Facebook Header

6 luglio 2009

0002 [OLTRE IL SENSO DEL LUOGO] Conferenze e talks of architettura by Antonino Saggio

Salvatore D’Agostino:
  • Qual è l’architetto noto che apprezzi e perché?
  • Qual è l’architetto non noto che apprezzi e perché?
Qui l’articolo introduttivo


Conferenze e talks of Architettura by Antonino Saggio di Antonino Saggio:

Prima domanda.
Ecco la risposta:

Chi si occupa di studio è del tutto disinteressato a questa domanda. Domanda intendiamoci bene giustissima per un architetto operante. Anzi per un architetto operante le due domande sono cruciali e necessarie e uno se le dovrebbe chiedere la mattina (ogni mattina) e ogni sera. Per essere preciso la domanda dovrebbe anche includere "chi odio (architettonicamente parlando)?"
Come le dicevo per me che opero come docente studioso la domanda è irrilevante anzi errata. Come dire ad un chirurgo se vuol bene o meno ad un paziente. Io anche apro la mente di un architetto per renderla intellegibile.
A me interessa che sia importante e stoicamente cruciale, che a me piaccia, non importa quasi nulla.


Seconda domanda.
Ecco la risposta:

Nel caso specifico ho lavorato abbastanza, e quasi integralmente in forma pubblica, perché un lettore minimamente interessato al mio pensiero se lo vada a cercare da sé. Sia nel riesame dei grandissimi (Kahn o Terragni ad es.) oppure nei casi di architetti ignoti in Italia come Louis Sauer o Pierre Zoelly.

Questo è per lei:
In ogni caso a ben pensare, non sono certissimo che porre questo genere di domande, serva a molto eccetto che a quello della auto promozione. Ricordo che in una rivista dedicata al surf architettonico ve ne era una sequela.

Ma lasciamo stare. Lei per fortuna è giovane e avrà modo di approfondire.
Cordialmente,
Antonino Saggio

Intersezioni --->OLTRE IL SENSO DEL LUOGO

Come usare WA
---------------------------------------------------Cos'è WA

__________________________________________


Leggi:
incipit

11 commenti:

  1. ---> Antonino Saggio,
    parto dalla fine.
    Ho nutrito anch’io molti dubbi su questo tipo d'inchiesta ed ero molto incerto se avviarla o meno. Ne ho parlato prima anche con alcuni blogger. In seguito mi sono deciso a farla per approfondire la mia indagine sul mondo dei blog di architettura.
    Queste domande volutamente semplici - anche un po’ banali – dovrebbero rispondere a una mia curiosità: qual è l’influenza degli architetti notevoli e quella meno mediatica (forse locale), nella cultura dei blogger/architetti
    Una curiosità estiva che meteorologicamente si offre al surf.

    Come ho spiegato nell’articolo introduttivo vi è una strana dialettica critica nell’architettura italiana che vede contrapposto l’archistar con il nulla.
    Questo nulla qualche ottimista la chiama la maggioranza silenziosa. Io non ci credo.
    L’architettura dovrebbe abitare altrove non solo nei luoghi del fashion da happy hours.
    L’Italia è stata seppellita da una coltre di cemento, a opera della maggioranza dei furbetti che nel silenzio mafioso ha agito quasi indisturbato.
    Il critico di architettura non si è mai curato, se non in modo scandalistico, di parlare del male principale della nostra architettura, forse perché non gli dà mangiare, a chi può interessare un articolo sull’estetica della casa del camorrista Walter Schiavone ( http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2009/03/0023-mondoblog-byte-di-cemento.html ) o sull’influenza sul territorio degli annunci velati di condoni o condoni mascherati (piano casa) sul patrimonio edilizio italiano?

    Io non credo che la critica sia morta, ma sicuramente occorre cercarla altrove, dato che i critici di architettura sono diventati dei semplici giornalisti assoggettati alle logiche editoriali.
    Ecco l’altrove a cui mi riferisco: Walter Siti, Paolo Rumiz, Franco Armino, Cristian de Majo e Fabio Viola, Sandro Onofri, Roberto Saviano, Angelo Ferracuti, Federico Zanfi e via dicendo.
    Lei mi dirà che questi autori non c’entrano niente con i processi ‘creativi’ dell’architettura, ha ragione, ma incidere sulla mentalità edilizia italiana è fondamentale per creare le basi di un’architettura diffusa e non solo elitaria.
    Occorre difendere l’archipop intelligente per tutelare il nostro territorio da quello che il poeta Andrea Zanzotto ha descritto: «L’Italia è passata dai campi di sterminio allo sterminio dei campi.» ( http://wilfingarchitettura.blogspot.com/2008/06/0017-speculazione-andrea-zanzotto-non.html )

    Alla sua prima domanda.
    Rispondo:
    non ho dubbi, io odio gli architetti del gruppo archistar ‘i furbetti del mattone’.

