (rapporto congiunturale del maggio 2008).3

Sono personalmente favorevole al boom edilizio (ma c'è davvero? dove?): lo sviluppo edilizio non è necessariamente distruzione o imbruttimento del territorio. Però non riesco a capire cosa c'entra la tragedia di San Giuliano (con i suoi errori, il suo dolore, la sua unicità), cosa c'entra con il mondo dell'edilizia e dell'architettura?

Io non credo che il caso San Giuliano sia isolato, resto sempre un po’ perplesso davanti a incidenti annunciati, molta della nostra recente edilizia è precaria, costruita per inerzia, nel tentativo di massimizzare i profitti e sgravando gli extra (compiacenze clientelari/partitiche) a discapito della qualità edilizia. Qualità da intendersi nel suo significato basico: una struttura che non crei pericolo.
In quest’ultimo ventennio di vittorie quantitative edilizie, l’architetto sembra aver abbandonato il campo più vivo e importante ‘l’abitazione dell’uomo’ e il ‘progetto della città’, nascondendosi dietro le patinate vicende dell’architettura d’eccellenza, spesso con ottimi risultati non solo formali, ma estranei alle necessità edilizie che erano richieste in quel periodo.
Credo che l’architetto debba riflettere su quest’Italia autocostruita posticcia/pasticciata, perché osservandola meglio è l’Italia più vera e genuina, spesso maldestramente ingenua, come nel caso di San Giuliano.
Non credi?

L'Italia posticcia e pasticciona è certamente interessante, non abbiamo ancora gli strumenti culturali per rifletterci senza commettere errori, semplificazioni, valutazioni sbagliate. L'architettura napoletana degli anni '60, per decenni considerata l'emblema dello scempio edilizio partenopeo, oggi - dopo più di mezzo secolo - comincia a essere rivalutata: non era tutta spazzatura. 

Che cos'è o che cos'è stata la rivista Ventre? 

Dal 1995 al 1997 a Napoli, l’associazione culturale Ventre fondò, stampò e distribuì a livello nazionale (prima con Diest di Torino e poi con Joo di Milano) la rivista di architettura Ventre (formato 420x300, grafica underground, prezzo molto basso) che conteneva ciò che nessun allora pubblicava: solo opere di giovani architetti (under 30) o materiale proveniente dagli Usa o dall’Europa e mai arrivato in Italia (ad esempio Neil Denari, Lebbeus Woods, Greg Lynn), nuove tendenze (a volte lanciate direttamente sulle sue pagine e riprese da altre riviste), contaminazioni mediante altre discipline (comics, cinema, letteratura). Per i testi veniva utilizzato un linguaggio diverso da quello solito (soprattutto per una rivista di architettura): scrittura diretta, apparentemente ingenua (pur ospitando firme prestigiose: Niccolò Ammanniti, Isabella Santacroce, Tiziano Scarpa, Gaetano Cappelli), senza pretenziosi intellettualismi, molto corrosiva, a volte irruente, irritante, attenta, vigile (il nostro modello era Il Male o Cuore, volevamo fare il Cuore dell’architettura, poi divenne il Ventre). La rivista ironizzava e ridicolizzava le accademie, gli ordini professionali, le amministrazioni pubbliche, le soprintendenze e il mondo dell’editoria, ponendosi per scelta all’opposizione, dalla parte degli studenti e dei giovani architetti scontenti, che divennero i maggiori acquirenti del periodico. 

Uno degli aspetti più interessanti fu che per Ventre (la prima rivista cartacea di architettura in Italia ad andare su Internet con testi e immagini) si dispiegò una straordinaria rete sul territorio nazionale: ben presto nacquero redazioni succursali a Milano, Roma, Palermo, Torino, Venezia, Bari, New York, Parigi, Oporto, Tokyo trascinando dentro intere redazioni di altre riviste diffuse solo a livello cittadino o regionale (Tracce, La piega, Formato, Integra, Archipendolo e molte altre…). In ciascuna di queste città vennero organizzati incontri e feste per promuovere Ventre e per recuperare idee e allargare la griglia, creando interessanti sinergie con altri gruppi operanti in Italia (Stalker, A12 , SaR, LSB, Cliostraat , 5+1, Elastico e altri…) e calamitando un gruppo sempre più grande (e sempre più ingestibile) di persone attorno al progetto.