    Alla seconda domanda.
    Rispondo:
    ha ragione non conoscevo Louis Saurer e Pierre Zoelly, una ragione a favore di quest’indagine che può servire ad amplificare le nostre conoscenze e inciampare su nuovi percorsi.

    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    RispondiElimina
  2. Devo ammettere che sono stato molto stupito nel rilevare come Saggio ponga giustamente la questione dell' "odio" (spoiler: poichè effettivamente nella mia risposta ho inserito chi odio e non chi amo).
    Probabilmente la migliore architettura nasce come antitesi e rivoluzione a qualcosa di già dato e consolidato, in un continuo rinnovamento.

    Matteo

    P.S. Mamma mia come ti ha cazziato! "Ubi maior minor cessat"

    RispondiElimina
  3. ---> Matteo,
    non è un caso che sia la prima risposta a essere pubblicata.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    P.S.: Non ho mai avuto dubbi sui miei limiti, tento sempre a circondarmi di persone intelligenti per il essere il più stupido. :-)

    RispondiElimina
  4. Seriamente: non sono mai stato uno che tesse elogi a destra e a manca, ma vorrei difendere Salvatore dall'accusa di farsi pubblicità.
    Lo dimostrano i numerosi articoli pubblicati che niente hanno a che fare con l'esaltazione della propria persona.

    Matteo

    P.S. Forse quando lo cloneranno renderanno il prof. Saggio più clemente! :)

    RispondiElimina
  5. ---> Mail,
    copio e incollo una mail del prof Antonino Saggio.
    06 Luglio 2009 22.44

    Grazie ho letto con interesse. Dica al suo lettore che io non la sgridavo affatto ma esprimevo in maniera succinta un punto di vista.

    cordiali saluti e buon lavoro

    Saggio

    RispondiElimina
  6. buon inizio, con saggio e buon proseguo con polano, seguo con estrema attenzione... ogni puntata... e attendo anche qualche risposta diretta!!
    marco+

    RispondiElimina
  7. Marco+,
    considerando che siamo in estate e gli architetti giustamente latitano dal Web, sarei interessato anche alle opinioni dei vari blogger a proposito delle risposte dei vari architetti/blogger.
    «[…]attendo anche qualche risposta diretta!!» Sia Antonio Saggio (tramite mail) che Sergio Polano hanno risposto.
    Buona lettura.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    RispondiElimina
  8. Le risposte di Antonino Saggio, come i suoi testi, si potrebbero riconoscere ad occhi chiusi…
    Vorrei chiedere alcune precisazioni:
    - non capisco la metafora del chirurgo. Quale miglior professione può venire in mente che quella del chirurgo per coniugare ricerca e pratica professionale? Quindi cosa c’entra con la sua attività di studioso e del voler bene o no al paziente?!? Ipotizzando per assurdo che la metafora col chirurgo regga bisognerebbe citare piuttosto il voler bene ai suoi colleghi, non ai pazienti. Mica le hanno chiesto, caro professore, qual è il suo committente preferito. Legga bene le domande prima di fare la solita polemica saccente e priva di contenuto;
    - non le hanno mica chiesto quanto sia importante il suo architetto preferito nel suo lavoro. Bastava rispondere con un nome, o più nomi, anche se nella sua lettura dei cervelli dei grandi architetti questo non sarebbe contato poi molto;
    Questo invece è per SD:
    - perché hai separato la risposta in due? Mi sembra ad istinto che non vi sia separazione tra le due e che anzi si leggano meglio insieme. Difatti la seconda risposta in realtà completa la risposta anche della prima.
    - anch’io vorrei chiedere il motivo di queste domande. Mi sfugge ancora il motivo.
    Saluti,
    Alberto

    RispondiElimina
  9. Alberto,
    non voglio fare il ‘saggio’ difensore, ma non credo che gli argomenti del professore siano privi di contenuti. I suoi scritti forse non sono convenzionali, ma non inutili, se ne può sempre discutere o abbiamo idee definitive da tutelare a tutti i costi?

    Mi chiedi: «Qual è il motivo di queste domande?»
    Un’inchiesta nasce perché si vuole approfondire un argomento di cui si sconosce la realtà o non ci sono dati sufficienti per l’analisi.
    Se leggi l’incipit, troverai parzialmente la risposta.
    Vorrei uscire dal riduzionismo critico italiano dell’archistar/archipop.
    Alla fine di questo lungo dialogo blogger/architetti spero di avere le idee più chiare.

    Ti cito un articolo letto ieri sul domenicale del Sole 24 ore, di un’inchiesta simile alla mia, almeno nei contenuti di partenza: «Una storia molto nota. In fuga dalla Germania nazista, Albert Einstein si trova a chiedere il visto per entrare negli Stati Uniti; deve specificare a che razza appartiene e risponde «umana». Non so se sia una storia vera, ma quest'anno mi sono iscritto alla Società americana di genetica umana e mi hanno fatto la stessa domanda. Insomma, neanche gli scienziati riescono a togliersi di testa le razze. Non passano di moda, anche se studi, appunto scientifici, dimostrano che nell'uomo non ha senso cercarle: non perché siamo tutti uguali (non lo siamo), ma perché siamo così diversi che tracciare confini fra quelli fatti così e quelli fatti cosà si è dimostrato un esercizio arbitrario.
    C'è poco da fare, è molto radicata l'idea che le nostre differenze stiano scritte nel profondo delle cellule; che il modo in cui parliamo, pensiamo, ci vestiamo, cuciniamo sia il frutto di un'eredità biologica e perciò rigida e immutabile. Noi italiani, poi, con la scusa che la nostra penisola è stretta e lunga, abbiamo un repertorio vastissimo di pregiudizi sui nostri concittadini, notoriamente gente rozza o che si dà delle arie, guida male o mangia porcherie.
    Darci un'occhiata intorno, aprire senza pregiudizi gli occhi sul nostro paese, è diventato indispensabile.»
    Guido Barbujani, Ma che razza di italiani!, Sole 24 Ore, 11 luglio 2009.
    Link: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tempo%20libero%20e%20Cultura/2009/07/razza-italiani.shtml?uuid=6bac2cfc-6d7b-11de-98f8-82a1b562fb1d&DocRulesView=Libero&fromSearch

    Forse «Ma che razza di architetti siamo?», sarebbe stata la domanda più giusta.
    L’inchiesta serve per guardarci intorno, almeno spero.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    RispondiElimina
  10. Se leggi bene vedrai che io non uso le metafore in linguaggio fighetto 'digital'. Se quindi dico "polemica priva di contenuto" mi riferisco principalmente a questa, e non ai suoi testi, sebbene mi sia scappato di aggiungere la "solita" (che non è sempre però sbagliato).
    Per le idee definitive da tutelare ad ogni costo si tratta di una semplice provocazione. Avessi idee da tutelare ad ogni costo non farei un corso di dottorato col fine di imparare qualcosa e continuare a modifcare il mio punto di vista.

    RispondiElimina
  11. Alberto,
    mi piace il termine ‘fighetto digital’, hai ragione occorre tener d’occhi o la deriva degli abili giocatori di ambienti 3D.
    Perché nel banalizzare un timido tentativo di ricerca (in Italia), in tal senso, sarebbe un male assoluto.
    Occorre capire le dinamiche dall’interno e produrre una letteratura che ancora non c’è, ne parlavano nel nostro colloquio su Wilfing Architettura: «Però attualmente questo modo di fare storia trova un po’ di difficoltà col presente. Difatti si fanno molte biografie, piuttosto che storie dell’architettura.»
    Tutto sembra affidato al caso, la disattenzione dell’accademia/critica è cronica o forse perché questa cultura digital non può nascere all’interno dell’accademia/critica convenzionale.
    Saluti,
    Salvatore D’Agostino

    P.S.: la frase: «la solita polemica saccente e priva di contenuto» mi ha ingannato. Infine dal tuo lavoro (che si può osservare nel tuo sito e blog) si capisce che non sei un architetto dalle idee sacre e inviolabili, la tua ricerca dimostra rara capacità di dialogo e ascolto.

    RispondiElimina

Due note per i commenti (direi due limiti di blogspot):

1) Il commento non deve superare 4096 caratteri comprensivi di spazio. In caso contrario dividi in più parti il commento. Wilfing architettura non si pone nessun limite.

2) I link non sono tradotti come riferimento esterno ma per blogspot equivalgono a delle semplici parole quindi utilizza il codice HTML qui un esempio.