Con il passare degli anni (variato il mondo editoriale) anche Ventre è mutata. Oggi non pubblica progetti ma ciò che c’è alle spalle dell’architettura, astrazioni, concetti, modelli, idee, anche le più strambe o le più contestabili, capaci comunque di suscitare curiosità e dibattito. La rivista, molto attenta alla grafica, alle immagini (ma non per forza progetti visto che i progetti sono ben pubblicati da altri) e ai testi, stuzzica i giovani architetti a pensare.
Per ventre negli ultimi anni hanno scritto: Zygmunt Bauman, Jean-Luc Nancy, O. M. Ungers, Luigi Prestinenza Puglisi, Alejandro Jodorowsky, Olivier Razac, Roberto Alajmo, Félix de Azùa, Antonio Franchini, Giovanni Arduino, Piero Meldini, Edoardo Albinati, Efraim Medina Reyes, James G. Ballard, Rick Moody, Xu Kun, Richard House, Gabriele Frasca, Gabriele Pedullà, Mosè Ricci, Marco Biraghi, Gabriele Basilico.
 

Ventre sembra anticipare Domus e soprattutto Abitare della gestione Boeri. La multidisciplinarietà nel recente libro di Vittorio Gregotti 'Contro la fine dell'architettura' è una delle cause dell’incoerenza dell’architettura contemporanea.
È importante un dialogo del mondo dell'architettura con le altre discipline?

Il dialogo con le altre discipline è vitale per l'architettura, ma non penso a discipline 'elevate' come letteratura, cinema, musica, arte. Penso che l'architettura può trarre idee e linfa vitale dalla televisione, dai comics, da facebook, dai writer, dai cosplayer, dall'urban climbing.
«Attraversando l'agro aversano sembra di avere sotto gli occhi una sorta di catalogo di sintesi di tutti gli stili architettonici degli ultimi trent'anni. Le ville più imponenti dei costruttori e dei proprietari terrieri tracciano il modello per i villini degli impiegati e commercianti. Se le prime troneggiano su quattro colonnati dorici di cemento armato, le seconde ne avranno due e le colonne saranno alte la metà. Il gioco all'imitazione fa sì che il territorio si dissemini di agglomerati di ville che gareggiano in imponenza, complessità e inviolabilità in una ricerca di stranezze e singolarità, come per esempio farsi riprodurre le linee di un quadro di Mondrian sulla cancellata esterna».4
  • Gennaro McKay: villa in legno stile dacia russa situata in via Limitone d'Arzano a Secondigliano;5
  • Cosimo Di Lauro: elegante masseria del Settecento, ristrutturata come una villa pompeiana in via Cupa dell'Arco a Secondigliano;6
  • Antonio Iovine: villa in stile liberty a San Cipriano;7
  • Michele Zagaria: complesso edilizio con al posto del tetto una cupola di vetro per permettere alla luce di entrare e alimentare la crescita di un enorme albero che troneggia al centro del salone tra San Cipriano e Casapesenna;8
  • Walter Schiavone: aveva chiesto al suo architetto di costruirgli una villa identica a quella del gangster cubano a Miami, Tony Montana, in Scarface a via Cecco Angiolieri Casal di Principe;9
  • Augusto La Torre: tenuta progettata come la villa di Tiberio in Zona Ariana di Gaeta.10
...la camorra è postmodern... 

In uno dei tuoi post proponi di leggere il Libro di Roberto Saviano come un testo di urbanistica perché, senza retorica, ci parla della città più viva e forse attenta alle esigenze del territorio, quella ‘illegale’. 

Consiglio Saviano perché analizza il territorio meglio dei testi di urbanistica sfornati sul territorio negli ultimi anni. Ma non ho nessuna tipo di attrazione o deferenza o stima verso la città illegale che mi fa orrore e che vorrei combattere, ma per combatterla bisogna conoscerla davvero. 

Perché Byte di cemento? 

Byte di cemento mette assieme concetti opposti (leggerezza/pesantezza, velocità/immobilità, presente/passato) che segnano il momento di passaggio attuale. Gli architetti di cemento stanno diventando architetti di byte, costruiscono sempre meno ma fanno tanti rendering. 

A che cosa serve un blog per un architetto? 

Un blog non serve a nulla, perciò è di fondamentale importanza.

16 marzo 2009 (ultima modifica 9 febbraio 2012) 
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Note:
1 Nicholas Carr, Chi ha ucciso la Blogosfera, Internazionale, n. 782, 13 febbraio 2009, pp. 40-41. [Link]
2 Crollo di San Giuliano, in appello condannati cinque imputati, Corriere della Sera, 26 febbraio 2009. [Link]
3 AA. VV. 'Osservatorio congiunturale sull'industria delle costruzioni maggio 2008', L'industria dei laterizi. Luglio-agosto 2008, pp. 227-240. [Link]
4 Roberto Saviano, Gomorra, Mondadori, 2006, p. 266.
5 Roberto Saviano, op. cit., p. 103.
6 Roberto Saviano, op. cit., pp.124-125.
7 Roberto Saviano, op. cit., p. 227.
8 Roberto Saviano, op. cit., p. 227.
9 Roberto Saviano, op. cit., pp. 267-269.
10 Roberto Saviano, op. cit., p. 303.